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I CONFINI DELLA GERMANIA

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LATINO - DECLINAZIONE - VERBO ESSERE -SUM
11 OTTOBRE 2000
Le oche salvano Roma - Ab Urbe condita, V, 47
Expedite. Versione N^11 Pag.239.
Miles gloriosus
Un leone riconoscente
PRIMI CONTATTI DI CESARE CON I BRITANNI

I CONFINI DELLA GERMANIA

1.      Germania omnis a Gallis Raetisque et Pannonis Rheno et Danuvio fluminibus, a Sarmatis Dacisque mutuo metu montibus separatur: cetera Oceanus ambit, latos sinus et insularum immensa spatia complectens, nuper cognitis quibusdam gentibus ac regibus, quos bellum aperuit.

Nel suo complesso la Germania è divisa dai Galli e dai Rezi e dai Pannoni e dai  fiumi Reno e Danubio, dai Sermati e dai Daci dalla paura reciproca o dai monti: l'oceano circonda le altre parti e abbraccia estese insenature e isole di grandi dimensioni essendo state conosciute  da poco certe popolazioni e certi re, che la guerra ci ha fatto conoscere.

2.      Rhenus, Raeticarum alpium inaccesso ac precipiti vertice ortus, modico flexu in occidentem versus septentrionali Oceano miscetur. Danuvius molli et clementer edito montis abnobae iugo effusus pluris populos adit, donec in Ponticum mare sex meatibus erumpat: septimum os paludibus hauritur.



Il Reno nato da una cima inaccess 434e45e ibile e scoscesa delle Alpi Retiche dopo aver voltato verso ovest con una lieve curva, si mescola al Mar del Nord. Il Danubio sgorgato da una cima dolce e leggermente elevata del Monte Abnoba tocca il territorio di molti popoli, finchè si getta con violenza nel Mar Nero con sei bracci: la settima bocca è inghiottita dalle paludi.

ORIGINE E ASPETTO FISICO DEI GERMANI

Ipse eorum opinionibus accedo, qui Germaniae populos nullis aliis aliarum nationum conubiis infectos propriam et sinceram et tantum sui similem gentem exstitisse arbitrantur. Unde habitus quoque corporum, tamquam in tanto hominum numero, idem omnibus: truce set cerulei oculi, rutilae comae, magna corpora et tantum ad impetum valida: laboris atque operum non eadem patientia, minimeque sitim aestumque tolerare, frigora atque inediam caelo solove adsueverunt.

Io stesso mi accosto alle opinioni di coloro, che ritengono che i popoli della Germania non toccati da nessun altra relazione con altre popolazioni siano rimasti una popolazione peculiare a autentica e simile soltanto a sé, da ciò deriva che anche l'aspetto dei loro corpi, benché il numero tanto grande di uomini, è lo stesso per tutti: occhi truci e azzurri, capelli rossi, corpi di grandi dimensioni e adatti soltanto al combattimento: la sopportazione della fatica e dei lavori non è la stessa, e si sono abituati a tollerare minimamente la sete e il caldo, invece il freddo e la fame a causa del clima del territorio.

RISORSE DEL SUOLO E DEL SOTTOSUOLO

  1. Terra etsi alquanto spesie differt, in universum tamen aut silvis horrida aut paludibus foeda, umidior qua Gallias, ventosior qua Noricum ac Pannoniam adspicit; satis ferax, frugiferarum arborum impatiens, pecorum fecunda, sed plerumque improcera. Ne armentis quidam suus honoraut gloria frontis: numero gaudent, eaeque solae et gratissimae opes sunt.

Il territorio anche se si differenzia abbastanza nell'aspetto generalmente però è o irta di foreste o malsana di paludi, più umida dove guarda verso le Gallie, più ventosa dove guarda verso il Norico e la Pannonia; fertile per i raccolti/abbastanza fertile, inadatta agli alberi da frutto, ricca di bestiame, ma per lo più di piccola taglia. Nemmeno le mandrie hanno la loro bellezza e grandi corna: approfittano del numero, e queste sono le sole e grandi ricchezze.

  1. Argentum et aurum propitiine an irati di negaverint dubito. Nec tamen adfirmaverint nullam Germaniae venam argentum aurumve gignere: quis enim scrutatus est? Possessione et usu haud perinde adficiuntur.

Non so se gli dei propizi o irati abbiano negato l'argento e l'oro e tuttavia non potrei affermare che nessuna vena della Germania dia oro o argento; chi infatti ha indagato? Per niente sono ossessionati allo stesso modo (di noi) dalla proprietà e dall'uso.

  1. Est videre apud illos argentea vasa, legati set principibus eorum muneri data, non in alia vililitate quam quae humo fingutur; quamquam proximi ob usum commerciorum aurum et argentum in pretio habent formasque quasdam nostrae pecuniae adgnoscunt atque eligunt. Interiores simplicius et antiquius permutatione mercium utuntur. Pecuniam probant veterem et diu notam, serratos bigatosque. Argentum quoque magis quam aurum sequuntur, nulla adfectione animi, sed quia numerus argenteorum facilior usui est promiscua ac villa mercantibus.

È possibile vedere presso di loro vasi d'argento, dati in dono ai loro ambasciatori  e ai capi, tenuti nella stessa scarsa considerazione  che sono fatti di terra; tuttavia i più vicini per il fatto che commerciano danno un valore all'oro e all'argento e conoscono e preferiscono qualche forma della nostra moneta. Quelli che vivono nella parte più interna più semplicemente e secondo un'usanza più antica si servono del baratto. Apprezzano il denaro vecchio e noto da molto tempo, serrati e bigatti. Ricercano l'argento anche più che l'oro, per nessuna preferenza particolare, ma poiché il gran numero di quelle d'argento è di uso più facile per coloro che commerciano cose di uso comune.

I COAMNDANTI E IL COMPORTAMENTO IN BATTAGLIA

  1. Reges ex nobilitate, duces ex virtute sumunt. Nec regibus infinita aut libera potestas, et duces exemplo potuis quam imperio, si prompti, si cospicui, si ante aciem agant, admiratione praesunt. Ceterm neque animadvertere neque vincire, ne verberare quidam nisi sacerdotibus permissum, non quasi in poenam nec ducis iussu, sed velut deo imperante, quem adesse bellantibus credunt.

Scelgono i re per la loro nobiltà, i comandanti per il loro valore. I re non hanno un potere assoluto, e i comandanti comandano con l'esempio piuttosto che con gli ordini, e con l'ammirazione, se sono pronti, se ragguardevoli, se combattono davanti alla schiera. Del resto non è permesso, se non ai sacerdoti, , né punire, né mettere in prigione, né frustare, non come per una pena e per un ordine di un comandante, ma per un ordine di dio, che credono sia vicino a coloro che combattono.



  1. Effigiesque et signa quaedam detracta lucis in proelium ferunt; quodque praecipiuum fortitudinis incitamentum est, non casus, nec fortuita conglobatio turmam aut cuneum facit, sed familiae et propinquitates; et in proximo pignora, unde feminarum ululatus adiri, unde vagitus infantium. Hi cuique sanctissimi testes, hi maximi laudatores. Ad matres, ad coniuges vulnera ferunt; nec illae numerare aut exigere plagas pavent, cibosque et portamina pugnantibus gestant.

Portano in combattimento immagini  e certi simboli, sottratti dai boschi sacri; e, cosa che è uno straordinaio incitamento alla forza, non il caso, o un'unione casuale fa la schiera, ma le famiglie e le parentele; e nelle vicinanze (ci sono) gli affetti più cari; da dove si può sentire il pianto delle donne, da dove il vagito dei bambini. Questi sono dei testimoni degni dei più sacri onori per ciascuno questi sono i maggiori elogiatori. Portano alle madri, alle mogli le ferite; e quelle non hanno paura di contarle o di esaminarle, e portano cibi e incoraggiamenti a coloro che combattono.

LA CERIMONIA DELLE ARMI E IL SEGUITO DEI CAPI

  1. Nihil autem neque publicae privatae rei nisi armati agunt. Sed arma sumere non ante cuiquam moris, quam civitas suffecturum probaverint. Tum in ipsp concilio vel principium aliquis vel pater vel propinqui scuto frameaque iuvenem ornant: haec apud illos toga, hic primis iuventae honos; ante hoc domus pars videntur, mox rei publicae.

Inoltre non fanno niente di questione pubblica o privata, se non armati. Ma non è permesso a nessuno prendere le armi prima che l'assemblea dei cittadini lo abbia dichiarato abile. Allora in questa stessa assemblea o uno dei capi  o il padre o i parenti ornano il giovane con lo scudo e con la lancia: questa presso di loro è la toga, questo è il primo onore della gioventù; prima di questo sono considerati parte della casa, dopo dello stato.

  1. Insignis nobilitas aut magna patrum merita principis dignationem etiam adulescentulis adsignant: ceteri reobustioribus ac iam pridem probatis adgregantur, nec rubor inter comites adspici. Gradus quin etiam ipse comitatus habet, iudicio eius quem sectantur; magnaque et comitum aemulatio, quibus primus apud principem suum locus et principum, cui plurimi et acerrimi comites.

Una grande nobilità o grandi meriti dei padri assegnano la dignità di capo anche a dei ragazzi molto giovani: gli altri vengono aggregati a quelli più forti di loro e già da tempo arruolati, e non è motivo di vergogna esser visti in mezzo ad una scorta. E anzi la stessa scorta ha una sua gerarchia, a giudizio di colui che scortano; e grande la competizione, e dei compagni, per coloro che avranno il primo postovicino al loro comandante, e dai capi, per chi abbia un numero meaagiore di compagni e più forti.

  1. Haes dignitas, hae vires, magno semper et electorum iuvenum globo circumdari, in pace decus, in bello praesidium. Nec solum in sua gente cuique, sed apud finitimas quoque civitates id nomen, ea gloria est, si numero ac virtute comitatus emineat; expetuntur enim legationibus et muneribus ornantur et ipsa plerumque fama bella profligant.

Questa la dignità, queste le forze, essere circondati sempre da una grande cerchia di giovani scelti, onore in pace, un aiuti in guerra. Per ciascuno non solo presso il suo popolo, ma anche presso le popolazioni confinanti, questo ha il nome di gloria, se la schiera emerga per numero e per valore; infatti sono richiesti per ambascerie e sono premiati con doni e per lo più con la loro stessa fama decidono l'esito delle guerre.




I CAPI E IL SEGUITO IN GUERRA

  1. Cum ventum in aciem, turpe principi virtute vinci, turpe comitatui virtutem principis non adacquare. Iam vero infame in omnem vitam ac probrosum superstitem principi suo ex acie recessisse. Illum difendere, tueri, sua quoque fortia facta gloriae eius adsignare praecipuum sacramentum est. Principes pro victoria pugnant, comites pro principe.

Tutte le volte che si va in battaglia, è considerato vergognoso per il principe vinto in virtù, è turpe per la scorta non eguagliare il valore del capo. E anzi è infame per tutta la vita e vergognoso uscire dal combattimento superstite rispetto al proprio capo. Difenderlo, proteggerlo, assegnare anche le proprie grandi imprese alla sua gloria è l'impegno principale. I capi combattono per la vittoria, i compagni per il principe.

  1. Si civitas, in qua orti sunt, longa pace et otio torpeat, plerique nobilium adulescentium petunt ultro eas nationes, quae tum bellum aliquod gerunt, quia et ingrata genti quies et facilius inter ancipitia clarescunt magnumque comitatum non nisi vi belloque turare; exigunt enim principis sui liberalitate illum bellatorem, illam cruentam victricemque frameant. Nam epulae et quamquam incompti, largi tamen apparatus pro stipendio cedunt.

Se la città, nella quale sono nati, giace in un lungo periodo di pace e nell'ozio, la maggior parte dei giovani nobili vanno di loro spontanea volontà da questi popoli che stanno combattendo in quel momento qualche guerra, poiché sia la pace non piace non piace a questa gente e più facilmente acquistando fama tra i pericoli e non si potrebbe conservare una grande schiera se non con la forza e con la guerra; infatti esigono dalla generosità del loro principe quel cavallo combattivo, quella squadra sanguinaria e vincitrice. Infatti cibi e banchetti per quanto semplici tuttavia abbondanti valgono al posto dello stipendio.

  1. Materia munificentiae per bella et raptus. Nec arare terram aut exspectare annum tam facile persuaseris quam vocare hostem et vulnera mereri. Pigrum quin immo et iners videtur sudore adquirere quod possis sanguine parare.

Le materie per questa generosità si trovano attraverso le guerre e le razzie. Non li potresti persuadere tanto facilmente né ad arare la terra, o ad aspettare il raccolto, quanto sfidare il nemico e guadagnarsi le ferite. E anzi sembra pigro e inerte conquistare con il sudore ciò che potresti procurare con  il sangue.

IL MASSACRO DEI BRUTTERI

  1. Iuxta Tencteros Bructeri olim occurrebant: nunc Chamavos et Angivarios immigrasse narratur, pulsis Bructeri ac penitus excisis vicinarum consensu nationum, seu superbiae odio seu praedae dulcedine seu favore quodam erga nos deorum; nam ne spectaculo quidam proelii invidere. Super sexaginta milia non armis telisque Romanis, sed, quod magnificentius est, oblectationi oculisque ceciderunt.

Un tempo vicino ai Tenteri stavano i Brutteri: ora si dice siano immigrati i Comavi e gli Angrivari, dopo aver scacciato i Brutteri e averli sterminati completamente con il consenso delle popolazioni vicine o per odio della loro superbia sia per l'amore di far bottino sia per qualche favore degli dei verso di noi, infatti non ci hanno privato nemmeno dello spettacolo del combattimento. Più di 60.000 non per le armi, né per le lance dei Romani, ma, cosa che è ancora più straordinaria, morirono per il piacere dei nostri occhi.

  1. Maneat, quaeso, duretque gentibus, si non amor nostri, at certe odium sui, quando urgentibus imperii fatis nihil iam prestare fortuna maius potest quam hostium discordiam.

Rimanga, prego, e direi tra i popoli se non l'amore di noi, almeno l'odio tra di loro, dal momento che incalzando i destini dell'impero, niente ormai la fortuna può offrire di più che la rivalità dei nemici.







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