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Historiae Romanae - Liber Posterior - 33

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Historiae Romanae - Liber Posterior - 33

Velleio

Quando la guerra contro i pirati stava per finire, L. Lucullo, il quale sette anni prima, appena uscito dalla carica di console, si era opposto a Mitridate in Asia e lì aveva compiuto 929j94j molte imprese memorabili: aveva spesso sconfitto Mitridate su più campi; aveva liberato Cizico con una meravigliosa vittoria, dopodiché aveva battuto Tigrane, il più grande dei re, nella sua stessa Armenia. Ciò nonostante, non volle imporre a quella guerra il colpo di grazia, che pure avrebbe potuto incutere, e d'altronde, poiché egli, lodevole in tutto e in guerra pressoché mai battuto, fu poi respinto dal desiderio di ricchezza, fintantoché gestiva la guerra; allora il tribuno della plebe Manilio, uomo sempre corruttibile e ministro di un potere non suo, propose una legge per cui la guerra contro Mitridate dovesse essere affidata a Gneo Pompeo. [2]Essa fu accolta, e ci fu polemica tra i due comandanti, con grande sfoggio di improperi, perché Pompeo recriminava a Lucullo la sua ricchezza, mentre Lucullo recriminava a Pompeo l'infinita bramosia di potere e nessuno di loro due mentiva nell' infierire sull'altro. [3] Infatti Pompeo, da quando entrò nelle cariche pubbliche, non sopportò nessuno che fosse pari a lui, e dove pure accadeva che fosse il primo, pure lì aspirava a rimanere il solo - di fronte a quell'uomo non v'era nessuno che desiderasse meno altre cose, ma che desiderasse di più la gloria, che fosse smodato nella ricerca di cariche, che fosse più riservato nel gestirle, tanto che, così come vi accedeva a suo piacimento, così poi le portava a termine a cuor leggero e, benché otteneva a suo arbitrio qualsiasi cosa desiderasse, la deponeva se glielo chiedevano. [4] Lucullo, per parte sua, anch'egli uomo il più illustre, fu il primo a diffondere il lusso diffuso nell'architettura, nei banchetti e negli apparati, tanto che (e non scherzava affatto!) Pompeo Magno era solito chiamarlo "il Serse togato" perché metteva le dighe al mare e poi, scavati terrapieni, trasduceva il mare sulla terra.







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