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Storie Libro XV - Il colloquio tra Annibale e Scipione prima della battaglia di Zama

greco


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Storie
Libro XV

6 - Il colloquio tra Annibale e Scipione prima della battaglia di Zama

Kata de thn ejhw hmeran prohlyon apo thw idiaw parembolhw amfoteroi met' oligvn ippevn, kapeita xvrisyentew apo toutvn autoi sunhlyon eiw to meson exontew ermhnea mey' autvn. Dejivsamenow de prvtow Annibaw hrjato legein vw ebouleto m 919j95j en an mhte Rvmaiouw epiyumhsai mhdepote mhdenow tvn ektow Italiaw mhte Karxhdoniouw tvn ektow Libuhw: amfoteroiw gar einai tautaw kai kallistaw dunasteiaw kai sullhbdhn vw an ei perivrismenaw upo thw fusevw. "Epei de prvton men uper tvn kata Sikelian amfisbhthsantew ejepolemvsamen allhlouw, meta de tauta palin uper tvn kat' Ibhrian, to de telow upo thw tuxhw oupv nouyetoumenoi mexri toutou probebhkamen vste kai peri tou thw patridow edafouw ouw men kekinduneukenai, touw d' akmhn eti kai nun kinduneuein, loipon estin, ei pvw dunameya di' autvn paraithsamenoi touw yeouw dialusasyai thn enestvsan filotimian. Egv men oun etoimow eimi tv+ peiran eilhfenai di' autvn tvn pragmatvn vw <eu>metayetow estin h tuxh kai para mikron eiw ekatera poiei megalaw ropaw, kayaper ei nhpioiw paisi xrvmenh.

Nel giorno seguente uscirono dal loro accampamento entrambi con pochi cavalieri, e quindi separandosi da questi vennero a colloquio da soli a mezza strada con un interprete tra loro. Dopo aver salutato per primo Annibale cominci˛ a dire che avrebbe voluto che i Romani non avessero mai aspirato a nessun territorio fuori d'Italia nÚ i Cartaginesi a quelli fuori della Libia: entrambi infatti avevano quei loro splendidi domini e, per dirlo con una parola, come se fossero stati in tutto determinati dalla natura. DopochÚ dapprima contendendo per le terre della Sicilia entrammo in guerra tra noi, dopo ci˛ di nuovo per il dominio della Spagna, infine non ancora ammoniti dalla sorte siamo giunti fino al punto in cui anche voi in passato correste pericolo per il suolo della patria, noi ancora attualmente lo corriamo per la nostra (patria), rimane (per la nostra salvezza) di vedere se in qualche modo possiamo per opera nostra, riuscendo con le nostre preghiere a placare l'ira degli dei, porre termine alla nostra presente contesa. Io dunque sono pronto perchÚ ho imparato per aver fatto esperienza attraverso queste vicende che la sorte Ŕ incostante e per un fattore di scarsa importanza produce sull'una e l'altra parte effetti di grande importanza, trattandoci come se fossimo bambini.







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