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Parlando degli atteggiamenti estetici della grecità ellenistica non si può non fare cenno

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Parlando degli atteggiamenti estetici della grecità ellenistica non si può non fare cenno all'Anonimo del Sublime ,perché indubbiamente la parola estetico,bello e raffinato richiama "sublime": ma in realtà bisognerebbe dapprima fare una breve distinzione tra ciò che è sublime e ciò che è bello, o per meglio dire tra i due concetti: formalmente la distinzione tra bello e sublime viene esplicitata d 111j98b al filosofo e uomo politico irlandese, che poi ha vissuto in Inghilterra, Edmund Burke, che scrive nel 1757 la Inquiry, l'Inchiesta sul bello e sul sublime. La distinzione è molto netta e diverrà classica: il bello è legato intanto al piacere, poi al sesso femminile, poi al sesso in generale, al piacere sessuale, e poi alla socialità. Quindi bello è ciò che ha grazia, che non turba, che attrae e che, soprattutto, mette gli uomini in rapporto fra di loro. Invece il sublime è legato alla paura, soprattutto alla morte, perché è ciò che minaccia la mia "self-preservation" - dice Burke - è legato alla mia "autoconservazione", è legato poi al sesso maschile, alla virilità ed in particolare all'assenza, alla privazione; quindi privazione di luce, il buio, privazione di forma, il deforme o l'informe, privazione di sentimento, e quindi noia o, ad esempio, distruzione fisica totale.

Il caso ha voluto che di uno degli scritti più rilevanti della critica antica non ci sia pervenuto l'autore : attribuito a Dionisio o Longino, il trattato del Sublime è stato assegnato ora a Ermagora ora a Teone. L'autore deve essere vissuto a Roma , come si deduce dalla dedica a Postumio Terenziano. Il trattato,che ci è conservato per circa due terzi e si propone di indicare le strade che conducono all'altezza di stile, è databile alla prima metà del I sec. per la polemica nei confronti dello scritto di Cecilio di Calatte dedicato allo stesso argomento e per il riferimento alla crisi dell'eloquenza,caratteristico di questo periodo. Per quanto riguarda il problema dell'autore, ragioni di cronologia escludono  Ermagora ed Elio Dionisio d'Alicarnasso; d'altro canto, l'impostazione del trattato,che privilegia la genialità rispetto alla tecnica , non consente di attribuirlo né a Dionigi d'Alicarnasso né a Cassio Longino. Il sublime è definito come "l'altezza e l'eccellenza del discorso", che non mira alla persuasione degli ascoltatori,ma a dare al discorso una forza irresistibile; esso viene percepito immediatamente, a differenza della dispositio e dell'inventio, che richiedono l'esame dell'intero testo. Le 5 fonti del sublime sono : l'altezza del pensiero, il patos violento ed entusiastico, l'impiego delle figure, l'espressione nobile ed infine la compositio. Mentre le prime due fonti sono in gran parte frutto di doti innate, le altre tre si conquistano attraverso l'arte. Il sublime si presenta quindi come una combinazione di genio innato e studio dei precetti tecnici.

Per quanto riguarda le fonti"tecniche" del sublime, l'autore si sofferma lungamente sulle figure e sul loro rapporto col sublime ed il patetico. Il sublime esige appropriata scelta delle parole ,non diversamente dalle figure, che vengono trascinate dalla corrente della passione. Il capitolo44 è dedicato alle cause della decadenza dell'oratoria : alla tesi corrente che riconduce la decadenza alla fine della libertà politica,l'anonimo  afferma che va ricercata nella decadenza morale,non nella pace ecumenica prodotta dall'impero.  L'anonimo espone le sue riflessioni con una notevole libertà di pensiero e di terminologia: da numerosi indizi si può ricavare che egli era vicino alle posizioni della scuola stoica .







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