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Mida

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Mida

Re di Frigia. Mida è il protagonista di numerose storie popolari a sfondo moraleggiante. Sileno*, il vecchio compagno di Dioniso*, ubriaco come al solito, si era perduto e poi si era addormentato. Fu allora catturato da alcuni contadini frigi 414e48e , e, legato per burla con ghirlande di rose, fu condotto davanti al re. Costui lo riconobbe, poiché era stato iniziato ai misteri del dio: lo fece festeggiare per dieci giorni, poi lo ricondusse con tutti gli onori da Dioniso, il quale, per ricompensarlo, promise di esaudire il desiderio che egli avesse espresso.

Mida, imprudente, chiese che si trasformasse in oro tutto ciò che il suo corpo avesse toccato. All'inizio fu ben felice di sperimentare il suo meraviglioso dono su pietre e rami, ma presto si rese conto che diventava oro anche tutto ciò che si portava alla bocca, e che era condannato a morire di fame e di sete. Dioniso accettò di annullare il dono fatale, e mandò Mida a purificarsi alla fonte del fiume Pattolo*, che da quel giorno luccica di pagliuzze d'oro.

La sua ottusità gli attirò un'altra disgrazia. In una controversia tra Pan* e Apollo*, il primo aveva osato dichiarare che la musica del suo flauto pastorale (la syrinx) era superiore a quella che Apollo faceva scaturire dalla sua lira. Mida, a dispetto della sentenza di Tmolo, il dio della montagna, che si era dichiarato a favore di Apollo, prese con sufficienza le parti del flautista. Apollo, indignato dalla sua impudenza, gli fece spuntare delle orecchie d'asino. Il re dissimulò la sua vergogna sotto una tiara. Lo schiavo incaricato di tagliargli i capelli venne naturalmente a conoscenza del segreto, e dovette giurare, pena la morte, di mantenere in proposito il più assoluto silenzio. Dopo qualche tempo, non potendone più, il poveretto andò in un luogo isolato, scavò una buca e confidò alla terra il troppo grave segreto. Dopodiché riempì la buca. Ma qualche tempo dopo, le canne che in quel luogo erano cresciute cominciarono a stormire, confidando a tutti i venti la notizia: «il re Mida ha le orecchie d'asino».

   .  Lett. Erodoto (V secolo a.C.) parla del mito nelle sue Storie (I, VIII), come Ovidio (Metamorfosi, XI) e Virgilio (Eneide, X).

   .  Icon. Nicolas Poussin, Mida, circa 1630, New York.







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