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La questione omerica

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La questione omerica

L'epica omerica è composta principalmente dall'Iliade e dall'Odissea, le due grandi opere dell'antichità. Il loro appartenere ad un passato così remoto e lontano conserva oltre ad un indubbio fascino, numerosi misteri che hanno portato alla nascita della questione omerica.

Anche se in forma poco accentuata, già nel VII sec. a.C. , un secolo dopo 929j98j la morte d'Omero, s'ipotizzò molto sulla vita di quest'aedo. Alcuni narravano che fosse nato a Smirne, isola greca, che avesse trascorso la sua vita navigando nel mediterraneo in compagnia di un mercante e che avesse conosciuto la storia d'Ulisse alla corte del re dei Tafi. Gli stessi sostenevano che successivamente,in uno dei suoi viaggi avesse fondato una scuola nell'isola d Chio, dove alternava la recitazione dell'Iliade alla composizione dell'Odissea, opera redatta in età matura.  Di storielle simili a questa ne furono composte davvero tante visto che le città che se ne contendevano i natali erano davvero numerose.

Un altro enigma che molto probabilmente rimarrà irrisolto riguarda la cecità d'omero. È vero che quest'aedo fosse cieco? Oppure la cecità gli è stata attribuita come dote in più visto che per gli antichi la cecità era un connotato sacrale?

Nel IV-III a.C. Senone ed Ellenici ,due grammatici, ripresero la questione omerica e attribuirono all'aedo la paternità di un solo poema: l'Iliade. Nel contempo, i filologi alessandrini notarono le incongruenze tra i due poemi e dubitarono dell'autenticità del testo tramandato.

Visto le notevoli difficoltà, la questione fu abbandonata per molti secoli e ripresa soltanto nel XVIII sec. d.C. , quando emersero tre figure importanti: due separatisti (l'abate d'Aubignac e Vico) ed un unionista (Herder). L'abate d'Aubignac credeva che Omero non fosse mai esistito, poiché in età omerica non era presente la scrittura, e che ciò che compone le due opere fosse l'unione di canti composti da più aedi. Giambattista Vico formulò una tesi simile a quella dell'abate:egli credeva che Omero non fosse vissuto e che l'Iliade e l'Odissea fossero il capolavoro anonimo dell'intero popolo greco. A questi due separatisti si oppose l'unionista Gottfried Herder, che credeva che Omero fosse il "poeta del popol".

Nel secolo successivo, mentre il tedesco Heyne cercò di pubblicare l'Iliade e approfondire l'origine omerica, un suo conterraneo Wolf pose veramente per la prima volta la questione omerica. Lo studio e l'approfondimento dei due poemi lo portarono a credere che l'Iliade e l'Odissea, opere scritte sotto psistrato, avessero subito delle modifiche durante la trasmissione orale.

Gli studi più recenti sono stati condotti dal tedesco Willamovitz, il quale crede che Omero sia vissuto ma che non abbia redatto ma rielaborato le opere.







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