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LA DEMOCRAZIA NELLA STORIA DI ATENE

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CAP. 1 : LA DEMOCRAZIA NELLA STORIA DI ATENE

il termine italiano democrazia deriva dalla parola greca dhmokratia, che significa potere del popolo.

La città di Atene e il suo governo

la democrazia è nata in Grecia, ma la Grecia non è nata democratica. La città di Atene nell'età più antica era stata retta da un governo monarchico. La fine della monarchia è certa solo dopo l'anno 683 quando ha inizio la lista degli arconti annuali, cioè di un collegio di nove membri che esercitavano le magistrature supreme. Accanto a essi l'areopago, costituito dagli arconti usciti di carica, svolgeva le funzioni di consiglio, corte suprema e tribunale per i reati di sangue. Esisteva inoltre un'assemblea del popolo, l'ekklesia, ma priva di rilevanza politica. Atene era ormai una repubblica aristocratica; per passare alla dem 454i83e ocrazia due elementi dovevano ancora intervenire: i legislatori e la tirannide.



ORIGINI E NASCITA DELLA DEMOCRAZIA ATTICA

legislatori e riforme

si possono indicare varie date come inizio della democrazia attica.

La fondazione tecnica del regime democratico risale alla riforma di Clistene nel 507, ma l'attuazione vera e propria della democrazia data solo a partire dalla riforma dell'areopago per opera di Efialte nel 462.

Questi punti fermi sono però preceduti da numerose tappe di avvicinamento.

All'instaurazione della democrazia però non si arrivò attraverso atti rivoluzionari, ma esclusivamente attraverso riforme, cioè attraverso misure di adeguamento delle strutture politiche a un mutato assetto della società. La società attica infatti incominciò ad aver bisogno di riforme nel momento in cui il rapido progredire dell'economia scambio venne creare un ceto medio commerciale e un ceto popolare che non potevano rimanere esclusi a lungo dal potere.

La tradizione parla di due riformatori, Dracone e Solone, che cercarono di arginare la conflittualità sociale  ponendo mano un corpus di leggi scritte. A Dracone viene attribuita la legislazione sui diritti di sangue, che intorno al 624 sottrasse la punizione dei delitti all'iniziativa familiare, rappresentando quindi il primo importante passo verso lo stato di diritto.

Le riforme di Solone

È con  Solone che si entra nel vivo della storia politica ateniese, anche perché egli è la prima figura di statista che presenta una dimensione storica reale.

Arconte nel 594, Solone si trovò al centro dei contrasti tra nobiltà terriera e contadini poveri. Intervenne con due importanti riforme:

1.        lo sgravio dei pesi: stabilì che il cittadino non poteva essere fatto schiavo per debiti

2.        l'introduzione di un regime e timocratico, cioè fondato sul censo, secondo il quale tutti i cittadini furono distribuiti in quattro gruppi in base al reddito annuale calcolato in misure di frumento, vino o olio.

Dall'appartenenza alla classe di censo dipendevano doveri e diritti:

·         i membri delle prime due classi prestavano il servizio militare in cavalleria ed erano obbligati a pubbliche prestazioni, dette liturgie. In cambio avevano accesso all'arcontato.

·         quelli della terza classe erano tenuti al servizio militare in fanteria come opliti e potevano accedere alle cariche subalterne.

·         I teti, ossia i nullatenenti, avevano accesso all'Assemblea, ma avevano solo il diritto elettorale attivo.

Queste riforme non intaccarono l'egemonia aristocratica e non segnarono l'avvento di alcun nuovo regime. Tuttavia a Solone si può riconoscere di aver contribuito a mettere in moto il processo che doveva portare alla democrazia. La sua riforma aveva un carattere sostanzialmente conservatore ma indeboliva organicamente i privilegi e lo strapotere della nobiltà. Le misure di Solone avevano lo scopo di rimettere in equilibrio la comunità cittadina per impedire la conflittualità civile; tuttavia queste innescarono una situazione di conflitto destinato a durare più di un trentennio a causa del malcontento degli aristocratici e delle rivendicazioni del popolo che chiedevano misure più radicali.

La tirannide di Pisistrato

il conflitto sociale faceva capo a tre formazioni legate alla particolare conformazione del territorio dell'attica:

1.        i pediei: erano i proprietari terrieri fautori di un regime aristocratico presoloniano.



2.        i paralii: erano i piccoli agricoltori, mercanti e pescatori, fautori del compromesso promosso da Solone

3.        i diacri: erano i contadini poveri e i minatori delle zone montuose.

Dalla lotta di queste azioni uscì vincitore il nobile Pisistrato che si era schierato a capo dei diacri.

Pisistrato prese il potere nel 561 ma per varie ragioni non lo mantenne con continuità.

In Atene infatti era maturato un grado di consapevolezza politica che rendeva difficile l'acquiescenza a un potere eccezionale; inoltre la provenienza di Pisistrato dall'area dei diacri gli contrapponeva gli altri partiti.

Pisistrato governò con moderazione per i tre periodi 561- 555, 554-538, 534-527(sua morte).

Gli si attribuisce una riforma agraria volta a favorire lo sviluppo agricolo della la piccola proprietà terriera, oltre con ruoli importanti nello sviluppo urbano e monumentale di Atene.

Degli avversari di Pisistrato sono la famiglia nobile degli Alcmeonidi dovette prendere la via dell'esilio.

L'intervento di Sparta e la fine della tirannide

Da delfi  fu promossa la spedizione di Sparta che nel 510, in appoggio degli Alcmeonidi e sfruttando l'opposizione interna di Atene, cacciò il figlio di Pisistrato, Ippia. Il fratello Ipparco era stato ucciso nel 514. Il tentativo era quello di instaurare in Atene un regime oligarchico e la cacciata del tiranno Ippia ridiede fiato al partito aristocratico che si riorganizzò sotto la guida di Isagora.

Si aprì così un terreno di scontro con i paralii, irrobustiti non solo dalla crescita del ceto commerciale ma anche dalla forza della nuova classe di piccoli proprietari promossa da Solone e Pisistrato.

I nuovi schieramenti politici e l'ascesa di Clistene

lo schieramento si semplificò in due gruppi o partiti e si radicalizzò nella contrapposizione tra il partito aristocratico di Isagora e il partito moderato, difensore della riforma di Solone.

A capo di questo schieramento si pose il nobile Alcmeonide Clistene. Per prevalere sull'avversario Clistene, eletto arconte nel 508, introdusse in Atene del governo democratico.

La costituzione di Clistene

l'obiettivo della riforma di Clistene era quello di stroncare una volta per tutte lo strapotere dell'aristocrazia.

Era necessario quindi sostituire ai raggruppamenti delle vecchie tribù gentilizie una ripartizione del popolo ateniese su base amministrative e territoriali.

Si crearono così 10 tribù alle quali si apparteneva in base alla residenza. L'Attica era composta infatti da tre zone, i cui diversi interessi già in passato avevano determinato conflitti sociali: la città, l'entroterra e la zona costiera.

Clistene suddivise ciascuna delle tre zone in 10 distretti detti trittie, ottenendo così complessivamente 30 trittie.

Con le 30 trittie costituì le 10 nuove tribù ciascuna delle quali risultava composta da una trittia della città, da una dell'entroterra e da una della costa.

Questo provvedi vento spezzava le consorterie, che non potevano più costituire blocchi gentilizi nè gruppi politici regionali con i rispettivi interessi. Ciascuna tribù rappresentava approssimativamente l'interesse di tutta la popolazione, impediva l'egemonia di un gruppo sociale a danno di altri, in particolare infrangeva le vecchie alleanze e stroncava sul nascere qualsiasi tentativo egemonico oligarchico.

Quasi un teorema

il passaggio di poteri secondo la sequenza aristocrazia-tirannide-democrazia ha l'aspetto di un teorema.

In un territorio povero di risorse agricole come l'attica infatti l'aristocrazia terriera non poteva avere la stessa forza di resistenza della nobiltà latifondista romana e quindi era più soggetta all'aggressione di ceti in crescita: commercianti, marinai, rematori.




Nel fatto che in Grecia non si fosse mai estinta la piccola proprietà si può vedere un ulteriore elemento a favore del rinnovamento istituzionale.

Inoltre l'idea della monarchia risultò sempre estranea alle città greche che mantennero l'assetto originario di comunità di cittadini anche durante il periodo delle monarchie ellenistiche. Nulla ha a che vedere con la monarchia la figura di Pisistrato che con i suoi provvedimenti favorì la crescita di Atene e con il suo senso della legalità accelerò il processo di formazione dei valori statali. Egli governò sempre in osservanza delle leggi, non si concesse privilegi e si presentò in tribunale per discolparsi quando fu accusato di omicidio.

LA DEMOCRAZIA REALIZZATA

Il governo democratico alla prova dei fatti

di fronte al radicale rinnovamento costituzionale promosso da Clistene, il suo avversario aristocratico Isagora ricorse di nuovo a Sparta, chiamando in aiuto il re Cleomene. I due però finirono assediati sull'Acropoli e si arresero.

Il regime democratico riuscì a superare una prova ben più significativa con le guerre persiane. La vittoria sui barbari e la fondazione della lega delio-attica in funzione antipersiana furono momenti fondamentali per l'affermazione della città di Atene, nella quale si delinearono due tendenze:

1.        una aristocratica: faceva capo a cimone e sosteneva la continuazione della guerra contro la Persia a fianco di Sparta

2.        una democratica: rappresentata da Temistocle che rivendicava il primato di Atene su tutta la Grecia e la rottura dell'alleanza con Sparta.

I due leader finirono entrambi ostracizzati: con l'ostracismo di cimone finiva la politica di alleanza con Sparta mentre la crescita economica di Atene apriva nuove prospettive allo sviluppo democratico.

La riforma dell'areopago e la piena affermazione della democrazia

a promuovere l'effettivo dispiegamento del governo democratico intervenne nel 462 la riforma dell'Areopago ad opera del capo del partito democratico Efialte.

L'areopago, roccaforte dell'aristocrazia, oltre alle competenze giudiziarie era andato assumendo nel tempo competenze politiche che costituivano un freno alla piena affermazione della democrazia. La riforma di Efialte gli sottrasse appunto le competenze politiche che furono trasferite all'ekklesia e alla Boulè, e ne ridusse i poteri giudiziari alla sfera dei delitti di sangue, mentre tutte le altre competenze passavano al tribunale popolare dell'Elieà.

La democrazia radicale dell'età di Pericle

ad Efialte subentrò subito Pericle con il quale il governo democratico raggiunse lo stadio più felice  e avanzato.

La democrazia di Pericle si caratterizzò sostanzialmente per alcuni aspetti tecnici, tra cui il più qualificante è la remunerazione delle cariche pubbliche. Dapprima il compenso fu attribuito ai giudici del tribunale dell'Elieà, poi esteso ai membri della Boulè e agli altri magistrati, compresi gli arconti: all'arcontato furono ammessi inoltre anche i membri delle due ultime classi soloniane.

È evidente l'immensa portata democratica di questa misura che rendeva effettiva la partecipazione di tutti i cittadini alle cariche pubbliche: anche i più poveri, grazie al compenso dello Stato, potevano svolgere la funzione pubblica, che li teneva lontani per un anno dalle loro attività. L'attribuzione a tutto il popolo dell'esercizio effettivo della democrazia diretta rimane il grande merito di Pericle. Tuttavia questo fu anche il provvedimento più osteggiato dagli oligarchici e il più criticato dagli oppositori della democrazia, in particolare da Platone e da Aristotele.

Atene comunque in questo periodo visse la sua stagione migliore, ancora oggi per noi attestata dalla fioritura intellettuale e monumentale.

I cittadini e gli esclusi

La parola popolo tuttavia non comprendeva tutta la popolazione di Atene. La democrazia investiva fatti soltanto i cittadini a pieno titolo, cioè maschi adulti, figli di padre e di madre ateniesi e liberi di nascita. Se si considera che erano privi di cittadinanza sia i meteci, cioè gli stranieri residenti in città per ragioni di affari, sia gli schiavi ci si fa l'dea di una comunità di cittadini estremamente ristretta.







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