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Apologia di Socrate - AUTORE, CONTENUTO, COMMENTO

greco


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Apologia di Socrate

AUTORE

Platone (Atene 428 o 427-348 o 347 a.C.), filosofo greco. Nacque da una famiglia aristocratica che comprendeva tra gli antenati il leggendario re di Atene Codro e il legislatore del VI secolo a.C. Solone. Rimasta vedova, la madre sposò Pirilampo, un aristocratico amico di Pericle. Il giovane Platone fruì di un'approfondita educazione artistica (studiò pittura, musica e compose liri 616e43g che e drammi), ricevendo rudimenti di filosofia da Cratilo, seguace delle dottrine di Eraclito; determinante fu tuttavia la conoscenza di Socrate, di cui divenne allievo.

Opere



Quasi tutte le opere di Platone esibiscono una struttura dialogica che presenta, discute e critica diverse posizioni filosofiche nel contesto di una conversazione o di un dibattito che coinvolge due o più interlocutori. Tra questi dialoghi: l'Apologia di Socrate (il documento dal quale si possono attingere informazioni sull'autodifesa del filosofo che ebbe come maestro), il Critone , lo Ione, l'Eutifrone, l'Ippia minore, il Carmide, il Liside, il Lachete, il Protagora, il Gorgia e il primo libro della Repubblica.

CONTENUTO

Nel 399 a.C. Socrate fu accusato da tre concittadini di non riconoscere gli dei di Atene e di corrompere i giovani. L'Apologia di Platone espone l'autodifesa di Socrate, che rifiutò di farsi difendere al processo. Pur potendo salvarsi dalla condanna richiesta (la pena di morte) dichiarandosi colpevole, rimase coerente fino alla fine con ciò che credeva. Socrate, in primo luogo, si presenta al pubblico dicendo di non ritenersi un sapiente e, pertanto, di non avere un'oratoria adeguata al processo: ciò di cui, però, secondo il suo parere, si dovrà tener di conto sarà la sua onestà nel dire la verità. La sua apologia, infatti, si vuole riscattare dei pomposi e ingannevoli discorsi dell'accusa.  Successivamente narra i propri viaggi, ispirati dall'oracolo, facendo riflettere sulle persone che aveva sentito nominare come sapienti, ma che, contrariamente, avendo modo di interrogarle (utilizzando l'ironia e la maieutica) aveva capito che costoro non erano affatto saggi. Il significato  della sua "sapienza" rivelata dall'oracolo, che lui stava cercando di interpretare, era, dunque, la sua consapevolezza non sapere. Per discolparsi dell'accusa di corruzione dei giovani afferma che non era sua intenzione:  non si mai posto come maestro, poiché non sapiente; non ha mai chiesto denaro per essere ascoltato; non è responsabile se alcuni che lo hanno frequentato sono divenuti "ingiusti"; coloro che sarebbero stati corrotti non si sono mai ribellati. Per quanto riguarda, invece, la replica all'accusa di non credere alle divinità di Atene dichiara di credere nei demoni che sono figli degli dei: era inconfutabile il fatto che credesse nei demoni. Nella parte finale Socrate, rivolgendosi ai giudici, espone loro che la sua condanna a morte sarà un grave errore, un grande perdita per Atene. Altro concetto, che compare nella parte finale dell'apologia, è la dignità: egli, infatti, asserisce che non ha corrotto il proprio comportamento per stimolare la clemenza dei suoi arbitri, come altri facevano ( mostrando la propria prole, piangendo etc.). Socrate viene giudicato colpevole e condannato a morte: ciò non devia il suo atteggiamento, anzi, pensando a ciò che la morte potrà essere, dice che lui la morte sarà un bene perché gli dei si prenderanno cura di coloro che fanno del bene.




COMMENTO

Le accuse rivolte a Socrate e la sua successiva condanna  a morte sono il frutto di un'accurata corruzione del sistema democratico greco: la formazione di giovani in grado di sviluppare una  valutazione critica nei confronti di ciò che li circonda  avrebbe costituito un minaccia nei confronti degli stereotipi che condizionavano la vita quotidiana. Altro aspetto, senz'altro da sottolineare, è il profondo rispetto per le leggi della polis che, però, lo accompagnano alla morte.

Due elementi del metodo socratico sono riscontrabili in alcuni passi di questo libro:

·        IRONIA: - Socrate rovescia il significato negativo di morte - "Cosa dovrei temere del resto?  Forse la punizione per me invocata da Meleto, che - ripeto - neanche so se sia un bene o un male?";

·        CONFUTAZIONE  : - Socrate chiede a Meleto chi renda migliori i giovani - "chi li rende migliori? - le leggi- non sto chiedendo questo carissimo, bensì chi sia e l'uomo che come prima cosa conosce le leggi.."







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