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"X Agosto" di Giovanni Pascoli - Analisi, Interpretazione complessiva e collegamenti

italiano


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"X Agosto"

di Giovanni Pascoli

1- Parafrasi Riassuntiva

Il poeta dice di sapere perché nella cosiddetta "notte di San Lorenzo" le stelle cadenti sono maggiori: è perché il cielo piange il male del mondo. Successivamente racconta di una rondine che, ritornando dai suoi pulcini per di nutrirli, rimane uccisa e lascia morire di sconforto e stenti i suoi piccoli. Si parla allora di un uomo, ucciso anch'egli mentre tornava a casa con due doni per i suoi figli ormai orfani e, infine, Pascoli rivolge un'apostrofe al cielo che inonda con le sue lacrime la piccola terra dominata dal male.

2- Analisi

La poesia è costituita da sei quartine con rime alternate di schema ABAB. I decasillabi e i novenari dattilici che compongono le quartine rimano tra di loro. L'accostamento di questi due versi di lunghezza diversa richiama il distico elegiaco 535c22f , metro della lirica classica composto da un esametro e da un pentametro e tradizionalmente destinato a componimenti pervasi dalla sofferenza del poeta. La poesia può essere considerata costituita di quattro parti: la prima strofa nella quale la notte di San Lorenzo si configura, come secondo la tradizione popolare, come la notte in cui il cielo piange per i mali del mondo; le successive due strofe nelle quali si descrive l'uccisione della rondine che lascia abbandonati al proprio destino i propri pulcini;la quarta e quinta strofa che, tracciando un parallelismo con la seconda parte, trattano della morte del padre di Giovanni Pascoli e degli effetti che essa provoca e, infine, un'apostrofe diretta al cielo che viene contrapposto alla terra per le loro diverse nature:il primo infinito e perfetto, la seconda un atomo in confronto all'immensità del cielo e pervaso dal male.



Nella prima parte è possibile notare gli enjambement fra primo e secondo verso e secondo e terzo verso che, rispettivamente, uniscono un aggettivo sostantivato e il suo partitivo, come secondo la struttura latina, e il soggetto e i due verbi a esso legati. Nel v.4 è possibile notare una consonanza di L.

Per quanto riguarda la seconda parte, nel v.5 si può notare una consonanza di R e nel v.9 una similitudine fra la rondine e la croce che è possibile spiegare immaginando la rondine morta con le braccia aperte, analogamente a come sono posti i corpi dei crocifissi. Oltre alla posizione in cui sono morti, il fatto che anche la rondine sia morta innocente crea un inevitabile rimando al sacrificio di Cristo mentre l'aggettivo "lontano" riferito al cielo serve per esprimere l'inazione del cielo nei confronti dei mali che governano il mondo della storia. Lo stesso verso presenta un enjambement che unisce il predicato contenuto nel v.9 e il complemento oggetto inserito nel v.10 mentre nel v.11 si personifica il nido dicendo che è esso ad attendere e pigolare, non ciò che contiene, ovvero i pulcini della rondine uccisa; infine nel v.12 si nota una consonanza di P.

Nella terza parte si notano delle corrispondenze che aiutano ulteriormente il lettore a tracciare il parallelismo con la seconda parte: oltre alla vicenda simile (entrambi i genitori lasciano i propri figli a causa di una morte provocata da terzi, entrambi muoiono con un dono che erano intenzionati portare ai propri pargoli ed entrambi conoscono una morte violenta) si ha un'anafora dei termini "l'uccisero" nei versi 6 e 14 e di "ora là" nei versi 9 e 17. Inoltre è importante notare come la rondine torni al "tetto",elemento proprio dell'abitazione umana, mentre il padre di Pascoli ritorni al "nido", abitazione propria degli uccelli e, in questo caso,  abitazione della rondine uccisa. Naturalmente il nido cui si fa riferimento è il nucleo familiare, l'unica cosa che permette agli individui di potersi difendere dai mali che animano il mondo. Per aiutare ulteriormente a tracciare un sempre più palese parallelismo con la vicenda della rondine, il padre, in punto di morte, perdona

Andrea Mondio

il proprio assassino, generando, anche in questo caso, un chiaro rimando a Cristo e alla dottrina intorno ai suoi insegnamenti sviluppatasi. Nel v.15 si ha una chiara sinestesia in quanto, per rendere

l'idea della morte violenta subita dal padre, il poeta accosta agli occhi sbarrati, chiaro elemento legato al senso visivo, un grido, palese elemento uditivo. Proseguendo con l'analisi, balza all'occhio la ripetizione del v. 18 ("aspettano, aspettano") legata per asindeto; questa scelta rende ancora meglio l'atmosfera di attesa che il poeta voleva creare descrivendo il suo stato d'animo e quello delle sorelle nell'aspettare il padre. Analogamente alla seconda sequenza si ha anche qui un enjambement che collega predicato e complemento oggetto in corrispondenza del verso 19; anche in questo caso per descrivere un gesto estremo del genitore che stringe ancora il dono per i figli.

L'ultima parte consiste in un discorso ricco di forza indirizzato al cielo che,per finzione letteraria, viene personificato e acquisisce tutte le caratteristiche che vengono a esso attribuite dalla tradizione popolare. Un'altra figura retorica riscontrabile è l'ennesimo enjambement al verso 21 che serve per tenere uniti sostantivo e attributo. In conclusione si viene a riprendere l'inizio della poesia in modo da chiudere il componimento in una struttura ad anello e poter istituire una netta contrapposizione fra il Cielo, infinito e immortale, e la Terra, a dir poco microscopica di fronte all'immensità del Cielo, caduca e opaca. L'aggettivo opaco ha un doppio significato: può sia voler indicare un attributo fisico, che si esaurisce nel semplice fatto che la Terra non brilla di luce propria, sia un attributo più prettamente morale in quanto secondo la concezione pascoliana il mondo è pervaso dalla malvagità.




3- Interpretazione complessiva e collegamenti

In questa poesia vengono racchiusi molti temi cari a Pascoli, se non altro perché affronta il fatto su cui ha imperniato tutta la sua esistenza: l'assassinio del padre rimasto impunito. Da questo evento ha naturale conseguenza la convinzione che nel mondo non vi sia null'altro che malvagità e che sia governato dalla violenza; l'unico modo in cui le persone possono proteggersi da questa crudeltà è la costituzione di un nido familiare. Il nido di Pascoli è stato progressivamente intaccato dai diversi lutti che lo hanno portato successivamente a volerlo ricreare con le due sorelle a Castelvecchio. In questo componimento si notano tre riscontri legati alla cultura cristiana e popolare italiana: la rondine "come in croce" , la tipica contrapposizione bene-male associata poi al binomio cielo-terra e la credenza che nella notte di San Lorenzo, giorno dell'assassinio del padre e che da il titolo alla poesia, le stelle cadenti che si possono ammirare in cielo altro non sono se non le lacrime dello stesso santo non riesce a trattenersi di fronte ai mali che caratterizzano il mondo.

Alla componente della tradizione popolare si affianca un linguaggio semplice e quasi puerile,basti ricordare il termine "rondinini" (caratteristica che rende possibile la lettura e la comprensione, seppur superficiale, di questo componimento già alle scuole elementari) che non va tuttavia sottovalutato: come già è stato detto nell'analisi si può ricondurre la struttura metrica a una sorta di distico elegiaco, "tanto di stelle" è un evidente latinismo in quanto si compone dell'aggettivo sostantivato "tantum" accompagnato da un partitivo, la formula preziosa "atomo opaco di Male" e i rimandi a Tasso per quanto riguarda le "lacrime" del 10 Agosto e alla Pentecoste di Manzoni per la similitudine con la rondine.

Il volontario scambio dei termini "tetto" e "nido" e l'eguale attenzione data alla vicenda dell'uomo e della rondine è da ricollegarsi naturalmente alla volontà di evitare la costituzione di gerarchie, in questo caso fra animali e uomini, e tutto ciò è da ricondurre all'ideale della poesia delle piccole cose e, conseguentemente, quella prodotta dal fanciullino rimasto dentro di noi che ancora riesce ad affascinarsi di fronte a tutte le cose e considera tutto ugualmente importante.

Come può essere evidente a causa della sua struttura circolare, la poesia può essere vista con una struttura chiastica nella quale la prima e l'ultima sequenza considerano una visione universale delle cose e si concentrano sul Cielo, mentre la seconda e la terza sequenza, trattando le disgrazie dei singoli e essendo molto simili tra di loro, si concentrano sul male che regna sulla Terra. Su questo 

Andrea Mondio

si è basato il celebre critico Marchese per affermare che la poesia, in virtù di questa struttura, può essere considerata come una croce, visivamente parlando; la parola chiasmo, infatti, deriva dalla lettera greca "Chi", a forma di X e quindi a forma di croce ruotata. In questa croce la prima e l'ultima strofa rappresenterebbero l'asse verticale mentre le altre strofe sarebbero l'asse orizzontale. Sulla base di ciò e ricordando la struttura ad anello si può immaginare persino un poco plausibile, ma ugualmente non trascurabile, rimando alla croce celtica delle popolazioni celtiche e irlandesi: essa nasce dalla congiunzione di un asse verticale, indicante l'asse del sovrumano e quindi, nel nostro caso, del Cielo, con un'asse orizzontale, indicante l'asse della realtà e, quindi, della Terra, e con una circonferenza, indicante il cerchio della vita. Che sia vera o no resta che tutto ciò non fa che generare una forte simmetria che è riscontrabile anche a livello delle quattro strofe centrali in quanto la seconda e la quarta strofa e la terza e quinta si richiamano vicendevolmente attraverso anafore e la trattazione quasi identica dell'argomento.







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