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Parodia di un personaggio de "I promessi sposi"

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Parodia di un personaggio de "I

promessi sposi"

Per una stretta stradicciola ciottolata, tornava bel bello don Abbondio, curato (per così dire) d'una terra sperduta non lontana dalle sponde del lago di Como. Aveva il passo stanco e 555h76f malfermo; e ondeggiava per tutta la larghezza della carreggiata come un ubriaco quando, uscendo dalla taverna, si deve avviare verso la propria abitazione.

Di tanto in tanto, il curato, si appoggiava sul basso muricciolo al lato del viottolo per riprendere fiato e controllare quanta strada mancasse alla sua abitazione. Finalmente! Aveva quasi raggiunto la biforcazione e da quel punto in poi sarebbe stata tutta una lunga discesa. Purtroppo però la fine di quella interminabile salita era ancora lontana e don Abbondio, come al solito, iniziava a domandarsi le motivazioni che, tutti i pomeriggi, gli imponevano di effettuare quella terribile passeggiata. Tutto tempo sprecato: ormai era giunto sulla cima della strada, dove era solito fermarsi per godersi il panorama della vallata.

Quel giorno, oltre alla vallata, vide anche una cosa che non s'aspettava: circa una sessantina di passi innanzi a lui, vi eran due uomini al centro della strada, uno dirimpetto all'altro, che per l'abito e il portamento si davano a conoscere per individui della specie dei "bravi".

Giuntogli appresso e constatato ch'essi non accennavano a spostarsi dalla strada, il curato disse <<Se lor signori si degnassero di accostarsi al lato cosicché io possa proseguire la mia passeggiata.>> non finì la frase che il bravo lo zittì e incominciò a dire <<Signor curato, lei ha intenzione di maritar domani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella!>>

<<Lor signori sono al corrente dei fatti, ma non sembran lieti all'avvenire di ciò.>> rispose prontamente il curato. Allora il bravo, dopo essersi avvicinato, gli disse sottovoce all'orecchio <<Or bene, questo matrimonio non s'ha da fare, né domani, né mai.>>

<<Ma lor signori sono troppo giusti, troppo ragionevoli; se hanno questioni in sospeso con il signor Renzo non devono che andare da lui per chiarirsi. Oppure preferireste rimanere anonimi e dare un messaggio a me, perché lo porti a Renzo. non avete che da chiedere.>> ribatté placidamente il curato; il secondo bravo s'intromise <<Lei ci sta prendendo in giro. Le abbiamo semplicemente ordinato di non maritar Renzo e Lucia, per ordini supremi del signore e nostro padrone don Rodrigo.>>

A queste parole don Abbondio non riuscì più a contenersi <<Bè, allora potete andare a dire al vostro mandante che se ha alcune questioni contro il matrimonio di domani, può presentarsi alla mia residenza questa sera per discuterne insieme a me.>> detto questo iniziò ad avanzare, ma i due bravi gli sbarrarono la strada e il primo disse <<Signor curato, lei è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio.>> <<Cosa dobbiamo riferire al nostro padrone don Rodrigo?>> concluse il secondo bravo.

<<Messer don Rodrigo sarà lietamente accolto alla cerimonia nuziale prevista per domani.>> e detto ciò don Abbondio gli sferrò due portentosi pugni, facendoli cadere ai lati del viottolo. Poi, alzandosi la lunga tonaca e mostrando due enormi polpacci tondeggianti, si avviò di corsa giù per la stradina ciottolata e si fermò solo davanti alla porta della sua casa. Prima di entrare recitò un salmo tratto dal suo breviario per chiedere scusa del cattivo gesto, quindi entrò.







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