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PARADISO

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PARADISO

PARADISO

Viene composto da Dante fra il 1315 e il 1321, un periodo di sei anni in cui il poeta soggiorna prima a Verona e poi a Ravenna. A Verona soggiorna alla corte di Cangrande della Scala, a cui dedica la cantica. Era una corte molto raffinata grazie anche alla presenza della biblioteca Scaligera, da cui trae ispirazione. In seguito si sposta a Ravenna presso Guido Novello da Polenta.

La struttura del Paradiso riprende il sapere Tolemaico, al centro dell’universo c’e’ la terra, con i suoi nove cieli. I primi sette cieli prendono il nome dai pianeti che vi sono al loro interno, l’ottavo cielo si chiama "delle stelle fisse", in cui vi sono tutti gli altri pieneti e le stelle che non sono contenuti negli altri cieli. Il Nono cielo o Primo Mobile (o Cristallino), e’ il piu’ grande ed e’ quello che da movimento agli altri cieli. Oltre c’e’ L’Empireo, che si differenzia perche’ e’ immateriale, e’ costituito da luce e amore. I beati si trovano nell’empireo, in un anfiteatro che si chiama Candida Rosa. I beati scendono nei cieli per venire incontro a Dante.

Dopo aver incontrato le anime dell’ottavo cielo Dante assiste: al trionfo di Cristo, il trionfo di Maria, e tutte le gerarchie angeliche che girano intorno ad un unicopunto e luminoso e piccolo, che rappresenta Dio.

Il tema principale e’ quello della luce e del colore, per antitesi all’Inferno. Anche la musica ha un aspetto importante, le stesse sfere cielesti girando producono armonie. Ci sono meno incontri per Dante, si da piu’ spazio a momenti didascalici. Tema del Bene, l’uomo e’ predisposto al bene, ma puo’ scegliere il peccato, attaccandosi troppo ai beni. Altro tema e’ il Libero Arbitrio, i medioevali pensavano che gli astri avessero influenza sull’uomo e sulle sue decisioni, ma il libero arbitrio era sempre vivo. Viene definita Sublime Cantica, per il grande contenuto che Dante deve esporre.

-In questa cantitca c’e’ una perfetta identita’ fra autore e personaggio

-Inferno e Purgatorio appartengono alla terra, Dante ne ha un ricordo temporale, qui invece non descrive il suo cammino. Inoltre ci sono anche meno storie di personaggi, le anime non sono piu’ legate alla 929i86j loro vita terrena, mentre in Purgatorio ed inferno si.

-Tema dell’Inferno e del Puragatorio era il cammino dell’uomo nel tempo, tema del Paradiso invece e’ la realta’ eterna

Dante fa fatica a vedere le anime, che sprigionano una forte luce, in particolare le sembianze umane non sono piu’ riconoscibili dal terzo cielo, perche’ secondo Tolomeo l’ombra della terra arrivava solo a terzo cielo.

Transumanare: verbo di conio Dantesco che significa andare oltre le facolta’ umane.

 

PRIMO CANTO PROEMIALE

Dante invoca Apollo per completare la sua opera, non basta piu’ invocare una musa, ma colui che presiede le muse ed e’ il Dio dell’Arte. L’introduzione e’ molto piu’ ampia rispetto alle altre cantiche, per l’importanza che Dante le attribuisce. Spiega deve iniziare il suo cammino dove il sole sorge meglio, quindi dove i tre cerchi si uniscono nell’equinozio di Primavera con tre croci. E’ la condizione migliore per iniziare il suo viaggio nel Paradiso poiche’ simboleggia le quattro virtu’ cardinali e le tre virtu’ teologali sotto la costellazione dell’ariete e in piu’ nell’equinozio. In questa situazione astrale la natura umana viene temperata al meglio.

Ci sono tre principali movimenti del canto:

1)Viene specificata la condizione di partenza: Dante si trova nell’emisfero opposto al nostro, l’emisfero della luce Bianca

2)Atto della salita di Dante attraverso gli sguardi di Beatrice come raggio riflesso

3)Tema teologico in cui Beatrice chiarisce dei dubbi di Dante riguardo l’ordine universale, concepito come un ritorno verso Dio, come un orma, un mare o un arco.

Altri temi del canto sono l’ineffabilita’ della materia di cui Dante deve parlare, tema dell’excelsus mentis, ovvero la mente che si fonde al divino. Il tema dell’umilta’ con il richiamo a Marsia, che aveva asfidato apollo ed era stato punito; insieme alle piche mostra come vengano puniti gli umani superbi.2 Dubbi di dante: Si chiede se e’ ancora sulla terra sentendo musica angelica e poi si chiede come possa salire con il corpo ((tutto tende a Dio)).

SECONDO CANTO

Primo incontro con le anime, Dante si trova con Beatrice nel Primo cielo, il cielo della luna e compenetra ad essa. All’inizio del canto c’e’ il monito ai lettori che rappresenta una seconda protasi introduttiva. Il Monito fa riflettere sulla volonta’ di arrivare in fondo alla lettura di un tema cosi’ impportante. Dante chiede a Beatrice a cosa siano dovute le macchie lunari, spiegando che era credenza che fosse caino con un fascio di spine.

Beatrice spiega che le macchie lunari sono dovute a una maggiore o minore luce angelica che colpisce alcune parti della sfera lunare piu’ di altre.

Le anime, come la luna, non sono splendenti, hanno un coloro madreperlaceo perche’ il loro grado di beatitudine non e’ massino in quel cielo.

Figura retorica Ysteronproteon, quando per simboleggiare la rapidita’ di un’azione si invertono i due momenti in cui essa si svolge.

Arrivati nel primo cielo, Beatrice sollecita Dantre a ringraziare Dio di averli fatti giungere li. Dante compenetra nella luna, una cosa inconcepibile sulla terra, dove volte cose vanno credute per fede e li sono reali.

TERZO CANTO

Dante alza lo sguardo, facendo capire a Beatrice che ha capito la sua spiegazione. Si avvicinano delle anime, che a Dante paiono come riflesse in uno specchio e si gira. Beatrice spiega che quelle sono le anime dei beati che non hanno adempiuto perfettamente ai loro voti. La loro beatitudine e’ tuttavia perfetta, ma devono restare in quel cielo, il piu’ lontano da Dio. Dante parla con Piccarda Donati. Le chiede se non desiderino essere nei cieli piu’ alti, ma Piccarda spiega che la carita’ che anima il Paradiso fa si che non si desideri altro di quello che si ha gia’. Dante non riconosce Piccada perche’ la luce della beatitudine la rende piu’ bella, ma raccontandole la sua storia Dante la riconosce. Piccarda si era fatta monaca seguendo l’ordine di Santa Chiara, ma poi con la forza era stata costretta ad allontanarsi dal convento. Cosi’ accadde anche a Costanza d’Altavilla che fu sottratta dal chiostro e costretta a nozze forzate. Se ne va cantando l’Ave Maria

 

QUARTO CANTO

Dante si pone due domande: se allora le anime tornino alle stelle come diceva Platone nel Timeo o se la violenza subita porti un minor voto nonostante la buona volonta’.

Beatrice sostiene che la dottrina platonica non corrisponde a verita’, ma e’ in parte accettabile. Per il secondo dubbio invece spiega la dottrina della volonta’ assoluta e di quella relativa. Quella assoluta non si fa piegare da nessuna violenza e rimane intatta, quella relativa invece si adatta alle violende e le subisce, come nel caso di Piccarda e Costanza.

 

QUINTO CANTO

Il tema di questo canto e’ il Voto, e se esso possa essere sciolto e in che maniera. Dante ora si trova nel cielo di Mercurio, se ne accorge dall’aumentare dello splendore di Beatrice. Incontra l’Imperatore Giustiniano: uno Spirito Attivo, il merito diventa limitato nel momento in cui si agiusce nel nome di Dio, ma guadagnando anche molta fama e gloria. Dante si chiede se dopo aver mancato ad un voto sia possibile compensare in qualche modo.

Beatrice parla della permutabilita’ del voto, della sua importanza, poiche’ l’uomo da a Dio cio’ che ha di piu’ prezioso, che e’ il libero arbitrio. La chiesa puo’ permettere che un voto sia permutato, cio’ puo’ avvenire solo con l’approvazione della chiesa e con severe condizioni. Il voto e’ costituito dalla promessa e dall’oggetto del voto. La promessa rimane tale e non puo’ essere sciolta, ma la materia puo’ cambiare, sempre col permesso della chiesa. Inoltre cio’ viene proposto deve avere un valore maggiore della materia precedente. Beatrice fa anche vari esempi passati di voti a Dio, facendo quindi polemica contro i contemporanei.

 

 

 

SESTO CANTO

Dante incontra Giustiniano. Parla della fondazione di Roma per mano di Enea, alla conversione di Giustinano. Metafore dall’aquila nera, simbolo imperiale. Dante affronta il tema dell’eresia di credere in Dio ma in una sola natura, ovvero essere Monofisita come Giustiniano. Giustiniano si trova nel cielo di Mercurio perche’ e’ fra le anime che in terra hanno agito bene, ma per la gloria. Infine viene introdotta la figura di Romeo di Villanova, Dante vi si identifica perche’ vengono entrambi esiliati e messi in cattiva luce ingiustamente. Romeo fara’ il mendicante, e anche Dante si identifica in questo.

Parla Giustiniano. Belisario era un suo generale dell’esercito che riporto’ numerose vittore, con il termine "mio" sottolinea il rapporto affettivo che li legava, ma in realta’ i suoi successi lo portarono in odio all’Imperatore che lo perseguito’.

Dante si lancia anche in un invettiva contro ghibellini che si appropriano dellle insegne imperiali e dei guelfi che le rifiutano. Storia di Roma sotto i principali imperatori, dai Cesari e le loro piu’ grandi imprese. I Guelfi rifiutano la bandiera imperiale e la sostituiscono con quella a gigli gialli (che rappresenta la Francia), i ghibellini per loro interessi si appropriano di quella imperiale.

Disprezzo di Dante verso i Guelfi che sotto Carlo Novello, re di napoli aveva sottratto al dominio imperiale del reame di Puglia.

 

OTTAVO CANTO

Tema del Papato in Francia ad Avignone e tema dei feudi angioini in Italia. Cielo di Venere, degli spririti amanti. Proemio del canto indirizzato a Venere e alla sua ascendenza. Descrizione di Carlo Martello che segue gli stilemi dello Stil Novo. Amarezza per tutto cio’ che avrebbe potuto fare Carlo ma che non ha Fatto perche’ moto giovane. Nell’ultima parte del canto si parla dell’indole dell’uomo e come a certe premesse non corrisponda il futuro di un uomo. Dante, accortosi di essere nel tezo cielo di Venere dal maggiore splendore di Beatrice, vede avvicinarsi dei lumi che si muovono danzando e cantando Osanna, e una di esse si avvicina piu’ della altre spiegandosi dove si trova e che anime siano quelle che vede. Dante, con il consenso di Beatrice, interoga l’anima che per il piacere si illumina di piu’. Venere, chiamata Ciprigna perche’ il suo culto era forte soprattutto a Cipro. Dante conosceva Carlo Martello, ma non lo riconosce per la beatitudine e il suo splendore. Carlo gli dice che se vosse vissuto piu’ a lungo gli avrebbe mostrato i frutti e non solo le fronde del suo amore per lui. Carlo parla di suo Fratello Roberto re di Napoli, criticandolo per avarizia. Dante chiede come sia possibile che da una nobile stirpe nascano figli cattivi, e Carlo gli spiega che e’ bene che l’uomo sia organizzato in societa’ e che ognuno ricopra ruoli differenti.

 

DECIMO CANTO

Quarto cielo del sole, dove Dante e Beatrice incontrano gli spiriti sapienti. Le anime stanno danzando in cerchio, una scena di vita quotidiana, sono colte in un momento di pausa quando arrivano Dante e Beatrice. Lungo proemio in cui viene lodata da Dante la perfeizione e l’armonia del mondo, della natura creata da Dio. Beatrice incita Dante a ringraziare Dio per averli fatti avanzare di cielo. Dante si dedica a ringraziare Dio, e quando ma quando vede lo splendore di Beatrice il suo pensiero e’ diviso in due adorazioni. Le ombre lunari sono formate dall’aria cosi’ densa di uminida’ e vapore che non fanno passare i raggi del sole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNDICESIMO//DODICESIMO CANTO

Sono i canti che esprimono la concezione religiosa di Dante, quindi il tono e’ elevato si dall’inizio. La Commedia a livello autobiografico rappresenta un evasione dai piaceri giovanili espressi nella Vita Nova e l’evasione dal Convivio e la sua pretesa di basarsi unicamente sulla filosofia.I Canti corrispondono, sono complementari. Presentazione ed elogio dei Santi e poi rimprovero ai frati dell’altro ordine. Luogo di nascita, nascita, passaggio da biografia e biasimo dell’ordine e elogio ai monaci rimasti fedeli. I Due santi rappresentano per Dante la risposta alla corruzione ecclesiastica del presente. La preferenza di Dante e’ per S.Francesco, molto piu’ popolare di Domenico, per la sua vita, il coraggio e le sue avventure. Domenico e Francesco sono rappresentati come i due campioni che Dio crea per ottenere una riforma, come aveva predetto tempo prima Gioacchino da Fiore.

Con il nome Campioni si introduce la metafora della guerra, come Chiesa militante (manzoni). Francesco si ribello’ anche al volere del padre che avrebbe voluto per lui che proseguisse a fare il commerciante. All’ordine francescano Innocenzo III concesse il primo sigillo verbale, il secondo sigillo fu dato su ispirazione divina da Onorio III e il terzo sigillo gli fu conferito direttamente da Dio: le Stigmate. S.Tommaso d’Aquino parla dei francescani e Bonaventura dei Domenicani.

CANTO QUATTORDICESIMO

Dante, una volta che S.Tommaso finisce di parlare, si chiede se le anime dopo la resurrezione conserveranno il loro fulgoree se questo non darà fastidio alla loro fisicità. Beatrice chiede per Dante questo. metafora dell’acqua in un contenitore rotondo, nel quale se si colpisce il bordo si formano della onde che convergono al cento del contenitore. Così i beati stanno intorno a lui e gli arriva la voce di S.Tommaso.

Parla Salomone, che spiega che il ricongiungersi ai corpi farà si che la beatitudine sia più perfetta e lo splendore diventerà maggiore, ma senza dare noia i sensi che avranno più grandi facoltà. Arrivano altre anime che si dispongono in modo concentrico e sono tanto luminose che portano Dante a fare un inno di lode allo spirito santo e a chinare gli occhi.

Dante si sente trasfortare istantaneamente al cielo di Marte e davanti a lui vede una croce formata da anime luminose, i combattenti per la fede, sulla croce si intravvede la passione di Cristo, si eleva un canto di lode (anime come la via lattea). Dante dice di non aver visto niente di così bello, infatti non aveva ancora rivolto lo sguardo a Beatrice. Anime paragonate alla via lattea, al pulviscolo atmosferico, si muovono di continuo e come un arpa producono un doce suono.

CANTO QUINDICESIMO

Il Canto delle anime di Marte si interrompe per far si che Dante potesse comunicare con loro, un anima scende dalla croce seguendo il suo braccio, per arrivare davanti a Dante e rivolgergli la parola. L’Anima si dimostra contenta di trovarsi di fronte a una persona del suo stesso sangue. Dante, ottenuto coraggio e il consenso da Beatrice, chiede all’anima la sua identità. L’anima si dichiara come la radice di Dante, gli parla della sua discendenza fino a lui, parla di Firenze, della sua semplicità quando era in vita e poi gli rivela di essere Cacciaguida, morto in una crociata con Corrado III.

Scesa di Cacciaguida paragonata ad una stella cadente, come un lume dentro un alabastro, pietra trasparente. Cacciaguida parla prima in latino, per dare solennità e sacralità alle sue parole.Dante in principio non capisce le parole di Cacciaguida, tanto sono elevate.

Cacciaguida dice che una volta non ci angosciava quando nasceva una figlia, perchè le doti non erano eccessive e non era arrivato ancora Sardanapalo (assurbanipal), re assiro famigerato per la sua corruzione.

CANTO DICIOTTESIMO

Dante si volta verso Beatrice e sale al cielo di Giove. Qui gli si mostra lo spettacolo delle anime degli spiriti giusti che formano in cileo la frase "Diligite iustitiam qui iudicatis terram".

Poi altre anime scendono dall’Empireo per formare l’immagine di un’aquila, simbolo dell’impero e sella suprema giustizia.

Dante si affida alla musa per riuscire a rappresentare la scena divina.

Dopo essere comparsa la frase altre anime, come tizzoni di un fuoco arrivano dall’empireo e si uniscono alla M finale, per formare l’immagine di un’acquila.

CANTO VENTESIMO

Dante descrive il paesaggio del tramonto paradisiaco, reso ancora più bello dalla melodia proveiente dalle anime che formano l’acquila. L’aquila inizia a parlare, dicendo che le anime più importanti di quel cielo erano le anime di imperatori e re giusti che formavano l’occhio dell’acquila. La pupilla era David, ma poi il sopracciglio era formato da Costantino, Traiano etc..

CANTO VENTUNESIMO

Dante guarda Beatrice che non sorride. Lei le spiega che non potrebbe sostenere il suo fulgore, ora si trovano nel cielo di Saturno, quindi gli intima di guardare avanti a se. Dante vede una scala che va verso l’Empireo, dalla quale alcune anime discendono, altre risalgono e altre si fermano su di essa. erano le anime dei contemplanti.

CANTO VENTIDUESIMO

Beatrice innalza Dante alla costellazione dei Gemelli, nel cielo delle Stelle Fisse e fa guardare a Dante la terra e i pianeti, Dante vede la piccolezza della terra.

Beatrice fa vedere a Dante la terra per aprirgli gli occhi e mostrargli la meschinità della terra, così che potesse essere più preparato.

Ultimo appello al lettore.

Latona, con Giove aveva fatto Diana e Apollo, che si identificavano con il Sole e la Luna.

CANTO VENTITRESIMO

Siamo nel cielo delle stelle fisse, ci sono gli spiriti trionfanti.

Arriva una schiera di anime illuminate da Cristo sopra Dante e Beatrice, mentre Dante, folgorato da questa luce riesce a vedere meglio e può anche vedere un sorriso di Beatrice, troppo bello per essere descritto. Beatrice gli dice di guardare cosa accade e spiega che Gesù per non folgorarlo è salito più in alto, facendo cadere i suoi raggi come in un giardino sulla Rosa (Maria) e si gigli (gli apostoli). I beati invocano Maria, mentre l’arcangelo gabriele come un cerchio di fuoco la incorona e ne canta le lodi avvolgendola. Maria si leva verso l’empireo e tutte la anime, fra cui spicca san pietro si protendono verso l’alto cantando il Regina Coeli.

Nemmeno tutte le muse unite potrebbero aiutare Dante lontanamente a descrivere una tale scena. Definizione di Sacrato Poema.

CANTO VENTISETTESIMO

Nei versi precedenti al 100 c’e’ la definizione di terra come Aiula, perchè piccola d’innanzi all’universo. Richiamo al Somnium Scipionis. Dante si trova nel Primo mobile, sebbene non sappia come Beatrice lo abbia fatto giungere li.

Beatrice descrive a Dante il Primo mobile, come il contenitore di tutto, che può essere compreso solo da Dio, mosso dalla carità e che fa scendere sulla terra delle influenze viruose. Fa stare ferma la terra e fa muovere tutto il resto, le altre sfere.

CANTO VENTOTTESIMO

Dante rappresenta il trionfo degli angeli, che viene descritto in tre fasi:

-Descrizione della visione che gli appare attraverso gli occhi di Beatrice, allegaricamente simboleggiando che si può avere un primo approccio a Dio attraverso la virtù teologale e la fede.

-Un fiume di luce nell’Empireo

-la visione attraverso i propri occhi dei beati che salgono verso Dio e ridiscendono

Per rappresentare Dio viene scelto un punto, perchè è la figura geometrica priva di misura, più adatta a rappresentare Dio.

CANTO TRENTESIMO

Dante si rivolge a Beatrice e davanti alla sua bellezza sovraumana rinuncia a descriverla. Beatrice annuncia a Dante la salita all’Empireo e Dante viene colto da un improvviso fulgore, dal quale rimane accecato, ma dopo è in grado di vedere la realtà angelica del fiume di luce con un giardino fiorito, in cui si muovono le anime dei beati.

Il fulgore è la grazia di Dio verso Dante.

Dante rappresenta la tangibilità della luce, nella quale si può sprofondare.

La carità di Dio fa si che venga fatta alle anime la Grazia di qesto fulgore, così che possano vedere e sopportare lo splendore dell’empireo.

Le anime come scintille escono dal fiume per posarsi sui fiori primaverili e poi rifuffarsi nel fiume di luce. Beatrice dice a Dante di bere da quel fiume per saziare la sua voglia di sapere.

CANTO TRENTUNESIMO

Dante è nella candida rosa, vede le sue schiere di angeli e beati. Beatrice non è più al suo fianco, come Virgilio se n’e’ andata senza un congedo. Dante al suo fianco si trava un uomo di veneranda età, San Bernardo. Beatrice, la sola virtù teologale non è più sufficiente per la conoscienza di Dio. Dante e Bernardo si soffermano nella contemplazione della bellezza di Maria, inesprimibile. Dante fa una preghiera di ringraziamento a Beatrice che risponde con un ultimo sorriso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CANTO TRENTATREESIMO

Bernardo eleva una preghiera alla Madonna per far si che essa interceda per dante presso Dio perchè ottenga la visione finale. La Madonna esaudisce la preghiera di Bernardo. Dante interrompe la narrazione per ribadire l’insufficienza delle parole e della memoria per descrivere un tale oggetto. Dante eleva una invocazione a Dio perchè gli permetta di descrivere anche in minima parte ciò che ha visto. Il Trasumanare, il dramma della parola inadatta, ridotta ad un balbettio. Dante annuncia di essere al termine della narrazione. Racconta du aver visto nella luce di Dio tre cerchi di diverso colore (la trinità) e dentro ad uno di essi un immagine umana, mentre desiderava compredere meglio la sua visione un lampo, la grazie divina, gli conferisce per un attimo il sapere universale, facendogli sperimentare la beatitudine, placando l’anima.

Dante vede in Dio l’unità dell’universo, il principio medioevale di Reductium ad Unum, il tempo e lo spazio si radunano in Dio. Dante non da un immagine di Cristo, la descrive come una figura dipista su un fondo del medesimo colore.

Dante tuttavia cerca di rimanere razionale, paragonandolo ad una Gèometra che cerca di definire la superficie del cerchio con quella di un quadrato.

La razionalità viene sostituito dal mistico, grazie anche alla presenza di Bernardo al posto di Beatrice, che è un Mistico e condizione per la conoscienza di dante. Il superamento della conoscienza viene addirittura definito come oltraggio.

Dante deve rappresentare un tema ineffabile, ciò che non può essere rappresentato, quindi più volte conferma la sua insifficienza. Il lettore rischia la propria vanificazione, lo scoprire la sua piccolezza davanti a ciò che viene descritto da Dante.

Il percorso di Dante è una continua esaltazione seguita da una mortificazione, infatti dante riesce a salire di cielo e viene esaltato, ma poi spesso non riesce a comprendere la realtà divina. C’e’ un parallelismo fra l’impresa di Dante e quella degli Argonauti, Argo esplcarva l’immensità del mare inesplorato, come Dante si incontra nell’unverso. La Nave di Argo sull’oceano rappresenta la memoria fioca dellavventura di dante.

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