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LORENZO DE MEDICI - PROBLEMA DEL LATINO TRA '400 E '500

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LORENZO DE MEDICI

Lorenzo De Medici compone per il popolo delle Sacre Rappresentazioni (teatro popolare molto in voga tra il '300 e il '400, deriva dalla lauda che è una rappresentazione fatta da duo o tre attori in volgare sul sagrato della Chiesa e parla della madre di Gesù, nella Sacra Rappresentazione si parla anche della vita dei santi e dei personaggi biblici), i Canti Carnevaleschi (composti per 858d33i gli intellettuali in occasione del Carnevale), il Canzoniere d'Amore (ispirato da Dante stilnovista e da Petrarca) e a lui si deve il Codice Aragonese (l'ultimo grande libro scritto a mano, illustrato e miniato, ha un grande valore ideologico perché si può capire la cultura toscana e in particolare quella fiorentina). Lorenzo De Medici è il capo di Firenze (anche se è una repubblica, fa eleggere persone che fanno i suoi interessi). Ha una cerchia d'intellettuali (tra i più grandi del momento in Europa) con filosofi, poeti, dotti, burloni, latinisti. Il più importante nella cerchia di Lorenzo De Medici era Ficino. Luigi Pulci appartiene alla cerchia di Lorenzo De Medici, la famiglia ha problemi finanziari. La madre di Lorenzo, Lucrezia Tornabuoni, aveva commissionato Pulci come cantore perché era tornato di moda il ciclo carolingio e le gesta di Orlando. Introduce due personaggi: Morgante, un gigante, e Margutte, un mezzogigante. Si può capire il paganesimo, la filosofia blasfema ed una fantasia grossolana e popolaresca. Poliziano è un maestro di letteratura. Poliziano è forse il miglior poeta del '400 sia per liriche sparse sia in un opera incompleta "Le stanze per la giostra" che racconta di Giuliano (Julio) De Medici che ama la caccia e lo sport e deride i suoi compagni che s'innamorano, dicendo che lui non s'innamorerà mai, Venere manda sul suo cammino una cerva bianca, che si rivelerà essere Simonetta. Giuliano però viene ucciso dalla famiglia De Pazzi, avversaria della famiglia De Medici così l'opera viene lasciata incompiuta. Usa un linguaggio classico (né troppo sintetico né troppo lungo). Nasce l'idea del Classicismo (da classe superiore) che esprime un giusto equilibrio, evita gli estremi e sa andare all'essenza delle cose.



PROBLEMA DEL LATINO TRA '400 E '500

Gli scrittori umanisti scrivono soprattutto in latino perché è di moda, non in latino illustre (usato al tempo di Augusto da Cicerone, Virgilio e Orazio), ma in latino ecclesiastico medioevale (risente del volgare). Si apre una disputa sulla necessità di abbandonare il volgare per tornare al latino e sull'originalità e sull'imitazione. Entrambi gli schieramenti partono dal presupposto che i classici siano perfetti nel loro campo. I sostenitori dell'imitazione dei classici, più numerosi, sono più umili e pensano di imitare i classici per raggiungere la vetta mentre i sostenitori dell'originalità pensano che bisogna arrivare alla vetta in un altro modo (ognuno deve dare il suo contributo).

LODOVICO ARIOSTO

Nasce nel 1474 a Reggio Emilia, primo di dieci figli di un nobile ferrarese all'epoca capo del presidio estense della città e di una nobildonna reggiana. La famiglia si stabilisce a Ferrara dove Ludovico viene avviato agli studi giuridici, in seguito otterrà dal padre il permesso di studiare lettere, intanto aveva già preso parte a delle rappresentazioni di una compagnia teatrale. In occasione della morte di Eleonora d'Aragona scrive un capitolo in versi e per l'apertura dell'anno accademico compone e pronuncia un'orazione in latino. Viene assunto al servizio del duca d'Este ma dopo un paio di anni suo padre muore così deve assumersi le cure della famiglia come tutore dei fratelli minorenni e l'amministrazione del patrimonio. Accetta, per ragioni economiche, l'incarico militare di capitano della Rocca di Canossa. Entra al servizio del fratello del duca d'Este, Ippolito. Prende gli ordini minori per avere una discreta tranquillità economica. Ariosto diventa un diplomatico, prima come poeta di corte e in seguito come politico. Ariosto si conquista una certa fama come scrittore, attore e regista di opere teatrali. Ippolito diventa vescovo di Budapest ma Ariosto scappa per non lasciare l'Italia. S'innamora di una donna sposata, dopo un paio di anni diventa vedova ma decidono di non sposarsi perché così lei ha diritto all'usufrutto dell'eredità del marito. Solo molti anni dopo si sposano in segreto. Dedica a Ippolito d'Este l'Orlando Furioso (che rivedrà tre volte), e scriverà sette Satire e molte commedie. Viene mandato come commissario ducale in una regione ai piedi dell'Appennino tosco-emiliano dove subisce attentati dal popolo così torna a Ferrara dove si ammala e muore. La filosofia di Ariosto s'ispira ad un moderato epicurismo e ad Orazio per cui la virtù sta nel mezzo.

LE SATIRE

Le satire prendono come riferimento la sua vita. Sono delle epistole in versi. Satira deriva dal latino Lanx Satura (vassoio pieno), è una varietà di temi da gustare, piacevoli, i temi sono quotidiani, poco per volta tende a privilegiare i temi umoristici e poi della parodia. Per Orazio (uno degli autori preferiti da Ariosto) tutti i generi letterari sono greci, tranne le satire che sono latine e hanno una finalità morale tipica del mondo latino: castigare ridendo e correggere i costumi. Le satire sono in terzine dantesche. Danno delle informazioni sugli usi e costumi di una famiglia e sono uno spaccato della vita di Ariosto e della corte.

LE COMMEDIE

Scrive cinque commedie nuove (in italiano che vengono rappresentate in tutta Europa perchè l'italiano era la lingua della cultura) per cui era famoso tra i letterati italiani e in cui mescola vari autori.

L'ORLANDO FURIOSO

L'opera più importante di Ariosto è l'Orlando Furioso che riprende la storia interrotta da Boiardo che aveva scritto l'Orlando Innamorato, è un poema cavalleresco (con una mescolanza tra il ciclo carolingio e il ciclo bretone). Nel ciclo carolingio Orlando combatte per la Chiesa, per il re e per il suo onore (compresa la famiglia), è più lineare. Orlando non è mai stato innamorato così Boiardo lo immagina innamorato di Angelica, ma interrompe l'opera perché Carlo VIII scende in Italia e la combatte, Ariosto riprenderà il suo poema. È un poema ricco di contenuto simbolico, ha una stesura originale ed è formato da varie trame. Non esiste ancora un'interpretazione totale del poema.

STRUTTURA

L'Orlando Furioso ha una struttura a labirinto (figura geometrica che prevede un'entrata, un'uscita e una dispersione con delle strade interrotte a T). Il caso è protagonista ma non è caotico ma strutturato. Il pensiero di Ariosto rappresenta l'enigma perché è insolubile e le soluzioni sono ambigue e sfuggenti. Nel periodo umanistico-rinascimentale del '400 e del '500 il tema principale è l'uomo. I personaggi dell'Orlando Furioso impersonano dei tipi umani. Scrive quest'opera durante la maturità e la rivede tre volte ma rimane fedele ai tipi, anche se è una semplificazione, perché la somma di questi tipi da l'uomo con tutte le sue sfaccettature. Il tipo è una maschera (come in Pirandello)che ha poche reazioni diverse, l'uomo è molto più complesso. Siamo in parte individui e in parte tipi. Ariosto semplifica la complessità con dei simboli.




PERSONAGGI TIPO

CONTE ORLANDO: è uno dei protagonisti. È il tipico cavalier perfetto: idealista, eccessivamente altruista, sottomette la propria vita al volere della sua dama e fa tutto quello che Angelica vuole senza ricevere nulla in cambio ma con la speranza che Angelica, vedendo la sua devozione, ceda. È convinto che le quattro virtù cavalleresche (larghezza, prodezza, gioia e misura) vengano premiate. Quando scopre l'amore di Angelica per Medoro impazzisce, da perfetto come credeva di essere diventa il contrario ma dopo che Astolfo recupera il suo senno sulla Luna torna più o meno come prima. Tema della follia (perdita di contatto con il principio di realtà, proiettare sulla realtà le proprie ossessioni, i propri desideri e paure). L'uomo perdendo la ragione perde la realtà delle cose.

ANGELICA: è la figlia del re del Catai. Dopo che si concede a Medoro perde tutta la sua seduzione. È l'archeotipo (simbolo) della vergine.

RUGGERO e BRADAMANTE: si diceva che la famiglia d'Este fosse nata dal connubio tra il saraceno, in seguito convertito al cristianesimo, Ruggero Bradamante, una guerriera cristiana che s'innamora di Ruggero e che lo insegue, liberandolo dalle varie situazioni in cui si trova, è l'opposto di Angelica. Bradamante rappresenta il principio di realtà (dovere, sacrificio), in contrapposizione con il principio di piacere.

MAGO ATLANTE: nel Rinascimento ('500) gli uomini credono nella magia e si allontanano progressivamente dalla fede cristiana. Il mago è visto come un prescienziato perché trova le leggi che governano i fenomeni naturali. Con una serie di castelli e di incantesimi cerca di ritardare la crescita del suo protetto Ruggero, allontanandolo dai rischi della vita. Bradamante sconfiggendo Atlante libera gli uomini dall'incantesimo. I castelli di Atlante possono essere le sette religiose, politiche, ideologiche.

STILE

Ariosto ha mandato alle stampe tre edizioni dell'Orlando Furioso. La prima era caratterizzato da uno stile tosco-padano, poco per volta la lingua si è conformata alle proposte di Pietro Brembo, Ariosto aderisce, in parte, a questa nuova moda culturale, temprata, però, da termini attuali. Il tono stilistico di Ariosto è ironico e utilizza l'armonia (teoria del giusto mezzo e filosofia di Orazio: assaporare, con moderazione, tutti i principi leciti laurea mediocrità). Sceglie di seguire il principio di realtà. L'ironia è quella figura retorica che permette di abbassare il tono quando è troppo alto e alzarlo quando è troppo basso, riesce così ad usare tutti i tipi di toni accostandoli per differenza. Interrompe le scene prima che arrivino al culmine, spinge a ricercare i personaggi, usa l'ellissi (interruzione del tempo).

SIGNIFICATO DELL'OPERA

L'Orlando Furioso rappresenta la vita nella sua complessità. Per Ariosto dietro alla realtà si nasconde un mondo parallelo. L'equilibrio ariostesco sta non nel limitarsi solo alla realtà dei sensi ma non abbandonarsi agli eccessi. La visione dell'uomo da parte di Ariosto è aperta, la vita è dominata dalla virtù come dal vizio e la grande protagonista della vita è la fortuna (caso). Il labirinto è la metafora della vita umana. È importante sia il realismo di Bradamante che la superficialità di Astolfo che aiuta senza sapere perché. Tutte le volte che si fa una scelta si perdono tante cose che vanno a finire sulla luna, in un mondo potenziale.







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