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TRENTINO ALTO ADIGE

geografia


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STORIA DELLA GEOGRAFIA

TRENTINO ALTO ADIGE

 

 

Popolazione: 924.281
Numero Province: 2
Numero Comuni: 339
Capoluogo: Trento

Bolzano (ab. 97.073 )
 - sigla provincia: BZ
 - popolazione: 457.370
 - numero comuni: 116



Trento (ab. 103.668 )
 - sigla provincia: TN
 - popolazione: 466.911
 - numero comuni: 223

Il Trentino Alto Adige, interamente montuoso, ha la sua porta d'ingresso nel tratto più settentrionale del Lago di Garda, e la sua nervatura principale è costituita dalla lunga Valle dell'Adige .
Il Trentino Alto Adige costituisce dal 1948 una regione autonoma a statuto speciale. È infatti una regione divisa in due aree con caratteri linguistici e culturali diversi: in Trentino si parla l'italiano, mentre in Alto Adige vi è l'assoluta prevalenza del tedesco, oltre a una minoranza che parla il ladino in alcune vallate delle Dolomiti. Tra le garanzie regionali vi è quella di assicurare il mantenimento del plurilinguismo: il tedesco è equiparato all'italiano a tutti gli effetti.
Svizzera a OVEST
Lombardia a SUD-OVEST
Veneto a SUD-EST

breve storia della Regione  Trentino Alto Adige:
La sua posizione geografica e alcuni vantaggi economici fecero del Trentino una zona contesa fin dai tempi più remoti. Già abitata dagli Etruschi scacciati poi dai Romani e invasa dai Cimbri, la regione attraverso vicende divenne imperiale ai tempi di Federico II. Austriaca dal 1801 cadde in mani napoleoniche e ritornò all'Austria con il Congresso di Vienna. Da quel momento il Trentino si trasformò in Tirolo Meridionale fino alla Prima Guerra Mondiale in cui venne conquistato dall'Italia e unitamente all'Alto Adige entrò a far parte della Venezia Tridentina. Dal 1948 unita con l'Alto Adige è una delle regioni a statuto speciale della Repubblica Italiana.

confini della Regione di  Trentino Alto Adige:
Il Trentino Alto Adige confina con l'Austria a nord, con la Svizzera e la Lombardia a ovest e con il Veneto a sud e a est. Comprende le province di Bolzano e di Trento; il capoluogo regionale è Trento. 515f56f Il Trentino Alto Adige si estende per 13.607 km² e ha una popolazione, relativamente scarsa, di 890 363 abitanti; la densità è pari a poco più di un terzo della media nazionale (68 abitanti per km² contro 191). I confini corrispondono quasi ovunque a sezioni o sistemi montuosi delle Alpi (Alpi Retiche, Alpi Noriche, Dolomiti). A sud, dove trapassa all'area prealpina, la regione include l'estremità settentrionale del lago di Garda.

Nonostante sia una regione di montagna, o forse proprio per questo, il Trentino può vantare una tradizionale propensione per la bicicletta. La gente di questa terra ha sempre seguito con grande passione le gesta dei suoi campioni, fin sulla cima dei più famosi valichi alpini; queste mete sono ambite anche da innumerevoli patiti delle due ruote, che confermano che la passione per la bicicletta, oltre al tifo per i propri beniamini, può diventare anche un eccellente passatempo per rimanere in forma. Il mutare delle tecnologie ha ampliato questa passione, portandola fin sui sentieri dei monti e sulle vette, mete frequentate, oramai, anche in mountain bike.
Ma non solo di scalatori è fatto il popolo dei ciclisti. La passione per i grandi tour in bicicletta è diventata una interessante alternativa alle tradizionali vacanze e sempre più numerosa è la schiera dei cicloturisti, veri e propri globetrotter, armati di intelligente curiosità verso ciò che è possibile vedere e scoprire solamente con il lento incedere della pedalata di una bicicletta. Con queste prerogative è nato il progetto provinciale di dotare le valli del Trentino di piste ciclabili protette, utilizzabili da tutte le categorie di ciclisti, sia allenati agonisti, che pedalatori della domenica. L'idea di costruire una rete di piste ciclabili, collegate fra loro per quanto possibile, vuole essere l'inizio per una nuova proposta che il Trentino cerca di avviare nel campo del turismo in bicicletta. Come già è avvenuto soprattutto nei Paesi del centro e nord Europa, dove il cicloturismo è a tutti gli effetti una risorsa turistica di rilievo, anche in Trentino la predisposizione di vie di comunicazione alternative a quelle per le automobili apre una possibilità in più per dare spazio ad una nuova forma, almeno per la nostra regione, di turismo ecocompatibile.

"Pietra: antichi e nuovi percorsi della pietra trentina". Per scoprire l'attualità, la forza e la bellezza di una tradizione millenaria.

Il Trentino è terra di montagne, di boschi, di laghi, di paesaggi rocciosi. E' terra di rocce. In Trentino la pietra parla il linguaggio della natura e il linguaggio antico delle tradizioni, testimoniate dall'arte e dall'attività edificatoria del passato: il duro e secolare lavoro delle maestranze impegnate nell'estrazione, la fantasia, la perizia di scultori, scalpellini e lapicidi. Pietra è il materiale delle case nelle città e nei paesi trentini, dei castelli abbarbicati sulle pendici delle montagne, delle pievi isolate. In pietra sono scolpite epigrafi romane e capitelli romanici, portali rinascimentali, altari barocchi. Tracce indelebili e preziose che la storia ci ha lasciato. Ma la storia della pietra trentina non è rivolta solo all'indietro, nei secoli remoti. C'è una storia più recente che parla di modernità, che guarda all'architettura e al design contemporaneo. È una storia che coinvolge grandi architetti del '900 italiano e i protagonisti del progetto d'oggi.

Per raccontare tutto questo, per rilanciare in termini nuovi il valore di una tradizione millenaria, ha preso il via nel 2003 il programma "Pietra: antichi e nuovi percorsi della pietra trentina": un progetto ambizioso, attento alle sollecitazioni di artisti, progettisti e teorici e in dialogo con istituti, scuole, riviste di design, istituzioni museali a livello europeo. Un progetto che stimola gli stessi produttori a riconoscere in questo orizzonte ampio, internazionale e culturalmente avanzato potenzialità inedite per promuovere il prodotto "pietra trentina".

GEOGRAFIA FISICA

Geologia. Il territorio della regione, che è la più settentrionale fra quelle italiane, si estende sul versante meridionale dell'arco alpino, appoggiandosi allo spartiacque principale della catena, ed è interamente montuoso. Predominano le formazioni di rocce metamorfiche (scisti, micascisti, gneiss) nel settore settentrionale della regione lungo un ampio arco, che si stende dal gruppo dell'Ortles-Cevedale lungo le Alpi Venoste, Breonie e Aurine fino alle Vedrette di Ries. Immediatamente più a sud, in un vasto settore compreso tra la Conca di Merano e il Passo Rolle, si stende la piattaforma porfirica atesina che presenta una morfologia piuttosto dolce, in netto contrasto con l'asperità di forme della regione a rocce metamorfiche. Se si escludono poi il gruppo dei Monzoni e i massicci dell'Adamello-Presanella e della Cima d'Asta, l'intero settore meridionale della regione è interessato da formazioni rocciose sedimentarie risalenti al Mesozoico e al Cenozoico , in prevalenza dolomie e calcari; si innalzano qui alcuni dei più noti gruppi dolomitici, quali la Marmolada, il Catinaccio e il Gruppo di Brenta, dalle forme fantastiche con altissime pareti a picco emergenti d'improvviso da dolci ondulazioni boscose.

Morfologia. Dal punto di vista morfologico, la regione comprende la sezione alpina del bacino dell'Adige  l'intero bacino del Sarca, che tributa al Lago di Garda  e i bacini superiori del Chiese e del Brenta, il primo affluente dell'Oglio, il secondo tributario direttamente del Mar Adriatico. Il fiume di gran lunga più importante è dunque l'Adige, che nasce presso il Passo di Resia, percorre la longitudinale Val Venosta fino a Merano  dove piega a sud-est; a Bolzano riceve da sinistra l'Isarco  che gli convoglia anche le acque della Rienza (Val Pusteria), e percorre con direzione sud-ovest un lungo e profondo solco v allivo trasversale all'orientamento della catena alpina, ricevendo da destra il Noce (valli di Sole e di Non) e da sinistra l'Avisio (valli di Fassa, di Fiemme e di Cembra); il solco vallivo a sud di Trento prende il nome di Val Lagarina. Appartiene alla regione l'estremità settentrionale del Lago di Garda; degli altri laghi, quasi tutti piccoli e d'origine glaciale o morenica, i principali o più noti sono quelli di Molveno, di Ledro, di Levico, di Caldonazzo, di Braies, di Carezza, di Tovel e quello di sbarramento artificiale di Santa Giustina. I ghiacciai più estesi si trovano sui versanti dell'Adamello-Presanella, dell'Ortles-Cevedale, delle Alpi Venoste, delle Alpi Aurine e, nella regione dolomitica, sulla Marmolada.

Clima. Il di verso orientamento vallivo e le differenze di altitudine e di esposizione danno luogo a condizioni climatiche assai varie. Nell'area del Garda e in alcune conche più riparate, come quella di Merano, si hanno regimi termici submediterranei, mentre nelle zone più elevate le condizioni termiche sono quelle tipiche della media e dell'alta montagna con inverni freddi e nevosi, estati fresche e ventilate e rilevanti escursioni termiche giornaliere. Le precipitazioni variano molto da zona a zona; sono più copi ose sui rilievi più elevati dei settori meridionali e sud-occidentali, più esposti all'afflusso degli umidi venti, che giungono dalla pianura, e diminuiscono in misura vistosa nelle più ampie conche dell'interno e nelle valli più larghe.

GEOGRAFIA UMANA

Per densità demografica, il Trentino-Alto Adige è la regione meno popolata d'Italia dopo la Valle d'Aosta e la Basilicata; ma la popolazione è in aumento grazie al saldo positivo del movimento naturale, assai superiore al flusso emigratorio. Estremamente ineguale è la distribuzione della popolazione, che si raccoglie in grande prevalenza nei fondovalle più ampi, dove più sviluppate sono le attività agricole più redditizie. Il fenomeno dello spopolamento montano inte ressa un po' tutta la regione ed è rallentato solo in quei comuni nei quali accanto alle tradizionali attività si è sviluppato il turismo.

 

Confina con l'Austria a nord, con la Svizzera e la Lombardia a ovest e con il Veneto a sud e a est. Comprende le province di Bolzano e di Trento; il capoluogo regionale è Trento. 515f56f Il Trentino-Alto Adige costituisce dal 1948 (insieme al Friuli-Venezia Giulia, alla Sardegna, alla Sicilia e alla Valle d'Aosta) una regione autonoma a statuto speciale. È infatti una regione divisa in due aree con caratteri linguistici e culturali diversi: in Trentino si parla l'italiano, mentre in Alto Adige vi è l'assoluta prevalenza del tedesco, oltre a una minoranza che parla il ladino in alcune vallate delle Dolomiti. Tra le garanzie regionali vi è quella di assicurare il mantenimento del plurilinguismo: il tedesco è equiparato all'italiano a tutti gli effetti.
La doppia denominazione di Trentino-Alto Adige denota chiaramente che la regione è formata da due sezioni ben distinte, già austriache ed entrate a far parte del Regno d'Italia nel 1918 col nome di Venezia Tridentina, per distinguerle da quella che allora era la Venezia Euganea, ovvero l'odierno Veneto. Il Trentino, di lingua e cultura italiane, deriva il suo nome da quello del capoluogo. L'Alto Adige, rimasto essenzialmente di lingua e cultura tedesche, trae il nome dal fiume Adige, di cui occupa la sezione superiore del bacino idrografico; più propriamente storico-geografica è la denominazione Sud Tirolo.
Il Trentino-Alto Adige si estende per 13.607 km2 e ha una popolazione, relativamente scarsa, di 922.209 abitanti (1997); la densità è pari a poco più di un terzo della media nazionale (68 abitanti per km2 contro 191). I confini corrispondono quasi ovunque a sezioni o sistemi montuosi delle Alpi (Alpi Retiche, Alpi Noriche, Dolomiti). A sud, dove trapassa all'area prealpina, la regione include l'estremità settentrionale del lago di Garda.
Il territorio, situato quasi al centro della regione alpina, è interamente montuoso; l'unica altra regione italiana totalmente alpina è la Valle d'Aosta. I lineamenti del rilievo sono complessi. Lungo la linea di spartiacque che separa la regione dall'Austria si sviluppa in più dorsali una sezione delle Alpi Noriche: a ovest, a partire dal passo di Resia (1508 m), include le Alpi Venoste, che formano un bastione erto e compatto, sovrastato da varie cime di oltre 3000 m e culminante nella Palla Bianca (3736 m); verso est si elevano, non meno compatti, i rilievi delle Alpi Aurine o Alpi dello Zillertal, che però si estendono soprattutto in Austria. Queste cinte montuose sovrastano importanti e popolose vallate, con la loro rete di valli laterali minori. Le principali sono la Val Venosta e la valle dell'Isarco con la Val Pusteria, che confluiscono presso Bolzano nella valle dell'Adige, che da qui in avanti ha sviluppo meridiano. Il Trentino-Alto Adige è ricco di piccoli laghi di montagna (circa 600), alcuni dei quali hanno, per la loro bellezza, meritata notorietà, così come i centri turistici che sorgono sulle loro sponde: in provincia di Bolzano, si ricordano i piccoli laghi di Braies, di Carezza e di Dobbiaco; in provincia di Trento, i più estesi sono i laghi di Levico (1,05 km2), di Molveno (2,5 km2) e di Caldonazzo (5,38 km2) e, in area prealpina, di Ledro (2,1 km2).
Regione a reddito medio-basso sino a tutti gli anni Sessanta, il Trentino-Alto Adige ha saputo successivamente realizzare uno straordinario sviluppo economico; con più di 32 milioni annui di reddito per abitante la regione oggi si colloca ai primissimi posti su scala nazionale. La disoccupazione, pari al 4% della popolazione attiva (al 3% per l'Alto Adige), è la più bassa d'Italia (la media nazionale supera il 12%).
La regione, che ospita l'1,5% della popolazione italiana, contribuisce per il 2,5% alla produzione agricola nazionale. In Trentino le aziende sono frazionate e quindi di dimensione non sempre ottimale, mentre in Alto Adige il sistema detto del "maso chiuso" (cioè della fattoria indivisa), in virtù del quale la proprietà agricola passa interamente in eredità al solo figlio primogenito, comporta una superficie agraria delle aziende superiore, consentendo una più elevata produttività. Un'efficiente organizzazione di cooperative (casse rurali di prestiti e risparmi, consorzi di produttori e distributori, latterie e cantine sociali ecc.) sopperisce agli effetti negativi dell'eccessivo frazionamento del settore. È inoltre diffusa, specie in Alto Adige, la proprietà collettiva, in genere comunale, di pascoli e di boschi, per assicurare un minimo sostentamento alle più isolate comunità montane.
Nonostante la già ricordata ricchezza di energia elettrica, la regione ha scelto in generale di adottare una particolare politica economica: vendere il surplus prodotto, piuttosto che sviluppare una grande industria locale. Uno dei motivi di questa condotta è sicuramente la volontà di non creare effetti negativi per l'ambiente naturale e, di conseguenza, per il turismo.
Circa tre quarti del reddito prodotto nella regione provengono dalle attività terziarie, soprattutto dal commercio e dal turismo. L'attrezzatura alberghiera, ricettiva e sportiva in genere, è tra le migliori d'Italia; le sole Dolomiti possono offrire più di 1000 km di piste da sci e circa 500 impianti di risalita. Località di villeggiatura estiva e di sport invernali come Madonna di Campiglio, San Martino di Castrozza, Corvara, Canazei, Alpe di Siusi, Val Gardena, Val Badia e tantissime altre hanno fama meritata. Il Trentino dispone inoltre di stazioni climatiche sul lago di Garda (Riva del Garda). L'Alto Adige ha la massima concentrazione italiana di aziende attrezzate per l'agriturismo. L'apporto fornito dalla regione al complessivo reddito italiano proveniente dal turismo è pari al 12%; considerato in proporzione al numero di abitanti è un assoluto primato nazionale.
L'Alto Adige è più esteso del Trentino (7400 km2 contro 6207) e ha un minor numero di abitanti; ne deriva una minore densità della popolazione. Tuttavia è un divario che si va attenuando; l'Alto Adige è una delle pochissime zone dell'Italia settentrionale che registra una, se pur lieve, crescita demografica, mentre il Trentino si è allineato al resto del Nord Italia nel crollo delle nascite.
La regione ha una distribuzione urbana equilibrata: ogni provincia ha una città principale, il capoluogo, che si aggira sui 100.000 abitanti, e una città secondaria, sui 35.000 abitanti (precisamente Merano in provincia di Bolzano e Rovereto in provincia di Trento). Le vallate rappresentano le aree di popolamento ed è nel loro ambito che si sviluppa la vita regionale, basata su un'organizzazione territoriale unitaria ed efficiente, favorita dai buoni collegamenti stradali.

Dove si trova
È la regione più settentrionale d'Italia e confina con Svizzera ed Austria.

Il territorio
Il suo territorio è prevalentemente montuoso e si contraddistingue per le numerose vallate. Qui nasce l'Adige, secondo fiume della penisola.

C'era una volta
Al Museo Archeologico dell'Alto Adige di Bolzano si possono ammirare una miriade di statue, oggetti, armi e monili che documentano la storia locale, dal Paleolitico e Mesolitico fino all'epoca Carolingia; ma si può anche fare la "conoscenza" di Ötzi: l'uomo venuto dal ghiaccio vissuto più di 5.000 anni fa e ritrovato mummificato dal freddo, nel 1991, in Val Senales. Al suo fianco, anche l'equipaggiamento e gli abiti (o almeno quel che resta di calzoni, mantello, faretra e scarpe) da lui indossati durante la sua ultima spedizione tra i ghiacciai di Similaun. Il tutto, supportato da foto, filmati e pannelli esplicativi relativi alla scoperta e al recupero del vecchio Ötzi.

Da vedere
Per chi non ama i luoghi comuni, il Trentino Alto Adige è il rifugio ideale: una regione tutta da scoprire, tra neve e storia. A farle da sfondo, paesaggi mozzafiato, mèta preferita di appassionati di sport invernali e romantici di ogni età. Ideali per sciare le cime ed il comprensorio delle Dolomiti, dove ci si può scatenare anche con snowboard e slittini. Per chi alle montagne preferisce i laghi, in Trentino ne sono stati censiti ben 297: dal Garda a quello di Molveno passando per Caldonazzo, Levico, Ledro e Braies. E poi Doss Castel di Fai della Paganella, uno dei siti archeologici più rinomati del Trentino, dove sono state scoperte tracce di un insediamento preistorico. E, a proposito di fiori d'arancio (di solito ogni seconda domenica di gennaio), a Casterotto si può assistere a un originale matrimonio contadino, rievocazione della cerimonia nuziale in uso sull'Altipiano fino ai primi anni '70. Per i romantici e gli amanti del mistero, la puntata è d'obbligo in uno dei tanti castelli del Trentino, come quelli di Trostburg (Ponte Gardena), Tirolo (Merano), Taufers (Campo Tures), Beseno (Besenello) e Rovereto. Gli habitueé dei centri benessere potranno sperimentare nuovi trattamenti e cure termali soprattutto a Merano, dove si utilizza a scopi terapeutici l'acqua minerale radioattiva del Monte Virgilio. Per i più curiosi, poi, appuntamento ad agosto a Longiarù (Bolzano) per la Festa dei mulini, con annesse specialità ladine e visite ai mulini ancora attivi, mentre i buongustai potranno optare per la Festa dello Speck di Bolzano (maggio) e le Giornate dello Yogurt di Vipiteno (luglio).

Testimonial
Natii della regione sono l'arrampicatore estremo Reinhold Messner e il campione olimpico di sci alpino Gustav Thoeni. Numerosi anche i personaggi storici che soggiornarono da queste parti: dai condottieri Massimiliano I d'Austria e Napoleone Bonaparte a Vittorio Emanuele III.

Sulla tavola
Prendi la coscia disossata in un maiale, arrotondale la punta e immergila per due settimane in una vasca (a secco) traboccante di sale, pepe, ginepro e altre spezie di montagna, affumica il tutto e lo speck è fatto. Il fiore all'occhiello gastronomico del Trentino Alto Adige è da gustare a fette più o meno spesse, magari accompagnato da pane di segale croccante. Altrettanto appetitoso, tra i salumi, il Kaminwurz che, come si può intuire dal nome, vanta un'affumicatura in camino. Grana trentino, Nostrano, Toma di montagna e Casolèt sono invece i formaggi più gettonati, spalleggiati da fette di pane dal nome spesso impronunciabile: Kaisersemmel (rosetta imperiale), Breatl (pagnotta), Brotklee (pane alla trigonella) e Palabirabrot (pane alle pere). E che dire delle altre due "regine" della gastronomia locale, la polenta e le mele? Genuine e inimitabili, proprio come i dolci: dallo strudel (pasta sfoglia ripiena di mele) al krapfen (imbottito di marmellata) passando per lo Zelten (pane dolce farcito con canditi e frutta secca). Tra le ricette da provare, il gulasch (spezzatino arricchito con spezie piccanti e cipolle), il fagiano al vino bianco, il formaggio fritto (Asiago), i canederli (piatto a base di mollica di pane), la zuppa di lumache alla meranese e i fagottini di finferli e porcini. Speciali anche i vini: Merlot, Carbernet, Pinot, Chardonnay, Riesling e gli ottimi spumanti della zona.

Camera con vista
C'è modo e modo di gustare una vacanza in Trentino Alto Adige. Ma di sicuro, uno dei più originali, è quello da vivere in un maso: tipica costruzione in legno con tetto spiovente, che ricorda la baita frequentata dalla piccola Heidi. Qui, oltre a godersi il meritato relax, coccolati dalla genuina ospitalità dei padroni di casa o farsi "rapire" da qualche trattamento di wellness alpino, si potranno assaggiare anche tanti piatti tradizionali introvabili nei ristoranti di città.

REGIONE AUTONOMA TRENTINO-ALTO ADIGE
Cenni di storia

L'autonomia della Regione Trentino-Alto Adige trova il suo fondamento nell'accordo firmato il  settembre 1946 a Parigi dai Ministri degli Esteri di Italia e Austria, Alcide Degasperi e Karl Gruber. Il punto di arrivo della sua attuazione è il 12 giugno 1992, con il rilascio della cosiddetta quietanza liberatoria, con cui si concluse la controversia aperta nel 1960 dall'Austria contro l'Italia davanti alle Nazioni Unite, riguardante la mancata attuazione di tale accordo.

Quest'ultimo fu voluto dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, a tutela della minoranza di lingua tedesca, contestualmente alla decisione di non concedere la riunificazione del Sudtirolo all'Austria, come richiesto dai portavoce della popolazione sudtirolese. L'accordo divenne un allegato al trattato di pace degli Alleati con l'Italia.

Le ragioni di un'autonomia così estesa vanno ricercate sia nella spiccata tradizione autonomistica del territorio alpino in cui si trova la Regione Trentino Alto Adige, sia nell'intuizione dei due statisti di risolvere il problema della convivenza fra gruppi linguistici diversi attraverso il riconoscimento di particolari garanzie di tutela della lingua e della cultura, anziché, come avveniva contemporaneamente presso altri confini difficili, attraverso il trasferimento delle popolazioni.

L' Alto Adige/Sudtirolo usciva allora da un lungo e tormentato periodo, in cui la politica fascista aveva tentato in vari modi di snazionalizzare la minoranza tedesca e la politica del Terzo Reich, in accordo col regime mussoliniano, aveva prospettato ed avviato una drastica e drammatica soluzione della questione attraverso le cosiddette "opzioni" del 1939 e il trasferimento delle popolazioni. Inoltre, nei venti mesi della "Zona di Operazioni delle Prealpi" (1943-1945), la sovranità italiana sulle provincie di Bolzano, Trento e Belluno era stata di fatto sospesa. Tutto ciò si collocava al culmine di un periodo di conflitti nazionalistici, all'interno di una regione plurilingue, che risalivano almeno alla fine dell'Ottocento.

L'articolo 1 dell'Accordo di Parigi, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre del 1947, afferma che: "Gli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano e quelli dei vicini comuni bilingui della provincia di Trento godranno di completa eguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, nel quadro delle disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca". Nell'articolo 2 viene riconosciuto alle popolazioni del Trentino Alto Adige l'esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo.

Il 26 febbraio del 1948 fu approvato il primo Statuto d'autonomia, con legge costituzionale del Parlamento italiano. Lo schema era tripolare, con la Regione e le due Province di Bolzano e di Trento.

L'attuazione dell'autonomia incontrò, tuttavia, notevoli difficoltà. E ben presto, da parte dei rappresentanti politici della minoranza di lingua tedesca, si denunciò il mancato recepimento dei principi dell'accordo Degasperi-Gruber.

Contemporaneamente si manifestarono forti tensioni politiche e sociali che portarono ad una lunga serie di attentati dinamitardi. Nel 1960 il cancelliere austriaco Bruno Kreisky portò la questione sudtirolese all'attenzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che con due risoluzioni invitò le due parti alla trattativa allo scopo di trovare una soluzione a tutte le divergenze riguardo l'applicazione dell'accordo di Parigi.

Il Governo italiano istituì una Commissione di studio per i problemi dell'Alto Adige, che lavorò per molti anni all'elaborazione di norme da sottoporre al consenso anche di Vienna e dei rappresentanti politici della popolazione sudtirolese. Nel 1969 fu conclusa la trattativa e concordato il cosiddetto "Pacchetto di misure a favore delle popolazioni altoatesine".

Il "Pacchetto", approvato dal congresso della SVP, dal Parlamento italiano e da quello austriaco, rappresentò il fondamento politico della nuova autonomia.

Da qui nasce il Secondo Statuto, approvato dal Parlamento italiano il 10 novembre 1971. Esso assegna alle due Province di Trento e di Bolzano un vasto numero di competenze legislative detenute fino ad allora dalla Regione, a cui se ne aggiunsero altre trasferite dallo Stato. Nel corso dei successivi vent'anni, ad opera delle commissioni paritetiche "stato-autonomie", istituite per predisporre le norme di attuazione dello Statuto, l'autonomia venne di fatto notevolmente ampliata assumendo, anche nello spirito regionalista che cominciava man mano a prendere piede in tutto il territorio nazionale, il respiro e la dimensione di autonomia territoriale.

Fra le novità introdotte dal nuovo Statuto vi è la tutela, oltre che della minoranza di lingua tedesca, anche delle altre minoranze locali presenti sul territorio regionale, come i ladini di entrambe le province.

Elemento cardine del sistema autonomistico è il bilinguismo, mentre lo strumento per raggiungere un equilibrato assetto socio-economico è la "proporzionale". Un meccanismo che prevede il diritto dei gruppi linguistici ad essere rappresentati per quote nell'impiego pubblico e nell'accesso ad alcuni benefici di carattere sociale (ad esempio nell'assegnazione degli alloggi pubblici).

Attualmente è in corso una fase di dibattito e riflessione che riguarda l'adeguamento della Regione, nelle sue forme istituzionali, ai cambiamenti intervenuti negli ultimi vent'anni.

L'Accordo di Parigi

L'Accordo di Parigi prevede all'art. 1 la completa eguaglianza di diritti degli "abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano e di quelli dei vicini comuni bilingui della provincia di Trento rispetto agli abitanti di lingua italiana" nel quadro delle disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca. In particolare l'art. 1 garantisce ai cittadini di lingua tedesca l'insegnamento nella loro lingua materna, l'equiparazione della lingua tedesca alla lingua italiana nelle pubbliche amministrazioni, nella nomenclatura topografica bilingue, il ripristino dei nomi di famiglia tedeschi che siano stati italianizzati nonché la parità di diritti nell'accesso a pubblici uffici allo scopo di attuare una più soddisfacente distribuzione degli impieghi tra i gruppi etnici ("appropriate proportion of employment").

L'art. 2 riconosce "alle popolazioni delle zone sopradette l'esercizio di un potere legislativo ed esecutivo regionale autonomo", sancendo quindi la vera autonomia per la provincia di Bolzano e per "i vicini comuni bilingui della provincia di Trento". Allora facevano parte della provincia di Trento anche i vicini comuni bilingui della Bassa Atesina e della Valle di Non, ai quali, secondo l'interpretazione dei sudtirolesi, si faceva riferimento.

Con l'art. 3 il Governo italiano s'impegna, previe consultazioni con il Governo austriaco, a rivedere il regime delle opzioni di cittadinanza, a concludere accordi per il reciproco riconoscimento dei titoli di studio, a facilitare il libero transito di passeggeri e merci nonché un più esteso traffico di frontiera.

A quel tempo, parti della popolazione del Tirolo e del Sudtirolo reagirono con grande delusione ai risultati delle trattative di Parigi ed a questo accordo, che indirettamente significava l'approvazione dell'annessione del Sudtirolo all'Italia.Solo la storia potrà giudicare se fu giusto o meno approvare questo accordo; certo è che l'Accordo di Parigi garantisce oggi l'autonomia amministrativa e legislativa, promuovendo la tutela delle minoranze e la collaborazione dei gruppi etnici.

All'Accordo Degasperi-Gruber fa esplicito riferimento la cosidetta "quietanza liberatoria" alla base della quale nel giugno 1992 è stata dichiarata conclusa la vicenda della questione sudtirolese aperta davanti all'ONU nel 1960.

Testo dell'Accordo di Parigi nella versione italiana

    1. Gli abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano e quelli dei vicini comuni bilingui della provincia di Trento, godranno di completa eguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, nel quadro delle disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca.

In conformità ai provvedimenti legislativi già emanati od emanandi, ai cittadini di lingua tedesca sarà specialmente concesso:

l'insegnamento primario e secondario nella loro lingua materna;

l'uso, su di una base di parità, della lingua tedesca e della lingua italiana nelle pubbliche amministrazioni, nei documenti ufficiali, come pure nella nomenclatura topografica bilingue;

il diritto di ristabilire i nomi di famiglia tedeschi che siano stati italianizzati nel corso degli ultimi anni;

l'eguaglianza di diritti per l'ammissione a pubblici uffici, allo scopo di attuare una più soddisfacente distribuzione degli impieghi tra i due gruppi etnici.

    2. Alle popolazioni delle zone sopraddette sarà concesso l'esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo, nell'ambito delle zone stesse. Il quadro nel quale detta autonomia sarà applicata sarà determinato, consultando anche elementi locali rappresentanti la popolazione di lingua tedesca.

    3. Il Governo italiano, allo scopo di stabilire relazioni di buon vicinato tra l'Austria e l'Italia, s'impegna, dopo essersi consultato con il Governo austriaco, ed entro un anno dalla firma del presente Trattato:

a rivedere, in uno spirito di equità e di comprensione, il regime delle opzioni di cittadinanza, quale risulta dagli accordi Hitler-Mussolini del 1939;

a concludere un accordo per il reciproco riconoscimento della validità di alcuni titoli di studio e diplomi universitari;

ad approntare una convenzione per il libero transito dei passeggeri e delle merci tra il Tirolo settentrionale e il Tirolo orientale, sia per ferrovia che, nella misura più larga possibile, per strada;



a concludere accordi speciali tendenti a facilitare un più esteso traffico di frontiera e scambi locali di determinati quantitativi di prodotti e di merci tipiche tra l'Austria e l'Italia

LO STATUTO SPECIALE DI AUTONOMIA
PER IL TRENTINO-ALTO ADIGE

PREMESSA

Con l'entrata in vigore della Legge costituzionale n. 3 del 2001 di riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione l'assetto istituzionale delineato dallo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige ha conosciuto significative modificazioni.

Infatti, ai sensi dell'articolo 10 della stessa Legge costituzionale, le disposizioni in essa contenute si applicano anche alle Regioni a Statuto speciale ed alle Province autonome di Trento e di Bolzano per le parti di cui prevedono forme di autonomia più ampie di quelle attribuite.

Il tenore di tale disposizione, che scongiura il verificarsi di profili di minor autonomia delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome rispetto alle Regioni a Statuto ordinario, direttamente e pienamente destinatarie della riforma costituzionale, crea purtroppo, da un canto, problemi di ordine interpretativo, in riferimento all'individuazione della parti della Legge costituzionale n. 3/2001 che prevedono effettivamente forme di autonomia più ampie a quelle già attribuite alle Autonomie speciali (non solo in sede statutaria ma, eventualmente, con altre fonti normative, quali le norme di attuazione adottate ai sensi dell'articolo 107 dello Statuto) e, dall'altro impone, per la ricostruzione dell'assetto autonomistico vigente, la lettura dello Statuto speciale "in combinato disposto" con la Legge costituzionale n. 3/2001 stessa.

L'articolo 10 della stessa Legge costituzionale non ha, infatti, comportato una formale modifica statutaria (la disposizione si apre infatti con l'espressione "sino all'adeguamento dei rispettivi Statuti...") e di conseguenza il testo dello Statuto non può essere diffuso in versione emendata, ma sicuramente una serie di disposizioni statutarie sono da considerarsi, a tutti gli effetti, modificate, soppresse o sostituite da quanto previsto agli stessi fini dalla Riforma costituzionale.

Si richiama, a mero titolo esemplificativo, l'articolo 55 dello Statuto, relativo al controllo sulle leggi regionali e provinciali, venuto meno a seguito della sostituzione dell'articolo 127 della Costituzione, che non prevede più il visto governativo ma la possibilità per il Governo - o nel caso opposto per le Regioni - di promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale entro i 60 giorni dalla pubblicazione della legge regionale.

Modificato risulta anche, sotto alcuni profili, il quadro delle competenze legislative mentre sono significativamente innovati i Principi in materia di autonomie locali. Per tali ragioni la presente pubblicazione contiene, oltre allo Statuto speciale e alla Legge costituzionale n. 2/2001, che ha parzialmente modificato gli Statuti speciali di Autonomia, la Legge costituzionale n. 3/2001 "Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione".

Trento, 27 agosto 2003

MUSEI

Località

Indirizzo

Esposizione

Bolzano - Museo Civico

Via Museo

collezioni archeologiche, storiche e folcloristiche

Bolzano - Museo Archeologico dell'Alto Adige

Via Museo 43

cimeli e  video con ricostruzione del ritrovamento della mummia "Otzi" risalente a 5.000 anni fa comprende anche notevole collezione archeologica

Bressanone (BZ) Museo Diocesano

Piazza Hofburg

raccolta di sculture lignee romaniche, tavole dipinte, sculture gotiche e una collezione di presepi in legno

Bruni (BZ) Museo degli Usi e Costumi

Via Herzog Diet 24

raccolta di materiale sulla storia, l'economia, gli usi e i costumi della popolazione altoatesina nel corso dei secoli

Caldaro sulla strada del vino (BZ) Museo del Vino

Via dell'Oro 1

il museo, situato in una vecchia cantina, raccoglie i principali attrezzi utilizzati per la viticoltura, dalla pergola al torchi, dei tini alle botti

Chiusa (BZ) Museo Civico

Via Fraghes 1

raccolta di dipinti e sculture di provenienza locale dal 400 ai primi del 900. Da visitare il Tesoro di Loreto, con opere d'arte sacra, e la Galleria Civico con mostre temporanee

Chiusa (BZ) Museo del Villaggio

Via Gudon 51

raccolta di attrezzi agricoli e artigianali delle gente altoatesina e una piccola raccolta di quadri e paramenti sacri dal 500 a oggi

Laives (BZ) Piccolo Museo Navale

Via Fabio Filzi 7

nel museo sono raccolti modelli in scala di navi da guerra di diversi paesi, oltre a dipinti del pittore olandese Jan Toete che raffigurano scene di battaglie navali

Merano (BZ) Castello Principesco

Piazza Castello

nel museo vi è una raccolta d'armi, una collezione di sculture gotiche, una di strumenti musicali antichi e una con stufe in maioliche del XV secolo

Merano (BZ) Museo Civico

Via G. Galilei 43

raccolta di documenti sull'arte e la cultura popolare del territorio, una piccola collezione di dipinti di autori locali del 600 e del 700, costumi dell'800 e una collezione di sculture gotiche del 500 tirolese

Merano (BZ) Museo della Donna

Via Portici 68

nel museo è documentata con una esposizione permanente di oggetti femminili l'evoluzione delle condizioni della donna dagli inizi del secolo ad oggi

Ortisei (BZ) Museo della Val Gardena

Via Rezia 83

nel museo è documentata l'arte e l'artigianato della Val Gardena. Da visitare una collezione di giocattoli in legno dal 1700 al 1940, oltre a una sezione paleontologica con fossili e minerali e una archeologica dal mesolitico all'età del ferro

Postal (BZ) Museo Fauna Atesina

Via Campania 1

nel museo vi è una collezione di uccelli imbalsamati della zona, di uccelli migratori e di alcuni mammiferi

Renon (BZ) Museo dell' Apicoltura

Frazione Costalovara 15

in un antico maso del XIV secolo, sono raccolti attrezzi e materiale riguardante l'apicoltura

San Candido (BZ) Museo della Collegiata

Via Atto 3

nel museo sono conservati ritratti, pitture, statue e documenti dell'archivio della Collegiata a partire dal XVIII secolo

San Leonardo in Passiria (BZ) Museo "A. Hofer"

Via Passiria

nella casa natale del patriota altoatesino fucilato a Mantova, sono conservati quadri, vestiti e armi

San Martino in Badia (BZ)

Val Badia 39030 Via Tor 72

le tematiche, gli oggetti e le documentazioni scelte da questo museo, sono proprie dell'area naturale, culturale e vitale dei ladini dolomitani. Vi si svolgono annualmente mostre, concerti, simposi e si tengono relazioni sulle più svariate tematiche inerenti alla lingua e cultura ladina

San Martino In Passiria (BZ) Heimat Museum

Via del Giovo 9

raccolta di attrezzi e utensili che documentano la vita e la cultura della popolazione della Val Passiria

Sesto (BZ) Museo "R. Stolz"

Via dolomiti 16

nel Palazzo Comunale, sono conservate opere del pittore altoatesino Rudolf Stolz

Tirolo (BZ) Museo Agricolo "Brunnenburg"

Via Ezra Pound 3

raccolta di documenti fotografici e in video del lavoro dei campi e delle attività artigianali

Tirolo (BZ) Museo Storico di Castel Tirolo

Via Castello 24

raccolta di oggetti e documenti relativi alla scultura e pittura del medioevo

Ultimo (BZ) Museo Etnografico della Valle

Frazione S. Nicolò

raccolta di documenti degli usi e costumi della popolazione della Val d' Ultimo

Varna (BZ) Pinacoteca dell'Abbazia di Novacella

Via Abbazia 1

nell'Abbazia di Novacella, vi è una Pinacoteca che raccoglie opre d'arte sacra dal 1300 al 1500

Velturno (BZ) Castel Velturno

Via Velturno 1

nel Castello sono conservati affreschi, sculture lignee e tavole prevalentemente gotiche, opere di artisti locali del 7600

Velurno (BZ) Museo di Storia Locale

Via Velturno 1

raccolta di attrezzi dell'agricoltura e dell'artigiano, costumi folkloristici del paese, fotografie

Vipiteno (BZ) Museo "H. Mueltscher"

Via della Commenda 9

raccolta di opere d'arte sacra di Hans Mueltscher

Trento - Castello del Buonconsiglio

Via Bernardo Clesio 3

nel museo vi sono collezioni di arte medievale e moderna, e una collezione di dipinti e sculture dall'età carolingia al Rococò, oltre a una collezione numismatica e una archeologica

Trento - Museo dell'Aeronautica "G. Caproni"

Via Lidorno 3

nel museo sono esposti aerei costruiti tra il 1910 e 1980, un'officina d'epoca e lo studio di Gianni Caproni, la radio di Guglielmo Marconi, e una raccolta di opere di artisti del 900

Trento - Museo di Arte Moderna e Contemporanea




Via R. da sanseverino 45

nella residenza estiva dei Principi Vescovi, sono raccolte opere dal Romanticismo all'arte del 900

Trento - Museo Diocesano Tridentino

Piazza Duomo 18

raccolta di opere tra medioevo e neoclassicismo, numeroso sculture e rilievi lignei della fine del XIV secolo e una raccolta di parati e tessuti tra il XV e il XIX secolo

Trento - Museo Nazionale Storico degli Alpini

Via Brescia

nel museo sono conservati oggetti personali, armi, fotografie e documenti relativi alla storia degli Alpini

Trento - Museo Storico in Trento

Via Bernardo Clesio 3

nel museo sono raccolti cimeli e documenti relativi alla storia del Trentino dal periodo napoleonico alla I guerra mondiale. Sono esposte anche opere di artisti Trentini

Trento - Museo Tridentino di Scienze Naturali

Via Calepina 14

il museo è suddiviso in una sezione mineralogica, una paleontologica, una ornitologica e una erpetologica

Besenello (TN) Castel Beseno

Castel Beseno

il Castel Beseno è un complesso fortificato del XIII secolo. Vi sono torri e spalti smerlati, la muraglia occidentale con tre cannoniere, in una camera il Ciclo dei Mesi, affresco della seconda metà del XVI secolo

Brentonico (TN) Museo del Fossile del Monte Baldo

Via Don Roberti

raccolta di fossili della zona donata da Svoldo Giovanazzi

Cavalese (TN) Museo e Pinacoteca della Magnifica Comunità di Fiemme

Piazza C. Battisti 2

nel museo è conservata una collezione di dipinti di pittori fiemmesi del 700, e una raccolta di documenti e pergamene della Comunità di Fiemme

Drena (TN) Castel Drena

Via Castello

Fortezza di costruzione romanica, con mura ghibelline e una torre altissima al centro,

Isera (TN) Museo della Cartolina "S. Nuvoli"

Via Galvagni 10

raccolta di cartoline suddivise in 19 aeree tematiche dal 1869 a oggi, e una collezione di etichette chiudilettera

Malè (TN) Museo della Civiltà Solandra

Via Trento 1

raccolta di testimonianze sulla vita della comunità della Valle di Sole, con esposizione fi attrezzature e oggetti di uso quotidiano

Molina di Ledro (TN) Museo delle Palafitte

Via Lungolago

raccolta di suppellettili e documenti che descrivono la vita degli antichi abitanti di questo lago alpino

Predazzo (TN) Museo Civico "Geologia ed Etnografia

Piazza SS. Filippo e Giacomo 1

il museo è suddiviso in una sezione paleontologica, con esemplari di fossili animali e vegetali di età ladinica, una mineralogica con minerali della valli di Fiemme e Fassa, una petrografica e una etnografica

Riva del Garda (TN) Museo Civico

Piazza Cesare Battisti 3

il museo ospita una raccolta archeologica con reperti dal neolitico all'alto medioevo, una Pinacoteca con opere del periodo dal XV al XX secolo

Rovereto (TN) Casa Natale di A. Rosmini

Via Stoppani 3

E' la casa Natale del sacerdote e filosofo Antonio Rosmini, arredata con mobili originali

Rovereto (TN) Museo "F. Depero"

Via della Terra 53

nel museo sono conservate opre dell'Artista

Rovereto (TN) Museo Storico Italiano della Guerra

Via Castelbarco 7

nel Castello di Rovereto, realizzato tra il 400 e il 500 da architetti militari veneti, sono conservati esemplari di armi da fuoco e da taglio, uniformi di vari eserciti

San Michele all'Adige (TN) Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina

Via Edmondo mach 2

situato nel monastero dei padri Agostiniani, il museo documenta con riproduzioni di locali, oggetti, attrezzi, e costumi d'epoca gli usi e le abitudini di vita degli abitanti del luogo

Spiazzo (TN) Museo della Guerra Adamellina

Frazione Fisto

raccolta di reperti bellici della I guerra mondiale

Stenico (TN) Castello di Stenico

strada statale per Tione a ponte Arche

nel museo sono conservati mobili, dipinti, armi bianche o da fuoco, antichi utensili databili dal XVI al XIX secolo

Vermiglio (TN) Museo della Guerra Bianca

Via Pizzano 32

nel museo sono conservati armi, della I e II guerra mondiale, vi è anche una sezione con minerali e fossili

ITINERARI TURISTICI

Alta Valsugana

Le cime del Lagorai e dell´Altopiano di Vezzena sono l´ideale per chi ama sci e snowboard. Ricche di storia e cultura Pergine e Val dei Mocheni .

In Valsugana si può scoprire il calore dell´inverno e ci si può regalare una vacanza a contatto con la natura, all´insegna della migliore tradizione e ospitalità. Con il termine Alta Valsugana viene indicata l´area che ricomprende una porzione dell´omonima valle - il tratto che si estende tra le pendici del versante orientale della Marzola e l´abitato di Roncegno Terme - e la Valle dei Mòcheni. Il paesaggio è caratterizzato dalla presenza di due bacini lacustri, il Lago di Caldonazzo e il Lago di Levico, separati tra loro dal Colle di Tenna, dai quali nasce il fiume Brenta.
Tra i centri urbani della zona va ricordato Pergine, capoluogo amministrativo dell´Alta Valsugana, dominata dall´omonimo castello e con un nucleo storico ben conservato. Da Pergine si può accedere alla Valle dei Mòcheni, un´isola linguistica dove la popolazione parla ancora una lingua di origine tedesca e mantiene in vita tradizioni popolari antichissime.
Un altro angolo dell´Alta Valsugana, d´impronta spiccatamente agreste e silvestre, è l´Altopiano della Vigolana: posto sul crinale che separa la Valle dell´Adige dalla Valsugana, a circa 700 metri di altezza, ha un profilo dolcemente ondulato, scandito dalla geometria dei campi coltivati ed ingentilito dai prati che si spingono fin dove inizia il bosco.

Alto Garda, Valle di Ledro, Valle dei Laghi

Grazie all´influsso del Lago di Garda la zona offre un clima mite anche d´inverno, l´ideale per vacanze all´insegna di benessere e relax.

Il territorio di quest´ambito turistico si estende nella vasta conca percorsa dal fiume Sarca, delimitata a sud dal Lago di Garda e dalla Valle di Ledro, ed a nord dalla Valle dei Laghi, ai piedi del Monte Bondone.
La caratteristica principale dell´Alto Garda è il suo clima quasi mediterraneo che, influenzato dalla presenza dell´omonimo lago, offre temperature miti anche d´inverno. Grazie a ciò, se durante l´estate il Lago si concede in particolare agli sportivi (praticabili soprattutto il windsurf, la vela, l´arrampicata e le gite in mountain bike), l´inverno diviene la meta ideale per trascorrere una vacanza nell´atmosfera davvero unica che sanno creare i tanti laghi della zona.
Di grande interesse storico sono poi i castelli della zona, gli edifici ed i monumenti di grande valore artistico ed archittetonico.
La Valle di Ledro si presenta con un paesaggio dominato da aspre montagne e folti boschi. Il villaggio palafitticolo di Molina di Ledro - sulla sponda dell´omonimo lago - viene fatto risalire a duemila anni prima di Cristo e costituisce un prezioso patrimonio archeologico i cui reperti sono custoditi in un vicino museo.
La Valle dei Laghi prende il nome dai laghi di Cavedine, di Santa Massenza e di Toblino ed offre spunti di carattere paesaggistico, storico ed enologico.

Folgaria, Lavarone e Luserna

Sci alpino e sci di fondo, snowboard e tante escursioni sulle montagne innevate degli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna.

Folgaria e Lavarone d´inverno rappresentano la principale stazione sciistica del Trentino meridionale, a soli 20 km dalle città di Trento e Rovereto e dai caselli autostradali dell´A22 del Brennero (Rovereto nord e Trento centro). 68 chilometri di piste (dalle verdi alle nere, 50 km a Folgaria e 18 km a Lavarone), 7 seggiovie quadriposto ad agganciamento automatico capaci di portare in quota 39.000 p/h sono solo i dati più significativi del carosello dello Skitour dei Forti (questa la denominazione del carosello sciistico degli Altipiani) una sequenza di piste collegate tra di loro in uno scenario alpino di grande bellezza tra i resti delle fortificazioni della Grande Guerra. E per gli appassionati dello sci nordico tre centri del fondo di notorietà internazionale: il Centro del fondo di Passo Coe (35 km di piste), il Centro del fondo di Forte Cherle (14 km) sull´altopiano di Folgaria e il Centro del fondo di Millegrobbe (35 km) sull´altopiano di Lavarone Luserna.

Lagorai, Valsugana Orientale e Tesino

Per sciare nell´atmosfera tranquilla e rilassata di luoghi incontaminati, riassaporando il gusto delle antiche tradizioni della valle.

Le due zone che danno il nome all´ambito turistico della Valsugana Orientale e del Tesino sono, rispettivamente, il solco vallivo percorso dal fiume Brenta, nel tratto compreso tra l´abitato di Borgo Valsugana e Primolano, e l´altopiano che si estende parallelo sulla sinistra orografica della valle.
Il Lagorai è la catena montuosa più selvaggia ed integra del Trentino, tanto che vi è ritornata, ospite benvenuta nelle sterminate abetaie, la lince, felino indicatore naturale d´un buon equilibrio nella catena alimentare. E, in un simile contesto, ecco un´offerta vacanza sulla neve a misura d´ambiente, adatta a chi rifugge chiasso e folle e preferisce rilassarsi immergendosi nella natura.
I funzionali impianti di risalita del Passo Brocon - Marande e di Val Calamento rispondono alle esigenze delle famiglie, accanto ad anelli per lo sci di fondo, tracciati per passeggiate ed escursioni con racchette da neve, o itinerari da compiere con gli sci con pelli di foca. Tutto semplicemente, ma intensamente, quasi parlando sottovoce per timore di disturbare la lince, che magari vi sta guardando dal profondo del bosco ammantato di neve.

Paganella, Andalo, Molveno e Dolomiti di Brenta

Un altopiano attrezzato per tanti sport invernali: dalle piste per il fondo a quelle da discesa, dal palazzo del ghiaccio al centro d´equitazione.

L´Altopiano della Paganella è collocato nella parte centro-occidentale del Trentino, che gravita attorno alla Paganella (la montagna che si affaccia su Trento e la Valle dell´Adige) e le Dolomiti di Brenta. Parte del territorio si estende all´interno del Parco naturale Adamello-Brenta. L´Altopiano offre innumerevoli possibilità di escursioni, dalla più semplice - lungo comodi e facili sentieri - a quella che richiede preparazione ed esperienza su impegnative vie alpinistiche. I centri principali del comprensorio turistico sono Molveno, Andalo e Fai della Paganella. Molveno conta fra le sue attrattive oltre alle Dolomiti anche l´omonimo lago, sulle cui rive è stata negli anni scorsi realizzata ed attrezzata una spiaggia libera, annoverata fra le più belle del Trentino. Andalo vanta tra le sue strutture turistiche una vera e propria cittadella sportiva, recentemente ampliata con un modernissimo stadio del ghiaccio coperto. A Fai si possono inoltre visitare gli scavi archeologici, che hanno portato alla luce i resti di un villaggio retico.

Piné e Cembra

Non solo sci in queste zone ma anche pattinaggio, hockey o equitazione sulla neve. Vi sono alcune località di grande interesse storico-culturale.

Con un´altezza media attorno ai 900 metri, l´Altopiano di Piné si estende parallelamente alla Valle dei Mòcheni e alla Valle di Cembra, con quest´ultima forma un àmbito turistico unico. Il segno distintivo del panorama pinetano è dato dalla presenza di alcuni laghi fra i quali spiccano i due più grandi, quello di Serraia e delle Piazze. I paesi hanno conservato il loro aspetto arcaico e gli abitanti mantengono in vita usi e riti tramandati di generazione in generazione, molto spesso legati direttamente all´agricoltura. In ambito sportivo il nome di Piné è famoso per le moderne strutture di cui dispone per il pattinaggio di velocità sul ghiaccio. A Miola di Piné esiste uno dei più moderni e veloci anelli artificiali olimpici, sul quale si svolgono competizioni di carattere internazionale.

Rovereto, Vallagarina e Altopiano di Brentonico

Lo scenario dei colorati paesaggi della Vallagarina con la prima neve lascia spazio agli appassionati di sci e snowboard sull´Altopiano di Brentonico

Vallate ricche di vigneti, laghi montani come quello di Cei che risiedono nel bel mezzo di foreste verdeggianti, altopiani dove la natura, nelle sue specie più rare, riserva sorprese per gli occhi più attenti.
Il Monte Baldo, che separa la Vallagarina dal Lago di Garda è invece un ambiente di straordinario interesse sotto l´aspetto botanico: qui si trovano numerose e spesso rarissime specie floreali, ora tutelate nella Riserva guidata Bes - Corna Piana.
In una zona a balcone sopra Rovereto e la Vallagarina, sull´Altopiano di Brentonico, la Polsa e San Valentino costituiscono un´offerta-sci adatta ad ogni capacità ed esigenza. Per non dimenticare la località sciistica di Prà Alpesina che, posta sulle pendici del Monte Baldo, è raggiungibile da Avio o dalle stazioni di Brentonico e San Valentino.
La vicinanza del Lago di Garda, inoltre, consente all´ospite piacevoli diversivi ed ulteriori occasioni per una vacanza all´insegna del divertimento e del riposo.
In queste zone non manca pure l´offerta culturale, in particolare a Rovereto, cittadina di nobili tradizioni storiche e dove si può visitare il Mart, ricco museo di arte moderna e contemporanea.

S. Martino di Castrozza, Valli del Primiero e Vanoi

60 km di piste in un pregevole ambiente, paesini di montagna, ospitalità calorosa e attività oltre lo sci caratterizzano questo angolo nelle Dolomiti

La varietà di ambienti e paesaggi è il pregio di quest´area turistica: San Martino di Castrozza, stazione sciistica prestigiosa e vivace; Passo Rolle, il valico a 2000 metri dove si scia per oltre 5 mesi; Primiero, una valle con graziosi paesi di montagna a poca distanza dalle piste; Vanoi, una valle con piccoli paesi ed estese foreste. Questo pregevole ambiente è tutelato da oltre 30 anni dal Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino.
L´offerta sci è ampia: 60 km di piste da sci alpino, 30 km di tracciati per il fondo, impianti moderni e veloci, innevamento programmato sul 95% della ski area, sci notturno, 2 snowpark, kinderheim ed aree gioco sulla neve per i bambini. Inoltre, innumerevoli possibilità per escursioni a piedi, con racchette da neve e sci da alpinismo nei boschi innevati, sulle Pale di San Martino e nel Lagorai. Varia e di qualità anche l´offerta ricettiva e di strutture sportive e ricreative

Terme di Comano - Dolomiti di Brenta e Valli Giudicarie

Ambienti incontaminati adatti ad escursioni e passeggiate, scialpinismo e sci di fondo. E non mancano nemmeno gli impianti per lo sci alpino.



Una rete di piccole valli e convalli che accompagnano il corso di due fiumi, il Sarca e il Chiese: queste sono le Valli Giudicarie, una vasta area dove l´equilibrio tra uomo e ambiente è sempre stato ricercato e difeso.
Una zona sviluppata, compresa tra bacini turistici di livello internazionale come Madonna di Campiglio e il Lago di Garda, con cui condividono non solo le bellezze naturali, ma anche l´efficienza delle infrastrutture e degli accessi.
Ma la vera ricchezza dell´area è un ambiente naturale intatto e allo stesso tempo "a misura d´uomo".
Le imponenti montagne del Gruppo del Brenta fanno da sfondo a morbide colline e ad ampie spianate coltivate, aspetto più evidente di un´impronta rurale che caratterizza il panorama e i centri abitati.
Qui molte attività sportive trovano il loro luogo ideale: splendide passeggiate (nei dintorni di Banale e Lomaso), escursioni, mountain bike, sci di fondo...
Per rigenerarsi completamente, all´attività fisica si può unire un soggiorno alle Terme di Comano (conosciute già dai Romani) le cui acque - oligominerali, ricche di bicarbonato di calcio e magnesio - sono particolarmente efficaci nelle cure dermatologiche.
Di grande interesse anche il sito archeologico di Fiavé, con i suoi insediamenti palafitticoli, e Castel Stenico, uno dei manieri più antichi della provincia.

Trento, Monte Bondone e Valle dell'Adige

Dopo la visita di Trento, ricca di tradizioni storico-culturali, ci si può tuffare nella neve del Bondone, con gli sci da fondo o da discesa.

Il panorama di quest´area, che segue la Valle dell´Adige e comprende la città di Trento, il Monte Bondone e la Piana Rotaliana, è caratterizzato da un ampio fondovalle fiancheggiato da alte montagne.
Per la sua natura pianeggiante e per la presenza del fiume, la Valle dell´Adige ha da sempre costituito la naturale via di collegamento tra nord e sud.
Fu anche in considerazione della sua collocazione geografica che Trento fu designata sede del Concilio del XVI sec., col quale si stabilirono i principi cattolici da oppore al movimento luterano. Quest´occasione coincise con un rinnovamento urbanistico che sviluppò ai piedi del Castello del Buonconsiglio un centro storico di grande interesse artistico ed architettonico, arricchito poi dall´apertura di numerosi musei.
Ad ovest la città è sovrastata dal Monte Bondone, stazione turistica estiva e invernale. Il "monte dei trentini" offre molti spunti a sportivi (che troveranno piste di discesa e di fondo) e naturalisti (che potranno visitare la Riserva integrale delle Tre Cime del Monte Bondone e il Giardino Botanico Alpino).
A nord si estende la Piana Rotaliana, con gli abitati Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all´Adige (da visitare il Museo degli Usi e Costumi della Gente trentina). Zona particolarmente fertile, vanta una lunghissima tradizione nella coltivazione della vite e la produzione vinicola è di assoluta qualità.

Dopo la visita di Trento, ricca di tradizioni storico-culturali, ci si può tuffare nella neve del Bondone, con gli sci da fondo o da discesa.

Il panorama di quest´area, che segue la Valle dell´Adige e comprende la città di Trento, il Monte Bondone e la Piana Rotaliana, è caratterizzato da un ampio fondovalle fiancheggiato da alte montagne.
Per la sua natura pianeggiante e per la presenza del fiume, la Valle dell´Adige ha da sempre costituito la naturale via di collegamento tra nord e sud.
Fu anche in considerazione della sua collocazione geografica che Trento fu designata sede del Concilio del XVI sec., col quale si stabilirono i principi cattolici da oppore al movimento luterano. Quest´occasione coincise con un rinnovamento urbanistico che sviluppò ai piedi del Castello del Buonconsiglio un centro storico di grande interesse artistico ed architettonico, arricchito poi dall´apertura di numerosi musei.
Ad ovest la città è sovrastata dal Monte Bondone, stazione turistica estiva e invernale. Il "monte dei trentini" offre molti spunti a sportivi (che troveranno piste di discesa e di fondo) e naturalisti (che potranno visitare la Riserva integrale delle Tre Cime del Monte Bondone e il Giardino Botanico Alpino).
A nord si estende la Piana Rotaliana, con gli abitati Mezzolombardo, Mezzocorona e San Michele all´Adige (da visitare il Museo degli Usi e Costumi della Gente trentina). Zona particolarmente fertile, vanta una lunghissima tradizione nella coltivazione della vite e la produzione vinicola è di assoluta qualità.

Val di Fassa

Un vero paradiso per gli sciatori, dove si può partecipare alla mitica Marcialonga di sci nordico o provare l´ebbrezza di una discesa in notturna.

Un paradiso per sciatori: ecco la prima cosa che passa per la mente quando si pensa alla Val di Fassa. Chilometri e chilometri di piste bianche che si snodano e si intrecciano tra le montagne più magiche del mondo, le Dolomiti; percorsi dove gli amanti dello sci di fondo si possono allenare prima di unirsi ai protagonisti della famosa Marcialonga; creste che regalano agli scialpinisti panorami mozzafiato sui Monti Pallidi.
Ma una volta arrivati ci si accorge che questa valle a nord-est del Trentino ha da offrire molto di più.
Per amare la Valle di Fassa non si deve necessariamente essere sciatori o sportivi. Basta apprezzare l´ospitalità calda accogliente della popolazione, felice di far partecipi gli ospiti delle antiche tradizioni locali.
La Valle di Fassa è infatti anche un´isola culturale, dove si tutela con impegno la lingua e la cultura ladina.
Un recupero del passato che non esclude una grande apertura verso la modernità; ne sono testimoni le infrastrutture della Valle, come gli impianti di risalita o il Centro "Eghes": ideale per trascorrere una serata tra saune, tuffi in piscina e bagni turchi.
Ma che si scelga di cenare in uno dei tipici rifugi alpini o si preferisca una serata più "moderna", l´importante è prendersi un il di tempo per ammirare il tramonto e vedere come l´Enrosadira tinge di rosso le Dolomiti, regalando un spettacolo assolutamente suggestivo.

Bolzano

La storia medievale di Bolzano è complessa e ricca di fatti, avvenimenti e testimonianze del passato. Infatti Bolzano viene ad assumere una struttura urbana a partire dalla fine del XII secolo, quando il vescovo di Trento, detentore dei diritti comitali sulla zona, inserisce un nuovo borgo mercantile nell'antico contesto di insediamenti sparsi e poco aggregati che caratterizzavano la conca bolzanina.

Per iniziativa dei principi vescovi e della nobiltà regionale (Appiano, Morit-Greifenstein, Wanga, Tirolo-Gorizia), Bolzano conosce così una prima fase di espansione urbana che è peró contrassegnata da un periodo iniziale di grande conflittualità tra i vari poteri che si contendono il controllo del territorio. Soprattutto lo scontro tra i vescovi di Trento ed i conti di Tirolo, proiettati a creare una loro compatta struttura territoriale, assume i connotati di un vero e proprio conflitto militare avente come epicentro proprio la città sul Talvera. Con la soluzione dell'antagonismo a completo favore di Mainardo II di Tirolo-Gorizia, duca della Carinzia, alla fine del XIII secolo e poi con il sostanzialmente pacifico passaggio agli Asburgo nel 1363, il clima politico e sociale bolzanino sembra avviarsi verso un periodo di relativa tranquillità e sviluppo economico. Un notevole contributo normativo dette il privilegio del re Federico III che nel 1442 istituì un consiglio comunale. Questo sviluppo positivo subì nel corso del XV secolo e nel primo Cinquecento un marcato processo di accelerazione e di addensamento, quando il duca Sigismondo prima e re Massimiliano I dopo fanno di Bolzano un nucleo economico e politico della loro contea. Questo contribuisce notevolmente all'integrazione con i distretti circostanti di Gries e Dodiciville, alla cui aggregazione contribuì anche l'appartenenza ad una comune struttura ecclesiastica e giudiziaria.

Nel XVI e XVII secolo l'evoluzione dell'antico distretto cittadino verso un centro urbano di importanza sovraregionale continua. Infatti, la città grazie anche alla notevole immigrazione da parte delle aree meridionali della Germania e dell'Austria compie un salto di qualità a livello degli insediamento di attività produttive, artigianali e mercantili. Questo processo poi sfocia nell'istituzione da parte dell'arciduchessa Claudia de' Medici, di un proprio Magistrato Mercantile negli anni 1633/35.

I proventi della produzione vinicola, delle attività connesse ai trasporti ed ai depositi di merci e delle fiere arricchirono la consistenza ed il prestigio del ceto dei ricchi mercanti nel vecchio nucleo cittadino dei Portici: si iniziavano a delineare così le premesse della radicale evoluzione delle strutture economiche e sociali che si sarebbe avviata e compiuta nei secoli seguenti.

La Bolzano medievale è un interessante esempio delle complesse dinamiche sociali, economiche e politiche che caratterizzano anche altri nuclei urbani di area alpina, con il suo controverso rapporto con il "contado", vale a dire con un territorio circostante cui Bolzano appartiene, ma da cui è anche giuridicamente, oltre che socialmente, distinta, con la presenza di ceti e classi sociali varie e tuttavia interagenti, con il graduale affermarsi di un ceto mercantile a danno dell'originaria elite nobiliare proveniente dalla ministerialità vescovile, con il progressivo, benché parziale ed incompleto, costituirsi di una autonomia comunale.

Dinamiche queste che sono ancora ben leggibili nel tessuto urbano e nelle emergenze architettoniche della città medievale, ove numerosi edifici, ancora esistenti o comunque documentati, testimoniano un passato dinamico ed articolato e spesso in antagonismo: i palazzi cittadini del vescovo e dell'amministrazione asburgico-tirolese, le case torri dell'originaria ministerialità e le case mercantili dei portici, le varie chiese, dalla parrocchiale, alle chiesette dei dintorni, alle importanti chiese degli ordini mendicanti, la fitta presenza di muniti castelli e di ricche residenze rurali nel circondario.

Trento

Capoluogo di Provincia e sede arcivescovile, Trento, il cui stemma ufficiale dal 1407 è l'aquila di San Venceslao, è anche sede vescovile dal IV secolo.
Situata sulla sponda sinistra del fiume Adige, a circa 80 chilometri in linea d'aria dalla Pianura Padana, Trento si trova 194 metri sopra il livello del mare e conta circa 100.000 abitanti.

Circondata dai monti Mondone, Raganella e Marzola, la città si trova al centro della lunga vallata dell'Adige, e all'incrocio delle strade che da Verona, dal lago di Garda e da Bassano, portano alle Dolomiti e al Brennero.

I primi insediamenti umani nel Trentino risalgono al periodo neolitico. Dalla preistoria alla storia, arriviamo al quinto secolo avanti Cristo, quando i Galli Cenomani si sovrapposero alla popolazione indigena. Il loro dominio duro' circa 3 secoli, fino all'epoca dell'avvento della civilta' romana nel secondo secolo a.C.

I romani si fermarono a Trento fino al quarto secolo d.C., periodo in cui iniziano le invasioni barbariche. La città fu infatti degli ostrogoti, dei longobardi, che ne fecero un ducato, e poi dei franchi.

L'inizio del Principato Vescovile, caratterizzo' la societa' trentina dal 1027 al 1801, tempo in cui si sono susseguiti 51 principi vescovi.

Il potere temporale dei vescovi finì nel 1273, quando la città fu governata dai conti del Tirolo, e quindi, dal 1363, dagli Asburgo, ai quali rimase, fatta eccezione per il periodo napoleonico, fino al 1918.


Il 13 dicembre 1545 Trento fu sede del XIX Concilio Ecumenico, noto come Concilio di Trento, una vera e propria "riforma cattolica". Si svolse in 3 sessioni e fu il piu' lungo, il piu' importante e il piu' carico di influenze tra quelli celebrati dalla Chiesa.

Dal 1545 al 1563, Trento fu' al centro dell'interesse mondiale e rappresento' il momento di confronto fra le varie correnti di pensiero religioso, definendo con chiarezza la dottrina cattolica, riaffermando la validità dei principi, e mise in chiaro, tra l'altro, che i Sacramenti sono sette e che il sacerdozio è una istituzione voluta da Cristo.

L'assise si sarebbe dovuta tenere a Mantova il 23 maggio 1537, prima, e a Vicenza il 1 maggio 1538, poi. Una serie di problemi provoco' pero' numerosi rinvii.

Alla fine l'assise si aprì il 13 dicembre 1545 con una lunga processione che partì dalla Chiesa della Santissima Trinita' fino al Duomo. Erano presenti 4 cardinali, 4 arcivescovi, 5 generali di ordini religiosi, 42 teologi, 8 giuristi, 2 ambasciatori e 8 nobili locali. Le sessioni generali del Concilio si svolsero nella Cattedrale di San Virgilio; i lavori terminarono il pomeriggio del 4 dicembre 1563.

Il papa Pio IV con la Bolla "Benedictus Deus" nel 1564 approvo' integralmente tutti i decreti conciliari.

Musica Tradizionale Trentino Tirolese

La musica tradizionale tipica del Trentino, come del resto di altre regioni dell'arco alpino è il canto di montagna; si tratta di un modo di cantare e interpretare gli eventi della vita che è sempre esistito; i canti nascevano nei "filò" serali, quando, in mancanza di televisione, ci si trovava alla sera per chiacchierare e passare il tempo in amicizia, e venivano tramandati da padre in figlio attraverso le generazioni. La nascita ufficiale del canto di montagna possiamo fissarla nell'anno 1926, quando un gruppo di amici appassionati diede vita al Coro della SOSAT, nome successivamente modificato in Coro della SAT; i brani, fino ad allora ad una sola voce, vennero così riadattati e "armonizzati" nella struttura classica a 4 voci maschili: alla melodia principale, eseguita generalmente dai tenori primi, vennero così aggiunte le altre tre voci "di contorno": tenori secondi, baritoni e bassi. Dal lontano 1926 molti cori hanno seguito l'iniziale esempio del Coro della SAT, al punto che ai giorni nostri quasi ogni comunità trentina ha un proprio coro, ciascuno con le proprie caratteristiche e peculiarità.

Che il Trentino sia terra dove la coralità ha una grande tradizione, è noto a molti: il numero dei cori ed il successo nazionale ed internazionale di alcuni di essi ne sono la più chiara testimonianza. Ma il Trentino, e questo forse è meno noto, è stato anche terra di musica e musicisti popolari: e anche di questo aspetto non mancano le conferme. A cominciare dalle raffigurazioni di strumenti popolari, come la piva, la ghironda, il violino, che compaiono in pitture ed affreschi nel Duomo, al Castello del Buonconsiglio, sulle facciate delle Case Rella. Testimonianze di musica tradizionale influenzata da quella "colta" si trovano nella "Raccolta Sonnleithner", custodita a Vienna dalla Società degli Amici della Musica e relativa al censimento delle tradizioni musicali nelle regioni dell'Impero austroungarico, iniziativa che ha consentito la raccolta e conservazione di una serie di musiche da ballo in voga all'inizio del secolo scorso, prevalentemente negli ambienti urbani. Fino a qualche decennio fa, erano più d'una, in Trentino, le fabbriche di strumenti musicali. Ancora negli anni a cavallo fra le due guerre mondiali, inoltre, era possibile imbattersi nelle orchestrine che, soprattutto nelle valli, con violino, chitarra, bassetto, mandola e mandolino, assicuravano la colonna sonora ai momenti di aggregazione sociale come le feste dei coscritti, i matrimoni, il carnevale, il "trato marzo" o le feste dell'uva. Ma il fare musica, in Trentino, non era solo necessariamente legato alle feste popolari: in analogia con quanto avveniva (e tuttora avviene) nel vicino Tirolo austriaco, infatti, la musica nasceva e veniva suonata anche all'interno del nucleo familiare. E nella musica popolare trentina si possono ritrovare le influenze della musica tradizionale della Val Caffaro (in Lombardia, appena oltre il confine sud occidentale del Trentino), della Tanzmusik tirolese e delle melodie popolari dell'area veneta. È proprio con l'intento di indagare e riscoprire questo interessante patrimonio della cultura tradizionale trentina che gli Abies Alba hanno iniziato da alcuni anni un lavoro di ricerca e rielaborazione delle musiche popolari trentine, che completano e caratterizzano il loro repertorio, costituito da musiche tradizionali provenienti da altre regioni dell'arco alpino.

IL CANTO CORALE IN TRENTINO

La musica tradizionale tipica del Trentino, come del resto di altre regioni dell'arco alpino è il canto di montagna; si tratta di un modo di cantare e interpretare gli eventi della vita che è sempre esistito; i canti nascevano nei "filò" serali, quando, in mancanza di televisione, ci si trovava alla sera per chiacchierare e passare il tempo in amicizia, e venivano tramandati da padre in figlio attraverso le generazioni. La nascita ufficiale del canto di montagna possiamo fissarla nell'anno 1926, quando un gruppo di amici appassionati diede vita al Coro della SOSAT, nome successivamente modificato in Coro della SAT; i brani, fino ad allora ad una sola voce, vennero così riadattati e "armonizzati" nella struttura classica a 4 voci maschili: alla melodia principale, eseguita generalmente dai tenori primi, vennero così aggiunte le altre tre voci "di contorno": tenori secondi, baritoni e bassi. Dal lontano 1926 molti cori hanno seguito l'iniziale esempio del Coro della SAT, al punto che ai giorni nostri quasi ogni comunità trentina ha un proprio coro, ciascuno con le proprie caratteristiche e peculiarità.

Che il Trentino sia terra dove la coralità ha una grande tradizione, è noto a molti: il numero dei cori ed il successo nazionale ed internazionale di alcuni di essi ne sono la più chiara testimonianza. Ma il Trentino, e questo forse è meno noto, è stato anche terra di musica e musicisti popolari: ed anche di questo aspetto non mancano le conferme. A cominciare dalle raffigurazioni di strumenti popolari, come la piva, la ghironda, il violino, che compaiono in pitture ed affreschi nel Duomo, al Castello del Buonconsiglio, sulle facciate delle Case Rella. Testimonianze di musica tradizionale influenzata da quella "colta" si trovano nella "Raccolta Sonnleithner", custodita a Vienna dalla Società degli Amici della Musica e relativa al censimento delle tradizioni musicali nelle regioni dell'Impero austroungarico, iniziativa che ha consentito la raccolta e conservazione di una serie di musiche da ballo in voga all'inizio del secolo scorso, prevalentemente negli ambienti urbani. Fino a qualche decennio fa, erano più d'una, in Trentino, le fabbriche di strumenti musicali. Ancora negli anni a cavallo fra le due guerre mondiali, inoltre, era possibile imbattersi nelle orchestrine che, soprattutto nelle valli, con violino, chitarra, bassetto, mandola e mandolino, assicuravano la colonna sonora ai momenti di aggregazione sociale come le feste dei coscritti, i matrimoni, il carnevale, il "trato marzo" o le feste dell'uva. Ma il fare musica, in Trentino, non era solo necessariamente legato alle feste popolari: in analogia con quanto avveniva (e tuttora avviene) nel vicino Tirolo austriaco, infatti, la musica nasceva e veniva suonata anche all'interno del nucleo familiare. E nella musica popolare trentina si possono ritrovare le influenze della musica tradizionale della Val Caffaro (in Lombardia, appena oltre il confine sud occidentale del Trentino), della Tanzmusik tirolese e delle melodie popolari dell'area veneta. È proprio con l'intento di indagare e riscoprire questo interessante patrimonio della cultura tradizionale trentina che gli Abies Alba hanno iniziato da alcuni anni un lavoro di ricerca e rielaborazione delle musiche popolari trentine, che completano e caratterizzano il loro repertorio, costituito da musiche tradizionali provenienti da altre regioni, italiane e non, dell'arco alpino

Gastronomia

questa regione convivono due cucine, quella prettamente tridentina, che risulta da una mescolanza di abitudini venete, lombarde e asburgiche, e quella bolzanina, influenzata da elementi tedeschi e slavi.
Questa varietà d'influenze si è ben però ben amalgamata, generando una gastronomia caratteristica e peculiare.
Anche i trentini, come tutti i veneti, sono grandi mangiatori di polenta, che preparano sia con la farina gialla che con quella di grano saraceno o con misture di farine di mais, di frumento e anche di patate, che accompagnano a piatti di carne, di pesce o di selvaggina; poi polente Pasticciate, fette di polenta fritte nello strutto e spolverizzate con sale oppure con zucchero.
L'abbondanza di funghi offre l'occasione di realizzare piatti elaborati, in cui possono entrare anche carni o pesci.
Tra i piatti d'origine asburgica si trova il gulasch e si possono gustare i crauti con carni affumicate e i canederli (knodel), che sono polpettine di pane, speck e altri ingredienti.
Famosi, oltre lo speck, gli ottimi formaggi delle valli.
La lista dei dolci, come quella dei vini, è ricca di sorprese interessanti.

La cucina tridentina

E' facile individuare schematicamente i due tipi di cucine che convivono in Trentino. La prima , quella tridentina, geograficamente localizzata nella parte meridionale della regione, introduce elementi lombardi su una base tipicamente veneta. Elemento costante di questa cucina è la polenta, variamente preparata ed interpretata nella mille valli che compongono la regione : in Val di Non, ad esempio, la polenta è composta di farina gialla di mais mescolata a farina di grano saraceno mentre vicino al Garda si scopre una polenta con farina bianca di frumento e patate. Non manca naturalmente la caratteristica polenta nera, a base di grano saraceno. Inutile dire che sono centinaia le ricette che vedono protagonista la polenta, servita di volta in volta con cacciagione, funghi o formaggi. E quando avanzano delle fette si aromatizzano con la cannella, si friggono nello strutto e si servono con formaggio grattugiato o parmigiano. Altro punto forte della cucina tridentina è il pesce, proveniente dagli innumerevoli laghetti che si aprono nelle valli. Ricordiamo le trotelle alla trentina, rosolate e condite con salsa di limone, menta e uvette e l'ottima anguilla, arrostita o cotta con il vino. Tutte preparazioni non molto elaborate ma che possono contare sull'assoluta bontà di ciò che si è pescato. Altre specialità tipicamente tridentine sono la lepre, insaporita con lardo, cipolla, pinoli, uvette , scorza di limone , cannella e burro; i tipici probusti, il cui nome non è altro che l'italianizzazione del teutonico Würstel, salsicciotti di maiale o manzo insaporiti con aglio ed aromatizzati su un fuoco di betulla. Tra i piatti tipici da ricordare anche i cianuncei, ravioli ripieni di marmellata saltati in padella con burro e pane grattugiato. Anche nel sud del Trentino ovviamente iniziano a farsi strada i gusti della tradizione gastronomica del nord. Ecco quindi comparire piatti di derivazione austriaca o tedesca che sono entrati a far parte della cucina locale grazie ad una semplice variazione di nome. Parliamo dei canederli (knodel), piccole palle di pane raffermo impastato con ingredienti vari che variano di zona in zona ma che solitamente sono composti di speck, formaggio, fegatini ed un pizzico di erba cipollina; degli gnocchetti (nockerln), dei quali è particolarmente conosciuta la variante alla ricotta affumicata; dei crauti (sauerkraut) , saporitissimi e molto spesso serviti insieme ai canederli.

Le mele ed i dolci

La frutta e i dolci occupano una parte importantissima del panorama gastronomico trentino. I frutti di bosco sono presenti in grande quantità , sotto forma di dolci od accompagnati con il gelato, ma è la mela il frutto più rinomato della regione. In Val di Non ne vengono coltivate moltissime varietà, tra le quali la Golden delicious, dolce, dal colore giallo; la Renetta, ugualmente gialla ma dalla polpa sugosa ed acidula,; la Stark, rossa; la Granny, verde e dalla polpa croccante. Ottime a fine pasto, vengono utilizzate anche per condire risotti e carni. Da ricordare le celebri frittelle di mele, servite come dolce ma anche in compagnia di piatti di maiale o arrosti. Il Trentino poi è una vera e propria mecca per i patiti dei dolci. I golosi possono sbizzarrirsi nella scelta tra i prodotti della tradizione pasticcera austriaca e tedesca. A partire dallo strudel, involucro di pasta sfoglia con un ripieno a base di mele, uvetta, pinoli, pangrattato rosolato nel burro e profumato di cannella, per proseguire con lo zelten, tipico dolce natalizio composto da datteri, fichi secchi, uva sultanina, pinoli, noci, cannella, grappa e cognac mescolati in pasta di pane di segala. E poi ancora i krapfen meranesi, soffici bocconi alla marmellata, alla crema od ai semi di papavero; la torta 'Andrea Hofer' di Lana, tre strati di marzapane , cioccolato e spuma d'uovo ricoperti di panna montata; l'originale torta tirolese di prugne.

I vini

Numerosi i vini Doc prodotti nella regione. Ricordiamo tra i rossi il Merlot ed il Cabernet, tra i bianchi il Pinot, il Riesling, il Traminer, lo Chardonnay. Buoni anche gli spumanti.

VALLI

Val Venosta: Resia, Malles, Glorenza, Silandro, Naturno
Merano e dintorni:  Foresta, Marlengo, Lana, Scena, Tirolo, Avelengo, Verano,
Bolzano e dintorni: Renon, S.Genesio, Meltina, Sarentino, Val d'Ega
L'Otradige: La strada del Vino, Andriano, Terlano, Appiano, Caldaro
Bassa Atesina: Laives,Ora, Egna, Cortaccia, Termeno,  Salorno
Val d'Isarco e Dolomiti: L'Alpe di Siusi, Castelrotto, Ortisei, Santa Cristina, Selva val Gardena, Ponte Gardena, Chiusa, Fortezza, Vipiteno, Colle Isarco, Passo del Brennero.
Val Pusteria e Dolomiti: Rodengo, Chienes, San Lorenzo di Sebato, Val Badia, San Vigilio di Marebbe, Brunico, Val Aurina, Campo Tures, Villabassa, Dobbiaco, San Candido, Prato alla Drava, Sesto Pusteria.

STORIA

Il termine "Sudtirolo" nasce per la prima volta nel 1919. Fino ad allora questa terra era stata nel corso dei secoli una parte del Tirolo che l'imperatore Massimiliano I aveva acquisito per l'Austria intorno al 1500. Prima d'allora erano stati i Baiuvari e sovrani tedeschi i protagonisti della sua storia.
Con ogni probabilità già in epoche preistoriche l'uomo abitava le valli del sud del Brennero. Le tracce più antiche si perdono nell'età della pietra. Accampamenti di cacciatori, risalenti al mesolitico- dal 6000 al 4500 a.C., sono stati rinvenuti nel 1971 al Passo Rolle. Ad Appiano sono stati rinvenuti sepolcri in pietra del 2000 a.C.. Si deve ritenere che sorsero prestissimo insediamenti fissi nelle valli da cui partivano i cacciatori per spingersi, nella loro ricerca di cibo, nelle zone di mezzamontagna ed addirittura fin sulle cime più alte. Il clima era probabilmente ancora più favorevole di oggi, come si cerca di dimostrare per mezzo di ritrovamenti nelle grotte della Val Punteria.
Nell'età del bronzo, intorno al 1500 a.C., si abbandonarono le valli di mezzamontagna e ci si spinse più in alto , alla ricerca del rame nelle valli Aurina e d'Isarco. A questo periodo risale anche l'avvento degli Illiri da nord e da est. Presso Bressanone sono venute alla luce tombe del 1000 a.C. che si attribuiscono alla cosidetta civiltà di Millaun.
Nell'attuale Alto Adige si trovano ancora oggi tracce dell'era di Hallstatt: è l'ultimo gradino dell'età del ferro centroeuropea dal 750 sl 450 a.C.. Nel complesso si sono ritrovati in Alto Adige più di 800 insediamenti dell'era preromana appartenenti a diversi popoli e razze, di lingue e dialetti diversi. Nuove popolazioni giungevano ripetutamente, prima di ogni cambio d'epoca, nella regione e primi fra tutti i Celti. Dal 113 al 102 a.C. giunsero i Cimbri, fino a quando il territorio non fu conquistato dai Romani che riunirono tutte  le popolazioni presenti in un unico popolo chiamato "Reti".

IL DOMINIO DI ROMA

Nel 16 e 15 a.C., i Romani (Druso e Tiberio), conquistarono e poi amministrarono il territorio alpino, spingendosi fino alle rive del Danubio. Qui essi trovarono una civiltà contadina ben sviluppata, con rapporti commerciali che disponevano di una rete viaria che si snodava lungo le valli e oltre i valichi. I Romani meno numerosi degli indigeni, costruirono baluardi militari e strade. Divisero il territorio ("Tridentum")  in tre regioni ("Venetia Histria", "Noricum", "Raetia").
Il periodo dell'occupazione romana che durò pur sempre cinque secoli, influì sulla vita e sulla lingua delle popolazioni indigene. I Sarchi, Germani, Breoni, e Venosti ed altre popolazioni con i loro differenti dialetti, adottarono una lingua comune, i retoromano.

LA COLONIZZAZIONE TEDESCA


Con la  fine dell'impero romano d'occidente nel 476 d.C., nel territorio alpino si fece sentire l'influenza degli Ostrogoti, dunque i Germani, sotto Odoacre e Teodorico.
Quando nel 553 d.C.. essi tramontarono, fu la volta dei Longobardi che si stabilirono nella Bassa Atesina.
Varcando il Brennero giunsero i Baiuvari.
Lungo la Val Pusteria si spinsero fino alle porte di Lienz, dove si incontrarono con gli Slavi. 
Essi occuparono il territorio bolzanino dove vennero fermati dai Longobardi con il loro ducato di Trento.
Alla fine del settimo secolo, risiedeva già a Bolzano un conte confinario bavarese.
Della presenza romana in Alto Adige è sopravvissuta una minoranza linguistica ladina che occupa la Val Gardena  i territori intorno a Marebbe e la Val Badia la Val di Fassa, la Val di Fiemme e la Valle d'Ampezzo.
All'inizio dell'ottavo secolo anche la conca meranese era divenuta bavarese.
Nel 774 d.C.  Carlo Magno vinse i Longobardi e così l'intero territorio venne incorporato nella circoscrizione dei Franchi.
Nel 952 d.C. l'imperatore Ottone I espanse il "Regime Teutonicum", dunque il dominio tedesco, fino a Treviso.
Egli divise la contea di Trento dal territorio di Verona e lo annettè al ducato di Baviera.
Sotto l'imperatore Corrado II (1024-1033), la contea di Bolzano e della Val Venosta passa al vescovo di Trento, le contee delle Valli dell'Inn e dell'Isarco e più tardi anche quelle della Val Punteria  passano al vescovo di Bressanone
Così i vescovi diventano i principi sovrani tedeschi fino alla secolarizzazione nel 1803

NASCITA DEL TIROLO

I vescovi di Trento e Bressanone misero a capo dei loro territori nobili di basso rango. Fra questi ultimi nacquero dei contrasti che rafforzarono sempre più i Conti di Venosta. Nel 1142 assunsero il nome di "Conti del Tirolo" dal nome del loro castello sopra Merano, che divenne il capoluogo della contea. Nel 1342 la regione ebbe la sua costituzione, tutte le classi sociali, compresi i contadini, ottennero il diritto di cogestione, un ordinamento democratico con libertà individuale e diritto di proprietà, nonchè un'amministrazione comunale autonoma e con possibilità d'intervento nella dieta regionale.
Morto l'ultimo discendente maschio della dinastia prese potere nel 1335 la nipote del conte Mainardo II, Margarethe Maultasch. Cedette poi nel 1363 il Tirolo  al duca d'Austria Rodolfo IV della stirpe degli Asburgo. Merano ne fu capoluogo fino al 1420, quando il duca Federico IV, il duca "dalle tasche vuote", la sostituì con Innsbruck.
Solo intorno al 1500, con l'acquisto dei tribunali di Rattenberg, di Kitzbühel e di Kufstein sulla Baviera, la Val Punteria  la conca di Lienz, Ampezzo, Primiero, ed i "welschen Confinen"(terre confinarie italiane) si fissarono fino al 1918 i confini della contea del Tirolo. Dal 1665 il Tirolo venne poi amministrato da Vienna, dopo che si era estinto il ramo degli Asburgo.

LE GUERRE MONDIALI E LORO CONSEGUENZE 


Al termine della II Guerra Mondiale, si stipulò l'accordo De Gasperi-Gruber (5 settembre 1946), che assicurava una certa autonomia all'Alto Adige all'interno dello Stato italiano, ma non ci fu accordo sull'interpretazione e sull'attuazione delle norme.
Gli anni 50 e 60 furono segnati da parecchie contrapposizioni sull'attuazione dell'autonomia. In regione tornò la tensione e la protesta sfociò in una serie di attentati dinamitardi, che lasciarono sul campo anche dei morti. All'inizio degli anni 60 si riprese a trattare seriamente la questione altoatesina. Nel 1969 vennero approvate le norme, che presero l'ormai diffuso nome di "pacchetto", poi nel 1972 entrò in vigore la relativa legge costituzionale, che dette all'Alto Adige, almeno sulla carta, la sua nuova autonomia. 
Contrariamente alle vicende politiche, lo sviluppo nel campo dell'economia e della vita culturale e sociale si avviò più lentamente. Solo nella seconda metà degli anni cinquanta riprese  il turismo con l'afflusso dei turisti tedeschi. Nel commercio si ebbe una sensibile ripresa, infatti si ricostituì la Fiera di Bolzano, che divenne ben presto il barometro della vita economica del paese. Nell'ambito della vita culturale e spirituale, nel 1945 si ricominciò praticamente da zero. La scuola tedesca dovette essere riorganizzata da principio, con la formazione di insegnanti e la costruzione di edifici scolastici. Gli sviluppi politici degli ultimi anni e gli accordi intervenuti in tale periodo, hanno gettato le basi per la pacifica convivenza tra realtà etniche così diverse.







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