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AFRICA MEDITERRANEA - Climi, Ambienti climatici

geografia


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AFRICA MEDITERRANEA

L'Africa settentrionale si affaccia a nord sul mare mediterraneo, a ovest sull'oceano atlantico e a est sul Mar rosso. È una vasta regione geografica di quasi sei milioni di chilometri quadrati, al cui interno si possono distinguere tre ambienti fondamentali. Nella parte occidentale( comprendente Marocco, Algeria e Tunisia) si eleva il sistema montuoso dell'atlante; la sezione centrale( corrispondente alla Libia e a gran parte dell'Egitto) è caratterizzata dal deserto libico; quella orientale è occupata dalla estesa e fertile oasi della valle del Nilo. Nel sud di tutta la regione si estende l'immenso deserto del Sahara.

Climi

Sulle coste del Marocco, della Algeria e della Tunisia il clima è mediterraneo, con estati calde o temperate e inverni miti. Più all'interno il clima è caratterizzato da notevoli escursioni termiche sia diurno( tra il giorno e la notte) sia stagionali(tra l'estate e l'inverno). Nel Sahara le escursioni sono fortissime: le temperature possono raggiungere i 45-50 gradi all'ombra durante il giorno e scendere sotto lo zero(anche fino a -10 gradi) durante la notte. Tipico del deserto è il ghibli, un vento caldo e e secco che soffia da sud a trasportando sabbia a finisse mai. Complessivamente in tutta la regione le precipitazioni sono scarse e concentrate in inverno.



Ambienti climatici

Il problema ambientale più grave 757c28h è quello della desertificazione. Anno dopo anno le dune del Sahara avanzano di parecchi metri inghiottendo parte dei terreni coltivabili. In Tunisia, per fermare l'avanzata del deserto e proteggere le oasi sono stati creati sistemi di terrazzamento. In Algeria e in altre zone sono stati piantati arbusti in grado di formare una barriera contro le tempeste di sabbia. I paesi dell'Africa settentrionale, e in particolare i grandi agglomerati urbani nei quali si concentrano le attività industriali, sono inoltre interessati dall'inquinamento atmosferico, al quale contribuisce anche il traffico congestionata di grandi città come il cappero. Oltre a soffrire di carenze idriche, i centri urbani hanno spesso problemi di inquinamento delle acque per infiltrazione di liquami di scarico negli acquedotti o pere contaminazione delle falde provocata da insetticidi, usati in grandi quantità per combattere le periodiche invasioni di cavallette. Per far fronte al grave degrado delle coste del mediterraneo, Tunisia e Algeria hanno firmato nel 1990 un accordo, la carta " carta di Nicosia ", che propone misure concrete di intervento contro l'inquinamento delle acque. Le iniziative di tutela ambientale sono comunque ancora limitate.

Idrografia

A esclusione del mio, la lettera detto idrografica dell'Africa settentrionale è povera. Alcuni fiumi nascono dalle catene dell'atlante e si gettano nell'oceano atlantico. Tanto in Algeria quanto in Tunisia e in Libia i pochi corsi d'acqua hanno regime di uidian: alternano cioè rare piene, in concomitanza con le scarse piogge e, a lunghi periodi di magra. Spesso essi non arrivano al mare, ma si esauriscono nelle depressioni dei bacini interni(chott), dove le acque evaporano o si infiltrano nel terreno.

Orografia

COSTE

Basse e sabbiose sull'Atlantico, le coste si fanno alte e rocciose sul litorale mediterraneo e, a con andamento piuttosto rettilineo fino in Tunisia. Qui divengono frastagliate e si orlano di lagune, incavandosi poi negli ampi golfi di Gabes e della Sirte, le cui coste sono basse e sabbiose. I il litorale egiziano è interrotto dal vasto delta del Nilo, che abbraccia una superficie di 23 mila chilometri quadrati( l'estensione della Toscana) d'ed è caratterizzato dalla presenza di numerose lagune. Sul Mar rosso la costa è prevalentemente alta e scoscesa.

RILIEVI

Nella parte occidentale dell'Africa mediterranea si sviluppa il sistema dell'Atlante, il solo nel continente ad avere caratteristiche simili a quelle delle grandi catene eurasiatiche (aspetto aspro, ridotta estensione), essendosi sollevato nella stessa epoca. Esso è costituito da fasci di catene parallele( medio, alto, anti Atlante, Atlante del Tell) tra cui si estendono altipiani disseminati di laghi salmastri(chott); le cime più alte si trovano in Marocco. Prevalentemente montuosa è anche la penisola del Sinai, in Egitto, che presenta le vette maggiori nella sua parte meridionale.

DESERTO

Gran parte del territorio della Algeria, della Libia e dell'Egitto è costituita dal deserto del Sahara che occupa anche tutto il sud del Marocco e sfiora la Tunisia meridionale. Il Sahara è un vasto tavolato con un'altitudine media dei 300 -800 metri al cui centro si elevano massicci isolati che superano anche i 3400 metri. Nel territorio algerino il deserto è caratterizzato da due tipi di paesaggio: l'erg, deserto di sabbia, e l'hammada, il deserto roccioso. Nel territorio della Libia a questi due paesaggi si aggiunge il serir, una superficie pianeggiante coperta di ciottolame. Il deserto è ricco di acque sotterranee che affiorano nelle oasi rendendo possibile l'insediamento e l'agricoltura.



Popolazione

L'Africa settentrionale è popolate maggioranza da arabi (o popolazioni arabizzate), ma rimangono numerosi, soprattutto in Marocco e Algeria, i berberi proferì originarie. Essi hanno conservato nel tempo la propria lingua e la propria identità, pur assumendo la religione islamica. Lungo la valle del Nilo, in Sudan ed in Manciuria la maggioranza della popolazione è araba, ma nel sud dei due stati prevalgono invece le popolazioni nere

(come i nuba ed i Dinka in Sudan).

La religione prevalente è quella musulmana(sunnita), ma i neri del Sudan sono in maggioranza cristiani o seguono le religioni tradizionali, o animiste. In Egitto sono oltre tre milioni i cristiani copti, convertiti al cristianesimo nei primi secoli d.C. La popolazione dell'Africa settentrionale è ripartite modo abbastanza equilibrato tra villaggi e città. Pochi decenni or sono nel deserto del Sahara vivevano ancora diverse popolazioni nomadi, come i Tuareg, ma oggi e sono quasi interamente sedentarizzate. Le città della Ferrara va hanno talvolta un origine antica, per cui alcune di esse conservano un centro storico che risale al medioevo, come le città imperiali del Marocco ( in particolare Marrakech e Fès) o reperti e ancora più antichi, come diversi centri egiziani. I centri urbani importanti sono numerosi: i principali sono Casablanca, in Marocco, Algeri, in Algeria, Tripoli, in Libia, Alessandria e il Cairo in Egitto. Quest'ultima è la principale città dell'Africa e del mondo arabo. La popolazione dell'Africa araba tende ad aumentare rapidamente e questo porta ad una rapida crescita urbana, favorite anche dall'immigrazione dalle campagne: sono pertanto presenti in questa regione tutti problemi tipici delle grandi città del terza mondo, con situazioni molto gravi nei centri più popolosi, in particolare il Cairo. La forte crescita demografica è all'origine dell'emigrazione, che dalla Tunisia e dal Marocco raggiunge l'Italia e altri paesi europei. 

Storia

Lungo il fiume Nilo si sviluppò già nel quinto millennio a.C. una delle più grandi civiltà urbana della storia, quelle egiziana, e sulle coste del mediterraneo sorsero, tra il II e il primo millennio a.C., città fenice, tra cui Cartagine, greche e romane. Le popolazioni dell'interno continuarono però la loro vita nomade o seminate e anche quando i romani sottomisero la regione (secondo-primo secolo a.C.), la civiltà Tina si diffuse soprattutto nelle città e nelle campagne circostanti, senza penetrare tra le popolazioni semi nomadi. Tra il primo e IV secolo d.C. il cristianesimo divenne la religione principale in tutta la regione e l'Egitto fu uno dei primi centri del monachesimo cristiano. Nei secoli delle invasioni germaniche l'Africa settentrionale passò prima sotto il dominio dei Vandali, poi venne conquistata dall'impero bizantino(romano d'Oriente), ma il fenomeno decisivo nella storia della regione fu l'arrivo degli arabi, convertiti alla religione musulmana dalla predicazione di Maometto. Gli arabi conquistarono tutta la Africa settentrionale in meno di un secolo( VII secolo d.C. ) e le popolazioni locali si convertirono in maggioranza alla religione musulmana, anche se gli arabi tornarono alla presenza di comunità cristiane ed laiche, ancora oggi numerose in questa regione (cristiani copti). Non fu solo la religione, ma anche la cultura musulmana a diffondersi tra la popolazione della regione, molte delle quali si arabizzarro completamente, tanto che oggi questa regione è designata come Africa araba. I secoli di dominio arabo furono inizialmente un periodo di grande sviluppo economico e culturale, a cui seguì una lenta decadenza, soprattutto nel periodo che Europa venni chiamato basso medioevo. si formarono stati indipendenti ( tra cui il Califfato dei Fatimidi tra l'XI e il XII secolo in Egitto e il regno degli Almoravidi tra gli attuali Marocco e Mauritania) e nel XVI secolo gran parte della regione finì per passare sotto il dominio dei turchi ottomani.

Nell'800 gli europei cominciarono la conquista dell'Africa settentrionale: i francesi occuparono l'Algeria, la Tunisia, la Mairitania e una parte del Marocco; gli inglesi l'Egitto e il Sudan; gli italiani la Libia; gli spagnoli già controllavano il Rio de oro( Sahara occidentale). L'occupazione coloniale provocò la resistenza della popolazione locali e furono numerose le rivolte: la resistenza di Abd el-Kader in Algeria impegnò i francesi per 15 anni(1832-1845) quella libica fu soffocata nel sangue dall'esercito italiano in dieci anni, in Sudan il dominio creato dal Madhi costrinse gli inglesi a rinunciare ai loro progetti di espansione per lungo periodo(1881-1898). L'Inghilterra proclamò l'indipendenza dell'Egitto nel 1922 e dopo la seconda guerra mondiale anche gli altri stati della regione ottenere l'indipendenza. In Algeria però processo di decolonizzazione fu particolarmente difficile, per l'opposizione dei coloni francesi, che erano circa un milione. Al termine di una guerra di otto anni, gli algerini ottennero l'indipendenza dei coloni, che avevano appoggiato la feroce repressione della rivolta, lasciarono in massa il paese. Il Sahara occidentale non ottenne invece l'indipendenza: quando la Spagna rinunciò al suo dominio coloniale (1976) esso venne occupato dal Marocco e dalla Mauritania e questa situazione provocò una guerra della popolazione locale contro l'occupazione.

Politica




Gli stati dell'Africa settentrionale sono stati tra i primi dell'Africa a recuperare la loro indipendenza, a parte la Algeria che come abbiamo detto, dovette affrontare una lunga guerra di liberazione. Oggi essi sono tutti repubbliche, ad eccezione del Marocco (monarchia costituzionale), ma in questo estati sono spesso costituiti regimi militari che non garantiscono diritti civili. Questa situazione favorisce l'insorgere di tensioni interne, che negli ultimi anni sono andata aggravandosi per il diffondersi del fondamentalismo islamico. Come in altri paesi arabi, esso conosce un successo crescente per la sua critica ai regimi corrotti e modelli di vita importati dall'occidente, che non hanno portato ad un miglioramento delle condizioni della popolazione. I fondamentalisti fanno spesso ricorso alla violenza: in Egitto nel 1981 fu assassinato lo stesso presidente, Anwar al Sadat, mentre Algeria, in seguito alle elezioni del 1991, annullate da un colpo di stato militare, è cominciato un sistematico massacro di tutti coloro che si oppongono al diffondersi del fondamentalismo o anche solo hanno stili di vita diversi. Giornalisti, scrittori, uomini politici, insegnanti universitari, artisti, personaggi del mondo dello spettacolo, donne che rifiuto nel modello integralista sono rimasti vittime di attentati, che hanno creato un clima di terrore. Il governo ha reagito duramente con una durissima repressione e tra il 1992 1995 in Algeria sarebbero morte circa 30000 persone. In Sudan è stata imposta a tutto lo stato la legge islamica: questa posizione ha riaccese la rivolta delle popolazioni nere, animiste o cristiane, della parte meridionale del Sudan e, che si erano già ribellati contro il dominio arabo dopo l'indipendenza del Sudan e (1956-1972) e che si sono viste nuovamente private dell'autonomia attenuta(1983). La guerra condotta è dall'esercito di liberazione del popolo sudanese(SPLA) e ha provocato l'impoverimento del paese ed un netto peggioramento delle condizioni di vita. Un problema analogo si riscontra in Mauritania, dove la minoranza nera del sud viene discriminata: nel 1989 oltre 50000 mauritani neri sono stati espulsi dal paese, con il pretesto che si trattava in realtà di senegalesi. Un altro conflitto in corso è quello per l'indipendenza del Sahara occidentale, invasa dal Marocco( 1976 ): da vent'anni un movimento di resistenza, il fronte polisario, combatte contro Marocco, il cui governo, in seguito alle pressioni internazionali, accettò che le nazioni unite lo organizzassero un referendum per dare al popolo sahariano la possibilità di decidere il sul futuro, ma di fatto le rese impossibile la realizzazione(1993). Anche la presenza di un regime militare in Libia sotto la guida del colonnello Muammar al-Gheddafi contribuisce all'instabilità della regione: il 1973 Libia ha occupato militarmente una vasta regione alla frontiera con il Cias(striscia di Aozou). 

Economia

In diversi paesi dell'Africa araba l'agricoltura e l'allevamento sono tuttora attivi più importanti praticate da una percentuale consistente della popolazione ( la maggioranza in Sudan ed in Mauritania) anche si le rese sono di solito basse e perché il terreno è povero e la disponibilità di acqua ridotta, ad eccezione della valle del Nilo e di poche altre aree. Si tratta in prevalenza di agricoltura e allevamento di sussistenza, ma è anche praticato l'agricoltura intensiva ha reso più alte destinate all'esportazione: tre prodotti esportati vi sono gli agrumi ed in generale la frutta ( Algeria, Marocco), il cotone ( Egitto ) e gli ortaggi. La risorsa principale è però costituito dai grandi giacimenti di petrolio presenti soprattutto in Libia e in Algeria, ma anche in Egitto e in Tunisia: il petrolio costituisce il principale prodotto d'esportazione della regione, insieme ai fosfati ( Marocco e Tunisia). Gli introiti forniti dal petrolio hanno permesso uno sviluppo economico generale, la realizzazione di opere pubbliche e la creazione di alcune industrie. Nonostante questo il settore secondario riveste ancora un ruolo poco importante nell'economia di questi stati, anche se nei grandi centri urbani sono nate diverse industrie che producono soprattutto per il mercato locale. L'artigianato, in particolare quello dei tappeti e fiorente grazie anche al flusso di turisti. Nel settore terziario lavora una parte consistente della popolazione, soprattutto in alcuni paesi: si tratta di impiegati statali e, di commercianti ed operatori del settore turistico: la presenza di un grande patrimonio naturalistico( il deserto, le montagne dell'Atlante) e storico-artistico( testimonianze della civiltà egiziana, romana, cartaginase,araba) il clima, mite anche inverno, attirano infatti masse di visitatori. Il turismo hanno però frenato dall'instabilità politica soprattutto in Egitto e in Algeria. Lo sviluppo economico reso possibile dal petrolio e limitato dalla crescita demografica, per cui il fabbisogno di posti di lavoro cresce più rapidamente della disponibilità. Di qui l'emigrazione che come abbiamo detto, coinvolge direttamente l'Italia: il Marocco è oggi lo stato da cui proviene il maggior numero di immigrati presenti nel nostro paese.

Qualità della vita

Negli stati dell'Africa araba benché la situazione sia globalmente più favorevole rispetto i paesi dell'Africa nera lo sviluppo umano è spesso insufficiente: il livello di istruzione è basso, con tassi di alfabetizzazione tra gli adulti di isolette inferiori al 50%, la speranza di vita inferiore ai 65 anni( ai 50 in Sudan ed in Mauritania); le differenze tra uomini e donne sono molto forti per quelle donne alfabeti frate sono sono la metà degli uomini e loro peso politico quasi nullo; una parte consistente della popolazione non ha a disposizione neppure la computabile. La mancanza di posti di lavoro provoca una forte migrazione verso paesi più ricchi. A questi fattori sociali si aggiungono i problemi politici: la mancanza di reale democrazia in tutti questi paesi e soprattutto in Algeria e in Sudan la pressione dei gruppi integralisti islamici.



IL CAIRO

Con i suoi sei milioni di abitanti oltre 13 della conurbazioni il Cairo è la principale città dell'Egitto, del mondo arabo e dell'Africa. Gli egiziani la chiamano Masr che la stessa parola utilizzata per indicare Egitto e in effetti il Cairo è centro demografico, economico, culturale, religioso e politico dell'intero stato. La città sorge sulle rive del Nilo non lontano desinenza la località dove nel III millennio a.C. furono costruite le piramidi e la sfinge. Nell'Egitto dei faraoni qui si trovava solo villaggio che divenne un centro militare importante molto più tardi in seguito alla conquista araba nel VII secolo d.C. Scelta come residenza dai governatori dell'Egitto(870) e poi dalla dinastia locale dei Fatimidi(973) il Cairo si arricchì di nuovi quartieri ed ebbe allora inizio una sviluppo destinato a continuare sotto le dinastie successive. La crescita che ha portato in carcere diventare una delle città più popolosa del mondo ha avuto inizio solo dopo la seconda guerra mondiale: il cappero, con i suoi 1.300.000 abitanti e divenne nel 1940 il principale centro industriale dell'Egitto attirando un numero sempre crescente di immigrati dalla campagna. La costruzione di nuovi quartieri non era sufficiente a fornire una casa alla popolazione in rapido aumento e spesso del tutto priva di mezzi: molti perciò vivono in costruzioni precarie e grande civetteria da est a sud della città ospita le intere famiglie che sono stabilite nelle tombe monumentali; altre si affollano nei quartieri del centro storico, in condizioni di estremo degrado. I milioni di persone vivono oggi in quartieri privi dei servizi essenziali e in condizioni igieniche pessime. Alla miseria e a sovraffollamento si aggiunge a un traffico intensisimo che all'origine di continui ingorghi stradali a i fenomeni di inquinamento atmosferico ed acustico per l'uso continuo del clacson.

La guerra in Sudan

Un brano tratto dall'articolo "Le donne contro la guerra" di Ruth Evans apparso sul settimanale inglese West Africa nel 1995 e ripreso in Italia dal settimanale Internazionale.

La guerra del Sudan meridionale è ormai una delle guerre più lunghe dell'Africa, ed è anche la guerra dimenticata del continente. Il Sudan ha conquistato l'indipendenza nel 1956, ma da allora per 29 anni è stato teatro di un crudele conflitto civile. Negli ultimi 12 anni in sodo prevalentemente cristiana e africano è stati in guerra con il nord arabo islamico. La guerra non è mai facile in nessun luogo ma nel Sudan meridionale sembra che siano le donne e i bambini a sopportare tutto il peso dei combattimenti, della siccità, della carestia e degli sfollamenti. il campo profughi di Kakuma nel Kenya e nord occidentale negli ultimi due anni e mezzo è diventato la casa di almeno cinquantamila sudanesi. Questa cifra sembra destinata a crescere ulteriormente con l'imminente offensiva della stagione secca. La maggioranza dei profughi sono minori non accompagnati e donne, vedove o mogli rimaste sole perché i loro mariti sono partiti da anni per la guerra. Tutti vorrebbero tornare a casa. Almeno mezzo milione di persone hanno perso la vita a causa del conflitto e della carestia. Secondo Teodi Lotto vengano colpiti soprattutto i più deboli: le donne, i bambini e gli anziani che non possono fuggire. Sono poche le donne coinvolte attivamente nelle azioni militari. Soltanto alcune hanno incarichi politici o civili di rilievo nei movimenti dello SPLA. Ma sono le donne che provvedono alla famiglia quando gli uomini sono in guerra talvolta per anni interi; sono le donne che curano i feriti e sfamano i bambini con tutto quello che riescono a coltivare o trovare, sono le donne che trasportano la roba ogni volta che vengono schiacciate dalle loro case. Teodi fa parte di un gruppo piccolo ma non combattivo, la voce delle donne sudanesi per la pace. "Il nostro obiettivo è fermare i combattimenti tra le fazioni( le divisioni che si sono create all'interno dello SPLA) e fatti sentire dai nostri uomini" afferma. "Combattono per stabilire chi deve essere il leader e costruiscono cartelli in aria quando la battaglia contro Khartoum deve ancora essere vinta. Se gli uomini non ascolteranno la voce della ragione, dice Teodi, allora le donne scenderanno in sciopero". E' un passo significativo per una società dove tradizionalmente le donne non sono ascoltate e hanno pochi diritti. Circa sei milioni e mezzo di sudanesi oggi dipendono totalmente dalla Operation Lifeline Sudan, un enorme ponte aereo di soccorso sotto il controllo delle Nazioni Unite.

Un brano dell'articolo "Notte africana, notte italiana" colloquio di C.Tamani con padre A.Zanotelli che da 4 anni vive a Nairobi in Kenya. L'articolo è stato pubblicato nel marzo 1995 sul mensile "Guerre e pace".

Anche dietro il conflitto nel Sudan, di cui i nostri media tacciono, non c'è solo la lotta tra musulmani, animisti e cristiani, che le varie chiese non riecono a ricomporre: ci sono concreti interessi petroliferi occidentali. Dopo 30 anni di guerra tra il governo di Khartoum e l'SPLA tra Garang che si batte per l'autonomia e un'ala propriamente indipendentista. Dietro alla spaccatura c'è la multinazionale inglese Lon Rho interessata ai giacimenti di petrolio di Bentiu e a convolgere su Mombasa il petrolio sudanese ora imbarcato a Port Sudan.







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