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IL ROMANTICISMO E LA CONCEZIONE DELL'INFINITO - IN EUROPA

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IL ROMANTICISMO E LA CONCEZIONE DELL'INFINITO - IN EUROPA

IL ROMANTICISMO E LA CONCEZIONE DELL'INFINITO

 

 

 

IN EUROPA

 

Il Romanticismo nasce in Europa alla fine del '700, prima metà dell'800, durante la rivoluzione industriale e segna un profondo distacco dal secolo precedente e da una tradizione che quasi ovunque era rimasta legata ai modelli classico - umanistici elaborati tra 400 e 500. La corrente si origina da una nuova sensibilità, dalla nuova esperienza dell'io (spesso in opposizione al contesto sociale). Nonostante la varietà delle sue espressioni è possibile riconoscere alcuni caratteri generali:

-    l'individualismo: esaltazione del valore e della libertà assoluti dell'uomo;

-         -         L'arte e la poesia sono manifestazioni del genio, esperienze assolute e vitali in cui si concentra il significato dell'esistenza del singolo e della società;

-         -         Il nuovo rapporto nei confronti della natura, la quale è intesa come organismo vivente, di cui l'uomo ne è pienamente parte: la natura è uno specchio di sentimenti e delle passioni che agitano l'uomo perché anch'essa è animata da sentimenti e passioni, in lei circola il flusso vitale.



-         -         Strumento indispensabile per comunicare con la natura e la poesia che ha bisogno di un simbolo, che condensa liberamente fasci di immagini e significati profondi e segreti.

 

 

In ARTE

 

La definizione di Romantico deriva dal termine inglese romantic nato in senso dispregiativo per indicare la materia trattata in romanzi cavallereschi e pastorali ed esteso poi per definire scenari naturali simili a quelli dei romanzi. Il termine venne poi utilizzato per identificare correnti artistiche letterarie e culturali che privilegiano l'inquietudine, la malinconia, l'emotività e il senso dell'infinito. L'artista romantico punta alla riscoperta della fantasia, del sentimento e della fusione tra uomo e natura. Egli ama rappresentare tutto ciò che è oscuro, la notte, i paesaggi lunari, della follia, di tutto ciò che distrugge l'anima. L'arte romantica, piuttosto soggettiva perché ogni autore usava delle tecniche rappresentative diverse a seconda di ciò che voleva illustrare, è in grado di evocare gli stati d'animo più profondi. I primi artisti considerano la natura come forza creatrice e in essa desiderano rifugiarsi per sfuggire ai disastri causati dalla nuova società. Il paesaggio viene rappresentato senza figure umane e se ci sono hanno dimensioni molto piccole; vengono utilizzate per accrescere il senso di solitudine dell'uomo di fronte all'immensità della natura.

 

 

FRIEDRICH

 

L'artista europeo che soddisfò maggiormente questo tema fu David Caspar Friedrich che più di ogni altro trasferì in pittura la concezione romantica di un'anima universale comprendente l'uomo, la natura e la tensione sempre insoddisfatta verso l'infinito. In molte sue opere ritroviamo simboli cristiani ed elementi cimiteriali. Oltre alle opere cariche di simboli realizzò paesaggi allusivi o misteriosi, come ad esempio Monaco in riva al mare in cui la figura del monaco accresce il senso il senso di vuoto e il divario fra l'infinito della natura e il finito della natura umana. Con questa dipinto Friedrich ha creato una delle immagini più profetiche e più audaci dell'arte moderna. L'opera, quasi vuota, metteva in imbarazzo i visitatori. In origine essa includeva due navi sul mare increspato; l'artista decise di eliminarle cosicché questa strana opera sfuggiva persino al genere di pittura marina. La riduzione dei tre elementi (terra, acqua, cielo) è così drastica che essi assumono una qualità simbolica fondamentale, come se lo scheletro della natura fosse stato lasciato spoglio della sua nuova triplicità. La figura del monaco, solitario, minuscolo, con la testa fra le mani e con la schiena girata verso lo spettatore sta sulla soglia del nulla. L'opera non riproduce un ambiente naturale, ma è l'espressione di un sentimento proveniente dall'intimo dell'animo dell'artista ed elaborato attraverso la sua sensibilità. L'autore pensava che per vedere e sentire tutta la natura dovesse rimanere solo e sapere che lo era. L'unico modo per rappresentare la natura è entrare in lei.

Queste parole riflettono un sentimento di nostalgico isolamento dell'uomo e l'estremo tentativo di cercare delle risposte alla propria interiorità nella natura che lo circonda. Durante un soggiorno a Berlino nel 1798 ebbe modo di conoscere i "Romantici di Dresda", un gruppo di poeti filosofi dai quali assorbì gli aspetti mistici, il senso di mistero, e la finitezza dell'uomo di fronte alla natura. Friedrich riteneva che per vivere in eterno bisognasse spesso abbandonarsi alla morte; il pensiero è ricco di sentimento drammatico. 

 

 

 

In letteratura

 

IN ITALIA

 

In Italia si comincia a parlare di Romanticismo solo dopo la polemica suscitata da un'opera di madame De Steal nel 1816, nella quale ella invitava i letterati italiani a guardare al di la delle alpi e cercare una letteratura filosofica. Nonostante quest'evoluzione della letteratura i poeti Romantici continuano ad essere legati al classicismo e a poeti quali, Foscolo, Monti, Alfieri e Parini.



L'attenzione è rivolta verso il rapporto tra l'uomo e la società, si sente la necessità di dare piena e autentica espressione al mondo contemporaneo. Le opere non sono più rivolte ad un pubblico ristretto (aristocrazia), ma il linguaggio è capace di raggiungere i sentimenti del popolo identificato nella borghesia. Mentre nel romanticismo europeo si verificano frequenti spaccature fra arte e letteratura, in quello italiano si mira ad esprimere le tendenze dominanti nella società, i valori medi nazionali.

 

LEOPARDI

 

Leopardi fu uno dei maggiori esponenti del romanticismo Italiano assieme a Manzoni, ma mentre quest'ultimo è più legato alla realtà sociale del luogo in cui vive, Leopardi si lega per alcuni aspetti ai romantici europei e alla condizione dell'uomo nei confronti dell'Infinito e della desolazione nei confronti della società contemporanea.

Nel 1819 scrisse un'opera intitolata L'infinito, facente parte degli Idilli, nella quale vengono espresse situazioni, affezioni e avventure storiche del suo animo. Possiamo notare come la figura del poeta sia posta in primo piano, è solo e intento ad ascoltare i moti del proprio cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'INFINITO

 

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di la da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio e questa voce




Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s'annega il pensier mio:

E il naufragar me dolce in questo mare.

 

 

ANALISI DELL'OPERA

 

Il verso usato è l'endecasillabo e il numero di versi (15) supera solo di uno quello della forma classica. Si tratta di una lirica breve e le parole sono ordinate all'interno del verso in una struttura metrica molto originale. L'intera poesia, è ricca di enjambements che hanno la funzione di allungare il ritmo del verso. Al momento della stesura dell'opera Leopardi aveva poco più di 20 anni e cominciava a teorizzare il valore poetico delle cose vaghe e dei contorni poco definiti, avvolte nell'alone del ricordo e del sogno. Nel "l'infinito" il poeta immagina di essere seduto dinanzi a una siepe che gli impedisce di vedere l'orizzonte; ciò gli permette di vedere con la fantasia spazi illimitati finché viene richiamato al presente dallo stormire delle fronde. Questo suono gli fornisce ancora una volta il pretesto per allontanarsi con l'immaginazione non più nello spazio, ma nel tempo, nel passato per evocare le epoche che si succedono e spariscono. Il suo fantasticare gli provoca una sensazione di gran dolcezza.

In questi versi è indicato un percorso, dal finito all'infinito, in cui la frattura tra l'esistenza e il nulla sembra colmarsi, nell'intreccio continuo fra sensi e pensiero, nell'azione di un pensiero che non si stacca mai completamente dai sensi. Il percorso parte dal finito limitante della siepe, si spinge con lo sguardo (mirando), cioè con i sensi, oltre questo primo limite negli "interminati spazi" di un orizzonte vastissimo, dove questa volta con il pensiero crea egli stesso (mi fingo) l'infinito del silenzio sovrumano e della profondissima quiete, dal quale il poeta è respinto in se stesso. Di fronte all'infinito non può non emergere la paura: l'abisso che separa il finito (la voce del vento, che rimette in moto i sensi e spinge la ragione ad evocare le morte stagioni) e l'infinito è immenso, ma è tutto interno all'uomo, è il frutto della forza creatrice del suo pensiero, in cui il pensiero stesso "annega", si perde, "naufraga". Il naufragio è dolce. L'infinito è l'illusione: il poeta prende il nulla al di la dell'ultimo orizzonte e lo porta dentro di sé, lo trasforma nel suo infinito, ne fa una sua creatura; e allora il nulla cessa di essere tale, e il cuore non si "spaura" più, ma anzi prova piacere (naufragar m'è dolce). L'illusione non è vaneggiamento, ma è la vittoria dell'uomo sulla natura. Egli è capace di pensare ciò che la natura non è capace di essere: una natura che si fonda sul nulla, è nulla essa stessa; il pensiero trasforma il nulla in essere.

L'autore mantiene sempre il controllo della ragione. Il fatto che i verbi siano tutti al presente suggerisce una ripetizione abituale di queste azioni, egli è cosciente del suo fantasticare. La lirica è formata da quattro periodi, il primo e l'ultimo hanno un ritmo piano e discorsivo, mentre quelli centrali hanno un ritmo mosso e la loro sintassi è più complessa.

Leopardi vuole superare il limiti dell'esperienza umana e per far ciò, accosta dei contesti naturali, rappresentati dalla siepe e dei contesti mentali, dello stormire del vento per potersi proiettare negli spazi indeterminati, nell'infinito silenzio e nella dimensione dell'eterno; dimensioni nelle quali la fantasia trova dolce il naufragio. Per quanto concerne il paesaggio esso è ridotto all'essenzialità assoluta: il "colle" e la "siepe" che limita la visuale e l'ultimo orizzonte che funziona da stimolo per l'immaginazione.

Il poeta crea nel suo pensiero per via negativa, semplicemente opponendo allo spazio chiuso una vastità, illimitata, ai suoni e ai moti della vita, un silenzio e una quiete ignote.

Leopardi concepisce l'infinito come indefinito e progressivamente nel pensiero e nella poesia il desiderio dell'infinito è diventato desiderio del non essere, della morte







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