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LE NUOVE TECNOLOGIE DI COMUNICAZIONE NEGLI ANNI SESSANTA

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LE NUOVE TECNOLOGIE DI COMUNICAZIONE NEGLI ANNI SESSANTA

LE NUOVE TECNOLOGIE DI COMUNICAZIONE NEGLI ANNI SESSANTA

·         Line Callout 3: ITALIANO
Marcovaldo


Line Callout 3: ARTE
La dissacrazione del consumismo
Andy Warhol e la Pop Art
Line Callout 3: INGLESE
Samuel Beckett
"Waiting for Godot"
Line Callout 3: FILOSOFIA
Erich Fromm
"Avere o essere?"
Text Box: Alienazione:
Incomunicabilità tra gli individui
Text Box: Il consumismoLine Callout 2 (No Border): CONSEGUENZE
Ø	Crescita dei profitti
Ø	Immigrazione
Ø	Scolarizzazione
Ø	Aumento dei consumi
Line Callout 2 (No Border): CAUSE
Ø	Liberalizzazione degli scambi
Ø	Ruolo degli Stati Uniti
Ø	Diffusione del fordismo
Ø	Innovazioni tecnologiche
Ø	Crescita demografica
Text Box: STORIA
Il boom economico negli anni sessanta e la nascita di nuovi settori produttivi in Italia e nel mondo
Text Box: FISICA
Le onde elettromagnetiche
IL "BOOM ECONOMICO" NEGLI ANNI SESSANTA



Tra la fine della guerra e i primi anni 70 l'economia capitalistica ha conosciuto la fase più travolgente di tutta la sua storia, con una conseguente grande trasformazione della società e dei modelli di vita.

Le cause del "boom" di questi anni sono:

v      La liberalizzazione degli scambi. Infatti la ripresa delle economie liberiste, abbandonate prima del secondo conflitto mondiale 323d33d e la creazione di organismi di controllo e di distribuzione (come ad esempio la CECA) diedero un nuovo impulso non solo all'economia italiana ma a tutta l'economia europea.

v      Il ruolo determinante degli Stati Uniti che erano diventati il paese più industrializzato del mondo e quindi un paese da imitare; inoltre il nuovo mercato che si stava sviluppando in Europa era aiutato dagli aiuti economici americani.

v      La diffusione del fordismo che venne applicata per la prima volta nel 1913 da Henry Ford: egli introdusse la catena di montaggio e la produzione in serie nelle fabbriche e che portarono a un aumento di consumo a causa anche dell'aumento dei salari. Questa teoria, già applicata negli Stati Uniti, si stava diffondendo in Europa all'inizio degli anni sessanta permettendo anche qui il "consumo di massa".

v      La crescita demografica dovuta al calo delle mortalità e ad un progressivo miglioramento delle condizioni di vita determinato da alcune importanti innovazioni tecnologiche.

v      Le innovazioni tecnologiche determinate dall'unione di sviluppo economico e scienza: come ad esempio la nascita della plastica e del computer. La prima portò vantaggi immediati e trovò applicazione in moltissimi settori industriali mentre il secondo portò vantaggi solamente dagli anni ottanta. Un'altra importante innovazione tecnologica di questi anni fu la nascita dell'elettronica con la conseguente diffusione della televisione (nata in Italia nel 1954) e che, raggiungendo anche chi non aveva nessun titolo di studio alzò decisamente il livello culturale di tutti i cittadini. I nuovi mezzi di comunicazione di massa quali la televisione e la radio fanno parte delle radio-telecomunicazioni.

Il funzionamento di quest'ultime è determinato dalle onde elettromagnetiche le quali non necessitano di un mezzo materiale per potersi propagare; la luce e le onde radio emesse dal Sole e dai corpi celesti possono perciò viaggiare attraverso lo spazio interplanetario e interstellare e giungere fino alla superficie terrestre.

Le onde elettromagnetiche, a seconda della lunghezza d'onda, possono essere classificate in: microonde, onde infrarosse e onde ultraviolette e possono avere diverse applicazioni pratiche. Le microonde, o più comunemente dette onde radio, sono alla base del funzionamento dei radar, della televisione e delle telecomunicazioni cellulari e satellitari. Queste onde hanno una frequenza che varia da 3 kHz a 300 GHz. Entro questa gamma di frequenza e di lunghezza d'onda, le onde radio sono ulteriormente suddivise in bande. Generalmente vengono impiegate per la trasmissione di informazioni (conversazioni nella radiotelefonia, segnali codice telegrafico, parole , musica, immagini e suoni) questi elementi vengono dapprima convertiti da un trasduttore (microfono, codificatore telegrafico, telecamera televisiva, ecc..) in segnali elettrici di ampiezza variabile. In seguito tali segnali vengono modulati su un'onda, di ampiezza e frequenza opportuna. Questa onda è chiamata portante ed è generata da un circuito oscillante. Il segnale così ottenuto dopo essere stato amplificato viene mandato all'antenna, che provvederà a irradiarlo nello spazio sotto forma di radiazione elettromagnetica. I ricevitori captano il segnale mediante un'altra antenna e dopo un processo di amplificazione e demodulazione, ricavano in uscita dell'apparato ricevente l'informazione trasmessa.

La modulazione consiste nel modificare in funzione del tempo una grandezza caratteristica di un segnale periodico. Il segnale periodico è utilizzato come vettore per la trasmissione, pertanto viene chiamato portante, il segnale portante modificato con le informazioni da trasportare viene chiamato modulato. Nella modulazione di ampiezza detta AM (Amplitude Modulation) le informazioni vengono trasmesse nel circuito variando l'ampiezza dell'onda portante. Nella modulazione di frequenza detta FM (Frequency Modulation) le informazioni vengono trasmesse nel circuito variando la frequenza dell'onda portante.


Modulazione di Onde Radio

IN ITALIA

Come per molti Paesi occidentali anche per l'Italia i primi due decenni postbellici furono caratterizzati da profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali, infatti gli anni sessanta rappresentano il passaggio all'era tecnologica.

Dal punto di vista economico il dato più evidente del "boom" in Italia è rappresentato dal fortissimo squilibrio che ancora esisteva tra lo sviluppo dell'industria e quello dell'agricoltura (per questo si parla di economia "duale"): il primo aveva livelli soddisfacenti di reddito e produttività mentre il secondo era caratterizzato da bassi livelli d'investimento, da tecnologie arretrate e quindi da redditi insufficienti.



In questi anni di industrializzazione il divario tra nord e sud Italia diventa ancora più ampio: se al Nord l'economia stava andando verso gradi rapidamente sempre più alti, al Sud l'agricoltura era il settore preponderante anche se ancora decisamente arretrato.

Una spinta all'industrializzazione nel Nord Italia fu data dalla migrazione di manodopera dal Mezzogiorno: 4,2 milioni di meridionali (su un totale di 18 milioni) emigrò nel Nord-Italia.

Le industrie che venivano sviluppandosi nel Nord potevano avvalersi di manodopera a basso costo espulsa dall'agricoltura che consentiva di mantenere bassi i prezzi dei prodotti italiani che diventavano, così, competitivi sul mercato internazionale.
Lo sviluppo economico italiano è uno sviluppo disordinato che determina gravi impatti sull'ambiente e sul territorio; inoltre trova impreparati altri settori della società: prima fra tutti la struttura dello Stato e, in secondo luogo, la classe dirigente.

Le città vivono in questi anni un'urbanizzazione "selvaggia" e all'insegna del degrado; questo, è un problema particolarmente caro ad un autore italiano di questi anni, Italo Calvino, il quale ne ha fatto tema principale di un suo libro: Marcovaldo.

Marcovaldo ovvero le stagioni in città venne pubblicata per la prima volta nel 1963 in una collana di libri per ragazzi dalla casa editrice Einaudi e venne scritta in dieci anni, tra il 1952 e il 1963.

Il testo di presentazione dell'autore dice: "In mezzo alla città di cemento e asfalto, Marcovaldo va in cerca della Natura. Ma esiste ancora, la Natura? Quella che egli trova è una Natura dispettosa, contraffatta, compromessa con la vita artificiale. Personaggio buffo e melanconico, Marcovaldo è il protagonista di una serie di favole moderne. ".

Marcovaldo è il protagonista del libro, è un padre di famiglia che viene ben descritto nella prima novella Funghi in città: "Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegna luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l'attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che s'impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai ".

Marcovaldo vive in una città che non viene mai nominata: per molti versi potrebbe essere Milano oppure Torino (città che negli anni sessanta erano il simbolo del boom economico italiano); il protagonista lavora come manovale in una ditta (la ditta SBAV) misteriosa visto che non viene mai detto cosa si fabbrichi: la SBAV diventa così l'azienda per eccellenza di tutti i cittadini di tutte la città industriali, il simbolo del progresso.

In ogni novella Marcovaldo inizialmente osserva il ritorno della nuova stagione in ogni suo segnale; sogna il ritorno ad uno stato di natura per poi andare incontro ad una delusione.

L'amore verso la natura che ha Marcovaldo è l'amore che solo un abitante di città può avere, il libro è dunque una condanna alla civiltà industriale che si stava sviluppando in Italia e nel resto d'Europa negli anni '60 e in cui tutti i valori si riducevano a merci da acquistare e in cui tutto viene valutato in termini di produzione e di consumi.

Un elemento sempre presente nella vita cittadina e quindi in quella di Marcovaldo è la pubblicità: nella novella Il bosco sull'autostrada i cartelloni pubblicitari vengono scambiati dai figli di Marcovaldo per legna con cui accendere un fuoco, gli abitanti della città, ma soprattutto i bambini confondono le stelle con le insegne luminose delle ditte in Luna e gnac (in cui gnac sta per cognac: un'insegna luminosa non troppo funzionante che i figli di Marcovaldo scambiano per le stelle, impossibili da vedere in città a causa dell'eccessiva illuminazione). In Fumo, vento e bolle di sapone le campagne pubblicitarie dei detersivi sono la causa dell'invasione di schiuma in città che alla fine si confonde e si mescola con il fumo delle ciminiere.

Marcovaldo è un bambino un po' cresciuto che ama la natura e prova noia per la città che è sempre uguale, con i suoi orari, il traffico e lo smog; è comico perché la realtà è contraria ai suoi sogni: sogna di rifare la città con la neve (che è un elemento purificante) ma i suoi sogni vengono distrutti dall'avanzare imperterrito della tecnologia che non lascia spazio alla natura ma solo alle macchine e dalla pubblicità: immagini che scorrono velocemente per non lasciarti il tempo di pensare.

Negli anni sessanta ci fu un'artista che riuscì a porre al centro dell'attenzione quelle immagini pubblicitarie da cui anche Marcovaldo ne era circondato, le più banali, quelle a cui siamo maggiormente abituati e della cui esistenza quasi neppure più ci accorgiamo: Andy Warhol.

Nel periodo del suo apprendistato Andy Warhol venne a contatto con il mondo della comunicazione e della pubblicità e proprio di questo dirà: "La pubblicità più ancora che prodotta viene subita e consumata con assuefatta passività; non è tanto un progetto aperto ma è una cosa definita una volta per tutte e che poi scorre, si ripete, scompare."

Dunque, quando cominciò a lavorare come artista indipendente, Andy Warhol rifiutò l'invenzione e la produzione nelle sue opere: si limitò a rifare le immagini che stavano sotto gli occhi di tutti per renderle, almeno per una volta, visibili e conosciute realmente perché le immagini dei cartelloni pubblicitari e della televisione scorrevano senza essere ricordate e memorizzate. Warhol riproduceva quelle immagini che ogni giorno bombardavano il mondo consumistico, ha immortalato sulla tela i volti delle più famose star del momento, dei prodotti consumistici, le immagini dei fatti di stretta attualità che ricoprivano i giornali.

Text Box: Tutto è riprodotto con scrupolo, come è caratteristico della "Pop art" l'oggetto è disegnato con una linea scura e netta e i colori sono distesi senza passaggio chiaroscurale come se non fosse inserito in un'atmosfera e senza rapporto luce ombra.
L'immagine, tuttavia, ha una sua individualità ed unicità: la scatola e l'etichetta sono dipinte in modo molto accurato e poi la scatola appare enorme, come isolata nello spazio.

Quando Warhol iniziò a elaborare l'immagine della scatola di zuppa Campbell, prima ne riprodusse la forma in modo convenzionale; successivamente iniziò, con pennello e colore, a stampare su tela l'immagine con la tecnica della serigrafia, un procedimento attuato attraverso un tessuto di seta fissato ad un telaio e reso impermeabile con colla o altre sostanze in tutte quelle parti che non devono lasciar filtrare il colore.

La comunicazione commerciale spinge l'immagine a moltiplicarsi e a ripetersi in serie: le immagini della Coca-Cola e dei barattoli della zuppa Campbell vengono disposte in maniera monotona e ordinata sulle tele esse non possono servire che a ribadire la loro suprema inutilità.

CIVILTA' DEI CONSUMI:




I modelli di consumo nei paesi industrializzati sono propagandati da messaggi pubblicitari, amplificati dai mass media e favoriscono un processo di standardizzazione dell'uomo moderno. La vecchia classe operaia di fine Ottocento e inizio novecento si trasforma e diventa quella che viene chiamata la "civiltà dei consumi".

Gli anni sessanta sono un periodo caratterizzato dalla presenza di forme di contestazione anticonsumistica e anticapitalistica derivata dalla delusione per le promesse di benessere non mantenute; queste critiche trovano forza anche grazie all'influenza esercitata presso i giovani dagli studiosi della scuola di Francoforte. Da questo gruppo la società capitalistica ed industriale è descritta come una società totalitaria che nega ogni manifestazione di cultura individuale e che usa i mezzi di comunicazione per appiattire e livellare tutto nella cultura di massa. La Scuola di Francoforte elaborò quel programma passato alla storia delle idee col nome di "teoria critica della società ".

La teoria critica della società sorge per far emergere la contraddizione fondamentale della società capitalistica. La teoria critica vuol essere comprensione totalizzante e dialettica della società umana nel suo complesso e dei meccanismi della società industriale avanzata, al fine di promuoverne una trasformazione razionale che tenga conto dell'uomo, della sua libertà, della sua creatività, del suo armonico sviluppo in una collaborazione con gli altri.

All'analisi della crisi della società contemporanea e della possibilità di risolverla, Erich Fromm ha dedicato uno tra i suoi libri più letti: Avere o essere? (1976), dove esamina le "due basilari modalità di esistenza: la modalità dell'avere e la modalità dell'essere". Per la prima modalità Fromm dice che la nostra cultura c'impone ad avere sempre di più, ci dice che "l'essenza vera dell'essere è l'avere", per cui "se uno non ha nulla, non è nulla. Infatti, secondo Fromm, i consumatori moderni etichettano se stessi con la seguente espressione: io sono = ciò che ho e ciò che consumo.

Nella società moderna, secondo Fromm, la maggior parte delle persone considera la modalità dell'avere più naturale rispetto a quella dell'essere.

Se, dunque, per la modalità dell'avere, un uomo è ciò che ha e ciò che consuma, le caratteristiche  della modalità dell'essere sono " L'indipendenza, la libertà e la presenza della ragione critica ". La caratteristica fondamentale della modalità dell'essere consiste " nell'essere attivo ", che non va inteso nel senso di un'attività esterna, nell'essere indaffarati, ma di attività interna, di uso produttivo dei nostri poteri umani. Essere attivi significa dare espressione alle proprie facoltà e talenti, alle molteplicità di doti che ogni essere umano possiede, sia pure in vario grado.

Secondo Fromm la modalità dell'avere si pone nel tempo: passato, presente e futuro; noi, infatti siamo legati a ciò che abbiamo accumulato nel passato (per esempio denaro o proprietà) e il futuro è l'anticipazione di quel che diverrà il passato. L'essere, invece, può avvenire solo qui e ora (Hic et nunc), non è fuori dal tempo ma "il tempo non è la dimensione che governa l'essere".

Secondo Fromm la grande illusione che il progresso industriale e tecnologico illimitato portasse la felicità per tutti, attraverso la soddisfazione di tutti i desideri e ristabilisse la pace sociale e l'armonia dell'uomo con la natura, è fallito. L'uomo contemporaneo, diventato un ingranaggio dell'enorme macchina industriale, è alienato, manipolato dai mass media, isolato e angosciato; l'uomo non riesce più nemmeno a comunicare con chi lo circonda costruendosi una vita assurda e priva di significato. Questi sono i temi principali del teatro dell'assurdo il cui maggior esponente è Samuel Beckett.

Samuel Beckett was born near Dublin on April 13, 1906.

Beckett's great success came on January 5, 1953, with Waiting for Godot. All of Beckett's major works were written in French because he believed that French forced him to be more disciplined.

In 1969 he received the Nobel Prize for Literature and he continued to write until his death in 1989, but towards the end he remarked that each word seemed to him "an unnecessary stain on silence and nothingness."

WAITING FOR GODOT:

The main characters, Vladimir and Estragon, are waiting endlessly for Godot; waiting represent an universal situation, a symbol of our time, Godot can be understood as one of the many things in life that people wait for but the common interpretation of Godot is that it might mean "God" but is certainly wrong.

Waiting for Godot has a circular structure: the place and the time are always the same on the first and second acts which have no conclusion because the second end like the first.

Characters:

Estragon is a bum and sleeps in a ditch, he has no memory and relies on Vladimir to remember for him, he is impatient and constantly wants to leave Vladimir. Estragon has been compared to a body without an intellect, and Vladimir is the intellect.

Vladimir is a bum like Estragon, but, while Estragon is inconstant and silent, Vladimir is pratical, protective and rational.

The other characters are Pozzo and Lucky. The first is the master, he is rich, he orders; Lucky is the servant, he has nothing, he had to obeys. In the play there are two pairs of character: Vladimir and Lucky who represent the intellect, and Estragon and Pozzo who represent the body.

Waiting for Godot incorporates many of the themes and ideas that Beckett had previously discussed in his other writings.



§                     Memory:

In Fact Beckett often focused on the idea of "the suffering of being" and most of the play deals with the fact that Estragon and Vladimir are waiting for something to alleviate their boredom (that in the play is represented by the repetitive and circular structure).

§                     Time:

The concept of the passage of time leads to a general irony. The passage of time is evidenced by the tree, which has grown leaves, possibly indicating a change of seasons. Time since Pozzo goes blind and Lucky mute also transform Pozzo and Lucky.

A direct result of this hopelessness is the daily struggle to pass the time. Thus, most of the play is dedicated to devising games, which will help them pass the time. Vladimir and Estragon maybe stay together because they need one another to pass the time.

§                     Incommunicability:

Beckett said that there is no communication because there are not vehicles of communication. On the rare occasion when word and gesture happen to be valid expression of personality, they lose their significance on their passage through the cataract of the personality that is opposed to them.


BIBLIOGRAFIA

·     SAMUEL BECKETT, Waiting for Godot, Mondadori, Milano 1998

·     ITALO CALVINO, Marcovaldo, Mondadori, Milano, 1999

·     ERICH FROMM, Avere o Essere?, Mondadori, Milano, 1980

·     ANDY WARHOL, La Filosofia di Andy Warhol, Costa&Nolan, Milano, 2001

·     ALBERTO BOATTO, Warhol, Giunti, Firenze, 1995

·     CALZA, HERNANDEZ, VARINI, Lezioni di arte 3, Electa-Bruno mondadori, Milano, 2001

·  GIOVANNI LEONE, Italia e italiani dal 1945 a oggi, Dario Flaccovio, Palermo, 1997

Capitolo secondo: l'Italia degli anni cinquanta

Capitolo terzo: l'Italia degli anni sessanta

LIBRI DI TESTO

·       DE BERNARDI, GUARRACINO, La conoscenza storica, Mondadori, Milano, 2000 Pagg. 312-320

·       PIERO ADORNO, L'arte italiana, G.D'Anna, Firenze, 1999







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