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Il piacere

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Il piacere

Il piacere

Autore: Gabriele D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da una famiglia della buona borghesia abruzzese. Secondo la volontà del padre, frequenta il Collegio Cicognini di Prato dal 1874 al 1881. Già durante i suoi studi D'Annunzio mostra il suo interesse per la scrittura, tanto che nel 1879 fa pubblicare la sua prima raccolta di versi. Nel 1881 si trasferisce a Roma dove s'iscrive, senza tuttavia mai terminare gli studi, alla facoltà di Lettere; durante la sua permanenza a Roma sposta il suo interesse dalla poesia alla cronaca dei salotti aristocratici e mondani, di cui è un assiduo frequentatore. Nel 1883 717c23h sposa, con un occhio di riguardo alla propria ambizione, Maria Hardouin dei duchi di Gallese, dalla quale avrà tre figli, ma che sarà sostituita ben presto da nuovi amori. A Roma alterna l'attività giornalistica a quella letteraria. Successivamente avrà altre amanti, fino all'incontro a Venezia nel 1894 con Eleonora Duse. Questo diverrà un sodalizio amoroso e artistico, che corrisponde al periodo più ispirato della produzione dannunziana. In questo periodo D'Annunzio comincia anche l'avventura parlamentare (1897), dapprima nei banchi della destra, poi dal 1900, con un gesto clamoroso, nell'estrema sinistra, con la quale però non otterrà successo politico. Nel 1904 si chiude la storia con la Duse, e D'annunzio ha nuove compagne, dalla sorte sfortunata. Dal 1910 e per cinque anni rimane in Francia, dove è già famoso, a causa di dissesti finanziari. Dal 1915, tornato in Italia, è un sostenitore dell'intervento nella Prima Guerra Mondiale, durante la quale compierà atti clamorosi: nel febbraio 1918 bombarda alcune navi austriache, qualche mese dopo con una squadriglia di aerei lancia su Vienna volantini inneggianti alla resa. A fine guerra disapprova il modo con cui si è arrivati alla vittoria, e prende a cuore la questione di Fiume, che dal 1919 per 15 mesi occuperà militarmente. Dal 1921 e fino alla morte si ritira nella villa del Vittoriale, vicino a Gardone Riviera. Sono anni di decadimento fisico e spirituale, segnati dai riconoscimenti di un fascismo che lo vuole neutralizzare, perché Mussolini non vuole rivali. Muore il 1 marzo 1938.

OPERE PRINCIPALI: Il piacere (1889), Trionfo della morte (1894), Canto novo (1882), Poema paradisiaco (1892), Le vergini delle rocce (1896), La città morta (1898), Francesca da Rimini (1902), La figlia di Iorio (1904), La fiaccola sotto il moggio (1905), La nave (1908), Forse che sì forse che no (1910), Le faville del maglio (1924-1928), Notturno (1921), Libro segreto (1935).

Data prima pubblicazione: 1899

Lingua originale: italiano

Sintesi:

Il conte Andrea Sperelli è un giovane benestante, vive a Roma ed ha una propensione alle avventure galanti con donne bellissime dell'alta società romana. Egli è innamorato (o perlomeno così si crede) della contessa Elena Muti, una giovane vedova che lo ricambia con trasporto. Inspiegabilmente, dopo poche settimane del loro idillio, Elena parte per l'Inghilterra, dalla quale tornerà sposata con un uomo orrendo e che non ama, ma nobile e con un buon patrimonio. Nel periodo della sua assenza, Andrea si abbandona alla ricerca di un legame che lo possa consolare, ma in verità ogni donna che incontra lo fa soffrire ancor di più, perché gli fa venire in mente qualche particolare di Elena. Per l'ultima amante affronta un duello, che perde e lo rende in pericolo di vita. Passerà allora la sua convalescenza presso la cugina, a Schifanoja, dove incontrerà Maria. Lei è la moglie del ministro del Guatemala, gli è sempre stata fedele, ma ogni suo sforzo di resistere ad Andrea sarà vano: i due si incontreranno di nuovo a Roma, e scoppierà la passione, destinata a finire per causa di Andrea; in un momento di smarrimento, chiama Maria "Elena", lei capisce che il giovane è ossessionato dal desiderio di quella donna (cosa che aveva già sospettato e temuto), e lo lascia per sempre.

Analisi dei personaggi:

Andrea Sperelli: è il protagonista della storia. Da piccolo ha vissuto la separazione dei genitori, con la madre che ha preferito seguire l'amante piuttosto che occuparsi di lui. È cresciuto con il padre, che ne ha incoraggiato l'amore per l'arte e l'estetica, ma anche la propensione agli amori facili e alle avventure galanti. Così, diventato un giovane bello e ricercato, passa da una storia all'altra, per divertimento, senza nessun rimorso. Il suo cinismo nei confronti delle donne che frequenta è tale da fargli pensare minuziosamente e freddamente alle parole da dire, anche durante un incontro: per lui la seduzione e la conquista sono solo strategie per ottenere ciò che vuole da una donna. Quando però incontra Elena, al primo sentimento di volerla fare sua subentra qualcosa di nuovo, che gli farà perdere la testa sul serio; incontro dopo incontro, rimane incantato dalla bellezza di Elena, dal suo modo di fare, fino ad innamorarsene. Il distacco fra i due è doloroso per Andrea, che riprende le sue antiche abitudini di seduttore per gioco e noia, con ancor maggiore cinismo. L'ultimo episodio di questa sua vita romana è un duello con un suo rivale, nel quale rimane gravemente ferito ed in pericolo di vita. Nella lunga convalescenza, trascorsa al di fuori dell'alta società romana, Andrea ha modo di riflettere sull'amore e sulla sua vita, in qualche modo capisce che ha commesso degli errori e sembra deciso a cambiare, quando incontra un'altra donna che gli pare ancora meglio di Elena, ed ancora più degna di essere amata: Maria. Le sue attenzioni verso di lei sono però del tutto diverse dal suo solito modo di fare: è molto più rispettoso, anche perché vede la donna come un esempio concreto di purezza e di virtù. Quando però la rivede, a Roma, ritorna a comportarsi come prima: questo a causa dell'amarezza che sente per Elena, che ha visto con il marito. Andrea riesce a convincere Maria a concedersi a lui, ma mentre lo fa gli torna sempre di più alla mente Elena, che diventa un'ossessione; è veramente divorato dalla gelosia verso quel marito, che considera indegno di Elena, e si dimostra subito un personaggio ripugnante per i suoi pensieri. Alla fine, accade fatalmente che Andrea, dopo essersi recato a trovare Elena e consorte, chiami Maria con il nome della donna che è sempre nei suoi pensieri, e distrugge la loro storia. Il romanzo si chiude lasciando Andrea solo nei suoi pensieri. Oltre a questo lato di Andrea, viene presentato anche quello di intenditore d'arte, di conoscitore della musica e di amante della poesia e della scrittura.

Elena Muti: è una giovane vedova, molto bella e nota nell'alta società romana. Quando incontra Andrea ricambia il suo sentimento, e per tutta la durata della loro breve storia è molto coinvolta. Poi inspiegabilmente decide di partire, lasciando Andrea sconsolato e soffrendo anche lei stessa; non gli vuole rivelare il motivo del suo viaggio, anche se l'autore non fa capire se è per paura di ferirlo con la verità (che probabilmente lei già conosce), o se per altro. Quando ritorna a Roma, già sposata con un ricco Lord inglese, ma che chiaramente non ama dapprima illude Andrea con una visita e mezze parole che lasciano capire quanto in realtà lei lo ami e non abbia mai smesso di farlo, e soffra quanto lui; poi inizia a comportarsi cinicamente: lo evita, lo tratta male, quasi con disprezzo, addirittura ha un relazione con un conoscente di lui, e soprattutto non vuole avere più nulla a che fare con lui in qualità di amante. Questo suo comportamento crudele la renderà un'ossessione di Andrea, che in lei vede tutto quanto possa esistere di meglio al mondo, e desidera averla di nuovo tutta per sé.

Maria Ferres: è la moglie del ministro di Guatemala, ed incontra Andrea perché è un'amica d'infanzia della cugina. È molto religiosa, e legata alla famiglia, in particolare alla figlia Delfina, che rappresenta per lei la gioia più grande. All'inizio non s'interessa più di tanto ad Andrea, presa com'è dall'amica e dalla figlioletta, ma più passano i giorni più si sente inspiegabilmente inquieta ed attratta dalle parole del ragazzo. Cerca di farsi forza anche quando lui le confessa di amarla, ma alla fine è costretta ad ammetterlo: prima a se stessa, poi a lui. Tuttavia non intende avere un'avventura con lui, per amore della figlia soprattutto, e poi per la sua avversità a commettere quello che sarebbe un peccato. Questa situazione, e soprattutto la conoscenza dei propri sentimenti, la fa soffrire a tal punto da trascurare la figlia, che istintivamente se ne accorge, ma non può immaginare la causa. Maria è combattuta fra l'amore per il giovane, che la rende gelosa delle sue precedenti amanti e paurosa del suo passato, e questo suo senso della purezza e dell'onore: non ha mai tradito il marito, e non vorrebbe cadere in tentazione. Inoltre scopre che anche l'amica è innamorata di Andrea, e non sa più che posizione prendere. La donna non vede l'ora che il marito Manuel ritorni dai suoi affari, e la conduca a casa di sua madre, a Siena, dove spera di poter dimenticare Andrea. Evidentemente questo soggiorno non produce l'effetto sperato, perché quando ricompare, questa volta proprio a Roma, e rivede Andrea, tutto è come prima. Questa volta supera se stessa, accettando (ma dopo tanto tempo e con molta ritrosia) di avere un'avventura non più platonica con lui. Nella società romana, però, non si sente a suo agio: i fantasmi delle sue ex le fanno temere che lui sia stato più felice un tempo che ora con lei, e in un certo senso ha la premonizione che metteranno fine alla loro storia. Maria s'insospettisce nei confronti di una donna, lady Elena Heatfield. Inoltre, ha un nuovo dispiacere: il marito viene scoperto a barare durante una partita al circolo, si solleva uno scandalo che lo fa scappare, e lascia sulle sue spalle il peso della vergogna e l'umiliazione di dover vendere tutto quello che ha per soddisfare i creditori. durante l'ultimo loro incontro, prima della partenza di Maria per Siena, Andrea la chiama "Elena". Dopo questo episodio diventa gelida, e se ne va senza dire una parola, avendo avuto la triste prova che i suoi dubbi erano fondati.

Analisi degli ambienti:

Il romanzo si snoda prevalentemente a Roma, sia in interni che nelle piazze. La casa del protagonista (palazzo Zuccari) viene immaginata in piazza di Spagna; si parla quindi della folla, della scalinata, di Trinità dei Monti, ed anche di alcune vie e piazze vicine, ad esempio piazza Barberini, via Sistina. Un ritrovo di nobili si svolge anche a palazzo Borghese, di cui viene nominata la famosa Galleria Borghese. Un paio di momenti romani si svolgono all'ippodromo e a teatro. La città viene descritta nei suoi colori, a seconda delle stagioni e dell'ora; particolarmente si dà importanza a Piazza di Spagna, che viene osservata e percorsa da Andrea. Viene descritto anche l'interno del palazzo, arredato sontuosamente dal conte Sperelli, in particolare una stanza, dove hanno luogo gli incontri amorosi di Andrea ed Elena, che è molto accogliente: ha tappezzerie, un prezioso letto a baldacchino, un caminetto dove arde sempre il fuoco, e una poltrona dove Elena appoggia i vestiti. L'autore si sofferma molto sulla descrizione della stanza, sul fatto che per Andrea è come un piccolo rito disporre i fiori e profumarla per Elena, in modo da creare una situazione d'intimità.

L'altro posto dove si svolgono le fasi principali della storia è Schifanoja: non viene collocata geograficamente, tuttavia sappiamo che è in campagna e dista poco dal mare; la vegetazione è molto fitta, mediterranea. La villa dove abitano i protagonisti è molto grande, una tenuta, ed anche lussuosa.

Analisi del narratore:

Il narratore è onnisciente: riporta la maggior parte dei pensieri e degli stati d'animo del protagonista, soprattutto nel libro secondo; è però esterno alla storia. Utilizza molti termini latini o inglesi, oltre a fare citazioni di opere illustri e a descrivere con molti particolari le zone di Roma e di Schifanoja.

Giudizio personale:

La storia in sé del romanzo mi è piaciuta, perché è abbastanza appassionante e non ha il solito, scontato, lieto fine. Per quanto riguarda la forma con cui D'Annunzio ha voluto raccontarla, non sono del tutto d'accordo sulle sue scelte: per prima cosa, sullo sfoggio che l'autore fa di citazioni di ogni tipo (artistiche, musicale, letterarie, linguistiche, addirittura mitologiche), perché secondo me appesantiscono il testo, e non sono poi così indispensabili. Anche tutta l'analisi psicologica della convalescenza di Andrea poteva essere un po' più concisa, senza per questo togliere nulla alla sostanza, anzi avrebbero dato maggior ritmo. Tutto il romanzo si svolge su ritmi pacati, tranne alla fine in cui si assiste alla "follia" del protagonista. Trovo anche che tutte le descrizioni delle innumerevoli donne di Andrea non sia molto di buon gusto: sono davvero troppe, e tutte ricordate per un particolare che è descritto, ma è insignificante per la storia, e rendono il protagonista un po' squallido.

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