IL GIORNO DELLA CIVETTA
(1) La fabula
Ricostruiscila in un breve riassunto
Dopo l'omicidio di
Salvatore Colasberna, in un piccolo paese siciliano, viene inviato sul luogo
del delitto il capitano Bellodi, un uomo di Parma, per indagare sulle possibili
cause. Egli è però ostacolato dall'omertà degli abitanti del paese di S. che si
rifiutano di fornire testimonianze certe e precise sull'accaduto. Le indagini
proseguono lentamente sino a che il confidente Parrineddu 747f54h si fa sfuggire,
durante l'interrogatorio, il nome di Pizzucco. Nel frattempo, la scoperta di un
altro omicidio avvenuto poco dopo il primo. Un certo Nicolosi, potatore, è
stato ucciso, e la moglie ne ha denunciato la scomparsa dopo qualche giorno.
Indagando, Bellodi, rintraccia il nome dell'assassino, Marchica. Il capitano
Bellodi interroga anche il capomafia, Don Mariano Arena, il quale si dimostra
molto diffidente nei confronti della 'carta stampata'. Anche Parineddu, il
confidente, è stato ucciso. Bellodi, nonostante la sua bravura nel districare
gli imbrogli della mafia, non riesce però a fare arrestare il colpevole. I
politici, d'accordo con i mafiosi, riescono a far passare l'omicidio di
Nicolosi per delitto passionale.
(2) Esordio - Spannung -
Scioglimento
Ritrovi questo schema nella vicenda narrata?
Sì, ritrovo lo
schema esordio - spannung - scioglimento. L'esordio è dato dall'arrivo in
Sicilia del capitano Bellodi, lo spannung dai diversi interrogatori condotti da
Bellodi e lo scioglimento quando il capitano riesce a capire la vicenda
mafiosa.
(3) Il tempo
Esistono indicazioni (dirette o indirette) sulla
collocazione cronologica della vicenda narrata?
Si può desumere in quale arco di tempo si sviluppa la
storia?
Il narratore fa ricorso a retrospezioni o anticipazioni?
Segnala quelle che giudichi rilevanti.
a)
No, non ci sono indicazioni sulla
collocazione cronologica della vicenda, però tutto avviene dopo il 1953, anno
in cui il Marchica fu incarcerato.
b)
Si può desumere che la storia si
sia sviluppata nell'arco di circa un mese, o meno.
c)
L'unica retrospezione rilevante
riguarda la narrazione dei 3 giorni precedenti all'assassinio del Dibella,
durante i quali la stessa vittima si comporta come colui che commette ingiuria,
e attira su di sé l'attenzione dei mafiosi e di Don Mariano.
(4) Lo Spazio
Quali riferimenti il lettore trova nel testo riguardo ai
luoghi in cui si svolge la vicenda?
Nonostante i paesi della Sicilia siano indicati con la
sola lettera iniziale, è possibile stabilire dove si trovano?
Il racconto si ambienta tutto nel medesimo luogo?
E' concesso ampio spazio a descrizioni paesaggistiche? Se
sì, indica dove: in caso contrario, dì a quali strumenti ricorre il narratore
per creare lo sfondo paesistico della vicenda.
a)
Non viene fornita una descrizione
dettagliata e precisa dei luoghi dove si svolgono le vicende, vi sono solo
delle descrizioni generali: la piazza con il campanile e le stanze dei
carabinieri.
b)
No
c)
No, il racconto non è ambientato
tutto nello stesso luogo. Principalmente nel paese di S., ma alcune scene si
svolgono anche nei paesi di C., B., Roma e Parma (alla fine della storia).
d)
I dialoghi possono dare
indicazioni indirette sulle caratteristiche del luogo riferendosi alle
ambientazioni dove si sono svolti gli eventi principali. Il narratore riferisce
invece le caratteristiche ambientali e climatiche relative ai vari luoghi
citati, per incrementare l'effetto desiderato da Sciascia.
(5) I personaggi.
Quali personaggi rivestono importanza primaria?
E' possibile inserire i personaggi in un sistema
(soggetto - oggetto del desiderio - aiutante - oppositore?)
Traccia un ritratto del capitano Bellodi, raccogliendo
gli elementi che il narratore in successione ci fornisce (non trascurare la
chiusa del romanzo), componendoli quindi in un breve testo.
a)
Bellodi, il capitano dei
carabinieri; Marchica, l'assassino; Nicolosi, il potatore ucciso, la vedova di
Nicolosi, il maresciallo, don Mariano Arena, mandante capomafia, Pizzucco,
l'assassino di Nicolosi.
b)
Soggetto: Bellodi; oggetto: la
giustizia e gli assassini, Marchica e Pizzucco. Aiutanti: Dibella, la vedova di
Nicolosi, il maresciallo e Colasberna; Oppositori: l'omertà generale e la gente
che non vuole collaborare, Don Mariano.
c)
Bellodi è un giovane e biondo
capitano dei carabinieri. È un integerrimo uomo di leggi, antifascista,
sostiene la giustizia e l'uguaglianza dei diritti scontrandosi con l'omertà
generale ed esponendosi ai pericoli pur di sostenere il rispetto delle leggi.
Egli è il protagonista del romanzo di Sciascia e ritiene che la legge sia
subordinata solo all'idea di giustizia insita in ognuno di noi. All'inizio è
disorientato dal clima insolito di S, perché è un continentale.
Motiva la definizione di Bellodi come "eroe solitario
della legge".
Ti pare appropriata la definizione di Don Mariano Arena
come eroe negativo?
Quali tratti caratterizzano soprattutto questo
personaggio?
Attraverso quali parole emerge inconfondibile la sua
visione del mondo?
d)
È definito in tal modo poiché è
solo in quanto nessuno collabora con lui, tutti si chiudono dietro il muro
dell'omertà. 'Della legge' perché egli sostiene la causa della giustizia, e non
la mafia.
e)
Don Mariano Arena può sicuramente
essere definito l'eroe negativo in quanto egli è l'unico tra i mafiosi con un
proprio codice d'onore che rispetti. Inoltre è l'unico personaggio che mantiene
per tutta la durata del romanzo un atteggiamento degno di un uomo, che tratta
alla pari con Bellodi, diversamente degli altri, definiti dallo stesso
capomafia "mezz'uomini" o "quaquaraqua".
f)
Don Mariano è il classico uomo
d'onore della mafia: pur non avendo una cultura elevata, mantiene sempre una
certa dignità e un atteggiamento di superiorità nei confronti di quasi tutte le
persone con cui si relaziona.
g)
"Ma noi caro mio, camminiamo sulle
corna degli altri: come se ballassimo. [.] La fredda e astuta violenza per cui
in gioventù era stato famoso, il calcolato azzardo, la prontezza di mente e di
mano, tutte le qualità insomma che l'avevano portato al rispetto e alla paura
di cui era circondato". "La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un
pozzo e vede il sole o la luna, ma se si butta giù non c'è più né sole né luna,
c'è la verità".
LA CONTESTUALIZZAZIONE
1)
Innanzitutto il nostro
protagonista non è un detective infallibile, ciò si può riscontrare quando
all'inizio, Bellodi, si trova in difficoltà nell'adattarsi al clima di S.
Inoltre la società in cui egli opera non è una società statale dove le leggi
sono riconosciute e chi le infrange ne è consapevole, ma è un ambiente malato
dove le leggi sono state prese in mano dai mafiosi, che hanno instaurato un
regime di paura che rende difficile il lavoro di Bellodi. Infine non si
condanna il vero assassino anche se individuato dal capitano e l'omicidio di
Nicolosi è classificato come delitto passionale e non come caso in cui è
coinvolta la mafia.
2)
a) Personaggio sicuramente
implicato nelle attività della vecchia mafia, Don Mariano ricalca i mafiosi
precedenti a quelli presentati da Sciascia, nati e vissuti come esponenti della
mafia rurale. Come essi si attiene ad un preciso codice d'onore che ritiene
fondamentale e che regola ogni azione della sua vita.
b) I mafiosi
presentati da Sciascia, a differenza di Don Mariano, non rispettano invece
alcun codice d'onore, ma sono presentati solo come personaggi di nessun
rilievo, solo come effettori degli ordini del capomafia, che, pur privo di cultura,
ha la forza di imporsi sugli altri. Altra differenza è il passaggio dalla mafia
rurale a mafia urbana, che viene in questo caso riassunta in un esempio delle
sue attività illecite, il controllo degli appalti, che sfocia infine
nell'eliminazione dell'unico che si fosse opposto alle imposizioni mafiose.
d)
E' evidente l'avversione
dell'autore nei confronti delle mafie che è denunciata in questo libro da
Sciascia, il quale con molto coraggio ne evidenzia le connessioni con il mondo
della politica presentandola come fenomeno parassitario in contrasto con lo
Stato che ne esce ridicolizzato. Le cause della nascita del fenomeno mafioso
non sono travisabili nel romanzo, tuttavia si possono comprendere i due
principali motivi dell'ampia diffusione del fenomeno mafioso: la collusione
della mafia di molti politici e l'omertà diffusissima, provocata dallo Stato,
che è visto come autorità che richiede moltissimo ma ricambia con molto poco.
Come soluzione alla mafia, però, Sciascia indica una più attiva partecipazione
dello Stato nel problema mafioso, ricercando i politici corrotti ed
incentivando l'operato di quelle persone che, come Bellodi, si dedicano ad
estirpare dal suolo mafioso questo secolare problema.
e)
Ovviamente, Sciascia ha dato una
definizione che ben si coniuga con ciò che ha scritto nei suoi libri; essa
infatti è sicuramente un'associazione per delinquere, che ricerca
l'arricchimento illecito dei propri associati, che si pone come associazione
parassitaria fra le ditte proposte per l'appalto e lo Stato, e che usa la
violenza per far applicare le sue "leggi" sul territorio controllato.
f)
Nel 1951, in seguito alla riforma
agraria che vietò l'estensione dei poderi oltre i 200 ettari e previde
l'esproprio dei terreni incolti, la mafia, ostacolata in campo agricolo, si
inserì negli apparati statali, per controllare l'agricoltura per mezzo degli
enti pubblici. I lavori ai quali si dedicò l'onorata società furono: gli
appalti dei lavori pubblici, il racket dell'imprenditoria pubblica e privata,
la riscossione delle imposte, il mercato del pesce, il controllo degli enti
bancari, lo spaccio di stupefacenti.
In
questo periodo infatti la Sicilia divenne il centro del mercato della droga e
il transito obbligato dal Medio Oriente all'Africa. Nel 1956 ca. vi fu lo
scontro fra vecchia e nuova mafia con la vittoria delle nuove cosche che
divennero mente direttiva dei sequestri di persona. La vera svolta, però, si
ebbe negli anni '70, cioè quando la nuova mafia riuscì a controllare il
traffico dell'eroina. Attraverso complicati giri che implicavano l'intervento
di persone insospettabili il denaro sporco veniva riciclato, di conseguenza gli
intrecci fra mafia e politica diventavano sempre più fitti, soprattutto a causa
del fatto che tutti coloro che vi si opponevano furono eliminati. Lo Stato è
intervenuto solo dopo l'assassinio del generale Dalla Chiesa, prefetto di
Palermo.