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Herbert SPENCER - (1820-1903): Evoluzione, complessità e integrazione

sociologia


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Herbert SPENCER

                          (1820-1903)

- Introduzione

I capisaldi della visione spenceriana furono:
a) l'idea della centralità assoluta della libera iniziativa privata;
b) quella che vede la società come la somma dei vantaggi individuali,
c) e infine quella che considera la società industriale (basata sul commercio e sulla libera iniziativa personale) come il momento culminante dello sviluppo politico e culturale dell'umanità.

Oltre che un tipico rappresentante di quel tipo di 'mentalità positiva' che tendeva a vedere nella scienza e nei suoi metodi una sorta di 'leva d'Archimede' attraverso la quale elaborare sistemi universali capaci di spiegare l'intera evoluzione umana e cosmica, Spencer fu, un tipico esponente della società puritana inglese.



 

 

- Evoluzione, complessità e integrazione

a) Spencer e Darwin

Spencer sviluppò in modo indipendente quel medesimo tema cui Charles Darwin, negli stessi anni ma nello specifico campo delle scienze biologiche, stava conferendo nuova dignità : quello cioè dell'evoluzione, attraverso la selezione all'interno di un determinato am 919b11j biente, degli individui più adatti alla sopravvivenza. Ciò che tuttavia - e senza alcun dubbio - accomunò questi due grandi pensatori fu l'idea che il progresso di ogni specie fosse basato sulla selezione degli individui più adatti alla sopravvivenza, ciò che per conseguenza porta a un costante miglioramento e raffinamento sia dell'ambiente che delle forme di vita in esso contenute (il tutto, ovviamente, sulla scia di quel paradigma storicistico - tendente ad affermare la verità come un fatto storico ed evolutivo - inaugurato dalla filosofia hegeliana all'inizio del secolo).

(b) Caratteri dell'evoluzionismo spenceriano

Il discorso evoluzionista di Spencer si fonda sull'idea secondo cui, a partire da un originario stato di maggiore indistinzione (ovvero di caos) si passerebbe, per un processo automatico, a uno di maggiore integrazione e complessità tra le parti, attraverso lo sviluppo da parte di queste ultime di caratteri sempre più specifici, nonché di conseguenza, a livello ambientale, di una struttura sempre più complessa e articolata. Una tale tendenza, il cui valore si estenderebbe a tutti i fenomeni cosmici, sarebbe dovuta all'instabilità congenita di ciò che è privo di una propria coerenza interna. Esso difatti, a causa di tale carattere, sarebbe predisposto a subire l'azione 'aggressiva' di entità meglio organizzate e strutturate. Ciò che ancora si trova in uno stato di potenzialità e indistinzione insomma, verrebbe posto - secondo una tale visione - da parte di ciò che invece è già maggiormente formato, di fronte a una sorta di aut-aut: o adattarsi acquisendo una struttura specifica e determinata, o scomparire a causa della propria genericità. Esso verrebbe insomma costretto ad assumere a sua volta una forma e una funzione determinata all'interno di una precedente totalità - al cui interno verrebbe così ricompreso. Come si vede, era in buona sostanza il discorso portato avanti da Darwin in merito al rapporto tra gli individui e l'ambiente naturale, anche se esteso da Spencer su un piano di validità assoluta, e come tale assurgente a fondamento ontologico del reale, nonché a base metodologica di qualsiasi vera indagine scientifica. Un altro aspetto da sottolineare è la potenzialità sempre latente di un arretramento (o involuzione) del processo evolutivo di ogni aggregazione naturale verso una sempre maggiore complessità e integrazione tra le proprie parti. Spencer giustificava ovviamente un tale aspetto con l'idea che, essendo l'evoluzione una semplice tendenza, essa possa conoscere nel tempo anche delle temporanee e contingenti battute di arresto (quando non, addirittura, delle fasi di regresso), anche perché una maggiore complessità significherebbe spesso per un sistema una maggiore vulnerabilità di fronte agli agenti esterni.

(c) Principi della sociologia spenceriana

Come tutte le parti del sistema di Spencer, anche quella sociologica si basa sull'idea di un'evoluzione progressiva delle strutture - in questo caso, di quelle di carattere sociale - verso una maggiore complessità e estensione. A differenza di Comte, Spencer diede un'interpretazione fondamentalmente 'materialista' dei fatti sociali. Mentre il sociologo francese poneva difatti alla base dei diversi stadi storici (si ricorderà a tale proposito la celebre "legge dei tre stadi") il livello di sviluppo cui le scienze erano giunte in un determinato contesto, Spencer considerava il livello di organizzazione materiale, ovvero di integrazione, raggiunto da una data società.



Per il filosofo londinese, contrariamente a Comte - i fattori culturali sono essenzialmente un prodotto dei fattori materiali e organizzativi, e non viceversa! Quanto alle direzioni di sviluppo della società umana, esse secondo Spencer sarebbero di due tipi.

Spencer vedeva la possibilità di uno sviluppo di tipo progressivo, movente cioè verso una maggiore complessità ed articolazione della società. Egli individuava in tal senso nello stadio militare la fase sempre precedente lo stadio industriale.

La società, muovendosi verso una sempre maggiore estensione e complessità, conoscerebbe diversi stadi di sviluppo. Nei primi, essendo ancora poco sviluppata la differenziazione delle attività sociali (ovvero la divisione del lavoro), è ancora possibile ad un potere centralista (quale quello monarchico) controllare dall'alto le attività che si svolgono all'interno della società stessa. Essendo inoltre l'economia di tali contesti ancora fondamentalmente primitiva, cioè basata in gran parte - oltre che su attività di sussistenza - sulla rapina e sulla guerra, la forza vi svolgerebbe un ruolo fondamentale per mantenere la coesione interna, essendo inoltre un valido mezzo di arricchimento attraverso i conflitti esterni. Non a caso queste società sono definite da Spencer come militari: in esse infatti se la produzione è essenzialmente agricola, la distribuzione della ricchezza è invece spesso il prodotto della guerra. A tali tipi di società rigide e stataliste (ovvero fondate sulla forza militare, oltre che su apparati statali molto forti, basate su una netta prevalenza della dimensione collettiva su quella privata), farebbero seguito altre di opposta natura, ovvero privatistiche e industriali. In queste ultime, è operante la produzione ai fini del commercio - un'attività quest'ultima di carattere essenzialmente privato! Un tale tipo di società sorgerebbe dal fatto che, aumentando col tempo il grado di specializzazione delle attività all'interno della società, diverrebbe gradualmente sempre più impossibile per lo stato esercitare su di esse un reale controllo. Per tale motivo, esse si trasformerebbero allora in attività private, ovvero gestite e tutelate dai singoli cittadini - anziché dall'autorità pubblica. Inoltre, un tale fattore renderebbe ogni persona responsabile non per tutte le altre, ma solo per i propri interessi privati, lacerando così il tessuto sociale, e rendendo tutti almeno in potenza 'nemici' di tutti, ovvero in reciproca competizione. In questo tipo di società, le attività industriali soppiantano quelle militari, la guerra diventa uno strumento obsoleto e sorpassato: alla guerra tra stati seguirebbe infatti quella - commerciale e imprenditoriale - tra i singoli individui. Abbiamo qui delineato dunque i due stadi essenziali: quello collettivista/statalista e quello, a esso successivo, industriale/individualista. Nel primo la competizione e la legge di sopravvivenza del più forte si applicherebbe solo - o comunque in primo luogo - alle nazioni (attraverso, chiaramente, lo strumento della guerra), nel secondo invece essa si sposterebbe sulle singole persone, creando inoltre - attraverso le attività di carattere industriale e commerciale - una società non più centralizzata, bensì fondamentalmente aperta. E' chiaro altresì come le società militari siano più semplici ed arretrare rispetto a quelle industriali, in quanto la loro esistenza sarebbe basata su un minor grado di sviluppo interno nelle attività che vi si svolgono.

Società militari

Scarsa divisione del lavoro, centralizzazione delle attività sociali attraverso gli eserciti e la burocrazia: l'economia è agricola e di conquista;

Società industriali

Maggiore divisione del lavoro, le attività produttive non possono più essere - almeno oltre un certo limite - controllate dallo stato, mentre l'economia diviene industriale, basata cioè sulla produzione dei prodotti finalizzata alla loro vendita.




Si vede bene, da ciò che si è detto, come l'impostazione materialistica spenceriana fosse basata:

a) sull'idea che la società fosse un'organizzazione fondata sull'interazione tra singoli individui (i quali, secondo la sua visione adattiva e utilitarista, sceglierebbero di aderirvi per motivi di vantaggio personale!),

b) su una concezione filosofica di tipo evoluzionista, secondo la quale ogni società tenderebbe ad una sempre maggiore complessità, attraverso la selezione degli individui più adatti e l'eliminazione dei meno adatti.

(d) L'antistatalismo di Spencer

Aspetto fondamentale della filosofia sociale spenceriana, fu la fiera opposizione a qualsiasi ingerenza da parte dello Stato nei confronti degli interessi e delle libere decisioni dei privati cittadini. Al contrario di Comte, il quale più o meno in quegli stessi anni prediva la nascita di uno Stato di tipo totalitario che si spingesse a regolare perfino le attività più 'intime' dei singoli cittadini, Spencer affermava l'esigenza di un'organizzazione sociale fondata il più possibile su principi di carattere privato e contrattuale, un'organizzazione insomma nella quale lo stato si facesse garante il più possibile del rispetto di accordi stabiliti a titolo privato tra singole persone. Bisogna altresì ricordare, che Spencer non considerava in alcun modo un tale tipo di evoluzione come un fatto inevitabile. Al contrario, egli considerava un tale assetto come quello più profondamente auspicabile per la convivenza umana. 

- Limiti del pensiero sociologico spenceriano

  Assenza di studi economici nel "materialismo scientifico" di Spencer

Si notano innanzitutto la mancanza nella visione spenceriana di veri e propri studi di carattere economico e un certo disinteresse verso l'approfondimento delle problematiche di natura più peculiarmente economica, a dispetto del ruolo largamente positivo da lui attribuito alle attività commerciali e capitalistiche nello sviluppo della società. Spencer vedeva infatti, in queste ultime, un fattore di affermazione dell'individuo e della sua libertà, in contrapposizione alla struttura rigida e costrittiva delle società ancora militari.

Spencer considerava l'organizzazione economica capitalista come l'unica - o in ogni caso, come la più evoluta - tra le possibili forme di organizzazione a livello economico. In tal senso, la visione economica spenceriana della società, fu in sostanza espressione dell'ideologia capitalistica borghese.

Spencer, considerava l'economia borghese - fondata cioè sulla produzione e sul libero scambio dei prodotti - come foriera di uno sviluppo pacifico, nonché di una fondamentale libertà dei cittadini nei confronti del potere centrale dello stato.

Spencer, fu un tipico esponente della corrente positivista: come tale fu essenzialmente incurante delle problematiche più peculiarmente economiche, e convinto assertore - al pari di Comte - della capacità della società capitalista borghese di 'risolvere' (attraverso, nel suo caso, l'eliminazione degli elementi socialmente più 'deboli') quei vasti problemi di povertà, di sovrappopolamento, ecc. da cui essa era naturalmente afflitta.







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