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GLI STRUMENTI E LA RICERCA TECNICA IN SOCIOLOGIA

sociologia


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GLI STRUMENTI E LA RICERCA TECNICA IN SOCIOLOGIA

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Esistono numerose tecniche di indagine divisibili in quattro categorie:

1.     tecniche di osservazione        

2.     tecniche dell'intervista                MODELLI QUANTITATIVI

3.     tecniche sociometriche

4.     tecniche statistiche

Le tecniche di osservazione sono a loro volta ripartite in osservazione naturale, quella in cui non c'è alcuna previsione o preparazione del dato da analizzare, e osservazione sperimentale, ch 636h76g e muove invece dal controllo di tutte le variabili in gioco così da studiarne il comportamento in determinate condizioni accessibili.

La scelta della metodologia da applicare va effettuata in base a una serie di fattori, tra cui soprattutto le caratteristiche dell'oggetto e l'argomento dell'indagine, il target a cui ci si rivolge, il contesto operativo, il budget e i tempi disponibili, ecc.

Quello che conta è riuscire a definire il campo d'osservazione, cioè ad interpretare fedelmente il fenomeno sociale, anche complesso, che si vuole analizzare.

Nel caso delle tecniche d'intervista, conosciute anche come tecniche quantitative, gli strumenti più frequentemente utilizzati per lo svolgimento delle interviste sono due: l'intervista personale e l'intervista telefonica.

Entrambe presentano vantaggi e svantaggi.

Nell' intervista personale intervistatore e intervistato, ovviamente, si incontrano di persona; ciò può avvenire al domicilio dell'intervistato, in strada o in altri luoghi pubblici oppure privati, eventualmente anche in ambienti attrezzati in modo specifico per l'intervista. I principali vantaggi di questo metodo di intervista sono riconducibili alla presenza dell'intervistatore che stimola la collaborazione e crea in maggior misura un rapporto umano. Essi sono: la possibilità dell'intervistatore di valutare direttamente alcuni aspetti, l'eventualità di mostrare materiale, come ad esempio disegni, fotografie, filmati, ecc., la presenza dell'intervistatore che consente qualsiasi chiarimento di eventuali incomprensioni.

Accanto a queste argomentazioni positive esistono anche dei punti di debolezza: la presenza dell'intervistatore può generare una influenza sul tipo di risposta, anche attraverso la postura, il modo di vestirsi, il tono di voce. Infine, se gli intervistati sono territorialmente dispersi, il costo viene elevato, i tempi di svolgimento della ricerca potrebbero allungarsi e l'impostazione delle interviste potrebbe risultare piuttosto complessa.

Per quanto riguarda invece l'intervista telefonica, i principali vantaggi di questa tecnica sono: il costo di svolgimento abbastanza contenuto; la velocità di esecuzione, che consente di avere i risultati in tempi relativamente più brevi; la semplicità nella gestione delle interviste rispetto al caso dell'intervista personale, dal momento che si provvede alla stesura di domande che necessitano di risposte chiuse; e un controllo maggiore dell'operato degli intervistatori.

Come nel caso precedente accanto ai vantaggi esistono alcune condizioni sfavorevoli: prima di tutto, non si è completamente sicuri né dell'identità di chi risponde né della veridicità della risposta che viene data; non è possibile mostrare materiale all'intervistato; risulta più difficile affrontare argomenti delicati e analizzare le questioni in profondità; l'intervista telefonica deve essere obbligatoriamente piuttosto breve, in quanto solitamente il tempo di disponibilità e di attenzione dell'intervistato è limitato.

Spesso la sociologia sfrutta anche ricerche e analisi elaborate da altri predisponendoli per lo studio sociale che intende compiere. E' il caso delle statistiche sulla popolazione, sull'economia, sul grado d'istruzione, sullo stile di vita delle famiglie, sulla sanità, insomma su qualsiasi aspetto rientri nell'ordine sociale di una nazione.

La preferenza per l'uso di tecniche qualitative anziché quantitative nasce  dall'esigenza di riappropriarsi del lato umano della ricerca sociologica.

Tra le tecniche più diffuse dei MODELLI QUALITATIVI possiamo annoverare:

-         le biografie

-         le autobiografie

-         le testimonianze



-         le analisi dei contenuti di materiale scritto, visivo e sonoro

                      ma soprattutto,

-         l'osservazione.

La sociologia studia la società come un prodotto culturale umano.

A prescindere da quale sia la tecnica utilizzata, qualsiasi esplorazione sociologica moderna ha come scopo ultimo quello di ricercare il perché dell'avvento di alcune situazioni piuttosto di altre, il motivo del diffondersi e perpetuarsi di un'ideologia anziché un'altra, il perdurare di certe tendenze, con lo scopo primario di assicurarsi un certo margine di prevedibilità dei fenomeni per quanto riguarda il mutare del comportamento umano.

La celebrazione della scienza come unica guida per la conoscenza dell'intricato mondo dei rapporti sociali sta alla base del positivismo sociale: Comte porta all'esaltazione il concetto di scienza intendendo con essa il miglior strumento nelle mani dell'uomo al fine di determinare un suo dominio sulla natura.

La scienza è vista come unica conoscenza valida a cui affidarsi per la descrizione di fatti a cui è possibile applicare delle leggi che ne consentano una certa previsione, più che interpretazione. Il metodo scientifico quindi si può applicare agli studi sociologici in quanto fatti osservabili.

Alla base dei primi studi vi è la dicotomia «società tradizionale-società moderna»; la sociologia, infatti, si sviluppa a partire dalla trasformazione della società tradizionale, fondata su di un tipo di economia chiusa e bastante a se stessa, in una società industriale in continua crescita e con il conseguente aumento dei bisogni umani. La nascente disciplina scientifica scaturisce dall'esigenza di molti studiosi di comprendere gli elementi peculiari della modernità, delle società derivate dalla rivoluzione industriale prima e dalle rivoluzioni borghesi dopo.

I neo-gruppi sociali che ne derivano si presentano con ritmi di vita molto elevati, sono dinamici e in essi l'individuo non è altro che un semplice ingranaggio del sistema, alienato da processi meccanici e ripetitivi e determinato da rapporti intersoggettivi sempre più depersonalizzati. Nessuno è in grado di contrastare questa profonda trasformazione sociale che si verifica.

Si trasformano le campagne, si assiste allo spostamento massiccio verso le città, al posto dei campi coltivati sorgono le prime industrie; aumenta la produzione ed anche il consumo; conseguenza di ciò, le strade vengono ampliate, i fiumi diventano delle grandi e trafficate vie di comunicazione, si costruiscono le prime tratte ferroviarie; la manodopera, da familiare che era, è scandita da turni massacranti in fabbrica; la popolazione raddoppia, portando alla competizione tra i lavoratori.

Questo era il quadro che si presentava a molti pensatori dell'epoca.

Il costante progresso tecnologico richiesto dalla società industriale determina il superamento incessante di tutto ciò che viene ritenuto inattivo e sorpassato, che siano mezzi di produzione o valori umani. In quest'ottica la sociologia si pone come la scienza che cerca di studiare la società in perenne mutamento e superamento di se stessa attraverso una tensione ciclica. Gli studi sociologici, quindi, si pongono in modo da risultare gli studi della «società in tensione», analizzando, di conseguenza, le metamorfosi dei rapporti umani.

La graduale evoluzione dell'uomo e del progresso sono per COMTE essenziali che differenziano la società dinamica da quella statica originaria.

Poiché l'evoluzione umana non si ferma a quella biologica ma coinvolge soprattutto l'ambito del sociale, ambito propriamente umano, la sociologia deve fondarsi su leggi naturali che spieghino l'evolversi dei fenomeni sociali entro i limiti delle previsioni possibili.

Qualsiasi studio umano è ricondotto così da Comte alla scienza, alla quale attribuisce il significato di insieme di leggi riconosciute universalmente e sottratte al giudizio individuale; egli credeva che l'esistenza umana passasse sempre attraverso le stesse distinte tappe storiche e che, comprendendone la progressione, si potessero individuare i rimedi per i problemi della società.

La scienza diviene a sua volta la via di salvezza alle spinte individualistiche e distruttive dell'uomo, da sempre caratterizzato da uno spirito di rivalsa e prevaricazione sul suo simile.

La scienza, per Comte, determina la sconfitta delle pressioni individuali con la conseguente vittoria dello spirituale sul materiale. A tal proposito, secondo Comte, lo sviluppo umano è caratterizzato da tre stadi evolutivi: quello teologico, per il quale ogni spiegazione dei fatti sociali è riconducibile ad una realtà ultraterrena; quello metafisico, per cui il divino dello stadio precedente è sostituito da idee astratte ancora però lontane dalla realtà oggettiva dei fatti da spiegare; e infine lo stadio positivo, anche detto scientifico, nel quale si abbandona la credenza di poter spiegare i fenomeni sociali attribuendo loro un'origine divina, ma studiando le leggi che ne regolano il corso normale attraverso il costante ritorno dei fenomeni.

Poiché l'uomo è un animale in continua trasformazione, così lo studio sui suoi rapporti interpersonali non può rimanere inalterato bensì si evolve e questo cambiamento si riflette nei due momenti che costituiscono la sociologia: quello statico, che prevede il semplice studio dell'ordine sociale e quello dinamico, che si occupa del progresso della società, inteso come inevitabile.

Nel primo momento la sociologia è vista in modo sistematico e ha come oggetto di indagine le leggi che regolano la totalità dei fenomeni sociali. Il secondo invece ha per fine lo studio di elementi particolari all'interno della totalità di fenomeni ed è perciò della sociologia analitica.




·        SOCIOLOGIA SISTEMATICA

Altro grande padre della sociologia, in questo caso sistematica, è stato Karl MARX, interessato ai mutamenti della società, nel pieno del suo sviluppo capitalista.

Marx si accorse che i problemi sociali erano riconducibili a problemi di ordine economico, alla lotta tra la vecchia aristocrazia che cercava di mantenere i privilegi e la nascente classe sociale della borghesia, alla ricerca continua del profitto e sempre molto attenta all'andamento del mercato. L'assetto della nuova società era quello che vedeva la borghesia prendere presto il posto degli aristocratici e gli operai quello che che, un tempo, era la posizione dei borghesi.

Questo stato di conflittualità sociale veniva esasperato da un sistema capitalista ancora squilibrato che stava causando la sovrapposizione delle merci e il loro sottoconsumo, con l'arricchimento sfrenato della borghesia e l'impoverimento sempre maggiore dei proletari e il loro sfruttamento.

Ma, secondo la stessa immagine sociale marxiana, la stessa rivoluzione industriale e il progresso economico avrebbero dovuto mettere fine alla lotta di classe culminando con la nascita di uno stato comunista in cui «il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti» (Marx-Engels "Manifesto del partito comunista").

La sistematicità del pensiero sociologico si arricchisce con l'apporto di un altro grande pensatore: Herbert SPENCER.

Egli definì la sociologia la dottrina volta a individuare le leggi dell'evoluzione del progresso sociale, inteso come un organismo vivente per cui vale la legge dell'evoluzione biologica. Le difficoltà, i dolori e la complessità che la vita presenta all'uomo sono inevitabili passi al raggiungimento di quella che il pensatore britannico chiamerà «società ideale».

A differenza di Marx, Spencer non vede il comunismo come tappa finale del progresso sociale dell'uomo bensì come l'inizio di una nuova evoluzione attraverso specifiche tappe: per cui dal primo comunismo si passa a un comunismo modificato, crepuscolo dell'individualizzazione, poi ad un comunismo pilotato da un capo assunto al disopra degli altri, fino a giungere ad un tipo di comunità fondata sull'economia monetaria basata sul guadagno ed edificata sulla proprietà privata.

·        SOCIOLOGIA ANALITICA

Con DURKHEIM si esce dalla prima fase della sociologia, la quale d'ora in poi acquisterà il carattere specifico di vera e autonoma scienza sociale.

Il concetto che lo interessa in quanto costituente della realtà è il fatto sociale, inteso non come fenomeno individuale, appartenente alla sfera psichica del singolo soggetto, ma come prodotto inevitabile della società che lo impone all'uomo.

La sociologia di Durkheim conferma di essere uno studio volto sul potere che la società esercita su se stessa e alla quale è impossibile sfuggire; tale visione sociocentrica verrà poi sminuita del suo valore iniziale in seguito ad alcuni studi condotti su ricerche antropologiche che hanno dimostrato che la società viene meno di fronte alla percezione umana di ciò che è considerato sacro.

Con WEBER la sociologia acquista definitivamente una caratterizzazione indipendente da qualsiasi interpretazione positivistica. Condizione essenziale affinché ci sia oggettività sono la avalutatività dei giudizi sui fenomeni sociali e la causalità con cui questi fenomeni si susseguono.

Weber scinde fra il sistema di leggi scientifiche, completamente fuori dell'azione umana, e i giudizi di valor, tutti diversi e soprattutto legati all'individualità della persona ("politeismo di valori" - Weber). I giudizi di valore non devono pretendere di avere una validità costante per tutti, piuttosto vanno intesi come rappresentazione unilaterale della realtà, secondo l'unico punto di vista del soggetto che la elabora, e quindi legata alle condizioni storico-sociali del momento.

Per concludere, è evidente che, mentre le "scienze naturali" servono a capire il modo in cui dominare tecnicamente la realtà, le "scienze sociali" ci consentono di interpretarla e di inserire temporalmente i fatti nella storia.

Presupposto indispensabile degli studi sociali è inserire, di volta in volta, le nozioni all'interno del contesto storico che si intende analizzare, poiché uno stesso concetto può essere scomposto in categorie differenti a seconda di quale situazione si stia osservando.







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