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Che cos'è la Sociologia

sociologia


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Che cos'è la Sociologia

L'inizio della Sociologia si colloca all'interno del Movimento Illuministico

·       Prima dell'Illuminismo: ricerca di una causa trascendente (Dio, la natura, ecc.), che determina il tutto. La società veniva interpretata come opera di un elemento diverso ed esterno ad essa. L'uomo veniva svalutato e subordinato all'azione di forze esterne misteriose.

·       Con l'Illuminismo: disincanto nei confronti delle concezioni trascendenti.



Idee centrali:

1)               L'uomo artefice del proprio destino e la società si spiega in base a se stessa. Le leggi di funzionamento della società scaturiscono dalla società stessa, che diventa una entità autonoma, non subordinata ad entità esterne (Montesqieu, Rousseau).

2)      La natura umana non è immutabile, ma si sottolinea la sua duttilità, per cui gli orientamenti ed i comportamenti dell'uomo sono il frutto di esperienze maturate nelle relazioni sociali (Ferguson). L'uomo è artefice di scelte. Sensibilità della sociologia per le tematiche del mutamento. Di conseguenza i regimi autoritari sono avversi alla Sociologia (es. Ossowski avversato sia da Hitler che da Stalin).


Esempio del dialogo al bar tra capoufficio ed impiegato. Interpretazioni del sociologo:

Sociologo A: il comportamento degli attori dipende dagli status e dai ruoli. Interpretazione macro: status e ruoli si situano all'interno delle istituzioni sociali e sono regolati da norme sociali, i ruoli danno luogo ad aspettative di comportamento secondo i diritti e doveri tipici di un determinato ruolo.

Sociologo B: il comportamento degli attori dipende dal tipo di interazione e dallo scambio di gratificazioni. Interpretazione micro: il tipo di interazione dipende 858c26i dallo scambio.

Sociologo C: il comportamento degli attori dipende dalla situazione. Prima che si strutturi la situazione non possiamo sapere come si comporteranno gli attori coinvolti. Interpretazione micro: il tipo di interazione dipende 858c26i dalla situazione. 


Differenza tra approccio macro e micro.

Secondo l'approccio macro (es. Durkheim), le istituzioni sociali (famiglia, burocrazia, ecc.), le norme sociali  ed i ruoli sociali sono considerati come esterni ed irriducibili agli individui. Un uomo non inventa il ruolo da giocare (es. genitore), ma lo trova già costituito con i suoi diritti ed i suoi doveri (es. guardaroba). Anche se può giocarlo in maniera personalizzata, non può allontanarsene di molto se non vuole andare incontro a sanzioni sociali.

Secondo l'approccio micro (es. Weber), la realtà sociale può essere ridotta alle sue componenti individuali ed al comportamento concreto degli individui. Alcuni Autori si spingono oltre nel sottolineare l'importanza della dimensione individuale. Ad es. il celebre teorema di Thomas afferma che ciò che è creduto vero diventa vero nelle sue conseguenze (es. fidanzata o del fallimento di una banca). L'altro elemento è costituito dalla situazione, che viene considerata come il prodotto degli attori coinvolti. Secondo questa impostazione, la realtà è una costruzione sociale.


Il lavoro di teorizzazione e di ricerca si può suddividere in quattro fasi, anche se non si tratta di una concezione evolutiva (idea di progresso), ma semmai del risultato dell'accumulazione del sapere. Le fasi individuate nel volume sono:

-         Quételet (l'infanzia)

-         lo storicismo (Marx, Durkheim e Weber)

-         la teoria generale di tipo sistemico di Parsons

-         la riscoperta degli uomini (interazionisti, fenomenologi, ecc.)

Alcune considerazioni preliminari:

1)   le scansioni sono artificiali in quanto create dall'interprete al fine di dare un ordine

2)   rispetto a chi ci ha preceduti noi ne sappiamo di più, sia perchè usufruiamo del progresso della conoscenza scientifica e sia per il vantaggio che deriva dalla verifica delle teorie precedenti alla luce dell'esperienza  (suffisance épistémologique)

3)   bisogna tenere conto dell'influenza esercitata dalla particolare "ideologia sociologica", di cui è portatore l'interprete (alcuni attribuiscono più rilevanza all'individuo, al gruppo, alla situazione, ecc.)

4)   il principio della carità interpretativa, per cui riferendoci ad un concetto diamo per scontato che il significato sia lo stesso tra un autore di oggi ed uno del '500 per rendere più agevole il processo di comunicazione (es. di Putnam della pianta, es. degli elettroni, di democrazia, ecc.)


Quételet

Di solito l'inizio della sociologia va ricondotto a Comte e successivamente alla Sacra Trimurti di Marx, Durkheim e Weber. Ma nella prima metà dell'800 fiorisce un'analisi sociologica a carattere statistico-matematico.

La figura più rappresentativa di questo primo periodo è rappresentata da Quételet, il quale si sofferma sullo studio di singoli fatti sociali più che sulla società in quanto tale.

Es. il matrimonio: raccogliendo un grande numero di informazioni dalle singole coppie si può elidere l'influenza determinata da fattori individuali; se poi si mettono queste notizie in relazione con i dati relativi agli anni passati, si può anche giungere alla formulazione di una sorta di legge sull'evoluzione del fenomeno. Questa legge ha tre attributi:

a)    è di tipo probabilistico

b)    consente previsioni di breve o medio periodo, salvo eventi eccezionali

c)    esprime una regolarità sociale, espressione del modo di funzionare di una società, non imputabile alle singole volontà individuali

Ad es. i suicidi e gli assassinii sono fatti individuali, eppure ogni società mostra tassi piuttosto costanti nel tempo, come se un certo numero di suicidi ed assassinii fossero racchiusi nella società stessa ed il responsabile fosse lo strumento. Al livello individuale il comportamento risulta imprevedibile, eppure nel loro insieme gli avvenimenti risultano alquanto prevedibili. Per Quételet l'impiego di strumenti statistico-matematici può portare alla costruzione di una sorta di Fisica sociale.

A Quételet vengono mosse due critiche, ma poco convincenti:

a)    viene accusato di puro empirismo, ma dal punto di vista teorico-metodologico la critica è inconsistente. Se si intende che egli rifiuta di delineare un quadro generale della società, non è detto che questo sia un difetto.

b)    si critica che egli riduce l'uomo a natura e lo studia come se fosse una pietra. Ma le leggi di Quételet non si applicano ai singoli individui (possiamo definire il tasso di mortalità, ma non quando una singola persona muore).

Lo studio di Quételet possiede i requisiti di un approccio scientifico moderno all'analisi sociale per diversi motivi:

Lo stesso Durkheim si rifà a quanto afferma Quételet , cioè che i fenomeni sociali non sono riconducibili ai singoli individui attraverso i quali si esprimono (es. invarianza del tasso di suicidi nel tempo).

Per quanto riguarda la critica rivolta alla nozione di "legge", che ridurrebbe l'uomo a natura, privandolo della sua libertà e trattandolo come un fossile, bisogna fare alcune precisazioni:

1)   Come dice Max Weber, l'idea di libertà è inversamente correlata con quella di imprevedibilità, infatti quanto più un uomo è libero tanto più il suo comportamento è prevedibile (imprevedibile è il comportamento del pazzo). Pertanto uniformità di comportamento non significa, di per sè, assenza di libertà.

2)   Sempre come dice Weber, i comportamenti di un individuo o di un gruppo possono essere compresi alla luce di certe "leggi", che esprimono le uniformità di comportamento (sapere nomologico). Es. del treno in ritardo come discostamento dalla regola. Il sapere nomologico ci permette di comprendere l'agire sociale.

3)   In sociologia, le "leggi" sono di tipo probabilistico e non deterministico. Ciò perchè le scienze esatte (fisica, chimica, ecc.) si interessano a "cose" (che rimangono piuttosto stabili nel tempo), mentre le scienze sociali si interessano a "persone" che attribuiscono significati alle cose e sono dotate di intenzionalità nell'agire. Ma più che l'intenzionalità dell'azione, agisce un altro fattore. Come dice Simon, il fisico ed il chimico operano in condizioni di laboratorio abbastanza perfette e lo stesso non accade per il sociologo (es. depressione e suicidio). A conferma di ciò, vediamo che, quando lo scienziato non riesce a riprodurre condizioni di laboratorio, la sua scienza diventa incerta (meteorologia). D'altra parte, quando il sociologo riesce a ricostituire condizioni più vicine al laboratorio, le caratteristiche dei suoi esperimenti si avvicinano di più a quelle delle scienze esatte (es. Ash e la pressione verso l'uniformità). La posizione di Popper non è molto diversa da quella di Simon e sottolinea come anche nel mondo fisico non sia possibile fare previsioni certe se non si riescono ad isolare adeguatamente gli eventi fisici da studiare (es. temporale).

Il preconcetto che considera le situazioni sociali più difficili da studiare, rispetto alle scienze di natura, deriva (secondo Popper) da due fonti:

o      la tendenza a paragonare le situazioni concrete sociali con le situazioni fisiche artificiali, cioè create a fini sperimentali.

o      la credenza che per comprendere le situazioni sociali dobbiamo fare riferimento allo stato d'animo delle persone coinvolte. Ma quando noi parliamo di istituzioni facciamo riferimento a modelli astratti, alla luce dei quali è possibile interpretare il comportamento, e non all'insieme degli uomini che ne fanno parte.


La bufera dello storicismo

La teoria di Comte, pur essendo più debole dal punto di vista teorico e metodologico, ha oscurato Quételet, perchè Comte era più in sintonia con le istanze dello storicismo.

Gli "storicisti" (contro cui si schiererà Popper perchè ritiene che il sapere ha una forza rivoluzionaria e quindi rende il futuro impredicibile) non hanno in mente un particolare tipo di società, ma sono accomunati da tre credenze fondamentali:

1)   la convinzione che il percorso delle società umane sia guidato da leggi storiche di ampia portata

2)   la convinzione che tali leggi di funzionamento possano essere oggetto di indagine scientifica e producono sapere scientifico

3)   la convinzione che l'uomo debba adeguarsi a tali leggi (destino)

Comte (Francese, 1789-1857) formula la legge dei tre stadi, di tipo evoluzionistico:

1)   stadio teologico, fenomeni spiegati con riferimento ad entità divine

2)   stadio metafisico, fenomeni spiegati con riferimento a forze metafisiche (es. Natura)

3)   stadio positivo o scientifico, in cui si afferma la sociologia come studio scientifico della società

Secondo Comte il dato empirico non parla da solo, ma deve essere inserito in un quadro generale di riferimento, in un tipo di società. Ma Comte non ci dice come raccordare i singoli dati al quadro generale e quindi non ci spiega come si svolge il lavoro del sociologo. Fare sociologia significa delineare delle ampie leggi di sviluppo e questo limite sembra accomunare, a vario titolo, gli storicisti, i cosiddetti padri fondatori.


Marx (1818-1883) deride Comte (amato dai borghesi), ma è lo storicista più coerente. Lo sviluppo dell'umanità è dato dal susseguirsi di tre formazioni storico-sociali:

-         antica

-         feudale

-         borghese.

Il sistema capitalistico è moralmente condannabile perchè basato sullo sfruttamento del lavoro. La classe che ha i mezzi di produzione è minacciata dal proletariato, che non possiede i mezzi di produzione, e la eliminerà attraverso la rivoluzione. La rivoluzione è una necessità storica. Inoltre, il capitalismo è condannato all'estinzione per le sue contraddizioni interne, infatti con la meccanizzazione cade il tasso di profitto del capitalista perchè si riduce la forza lavoro, che ne era la fonte principale. Per Marx, il capitale era composto dal capitale costante (macchine e materie prime) e dal capitale variabile (dato dalla forza lavoro). Il plusvalore, da cui deriva il profitto del capitalista scaturisce dal pluslavoro, cioè dal lavoro che il lavoratore svolge oltre quello che gli viene retribuito (pluslavoro → plusvalore → profitto).

Marx, che aveva sempre parlato di classe, non fece in tempo ad elaborare un concetto teorico compiuto di classe e questo spiega le lunghe diatribe e le differenze di posizione tra i marxisti. Così nel "Capitale" le classi sono tre in base alla fonte del reddito:

-         capitalisti (ricchezza, denaro)

-         proprietari terrieri (terra)

-         lavoratori (forza lavoro)

nelle opere storiche, la classe ha un significato neutro, generale;

nel "Manifesto del Partito Comunista" vi è un'immagine fortemente ideologizzata della lotta di classe, la società presenta una struttura di classe dicotomica tra sfruttatori e sfruttati. Nella prospettiva dinamica di Marx questo ha un senso perchè parla di momenti di sviluppo storico diversi e la contrapposizione in due classi è finalizzata alla rivoluzione. L'ideologia marxista non può crollare perchè non è falsificabile.


Weber (1864-1920), pur essendo uno storicista, su molti argomenti la pensa in maniera diversa. Storicismo debole e non profetico come Marx. Weber rifiuta il determinismo economico di Marx ed individua nell'etica protestante di tipo calvinista le condizioni favorevoli all'affermazione del capitalismo. Infatti, i primi Calvinisti per testimoniare la grandezza di Dio in terra si consacravano al lavoro con dedizione quasi religiosa, divenendo i primi professionisti (Beruf = la professione come vocazione). Egli distingue tra il protocapitalismo ed il capitalismo più avanzato. Al primo capitalista, dice Weber, non interessa il denaro, ma l'accumulazione di capitale come testimonianza della sua abilità professionale. Il lavoro specialistico e le esigenze di razionalizzazione del lavoro favoriscono un processo di burocratizzazione, che secondo Weber accomunerà sia il capitalismo che il socialismo e costringerà l'uomo in una "gabbia d'acciaio".

Durkheim (1858-1917) (anch'egli critica Marx, ma silenzio su Weber) sostiene che la "personalità totale" dell'individuo è costituita da due componenti: la personalità individuale (espressione di credenze ed atteggiamenti caratteristici dell'individuo) e la personalità sociale (espressiva del tipo di collettività di cui si fa parte).

Le società del passato si caratterizzavano per la solidarietà meccanica, fondata sulla somiglianza degli individui ed in cui la personalità sociale sovrastava quella individuale; le società contemporanee si caratterizzano per la solidarietà organica, basata sulla differenza degli individui che si manifesta innanzitutto nella divisione del lavoro sociale e legati gli uni agli altri dal fatto che la vita sociale di ciascuno dipende funzionalmente dagli altri. I principali effetti negativi della solidarietà organica consistono nel fatto di alimentare la soggettività e l'egoismo, da cui discendono l'anomia (assenza relativa di regole; perdita dei limiti delle regole sociali, che si affievoliscono) e la disorganizzazione (difficoltà di inquadrare le situazioni dal punto di vista normativo; non si sa a quali regole fare riferimento). Durkheim visse drammaticamente questa frattura, senza ritorno, tra passato (dove le regole sociali sono forti) e presente (dominato da una maggiore incertezza) e questa contrapposizione tra passato e presente lo accomuna a Marx e Weber.

Il fascino dello storicismo lo troviamo anche in qualche Autore recente, come Parsons, ma si tratta di uno storicismo debole, nel senso che sostituisce lo schema dicotomico (passato-presente) con uno evoluzionistico e nel senso che si astiene dal fare profezie su come sarà la società futura (come aveva fatto Marx), anche se anch'egli cade in qualche profezia, come quella sulla scomparsa della famiglia nucleare.

Popper nel suo libro "Miseria dello storicismo" è stato uno dei critici più accaniti dello storicismo, sia di destra che di sinistra perchè entrambe le ideologie avevano fatto strage di uomini durante la II guerra mondiale in nome della "razza" o della "lotta di classe". Popper era critico nei confronti di Comte e di tutti gli storicisti in quanto negava la possibilità di predire il futuro, perchè se questo è influenzato dalle scoperte scientifiche, noi non possediamo un metodo per prevedere le nuove scoperte scientifiche.

Oggi, Durkheim viene considerato il maggiore rappresentante dell'orientamento macro e Weber dell'orientamento micro.

Per Durkheim, la sociologia studia i fatti sociali, ma solo quelli caratterizzati dalla esteriorità e costrizione.

Per esteriorità si intende che essi trascendono il singolo individuo. Si tratta di modi di pensare e di agire non creati dal singolo individuo e che non scompaiono se egli non vi partecipa.

Per costrizione si intende la capacità dei fatti sociali di imporsi sull'individuo. Questa forza coercitiva è diretta (si è costretti a riparare ad un reato commesso), ma più spesso sono indiretti, senza un obbligo apparente (parlare italiano, seguire la moda, ecc.).

I fatti sociali possono essere studiati alla luce di regole specifiche:

1)   i fatti sociali devono essere studiati come cose, nel senso che nel definire un fatto sociale bisogna evitare le "prenozioni", cioè i preconcetti da parte dell'interprete. Le idee che stanno dietro i fatti sociali non sono date per scontate, perciò è più opportuno ricavarle attraverso l'osservazione della realtà fenomenica che le esprime. Per Durkheim sono prenozioni l'idea di progresso di Comte e l'equazione società = cooperazione di Spencer. Ne discendono alcune importanti regole di procedimento:

-         i fatti sociali vanno definiti in base a caratteri esterni ad essi comuni (ad es. la famiglia come legame di parentela e vincolo giuridico)

-         i fatti sociali devono essere considerati isolati dalle loro manifestazioni individuali (criterio oggettivo)

2)   la causa di un fatto sociale deve essere cercata nei fatti sociali antecedenti ed in questo modo si spiega la costrizione. La società orienta l'individuo verso alcuni tipi di comportamento piuttosto che verso altri. Secondo Durkheim, spesso i sociologi hanno scambiato la causa con l'effetto, considerando il fatto sociale come il prodotto della volontà degli individui. L'influenza della società si esercita grazie ad alcune proprietà dell'ambiente sociale: la "densità materiale" (numero di abitanti per superficie e sviluppo delle vie di comunicazione) e la "densità morale" (intensità delle relazioni tra i membri della società sotto il profilo morale, come senso di appartenenza e di condivisione di valori).

Nella "Divisione sociale del lavoro", Durkheim distingue tra solidarietà meccanica ed organica.

La solidarietà meccanica (basata sulla somiglianza e tipica delle società antiche) si sviluppa in società a forte densità morale o dinamica (condivisione dei valori che determina una forte coscienza collettiva) e senza divisione del lavoro sociale (es. tribù).

La solidarietà organica (basata sulla differenza e tipica delle società contemporanee) si sviluppa in società con una elevata divisione sociale del lavoro e bassissima densità morale.

La concezione di Durkheim che pone l'accento sul primato della società (orientamento macro) sarà ovviamente osteggiata dai nuovi fautori dell'approccio micro (Blumer, Homans, Goffman, ecc.), che ritengono svalutata la dimensione individuale.


Weber, sebbene quasi contemporaneo di Durkheim, si situa su posizioni opposte, in quanto mette al centro dell'attenzione l'individuo, ed è considerato il massimo rappresentante dell'approccio micro. La "sociologia comprendente" di Weber pone al centro l'individuo ed ha il compito fondamentale di intendere i significati che l'attore attribuisce al suo agire secondo due livelli:



1)   l'intendere attuale che ci permette di classificare l'individuo sulla base di quello che sta facendo (uomo che taglia la legna = taglialegna)

2)   l'intendere esplicativo che va alla ricerca dei motivi che spingono ad agire mediante un'opera di penetrazione simpatetica (o connessione di sentimento), attraverso cui l'interprete si cala nella situazione dell'attore e ne rivive le motivazioni

Per comprendere il comportamento di un attore bisogna inquadrarlo dalla prospettiva bidimensionale di due regolarità:

1)   l'adeguazione di senso, che ci permette di riconoscere una connessione di senso tipica e di comprendere il motivo dell'agire

2)   l'adeguazione causale, con cui si intende una successione di processi che si svolge sempre in modo simile

Illustrare l'esempio dell'extracomunitario.

Vi possono essere relazioni adeguate in base al senso e non in base al nesso di causalità e viceversa (esempi). Anche se, sottolinea Gennaro, ogni scoperta scientifica inizialmente sembra spesso priva di senso, proprio per la sua novità.

Al fine di orientare la comprensione dei fenomeni sociali, Weber ha creato il concetto di idealtipo con finalità euristiche (serve ad interpretare la realtà). Si tratta di una costruzione concettuale operata dal ricercatore, selezionando ed accentuando alcuni elementi della realtà, al fine di costruire un idealtipo con cui confrontare realtà concrete specifiche. In base ai propri interessi il ricercatore può costruire più idealtipi. L'idealtipo non è un modello di tipo ideale, ma solo uno strumento di comparazione e di conoscenza.

Weber costruisce tre tipi ideali di potere legittimo:

a)    tradizionale, fondato sul riconoscimento della tradizione come fonte di legittimazione del potere (ad es. monarchia ereditaria) 

b)    legale-razionale, fondato sul diritto come fonte di legittimazione (es. Stato di diritto o costituzionale, temporalmente successivo alla monarchia ereditaria)

c)    carismatico, fondato sulle doti eccezionali del capo e sul riconoscimento da parte dei seguaci Non si colloca in un determinato periodo storico, ma si associa a situazioni di crisi grave (es. Gesù Cristo, Mussolini, ecc.).

La burocrazia è considerata da Weber espressione del potere legale-razionale e l'idealtipo della burocrazia per Weber si fonda su: la competenza specializzata, la gerarchia degli uffici, la separazione tra l'ufficio e la sfera privata, ecc. Una volta costruito questo idealtipo, egli lo confronta con le burocrazie esistenti per vedere quanto queste si avvicinano o si allontanano da esso.

Weber si occupa, inoltre, dell'orientamento dell'azione, visto non dal punto di vista dell'interprete (osservatore) come faceva Marx, ma dal punto di vista della motivazione interna dell'attore sociale, che lo spinge a comportarsi in un certo modo. Dal punto di vista dell'attore sociale l'azione è sempre razionale, anche se varia il tipo di razionalità. Weber individua quattro tipi principali di razionalità (non gli unici). Essi sono:

1)   razionalità rispetto allo scopo. L'attore è orientato verso il raggiungimento di un fine e, prima di agire, sceglie il mezzo più idoneo allo scopo e valuta le conseguenze delle proprie azioni (es. lo scienziato, l'agire economico). Questo tipo di azione, se diventa pratica di vita, corrisponde all'etica della responsabilità.

2)   razionalità rispetto al valore. Si tratta di un agire opposto al precedente e la cui razionalità discende dalla fedeltà ad un valore (es. martire religioso). Questo tipo di azione, se diventa pratica di vita, corrisponde all'etica della convinzione.

3)   razionalità rispetto alla tradizione. E' quella giustificata dall'"autorità dell'eterno ieri", si è sempre fatto così e non vedo motivo di cambiare.

4)   azione emotiva. Si tratta del tipo di azione impulsivo, dove il grado di razionalità è al livello più basso.

Weber applicò questa tipologia ai leaders rivoluzionari e li divise in due gruppi. Coloro che, ispirandosi all'etica della responsabilità e non riuscendo a calcolare le conseguenze, non agivano mai. Coloro che, ispirandosi all'etica della convinzione, era convinti che la rivoluzione doveva essere fatta ad ogni costo con risultati anche disastrosi (es. Trotzkij). Per Weber, Lenin riesce a contemperare l'etica della responsabilità con l'etica della convinzione e quindi il giudizio su di lui è positivo.

Inoltre, Weber partecipò alla stesura della costituzione di Weimar, facendo inserire poteri speciali per il Presidente e quando Hitler ne approfittò, qualcuno ritenne Weber, che nel frattempo era morto, responsabile.

Nonostante Weber sia considerato un classico, i veri weberiani sono pochi e manca una scuola, forse per la difficoltà di utilizzare adeguatamente gli strumenti di Weber. Peraltro, Marx, Durkheim e Weber vengono spesso richiamati in modo frettoloso e superficiale, destoricizzandoli (ossia ponendo le loro categorie al di fuori del quadro storico in cui essi le avevano poste) e così facendo usano le loro categorie come se fossero al banco di un fast-food, prendendo a caso quello che gli serve (la classe da Marx, il potere da Weber e la divisione del lavoro da Durkheim).


La grande teoria. Parsons

Parsons di ritorno dall'Europa negli Stati Uniti nota i limiti della sociologia americana:

a)    ricerche empiriche frammentarie, senza nesso teorico

b)    behaviorismo (schema: stimolo → risposta)

  

Parsons rileva la necessità di:

a)    una teoria generale sistematica

b)    stimolo → individuo (valori e sistema di relazioni) → risposta

Alla base della costruzione di Parsons troviamo

·              il concetto di azione, le cui componenti  sono:

1)   il raggiungimento di un fine

2)   la situazione

3)   la regolamentazione normativa

4)   spesa di energia

es.: andare a pescare

·              il concetto di sistema sociale, che presenta le seguenti caratteristiche:

1)   implica un processo di interazione tra due o più attori

2)   l'ambiente o situazione, in cui sono inclusi altri attori, considerati come dati di fatto e verso i quali si può provare attrazione o repulsione

3)   un sistema di simboli condivisi (linguaggio, valori comuni ed aspettative normative condivise)

·              il concetto di status (come insieme di diritti e doveri, che genera aspettative di comportamento) e di ruolo, come aspetto dinamico dello status. Il sistema sociale è costituito da un insieme di ruoli, a prescindere dai singoli individui che li svolgono.

L'azione sociale come interazione, i cui termini sono: l'ego, l'alter e la situazione

Nozioni fondamentali:

a)    lo status indica la collocazione dell'attore nel sistema

b)    il ruolo indica le attività corrispondenti allo status (il ruolo, come insieme di diritti e doveri, genera aspettative di comportamento)

c)    la struttura sociale è formata da un insieme di ruoli che interagiscono stabilmente tra loro, indipendentemente dai soggetti che li ricoprono (es. famiglia, scuola, impresa, ecc.)

d)    la funzione corrisponde al contributo dato da un ruolo, da un'istituzione, da un gruppo, ecc. al funzionamento del sistema sociale o ad una parte di esso (sottosistema)

e)    il sistema sociale corrisponde all'interazione di più strutture

I modelli sociali vengono appresi durante il processo di socializzazione, di cui una struttura importante è la famiglia.

La socializzazione opera per il mantenimento dei modelli e la legittimazione dell'ordine esistente.

Il modello di sistema sociale di Parsons si basa sul concetto di equilibrio, anche se dinamico (aggiustamenti continui), mentre sottovaluta i fattori di disturbo, il mutamento che minaccia la sopravvivenza del sistema.


Ogni società viene concepita come un sistema volto alla realizzazione di specifiche ed importanti funzioni: gli imperativi funzionali, ovvero esigenze fondamentali per la sopravvivenza della società

 

 

 

Schema LIGA (o AGIL)

                                 A

Adaption o

 Adattamento all'ambiente

(economia)

                             G

Goal gratification  o

 Raggiungimento dei fini

(politica)

 esterno

                                 L

Latency   o

 Mantenimento dei modelli che costituiscono una comune cultura di base

(famiglia, educazione, religione, ecc., che presiedono alla socializzazione)

                              I

Integration   o

 Integrazione

(norme sociali e leggi)

interno

                            mezzi

                            fini


Lo schema LIGA vale non solo per il sistema sociale, ma può essere applicato a qualsiasi sub-sistema o organizzazione

Esempio: la mafia

                     A

Adaption (economia)

            Attività illegali

                      G

Goal gratification (politica)

                'cupola'

 esterno

                      L

Latentency - Pattern

maintenance

(famiglia, educazione, religione, ecc.

Valori mafiosi

 (violenza, omertà, ecc.)

                        I

Integration (norme sociali e leggi)

 

codice di comportamento

interno

                            mezzi

                            fini


Tutte le società hanno gli stessi imperativi funzionali (funzioni fondamentali del sistema), e quindi sembrerebbero uguali, ma si differenziano per gli orientamenti degli individui nel giocare i ruoli. Parsons introduce il concetto di variabili strutturali.

Le "pattern variables" o variabili strutturali sono le alternative di azione che orientano l'attore sociale nello svolgimento del ruolo. Esse sono:

-         affettività/neutralità affettiva (es. genitore=affettività, medico=neutralità affettiva)

-         orientamento in vista dell'ego/ o della collettività (Interessi privati/ interessi della collettività, es. pubblico ufficiale)

-         particolarismo/universalismo (es. esami e raccomandazione)

-         ascrittività/acquisizione (es. imprenditore)

-         diffusione/specificità (es. burocrate nei confronti dell'utente)

Le alternative di azione sono da considerarsi come termini estremi di un continuum. Nelle società del passato prevalevano le prime alternative, nella società contemporanea prevalgono le seconde.


Critiche a Parsons:

-         conservatorismo. Il sistema di Parsons viene presentato come perfettamente funzionante e non c'è spazio per il mutamento.

 

Osservazioni: A parte le sue inclinazioni ideologiche (integrato nel sistema americano), Parsons ritiene che non si possa parlare di processi di mutamento che interessano l'intero sistema, ma solo di mutamenti particolari all'interno del sistema. I processi di mutamento interessano i sub-sistemi e sono inevitabili se si considera il progresso della scienza. Il mutamento che interessa un sub-sistema crea tensioni negli altri subsistemi interessati favorendo un processo di mutamento a catena. Se riprendiamo lo schema LIGA, un mutamento che ha inizio in un quadrante tende a propagarsi agli altri settori. La società e continuamente travagliata da forze centrifughe, che rendono il sistema in perenne equilibrio instabile.




-         accentuazione del consenso. L'attore sociale parsonsiano sarebbe pienamente integrato nel sistema, un conformista ipersocializzato.

 

Osservazioni: L'apparenza inganna (in quanto Parsons riconosce l'esistenza di forze centrifughe rispetto al sistema) ed un esempio lo possiamo trovare nei saggi di Parsons sulla sociologia della medicina. Questo desiderio di fuga dalla quotidianità e dagli obblighi della vita sociale (meccanismo di fuga dal sistema), in alcuni casi, assume toni esasperati portando alla fuga dalla realtà attraverso l'alcolismo, la droga o alla malattia come fuga dalla realtà.


Per Parsons il ruolo di malato si definisce sulla base di quattro tratti:

1)  la non volontarietà della malattia. Ci si ammala, ma non lo si vuole

2)  la interdizione sociale intesa in senso positivo. Il malato viene esentato dagli obblighi sociali ed è oggetto di cure e di attenzione

3)  l'intrinseca indesiderabilità dello stato di malato, per cui il malato deve cooperare alla guarigione

4)  l'esigenza di rivolgersi a chi è competente a curarlo (il medico)

I malati "socialmente legittimi" sono quelli che posseggono le quattro caratteristiche, il "malato deviante" è colui che manca dei tratti 1, 3 e 4; è colui che utilizza la condizione di malato per sottrarsi agli obblighi sociali.


"Far riapparire gli uomini" - Homans e la teoria dello scambio

(discorso tenuto da Homans nel 1964 all'American Sociological Association)

Homans critica Parsons e riporta in primo piano l'individuo con i suoi bisogni ed i suoi impulsi, mentre Parsons poneva l'accento sul sistema sociale. Le sue critiche hanno un effetto esplosivo perchè provengono dal presidente dei sociologi americani.

Per Homans, l'inizio della teoria di Parsons è buono (teoria dell'azione=due attori che si orientano l'uno in relazione all'altro, approvando o punendo l'azione dell'altro), ma non appena la teoria dell'azione viene applicata alla società ci si rende conto che questa non ha attori ed ha ben poca azione, perchè egli separa il sistema di personalità dal sistema sociale.

 

Dice Homans, in sociologia (a differenza che in fisica) prevalgono le definizioni non operative (che non definiscono le variabili e quindi non sono verificabili), come il concetto di ruolo (è assurdo dire: più ruolo meno qualcosa) e le affermazioni orientative (che mettono in relazione due fenomeni o un raggruppamento di variabili non definite e si limitano ad indicare una direzionalità) come la legge di Marx.

Parsons e Shils ci dicono che nel processo di interazione ognuno orienterà la propria azione sulla base di quella dell'altro, ma non ci dicono in che modo.

 Secondo Homans (seguendo lo psicologo Skinner) la soluzione viene individuata nel riduzionismo psicologico, per cui la relazione sociale non è altro che il comportamento dei singoli individui e le leggi del comportamento sociale si ricavano dalle leggi del comportamento individuale. Secondo il modello stimolo-risposta di Skinner, un soggetto tende a compiere quelle azioni che in passato ha ritenuto gratificanti ed a rifiutare le esperienze negative. Teoria dello scambio basata sul sistema di premi e punizioni.

In tal modo Homans si pone in antitesi a Marx, per cui la classe sociale domina l'individuo, ed a Durkheim, per cui la società ha un effetto coercitivo sull'individuo.

Per Homans le leggi del comportamento sociale derivano dalle leggi del comportamento individuale.

Homans arriva a negare l'esistenza di una realtà al di fuori degli individui.

Critiche esterne di tipo ideologico ad Homans perchè utilizza il modello S→R, (come se l'uomo fosse un piccione).

Critica interna (di Gennaro): se il comportamento è condizionato da ciò che viene percepito come premio o punizione, si tratta di sapere come premi e punizioni vadano definiti. Con riferimento al sistema sociale (secondo un'impostazione tipo quella di Durkheim e di Parsons) o solo come vengono interpretati dalla psicologia del singolo individuo, in altri termini se vengono definiti dal sistema sociale o dalla psicologia del soggetto? Ad Homans non interessa questo aspetto che riguarda la genesi dell'apprendimento, cioè come il comportamento sia stato appreso (es. impiegato giovane che rispetta l'impiegato anziano. Ad Homans interessa solo che il comportamento rispettoso del giovane rinforza la tendenza dell'anziano a dare consigli).


Homans non raccoglie i frutti del suo lavoro per almeno due motivi:

-         Mentre Parsons critica l'impostazione di Skinner S→R e la modifica in S→I→R, Homans ritorna allo schema S→R. ed in mezzo rimane la scatola nera dell'uomo su cui non possiamo dire niente.

-         Per Homans il concetto di ruolo, istituzioni e norme sociali esistono, ma si tratta di definizioni non operative. Così facendo, Homans entra in contrasto con le teorizzazione degli anni '60, che problematizzano il concetto di realtà sociale, giungendo anche a negarne l'esistenza (cioè la possibilità che esista una realtà al di fuori degli individui).

Si tratta delle teorie che accolgono in linea di principio la prospettiva individualistica di Homans, ma per il resto si trovano in profondo disaccordo con lui.

Queste sono:

·              l'interazionismo simbolico di Mead

·              la fenomenologia ed il costruttivismo ispirato da Schutz

·              la teoria di Goffman, in posizione autonoma rispetto ai due schieramenti precedenti.


Mead e Blumer (interazionismo simbolico)

Le opere di Mead sono frammentarie e disarticolate, così da permettere lo sviluppo di diversi interazionismi a partire dal suo pensiero. E' lo stesso Blumer, uno dei principali seguaci di Mead, ad evidenziarlo.

Per Blumer, l'interazionismo si fonda su tre postulati fondamentali:

1)   Gli esseri umani agiscono nei confronti delle cose sulla base dei significati che queste hanno per essi. Le cose sono "oggetti" fisici, sociali o astratti (libro, banchiere, dottrina religiosa).

2)   Il significato di ognuno di questi oggetti deriva dall'interazione sociale che un individuo ha con un altro con riferimento a quella cosa, e quindi la cosa non ha un significato in sè e non ha un significato aggiunto di tipo psichico (sentimenti, idee, ricordi).

3)   L'individuo, oltre che con gli altri, interagisce con se stesso ed interpreta il processo di interazione, attraverso un processo di selezione, di raggruppamento, di trasformazione dei significati.

Detto in altri termini, in ogni relazione sociale due individui interagiscono l'uno sull'altro e, sulla base di tale incidenza, possono abbandonare, verificare o modificare l'intenzione o lo scopo che li animava.

Dunque è evidente l'importanza decisiva della situazione, che costituisce il contesto nel quale gli attori interagiscono. Come per Homans si è parlato di riduzionismo psicologico, per Blumer si può parlare di riduzionismo situazionale.

Ciò significa che la società deve essere studiata empiricamente attraverso i rapporti sociali e non in termini di struttura sociale (come faceva Parsons). Concetti come status,ruolo e autorità sono il risultato di concreti rapporti sociali. Data la centralità della situazione, oggetto dell'analisi sociologica è la vita quotidiana, in cui il ricercatore si immerge per giungere ad una conoscenza di prima mano (diretta). Con ciò Blumer opera una profonda innovazione metodologica, sottolineando l'inutilità di test e questionari ed orienta l'interesse di molti sociologi verso lo studio della vita quotidiana.


Critiche a Blumer e all'interazionismo simbolico:

- Viene accusato di psicologizzare la società e di ridurre tutto a definizioni della situazione. Randall Collins si chiede:

a - Cos'è una situazione e come si definisce?

b - se la definizione è di tipo cognitivo od anche emotivo?

c - chi definisce una situazione

-    Secondo Gennaro i punti poco convincenti sono altri. Infatti, da una parte Blumer ritiene che è incontestabile la prospettiva degli idealisti, che ritengono che il mondo empirico esiste solo nell'esperienza umana, dall'altra parla di "persistenza del mondo empirico" (obdurance). Questa asserzione di Blumer sembrerebbe difenderlo dalla critica di psicologizzare la realtà, ma non si capisce che cosa sia e da dove provenga questa resistenza del mondo empirico.

-    Sempre secondo Gennaro, se si prende alla lettera l'enunciato per cui l'interazione ha un carattere creativo, da cui emerge un certo tipo di comportamento, il sociologo interverrà solo a cose fatte, per spiegare come sono andate le cose (lavoro inutile).


Goffman

Per Goffman, in ogni rapporto di interazione l'individuo proietta una propria definizione della situazione, attraverso gesti, parole, ecc., al fine di proporre e di fare accettare una certa immagine di sè. In altre parole, egli dà luogo ad una "rappresentazione" e "recita una parte", per affermare di essere un certo tipo di persona e quindi rivolgere una richiesta morale nei confronti degli altri affinché lo trattino di conseguenza (esempio pp. 67-68). Se c'è accordo sulla definizione della situazione da parte degli attori coinvolti, l'interazione si svolge "normalmente". In questa relazione si riflettono i valori fondamentali della società, che nel nostro tipo di cultura è quello dell'individualità. Ne "La vita quotidiana come rappresentazione" Goffman utilizza il linguaggio teatrale come una "impalcatura" per costruire la struttura degli incontri sociali.

Gli attori sociali, al fine di realizzare la loro rappresentazione utilizzano:

·              la facciata, cioè quella parte della rappresentazione fissa e generalizzata che serve a definire la situazione nei confronti degli altri e che si compone di parti tipiche: l'ambientazione (mobilio, ornamenti e tutto ciò che serve a definire lo scenario) e la facciata personale (sesso, età, modo di parlare e di vestire, ecc.). Inoltre, l'individuo tende a drammatizzare la propria rappresentazione proprio per renderla evidente e comprensibile agli altri (costruisce la propria immagine per apparire agli altri in un certo modo) e ad idealizzarla, ciò per mostrare in forma accentuata e semplificata i valori sociali vigenti (es. se la ricchezza è un valore, l'individuo tenderà a mostrarsi più ricco di quello che è).

·              la ribalta, ovvero il luogo dove avviene la rappresentazione.

·              il retroscena, ovvero il luogo segreto in cui l'attore si prepara alla rappresentazione. Si tratta di luoghi rigorosamente interdetti al pubblico, in cui l'impressione che si vuole dare della rappresentazione è intenzionalmente e sistematicamente negata (es. bella signora, meccanico, cuoco, ecc. pag. 69-70). Vi è anche un repertorio di retroscena (linguaggio particolare, abbigliamento trasandato, ecc.). L'adozione di uno stile di retroscena trasforma di fatto il contesto in retroscena.

"Asylums" è l'opera di Goffman sulle istituzioni totali ed in particolare sui manicomi,

Le istituzioni totali sono quelle in cui vi è delimitazione tra mondo esterno ed interno (filo spinato, sbarre, ecc.), sono caratterizzate dalla medesima unità di luogo per le attività lavorative, di svago, ecc., ed i tempi della giornata sono rigidamente scanditi dall'organizzazione, la quale cerca di modellare l'uomo in relazione alle sue esigenze di funzionamento. Gli esempi sono le prigioni, i manicomi, i campi di concentramento, le caserme, ecc. In questi luoghi l'individuo si trova nell'impossibilità di gestire la propria facciata, perchè viene privato degli oggetti che costituiscono il corredo della propria identità (vestiti ed altri oggetti personali) e che vengono sostituiti da divise uguali per tutti sottoponendo il soggetto ad una sorta di mutilazione personale. Inoltre, in questi luoghi si tende ad eliminare la separazione tra ribalta e retroscena attraverso una esposizione contaminante, che permette agli altri di invadere la privacy (come avviene per es. con le confessioni pubbliche, con i dormitori comuni o con la sostituzione delle pareti con vetri nei manicomi). L'obiettivo dell'istituzione è quello della ricostituzione di un'identità funzionale ai fini dell'istituzione.

In tal modo Goffman finisce per dimostrare che egli rimane in sostanza un durkheimiano, in quanto la realtà sociale è determinata da un elemento culturale che sovrasta l'individuo e ne orienta il comportamento.


 

Critica a Goffman

Goffman viene accusato di disinteressarsi dei problemi realmente seri della società. A parte la risposta scherzosa, Goffman risponde che un gruppo sociale può essere studiato sotto 4 diverse prospettive:

-         tecnicamente, intermini di efficienza o inefficienza rispetto ai fini

-         politicamente, in termini del controllo sociale esercitato da chi detiene il potere di distribuire sanzioni e premi

-         strutturalmente, in relazione al tipo di stratificazione, verticale e orizzontale, degli status

-         culturalmente, in relazione ai valori che influenzano l'attività di gruppo.

In realtà, Goffman propone una quinta prospettiva di studio, quella drammaturgica, alla quale si sovrappongono le quattro prospettive precedenti, che sono quelle comunemente usate nell'analisi sociale (ad es. il potere di un individuo dipende da come egli riesce a gestirlo sul piano drammaturgico.

La risposta più adeguata alla critica sopra formulata si può trovare in "Asylums", l'opera di Goffman sulle istituzioni totali ed in particolare sui manicomi, in cui egli sostiene la tesi che se le rappresentazioni individuali sono un fenomeno sociologico insignificante e superficiale, come si spiega che quanto più le istituzioni sociali sono autoritarie tanto più cercano di vietarne tali rappresentazioni?

Le istituzioni totali sono quelle in cui vi è delimitazione tra mondo esterno ed interno (filo spinato, sbarre, ecc.), sono caratterizzate dalla medesima unità di luogo per le attività lavorative, di svago, ecc., in cui i tempi della giornata sono rigidamente scanditi dall'organizzazione, la quale cerca di modellare l'uomo in relazione alle sue esigenze di funzionamento. Gli esempi sono le prigioni, i manicomi, i campi di concentramento, le caserme, ecc. In questi luoghi l'individuo si trova nell'impossibilità di gestire la propria facciata, perchè viene privato degli oggetti che costituiscono il corredo della propria identità (vestiti ed altri oggetti personali) e che vengono sostituiti da divise uguali per tutti venendo sottoposta ad una sorta di mutilazione personale. Inoltre, in questi luoghi si opera all'eliminazione della separazione tra ribalta e retroscena attraverso una esposizione contaminante, che permette agli altri di invadere la sua privacy (come avviene per es. con le confessioni pubbliche, con i dormitori comuni o con la sostituzione delle pareti con vetri nei manicomi). L'obiettivo dell'istituzione è quello della ricostituzione di un'identità funzionale ai fini dell'istituzione.

In tal modo Goffman finisce per dimostrare che egli rimane in sostanza un durkheimiano, in quanto la realtà sociale è determinata da un elemento culturale che sovrasta l'individuo e ne orienta il comportamento.


Berger e Luckmann (costruttivismo)

Per il costruttivismo, la realtà sociale è creata dagli attori.

Berger e Luckmann sono considerati come coloro che lanciano un attacco radicale alla natura oggettiva della realtà sociale, in quanto ritengono che la sociologia si debba occupare di quello che la gente conosce come "realtà" nella vita quotidiana a livello non-teoretico, una sorta di conoscenza del senso comune. Essi si richiamano a Schutz, il fenomenologo che si era interessato della vita quotidiana.

L'impostazione degli autori si può riassumere in alcuni punti:

-         "la coscienza è sempre intenzionale", cioè noi possiamo percepire solo la coscienza di una cosa o di un'altra, per cui l'unico modo corretto di concepire l'uomo è quello di considerarlo immerso nella sua attuale vita quotidiana

-         l'individuo tende a darsi un'immagine ordinata della realtà sociale che lo circonda. Le nozioni di senso comune ed il linguaggio gli fanno riconoscere le apparenze come vera realtà e gli fanno conferire a tale realtà la proprietà di essere ordinata

-         le tipizzazioni sono generalizzazioni, che guidano il nostro comportamento e la nostra relazione (es. studente universitario), sino a quando non sorge qualche interferenza (comportamento anomalo). La tipizzazione ha come caratteristica precipua l'anonimità, che si restringe nel caso delle relazioni dirette. In altri termini, le tipizzazioni sono tanto più anonime quanto più una relazione è indiretta e tanto meno anonime quanto più la relazione è diretta. Il grado di anonimia dipende anche dal coinvolgimento emotivo (es. marito e giornalaio). Inoltre, attraverso la tipizzazione noi siamo in grado di dedurre l'esistenza del tutto dal contatto con la parte (es. l'esattore della luce), cioè tendiamo a considerare la parte con cui entriamo in contatto all'interno di un quadro più ampio di realtà.

La somma totale di queste tipizzazioni e dei modelli ricorrenti di interazioni stabiliti per il loro tramite e quindi un elemento essenziale della vita quotidiana.


Secondo alcuni commentatori, Berger e Luckmann ritengono che la struttura sociale è prodotta dalle persone nella vita quotidiana e non esiste al di fuori di esse. Gennaro non condivide in quanto i due autori più volte parlano di una realtà esterna all'individuo, parlano di "oggettivazione" ed "istituzionalizzazione" della realtà sociale e si dichiarano debitori nei confronti di Durkheim. Il problema è come spiegare questa istituzionalizzazione. Essi assegnano particolare importanza alla consuetudine e concludono che l'istituzionalizzazione ha luogo ovunque vi sia una tipizzazione reciproca di azioni consuetudinarie e che le istituzioni devono avere uno sviluppo storico e fornire uno schema di condotta a chi ne fa parte. In realtà, i fenomeni di oggettivazione ed istituzionalizzazioen non sono spiegati in modo soddisfacente.

Forse ha ragione chi considera Berger e Luckmann ed il costruttivismo banali. Se il modo come l'uomo si orienta nella realtà è banale, ciò non significa che la realtà sociale sia una somma di banalità.

Possiamo fare un esempio con i cosiddetti effetti perversi (si tratta di effetti non voluti, contrari alle intenzioni; es. le norme sull'autocertificazione producono molte dichiarazioni infedeli = effetto non voluto; es. acquisto casa o scolarizzazione di massa sul libro), di cui parlano Popper e Boudon. Questi non sono spiegati dal costruttivismo.

Il costruttivismo, come molte altre teorie sulla realtà quotidiana spiegano i fatti banali, ma non riescono a spiegarne altri più importanti.


Garfinkel (etnometodologia)

Per Garfinkel, il modo di creare una certa realtà sociale è lo stesso modo con cui viene spiegata.

Garfinkel, anch'egli allievo di Schutz, si colloca nella prospettiva fenomenologica.

Egli elabora due concetti:

-         l'indicalità per cui gli enunciati non oggettivi dipendono da chi sta parlando (es. Roma è lontana per chi sta a Catania). Secondo l'etnometodologia non può esistere alcun concetto di contesto che non sia indicale. Bertrand Russel aveva cercato di eliminare l'indicalità al fine di dare una denotazione oggettiva. Ma ogni elemento della vita sociale è intessuto di indicalità perchè è collocato all'interno di un contesto, il quale a sua volta, per essere capito, rinvia ad un contesto più ampio e così via. La gente, nel corso delle sue relazioni quotidiane, non solo non prende in considerazione il carattere indicale implicito in esse, ma tende ad ignorarlo, intrattenendo relazioni sulla base di una superficiale rete di cognizioni comuni ed è sconcertata dal tentativo di forare questa rete per giungere al significato oggettivo della relazione.Esempi dal libro.

-         la riflessività, simile alla tipizzazione,riguarda un meccanismo circolare per cui un fatto particolare viene interpretato come esempio di una classe generale. Solo che questa classe generale non si sa bene cosa sia. Si spiega una cosa ricorrendo ad un altra, che in realtà non c'è. Esempio Facoltà universitaria, colpevole, dal libro.

Se rimaniamo ingabbiati dalla riflessività e siamo condizionati dalla indicalità, è impossibile una conoscenza oggettiva basata su modelli matematici o sui questionari.


Se i costruttivisti sostenevano che la realtà sociale è creata dagli attori, Garfinkel arriva a sostenere che un modo di creare una certa realtà sociale è lo stesso modo con cui questa viene spiegata. In tal modo Garfinkel attacca la sociologia ufficiale fermandosi al senso comune. Infatti se rimaniamo ingabbiati dalla riflessività e siamo condizionati dalla indicalità, è impossibile una conoscenza oggettiva basata su modelli matematici o sui questionari.

Garfinkel è stato oggetto di forti critiche e lo stesso Giddens, pur essendo benevolo nei suoi riguardi, ne avanza quattro:

1)      nei suoi esempi, Garfinkel riferisce dei vuoti scambi di parole perchè non sono noti i fini ed i motivi di coloro che parlano

2)      in ogni relazione gli attori sono portatori di specie diverse di potere (classe, ricchezza, ecc.), ma tale dimensione non viene specificata

3)      non viene spiegato come si riproducono le strutture sociale

4)      bisogna chiarire la categoria del "senso comune". Gli etnometodologi sembra che ritengono che vi sia un solo senso comune, quello della gente e che questo non possa essere corretto dai risultati della scienza sociale (es. stregone, dal libro).

Per sottolineare quanto l'etnometodologia sia vaga e fumosa, alcuni sociologi la hanno definita la "sociologia dei fumatori di marijuhana". Senza arrivare a questi eccessi, bisogna dire che Garfinkel si è creato un bersaglio di comodo per centrarlo sempre, cioè richiedere alle spiegazioni sociologiche esistenti l'assoluta oggettività. Ma nessun sociologo ha mai preteso tanto e l'indicalità era già stata rilevata, tanto è vero che i sociologi si sono posti il problema di fissare e delimitare il contesto.

Conclusioni. Un consiglio per l'uso

Le teorie o i singoli enunciati teorici possiamo dire che sono "veri" o "falsi" in quanto li abbiamo sottoposti ad un esame sperimentale. Bisogna diffidare delle teorie che rendono impossibile il controllo dei loro enunciati.

Secondo Reinchenbach, la critica epistemologica ha come fine di ricostruire razionalmente l'ipotesi teorica. Infatti, i processi di pensiero che orientano un fisico verso l'ideazione di una teoria sono qualcosa di profondamente diverso dai processi di pensiero che egli impiega quando decide di comunicare questa scoperta. Nel parlare ad un convegno o nello scrivere un saggio, egli ricostruisce razionalmente il contenuto offrendone uno scheletro logico (che costituisce il contesto della  verifica).

La critica epistemologica è interessata al contesto della verifica o della giustificazione ed accerta la struttura logica di una teoria e se i valori di verità empirica sostenuti dalla teoria hanno un qualche fondamento. Il contesto della scoperta è il percorso che conduce alla scoperta di una teoria e su di esso la critica epistemologica non può dire niente. Infatti, nell'ideare una teoria lo scienziato può:



-         sfidare i comandamenti della logica

-         saltare interi gruppi di operazioni necessari per chiarire razionalmente il contenuto dell'ipotesi.

Inoltre, l'accettazione della teoria dipende dalla sua verità empirica e controllabilità, non dal come è nata (es, possiamo scoprire la teoria in sogno, ma poi dobbiamo argomentarla e fornire degli indicatori per il controllo). Le teorie che confondono il contesto della scoperta ed il contesto della verifica suscitano molti dubbi. Ad es. l'interazionismo simbolico confonde il contesto della scoperta ed il contesto della verifica perchè ha un rapporto empatico con l'oggetto di analisi.

La falsificabilità dell'ipotesi teorica, di cui parla Popper, ci permette di distinguere ciò che è passibile di controllo empirico da un vuoto gioco di parole. Popper era rimasto colpito dalle teorie che spiegavano tutto ed abbondavano di verifiche (es. la teoria di Marx). Egli giunse alla conclusione che la conferma di una teoria non significava che questa fosse vera, per almeno due motivi:

-         la conferma di una teoria si può sempre trovare

-         trovare una conferma alla teoria non può portarci ad affermare che la teoria è vera (es. i tedeschi hanno gli occhi azzurri).

Solo se si dimostra che la previsione della teoria è falsa si può dire che la teoria è falsa (es. un tedesco con gli occhi scuri). Pertanto, per provare se una teoria è vera, bisogna sottoporla a falsificazione.

 La falsificabilità dell'ipotesi teorica secondo Popper, in sintesi, ci dice che:

-         è facile ottenere conferme o verifiche per quasi ogni teoria

-         le conferme dovrebbero valere solo se sono il risultato di previsioni rischiose, cioè se secondo le nostre conoscenze ci saremmo aspettati un evento contrario

-         ogni teorie scientifica valida è una proibizione, nel senso che esclude l'accadimento di certe cose. Più cose preclude, meglio è

-         una teoria che non ha falsificatori potenziali (l'ipotesi deve affermare che accadrà qualcosa e negare che ne accadranno altre), cioè che non può essere confutata, non è scientifica. In altri termini, esiste un mondo sconosciuto al di fuori di noi e, per conoscerlo, avanziamo delle ipotesi indicando i falsificatori potenziali (cioè gli avvenimenti che, se si realizzano, valgono a falsificare l'ipotesi) (es. "domani pioverà"=falsificabile, "domani pioverà, ma in certi casi potrebbe anche non piovere"=non falsificabile). Una teoria "tiene" fino a quando non è stata falsificata, ma il fatto che sia falsificata non dimostra in assoluto che è vera. Ecco perchè bisogna sempre parlare con cautela di teorie "vere". In sociologia vi sono spesso teorie che non sono falsificabili perchè affermano tutto ed il contrario di tutto. Ad es. la teoria marxiana della rivoluzione non ci diceva quando la rivoluzione si sarebbe realizzata ("i tempi maturi", ma quando?), indicava sia una via violenta che una via pacifica (parlamentare) alla realizzazione della rivoluzione, ci diceva che sarebbe scoppiata nei paesi industrializzati, ma è scoppiata in paesi non industrializzati. Per aggiustare la teoria, viste le difficoltà di dimostrane la veridicità, si inglobarono nella teoria tutte le ipotesi possibili con la conseguenza di renderla inconfutabile. Se queste sono le critiche portate contro la teoria marxiana, noi possiamo dire che le stesse osservazioni valgono per altre teorie, come quella funzionalista.

-         ogni controllo di una teoria è un tentativo di falsificarla, cioè controllabilità=falsificabilità

-         un tentativo fallito di falsificazione della teoria vale a corroborarla (cioè a rafforzarla)

-         alcune teorie, che si sono rivelate false, continuano ad essere mantenute in vita con piccoli aggiustamenti, ma si tratta di uno stratagemma convenzionalistico

Riassumendo, la scientificità di una teoria si fonda sulla falsificabilità, confutabilità o controllabilità. Una teoria non falsificabile, cioè che non prevede le circostanze che possono metterla in crisi, è una teoria metafisica, che non può essere mai smentita.

Popper si è chiesto anche se la politica potesse diventare scienza? Se facciamo l'esperimento sull'operato di un governo, dobbiamo tenere conto di due condizioni:

-         alle elezioni un leader si presenta con un programma che deve conciliare la capacità di attrarre l'interesse degli elettori con il realismo (la possibilità di realizzarlo). In Italia, di solito, sono stati presentati programmi-burla, che prevedevano tutto.

-         al leader che è stato eletto viene imputata la responsabilità di tutto ciò che si ritiene rientrare nella politica

Conclusione di Gennaro: anche in politica si potrebbe dire che la educazione scientifica serve alla democrazia. Alla democrazia si può applicare il principio di falsificabilità attraverso la regola dell'alternanza, che permette di punire il partito o il leader che non ha mantenuto le promesse, votando per l'avversario.


Homans = riduzionismo psicologico - teoria dello scambio (basata sul                                                                      sistema di premi e punizioni)

Mead                            Blumer = riduzionismo situazionale (contesto

(interazionismo simbolico)           nel quale gli attori interagiscono -          

                                                           vita quotidiana)

         

Berger e Luckman = costruttivismo (la realtà                        sociale è creata dagli attori)

Schutz 

(fenome-                          Garfinkel = etnometodologia (creare una realtà

nologia)                           sociale equivale a spiegarla)                  

Goffman = nell'interazione l'individuo proietta la propria definizione

                          della situazione. Egli dà luogo ad una "rappresentazione"

                    in cui si riflettono i valori fondamentali della società

        


          

La disuguaglianza è un universale culturale?

Forme di disuguaglianza sono riscontrabili in tutte le società. Esse sono definite in base a determinate caratteristiche considerate prioritarie in un dato tipo di società (forza fisica, appartenenza religiosa, virtù militari, ricchezza, ecc.).

Le differenze di status sono evidenziate in vario modo, dai segni impressi sul corpo agli "stili di vita".

Secondo Lenski, le società agricole presentano un grado più elevato di disuguaglianza rispetto alle società industriali, specie quelle democratiche, dove il potere è meno concentrato per la presenza di gruppi in competizione tra loro (partiti politici, sindacati, associazioni, ecc.). Inoltre, le società industrializzate hanno un livello più alto di produttività.

La stratificazione esprime una gerarchia di posizioni in relazione a disuguaglianze basate sulla ricchezza, sul potere politico, sul prestigio o sull'autorità e tende a trasmettersi di generazione in generazione (sistema di stratificazione).

Le principali entità di stratificazione sono:

-         la casta, caratterizzata dall'incomunicabilità tra i diversi livelli. Si basa su fattori religiosi (o razziali) ed è vincolata dal principio di ereditarietà (nella casta si nasce). E' tipica di un'economia agricola.

-         la classe è associata al processo di industrializzazione ed allo sviluppo delle teorie marxiste. Si fonda sulla teoria del conflitto e si collega alla coscienza di classe.

-         il ceto si fonda sul prestigio e si esprime negli "stili di vita" (modelli di vita e di consumo) (Weber)

-         le associazioni (partitiche) danno vita ad un sistema di stratificazione basato sul potere politico

-         le organizzazioni danno vita ad un sistema di stratificazione basato sull'autorità

Teorie funzionaliste: le ricompense sono adeguate alle diverse capacità degli individui ed allo svolgimento delle funzioni più importanti per la società, la quale in tal modo si assicura le persone più qualificate nei posti più importanti. Ogni società definisce quali sono le funzioni più importanti (es. la religione, la politica, lo sviluppo tecnologico, ecc.).

Teoria del conflitto: Marx e la concezione dicotomica della società

Le disuguaglianze nella teoria dell'organizzazione:

·              Michels e "la legge ferrea dell'oligarchia"

·              Dahrendorf e la disuguaglianza nelle organizzazioni basata sul principio di autorità e la struttura gerarchica

Weber identifica tre componenti della disuguaglianza:

-         la ricchezza                                           classi

 

-         il prestigio                                              ceti

(al ceto si associa il concetto di "stile di vita", che accomuna le persone che frequentano gli stessi ambienti, hanno lo stesso tipo di istruzione, parlano e vestono allo stesso modo, ecc)

-         potere                                                     politica (partiti)


Warner: metodo reputazionale, in base al quale l'appartenenza di una persona, che svolge una data attività lavorativa, ad una determinata classe avviene in base alla posizione assegnatagli dagli altri membri della comunità in rapporto alla propria (in termini di più alta o più bassa). Warner individua sei classi sociali.

Treiman: specificazione del metodo reputazionale  attraverso un'analisi comparata, utilizzando la categoria del "prestigio" in relazione al potere ed al privilegio. Giunge alla conclusione che le classificazioni basate sull'associazione tra occupazione e prestigio tendono a durare nel tempo. In particolare:

·              Basandosi sulla definizione dei "bisogni fondamentali", ritiene che la divisione del lavoro è molto simile in tutte le società.

·              In base alla divisione del lavoro, alcune persone controllano più risorse di altri.

·              Le persone che occupano posizioni di maggiore rilievo godono anche di influenza politica.

·              Le attività dotate di potere e privilegio sono anche quelle dotate di maggiore prestigio.

Non spiega come i gruppi di potere riescono a perpetuare la posizione di vantaggio.

Classi e stili di vita: condizioni abitative, percorso di studio e di formazione professionale, salute e fruizione di servizi sanitari, consumo culturale, tempo libero, divorzio, ecc


Mobilità sociale individuale:

Status ascritti e status raggiunti, società chiuse e società aperte.

La mobilità individuale è tipica delle società "aperte", di cui quella statunitense è stata considerata l'esempio tipico.

Mobilità verticale (ascendente o discendente) o orizzontale.

Mobilità intergenerazionale (es. tra padre e figlio) o intragenerazionale (carriera personale)

La mobilità sociale nelle società industrializzate ha trasformato la classica rappresentazione piramidale della stratificazione in un rappresentazione "a botte" o "a trottola".

Incongruenza di status (es. posizione alta sulla scala del prestigio e bassa su quella del reddito).

Mobilità sociale collettiva

La mobilità sociale collettiva riguarda interi gruppi o classi sociali. La mobilità collettiva è tipica delle società chiuse, basate su posizioni ascritte. Es. il sistema di caste indiano, dove la mobilità sociale è avvenuta per frammentazione di una casta.

La mobilità collettiva è anche tipica delle discriminazioni basate sul genere, sulla razza, sull'etnia e sull'età.


Burocrazia (Weber)

La burocrazia moderna si contrappone alla burocrazia patrimoniale (possesso dei beni amministrati) ed è la tipica espressione del processo di razionalizzazione del mondo occidentale, che ha portato allo sviluppo dello Stato e del capitalismo moderno

Condizioni storiche dello sviluppo della moderna burocrazia:

·               sviluppo quantitativo e qualitativo dei compiti dello Stato

·               bisogno di certezza del sistema capitalistico ed affermazione di un'economia monetaria (lavoro stipendiato)

·               separazione dei funzionari dai mezzi di amministrazione

·               democratizzazione: accesso alla burocrazia aperto a chiunque ne abbia titolo

·               superiorità tecnica della burocrazia (precisione, rapidità, continuità, ecc.)

Caratteristiche generali:

·               sistema di "regole astratte", che vincolano sia i detentori del potere che coloro sui quali si esercita. Le regole sono il fondamento di legittimità, definiscono i compiti dei funzionari e sono garanzia di imparzialità.

·               organizzazione gerarchica del lavoro. Ogni funzionario rende conto al suo superiore ed a sua volta è superiore di altri.

·               si accede mediante concorso.

·               "ufficio pubblico", ovvero separazione tra persone ed "ufficio", in quanto i funzionari non posseggono i mezzi dell'amministrazione. L'attività e la sede dell'ufficio è separata rispetto all'abitazione ed alla sfera privata.

·               il funzionario svolge il suo compito imparzialmente, "sine ira et studio"

·               la "carriera" è delimitata da un sistema di promozioni in base all'anzianità o al rendimento.

·               la disciplina d'ufficio specifica gli obblighi del lavoratore e rende impersonale l'ordine impartito.

·               ufficialità degli atti amministrativi

La burocrazia, anche se indispensabile alla vita moderna, non costituisce un potere autonomo. Tuttavia nei rapporti con la politica detiene un potere rilevante per la superiorità delle competenze tecniche, per la segretezza di cui circonda il suo operato, per lo spirito di corpo.


Funzione delle regole (Gouldner)

Le regole contribuiscono ad allentare le tensioni nel funzionamento della burocrazia, attraverso alcune importanti funzioni:

·              esplicativa - gli obblighi discendono dalle norme e sono meno ambigui del comando

·              di schermo - supporto impersonale all'autorità del capo, impersonalità dell'obbedienza

·              controllo a distanza - le regole sono note a tutti e ciò permette di controllare organizzazioni anche vaste

·              legittimazione della punizione - che non discende dall'arbitrio, ma da regole conosciute

·              discrezionalità - dipende dal capufficio applicare o meno le norme e ciò gli dà la possibilità di ricavarsi un margine di contrattazione con i dipendenti al fine di instaurare rapporti più proficui

·              mantenimento del disinteresse - l'emotività rimane fuori dal rapporto di lavoro, visto che il burocrate ha il compito di applicare le norme








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