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TRAVESTITISMO E PROSTITUZIONE

psicologia


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travestitismo e prostituzione

     Le RV non ci fanno attingere alcun livello di realtà superiore o più autentico, ma spingono al parossismo l'indistinzione, completamente artificiale e postumana (non naturale e originaria) tra i vari livelli della realtà. 333f51d Questo, non altro, è il senso della rivincita della 'possibiltà' sull''attualità' che le tecnologie digitali portano con sé.

Il corpo disseminato è quindi un corpo fluttuante, che perde sempre di più la sua dimensione sacrale, il suo riferimento a un'origine immutabile e fondativa, che nella sua crescente disponibilità al travestimento, alla disseminazione funzionale e finzionale, alla maniponibilità, accentua il suo carattere di vestito.

     Venezia, Sedicesimo secolo: la pratica del travestitismo era piuttosto comune tra le cortigiane: "Le pubbliche prostitute - scrive Vecellio - pur vestendosi in modi diversi a seconda del loro status economico, indossavano quasi sempre una tenuta in qualche modo maschile".



Richard F. Docter identifica cinque modelli di comportamento eterosessuale comportanti cross-dressing: feticismo, travestitismo feticistico, travestitismo marginale, sconfinamento di genere e transessualismo secondario (di tipo travestitico); e quattro modelli di comportamento omosessuale che comportano cross-dressing: transessualismo primario, transessualismo secondario, cosiddette drag queen e impersonatori di parti femminili. L'aspetto interessante, senza stare ad analizzarlo nei dettagli, consiste nel moltiplicarsi di categorie e nel fluttuare delle connotazioni: slittamento e confusione sembrano essere insomma tratti costitutivi, piuttosto che accidentali, del tentativo di definire il travestitismo. È chiaro comunque che la cosa non ha nulla a che vedere con la soggettività femminile: qui si tratta dell'idea di donna che hanno gli uomini; è soggettività maschile travestita. In effetti, come abbiamo già avuto modo di vedere (capp. 'SEDUZIONE ESEGRETO' e 'ALTERITà'), si potrebbe dire che un vero uomo non può essere rappresentato affatto, perché la rappresentazione è in sé una forma di femminilizzazione. Se le donne, nella tradizione occidentale, sono state considerate come le rappresentanti del sesso tout court, personificare il sesso sulla scena deve dunque inevitabilmente voler dire fare la donna.

Inoltre il livello di funzionamento teatrale del drag comporta lo sfruttamento dell'opposizione tra costruzione ed essenza. Il rovescio della medaglia non ne è soltanto l'altra faccia: è anche un elemento di reversibilità e manufatturabilità in quanto tale, dissociazione dei segni dai loro presumibilmente naturali referenti. E "La donna di moda - scrive Roland Barthes - è una collezione di piccole essenze separate [...]. Il paradosso [...] è una generalità di accumulazione, non di sintesi: la persona di moda è così impossibile e tuttavia perfettamente nota." (Roland Batrhes, 'Miti d'oggi', pp. 256-257). Nell'ambito della cultura popolare questi sintomi travestitici compaiono, se così si vuol dire, per gratificare uno scenario sociale o culturale di desiderio. Il travestito di scena è invece la parte-oggetto feticizzata del copione sociale e culturale del fan. Forse è significativo che, tanto nella fiction quanto nel cinema, l'identità e il cambiamento sessuali sono contrassegnati non solo dai mutamenti del corpo, ma anche dai cambiamenti d'abito, sovente da una sorta di doppio cross-dressing.




Il teatro provoca, produce e incoraggia l'invidia del feticcio (che può essere l'invidia del fallo), tanto negli spettatori quanto nelle spettatrici.

Ecco allora che il travestito shakespeariano - tanto l'attore fanciullo, quanto la donna travestita - diventa non un incidente della contingenza storica ma l'intervento necessario che rende il feticismo non solo possibile, ma fondativo del teatro stesso. La grande differenza tra il travestitismo teatrale, (per esempio nella commedia dell'arte in cui per lo più le parti femminili venivano date a fanciulli, ma mai a donne in cui è esplicito il camuffamento e il passare per quello che non si è, al di là della interpretazione più o meno riuscita dell'altro genere), e la teatralizzazione del travestitismo sta nell''atto politico'. Vi è nel travestitismo di oggi, la volontà di passare per quello che non si è: ed è esattamente questo che crea scandalo. E il cross-dressing, sia in funzione teatrale, sia se usato al fine di farsi passare per ciò che non si è, spesso scavalca i confini generazionali in entrambe le direzioni (vecchia e nuova generazione). Recitare, come tradire, non è altro che passare per, fingere, sconfinare. Il genere qui esiste soltanto nella rappresentazione o nella performance. Questo é lo scandalo dei travestitismo, che esso dica la verità sul genere. Ed è la ragione, o una delle ragioni, per cui noi non possiamo guardarlo in faccia.







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