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Psicoanalisi e comportamento criminale

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Psicoanalisi e comportamento criminale

I criminali per "senso di colpa". Il contributo di Freud

L'inizio della ricerca psicoanalitica sui problemi della criminalità è opera del padre stesso della psicoanalisi, Freud, I criminali per senso di colpa. Freud riferisce che alcune persone adulte avevano raccontato di avere compiuto, negli anni precedenti la pubertà, azioni illecite. "Il lavoro analitico ha dato poi il risultato che tali azioni venivano compiute soprattutto perché proibite e perché la loro esecuzione portava un sollievo psichico a chi le commetteva. Costui soffriva di un senso di colpa di origine sconosciuta e dopo aver commesso un misfatto, il peso veniva mitigato. Il senso di colpa era attribuito a qualche cosa. Mentre è opinione comune che sia la conseguenza di un atto illecito e quindi ad esso posteriore, Freud si vedeva costretto a sostenere il contrario, vale a dire che "il senso di colpa era preesistente all'atto illecito ed era anche la causa. Freud parla di criminali per senso di colpa. Freud si propone di chiarire altre due questioni: 1) ammesso che certe azioni siano conseguenze di un senso di colpa antecedente, qual è a sua volta la provenienza di tale oscuro sentimento? 2) è probabile che questo tipo di connessione causale giochi un ruolo considerevole nella delinquenza umana?



Riguardo al primo problema Freud precisava che "Il risultato costante del lavoro analitico che questo oscuro senso di colpa proveniva dal complesso edipico ed era una reazione ai due propositi criminosi di uccidere il padre e di avere rapporti sessuali con la madre. In confronto a questi due, i crimini commessi per fissare il senso di colpa costituivano certamente un sollievo per l'individuo tormentato".

Per quanto concerne il secondo problema Freud, riferendosi ai bambini, osservava come facilmente essi facciano i "cattivi", proprio per provocare la punizione, e come si tranquillizzano dopo che l'abbiano ricevuta. Si scopre che dietro la ricerca della punizione c'è appunto un sentimento di colpa. Trattando infine di delinquenti adulti Freud sostiene che la ricerca della punizione come tranquillante può spiegare non solo le "cattiverie" dei bambini, ma anche la delinquenza in generale. Freud sostiene che il sentimento di colpa esiste già prima dell'atto criminoso, non ne è la conseguenza. Inoltre il senso di colpa costituisce addirittura la causa del crimine. È possibile scorgere una certa contraddizione: 1) Freud dice che il soggetto si sente in colpa a causa dei suoi desideri criminosi relativi all'Edipo, ma aggiunge che questi desideri sono inconsci, tanto è vero che il soggetto non sa a che cosa attribuire il suo tormento. Ma il senso di colpa permane, e questa presenza costituisce agli occhi dell'individuo un atto d'accusa. Perché allora dei semplici desideri inconsci, anche se criminosi, hanno il potere di provocare situazioni così tormentose? La risposta può essere trovata in un precedente saggio dello stesso Freud, "Totem e tabù" (1913), in questa opera, Freud aveva chiarito come l'inconscio sia governato dal principio dell'onnipotenza dei pensieri e dei desideri, per cui ad esempio il solo desiderio di uccidere una persona equivale ad ucciderla realmente; l'inconscio non distingue se il crimine è stato commesso nella realtà o nella sola fantasia, di conseguenza in un 858d39i caso e nell'altro si svilupperà un senso di colpa. Così, il criminale, nel tentativo di superare tale opprimente sentimento, commette un crimine reale, sul quale trasferirlo; in tal modo egli riesce a convincersi di sentirsi in colpa dei gravi delitti edipici. Secondo questo primo modulo di interpretazione il crimine serve ad alleviare il sentimento di colpa perché costituisce una razionalizzazione.

2) Nella seconda parte del testo Freud, parlando dei bambini, osserva come non di rado essi "diventano cattivi" per provocare la punizione; osservando più attentamente, si riesce a scoprire, per prima cosa, che questi bambini soffrono di intensi sensi di colpa, e poi, tali sensi di colpa li inducono alla ricerca di punizioni. Freud si spinge fino ad avanzare l'ipotesi che ciò può spiegare non solo le cattiverie dei bambini, ma anche la maggioranza dei casi di delinquenza negli adulti. Si può vedere come egli sostenga anche che il comportamento del criminale mira proprio ad ottenere una punizione. Razionalizzazione/Punizione.

Sviluppi dell'ipotesi di Freud: la coazione a confessare e la teoria psicoanalitica del diritto penale. Il contributo di Teodor Reik.

Nel 1925 Reik pubblicò il saggio "Coazione a confessare e bisogno di punizione". Avendo spesso incontrato un fenomeno di origine inconscia che definisce coazione a confessare, Reik si propone di verificarne la presenza o meno anche nell'ambito della criminologia. Esistono casi di involontaria auto - accusa, che si ripetono regolarmente in obbedienza a quella ferrea legge che è l'inconscia coazione a confessare. Queste riflessioni di Reik si comprendono meglio se si tiene conto del fatto che condivide nella loro sostanza le osservazioni di Freud a proposito dei criminali per senso di colpa. Poiché il bisogno di punizione è un elemento comune anche alle persone nevrotiche l'analisi delle sofferenze psichiche dei nevrotici può rivelare interessanti somiglianze con la vita psichica dei criminali. In tale direzione si giunge a scoprire come sentenza e castigo esistono fuori dai tribunali e, più precisamente nelle autopunizioni dei nevrotici. Per Reik ci sono due gruppi di teorie penali: 1) le teorie Retributive e 2) Preventive. Ambedue non hanno un carattere punitivo nei confronti del reo.

Teoria Retributiva = legge del taglione, ma anche teoria della prevenzione, ma anche la teoria della prevenzione ha caratteristiche analoghe. Per quanto riguarda l'efficacia delle pene Reik sostiene che "L'intensificarsi della sensazione di colpa è il solo movente che spinge l'uomo a diventare un criminale. Da ciò deriva una teoria psicoanalitica del diritto penale". Questa prospettiva rende possibile scoprire l'errore fondamentale della teoria della prevenzione secondo cui la punizione rappresenta il più efficace impedimento al delitto, può essere un incoraggiamento. Quali indicazioni può dare la psicoanalisi al diritto penale? Non c'è dubbio che il bisogno di punizione esiste, ma non si può provare che la punizione legale sia l'unico e neppure il più adatto mezzo di soddisfarlo.

Ulteriori sviluppi delle ipotesi di Freud: psicologia del criminale, differenze tra criminalità cronica e occasionale, psicologia della società punitrice. Il contributo di Alexander e di Staub.

Il criminale e i suoi giudici di Alexander e di Staub e uscito nel 1929. gli autori con questa opera intendono dare un apporto allo studio della criminalità, tenendo presenti gli interessi della società. La formulazione di sentenze giudiziarie ingiuste è uno dei principali fattori che ledono il "sentimento di giustizia" della collettività e possono portare a conseguenze socialmente negative. Per giudicare un fatto criminoso occorre, oltre ai suoi elementi materiali, comprendere i motivi che lo hanno originato; è l'autore del crimine che deve essere punito. Quando si vuole comprendere un delitto è indispensabile una valutazione psicologica del colpevole, solo così si potrà individuare correttamente il trattamento più adeguato. Solo la psicoanalisi ha elaborato una psicologia dell'individuo, dei suoi veri sentimenti, dei motivi più profondi dell'agire umano, in una parola, dell'uomo vivente. Freud dice che la personalità umana non è omogenea. L'Io cosciente è solo una piccola parte della vita psichica. Ciò ha notevole rilevanza per la criminologia., perché il criminale ignora i moventi inconsci. I giudici considerano i motivi coscienti. 1) I normali e i criminali dispongono di strutture psichiche e somatiche del tutto simili, le differenze sono riconducibili alle successive esperienze evolutive. 2) Momento cruciale nello sviluppo psichico è il periodo che coincide con il complesso edipico. 3) Una buona formazione del super - io è l'istanza che permette di contrastare le tendenze criminali. Ci sono due generi di criminalità: 1) Criminalità cronica, 2) Criminalità occasionale.

Criminalità cronica

Appartengono a questa categoria quegli individui che tendono a commettere delitti in conseguenza delle loro strutture psichiche, cioè della loro personalità criminale. Questo gruppo si può dividere in quattro categorie.



a)     I criminali per cause organiche. Sono quei soggetti nei quali determinati processi somatici "tossici" o altri processi "biopatologici" hanno profondamente pregiudicato o neutralizzato la funzione dell'io, per cui il grado di partecipazione dell'io può essere anche nullo. Questa categoria è di competenza della medicina legale.

b)    I criminali nevrotici. I movimenti del crimine sono principalmente inconsci. Tali criminali mostrano nella struttura psichica rilevanti affinità con gli psiconevrotici: entrambi presentano un conflitto intenso e costante tra es e super - io, tra istanza asociale e istanza punitiva. L'io viene trascinato al delitto ad opera di diversi meccanismi, uno dei quali è la ricerca inconscia di una sofferenza reale.

c)     I criminali normali. È una categoria di soggetti non nevrotici, ma con un super - io criminale. Sono criminali professionali. Si identificano totalmente con il crimine, che viene approvato dall'io e dal super - io.

d)    I criminali puri. Si tratta di soggetti "del tutto inadatti alla vita sociale", poiché mancano completamente del super - io, essi traducono immediatamente in atto i loro "impulsi primitivi".

Criminalità occasionale

Tutti gi uomini possono infrangere le leggi. Tali soggetti non trovano posto in alcuna classificazione criminologica. Si possono invece distinguere delitti colposi e delitti occasionali.

Delitti colposi = Sono "atti mancati" con conseguenze criminose. L'io viene semplicemente "sorpreso" dalle tendenze rimosse; tuttavia respinge il crimine.

Delitti accidentali = Si tratta di delitti che vengono commessi quando una persona si trova in una situazione di sofferenza, la quale ferisce tanto profondamente il sentimento di giustizia, da sospendere l'azione inibente di un super - io altrimenti operante. La legittima difesa.

In relazione alla criminalità: a) il gruppo di criminali per cause organiche non sarebbe di dominio della psicoanalisi, ma della medicina legale. B) per quanto riguarda i criminali nevrotici poiché ci si trova davanti a una malattia mentale che si manifesta in comportamenti criminosi anziché in sintomi nevrotici, gli autori propongono l'abolizione di ogni pena e il trattamento psicoanalitico. La condanna di tali soggetti sarebbe "psicologicamente assurda e socialmente dannosa". Dal punto di vista della prevenzione sociale, perché la pena non può migliorare un soggetto nel quale la volontà cosciente non riesce a dominare i processi inconsci che inducono a delinquere. Ma anche dal punto di vista della prevenzione generale è molto problematico, gli autori ritengono che soltanto una adeguata influenza profilattica potrà impedire tale sviluppo o almeno correggerlo.

In relazione alla criminalità occasionale gli autori sostengono che la condanna è inopportuna.

Il principio di opportunità al quale Alexander e Staub si ispirano lavora al servizio del criminale, nel senso di una scelta di un trattamento appropriato, sia al servizio della società, nel senso della prevenzione. Gli autori spostano il loro punto di osservazione al fine di esaminare la psicologia della "società che punisce". Ogni delitto fa sorgere nella società un intenso bisogno di espiazione. Per gli autori il desiderio di far espiare al criminale il suo delitto è radicato nel fatto che la sua impunità costituirebbe una minaccia per le rimozioni di tutta la società. Ora, poiché il "cattivo esempio" del criminale stimola gli impulsi criminosi rimossi, quanto più si fa espiare il reo, tanto meno si deve lottare contro tale impulsi. In questa prospettiva, l'eccessivo zelo posto al servizio della punizione come espiazione è proprio un sintomo preciso di intensa tendenza criminosa "non liquidata". Si può allora postulare la presenza di una nascosta affinità tra il mondo dei criminali e quello dei giudici eccessivamente severi.

Alcune osservazioni di Georges Devereux sulle differenze tra criminalità occasionale e abituale.

Per Devereux molto spesso viene operata una confusione tra due ordini di fenomeni che sono distinti: da una parte gli atti criminali isolati e dall'altra parte la condotta criminale abituale. Con il termine atto criminale isolato egli si riferisce a due forme di comportamento illegale: 1) gli atti criminali davvero unici, 2) gli atti criminali occasionali dei nevrotici. Invece la criminalità abituale non implica né un'eruzione pulsionale dovuta a un momentaneo venir meno delle difese, e neppure a una incapacità di sublimazione. Al contrario le difese del criminale abituale si rivelano addirittura eccessive per lo "zelo" che pongono nel rimuovere le pulsioni del soggetto fra le quali anche quelle "sane". Mentre il sintomo principale del nevrotico "criminale" occasionale è legato al suo problema nevrotico fondamentale e i suoi "atti criminali" occasionali a temporanei indebolimenti dei suoi meccanismi di difesa, invece il criminale abituale ha risolto (soggettivamente) una volta per tutte il suo conflitto nascondendolo, ricoprendolo completamente mediante una solida integrazione delle difese nella struttura del carattere. Se il gesto criminale del nevrotico rivela la natura del conflitto soggiacente, il comportamento del criminale abituale no.

Il comportamento antisociale nei bambini e negli adolescenti

La genesi dell'acting - out antisociale e i suoi rapporti con determinati atteggiamenti genitoriali. Il contributo di Johnson e Szurek.




Johnson e Szurek si sono occupati del problema della criminalità infantile ed adolescenziale. Le linee essenziali della loro interpretazione di questo genere di criminalità si possono indicare nei seguenti punti. 1) Il comportamento antisociale dei bambini e degli adolescenti cresciuti in un nucleo familiare è riconducibile alla specifica presenza di avere non strutturate parti del super - io stesso, definite dagli autori "lacune del super - io". In questo modo si chiarirebbe il fatto che coloro che commettono azioni antisociali sono in gran parte bambini e ragazzi che in ogni altra sfera della loro attività degni di fiducia ed onesti. In presenza delle lacune del "super - io" vengono espressi principalmente due tipi di impulsi: da una parte impulsi distruttivi che di per sé producono conseguenze dannose, dall'altra impulsi di natura "egocentrica" che pur non essendo in sé negativi, tuttavia non tengono conto delle "esigenze degli altri" nella ricerca di una gratificazione immediata che non tollera dilazioni. 2) Tali lacune sono collegate a modalità educative dei genitori: a) eccesso di permissività b) un atteggiamento ostile e di controllo insistente verso il bambino. 3) Entrambi i comportamenti descritti permettono ai genitori di soddisfare attraverso i figli diversi tipi di desideri proibiti rimossi. 4) Tramite l'acting - out dei desideri rimossi dei genitori, il bambino soddisfa anche i propri impulsi ostili verso di essi, procurando loro innumerevoli sofferenze e ricambiando in tal modo il loro scarso amore affettivo. 

Aspetti intrapsichici della moralità dei ragazzi delinquenti- il contributo di Bettelheim e Sylvester

Bettelheim sostiene in un articolo scritto in collaborazione con Sylvester, che "molti giovani criminali posseggono un elevato modello di moralità, nonostante la corrente opinione contraria". Tale moralità si esprime talvolta anche nelle azioni di tali ragazzi, le quali appaiono più ispirate dalle coerenza con un codice morale interno di quelle dei ragazzi non delinquenti. Bettelheim parla di ASPETTI INTRASPICHICI. Il comportamento familiare che porta alla delinquenza è il padre debole e la madre moralmente forte.

La formazione della "struttura caratteriale antisociale". Il contributo di Kate Friedlandër

Nello studio della delinquenza minorile, dice Kate Friedlandër molti analisti hanno sottolineato il fatto che gli stessi conflitti presenti nei criminali si trovavano nei soggetti normali e soprattutto nei nevrotici; pochi di loro però, hanno mostrato perché e come una persona diventa di fatto criminale e un'altra nevrotica, pur avendo ambedue gli stessi conflitti - STATO DI DELINQUENZA LATENTE - STRUTTURA CARATTERIALE ANTISOCIALE. Quali di questi fattori educativi contribuiscono maggiormente alla formazione del carattere antisociale? La chiave del problema è in un ambiente che non ha saputo fin dall'inizio abituare l'io a trattenere le forze istintuali. Disciplina carente e un tipo di comportamento educativo "incoerente, troppo indulgente, che si alterna con frustrazioni troppo forti.

Nuovi punti di vista psicoanalitici sulla criminalità derivanti dalle analisi infantili

Angosce "psicotiche" infantili e criminalità. Il contributo di Klein

L'importanza delle ricerche di Kleine è legata al fatto che essa ha potuto dimostrare, tramite la realtà del transfert infantile, la possibilità è la validità dell'indagine psicoanalitica anche le caso di bambini molto piccoli. L'azione infantile rende possibile osservare l'azione dell'istinto di morte: la tecnica del gioco sviluppata in tali analisi rende infatti evidente la presenza in tutti i bambini di tendenze sadiche e addirittura criminali. I bambini piccoli parlano poco, e si può dire che la loro attività principale è il gioco; essi parlano il linguaggio concreto dell'azione, associano concretamente nel gioco un valore equivalente alle parole. Ma ciò da cui Kleine dice di essere stata maggiormente colpita è la manifesta analogia tra alcuni crimini effettivamente commessi e i fantasmi corrispondenti rivelati da parecchi bambini in analisi. Nei giochi trasferiscono non solo le loro tendenze sadiche e criminali ma anche le enormi paure. I bambini accanto alle espressioni delle tendenze sadiche, manifestano l'angoscia di subire rappresaglie e punizioni come vendette per tali loro attacchi. Dietro le terrificanti figure vendicative ci sono i genitori dei bambini. Questo fatto la induce a postulare l'esistenza di un super - io molto precoce. Ma se è vero che l'identità nascosta delle figure cattive del bambino è quella dei suoi genitori, è ancor più vero che c'è un enorme distanza tra la grande severità e durezza del suo super - io , cioè dei genitori interni e, la severità effettiva dei genitori reali. Alcuni bambini rimangono normali e altri diventano nevrotici.

Il crimine nelle società primitive

Osservazioni psicoanalitiche su alcuni dati antropologici. Il contributo di Geza Roheim

Roheim, psicoanalista indaga dapprima ciò che nella società primitiva viene considerato crimine. Per Roehim, un'esperienza fondamentale per ogni uomo è l'originaria situazione di unità - duale con la madre: nonostante madre e bambino siano due individui separati, essi, almeno per alcuni mesi, sono un solo corpo. E poiché il piccolo dell'uomo nasce biologicamente prematuro e quindi versa in una SITUAZIONE DI IMPOTENZA, gli uomini aspirano a ricostruire l'originaria "società" con la madre. Non potendo però realizzare in pratica questa aspirazione gli uomini tentano di realizzarla nella società. Per ogni individuo la società sostituisce simbolicamente la madre. Per mantenere questa illusione il gruppo fa il possibile per espellere l'aggressività oltre le proprie frontiere. Con la guerra si cerca di mantenere la coesione sociale. Possiamo definire il crimine come aggressività all'interno del gruppo. La gelosia, la rivalità sono forme di aggressività ammesse. Roheim si chiede che cosa tra i primitivi corrisponda ai nostri reati penali, che cosa essi considerano crimine? Nella società australiana i crimini veri e propri sono tre: 1) il sacrilegio, 2) l'incesto, 3) la stregoneria. A) il sacrilegio consiste in una trasgressione delle norme inerenti alle diverse cerimonie sacre. La pena è sempre la morte. B) per l'incesto la punizione avviene con modalità differenti, ma quasi sempre si conclude con l'uccisione del colpevole. C) il terzo grave crimine è la stregoneria.

Recenti orientamenti psicoanalitici in tema di criminalità

Scena primaria e ricordi di copertura in caso di acting - out omicida. Il contributo di Gilbert Rose.

Rose svolge delle osservazioni particolareggiate intorno ai rapporti tra esperienze traumatiche e ricordi di copertura, e alla loro funzione nei processi che conducono all'acting - out omicida. Determinate esperienze traumatiche del passato individuale si prestano in modo particolare ad essere rappresentate da ricordi di copertura: la più importante è probabilmente l'esperienza della scena primaria, nucleo del complesso edipico. Questa ultima è particolarmente soggetta alle funzioni di copertura dell'io, che in generale vengono svolte dai più semplici ricordi di copertura ai sintomi, all'acting - out isterico, fino alla struttura del carattere.



Particolari trasfigurazioni delle strutture psichiche nei soggetti omicidi. Il contributo di Williams

Williams ha avuto modo di intraprendere trattamenti psicoanalitici con persone che avevano commesso omicidio. Il caso più interessante è "Bill". Bill diventava distruttivo tutte le volte che si sentiva privato di qualcosa. Se questo sentimento diventava intollerabile era portato a prendere con forza ciò che pensava gli spettasse di diritto e poteva anche uccidere. Bill aveva scisso la madre in una madre ideale e in una madre cattiva. Egli commetteva i suoi crimini quando non riusciva più a tenere separate le due figure. Se la donna gli si arrendeva, il suo bisogno di controllarla veniva appagato e per il momento riusciva, pieno di gratitudine, ad allontanare i suoi impulsi distruttivi. Se invece essa lo rifiutava egli agiva tutte le sue tendenze distruttive, prima fra tutte l'invidia. La donna, che rappresentava la madre interna, teneva per sé il seno, che egli rivendicava come suo diritto e che perciò intendeva prendere con la forza. Bill fece diversi tentativi di suicidio. Williams ritiene che per quante variazioni si possano incontrare, negli individui omicidi siano quasi sempre presenti gli stessi elementi fondamentali. A) vi è una grande quantità di angoscia persecutoria. B) in parecchi soggetti omicidi si osservano sorprendenti atteggiamenti di compassione. C) nei soggetti omicidi vi è una difettosa conformazione delle relazioni oggettuali interne, particolarmente grave a causa dell'interiorizzazione di figure esterne crudeli, distruttive, ostili nei primi anni di vita. D) in ogni omicida si può rintracciare un tipico schema base: quando le cattive figure interne di cui si è detto non sono in condizione di essere "metabolizzate", una parte della psiche, corrispondente ad esse, viene scissa ed "incapsulata", tanto che per lungo tempo possono mancare quasi del tutto segni esterni che ne denuncino la presenza. E) i numerosi casi di concomitanza di omicidio e tentativi di suicidio si possono spiegare con questa ipotesi: il soggetto non tollerando la presa di possesso di sé da parte di figure interne e distruttive, , può tentare sia di proiettarle e uccidere nella vittima, sia di aggredirle dentro sé stesso. F) quando falliscono i tentativi di riparare l'interno la parte distruttiva si rafforza e facilmente passa all'atto. G) le circostanze in grado di provocare l'omicidio possono essere gravi, ma anche in apparenza banali. H) quando l'omicidio è a carattere sessuale, in genere vi sono connessi problemi di perversione sessuale.

Stati mentali relativi alle perversioni criminali. Il contributo di Donald Meltzer

Cercherò di esporre il concetto di perversione criminale come appare nell'opera di Meltzer, Stati sessuali della mente. Precondizione dello sviluppo mentale del bambino è la scissione e idealizzazione primaria del se e degli oggetti. È di fondamentale importanza che si instauri un'alleanza delle parti idealizzate del se bambino con gli oggetti idealizzati, specialmente con il seno materno che nutre; così il bambino può costruire dentro di sé il seno idealizzato come nucleo indispensabile dello sviluppo, della fiducia, della gratitudine e dell'amore. In questa prospettiva i principali fattori da cui dipende lo sviluppo mentale sono tre: 1) il grado di fiducia delle parti buone infantili negli affetti buoni, fondamentalmente nel seno della madre. 2) il grado di integrazione delle parti buone infantili del sé. 3) l'atteggiamento di base delle parti buone infantili nei confronti della sofferenza psichica; questo ultimo viene determinato proprio dalla fiducia nella giustizia e nella disponibilità dei buoni oggetti. Su queste tre condizioni dello sviluppo mentale vengono rispettate, si avvia la costituzione della "famiglia idealizzata", i cui membri sono cinque: la madre, il padre, il bambino, la bambina, il bambino dentro la madre. L'atteggiamento amorevole si incrina quando si instaura il complesso edipico. Qual è il fattore responsabile di tale minaccia? C'è una parte del sé fusa con una cattiva dell'oggetto. La parte cattiva del sé in genere è in grado di dominare l'intera personalità solo in determinate circostanze, che si riducono a tre: 1) quando un genitore è gravemente disturbato, così che la parte cattiva del sé può stabilire una certa collusione con lui; 2) circostanze costituzionali come a) la forza della parte distruttiva del sé, b) la debolezza degli impulsi costruttivi; 3) il prevalere della parte distruttiva dovuto alla perdita della capacità di amare quale risultato della scissione e dell'identificazione proiettiva. Gli stati sessuali della mente prodotti dal prevalere di questa parte distruttiva della personalità sono dall'autore definiti perversi, cioè caratterizzati dalla perversità dello scopo, che è quello di distruggere.

Osservazioni conclusive

Se si prescinde dalla psicoanalisi, uno sguardo al panorama attuale delle teorie sulla criminalità mette in luce l'esistenza di numerosi orientamenti che variano tra due poli opposti: a un estremo il criminale viene considerato come vittima di una società che lo ha oppresso ed emarginato, all'altro estremo c'è chi sostiene che il criminale è un individuo malvagio che agisce per libera scelta e con fredda determinazione. Dai diversi contributi psicoanalitici emerge che: 1) i soggetti criminali non dispongono di strutture psichiche molto differenti da quelle dei soggetti normali, mentre i loro processi mentali possono differire molto quanto al grado di angoscia sofferta. 2) Il comportamento criminale è molto spesso espressione di atteggiamenti difensivi. 3) Le angosce presenti nei soggetti criminali sono a volte di tipo persecutorio. 4) Il sentimento di colpa partecipa non solo alla formazione della coscienza morale o, diversamente, allo strutturarsi delle nevrosi e delle psicosi, ma paradossalmente prende parte anche alla genesi della condotta criminale; si può parlare di una PSICOPATOLOGIA DEL SENTIMENTO DI COLPA. 5) molti considerano i criminali come soggetti privi di istanze morali. 6) C'è un'elevata intensità dei conflitti interni. 7) per quanto concerne la criminalità infantile alcuni autori hanno evidenziato una valenza "criminogena" in determinati modelli del comportamento dei genitori. 8) hanno grande importanza i processi inconsci nella genesi della condotta criminale. 9) Oltre ai fattori interni, un ruolo importante nella storia dei futuri criminali viene svolto dalle reali esperienze negative vissute come traumatiche, specialmente nei primi anni di vita.       

          

                       







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