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INTRODUZIONE ALLA PSICOANALISI (Freud)

psicologia


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INTRODUZIONE ALLA PSICOANALISI

(Freud)

Le lezioni vengono presentate negli anni accademici 1915-16 e 1916-17 e vengono pubblicate in anni successivi. La prima parte e la seconda parte nel 1916, la terza parte nel 1917.

 Queste riguardano la prima serie di lezioni.

La seconda serie fu redatta e pubblicata nel 1932.

In quest'opera Freud vuole introdurre il concetto di psicanalisi. Per lui la psicoanalisi è:

  • Un procedimento per l'indagine dei processi psichici
  • Un metodo terapeutico per il trattamento dei disturbi nevrotici
  • Una serie di conoscenze psicologiche

PULSIONE: la spinta dell'organismo , al limite tra lo psichico e il corporeo, verso una meta determinata; trae origine da fonti di stimolazione interne al corpo e la persona non le si può sottrarre con la fuga.



AFFFETTO: è ogni sentimento particolarmente intenso che trae origine dalle pulsioni.

RAPPRESENTAZIONE: è il contenuto concreto dell'atto di pensiero, dell'idea.

L'affetto può venir "represso" dall'Io; la rappresentazione può giacere "rimossa" nell'inconscio

LEZIONE 1  : Introduzione.

Freud esordisce affermando che la psicoanalisi è il procedimento per il trattamento delle malattie nervose, ma , diversamente dalla medicina , vi sono più difficoltà riguardo l'insegnamento e l'addestramento nella psicanalisi.

Mentre nell'insegnamento della medicina c'è la possibilità di vedere, di toccare , di agire in prima persona, nel trattamento analitico c'è solo uno scambio di parole tra l'analizzato e il medico. E qui risiede l'importanza delle "parole" quale mezzo comune con il quale gli uomini si influenzano tra loro.

In realtà il colloquio che avviene nel trattamento psicanalitico non ammette nessun ascoltatore perché ciò che viene detto riguarda la parte più intima della vita psichica del paziente che non può prestarsi a nessuna dimostrazione pratica, che si cerca di nascondere di fronte ad altri e che non si vuole confessare nemmeno a se stessi.

Non esiste dunque nessuna convalida oggettiva della psicoanalisi e nessuna possibilità di dimostrarne l'attendibilità: la psicoanalisi si impara innanzitutto su se stessi, mediante lo studio della propria personalità.

Inoltre, non bisogna dimenticare anche quelli che sono i pregiudizi che avvolgono la psicoanalisi, pregiudizi di tipo intellettuale o estetici-morali: i primi, secondo i quali lo psichico è identificato con il cosciente non come qualcosa di inconscio; i secondi, secondo i quali le pulsioni sessuali non possono essere alla base di malattie mentali e nervose, ma si tende a stigmatizzare e nascondere queste pulsioni come fatti riprovevoli moralmente e pericolosi.

PARTE PRIMA: GLI ATTI MANCATI

LEZIONE 2 : Gli atti mancati.

Gli atti mancati sono fenomeni molto frequenti, ma non tenuti molto di conto, che non hanno nulla a vedere con le malattie e possono essere osservati , dunque, anche in persone sane.

Possono essere di vario genere: Lapsus verbali, quando si vuol dire una cosa e al suo posto se ne dice un'altra, Lapsus di lettura, quando si legge su un foglio qualcosa di diverso da quello che vi è scritto: Lapsus di ascolto, quando si ascolta in modo errato qualcosa che viene detto.

Alcuni di essi possono avere alla base una Dimenticanza non permanente ma temporanea.

Un altro tipo può essere l'atto di smarrire o perdere qualcosa: una dimenticanza diversa poiché di essa ci si meraviglia o ci si adira, invece di trovarla comprensibile.

Le cause principali che possono portare al verificarsi di questi atti mancati possono essere o fisiologiche o psicofisiologiche (organiche o psichiche): entrambe provocano il ripartirsi dell'attenzione da parte dell'individuo.

Se ciò è dovuto a indisposizione e disturbo circolazione allora la causa è fisiologica.

Se è dovuto a eccitamento, affaticamento, distrazione da altri eventi allora la causa è psicofisiologica.

Questo ripartirsi dell'attenzione fa si che all'atto in questione si rivolga troppa poca attenzione e quindi verrà disturbato ed eseguito in modo impreciso..

Ma, questi atti mancati possono verificarsi anche in persone che non sono affaticate, distratte od eccitate, ma si trovano nel loro stato normale .

Inoltre in concomitanza con questi atti possono verificarsi degli effetti collaterali, come quando non riusciamo a ricordare un nome ci adiriamo per questo fino a scatenare altri atti mancati che si moltiplicano, si concatenano e si sostituiscono tra loro..

Ma perché si commettono questi atti?perchè si hanno dei lapsus?

Essi possono verificarsi, secondo Meringer e Mayer,  a causa di scambi (Milo di venere , invece di venere di Milo), di una presonanza ( pesso oppresso , invece di petto oppresso), di una risonanza (ruttare invece di brindare), di una contrazione o una sostituzione.

La forma più comune di lapsus verbale rimane comunque quella in cui si dice l'esatto contrario di ciò che si intendeva dire!!

Ogni atto mancato ha un SENSO, un SIGNIFICATO, un'INTENZIONE: per questo l'effetto del lapsus ha diritto di essere considerato un atto psichico pienamente valido, perseguente un proprio fine. Un esempio potrebbe essere quello del poeta che lo produce intenzionalmente per farci comprendere qualcosa.

LEZIONE 3 :  Gli atti mancati ( continuazione)

Ma tutte le azioni mancate hanno un senso? No, a volte alcuni lapsus verbali non hanno alcun senso , contraddicendo ogni nostra aspettativa.: ciò si ha quando si produce una convergenza, una interferenza di due diversi propositi verbali, cosicché un'intenzione prende il posto dell'altra ( la sostituisce) o addirittura la modifica.

Resta comunque il fatto che ogni atto mancato non è un evento casuale ma un atto psichico serio, avente un proprio senso che sorge per mezzo dell'azione congiunta, e contrapposta, di due diverse intenzioni!!! Due sono le tendenze che permettono la formazione dei lapsus: TENDENZA PERTURBATA, conosciuta e ammessa dalla persona che incorre nel lapsus, TENDENZA PERTURBATRICE, che può avere un contenuto simile o opposto a quella perturbata.

I fattori somatici quali stanchezza, affaticamento, eccitazione, distrazione, perturbazione dell'attenzione, non sono condizioni necessarie per il prodursi dell'atto mancato: hanno solo il valore di favorire il particolare meccanismo psichico del lapsus verbale. Stesso discorso vale per le relazioni tra suoni, la somiglianza tra parole, l'influenza delle associazioni verbali: sono solo fattori che favoriscono il lapsus verbale ma non possono darne una spiegazione vera e propria.

La Tendenza perturbata  è quella che ci facciamo comunicare direttamente da colui che ha parlato: esso stesso dopo aver pronunciato il lapsus correggerà la frase con ciò che in realtà voleva dire.

Altro tipo di atto mancato è la DIMENTICANZA: di nomi, parole ma anche di propositi, che si ha proprio perché vi è una repulsione inconscia a ricordare quel nome . quella particolare situazione.

La PERDITA o lo SMARRIMENTO  di oggetti è un altro tipo di atto mancato: lo smarrire qualcosa ricomprende una nostra reale intenzione a disfarci di un determinato oggetto, una tendenza a eliminarlo, temporaneamente o permanentemente.

Gli atti mancati possono essere  anche accumulati e combinati tra loro, determinando una dimenticanza ripetuta che non è affatto casuale, ma ha una proprio senso e intenzione.

LEZIONE 4 : Gli atti mancati (conclusione)

Gli atti mancati sono atti psichici che hanno origine dall'interferenza di due intenzioni: perturbata e perturbatrice. Ogni fenomeno psichico ha un senso, ossia un significato, un'intenzione, una tendenza e poiché ogni atto mancato ha un senso di conseguenza esso è anche un atto psichico.

Mentre le intenzioni perturbate non danno adito ad altri quesiti, quelle perturbatrice si presentano come un elemento di disturbo per altre intenzioni.

Nel lapsus verbale l'intenzione perturbatrice :

  • Può essere correlata con quella perturbata e in questo caso contiene una contraddizione nei suoi riguardi, una rettifica o un'integrazione di essa:
  • Può non avere niente a che fare con l'intenzione perturbata quanto al contenuto.

Ma quasi sempre in tutti i casi di lapsus verbale in cui viene detto l'opposto , l'intenzione perturbatrice esprime il contrario di quella perturbata e l'atto mancato è la rappresentazione del conflitto tra due aspirazioni inconciliabili.

Nel secondo caso, quando l'intenzione perturbatrice non ha nulla a che fare con il contenuto dell'intenzione perturbata, l'elemento di disturbo proviene da una sequenza di pensieri che la mente dell'individuo già possiede, producendo dunque un effetto differito.

Le intenzioni perturbatrici si possono presentare in tre modi, meccanismi, gruppi diversi:

  1. nota a colui che parla e avvertita prima  da lui prima del lapsus;
  2. nota a colui che parla ma non consapevole che fosse già attiva in lui poco prima del lapsus;
  3. respinta energicamente da colui che parla e per lui perfettamente estranea.

Nei primi dei due gruppi la tendenza perturbatrice viene ammessa dall'autore del lapsus ed essa viene ricacciata dietro dall'intenzione.

Ovviamente, la repressione dell'intenzione che si presenta di dire qualcosa è la condizione indispensabile perché si verifichi un lapsus verbale!!!!

Una delle due intenzioni, per giungere ad esprimersi  attraverso al perturbazione dell'altra, deve essere stata in cero modo trattenuta dall'altra!! C'è dunque questa tendenza di ricacciare indietro una certa tendenza invece che di attuarla.

Ripartizione atti mancati in tre gruppi:

  1. lapsus verbali, di lettura e di ascolto;
  2. dimenticanza( nomi propri, parole straniere, propositi, impressioni)
  3. sbadataggine, smarrire, perdere

per esempio, la dimenticanza di propositi è dovuta essenzialmente alla presenza di una controvolontà (un non-volere) mediata o diretta, più delle volte smentita dal soggetto. Diretta alla persona , mediata per esempio il luogo dell'incontro ma non la persona in quanto tale.

Anche la dimenticanza di nomi propri o parole straniere può essere dovuta a una controintenzione, rivolta direttamente o indirettamente contro quel nome con lo scopo di allontanare dalla memoria sensazioni di dispiacere: si parla della cosiddetta FUGA PSICHICA DAL DISPIACERE, riconosciuta come causa delle dimenticanze e di molti atti mancati.

 

PARTE SECONDA: IL SOGNO

LEZIONE 5 : Difficoltà e primi approcci

I sintomi patologici di certi pazienti nervosi hanno un SENSO e da qui nacque si fondo il procedimento terapeutico psicoanalitico. Durante questi trattamenti si notò che alcuni pazienti al posto dei loro sintomi produssero anche sogni: dunque anche i sogni hanno un senso!!!

Lo studio del sogno è la migliore preparazione allo studio della nevrosi, in quanto lo stesso sogno può essere un sintomo nevrotico, che ha per noi il vantaggio i presentarsi in tutte le persone sane( così come gli atti mancati).

Il sogno diventa così oggetto d'indagine della psicoanalisi!!

Riguardo tale studio, sono state fatte molte critiche poiché esso contrasta quelli che sono i requisiti di una ricerca esatta e veritiera: raccontare un sogno  non da necessariamente la garanzia di averlo fatto in modo esatto, aggiungendo , per esempio, qualcosa di inventato o omettendo cose che si vogliono celare.

Tutti gli antichi popoli hanno attribuito ai sogni una grande importanza e li hanno ritenuti riutilizzabili da un punto di vista pratico: vi hanno cercato , ad esempio, presagi!

Per i medici il sogno non è un atto psichico ma l'espressione di stimoli somatici nella vita mentale. A volte inutile, altre addirittura morboso.

Interpretare un sogno significa trovare un senso nascosto! Sul contenuto del sogno hanno molta influenza, secondo la scienza esatta, determinati stimoli somatici attivi durante il sonno.

Che cos'è dunque il sogno? E' la reazione ad uno stimolo che disturba il sonno!!

Primo tratto comune a tutti i sogni è il fatto che nel sognare dormiamo. Il sogno costituisce , così, la vita della psiche durante il sonno: è lo stato intermedio tra sonno e veglia.

Il sonno è uno stato nel quale l'individuo si ritrae per estraniarsi completamente dal mondo esterno, tenendo lontano i suoi stimoli, come se ci ritirassimo nello stato prenatale, ossia nell'esistenza endouterina.

Il fatto che nel sonno no ci sia nessuna attività psichica, ma il sogno presumibilmente ne è, allora bisogna pensare che i vari residui di attività psichica che si possono notare nel sonno non siano che residui del sogno.

I sogno sono dunque i residui dell'attività psichica della veglia che disturbano il sonno.

Il secondo tratto comune di tutti i sogni riguarda il fatto che i processi psichici nel sonno hanno un carattere del tutto diverso da quelli della veglia: nel sogno si hanno ogni sorta di fatti, soprattutto immagini visive. E qui è la difficoltà di raccontare il sogno: tradurre le immagini in parole!

Le principali differenze tra sogni riguardano invece la durata apparente, la chiarezza, la partecipazione affettiva, la possibili 212f54c tà di ritenzione, la dimensione dei sogni ed altro.

Di solito i sogni vengono dimenticati al risveglio oppure resistono per una giornata, ma sempre con maggiori lacune.

I sogni corrispondono a diversi stadi intermedi tra il sonno e la veglia, a diversi gradi di sonno incompleto.

I sogni di risveglio sono quelli che offrono le migliori possibilità di rilevare l'influenza di stimoli esterni perturbanti il sonno. Non da tutti i sogni si viene però risvegliati, dunque sarà difficile capire lo stimolo perturbatore che forse ha agito durante la notte.

Ma oltre ad uno stimolo provenente dall'esterno, si può avere anche uno timolo proveniente dagli organi interni, cosiddetti corporei.

Importante è il fatto che un sogno non riproduce semplicemente lo stimolo, ma lo rielabora, vi allude, lo inserisce in un contesto, lo sostituisce con qualcos'altro.

Un caso particolare di sogni, che deriva da quello che è l'uso linguistico delle parole, è il SOGNO AD OCCHI APERTI: fantasie, fenomeni molto generali, osservabili anche in persone sane che sono facilmente accessibili allo studio sulla propria persona. Questi non hanno niente di comune riguardo ai due tratti comuni su menzionati: non si hanno quando si dorme, non vi è in essi nessuna esperienza, allucinazione bensì la rappresentazione di qualcosa. Sono scene e avvenimenti in cui trovano soddisfacimento i bisogni egoistici, di ambizione e potenza, oppure i desideri erotici della persona.

LEZIONE 6 : Premesse e tecniche dell'interpretazione

Il sogno non è un fenomeno somatico ma psichico!!! E' una produzione e un'esperienza del sognatore tale però da non dirci nulla, da risultarci incomprensibile.

Bisogna dunque chiedere al sognatore che cosa il suo sogno significhi, anche se questo può risultare difficile se non impossibile per lui.

Ma è molto probabile che il sognatore sappia cosa significhi il suo sogno, solo non sa di saperlo e per questo crede di non saperlo!!

Esiste una chiara somiglianza tra lo stato ipnotico (sonno artificiale) e lo stato del sonno, il quale è la condizione necessaria per sognare  poiché in entrambi i casi ritiriamo il nostro interesse dal mondo esterno ma nello stato ipnotico restiamo in contatto con colui che ci ha ipnotizzato.

Freud scompone il sogno nei suoi elementi principali e li esamina separatamente come nel caso del lapsus verbale chiedendo al sognatore la prima cosa che gli viene in mente e insistendo se si dimostra titubante. In questo modo si potrà a vere una chiave di lettura del sogno.

E' come se gli si chiedesse di abbandonarsi ad un'associazione libera tenendo fissa una rappresentazione iniziale. Le idee che affiorano liberamente sono così in un certo senso condizionate e inserite in un contesto determinato; pertanto, le idee sottoposte ad un unico vincolo, quello con una rappresentazione iniziale, non possono esserlo di meno.

Dunque le idee che si presentano liberamente sono determinate, non arbitrarie come si crede.

LEZIONE 7 :  Contenuto manifesto del sogno e pensieri onirici latenti.

Il sogno è un fenomeno psichico pienamente valido ed è l'appagamento di un desiderio.

L'elemento onirico, secondo la nostra concezione, è qualcosa di in autentico, un sostituto di qualcos'altro che al sognatore è sconosciuto. La tecnica di interpretazione dei sogni consiste nel far emergere per mezzo di associazioni libere con questi elementi, altri formazioni sostitutive  che ci permettono di scoprire  ciò che è nascosto, quello che comunemente è chiamati inconscio!!

Il sogno diventa così nel suo complesso il sostituto deformato di qualcos'altro, di qualcosa di inconscio, e che il compito dell'interpretazione è quello di scoprire questo materiale inconscio.

E' del tutto indifferente se il sogno viene ricordato poco o molto: il sogno ricordato non è infatti il materiale autentico, ma un suo sostituto deformato che deve aiutarci  giungere più vicino al materiale vero e proprio, a rendere conscio ciò che di inconscio vi è nel sogno!!

Il lavoro di interpretazione del sogno si effettua contro una RESISTENZA che si oppone a questo lavoro e si esprime mediante diverse obiezioni critiche ( idee che si vorrebbero nascondere).

Queste resistenze ci si fanno innanzi invariabilmente quando vogliamo procedere dall'elemento onirico al materiale inconscio nascosto dietro di esso.

Quando la resistenza è scarsa, anche il sostituto non è molto lontano dal materiale inconscio; se essa è cospicua allora vi saranno grandi deformazioni del materiale inconscio.

Si parla di CONTENUTO ONIRICO MANIFESTO per indicare ciò che il sogno racconta, di PENSIERI ONIRICI LATENTI per indicare ciò che è nascosto e che dobbiamo scoprire e  interpretare, si presentano nel sogno manifesto attraverso il lavoro onirico.

L'interpretazione onirica consiste nel trasformare il sogno manifesto in sogno latente.

La relazione tra elementi manifesti e latenti non è semplice ,in nessun caso è una relazione tale per cui un elemento manifesto sostituisce sempre un elemento latente.

Tra i due campi deve esserci una relazione d'insieme entro la quale un elemento manifesto può rappresentare vari elementi latenti e uno latente può essere sostituito da più elementi manifesti.

LEZIONE 8 : Sogni infantili

I sogni infantili sono brevi, chiari, coerenti, facili da comprendere. In essi sogno manifesto e sogno latente coincidono.

I sogni infantili sono brevi e facili da comprendere, privi di deformazione tranne alcune eccezioni.

Rappresentano l'appagamento diretto di un desiderio diurno che ha lasciato dentro di sé rammarico e nostalgia. Il sogno reca l'appagamento diretto, scoperto di questo desiderio. Nei bambini sogno manifesto e sogno latente coincidono ma può esserci anche una piccola deformazione, trasposizione del pensiero in esperienza vissuta.

Il sogno è un fenomeno psichico pienamente valido ed è l'appagamento di un desiderio.

In particolari condizioni, anche in persone adulte si verificano sogni che sono del tutto simili a quelli tipicamente infantili.

È la forma attraverso cui un pensiero scartato dal preconscio o dalla coscienza, ha potuto rifondersi grazie alle condizioni create dal sonno. Nello stato di sonno questo pensiero è rafforzato da moti di desiderio inconscio e deformato dal lavoro onirico.

Per la comprensione di questi sogni non occorre alcuna analisi né l'applicazione di alcuna tecnica. Non c'è bisogno di interrogare il bambino che racconta il suo sogno, ma bisogna tener presente che  c'è sempre un'esperienza del giorno prima che ci spiega il sogno.

Il sogno è la reazione  della vita psichica nel sonno a questa esperienza diurna.

I sogni dei bambini non sono privi di senso: sono atti psichici intelligibili, pienamente validi.

Sono esenti da deformazione onirica e non necessitano quindi di alcun lavoro di interpretazione.

Qui sogno manifesto e sogno latente coincidono.

(la deformazione onirica non appartiene dunque all'essenza del sogno!!)

il sogno infantile è la reazione a un'esperienza diurna che ha lasciato dietro di sé un rammarico, una nostalgia, un desiderio irrisolto.

Il sogno reca l'appagamento diretto, scoperto, di questo desiderio.

Il sogno è il custode del sonno, non il perturbatore. Il desiderio di dormire deve essere ogni volta incluso  tra i moti della formazione del sogno e ogni sogno riuscito è un appagamento di questo desiderio.

Sogni ad occhi aperti:sono realmente appagamenti di desideri, ambiziosi ed erotici che ci sono ben noti; essi però seppur rappresentati in modo vivido, sono pensati e mai vissuti in forma allucinatoria.

Riassumendo: la funzione del sogno quale custode del sonno; la sua origine  da due tendenze in conflitto, una delle quali, l'esigenza di dormire, rimane costante, l'altra aspira a soddisfare uno stimolo psichico; la dimostrazione che il sogno è un atto psichico dotato di senso; i suoi due caratteri principali, appagamento di desiderio ed esperienza allucinatoria.

Se ci fossero solo sogni come quelli infantili il problema sarebbe risolto. Ma bisogna vedere se i caratteri generali dedotti dai sogni infantili siano costanti e se valgono anche per quei sogni che non sono trasparenti, il cui contenuto manifesto non lascia intravedere alcun rapporto con un desiderio che risale al giorno prima.

Un esempio possono essere i sogni di impazienza, i sogni di comodità.

LEZIONE 9 : La censura onirica

 

I sogni sono eliminazioni, mediante soddisfacimento allucinatorio, di stimoli (psichici) che disturbano il sonno.

Il sogno è l'appagamento (mascherato) di un desiderio (represso, rimosso).

Ciò dipende dal fatto che esso è un prodotto del sistema inconscio, il quale non conosce altra meta per il suo lavoro se non l'appagamento di un desiderio.

Il sogno è una formazione di compromesso ed ha una doppia funzione: da una parte è in sintonia con l 'io ; dall'altra parte permette ad una spinta pulsionale rimossa il soddisfacimento sottoforma di un appagamento allucinatorio di desiderio.

Ciò che il sogno racconta è il contenuto manifesto o testo onirico (raffigurazione di un desiderio appagato) e ciò che nasconde e che bisogna scoprire attraverso l'interpretazione onirica sono i pensieri onirici latenti che si presentano nel sogno manifesto attraverso il lavoro onirico.

L'interpretazione onirica consiste nel trasformare il sogno manifesto in  sogno latente.

La deformazione onirica è ciò che ci fa apparire il sogno strano e incomprensibile.

Da dove proviene (la sua dinamica); che cosa fa e come lo fa.

Si invita il sognatore a scomporre il sogno nei suoi elementi chiedendogli di riferire che gli viene in mente su quel frammento senza preoccuparsi se quella cosa sia irrilevante o senza senso.

Otteniamo così delle associazioni che possono riguardare ricordi, riflessioni, discussioni e richieste.

Nel sogno nulla è casuale, importanti sono anche i dettagli futili.

Le associazioni vanno interpretate mediante i simboli (illazione tra elemento onirico e la sua interpretazione).

I simboli ci permettono di interpretare un sogno senza interrogare il soggetto se si conosce la vita di esso oppure possono essere integrati dalle associazioni.

La maggior parte dei simboli è costituita da simboli sessuali, infatti il pene è simbolizzato da spada, coltello o qualsiasi forma allungata, mentre la vagina da vasi, stanza, nave.

Nel sogno ci sono vari meccanismi di deformazione e mascherato, uno di questi è il simbolismo, l'altro è la censura onirica. La deformazione onirica fa apparire il sogno strano e incomprensibile, è espressione di un compromesso e testimonianza di un conflitto.

La  censura onirica è quel meccanismo che non permette ai contenuti inconsci di accedere alla coscienza ed è responsabile delle lacune nel sogno manifesto e spesso provoca delusioni. La censura onirica da vita alla resistenza nell'interpretazione che deriva da un conflitto tra impulsi e aspirazioni della nostra vita psichica tra loro incompatibili. Deve esserci una forza che vuole esprimersi e un'altra che non vuole che ciò accada. La tendenza contro cui la censura agisce sono manifestazioni di egoismo senza limiti, la deformazione è tanto più grande quanto più malvagio è il desiderio di censurare.

Ovunque ci sono lacune nel sogno manifesto, la censura onirica  ne è responsabile.

Omissioni, modificazioni, ristrutturazione del materiale sono gli effetti della censura onirica e i mezzi della deformazione onirica.

Le tendenze che esercitano la censura sono quelle che vengono riconosciute dal giudizio vigile del sognatore e con le quali egli si sente solidale.

Le tendenze contro le quali si rivolge la censura onirica, sono di natura riprovevole, sconvenienti sotto il profilo etico, estetico, sociale, cose alle quali non si osa pensare o si pensa solo con ribrezzo.

Questi desideri censurati sono prima di tutto manifestazioni di un egoismo senza limiti e senza scrupoli.

La tendenza la piacere, la libido, sceglie i suoi oggetti senza inibizioni, e di preferenza proprio quelli proibiti. Appetiti che crediamo estranei alla natura umana si mostrano abbastanza forti da suscitare sogni. Anche l'odio si sfoga illimitatamente.

La deformazione onirica è una conseguenza della censura, la quale viene esercitata da tendenze di cui l'Io si assume la paternità contro moti di desiderio in qualche modo sconvenienti che si agitano in noi nottetempo, durante il sonno.

I desideri onirici che vogliono disturbarci nel sonno ci sono sconosciuti; infatti ne abbiamo cognizione solo attraverso l'interpretazione dei sogni.

Nella vita psichica esistono processi e tendenze di cui il soggetto non sa assolutamente nulla, non sa  nulla da lungo tempo, forse addirittura non ha mai saputo nulla.

Con ciò l'inconscio acquista un nuovo senso: il "determinato momento", e il "temporaneamente" scompaiono dalla sua essenza; il suo significato può essere: "permanentemente inconscio" e non solo : "latente in un determinato momento"

LEZIONE 10 : Il simbolismo nel sogno

È il secondo fattore  della deformazione onirica , accanto alla censura onirica.

La deformazione onirica , che ci ostacola nella comprensione del sogno, è il risultato di un'attività censoria che si rivolge contro gli impulsi di desiderio inconsci e inaccettabili.

Viene chiamata simbolica la relazione costante tra un elemento onirico e la sua interpretazione e viene chiamato simbolo del pensiero onirico inconscio l'elemento onirico stesso.

I simboli ci permettono di interpretare un sogno senza interrogare il sognatore, il quale, comunque, nulla sa dire a proposito del simbolo.

Se si conoscono i simboli onirici e la persona del sognatore, le circostanze nelle quali vive e le impressioni che hanno preceduto il sogno, si è in grado di interpretare un sogno, di tradurlo a prima vista.

L'interpretazione basata sulla conoscenza dei simboli non è una tecnica che possa sostituire quella associativa o competere con essa. È un'integrazione della tecnica associativa e solo se inserita in questa fornisce risultati apprezzabili.

Il simbolismo non è peculiare solo al sogno o caratteristico di esso e il simbolismo che si ritrova nel sogno non è stato scoperto dalla psicanalisi.

Lo scopritore del simbolismo onirico è Scherner. La psicoanalisi ha confermato le scoperte di S. anche se va detto che le ha modificate in modo decisivo.

L'ambito delle cose che trovano rappresentazione simbolica nel sogno non è grande: il corpo umano, i genitori, i figli, i fratelli, la nascita, la morte, la nudità.

La figura umana è la casa, i genitori sono re o regina, i bambini e i fratelli sono piccoli animali o insetti, la nascita è sempre relazionata con l'acqua, la morte  un partire, l'andare in treno, la nudità sono abiti e uniformi.

Nel sogno la stragrande maggioranza dei simboli è costituita  da simboli sessuali. Genitale maschile e genitale femminile.

Solo nel campo del sogno i simboli vengono impiegati quasi esclusivamente per portare a significazione oggetti e relazioni sessuali: si può supporre che tra i simboli veri e propri e la sessualità esista una relazione particolarmente intima.

Origini di questi simboli: quali sono le fonti?

Fiabe , miti, motti di spirito, folklore, uso linguistico poetico e colloquiale.

Il sognatore ha a disposizione una forma di espressione simbolica che nella veglia non conosce e non riconosce. Nel sognatore la conoscenza del simbolismo è inconscia, appartiene alla sua vita intellettuale inconscia.

Alla censura onirica fa comodo servirsi del simbolismo, dato che questo tende al suo stesso fine, alla stranezza e all'incomprensibilità del sogno.

Esistono 4 tipi di relazione tra gli elementi onirici e ciò di autentico che gli sta dietro:

  • relazione della parte per il tutto
  • relazione dell'allusione
  • relazione della rappresentazione per immagini
  • relazione della relazione simbolica

LEZIONE 11 : Il lavoro onirico

Il lavoro onirico è il lavoro che trasforma il sogno latente in sogno manifesto

Consiste dunque nel confrontare il contenuto manifesto del sogno con il sogno latente che abbiamo scoperto mediante l'interpretazione.

Il lavoro che invece precede in direzione opposta, cioè quello che si sforza di giungere dal sogno manifesto a quello latente, si chiama lavoro d'interpretazione.

Il lavoro di interpretazione si propone di annullare il lavoro onirico.

Quasi tutti i pensieri onirici vengono riconosciuti dal sognatore , tranne qualcuno che si rifiuta di ammettere e lo raggiunge da se. Questo pensiero rinnegato fa parte dell'inconscio che però nel sogno ha avuto l'opportunità di insinuarsi nelle barriere della censura passando inosservato.

Il sogno ha una doppia funzione: da un lato è in sintonia con l'io in quanto eliminandogli stimoli che turbano il sonno permette il soddisfacimento del desiderio di dormire; dall'altro lato permette ad una spinta pulsionale rimossa il soddisfacimento sottoforma di appagamento allucinatorio di desiderio.

L'intero processo della formazione del sogno sottosta alla censura che viene esercitata da quel tanto di rimozione che si è conservata.

Il lavoro onirico può avvenire attraverso:

  1. la condensazione:il sogno manifesto contiene meno elementi rispetto al sogno latente, è dunque una sorta di traduzione abbreviata di quest' ultimo. Esempio: è la formazione delle persone miste in un sogno
  2. lo spostamento: un elemento latente viene sostituito da un'allusione  e l'accento psichico passa da un elemento importante a un elemento irrilevante.
  3. la trasposizione: dei pensieri in immagini visive nei pensieri onirici.

Questi processi appartengono all'elaborazione primaria.

La parte del lavoro onirico detta elaborazione secondaria ricava dai primi prodotti del lavoro onirico qualcosa di compiuto; essa elimina gli elementi assurdi per presentarlo in maniera logica e agisce fino al risveglio.

In questo caso il lavoro onirico si esprime in modo arcaico o regressivo in quanto risale a stadi del nostro sviluppo intellettuale che abbiamo superato, al linguaggio figurato e al simbolismo.

È chiaro che nel lavoro onirico si tratta di trasporre i pensieri latenti, concepiti in parole, in immagini sensoriali, perlopiù di natura visiva.

Il lavoro onirico sottopone dunque i pensieri a un trattamento regressivo, fa retrocedere la loro evoluzione, e in questa regressione deve essere lasciato cadere tutto ciò che si è aggiunto come nuova acquisizione nel corso dello sviluppo delle immagini mestiche a pensieri.

Il sogno è in grado di utilizzare il materiale dimenticato nei primi anni di vita infantile definiti da Freud "ricordi di copertura" perché sostituiscono fatti importanti

Il sogno è un appagamento di un desiderio proibito e respinto dalla censura.

Oltre agli aspetti piacevoli nel sogno  si manifestano anche quelli penosi. Ciò può derivare dal fatto che il lavoro onirico non è riuscito a realizzare del tutto l'appagamento del desiderio, trasformando contenuto penoso dei pensieri onirici in appagamento, ma non l'effetto penoso.

Quando il desiderio è intenso e la censura onirica non è in grado di svolgere il suo lavoro subentra l'angoscia.

I sogni d'angoscia sono privi di deformazione. Con l'appagamento di un desiderio si può realizzare qualcosa di molto spiacevole come una punizione. Il desiderio inconscio fornisce l'energia necessaria per la formazione del sogno.

Nella seconda serie di lezioni, pubblicate nel 1932, Freud elabora una revisione della teoria del sogno.

Contro la teoria del sogno come appagamento di un desiderio afferma:

  • che coloro che hanno subito un trauma nel sogno sono ricondotti alla situazione traumatica
  • che il sogno è in grado di sollevare il velo di amnesia della prima infanzia in cui le prime esperienze sessuali vengono vissute con angoscia,divieto e delusione ma che dominano la vita onirica costituendo i modelli di tante fantasie oniriche.

IL SOGNO IN FREUD, JUNG E HILLMAN

FREUD: il contenuto onirico è una raffigurazione di un desiderio appagato. È un prodotto psichico e un fenomeno psichico. È il custode  e non il perturbatore del sonno. Il sogno è l'appagamento mascherato di un desiderio rimosso.

JUNG: il sogno tramite  l'immagine soddisfa l'istinto. Per Jung il sogno è una  autorappresentazione spontanea della situazione attuale dell'inconscio espressa in forma simbolica. A che cosa serve il sogno? Esso vuole raggiungere un fine morale che si realizza compensando lo squilibrio che si è creato da parte della coscienza. Il sogno ha una funzione compensatrice da parte dell'inconscio. La funzione compensatrice prospettica del sogno è un'anticipazione di future azioni consce che affiora dall'inconscio.

In un lavoro dell'età matura "L'assenza dei sogni" , Jung  descrive la struttura del sogno come un dramma di 4 fasi:

  • esposizione (personaggi, localizzazione, epoca)
  • sviluppo della trama (l'azione che si sviluppa)
  • culmine del dramma
  • la lysis, l 'evoluzione del dramma verso la conclusione

HILLMAN: le immagini prodotte nei sogni appagano il desiderio dell'istinto. Il sogno ha una struttura drammatica, non è un messaggio cifrato, ma un 'esibizione in cui il sognatore svolge un ruolo. Raccontare storie, i propri sogni, le proprie fantasie significa occuparsi della fantasia tramite le immagini. Le immagini sono la via regia per fare anima

LEZIONE 13 . Tratti arcaici e infantilismo del sogno.

Il lavoro onirico , sotto l'influsso della censura onirica, traspone i pensieri latenti del sogno in un altro modo di espressione. I pensieri latenti non sono diversi dai pensieri consci della nostra vita vigile, a noi ben noti.

Il nuovo modo di espressione risale a stadi del nostro sviluppo intellettuale che abbiamo già superato, al linguaggio figurato, alla relazione simbolica. Per questo abbiamo chiamato arcaico o regressivo il modo di esprimersi del lavoro onirico.

La preistoria  cui il lavoro onirico ci riconduce è di due specie: l'infanzie e la filogenetica.

Ciò è dovuto al fatto che la maggior parte dei ricordi dell'infanzia non si ricordano.

I fatti importanti sono sostituiti da altri fatti e tali ricordi infantili sono detti ricordi di copertura ed è possibile ricavare da essi il materiale dimenticato.

Questo poter disporre del materiale dimenticato è un tratto arcaico del sogno.

Tuttavia accade che essi emergono spontaneamente dall'inconscio , in rapporto a certi sogni. Questo accade perchè la vita onirica sa trovare l'accesso a questi ricordi infantili latenti.



Il materiale delle esperienze infantili dimenticate è accessibile al sogno, ma la vita psichica del bambino, il suo egoismo, la sua scelta amorosa incestuosa, continua a sussistere nel sogno, ossia nell'inconscio, e che il sogno ci riconduce ogni notte a questo stadio infantile.

Ciò che nella vita psichica è inconscio è infantile.

Qualcosa che ha origine dalla nostra vita cosciente e ne condivide i caratteri chiamati residui diurni si incontra , per formare il sogno, con qualcos'altro proveniente dall'inconscio. Tra queste due componenti si effettua il lavoro onirico.

LEZIONE 14 : L'appagamento di desiderio.

Se il sogno è l'appagamento di un desiderio, dovrebbero essere impossibili nel sogno sensazioni penose.

Il lavoro onirico può non realizzare l'appagamento di un desiderio, così che una parte dell'affetto penoso dei pensieri onirici permane nel sogno manifesto.

L'appagamento di un desiderio deve provocare del piacere al sognatore.

Il sogno d'angoscia è la scoperta di un appagamento di un desiderio respinto.

Al posto della censura è subentrata l'angoscia, la quale ha dimostrato che il desiderio rimosso è più forte della censura.

3 generi di complicazioni:

  1. può essere che il lavoro onirico non sia riuscito a realizzare in pieno l'appagamento di un desiderio, cosi che una parte dell'affetto penoso dei pensieri onirici permane nel sogno manifesto. Il lavoro onirico non ha raggiunto il suo scopo, trasformando così il contenuto penoso dei pensieri onirici in un appagamento di desiderio, mentre l'affetto pensoso persite inalterato.
  2. l'appagamento di un desiderio dovrebbe recar piacere ma a chi? Naturalmente a colui che prova il desiderio. Però sappiamo che il sognatore ha con i suoi desideri un rapporto del tutto speciale. Li rigetta, li censura, non li vuole. Un loro appagamento può quindi non arrecargli alcun piacere, bensì soltanto il contrario del piacere. Esempio sono i sogni d'angoscia, che sono lo scoperto appagamento di un desiderio respinto. Al posto della censura è subentrata l'angoscia. L'angoscia è l'indizio che il desiderio rimosso si è mostrato più forte della censura, che il desiderio ha impostato il proprio appagamento contro la censura.
  3. il sognatore  in lotta contro i propri desideri è paragonabile alla somma di due persone distinte ma in un certo modo intimamente congiunte. Dunque attraverso un appagamento di desiderio si può realizzare qualcosa di molto spiacevole, ossia una punizione.

Quando si parla di sogno si deve intendere o il sogno manifesto, cioè il prodotto del lavoro onirico, oppure il lavoro onirico stesso, cioè quel processo psichico che dai pensieri onirici latenti forma il sogno manifesto.

I pensieri onirici latenti sono il materiale che il lavoro onirico trasforma in sogno manifesto., tutto ciò che apprendiamo durante l'interpretazione.

Sono inconsci al sognatore, sono pienamente sensati e coerenti; possono avere il valore di un impulso psichico o di un'operazione intellettuale qualsivoglia.

Residui diurni: costituiscono soltanto una parte dei pensieri onirici latenti.

LEZIONE 15 : Incertezze e critiche

Prima perplessità

Non si sa mai se un determinato elemento del sogno debba essere inteso nel suo senso proprio oppure simbolicamente, poiché le cose usate come simboli non cessano per questo di essere se stesse.

Inoltre siccome nel lavoro onirico gli opposti coincidono, rimane sempre imprecisato se un certo elemento onirico debba venir inteso in senso positivo oppure negativo!!!

In terzo luogo l'interprete è libero di intraprendere una simile inversione in qualsiasi punto del sogno.

Raramente si è sicuri che l'interpretazione del sogno trovata sia l'unica possibile.

L'impressione di arbitrarietà scompare se si tiene conto del fatto che normalmente l'interconnessione dei pensieri onirici e la situazione psichica complessiva nella quale il sogno si inserisce, implicano la scelta di una delle interpretazioni possibili e respingono le altre come inservibili.

Seconda perplessità.

È strettamente legata all'impressione che una quantità di soluzioni date dall'interpretazione onirica appaiono forzate, artificiose, quindi arbitrarie o addirittura comiche e facete.

Grazie allo spostamento la censura onirica crea formazioni sostitutive, che noi abbaimo chiamato allusioni.

Si tratta però di allusioni che non sono facili da riconoscere come tali, delle quali non è facile trovare il bandolo che porta all'elemento autentico.

In tutti questi casi si tratta però di cose che devono venir nascoste, che sono destinate a essere tenute segrete; è questo infatti che vuol raggiungere la censura onirica.

Se tra un elemento onirico latente e il suo sostituto manifesto riteniamo possibili i nessi più fuorvianti, più strani, che appaiono ora comici ora faceti, è perché ci basiamo su una ricca casistica la cui soluzione, di regola, non è stata scoperta da noi.

Terza perplessità.

Contro la nostra concezione del sogno sono state sollevate obiezioni anche da persone che si sono occupate per parecchio tempo dell'interpretazione di sogni in qualità di psicoanalisti.

Ogni sogno ammette due interpretazioni, una la cosiddetta interpretazione psicoanalitica, e l'altra la cosiddetta interpretazione anagogica, la quale prescinde dai moti pulsionali e mira a descrivere le più elevate prestazioni psichiche.

Quarta perplessità.

Il valore oggettivo dell'indagine sul sogno venne messo in discussione dall'osservazione che i pazienti in trattamento analitico regolavano il contenuto dei loro sogni a seconda delle teorie preferite dai loro medici..

Il peso di queste osservazioni si riduce considerando che gli uomini sognavano già prima che ci fosse un trattamento psicoanalitico che potesse dare una direzione ai loro sogni, e che coloro che adesso si trovano in cura erano soliti sognare anche nel periodo precedente il trattamento.

Si può spesso influenzare il sognatore circa l'argomento di cui deve sognare, ma non si potrà mai incidere su ciò che egli sognerà.

PARTE TERZA : TEORIA GENERALE DELLE NEVROSI

CAPITOLO 16 : Psicoanalisi e psichiatria

I fenomeni nevrotici hanno molto in comune con il sogno e gli atti mancati.

Come la psicanalisi spiega i fenomeni della nevrosi!!

Azione sintomatica: si intende un tipo di azione che si compie e che ha alla base un processo psichico importante che però è sconosciuto alla persona che lo compie.

Al contrario dell'azione sintomatica il sintomo si impone come qualcosa di importante.

Esso è collegato a un intensa sofferenza soggettiva, minaccia oggettivamente la convivenza di una famiglia; richiama dunque l'interesse psichiatrico.

Per idee deliranti si intendono quei tipi di idee che sono inaccessibili ad argomenti logici e basati sulla realtà.

Esse possono avere  contenuti diversi.

Secondo la psichiatria le idee deliranti vengono prodotte in individui che vi sono predisposti dal punto di vista ereditario

L'idea delirante è dotata di un senso, è ben fondata, rientra nel contesto di una esperienza vissuta con intensità affettiva dall'ammalato, è necessaria come reazione ad un processo psichico inconscio di cui si è venuti a conoscenza attraverso altri indizi.

Il contenuto del delirio è legato alle esperienze  vissute  prima della malattia.

Confronto fra psichiatria e psicoanalisi.

La psichiatria non impiega i metodi tecnici della psicanalisi, non mette nulla in realzione col contenuto dell'idea delirante, e nel rimandare all'ereditarietà ci fornisce un'etiologia generalissima e lontana, invece di cominciare con l'indicare le cause più specifiche e prossime del delirio.

Nella natura del lavoro psichiatrico non  c'è nulla che dovrebbe opporsi all'indagine psicanalitica.

Dunque sono gli psichiatri che si oppongono alla psicanalisi, non la psichiatria.

LEZIONE 17: Il senso dei sintomi

Il sintomo è dotato di senso ed è connesso con l'esperienza vissuta del paziente.

Il significato dei sintomi nevrotici fu scoperto da Breuer attraverso lo studio e la guarigione di un caso di isteria quello di Anna.

I sintomi nevrotici hanno un senso come gli atti mancati, come i sogni e come questi presentano un nesso con la vita delle persone che li manifestano.

Il senso di un sintomo deriva da una reazione con le esperienze del malato.

La nevrosi ossessiva , non è così popolare come l'isteria. Entrambe sono le forme di malattia nevrotica sul cui studio si è basata in un primo tempo la psicanalisi.

Ma la nevrosi ossessiva manca di quell'enigmatico salto dallo psichico al somatico.

Gli ammalati sono assorbiti da pensieri per cui non hanno interesse, avvertono in sé impulsi che appaiono  loro stranissimi e sono indotti da azioni il cui compimento non procura loro alcuna gioia ma la cui omissione riesce loro impossibile.

I pensieri ( rappresentazioni ossessive) possono essere privi di senso oppure indifferenti per il malato e comunque esito di un'attività mentale cui si dedica malvolentieri.

Gli impulsi possono apparire infantili e assurdi, dal contenuto terrificante cosicché essi non giungono mai fino all'esecuzione. Finisce sempre che fuga e cautela hanno la meglio.

Le azioni ossessive che l'ammalato compie sono innocue.

Il malato è il primo a riconoscere l'assurdità delle sue azioni ma non può far niente.

Può spostare la coazione ma non eliminarla.

Qual è l'atteggiamento della psichiatria contemporanea verso i problemi della nevrosi ossessiva.

La psichiatria si limita a definire coloro che presentano tali sintomi come dei degenerati.

Attraverso la psicanalisi , invece, i sintomi ossessivi osservati possono essere eliminati.

Tutti gli individui affetti da nevrosi ossessiva possiedono la tendenza a ripetere, a ritmare le loro azioni e a isolarle dalle altre.

Due esempi di analisi: donna trentenne e ragazza diciannovenne.

Il senso di  un sintomo deriva da una relazione con le esperienze del  malato.

Quanto più  individualizzata è la forma del sintomo, tanto più possiamo sperare di riuscire a stabilire questa connessione.

Ci sono però anche sintomi a carattere completamente diverso, i cosiddetti sintomi tipici della malattia: in essi le differenze individuali scompaiono, o quantomeno si riducono a tal punto che diventa difficile metterli in rapporto con l'esperienza individuale dell'ammalato e riferirli a singole situazioni vissute.

Secondo Freud i sintomi individuali dipendono dall'esperienza dell'individuo, mentre i sintomi tipici risalgono a un esperienza che è tipica e comune a tutti gli uomini.

LEZIONE 18 : La fissazione al trauma : l'inconscio

1°conseguenza analisi 1-2

Entrambe le pazienti danno l'impressione di essere fissate a un determinato periodo del loro passato, di non sapersene liberare, di essere perciò estraniate dal presente e dal futuro.

L'analogia più vicina a questo comportamento è la nevrosi traumatica.

Le nevrosi traumatiche non sono sostanzialmente le stessa cosa delle nevrosi spontaneee che siamo soliti indagare e curare analiticamente

Esse offrono chiari indizi che alla loro base vi è una fissazione al momento dell'incidente traumatico. Con l'espressione traumatico si designa un'esperienza che nei limiti di un breve lasso di tempo, apporta alla vita psichica un incremento di stimoli talmente forte che la sua liquidazione o elaborazione nel modo usuale non riesce.

La nevrosi sarebbe da equipararsi a una malattia traumatica e insorgerebbe per l'incapacità di risolvere un'esperienza che ha una tonalità affettiva eccessiva.

Ogni nevrosi contiene una fissazione di questo genere, ma non ogni fissazione conduce alla nevrosi, coincide con la nevrosi o si instaura tramite la nevrosi.

Un tipico modello di fissazione affettiva a qualcosa di passato è il lutto che implica il più completo distacco dal presente e dal futuro.

2°conseguenza analisi 1-2

per quanto continuasse a ripetere l'azione ossessiva, la paziente non sapeva affatto che così facendo si riallacciava all'esperienza da lei vissuta. La connessione tra le due le rimaneva nascosta e doveva rispondere di non conoscere l'impulso che la spingeva a comportarsi così.

Poi sotto l'influsso della cura scoprì  quel nesso e potè comunicarlo.

La stessa cosa riscontriamo nella seconda paziente

Nell'ambito della nevrosi c' dunque un collegamento tra azione e ricordo che però rimane nascosto al paziente tanto che questi dirà di non conoscere l'impulso che spinge a comportarsi in un dato modo.

Si tratta quindi di processi psichici inconsci in quanto il paziente non è in grado di comprendere da "che cosa" è spinto all'azione ossessiva.

Tutti i sintomi delle malattie nevrotiche sono sconosciute all'ammalato e sono i risultati di processi inconsci i quali però possono essere resi consci.

Il senso dei sintomi è inconscio ed è anche necessario che questo senso sia inconscio affinché il sintomo si instauri. I PROCESSI CONSCI NON DANNO LUOGO AI SINTOMI. Non appena i processi sono diventati consci il sintomo scompare. (BREUER)

 La formazione del sintomo è un sostituto di qualcos' altro che non ha avuto luogo.

La terapia è dunque un modo per far scomparire i sintomi

I sintomi svaniscono quindi con la conoscenza del loro significato.

Questa scoperta di BREUER è ancora oggi la base della terapia psicoanalitica.

Ebbene al medico esperto nell'analisi sarà di solito molto facile indovinare quali impulsi psichici sono rimasti inconsci al singolo paziente. Non dovrebbe quindi nemmeno riuscirgli difficile guarire l'ammalato ma del nesso dei sintomi con le esperienze dell'ammalato, però, il medico , per la verità, non può indovinare molto: poiché non conosce queste esperienze, deve aspettare che l'ammalato le rammenti e gliele racconti.

La conoscenza del significato dei sintomi deve dunque basarsi su un cambiamento interiore dell'ammalato, quale può essere provocato soltanto da un lavorio psichico avente un fine determinato.

LEZIONE 19 : Resistenza e rimozione

Resistenza: opposizione inconscia da parte del soggetto ad accedere alle proprie dinamiche profonde.

Ogni ammalato oppone una resistenza che dura quanto il suo trattamento.

La resistenza dei malati è di moltissime specie, spesso difficile da riconoscere, proteiforme nelle sue manifestazioni. Bisogna che il medico sia diffidente e stia in guardia contro di essa.

Nella terapia psicoanalitica noi applichiamo la tecnica nota dall'interpretazione di sogni. Imponiamo all'ammalato di mettersi in uno stato di tranquilla autosservazione , e di riferire tutte le percezioni interiori che può avere in tal modo: sentimenti, pensieri , ricordi, nella successione in cui affiorano in lui. Gli raccomandiamo di seguire sempre soltanto la superficie della sua coscienza, di tralasciare ogni critica contro ciò che trova e gli confidiamo che il successo del trattamento dipende dalla scrupolosità con la quale egli osserverà questa regola tecnica fondamentale dell'analisi.

La regola tecnica fondamentale è che proprio da quegli elementi contro cui si accanisce la critica, è possibile giungere alla scoperta dell'inconscio.

I malati di nevrosi ossessiva sono abilissimi nel rendere quasi inservibile la regola tecnica con l'applicarvi la loro iperscrupolosità e i loro dubbi.

I malati di isteria riescono talvolta a portarla all'assurdo producendo solo associazioni che sono talmente lontane da ciò che si cerca da non portare alcun contributo all'analisi.

Alla fine , però, con la risolutezza e la perseveranza, si riesce a far si che la resistenza obbedisca, entro certi limiti, alla regola tecnica fondamentale.

La resistenza si presenta come resistenza intellettuale, combatte argomentando, si impadronisce delle difficoltà e delle inverosomiglianze che un ingenuo normale trova nelle dottrine analitiche.

Essa muove tutte quelle critiche e obiezioni che vengono mosse dalla letteratura scientifica.

Le resistenze intellettuali sono le peggiori; su di esse si riesce sempre ad avere il sopravvento. Il paziente però sa anche creare resistenze il cui superamento è tra i compiti tecnici più difficili.

Il paziente , invece di ricordare, ripete atteggiamenti e impulsi emotivi della sua vita passata che, tramite la traslazione possono essere impiegati per resistere al medico e alla cura.

La resistenza contiene del materiale molto importante circa il passato dell'ammalato.

Al fine di aiutare le resistenze questo materiale mobilita atteggiamenti dell'Io. Superare la resistenza è una parte di lavoro che da la sicurezza di essere riuscito ad ottenere qualche risultato nel malato.

Il lavoro ipnotico respingeva indietro la resistenza spingendola e ammassandola ai confini del campo del lavoro psicoanalitico con il risultato che essa diventava impenetrabile .

Questo stato riusciva a sottrarre alla percezione del medico proprio l'esistenza della resistenza.

Nel corso di un trattamento la resistenza cambia continuamente.

La sua intensità cresce quando ci si accosta a un nuovo argomento, tocca il massimo al culmine della sua elaborazione e ricade quando il tema è esaurito.

Uno stesso individuo dimette e riassume il suo atteggiamento critico innumerevoli volte nel corso dell'analisi. La sua critica è al servizio dei suoi atteggiamenti affettivi e viene diretta dalla sua resistenza.

Rimozione: quel processo patogeno che viene dimostrato dalla resistenza; è la condizione preliminare per la formazione del sintomo.

Impulso: processo psichico tendente a convertirsi in azione. Possiamo respingerlo mediante ciò che chiamiamo riprovazione o condanna: in quel momento gli viene sottratta l'energia della quale dispone, diviene impotente, ma può continuare a sussistere come ricordo. L'intero processo attraverso il quale si prende una decisione nei suoi riguardi si svolge con la consapevolezza dell'Io.

Accadrebbe tutt'altro nel caso che lo stesso impulso venisse sottoposto a rimozione: manterrebbe la sua energia e non ne rimarrebbe alcun ricordo; inoltre il processo di rimozione si effettuerebbe all'insaputa dell'Io.

Ogni processo psichico appartiene dapprima al sistema psichico dell'inconscio e poi si verificano certe condizioni può passare nel sistema di ciò che è cosciente.

Non è comunque necessario che ogni processo psichico inconscio si trasformi in un processo cosciente.

Inconscio: vi sono contenuti tutti gli impulsi psichici

Sistema del preconscio: vi è contenuta la coscienza

Tra questi due sistemi c'è un guardiano e solo a seconda del suo grado di vigilanza gli impulsi passano dall'inconscio al sistema preconscio oppure non vi sono ammessi( in tal caso li chiamiamo rimossi).

Gli impulsi divengono coscienti solo se riescono ad attirare lo sguardo della coscienza.

Incorrere nella rimozione significa invece che il guardiano non consente a nessun singolo impulso di penetrare dal sistema dell'inconscio in quello del preconscio.

Il guardiano tra l'inconscio e il preconscio non è nient'altro che la censura, alla quale è soggetta la conformazione del sogno manifesto.

Tutto quanto si è finora detto sulla rimozione, e sulla formazione e il significato dei sintomi, è stato ricavato da tre forme di nevrosi: l'isteria d'angoscia, l'isteria di conversione e la nevrosi ossessiva.

Queste tre affezioni sono riunite in un unico gruppo detto nevrosi di traslazione, che circoscrivono anche il campo nel quale può esplicarsi la terapia psicanalitica.

LEZIONE 20 : La vita sessuale umana

                               

Il sessuale è innanzitutto ciò che sconveniente, ciò di cui non è lecito parlare.

È molto difficile dare una definizione di ciò che è sessuale: in genere è usato per intendere una combinazione di contrasto tra i sessi, conseguimento di piacere, funzione riproduttiva.

Esistono gruppi umani la cui "vita sessuale" si discosta dal quadro medio usuale. Alcuni di questi hanno cancellato dal loro programma la differenza fra i sessi e solo il sesso uguale al loro può eccitare i desideri sessuali di costoro. Chiamiamo queste persone omosessuali.

Questi pervertiti si comportano con il loro oggetto sessuale pressappoco come le persone normali con il proprio.

Esiste poi una lunga serie di individui anormali la cui attività sessuale si allontana sempre più da ciò che appare desiderabile a una persona ragionevole.

Esistono due tipi di perversione:

·        negli omosessuali, muta l'oggetto sessuale

·        nei sadici e nei masochisti, muta la meta dei desideri sessuali.

I sadici si pongono come mete dei loro desideri sessuali ciò che normalmente è solo un atto introduttivo o preparatorio. Sono quelli che bramano contemplare o palpeggiare l'altra persona o starla a guardare nella sua intimità.

Nei  masochisti l'unico piacere è soffrire dall'oggetto amato ogni sorta di umiliazioni e tormenti, tanto in forma simbolica che reale.

Se non comprendiamo queste forme morbose di sessualità e non siamo in grado di metterle in relazione con la normale vita sessuale non comprendiamo neanche la sessualità normale.

I sintomi nevrotici sono  soddisfacimenti sessuali sostitutivi anche dei cosiddetti bisogni sessuali perversi.

In ogni nevrotico si può dimostrare la presenza di impulsi omosessuali e che un buon numero di sintomi esprime questa inversione latente.

Coloro che si autodefiniscono omosessuali sono infatti soltanto gli invertiti consci e manifesti, il cui numero scompare se lo si confronta con quello degli omosessuali latenti.

La nevrosi isterica può produrre i suoi sintomi in tutti i sistemi organici e disturbare quindi tutte le funzioni. È proprio attraverso la sintomatologia dell'isteria che si è arrivati alla concezione che oltre al loro significato funzionale gli organi del corpo hanno un significato sessuale: se quest' ultimo pone loro troppe richieste vengono disturbati nell'assolvimento del compito funzionale.

Attraverso l'interpretazione dei sintomi si giunge alla conclusione che gli impulsi sessuali perversi non appartengono alla coscienza degli individui ma vanno situati nel loro inconscio.

Ci si può ammalare di nevrosi per la frustrazione del normale soddisfacimento sessuale.

Nel corso di una frustrazione reale il bisogno si riversa nell'uso di vie anormali per l'eccitamento.

Tutte le inclinazioni delle perversioni hanno radici nell'infanzia.

La sessualità perversa altro non è che una sessualità infantile amplificata, scomposta nei suoi singoli impulsi.

Si tende a ignorare l'attività sessuale del bambino oppure ci si accontenta di concepirla diversamente. Il bambino passa per una creatura pura e innocente.

Libido: forza con la quale si manifesta una certa pulsione , quella sessuale in questo caso.

I primi impulsi della sessualità si manifestano nel lattante appoggiandosi ad altre funzioni vitali. L'atto del ciucciare gli procura soddisfazione di per se stesso.

Il piacere che prova può essere riferito all'eccitamento della zona della bocca e delle labbra: chiamiamo "zone erogene" queste parti del corpo e chiamiamo "sessuale" il piacere ottenuto ciucciando.

LEZIONE 21 : Sviluppo della libido e organizzazioni della sessualità

Le manifestazioni della sessualità infantile, per quanto possano essere negli anni più avanzati dell'infanzia, agli inizi sembrano dissolversi nell'indefinibile.

Le perversioni sessuali degli adulti invece sono qualcosa di tangibile e di inequivocabile. Si tratta indubbiamente di sessualità.

Sessualità e riproduzione non coincidono. È infatti palese che tutte quante le perversioni rinnegano la meta della riproduzione.

Per quanto le si possa ricoprire d'infamia, per quanto le si contrapponga alla normale attività sessuale, un'osservazione pacata ci mostra che alla vita sessuale delle persone normali soltanto raramente manca questo o quel tratto di natura perversa.

Anche il semplice baciare può trasformarsi facilmente in una piena perversione e ciò quando diventa talmente intenso che ne conseguono direttamente lo sfogo genitale e l'orgasmo, il che non avviene poi tanto di rado.

L'essenza delle perversioni non consiste nella trasgressione della meta sessuale, né nella sostituzione dei genitali e neppure nella variazione dell'oggetto, ma soltanto nell'esclusività con la quale queste deviazioni hanno luogo e mediante la quale viene spinto in disparte l'atto sessuale che serve alla riproduzione.

Le azioni perverse si inseriscono come elementi che preparano o rendono più intenso il compimento dell'atto sessuale normale.

La sessualità perversa è di regola perfettamente concentrata: ogni sua azione tende a una meta, una pulsione parziale ha in essa il sopravvento .

Tra le sessualità perversa e quella normale non vi è altra differenza se non che le pulsioni parziali dominanti, e quindi le mete sessuali, sono diverse. Entrambe, comunque, sono scaturite dalla sessualità infantile.

Bisogna estendere la definizione di sessuale anche alle attività della prima infanzia, tendenti al piacere d'organo.

All'incirca dal sesto fino all'ottavo anno si può notare un arresto e una recessione dello sviluppo sessuale che, nei casi più favorevoli dal punto di vista culturale, merita il nome di periodo di latenza. Esso può anche mancare.

La maggior parte delle esperienze e degli impulsi psichici precedenti l'inizio del periodo di latenza soccombono poi all'amnesia infantile, alla dimenticanza che avvolge la nostra prima età e ce la rende estranea.

Ecco come si forma la vita sessuale del bambino prima che si stabilisca il primato dei genitali , la cui organizzazione si compie a partire dalla pubertà in poi.

Lo sviluppo della libido avviene per fasi:

FASE ORALE: il bambino è nutrito dalla bocca la quale domina la vita sessuale di quel periodo

FASE ANALE: legata alla comparsa dei denti. Piacere legato alla ritenzione o espulsione delle feci.

FASE FALLICA: interesse sessuale per i propri genitali (fallo per Freud organo sessuale per eccellenza) .

FASE DI LATENZA: la pulsione sessuale si rafforza senza reprimersi

FASE GENITALE: caratterizza l'adolescenza. Ora le pulsioni sessuali vengono finalizzate alla preparazione di una vita sessuale adulta.

Nella fase sadico anale si distinguono due stadi:

·        tendenza distruttiva: perdere o distruggere l'oggetto

·        tendenza favorevole agli oggetti: conservare-possedere

La vita sessuale ( o funzione libidica) non compare come qualcosa di compiuto né continua a svilupparsi a somiglianza di se stessa, ma attraversa una serie di fasi successive che non si rassomigliano tra loro; si tratta dunque di uno sviluppo che si ripete più volte.

Il punto di trapasso dello sviluppo è la subordinazione di tutte le pulsioni sessuali parziali al primato dei genitali e con questo l'assoggettamento della sessualità alla funzione riproduttiva.

Relazione pulsioni sessuali parziali con l'oggetto.

Alcune componenti della pulsione sessuale hanno fin dall'inizio un oggetto e lo conservano. Altre lo possiedono solo all'inizio e lo abbandonano quando si staccano da esse.

Così il primo oggetto della componente orale della pulsione sessuale è il seno materno, il quale soddisfa il bisogno di nutrirsi del lattante. La componente erotica si rende poi indipendente come atto del ciucciare, abbandona l'oggetto estraneo o lo sostituisce con una zona del proprio corpo.

La pulsione orale diventa autoerotica.

Lo sviluppo successivo ha due mete: in primo luogo deve abbandonare l'autoerotismo, scambiare nuovamente l'oggetto appartenente al proprio corpo con un oggetto esterno; in secondo luogo deve unificare i diversi oggetti delle singole pulsioni sostituendoli con un unico oggetto.

Noi chiamiamo la madre il primo oggetto d'amore.

A questa scelta della madre come oggetto d'amore si ricollega tutto ciò che, sotto il nome di COMPLESSO EDIPICO, ha assunto così grande importanza nella spiegazione psicanalitica delle nevrosi.

Complesso edipico: fantasie incestuose per i genitore dell'altro sesso, rivalità e gelosia per l'altro.

Il superamento nel maschio avviene attraverso la paura dell'EVIRAZIONE da parte del padre. Ha così inizio un processo di identificazione con il padre. Per la femmina la constatazione di non avere un pene la porta ad innamorarsi del padre.

Con il sopraggiungere di altri bambini, il complesso edipico si allarga nel complesso familiare; appoggiandosi nuovamente al senso egoistico di essere danneggiati, tale complesso costituisce il motivo per cui i fratellini o le sorelline vengono accolti con avversione ed eliminati senza esitazione nel desiderio.

Appunti Vale rif lezione 32

Per LIBIDO si intende la forza con cui si manifesta la pulsione sessuale.

Le pulsioni per Freud o istinti per Jung e Hillman sono la base dell'organizzazione psichica e sono la sorgente da cui si produce l'energia psichica.

Freud non è riuscito a distinguere e differenziare le pulsioni dai processi psichici.

Jung invece ha detto che si può parlare di processi puramente psichici quando l'istinto si trasforma in immagine.

Una pulsione si differenzia da uno stimolo perché trae origine da fatti di stimolazione interna al corpo e la persona non si può sottrarre con la fuga.

Nella pulsione c'è una FONTE, un OGGETTO e una META. La fonte è uno stato di eccitamento del corpo, la meta è l'eliminazione di tale eccitamento; nel percorse dalla fonte alla meta la pulsione diventa attiva.

Le pulsioni sono già gli dei dentro di noi, in seguito Jung e Hillman chiamano ARCHETIPI.

Nell'uomo è possibile individuare 2 tipi di pulsioni : dell'Io e Sessuali.

Le pulsioni dell'io o di autoconservazione riguardano la conservazione, l'affermazione e l'estensione della persona.

Le pulsioni sessuali riguardano ciò che deriva dalla vita sessuale infantile e da quella perversa.

Le pulsioni dell'io sono più facili da educare e si adattano alla società perché non possono procurarsi in altro modo gli oggetti di cui hanno bisogno.

Quelle sessuali sono più difficili da educare: sono in grado di trovare sul proprio corpo gli oggetti di cui hanno bisogno e per tutta la vita dell'uomo avranno il loro carattere di refrattarietà e autonomia.

Non esiste una pulsione sessuale che sin dall'inizio va diretta alla funzione sessuale, ma vi sono pulsioni sessuali provenienti da varie parti del corpo che tendono al soddisfacimento in modo indipendente le une dalle altre.

Nelle pulsioni dell'Io è riscontrabile il NARCISISMO in cui l'Io prende se stesso come oggetto comportandosi come se fosse innamorato di se stesso.

Freud afferma che esistono due tipi di pulsione:

PULSIONE DI VITA ( EROS) : libido e pulsioni di autoconservazione

PULSIONI DI MORTE ( TRIANATOS): : auto e etero distruttive

Nelle  pulsioni aggressive è possibile riscontrare la presenza del SADISMO e MASOCHISMO.

Il sadismo è il soddisfacimento sessuale legato alla constatazione che l'oggetto sessuale soffra mentre il masochismo sente il bisogno di se stesso di essere maltrattato.   

LEZIONE 22: Aspetti dello sviluppo e della regressione; etiologia.

Lo sviluppo della libido genera due tipi di pericoli: in primo luogo quello dell'INIBIZIONE e in secondo luogo quello della REGRESSIONE.

Dall'esame di ogni singola tendenza sessuale è possibile stabilire che alcune componenti di essa si sono arrestate a stadi precedenti dello sviluppo anche se altre possono aver raggiunto la meta finale.

L'arresto di una tendenza parziale a uno stadio anteriore è detta Fissazione della pulsione.

Una tendenza che si è spinta più avanti può tornare però indietro a stadi precedenti e si parla di Regressione in cui ostacoli esterni si oppongono al raggiungimento della meta che procura soddisfacimento.

Regressione e fissazione non sono indipendenti l'una dall'altra.

La regressione è diversa dalla rimozione che è l'atto che si trova nel preconscio e vuole diventare cosciente  ma viene spinto nell'inconscio ; essa agisce nell'isteria.

Ci sono due tipi di regressione: ritorno ai primi oggetti investiti dalla libido che sono di natura incestuosa, e ritorno dell'intera organizzazione sessuale a stadi precedenti.

Entrambi questi tipi di regressione compaiono nelle nevrosi di traslazione e svolgono un ruolo importante nel loro meccanismo.

La regressione non deve essere confusa con la rimozione!!!

La  rimozione è quel processo per il quale un atto capace di diventare cosciente viene reso inconscio, così come si parla di rimozione intendendo quando l'atto psichico inconscio non viene ammesso nemmeno nel vicino sistema preconscio, ma viene rimandato indietro dalla censura quando perviene alla soglia di esso.

Il concetto di rimozione non implica dunque alcuna relazione con la sessualità. È un processo puramente psicologico.

La regressione invece è un ritorno da uno stadio superiore dello sviluppo a uno inferiore, il ritorno della libido a tappe precedenti del suo sviluppo.

Sappiamo che l'isteria e la nevrosi ossessiva sono le due principali rappresentanti del gruppo delle nevrosi di traslazione.

Nell'isteria vi è una regressione della libido agli oggetti sessuali primari, incestuosi, ma non vi è praticamente regressione alcuna a stadi precedenti dell'organizzazione sessuale.

La parte principale del meccanismo isterico spetta alla rimozione.

Nella nevrosi ossessiva, al contrario, il fatto che determina le manifestazioni sintomatiche è la regressione della libido allo stadio preliminare dell'organizzazione sadico-anale.

L'impulso amoroso deve mascherarsi in impulso sadico.

Ma anche la rimozione ha nel meccanismo di queste nevrosi una gran parte.

Una regressione della libido senza rimozione non da mai luogo ad una nevrosi, ma piuttosto sfocia in una PERVERSIONE .

Ecco perché la rimozione è il processo che più compete alla nevrosi e meglio la caratterizza.

Etiologia ( cause) della nevrosi

Gli uomini si ammalano di nevrosi quando viene tolta loro la possibilità di soddisfare la propria libido quindi per FRUSTAZIONE: i loro sintomi sono dunque il sostituto del soddisfacimento non concesso.

Tuttavia ciò non vuol dire che tutti gli uomini frustrati divengano nevrotici.

La frustrazione agisce in senso patogeno e colpisce l'unico modo di soddisfacimento che la persona pretende e di cui è capace.

In genere ci sono molte vie che consentono di sopportare la privazione del soddisfacimento libidico senza ammalarsi e una di queste è la SUBLIMAZIONE e cioè la tendenza sessuale abbandona la sua meta rivolta al piacere parziale e al piacere riproduttivo e ne accetta un'altra che è geneticamente connessa a quella lasciata, ma non deve essere più chiamata sessuale bensì sociale.

I fini sociali, anch'essi egoistici, sono ad un livello più alto di quello sessuale.

È bene ricordare che da uno sviluppo incompleto della libido possono risultare fissazioni lipidiche molto cospicue, molteplici, a fasi precedenti dell'organizzazione sessuale e del rinvenimento dell'oggetto, e in queste situazioni è impossibile un effettivo soddisfacimento.

Ecco perché la seconda causa , insieme alla frustrazione che determina la malattia della nevrosi, è la FISSAZIONE DELLA LIBIDO.

La fissazione lipidica rappresenta il fattore predisponente, interno, e la frustrazione quello accidentale, esterno, dell'etiologia delle nevrosi.

Nelle nevrosi, costituzione sessuale ed esperienza, oppure fissazione della libido e frustrazione, sono presenti in modo tale che quando l'uno cresce l'altro diminuisce.

La tenacia con la quale la libido resta attaccata a determinate direzioni e oggetti è detta Viscosità della libido.

Un'altra causa della nevrosi è il CONFLITTO PSICHICO, ossia di un contrasto tra diversi impulsi di desiderio.

Una parte della personalità si fa interprete di certi desideri, un'altra vi si oppone e li respinge. Senza questo conflitto non vi è nevrosi.

Il conflitto è suscitato dalla frustrazione che fa si che la libido, privata del suo soddisfacimento, sia costretta a cercarsi altri oggetti e altre vie che suscitano l'opposizione di una parte della personalità.

Alla frustrazione esterna deve aggiungersi la frustrazione interna, che si riferiscono a vie e oggetti diversi.

La frustrazione esterna toglie una possibilità di soddisfacimento, la frustrazione interna vorrebbe escludere un'altra possibilità in relazione alla quale nasce il conflitto.

Ambedue agiscono in senso patogeno. Il conflitto patogeno è un conflitto tra le pulsioni dell'Io e quelle sessuali.




La psicanalisi non ha mai dimenticato che esistono anche forze pulsionali non sessuali ed ha affermato che le nevrosi non provengono dalla sessualità. Ma debbono la loro origine al conflitto tra l'Io e la sessualità.

Non pensiamo affatto che gli interessi libidici di una persona si trovino a priori in contrasto con i suoi interessi di autoconservazione; al contrario, l'Io si sforzerà in ogni stadio di rimanere in armonia con la propria organizzazione sessuale del momento e di uniformarsi a essa.

Sviluppo lipidico influenzato da parte dell'Io corrispondenza tra le fasi dei due sviluppi il cui turbamento potrebbe costituire un fattore patogeno. Se la libido lascia dietro di se una forte fissazione, l'Io può divenire pervertito oppure non lo accetta e sperimenta una rimozione laddove la libido ha subito una fissazione.

L'ultima causa delle nevrosi è l'INCLINAZIONE AL CONFLITTO che dipende in misura uguale dallo sviluppo dell'Io e da quello della libido.

Dunque le cause sono: frustrazione, fissazione della libido e inclinazione al conflitto derivante dallo sviluppo dell'Io che ha respinto tali impulsi libidici.

Le pulsioni sessuali e di autoconservazione non si comportano allo stesso modo di fronte alle necessità che la realtà impone.

Le pulsioni di autoconservazione sono più facili da educare, imparano presto ad adattarsi alla necessità e a regolare il loro sviluppo; le pulsioni sessuali sono più difficilmente educabili, poiché all'inizio non hanno bisogno di un oggetto; si appoggiano alle altre funzioni fisiologiche e si soddisfano autoeroticamente sul proprio corpo, sono in un primo tempo sottratte all'influsso educativo della necessità reale e mantengono per tutta la vita e nella maggior parte degli uomini questo carattere di autonomia e refrattarietà.

Principio di piacere: il lavoro psichico è rivolto principalmente al conseguimento del piacere. In questo senso operano le pulsioni sessuali.

Principio di realtà: le pulsioni dell'io sotto la spinta dell'educazione mirano al conseguimento di un piacere che tenga conto della realtà.

Principio di costanza: l'apparato psichico serve l'intento di liquidare stimoli ed eccitamenti che lo aggrediscono dall'interno e dall'esterno.

LEZIONE 23: Le vie per la formazione dei sintomi

Per il profano i sintomi sono l'essenza della malattia e la guarigione è la soppressione dei sintomi.

Per il medico invece mira a tener separati i sintomi e la malattia e per lui la guarigione non è la soppressione del sintomo e della malattia.

I sintomi sono atti dannosi deplorati dal soggetto perché sgraditi e che portano dispiacere o sofferenza.

I sintomi nevrotici sono il risultato di un conflitto che sorge per un nuovo modo di soddisfacimento della libido.

Le due forze che si sono disgiunte si incontrano di nuovo nel sintomo.

Nella perversione le regressioni dell'Io non suscitano l'opposizione dell'Io. Nella regressione della libido suscita l'opposizione dell'Io nasce il conflitto come nel caso della nevrosi.

La libido deve sottrarsi all'Io per sfogare il proprio investimento di energia per questo diviene insubordinata e trasferisce la sua energia sottoforma di investimento su rappresentazioni che appartengono al sistema dell'inconscio e sottostanno alla condensazione e allo spostamento.

L'opposizione dell'Io che incalza contro la libido è detta Controinvestimento.

È nel periodo infantile , nelle esperienze della sessualità infantile che  la libido trova le fissazioni grazie alle quali è in grado di aprire un varco attraverso le rimozioni.

In questo periodo  si manifestano per la prima volta gli indirizzi pulsionali innati, inoltre nuove pulsioni vengono attivate da influssi esterni ad episodi accidentali.

La fissazione della libido dell'adulto è data da una disposizione ereditaria e da una disposizione acquisita nella piccola infanzia.

COSTITUZIONE SESS  +  ESPERIENZA INFANTILE

DISPOSIZIONE DOVUTA ALLA FISSAZIONE DELLA LIBIDO+ESPERIENZA ACCIDENTALE DELL'ADULTO

                        NEVROSI     -------------- CAUSE DELLA NEVROSI

Le regressioni della libido rafforzano l'investimento libidico delle esperienze infantili.

Sono frequenti nei bambini le nevrosi soprattutto in forma di isteria d'angoscia; in alcuni casi si protrae in uno stato morboso che dura tutta la vita.

La fissazione significa qualcosa solo se la facciamo consistere nell'immobilizzazione di un certo importo di energia libidica.

Tornando ai sintomi, essi sono i sostituti per il soddisfacimento frustrato mediante la regressione della libido ad epoche precedenti; comporta il ritorno a precedenti stadi, sviluppo della scelta oggettuale e dell'organizzazione sessuale.

C'è stato comunque un periodo nel quale il malato fu felice, in cui cioè la libido trova soddisfacimento.

Il malato vive questo soddisfacimento come sofferenza, questa trasformazione è opera del conflitto psichico.

I sintomi sostituiscono un cambiamento nel mondo esterno con un'alterazione del corpo.

Come il sogno, il sintomo raffigura qualcosa come appagato, un soddisfacimento alla maniera infantile.

Non sempre le scene infantili (produzioni psichiche) sono vere, nella maggioranza dei casi sono un misto di vero e falso. ( così come i ricordi!!!!)

Punti fermi: gli stessi ricordi infantili possono essere falsati o misurati, mescolati nel vero e nel falso. Trascuranza o differenza tra realtà e fantasia.

Le fantasie possiedono una realtà psichica in contrasto con quella materiale, nel mondo delle nevrosi la realtà psichica è quella determinante.

La FANTASIA è quell'attività psichica che permette un ulteriore esistenza a quelle fonti di piacere cui l'Io ha dovuto rinunciare.

Le più note produzioni della fantasia sono i SOGNI AD OCCHI APERTI, soddisfacimenti immaginari di desideri ambiziosi, megalomani ed erotici.

Alcuni possono essere inconsci e sono la fonte di quelli notturni e dei sintomi nevrotici.

È sufficiente che la libido si ritiri nelle fantasie affinché trovino via libera tutte le FISSAZIONI RIMOSSE.

La retrocessione della libido sulla fantasia è una tappa intermedia nella via verso la formazione dei sintomi; Jung l'ha chiamata INTROVERSIONE e cioè distacco della libido dalla possibilità di soddisfacimento reale

Io e fantasia : equilibrio dovuto ad una condizione quantitativa.

Se l'investimento energetico delle fantasie aumenta, il conflitto diviene inevitabile.

Arte: modo di ritornare dalla fantasia alla realtà.

LEZIONE 24: "Il nervosismo comune"

Il titolo di questo resto non è più adatto per questa sezione, che deve trattare delle nevrosi.

L'introduzione alla psicanalisi è data dallo studio degli atti mancati e del sogno;  la teoria della nevrosi è la psicanalisi stessa., si trattava cioè di mettere in relazione tra loro il senso e l'importanza dei sintomi.

L'Io è la potenza che rinnega l'inconscio degradandolo o rimosso.

Nei sintomi della nevrosi ossessiva deve ammettere a se stesso che c'è qualcosa di estraneo che gli si fa contro e da cui si difende a fatica.

Secondo Adler, il carattere nervoso è la causa prima della nevrosi, anziché la sua conseguenza.

Vi sono nevrosi cui l'Io prende parte in modo intenso e sono le cosiddette NEVROSI NARCISISTICHE.

Nelle NEVROSI TRAUMATICHE si impone un motivo dell'Io egocentrico, motivo volto ad ottenere protezione e vantaggio che forse non può di per sé creare la malattia, ma le da il suo consenso e la sostiene una volta sorta.

Questo motivo vuole preservare l'Io dai pericoli che furono la causa occasionale della malattia e non permetterà la guarigione se prima non sarà escluso il ripetersi di essi.

La risoluzione di un conflitto mediante la formazione dei sintomi è la via d'uscita più comoda.

L'Io tollera la nevrosi finchè essa presenta vantaggi.

L'Io vorrebbe liberarsi dal dispiacere dei sintomi ma non rinunciare al tornaconto della malattia (evasione nella nevrosi), ed è appunto questo che non gli riesce.

Alla parte di tornaconto della malattia che nasce col sintomo, dobbiamo però aggiungerne un'altra, che sorge più tardi.

Quando un'organizzazione psichica come la malattia perdura per molto tempo finisce per comportarsi come un essere indipendente che manifesta una sorta di pulsione di autoconservazione che le fa acquisire una funzione secondaria.

Viene definita da Freud TORNACONTO SECONDARIO DELLA MALATTIA.

PSICONEVROSI: affezioni la cui genesi è solo psichica e i sintomi sono l'espressione simbolica di conflitti infantili.

Si dividono in :

  • NEVROSI DI TRASLAZIONE: ove la libido è investita su oggetti immaginari o reali. Comprendono: ISTERIA D'ANGOSCIA, ISTERIA DA CONVERSIONE E NEVROSI OSSESSIVE (che costituiscono il campo d'applicazione della terapia analitica);
  • NEVROSI NARCISISTICHE:  ove la libido si ritira sull'Io

NEVROSI ATTUALE: perché le loro cause soni contemporanee e non hanno la loro origine nel passato del paziente.

Comprendono:

  • NEVRASTENIA: disturbo funzionale caratterizzato da debolezza e da un abbassamento del tono corporale e mentale
  • NEVROSI D'ANGOSCIA: eccitamento
  • IPOCONDRIA

Nella nevrosi attuale è importante la vita sessuale perché se la vita sessuale è normale la nevrosi è impossibile.

Anche se le cause della malattia non rimandano sempre alla vita sessuale.

Una persona si ammala di nevrosi quando l'Io perde la capacità di collocare la libido.

Quanto più forte è l'Io, tanto più facile gli diventa la soluzione di questo compito; ogni indebolimento dell'Io è destinato ad accrescere smisuratamente le pretese della libido, e rende quindi possibile la malattia nevrotica.

Differenza tra i sintomi delle nevrosi attuali e delle psiconevrosi:

entrambi i sintomi hanno origine nella libido ma nelle nevrosi attuali i sintomi non hanno significato psichico. Si manifestano sul corpo (metabolismo).

Il sintomo delle nevrosi attuali è spesso il nucleo e il primo stadio del sintomo psiconevrotico.

La psicanalisi come scienza è caratterizzata non dalla materia che tratta ma dalla tecnica con la quale opera.

Ciò cui essa mira e che raggiunge non è altro che la scoperta dell'inconscio nella vita psichica.

I problemi delle nevrosi attuali non offrono alla psicanalisi alcun punto d'approccio; essa può far ben poco per chiarirli e deve lasciare questo compito all'indagine medico-biologica.

LEZIONE 25 : L'angoscia

Dell'angoscia si lamenta la maggior parte dei nervosi che la definiscono come la loro maggior sofferenza; può raggiungere in essi al massima intensità e indurli a fare le cose più folli.

Per angoscia intendiamo uno stato affettivo che prescinde dall'oggetto.

Spesso le parole nervoso e ansioso vengono usate con lo stesso significato, ma ciò è sbagliato.

Vi sono persone angosciate che non sono affatto nervose e nevrosi che soffrono di molti sintomi tra i quali però non c'è la tendenza all'angoscia.

Esistono due tipi di angoscia:

1.ANGOSCIA REALE: è  qualcosa di razionale e comprensibile. È la reazione alla percezione di un pericolo esterno, cioè di un danno atteso e previsto; è collegata al riflesso della FUGA ed è considerata un'espressione della pulsione di autoconservazione.

È il maggior sapere a favorire l'angoscia, perché permette di riconoscere tempestivamente il pericolo.

Se l'angoscia raggiunge un'intensità eccessiva paralizza ogni azione compresa quella della fuga.

L'angoscia è una PREPARAZIONE DI FRONTE AL PERICOLO che si esprime in un aumento dell'attenzione sensoriale e della tensione motoria.

La preparazione all'angoscia è positiva mentre lo sviluppo d'angoscia è dato negativo.

ANGOSCIA: si riferisce allo stato e prescinde dall'oggetto.

PAURA: richiama l'attenzione proprio sull'oggetto.

SPAVENTO: mette in risalto l'effetto di un pericolo che non viene accolto in uno stato di preparazione all'angoscia.

La prima angoscia è l'angoscia tossica ( atto di nascita) in cui il termine angoscia indica il restringimento del respiro.

2.ANGOSCIA NEVROTICA: è caratterizzata da uno stato di ansietà, un'angoscia che influisce sul giudizio, seleziona le aspettative. Le persone tormentate da questa angoscia interpretano ogni avvenimento casuale come un segno premonitore di sventura.

Chiamiamo questo stato ANGOSCIA D'ATTESA o ATTESA ANGOSCIOSA.

Questo tipo di angoscia è presente  nelle nevrosi d'angoscia, che si trovano tra le nevrosi attuali.

Un'altra forma d'angoscia è quella legata alle FOBIE, varie e singolari, che è connessa a certi oggetti o situazioni: oscurità, aria libera, spiazzi aperti, gatti, ragni, serpenti, topi, temporali, sangue , ambienti chiusi, ressa umana.

Esistono tre gruppi:

  • FOBIE COMPRENSIBILI: alcune situazioni temute hanno un nesso con un pericolo(serpente)
  • FOBIE DI SITUAZIONE: casi in cui sussiste una relazione con il pericolo ( viaggio in ferrovia)
  • FOBIE che non si riescono a capire, che la nostra intelligenza non riesce a seguire. Un esempio sono le zoofobie

L'angoscia d'attesa e quella legata alle fobie sono indipendenti l'una dall'altra.

La prima è correlata ai processi di vita sessuale e la libido è assente

ANGOSCIA DEL BAMBINO: è difficile da distinguere se si tratti di angoscia nevrotica o reale.

Il bambino ha innanzitutto paura delle persone estranee; gli oggetti entrano in considerazione soltanto più tardi.

FOBIE DEL BAMBINO: le prime sono legate all'oscurità e alla solitudine.

Nelle fobie si verifica lo stesso processo che nell'angoscia infantile: la libido inutilizzabile  viene trasformata ininterrottamente in un'angoscia apparentemente reale introducendo così al posto delle esigenze della libido, un trascurabile pericolo esterno.

Ogni fobia isterica risale a un'angoscia infantile e ne è la costituzione.

La differenza tra le due affezioni sta nel meccanismo:

nel caso dell'adulto non è più sufficiente per la trasformazione della libido in angoscia, che la libido, assunta la forma di nostalgia, sia divenuta momentaneamente inutilizzabile.

Nel bambino, dove non c'è ancora separazione tra coscienza e inconscio, questa regressione alla fobia infantile permette che si apra il passaggio attraverso il quale la trasformazione della libido in angoscia si effettua senza difficoltà.

Lo sviluppo d'angoscia è intimamente legato col sistema dell'inconscio.

La trasformazione in angoscia è la sorte immediata che spetta alla libido colpita da rimozione.

La rimozione corrisponde a un tentativo di fuga dell'Io di fronte alla libido percepita come pericolo.

LEZIONE 26: La teoria della libido e il narcisismo

Distinzione tra pulsioni dell'Io e pulsioni sessuali.

Non compiono la stessa evoluzione e non vengono a trovarsi nella stessa relazione col principio di realtà.

Le pulsioni sessuali soccombono formalmente e sono costrette a procurarsi soddisfacimento per vie indirette; sono legate allo stato affettivo di angoscia con vincoli più diretti che non le pulsioni dell'Io.

La libido è l'energia che in tutte si manifesta, termine che viene usato per designare le forze pulsionali della vita sessuale.

Con l'aiuto dello studio separato delle pulsioni sessuali e di quelle dell'Io abbiamo ottenuto la chiave per la comprensione delle nevrosi di traslazione.

Le pulsioni sessuali entrano in conflitto con le pulsioni di conservazione, ossia un aspetto dell'Io entra in contrasto con un altro suo aspetto. Questo dissidio si verifica solo nell'uomo. È come se l'eccessivo sviluppo della sua libido e il configurarsi di una vita psichica riccamente articolata avessero creato le condizioni per il sorgere di tale conflitto.

Chiamiamo LIBIDO gli investimenti energetici che l'Io dirige sugli oggetti dei suoi impulsi sessuali, e "interesse dell'Io" tutti gli  altri investimenti, i quali provengono dalle pulsioni di autoconservazione.

La libido, che sappiamo ancorata agli oggetti e che esprime l'aspirazione a ottenere un soddisfacimento in relazione ad essi, può anche abbandonare questi oggetti e mettere al loro posto l'Io del soggetto. Si parla in questo caso di NARCISISMO, una perversione nella quale un individuo adulto tratta il proprio corpo con tutte le blandizie che di solito vengono rivolte a un oggetto sessuale esterno.

È una fissazione della libido sul proprio corpo e sulla propria persona anziché su un oggetto

Questo narcisismo è lo stato generale e originario, dal quale solo più tardi si è sviluppato l'amore oggettuale.

L'autoerotismo va inteso pertanto come l'attività sessuale che caratterizza lo stadio narcisistico della collocazione libidica.

Differenza tra narcisismo e egoismo:

il narcisismo è il complemento libidico dell'egoismo.

Quando si parla di egoismo si ha di mira solo il vantaggio dell'individuo; quando si dice narcisismo si prende in considerazione anche il suo soddisfacimento libidico .

Ma si può essere egoisti e nel contempo anche narcisisti, cioè avere un bisogno scarsissimo di oggetti e ciò, a sua volta, o in relazione al soddisfacimento sessuale diretto o anche a quelle aspirazioni più elevate derivate dal bisogno sessuale che talora siamo soliti contrapporre alla sensualità col nome di amore.

L'egoismo in tutti questi casi è l'elemento ovvio, mentre il narcisismo è quello variabile.

Il contrario dell'egoismo, l'altruismo, non coincide concettualmente con gli investimenti libidici oggettuali, ma se ne differenzia per l'assenza delle aspirazioni al soddisfacimento sessuale.

La libido rimane libido, sia che venga rivolta ad oggetti, sia al proprio Io, e non si trasforma mai in interesse egoistico e viceversa.

NEVROSI NARCISISTICHE: non sono aggredibili con la tecnica di cui ci serviamo nelle nevrosi di traslazione. Le affezioni narcisistiche e le psicosi che a esse si riconnettono possono essere decifrate solo da osservatori che si siano addestrati analiticamente con lo studio delle nevrosi di traslazione.

PARANOIA: pazzia cronica sistematica. Paranoia + Dementia Praecox = PARAFRENIA.

A seconda del loro contenuto, le forme di paranoia vengono descritte come:

  • Delirio di grandezza
  • Delirio di persecuzione
  • Delirio erotico
  • Delirio di gelosia

DELIRIO DI GRANDEZZA: è la conseguenza immediata dell'espansione dell'Io causata dal ritiro degli investimenti libidici oggettuali, un narcisismo secondario che è un ritorno dell'originario narcisismo infantile

DELIRIO DI PERSECUZIONE: nella gran maggioranza dei casi il persecutore è dello stesso sesso del perseguitato; è la forma morbosa con cui l'individuo si difende da un impulso omosessuale divenuto troppo intenso. A volte non è dello stesso sesso del perseguitato.

La scelta oggettuale omosessuale ha col narcisismo connessioni più strette della scelta eterosessuale.

Quando poi si tratta di respingere un impulso omosessuale di indesiderata intensità, la via del ritorno al narcisismo diventa particolarmente agevole.

MELANCONIA: gli autorimproveri con cui questi melanconici si tormentano nel modo più spietato sono destinati ad un'altra persona, all'oggetto sessuale che costoro hanno perduto o che è divenuto per essi privo di valore per sua colpa.

Nella melanconia, così come le altre affezioni narcisistiche, viene alla luce un tratto della vita emotiva designato come ambivalenza: si intende il fatto per cui sentimenti opposti, affettuosi e ostili vengono rivolti verso la stessa persona.

LEZIONE 27: La traslazione

Le principali cause che determinano la malattia sono:

  • disposizione ereditaria;
  • influenza delle antiche esperienze dell'infanzia;
  • la frustrazione reale:la sfortuna nella vita, la povertà, i conflitti familiari, le condizioni sociali sfavorevoli.

Negli ammalati esiste un conflitto ostinato tra l'impulso libidico e la rimozione sessuale, fra l'orientamento sensuale e quello ascetico.

Questo conflitto non viene soppresso aiutando uno di questi orientamenti a ottenere la vittoria su quello opposto.

Il conflitto patogeno dei nevrotici non va scambiato per una normale lotta tra impulsi psichici che si trovano sullo stesso terreno psicologico.

È un contrasto di forze, una delle quali è giunta al gradino del preconscio e del conscio, mentre l'altra è stata trattenuta al gradino dell'inconscio.

È per questo che il conflitto non può giungere a conclusione: i contendenti non hanno nulla da spartire tra di loro.

L'effetto terapeutico della psicanalisi non si spiega con il fatto che essa autorizzerebbe a godersi sessualmente la vita.

TERAPIA CAUSALE: è un procedimento che non si appunta sulle manifestazioni della malattia, ma si propone l'eliminazione delle sue cause. La terapia psicoanalitica è una terapia causale oppure no?

Cosa bisogna fare per sostituire nel paziente l'inconscio con il conscio? Prima si credeva che occorresse solo scoprire questo inconscio e comunicarglielo. Ma quel che bisogna fare è rappresentarci questo inconscio topicamente, dobbiamo andare a cercarlo nel ricordo del paziente, là dove è venuto a formarsi mediante una rimozione.

Questa rimozione va eliminata, e allora la sostituzione dell'inconscio con il conscio può effettuarsi senza difficoltà. Come sopprimere questa rimozione? Prima bisogna ricercarla, poi eliminare la resistenza che sostiene questa rimozione.

Come si elimina la resistenza? Nello stesso modo: scoprendola e mostrandola al paziente.

In un gran numero di forme nervose la nostra impostazione si rivela giusta. Mediante la caccia alla rimozione, la messa a nudo delle resistenze, l'indicazione di ciò che è stato rimosso, riusciamo realmente a risolvere il problema, ossia a superare le resistenze, ad abolire la rimozione e a trasformare l'inconscio in conscio.

Si ricava così un'impressione chiarissima della lotta violenta che si svolge nella psiche del paziente per superare ogni singola resistenza: è una lotta psichica normale, su un terreno psicologico omogeneo, tra i motivi che vogliono mantenere il controinvestimento e quelli che sono pronti ad abbandonarlo.

Vi sono però altre forme di malattia nelle quali, malgrado le condizioni siano le stesse, il nostro procedimento terapeutico non ha mai successo. Anche in esse vi è un conflitto originario fra l'Io e la libido, che ha condotto alla rimozione. Ma tuttavia non riusciamo ad abolire una sola resistenza o a eliminare una sola rimozione.

Questi pazienti, paranoici, melanconici che rimangono imperterriti e impenetrabili alla terapia psicoanalitica.

Di solito il paziente trasferisce sul medico intensi sentimenti di tenerezza. Parliamo in questo caso di

TRASLAZIONE: una traslazione di sentimenti sulla persona del medico.

Per le donne, la traslazione può comparire come appassionata richiesta d'amore o in forme più moderate; al posto del desiderio di essere amata, può affiorare nella giovane donna rispetto all'uomo anziano il desiderio di essere accolta come figlia prediletta; il desiderio libidico può mitigarsi nella proposta di un'amicizia indissolubile ma idealmente non sensuale.

Per gli uomini le cose non vanno molto diversamente: lo stesso attaccamento al medico, la stessa sopravvalutazione delle sue qualità, lo stesso assorbimento nei suoi interessi, la stessa gelosia verso tutti quelli che gli stanno vicino. In essi però la traslazione è ostile o negativa.

La traslazione insorge nel paziente sin dall'inizio del trattamento e rappresenta per un certo tempo il suo fattore più intensamente propulsivo.

Fin quando opera a favore dell'analisi, non la si avverte e non c'è neanche bisogno di preoccuparsene.

Se poi si trasforma in resistenza è necessario farne attenzione e si capisce che ha mutato il suo rapporto con la cura se si verificano due diverse e opposte condizioni: in primo luogo è diventata talmente forte da dover suscitare contro di sé un'opposizione interna; in secondo luogo quando consiste in impulsi ostili anziché affettuosi.

Superiamo la traslazione dimostrando all'ammalato che i suoi sentimenti non derivano dalla situazione presente e non sono destinati alla persona del medico, bensì ripetono qualcosa che in lui è già accaduto precedentemente.

La traslazione ha un'importanza straordinaria nelle isterie, nelle isterie d'angoscia e nelle nevrosi ossessive, le quali perciò vengono raggruppate sotto al comune denominazione di 2nevrosi di traslazione".

LEZIONE 28: "La terapia analitica".

Nella terapia psicoanalitica non ci serviamo della suggestione diretta, dal momento che ammettiamo che la nostra influenza è basata essenzialmente sulla traslazione, ossia sulla suggestione.

Suggestione rivolta contro le manifestazioni dei sintomi, lotta tra la nostra autorità e i motivi della malattia.

Nei fenomeni di ipnotismo la suggestione è l'essenziale, l'ipnosi è già un risultato della suggestione.

L'esercizio della terapia ipnotica implica una prestazione irrilevante sia da parte del paziente che del medico.

Differenza fra la suggestione ipnotica e quella psicanalitica.

La TERAPIA IPNOTICA cerca di ricoprire e mascherare qualcosa nelle vita psichica;

la TERAPIA ANALITICA di mettere allo scoperto e di allontanare qualcosa.

La prima opera come una cosmesi, la seconda come una chirurgia.

La prima utilizza la suggestione per proibire i sintomi, rafforza le rimozioni, ma x il resto lascia immutati tutti i processi che hanno condotto alla formazione dei sintomi.

La terapia analitica invece penetra molto più alle radici e si serve della suggestione per modificare l'esito di questi conflitti.

La terapia ipnotica lascia il paziente inattivo e immutato e privo di resistenza di fronte ad ogni nuova occasione di ammalarsi.

La cura analitica impone sia al medico che al malato un lavoro pesante, che viene utilizzato per abolire le resistenze interne. Con il superamento di queste resistenze la vita psichica del malato viene mutata permanentemente e preservata da nuove possibilità di malattia. Questo lavoro di superamento è la funzione essenziale della cura analitica; il malato deve compierlo e il medico glielo rende possibile con l'ausilio della suggestione.

Nell'applicare l'ipnosi dipendiamo dalla capacità di traslazione del malato, senza poter esercitare alcuna influenza su di essa.

Nella psicanalisi lavoriamo sulla traslazione stessa, sciogliamo ciò che le si oppone, mettiamo appunto lo strumento con il quale intendiamo operare. Non è l'ammalato a suggerirsi da solo quello che gli piace, ma siamo noi a guidarne la suggestione, ammesso che si riveli accessibile all'influsso di quest'ultima.

Durante la cura dobbiamo lottare ininterrottamente contro resistenze che sono capaci di trasformarsi in traslazioni negative (ostili).

Il nevrotico è incapace di godere e di agire; è incapace di godere perché ola sua libido non è rivolta verso alcun oggetto reale, è incapace di agire perché deve spendere gran parte della sua energia per mantenere rimossa la libido e premunirsi contro il suo assalto.

Il compito terapeutico consiste nella sciogliere la libido dai suoi legami attuali sottratti all'Io e nell'asservirla di nuovo all'Io.

Ma dove si trova la libido del nevrotico? È legata ai sintomi che le garantiscono l'unico soddisfacimento sostitutivo possibile al momento. Si deve quindi diventare padroni dei sintomi, risolverli.

Per sciogliere i sintomi diventa indispensabile risalire fino alla loro origine, rinnovare il conflitto dal quale sono scaturiti e indirizzarlo verso uno sbocco diverso.

La parte decisiva del lavoro consiste nel ricreare, all'interno del rapporto con il medico, cioè della "traslazione", nuove edizioni di quei vecchi conflitti in relazione ai quali l'ammalato vorrebbe comportarsi come si è comportato a suo tempo, mentre invece lo si costringe a decidersi altrimenti, chiamando a raccolta tutte le forze psichiche in lui disponibili.

Il lavoro terapeutico si scompone così in due fasi:

nella prima tutta quanta la libido, tolta ai sintomi, viene spinta nella traslazione e ivi concentrata;

nella seconda viene condotta la lotta intorno a questo nuovo oggetto, finchè la libido non viene liberata da esso.

Il mutamento che determina l'esito favorevole è l'esclusione della rimozione, per cui la libido non può più sottrarsi all'Io con la fuga nell'inconscio.

Attraverso il lavoro interpretativo che trasforma in conscio ciò che è inconscio, l'Io viene ingrandito a spese di questo inconscio.

Riguardo la teoria della libido un'ultima parola sul sogno.

I sogni dei nevrotici ci servono a scoprire il senso dei sintomi e la collocazione della libido.

Essi ci mostrano , sottoforma di appagamenti di desiderio, quali impulsi di desiderio sono caduti in preda alla rimozione e a quali oggetti si è legata la libido sottratta all'Io.

L'interpretazione dei sogni ha perciò nel trattamento psicanalitico una grande funzione ed è il mezzo più importante d'indagine.

I sogni dei nevrotici non differiscono in alcun punto essenziale da quelli delle persone normali.

La differenza fra nevrosi e salute non si protrae nella vita onirica. Siamo costretti a trasportare anche sulla persona sana una quantità di ipotesi che sorgono a proposito del nevrotico in base alla connessione tra i suoi sogni e i suoi sintomi.

La differenza fra sanità nervosa e nevrosi si limita quindi al campo pratico e si determina a seconda del risultato, a seconda cioè che alla persona sia rimasto o meno un sufficiente grado di capacità di godere e di fare.

Il trattamento psicanalitico è da paragonarsi a un intervento chirurgico e come questo richiede di essere intrapreso nelle condizioni che garantiscono al massimo il successo: ambiente adatto, buona luce, assistenza, esclusione dei congiunti ecc. Nel trattamento psicanalitico l'intrusione dei congiunti costituisce un pericolo. I parenti più prossimi del malato talvolta rivelano scarso interesse al fatto che il loro congiunto guarisca piuttosto che resti com'è. 

SECONDA SERIE DI LEZIONI (1932)

Queste nuove lezioni non sono mai state pronunciate.

Si scindono in tre gruppi:

  1. appartengono rielaborazioni di temi che sono stati trattati già 15 anni prima ma che ora esigono un'esposizione diversa, necessitano di una revisione critica.
  2. e  3. comprendono gli ampliamenti veri e propri

La dipendenza di queste nuove lezioni da quelle dell'Introduzione si evidenzia anche nel fatto che ne continuano la numerazione.

LEZIONE 29: Revisione della teoria del sogno

Dopo 15 anni Freud ritorna alla teoria del sogno, poiché nella storia della psicanalisi questa teoria occupa un posto particolare ed è sempre rimasta la parte più caratteristica della nuova scienza.

Si vanno a indagare i mutamenti che la psicanalisi ha subito in questo intervallo di tempo e i progressi intervenuti nella comprensione e nell'apprezzamento di essa da parte del mondo contemporaneo.

Gli analisti si comportano come se non avessero più nulla da dire sul sogno , come se la teoria del sogno fosse conclusa.

In realtà, le cose veramente importanti come la distinzione tra contenuto onirico manifesto e pensieri onirici latenti, il fatto che i sogni d'angoscia non contraddicono la funzione di appagamento di desiderio propria del sogno, l'impossibilità di interpretare il sogno senza le relative associazioni del sognatore e soprattutto la nozione che l'essenziale nel sogno è il processo del lavoro onirico, tutto ciò sembra essere ancora estraneo alla coscienza generale, quasi come trent'anni prima.

Il primo passo è di stabilire il nostro nuovo atteggiamento nei riguardi del problema del sogno, mediante l'introduzione di due nuovi concetti e termini.

Il "sogno" lo chiamiamo TESTO ONIRICO o SOGNO MANIFESTO e PENSIERI ONIRICI LATENTI ciò che cerchiamo, ciò che presumiamo vi sia dietro il sogno.

Dunque:

dobbiamo trasformare il sogno manifesto in quello latente e indicare come, nella vita psichica del sognatore, quest ultimo sia diventato il primo.

Il primo è un compito pratico, spetta all'interpretazione onirica e necessita di una tecnica; il secondo è un compito teorico che deve spiegare il processo del lavoro onirico e non può essere che una teoria.

Entrambe, tecnica dell'interpretazione onirica e teoria del lavoro onirico, devono essere create ex novo.

Da dove bisogna cominciare?  Con la tecnica dell'interpretazione onirica!!

Metodo di interpretazione dei sogni.

Per prima cosa, dopo aver ascoltato il sogno del paziente, decidiamo di curarci il meno possibile di ciò che abbiamo udito, del sogno manifesto.

Questo sogno presenta molte caratteristiche che non ci sono del tutto indifferenti: può essere coerente, costruito con nitidezza oppure incomprensibilmente ingarbugliato, può contenere elementi assurdi e conclusioni apparentemente spiritose, può presentare un tono emotivo indifferente o essere accompagnato da forti sentimenti di gioia o di dolore.

Invitiamo dunque il sognatore a liberarsi a sua volta dell'impressione del sogno manifesto, a distogliere la sua attenzione dall'insieme, per rivolgerla alle singole parti del contenuto onirico e a comunicarci per ordine ciò che gli viene in mente a proposito di ognuno di questi frammenti, quali associazioni gli si presentano quando li considera uno per uno.

In quale successione lasciamo che il paziente si occupi dei frammenti del suo sogno?

O seguiamo l'ordine cronologico, così come è risultato dal racconto del sogno.

Oppure possiamo indirizzare il sognatore a cercare nel sogno in primo luogo i residui diurni, un  residuo mnestico o un'allusione a un avvenimento del giorno precedente.

Oppure gli diciamo di iniziare con quegli elementi del contenuto onirico che lo colpiscono per la loro particolare nitidezza e intensità sensibile.

Dopodiché otteniamo queste associazioni. Esse gettano una luce sorprendente su tutte le parti del sogno, colmano le lacune tra di esse, ne rendono comprensibili i singolari accostamenti.

Alla fine il sogno appare come un breve compendio delle associazioni, anche se costruito secondo regole non ancora precise e i suoi elementi sono comparabili con i rappresentanti eletti di una massa.

Ma non fraintendiamo! Le associazioni relative al sogno non sono ancora i pensieri onirici latenti!!

Questi sono contenuti nelle associazioni come in un'acqua madre, ma non vi sono contenuti interamente.

Poiché noi sappiamo come tradurre i simboli ricorrenti dei sogni e il sognatore no, può succedere che il senso di un sogno ci diventi chiaro immediatamente, prima ancora di ogni tentativo di interpretazione onirica, non appena abbiamo ascoltato il solo testo del sogno, mentre il sognatore stesso si trova ancora dinanzi a un enigma.

Questo è il metodo di interpretazione dei sogni.

Con l'aiuto di questo metodo si possono interpretare tutti i sogni?

No, non tutti!! Ma perché?

Perché il lavoro di interpretazione del sogno si imbatte in una resistenza.

Tanto più lunga è tortuosa è la catena di associazioni, tanto più forte è la resistenza che va a reprimere del tutto le associazioni rendendo quindi impossibile l'interpretazione del sogno.

La conclusione che traiamo è che la resistenza che osserviamo durante il lavoro onirico deve avere una funzione anche nella genesi del sogno

Ma cosa crea la resistenza e a che cosa essa si oppone?



Essa è l'indizio certo di un conflitto. Deve esserci una forza che vuole esprimere qualcosa e un'altra forza che non vuole che tale espressione sia consentita. Ciò che poi prenderà forma come sogno manifesto condenserà insieme tutti i modi nei quali è stata decisa questa lotta fra le due tendenze.

Se dunque il sogno non riproduce fedelmente i pensieri onirici, se è necessario un lavoro interpretativo per gettare un ponte sull'abisso che li divide, ciò è un effetto dell'istanza contraria che abbiamo desunta dalla percezione della resistenza nell'interpretazione del sogno.

Ciò che chiamammo CENSORE DEL SOGNO.

Sappiamo che il conflitto tra due istanze psichiche domina la nostra vita  psichica in generale e da questo conflitto hanno origine altre strutture psichiche che sono, analogamente al sogno, il risultato di compromessi.

Il sogno è un prodotto patologico. Lo stato di sonno determina un distacco dal mondo esterno reale, distacco che rappresenta la condizione necessaria allo sviluppo di una psicosi.

Tuttavia nella psicosi il distacco dalla realtà viene determinato in duplice modo: o perché il rimosso inconscio diviene troppo forte, così da sopraffare il conscio che è legato alla realtà, o perché al realtà è diventata così insopportabilmente tormentosa che l'Io minacciato, ribellandosi disperatamente, si getta nelle braccia delle forze pulsionali inconsce.

Il sogno ha anche una funzione? È investito di una mansione utile?

Il riposo privo di stimoli che lo stato di sonno vorrebbe stabilire viene minacciato da tre parti: in modo più casuale da stimoli esterni durante il sonno e da interessi diurni che non si lasciano interrompere (prime due parti) e in modo inesorabile dalle spinte pulsionali inappagate e rimosse, che aspettano soltanto l'occasione per estrinsecarsi.

Questo è tutto ciò che riguarda l'interpretazione onirica il cui compito è di condurre il sogno manifesto ai pensieri onirici latenti.

Ma qual è il processo attraverso il quale i pensieri onirici latenti vengono trasformati nel sogno manifesto? È ciò che chiamiamo LAVORO ONIRICO. (lez 11)

Supponiamo di poter abbracciare con lo sguardo tutti i pensieri latenti di maggiore o minore carico affettivo, che hanno sostituito il sogno manifesto di cui è stata effettuata l'interpretazione.

Quasi tutti questi pensieri onirici vengono riconosciuti o accettati dal sognatore. C'è un unico pensiero che si rifiuta di ammettere, che gli riesce estraneo, ripugnante; a volte lo respinge da sé.

Dunque i primi pensieri sono frammenti di un pensiero cosciente, preconscio; avrebbero potuto esser pensati anche nella vita vigile anzi si sono formati durante il giorno.

L'unico pensiero rinnegato è invece figlio della notte; appartiene all'inconscio del sognatore e viene perciò da lui rinnegato e respinto.

In ciascun sogno deve essere rappresentato come appagato un desiderio pulsionale.

Lo sbarramento notturno per cui la vita psichica è tagliata fuori dalla realtà, e la regressione a meccanismi primitivi resa così possibile, consentono che questo desiderato soddisfacimento pulsionale venga vissuto in forma allucinatoria come attuale.

Processo di formazione del sogno:

l'introduzione: il desiderio di dormire, il distacco intenzionale dal mondo esterno.

Da qui due conseguenze per l'apparato psichico: primo, la possibilità che emergano modi di operare più antichi e più primitivi, la regressione; secondo la diminuzione della resistenza della rimozione che grava sull'inconscio.

L'intero processo della formazione del sogno, permesso dall'Io dormiente, sottostà però alla condizione della censura, che viene esercitata da quel tanto di rimozione che si è conservata.

Tornando ai pensieri onirici latenti:

il loro elemento più forte è il moto pulsionale rimosso che in essi si è procurato un'espressione appoggiandosi a stimoli presenti e trasferendosi sui residui diurni.

Anche questo moto pulsionale mira al soddisfacimento mediante l'azione.

Questi pensieri vengono quindi trasformati in una somma di immagini sensoriali e di scene visive.

Tutti i mezzi linguistici con i quali vengono espresse le relazioni di pensiero più sottili vengono meno; solo il materiale grezzo del pensiero viene espresso, quello astratto viene ricondotto al concreto che ne costituisce il fondamento.

A questo punto il sogno è quasi ultimato.

Vi si aggiunge ancora la cosiddetta elaborazione secondaria : trattiamo il sogno come siamo abituati a trattare in genere i nostri contenuti percettivi: cerchiamo di colmare lacune, di inserire connessioni, rendendoci così abbastanza spesso responsabili di madornali fraintendimenti.

Modifiche e nuove scoperte dopo 15 anni.

Le novità in realtà sono scarse, vi sono più che altro conferme e arricchimenti di dettaglio. Si riferiscono al simbolismo onirico e agli altri metodi di raffigurazione propri dei sogni.

Quali sono i mutamenti dunque che si sono verificati nelle concezioni fondamentali sulla natura e sul significato del sogno.

Il punto più controverso dell'intera teoria era senza dubbio l'affermazione che tutti i sogni sono appagamenti di desiderio.

Contro questa teoria del sogno come appagamento di desiderio sono emerse solo due difficoltà.

La prima è che coloro i quali hanno subito uno shock, un grave trauma psichico vengono dal sogno regolarmente ricondotti nella situazione traumatica. Ciò però non dovrebbe succedere!

Il secondo fatto lo si incontra quasi quotidianamente nel lavoro analitico. Uno dei compiti della psicanalisi è sollevare il velo dell'amnesia che avvolge i primi anni dell'infanzia e portare al ricordo cosciente le manifestazioni della vita sessuale infantile in essi contenute.

LEZIONE 30: Sogno e occultismo

Il sogno è stato spesso considerato la porta che conduce al mondo del misticismo e presso molti è considerato ancora oggi come un fenomeno occulto.

Il misticismo, l'occultismo: è una specie di 2aldilà" rispetto al mondo luminoso, dominato da leggi inesorabili, che la scienza ha costruito per noi.

L'occultismo afferma che esistono realmente " più cose tra cielo e terra di quante se ne sognano nella nostra filosofia!"

Tre tipi di perplessità: intellettuale, psicologica e storica.

TELEPATIA: fenomeno per cui si presume che un evento occorso in un determinato istante giunga pressappoco simultaneamente alla coscienza di una persona che è lontana nello spazio, senza che si possa parlare di vie di comunicazione a noi note.

Si presuppone che questo evento riguardi una persona per la quale l'altra, quella che riceve la notizia, ha un forte interesse emotivo.

Il sogno però ha poco a che fare con la telepatia. Né essa getta una nuova luce sulla natura del sogno, né il sogno fornisce una testimonianza diretta della realtà della telepatia.

Il fenomeno telepatico non è nemmeno legato al sogno, poiché può verificarsi anche durante lo stato di veglia.

L'unico motivo per discutere la relazione tra sogno e telepatia consiste nel fatto che lo stato di sonno appare come adatto a ricevere il messaggio telepatico. (sogno telepatico)

Il processo telepatico consisterebbe nel fatto che un atto mentale di una persona suscita il medesimo atto mentale in un'altra persona.

Ciò che sta tra i due atti mentali può benissimo essere un processo fisico, ove lo psichico a un'estremità si trasforma appunto in questo processo fisico, e quest ultimo, all'altra estremità, si ritrasforma nel medesimo psichico.

LEZIONE 31 : La scomposizione della personalità psichica

Il SINTOMO deriva dal rimosso, è il rappresentante al cospetto dell'Io; ma il rimosso è per l'Io territorio straniero interno così come la realtà è territorio straniero esterno.

Dal sintomo arrivammo all'inconscio, alla vita pulsionale, alla sessualità.

Si è detto più volte che l'uomo si ammala per il conflitto fra le pretese della sua vita pulsionale e la resistenza che contro di esse si erge in lui, non dimenticando questa istanza che si oppone, respinge, rimuove.

IO come "oggetto di indagine". Ma è possibile? L'Io è il soggetto per eccellenza, come può diventare oggetto? Ciò è possibile!!!

L'Io può prendere come oggetto sé medesimo, trattarsi come altri oggetti, osservarsi, criticarsi.

Così facendo una parte dell'Io si contrappone alla parte restante.

L'Io è dunque scindibile!! Le parti possono successivamente riunirsi.

Il delirio di essere osservati (delirio d'attenzione) suggerisce che l'osservare è solo una preparazione al giudicare e punire. La nuova funzione di questa istanza è ciò che chiamiamo COSCIENZA MORALE. La particolare istanza che comincia a distinguersi nell'Io è la coscienza morale.

Poiché il riconoscimento di un'esistenza separata implica che si dia alla cosa un nome, questa istanza presente nell'Io verrà chiamata SUPER - IO.

Esso gode di una certa autonomia, persegue i propri intenti ed è indipendente dall'Io per quanto riguarda il suo patrimonio energetico. Severità e crudeltà di questa istanza e mutevoli relazioni con l'Io. Esempio: melanconia.

La caratteristica di questo male è il modo in cui il Super-Io (la coscienza morale) tratta l'Io.

Durante l'accesso melanconico il Super-io diventa esageratamente rigoroso, insulta, umilia, maltratta il povero Io, gli prospetta i più severi castighi.

Il Super-io impone all'Io inerme, che è in sua balia, criteri morali rigorosissimi.

Ci accorgiamo così che il nostro senso morale di colpa esprime la tensione fra l'Io e il Super-io.

Dopo un certo numero di mesi però il trambusto morale passa, la critica del Super -io tace, l'Io viene riabilitato e gode nuovamente di tutti i diritti degli umani fino al prossimo accesso.

Il bambino piccolo è notoriamente amorale, non ha alcuna inibizione interiore contro i propri impulsi che anelano al piacere.

La funzione che più tardi assume il Super-io viene dapprima svolta da un potere esterno, dall'autorità dei genitori. Essi esercitano il loro influsso e governano il bambino mediante la concessione di prove d'amore e la minaccia di castighi.

Solo in seguito si sviluppa la situazione secondaria in cui l'impedimento esterno viene interiorizzato  e al posto dell'istanza parentale subentra il Super-io, che deriva direttamente dall'istanza parentale.

Esso però sembra aver preso solo il rigore e la severità dei genitori, la loro funzione proibitrice e punitiva, mentre la loro sollecitudine e il loro amore non vengono ripresi e continuati.

Il fondamento di tutto questo processo è l' IDENTIFICAZIONE, cioè l'assimilazione di un Io a un Io estraneo, in conseguenza della quale il primo Io si comporta sotto determinati riguardi come l'altro, lo imita, lo accoglie in sé.

Identificazione e scelta oggettuale sono indipendenti: il fanciullo che si identifica col padre, vuole essere come il padre; se lo fa oggetto della sua scelta, lo vuole avere, possedere. Nel primo caso il suo Io viene modificato secondo il modello del padre, nel secondo caso ciò non è necessario.

L'insediamento del Super -io può essere dunque descritto come un caso ben riuscito di identificazione con l'istanza parentale.

Nel corso dello sviluppo, il Super -io accoglie anche gli influssi di quelle persone che sono subentrate al posto dei genitori, ossia educatori, insegnanti e modelli ideali.

Ovviamente si allontana sempre più dalle individualità originarie dei genitori, diventa più impersonale.

Esso è anche l'esponente dell'IDEALE DELL'IO, al quale l'Io si commisura, che emula.

Freud aveva già parlato nella lezione 26 dell'Io Ideale formatosi sul modello del narcisismo infantile, mentre l'Ideale dell'Io di cui parla ora sorge dall'identificazione coi genitori. Egli però non introduce una distinzione concettuale tra i due e considera l'Ideale dell'io come avente entrambe le origini.

Al Super-io è stato attribuito dunque l'autoosservazione, la coscienza morale e la funzione di ideale.

Il Super-io è x noi il rappresentante di tutte le restrizioni morali.

In realtà il Super-io del bambino non viene costruito secondo il modello dei genitori, ma su quello del loro Super -Io.

Altro problema all'estremità opposta dell'Io.

L'intera teoria psicanalitica è fondata in effetti sulla percezione della resistenza che il paziente ci oppone quando tentiamo di rendergli cosciente il suo inconscio.

Segno della resistenza è che le associazioni vengono a mancare o si allontanano decisamente dal tema trattato. Essa può essere solo una manifestazione dell'Io, il quale a suo tempo ha eseguito la rimozione e adesso vuole mantenerla.

Quando supponiamo però che vi sia nell'Io una particolare istanza, il Super-io, volta a limitare e respingere, possiamo dire che la rimozione è opera di questo Super-io, che l'effettua esso stesso oppure mediante l'Io che sta a i suoi ordini.

L'Io e il Super-io possono essere inconsci o soltanto esplicare effetti inconsci?

Grandi zone dell'Io e del Super-io possono rimanere inconsce e normalmente lo sono.

Questo significa che la persona non sa nulla dei loro contenuti e bisogna fare un certo sforzo per renderglieli coscienti.

Revisione del problema CONSCIO-INCONSCIO

INCONSCIO: è inconscio un processo psichico di cui dobbiamo supporre l'esistenza ma del quale non sappiamo nulla. Chiameremo inconscio un processo quando dobbiamo supporre che al momento sia in atto, benché, al momento, non ne sappiamo nulla..

Questa precisazione ci fa pensare che la maggior parte dei processi consci siano tali solo per breve tempo; ben presto diventano latenti, ma possono facilmente ridiventare coscienti.

Distinzione tra due specie di inconscio: uno che si trasforma facilmente in conscio e un altro per il quale questa conversione avviene difficilmente, solo dopo un grande sforzo, e forse non avviene mai.

Per sfuggire a questa ambiguità chiamiamo PRECONSCIO quell'inconscio che è solo latente e quindi diventa facilmente conscio e riserviamo all'altro la designazione di INCONSCIO.

Abbiamo così tre termini con i quali possiamo destreggiarci nella descrizione dei fenomeni psichici: CONSCIO PRECONSCIO INCONSCIO

Non useremo più il termine "inconscio" nel senso sistematico, ma useremo un nuovo termine. Lo chiameremo ES, per designarne il carattere primario di questa provincia psichica, la sua estraneità all'Io.

SUPER-IO , IO e ES sono dunque i tre regni, territori, province, in cui noi scomponiamo l'apparato psichico della persona.

L'ES è la parte oscura, inaccessibile della nostra personalità; il poco che sappiamo l'abbiamo appreso dallo studio del lavoro onirico e della formazione dei sintomi nevrotici. Ha carattere negativo, si descrive solo per contrapposizione all'Io.

All'ES ci avviciniamo con paragoni: lo chiamiamo un caos, un crogiuolo di eccitamenti ribollenti.

Attingendo alle pulsioni, l'Es si riempie di energia, ma non possiede un'organizzazione, non esprime una volontà unitaria, ma solo lo sforzo di ottenere soddisfacimento per i bisogni pulsionali nell'osservanza del principio di piacere.

Le leggi del pensiero logico non valgono per l'Es , nemmeno il principio di contraddizione.

Impulsi contrari sussistono uno accanto all'altro senza annullarsi o diminuirsi a vicenda.

Non vi è nulla nell'Es che si possa paragonare alla negazione.

Nulla si trova nell'Es che corrisponda all'idea di tempo e nessuna alterazione del processo psichico ad opera dello scorrere del tempo.

L'Es non conosce né giudizi di valore, ne il bene e il male, né la moralità.

Relazione dell'Io vero e proprio con la parte più esterna, superficiale, dell'apparato psichico, detto SISTEMA P-C (percettivo-cosciente).

Questo sistema è rivolto verso il mondo esterno, fa da intermediario alle percezioni che ne provengono e in esso sorge il fenomeno della coscienza.

Concezione secondo cui l'Io è quella parte dell'ES che è stata modificata dalla vicinanza e dall'influsso del mondo esterno: è la parte predisposta per la ricezione degli stimoli e per la protezione dagli stessi.

Per incarico dell'Es, l'Io domina gli accessi alla motilità, ma ha inserito tra bisogno e azione la dilazione dell'attività di pensiero, durante la quale utilizza i residui mnestici dell'esperienza.

Anche il rapporto con il tempo è reso possibile all'Io tramite il sistema percettivo; il modo di operare di questo sistema sta all'origine della rappresentazione del tempo.

Ciò che però caratterizza l'Io , differenziandolo dall'Es, è una tendenza a sintetizzare i propri contenuti, a riassumere e unificare i propri processi psichici, tendenza che manca completamente all'ES.

Ma la verità è che l'Io è soltanto una parte dell'Es, una parte modificata dalla vicinanza del minaccioso mondo esterno.

Sotto l'aspetto dinamico è debole, avendo preso a prestito le sue energie dall'Es.

L'Io è costretto a servire tre padroni, deve sforzarsi di mettere d'accordo le loro esigenze e le loro pretese. Essi sono : il mondo esterno, il Super-io e l'Es.

Il Super-io affonda nell'Es.

L'Es ha contatti con il mondo esterno solo attraverso l'Io

LEZIONE 32: Angoscia e vita pulsionale

All'angoscia Freud dedicò la lezione 25.

Essa è uno stato affettivo, ossia una combinazione tra determinate sensazioni (piacere-dispiacere) e le corrispondenti innervazioni di scarica e la loro percezione.

La prima angoscia è stata quella tossica.

Distinzione fra angoscia reale e angoscia nevrotica: la prima una reazione al pericolo, ossia a un danno atteso dall'esterno; assolutamente enigmatica l'altra.

L'angoscia nevrotica assume tre forme diverse.

La prima di ansietà generale (angoscia d'attesa), pronta ad agganciarsi a qualsiasi nuova possibilità si presenti.

La seconda forma è quella legata alle fobie, con una smisurata paura di fronte al pericolo esterno.

E infine l'angoscia nell'isteria  e in altra forme di nevrosi gravi, che non ha mai un fondamento evidente in un pericolo esterno.

Le fobie infantili e l'angoscia d'attesa della nevrosi d'angoscia ci offrono dei modi in cui sorge l'angoscia nevrotica: mediante trasformazione diretta della libido.

Un altro meccanismo a cui si deve l'angoscia nell'isteria e nelle altre nevrosi è il processo di rimozione.

Si deve considerare separatamente il destino della rappresentazione da rimuovere da quello dell'ammontare libidico corrispondente.

È la rappresentazione che subisce la rimozione e può venir deformata fino a diventare irriconoscibile; il suo ammontare affettivo è invece trasformato in angoscia

Ciò di cui si ha paura nell'angoscia nevrotica è la propria libido e la differenza rispetto alla situazione di angoscia reale risiede nel fatto che il pericolo è interno invece che esterno e che non viene riconosciuto consciamente come tale.

Adesso però la scomposizione della personalità psichica in Super-Io , Io e Es  ci obbliga a un nuovo orientamento circa il problema dell'angoscia.

Con la tesi che l'Io è l'unica sede dell'angoscia , che soltanto l'Io può produrre e provare angoscia, abbiamo conquistato una nuova posizione.

Le tre principali forme di angoscia; reale, nevrotica e morale, possono essere messe in relazione senza sforzo con le tre forme di dipendenza dell'Io: dal mondo esterno, dall'Es e dal Super-io.

Attraverso diversi studi si è constatato che non è la rimozione a creare l'angoscia, ma essa esisteva già da prima; era l'angoscia che produceva la rimozione!!

Di che specie di angoscia si trattava? Solo della paura per un minaccioso pericolo esterno, ossia di un'angoscia reale.

Ma il pericolo reale che il bambino teme come conseguenza del suo innamoramento per la madre è il castigo dell'evirazione, la perdita del membro, un pericolo che incombe minacciosamente dall'esterno  al quale il  bambino crede.

La paura dell'evirazione è uno dei motori più frequenti e più forti della rimozione e quindi della formazione della nevrosi.

Ovviamente ogni età di sviluppo comporta in effetti una determinata condizione di angoscia ad essa adeguata, una ben precisa situazione di pericolo.

Col progredire dello sviluppo le vecchie condizioni dell'angoscia dovrebbero venire a cadere, poiché le situazioni di pericolo corrispondenti perdono importanza a causa del rafforzamento dell'Io.

Ma ciò accade soltanto in maniera imperfetta.

Non vi è alcun dubbio che coloro che definiamo nevrotici restano infantili nel loro comportamento di fronte al pericolo, non avendo superato condizioni di angoscia ormai non più attuali.

Abbiamo così appreso due cose nuove:

primo, che l'angoscia produce la rimozione e non viceversa come si riteneva; secondo, che una situazione pulsionale temuta risale a una situazione esterna di pericolo.

Come avviene allora adesso il processo di rimozione sotto l'influenza dell'angoscia?

Così: l'Io si accorge che il soddisfacimento di una pretesa pulsionale che sta destandosi rievocherebbe una delle situazioni di pericolo che ben ricorda.

Questo investimento pulsionale deve quindi venir in qualche modo represso, revocato, neutralizzato. L'Io ci riesce se è forte e ha incluso il moto pulsionale nella propria organizzazione.

Nel caso contrario il moto pulsionale appartiene ancora all'Es e l'Io si sente debole. L'Io allora anticipa il soddisfacimento del moto pulsionale sospetto consentendogli di riprodurre le sensazioni spiacevoli che caratterizzano l'inizio della temuta situazione di pericolo.

Bisogna distinguere chiaramente nel caso della rimozione ciò che avviene nell'Io da ciò che avviene nell'Es.

L'Io compie un investimento sperimentale e ridesta l'automatismo di piacere-dispiacere mediante il segnale d'angoscia.

Probabilmente fra il processo svoltosi a un certo momento nell'Io e quello avvenuto nell'Es relativamente all'impulso rimosso, esiste un'intima corrispondenza.

Il principio di piacere-dispiacere domina incondizionatamente i processi dell'Es, produrrà mutamenti radicali nel moto pulsionale coinvolto.

In alcuni casi il moto pulsionale rimosso può conservare il suo investimento lipidico e continuare a sussistere immutato nell'ES, seppure sotto la costante pressione dell'Io; altre volte sembra subire un completo tracollo, mentre la sua libido viene convogliata su altri binari.

Ora l'angoscia nevrotica si è trasformata nelle nostre mani in angoscia reale, in angoscia di fronte a determinate situazioni esterne di pericolo.

Ci chiediamo a questo punto cosa sia ciò che è pericoloso, che cosa si tema in tali situazioni di pericolo.

Evidentemente non il danno alla persona valutabile in senso oggettivo bensì ciò che deriva da questo danno alla vita psichica.

Nella nascita, come in ogni situazione di pericolo, l'essenziale è che essa provoca nell'esperienza psichica uno stato di tesa eccitazione, che viene avvertito come dispiacere e che non può essere dominato mediante discarico.

Chiamiamo un tale stato  MOMENTO TRAUMATICO. Ciò che è temuto, l'oggetto dell'angoscia, è ogni volta la comparsa di un momento traumatico che non può venir eliminato come richiederebbe il principio di piacere.

Solo la grandezza della somma di eccitamento trasforma un'impressione in fattore traumatico, paralizza la funzione del principio di piacere e conferisce alla situazione di pericolo il suo significato.

Teoria della libido o dottrina delle pulsioni.

È per così dire la nostra mitologia. Le pulsioni sono entità mitiche, grandiose nella loro indeterminatezza.

Due tipi di pulsioni: pulsioni dell'Io e pulsioni sessuali. Alle prime appartiene tutto ciò che ha attinenza con la conservazione, l'affermazione e l'espansione della persona. Alla seconda la varietà che scaturisce dalla vita sessuale infantile e da quella perversa. L'energia delle pulsioni sessuali è la libido.

Una PULSIONE si differenzia da uno stimolo per il fatto che trae origine da fonti di stimolazione interne ala corpo, agisce come una forza costante e la persona non le si può sottrarre con la fuga, come può fare di fronte allo stimolo esterno.

Nella pulsione si possono distinguere: fonte , oggetto e meta.

FONTE: è uno stato di eccitamento nel corpo

META: l'eliminazione di tale eccitamento

Lungo il percorso dalla fonte alla meta la pulsione diviene psichicamente attiva.

Si parla di pulsioni attive e passive ma si dovrebbe dire più esattamente: mete pulsionali attive e passive, poiché anche per raggiungere una meta passiva occorre un certo dispendio di attività.

Le pulsioni sessuali ci colpiscono per la loro plasticità, per la capacità di mutare le proprie mete, per la loro intercambiabilità, cosicché un certo soddisfacimento pulsionale può essere sostituito da un altro.

Alla base della vecchia teoria della libido vi era innanzitutto l'antitesi fra pulsioni dell'Io e pulsioni sessuali. Si cominciò così a studiare l?io più da vicino e si giunse alla concezione del narcisismo. L'Io prende se stesso come oggetto comportandosi come se fosse innamorato di sé medesimo: si arriva a comprendere così che l'Io è sempre il principale serbatoio della libido, dal quale scaturiscono gli investimenti libidici degli oggetti e nel quale gli stessi ritornano mentre la parte maggiore di questa libido rimane costantemente nell'Io.

Quindi si ha una continua conversione di libido dell'Io in libido oggettuale e di libido oggettuale in libido dell'Io .

SADISMO: quando il soddisfacimento sessuale è legato alla condizione che l'oggetto sessuale patisca dolori, maltrattamenti e umiliazioni

MASOCHISMO: quando si sente il bisogno di essere questo stesso oggetto maltrattato.

Sono entrambi, per la teoria della libido, fenomeni enigmatici, soprattutto il secondo.

Le pulsioni non governano solo la vita psichica ma anche quella vegetativa e queste pulsioni organiche rivelano una tendenza a ripristinare uno stato precedente.

LEZIONE 33: La femminilità

Maschile o femminile è la prima distinzione che si fa quando si incontra un essere umano.

Maschile è il prodotto sessuale maschile, lo spermatozoo e il suo portatore; femminile è l'uovo e l'organismo che lo ospita.

La scienza ci dimostra che parte dell'apparato sessuale maschile si riscontra anche nel corpo della donna benché in stato atrofizzato e viceversa.

La proporzione in cui il maschile e il femminile s'intrecciano nell'individuo è soggetta a oscillazioni assai rilevanti.

Tuttavia poiché in una persona sono presenti prodotti sessuali di una sola specie, si mette così in dubbio il significato fondamentale di questi elementi e si arriva alla conclusione che ciò che costituisce la mascolinità o la femminilità sia un carattere sconosciuto, che l'anatomia non è in grado di cogliere.

Può farlo la psicologia?

Essa ha trasferito nella vita psichica la nozione di bisessualità. Di una persona, sia essa maschio o femmina, diciamo che in una certa situazione si comporta in modo maschile, in quell'altra in modo femminile.

Quando si dice maschile di norma si intende "attivo" e femminile invece "passivo" perché l'uovo è immobile, attende passivamente la cellula sessuale maschile attiva.

Il maschio insegue la femmina allo scopo dell'unione sessuale, la assale, penetra in lei.

Ma questa differenza tra attivo e passivo per Freud non è valida (allattamento donna,cura bambini).

Secondo lui si può pensare di caratterizzare psicologicamente la femminilità con la preferenza per mete passive, il che non è la stessa cosa della passività: per realizzare una meta passiva è necessaria una grande dose di attività.

Nella donna la repressione dell'aggressività , così come imposto dalla società, favorisce lo sviluppo di forti impulsi masochistici i quali riescono a legare eroticamente le tendenze distruttive rivolte all'interno. Dunque il masochismo è tipico delle donne.

La psicanalisi si preoccupa di descrivere non ciò che la donna è ma di indagare il modo in cui essa diventa tale, il modo in cui dalla bambina, che ha disposizione bisessuale, si sviluppa la donna.

Rispetto al maschio questo passaggio è più complicato.

La bambina è di regola meno aggressiva, meno ostinata e autosufficiente, ha maggior bisogno di tenerezza ed è più dipendente e docile. È più intelligente, più vivace del maschietto suo coetaneo, è maggiormente rivolta verso il mondo esterno, attua investimenti oggettuali più intensi.

Entrambi  i sessi sembrano attraversare allo stesso modo le più antiche fasi dello sviluppo libidico.

Con l'ingresso nella fase fallica, le differenze fra i sessi passano in seconda linea. Nel maschio questa fase è caratterizzata dal fatto che egli sa procurarsi sensazioni piacevoli col suo piccolo pene. Lo stesso fa la bambina con la sua piccola clitoride. Questa situazione per la donna non durerà a lungo perché con la svolta verso la femminilità la clitoride deve cedere il posto alla vagina.

Il primo oggetto amoroso del maschio è la madre e rimane tale per tutta la vita.

Anche per la bambina il primo oggetto deve essere la madre. Nella situazione edipica è invece il padre che diventa per la bambina l'oggetto amoroso

Dunque con il passare del tempo la bambina deve cambiare zona esogena e oggetto , mentre il maschio li mantiene entrambi.

Cosa fa cessare questo potente attaccamento della bambina alla madre  che rivolge poi verso il padre. Non  è una semplice permuta dell'oggetto, il distacco dalla madre avviene all'insegna dell'ostilità, e l'attaccamento alla madre finisce in odio.

Motivi: privazione del seno materno, paura di essere avvelenata, arrivo di un nuovo bambino in famiglia (frustrazione orale, non può darle più il latte materno che serve all'altro bimbo).

Tutti questi fattori, il sentirsi messi in secondo piano, le disillusioni amorose, la gelosia, la seduzione con successivo divieto, operano anche nel rapporto del maschietto con la madre, eppure non sono in grado di estraniarlo dall'oggetto materno.

La differenza sta nel complesso di evirazione: la bambina ritiene la madre responsabile della sua mancanza del pene e non le perdona questo svantaggio.

Questo complesso di evirazione nella bambina è messo in moto come nel maschietto dalla vista dell'altro genitale. Nota la differenza e si rende subito conto del suo significato. Si sente gravemente danneggiata e cade in balia dell'invidia del pene che non sarà superata senza un grave dispendio psichico.

La scoperta della propria evirazione è un punto di svolta nello sviluppo della bambina. Da essa si dipartono tre indirizzi evolutivi: uno porta all'inibizione sessuale o alla nevrosi; il secondo a un cambiamento del carattere nel senso di un complesso di mascolinità; l'ultimo alla femminilità normale.

Il contenuto essenziale del primo è che la bambina si lascia gustare il godimento della propria sessualità fallica dall'influsso dell'invidia del pene. Mortificata nel suo amor proprio dal confronto col maschio, rinuncia al soddisfacimento masturbatorio clitorideo, respinge il proprio amore per la madre e rimuove buona parte delle proprie tendenze sessuali in genere.

Il distacco dalla madre non avviene  tutto a un tratto poiché vede la propria evirazione come una disgrazia individuale e solo dopo la estende ad altri esseri femminili e quindi alla madre.

Il desiderio con cui la bambina si volge verso il padre è indubbiamente il desiderio del pene che la madre non le ha concesso e che essa ora si aspetta dal padre. Entra cosi nella situazione del complesso edipico. La madre diviene la rivale.

Nel maschio, sotto il pericolo di perdere il pene, il complesso edipico viene abbandonato, rimosso e radicalmente distrutto e come suo erede viene istituito un severo Super-io.

Quello che accade nella bambina è pressappoco il contrario.

Il complesso di evirazione prepara il complesso edipico anziché distruggerlo. Rimane in questo complesso per un tempo indeterminato, lo demolisce solo tardi e mai completamente.

La formazione del suo Super-io non può raggiungere quella forza e quell'indipendenza che tanta importanza hanno per la civiltà umana.

Abbiamo chiamato libido la forza motrice della vita sessuale. La vita sessuale è dominata dalle polarità maschile -femminile ; viene quindi spontaneo esaminare il rapporto della libido con questa coppia di opposti. Potrebbe succedere che a ogni sessualità è assegnata la sua particolare libido. Ma questo non accade!

Vi è una libido sola, che viene messa a servizio tanto della funzione sessuale maschile quanto di quella femminile.

Nell'identificazione della donna con sua madre è possibile distinguere due livelli: quello preedipico , basato sul tenero attaccamento alla madre che prende questa come modello, e quello successivo, risultante da un complesso edipico, che vuole eliminare la madre e mettersi al suo posto presso il padre.

La prima fase è quella decisiva per il futuro della donna; si prepara la lenta maturazione di quelle qualità che le consentiranno più tardi di essere all'altezza del suo ruolo nella funzione sessuale e di far fronte ai compiti sociali.

LEZIONE 34 : Schiarimenti, applicazioni, orientamenti

Una delle prime applicazioni della psicanalisi fu quella di comprendere i disturbi della vita psichica umana.

Poi la psicanalisi divenne psicologia del profondo. Un'applicazione del genere presuppone però conoscenze specifiche che l'analista non possiede mentre coloro che le possiedono, gli specialisti, non sanno nulla di psicanalisi o forse nulla vogliono saperne.

Il risultato fu che gli analisti, i loro metodi e i loro risultati furono respinti, anche se questa situazione sta migliorando

Applicazione della psicanalisi alla pedagogia, all'educazione della prossima generazione.

Ai primi anni di vita (fino al quinto anno) spetta una particolare importanza, perché le impressioni di questo periodo colpiscono un Io incompiuto e debole, sul quale agiscono come traumi.

Ovviamente per il bambino si deve modificare la tecnica di trattamento utilizzata per gli adulti. Il bambino è un soggetto psicologico diverso dall'adulto: egli non possiede ancora un Super-io.

Per ciò che concerne il ruolo dell'educazione, il bambino deve imparare a padroneggiare le pulsioni.

L'educazione deve inibire, proibire, reprimere. Ma dall'analisi abbiamo appreso che proprio questa repressione delle pulsioni comporta il pericolo della malattia nevrotica. L'educazione deve quindi cercare una via di mezzo tra il lasciar fare e il divieto frustrante, per ottenere il massimo e nuocere il minimo.

L'unica preparazione adeguata alla professione di educatore è un rigoroso apprendistato psicoanalitico. Ed egli stesso deve essere analizzato poiché non è possibile impadronirsi dell'analisi senza averla sperimentata sulla propria persona.

La psicanalisi è nata come terapia e si è poi estesa molto oltre questo limite; tuttavia non ha mai abbandonato il suo terreno d'origine, cioè i malati.

L'attività psicanalitica è difficile ed esigente. O impegna il medico interamente o non lo impegna affatto.

Paragonata agli altri procedimenti psicoterapeutici, la psicanalisi è senza dubbio il più potente.

La convinzione di poter guarire ogni forma nevrotica deriva dalla credenza del profano che le nevrosi siano qualcosa di superfluo, che non ha assolutamente diritto di esistere.

In realtà sono affezioni gravi che raramente si limitano ad alcune crisi e persistono per lunghi periodi della vita o per tutta la vita.

L'efficacia terapeutica della psicanalisi è limitata da una serie di fattori importanti.

Nel bambino le massime difficoltà sono quelle del suo rapporto con i genitori.

Nel caso dell'adulto, il grado  di rigidità psichica e la forma della malattia.

LEZIONE 35: Una visione del mondo

La psicanalisi conduce a una determinata visione del mondo? E a quale?

Visione del mondo: è una costruzione intellettuale che partendo da una determinata ipotesi generale, risolve in  modo unitario tutti i problemi della nostra vita e nella quale nessun problema rimane aperto.

È ovvio che gli uomini aspirino a una tale condizione.

La psicanalisi, come scienza particolare, come ramo della psicologia, è totalmente inadatta a crearsi una propria visione del mondo, deve accettare quella della scienza. Questa accetta anch'essa l'unitarietà della spiegazione dell'universo, ma solo come un programma il cui adempimento è differito nel futuro. Ignora così le esigenze spirituali e i bisogni dell'animo umano.

Dei tre poteri che possono contestare alla scienza ogni fondamento, l'arte, la filosofia e la religione, quest'ultima sicuramente è il nemico peggiore.

L'arte è quasi sempre innocua e benefica.

La filosofia non è antitetica alla scienza, opera in parte con i suoi stessi metodi. L'unico suo errore metodologico è quello di sopravvalutare il valore conoscitivo delle nostre operazioni logiche e nel riconoscere altre fonti di conoscenza, come l'intuizione.

La religione , differentemente dalla filosofia, ha un immenso potere sulle emozioni più forti dell'uomo. Fornisce nozioni agli uomini sulla provenienza e sulla genesi dell'universo, assicura protezione nelle vicende della vita e promette felicità.

Assolve tre funzioni: soddisfa la sete umana di conoscenza, placa l'angoscia degli uomini di fronte ai pericoli. In questo caso la scienza non può competere con essa, perché pur insegnando come si possono evitare certi pericoli, in molte situazioni deve lasciare l'uomo alle sue sofferenza e non può far altro che consigliargli la rassegnazione. Terza funzione: da precetti e emana divieti e limitazioni. In questo caso la religione si allontana molto dalla scienza.

Lo spirito scientifico cominciò a trattare la religione come una faccenda umana e a sottoporla a esame critico. Cominciarono a essere respinte le sue dottrine miranti a spiegare l'esistenza del mondo, poiché attestavano l'impronta dei tempi antichi

Altro contributo alla critica della visione religiosa del  mondo è stato fornito dalla psicanalisi, che ha indicato l'origine della religione nello stato del bambino privo di ogni difesa e ha fatto derivare i suoi contenuti dai desideri e dai bisogni dell'infanzia, protrattisi sin alla maturità.

 







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