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Elementi di Psicologia - IL LINGUAGGIO, LA PRODUTTIVITA' DELLE PAROLE E LORO SIGNIFICATO

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Elementi di Psicologia (6)

 

 

IL LINGUAGGIO

Una qualsiasi conversazione chiama in causa attività mentali molto complesse.

Per cominciare tratteremo la natura del linguaggio umano e lo faremo facendo una prima riflessione: a dispetto delle differenze che rendono incomprensibili lingue come il turco, l'arabo, il cinese ecc., tutte hanno delle proprietà comuni, la più importante delle quali è la produttività.

LA PRODUTTIVITA' DELLE PAROLE E LORO SIGNIFICATO



Le lingue sono produttive in due sensi differenti. Innanzitutto in qualunque lingua non c'è limite al numero di nuove frasi che si possono creare. Basta pensare che con 7 note soltanto si può produrre una sinfonia, imm 929i82j aginate cosa si può fare con le centinaia di migliaia di parole.

La seconda ragione per cui le lingue sono produttive è che qualunque idea o pensiero espresso in italiano lo si può esprimere in qualsiasi altra lingua.

La ragione per cui tutte le lingue sono produttive deriva dal fatto che sono costruite secondo le stesse modalità fondamentali. Per prima cosa nel linguaggio parlato si usa un numero limitato di suoni linguistici detti fonemi. La maggior parte delle lingue usano meno di 100 fonemi. L'inglese ne ha 45, mentre l'hawaiano ne ha 13. un'altra caratteristica è quella che le parole possono essere combinate per formare le frasi.

Aspetti molto importanti delle parole sono rappresentati dal loro significato. Le parole come e, di, il, sono termini detti funzionali, infatti vengono usati per specificare delle relazioni tra concetti (es. Marco e Luigi).

Altre parole come nomi, verbi, aggettivi, sono termini dotati di contenuto in altre parole sono parole che ci aiutano a capite il significato di ciò di cui stiamo parlando. Ad esempio la parola maiale ha per definizione quella di: "mammifero .. addomesticato dai tempi preistorici, selezionato con diverse razze". Questa definizione oltre ad includere la definizione del vocabolario detta sopra, include anche fatti (o credenze) come: i maiali sono buoni da mangiare, sono simili ai cinghiali, amano rotolarsi nel fango, ecc. Il significato allora equivale alla somma totale delle idee condivise dalla nostra cultura su quel che è un maiale. Inoltre quando usiamo la parola maiale in una conversazione può riguardare una aspetto o l'altro del nostro concetto di maiale. Se qualcuno dice che del maiale non si butta via niente, entra in gioco il senso alimentare del maiale; mentre se qualcuno dice che i maiali sono animali intelligenti comunicherebbe un spetto sicuramente diverso del concetto. Chi poi dicesse " Quell'uomo è un maiale" comunicherebbe ancora un altro aspetto della concetto di  maiale. Questi esempi mostrano che le parole hanno significati differenti in situazioni differenti.

Tuttavia esistono parole che non sono chiare come la parola maiale. Ad esempio la parola marcia è una parola ambigua. Può indicare uno stato di decomposizione della frutta, un modo di camminare  tenendo un passo costante,  o ciascuno dei rapporti di trasmissione del motore di una macchina.

Un altro aspetto del significato delle parole è dato dal significato connotativi o emotivo. Il significato emotivo di una parola riflette quel che sentiamo del concetto rappresentato dalla parola. Ad esempio la parola comunista per alcuni ha un significato positivo, mentre per altri è negativo.

L'A PPRENDIMENTO DEL LINGUAGGIO

Di solito i bambini pronunciano le prime parole a circa 1 anno. Verso i 2 anni la maggior parte dei bambini ha un vocabolario attivo di più di 250-300 parole e la capacità di usare brevi frasi. Una volta arrivati a 5 anni i bambini hanno acquisito la grammatica di base della loro lingua.

Fin dalla nascita i bambini sono predisposti ad apprendere il linguaggio, essendo dotati di sistemi percettivi rivolti all'apprendimento del linguaggio (es. udito). Durante il loro apprendimento imparano a distinguere tra i suoni linguistici e quelli non linguistici, cioè tra le parole e gli starnuti o i colpi di tosse. L'apprendimento riguarda anche le intenzioni della comunicazione, cioè quello che si vuole trasmettere.

Durante il primo anno di vita prendono forma altre caratteristiche dell'apprendimento del linguaggio. I bambini cominciano ad imitare le azioni degli adulti attraverso il gioco, l'alimentazione, fare il bagno, andare a letto.

Un bambino prima che possa apprendere una parola deve riuscire a sentirla.

I bambini pronunciano le loro prime parole una alla volta, e lo fa spesso per esprime un intero messaggio. Ad esempio "mamma" può usare questa parola per esprimere il bisogno di  mangiare o dormire (detto anche linguaggio olofrastico).

All'inizio le parole nuove sono apprese piuttosto lentamente. Pian piano la velocità d'apprendimento aumenta e a 2 anni il bambino ha un vocabolario d'uso di 300 parole molte delle quali imparate verso la fine del secondo anno.

Verso la metà del secondo anno, le parole singole incominciano ad essere sostituite dalle prime frasi composte inizialmente da due o tre parole (es. mamma pappa), questo modo di apprendere è comune a tutti i bambini nel mondo, tutti nominano cose e persone.

A 3 anni il bambino passa dalle frasi alla prima conversazione. Il telefono suona e un bambino di 3 anni risponde. La persona che chiama domanda: "Tua madre è in casa?". Il bambino immediatamente posa la cornetta e chiama la mamma perché risponda al telefono. Il bambino ha compreso l'Intenzione della persona che ha chiamato: parlare con la mamma.




Dai 3 ai 6 anni i bambini imparano anche molte cose sul comportamento da tenersi durante una conversazione, per es. come nel caso del telefono, a decidere se un'affermazione va presa o no alla lettera.

A partire dai 4-5 anni un altro passaggio importante nel processo d'apprendimento del linguaggio del bambino è passare dalle richieste dirette come: "Prendimi in braccio", oppure, "Dammi un biscotto" a "Mi prendi in braccio per favore?", o "Posso avere un biscotto?"    

 

                    

LINGUAGGIO E PENSIERO

È possibile pensare in mancanza di linguaggio? Linguaggio e pensiero sono strettamente connessi.

Per capire cosa sia il pensiero dobbiamo prima definire cosa intendiamo con il termine  concetti.

Un CONCETTO è la nostra conoscenza di una categoria di oggetti o eventi.

Ad esempio il nostro concetto di tavolo ci permette di riconoscere un oggetto appartenente ad una particolare categoria di mobili, costruito con vari materiali, usato in determinate circostanze ecc.

I concetti possono essere concreti o astratti, quelli concreti si apprendono con maggior facilità di quelli astratti. Ad esempio è più facile comprendere il concetto di sedia da quello di giustizia.

Nei bambini i concetti appresi sono soprattutto concreti, e includono cose come cane, persone, giocattoli, ecc. più tardi verranno concetti come cosa vivente, onestà, lealtà e verità.

I concetti possono essere anche facili o difficili da apprendere. Quando è una singola regola a definire il concetto, allora abbiamo un concetto semplice ( casa, stelle, corda, albero, ecc.). Un concetto complesso come cittadino italiano può significare a) una persona nata in Italia, b) figlio di genitori nati in Italia, c) una persona naturalizzata italiana.

Questo dimostra che alcuni concetti d'uso quotidiano (cittadino, elettore, ecc.) sono ben definiti, ma la maggior parte non lo sono.       

La maggior parte dei concetti che le persone sviluppano spontaneamente non sono affatto ben definiti, dal momento che, per classificare le cose, non usiamo regole precise. Ad esempio il concetto di gioco non può essere definito con esattezza. Il gioco degli scacchi, la briscola, il poker, il solitario, il calcio, ecc.. Tutti questi giochi non sono spiegabili attraverso un singolo concetto, la nostra concezione di gioco ce li fa includere in una categoria che li vede tutti come passatempi piacevoli.

Ma se per classificare le cose non usiamo definizioni o regole precise, che cosa usiamo? Ebbene, noi classifichiamo le cose nei termini della loro somiglianza. Ad esempio la categoria uccelli. Tutti gli uccelli hanno due ali, piume, un becco. Il nostro concetto di uccello consiste quindi in un insieme di aspettative su come si muovono o su come si riproducono.

LA RELATIVITA' LINGUISTICA

L'idea che la lingua parlata da una persona determina il modo in cui la persona percepisce il mondo è detta relatività linguistica.

È largamente dimostrato che il modo in cui descriviamo le cose può influenzare il modo in cui quelle cose possono essere capite, ricordate o pensate.

Per esempio quando parliamo di colori nella lingua italiana ci riferiamo a concetti quali rosso, verde, giallo, nero, viola, arancio, bianco, ecc. Nella lingua Dani, una tribù della Nuova Guinea occidentale, i colori vengono indicati da due sole parole. Una parola si riferisce a tutti i colori scuri e freddi,  l'altra  a tutti io colori chiari e caldi.

Questo significa che gli italiani hanno una concezione del colore diversa dalla tribù Dani?

Da studi sperimentali si è dimostrato che i Dani riuscivano a determinare altrettanto bene le tonalità dei vari colori   








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