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Tesina di Storia della Pedagogia - L'EDUCAZIONE PEMANENTE E GLI ANZIANI

pedagogia


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Tesina di Storia della
Pedagogia



INTRODUZIONE

In questa tesina ho voluto dimostrare come la descolarizazione sia ancora attuale. Autori famosi come Tolstoj e Freinet rivelano l'attenzione verso i ceti meno abbienti i quali non erano nelle condizioni adeguate per poter frequentare l'istituzione scolastica, frequentata soltanto  dal ceto elitario.

 I nostri maestri con grande caparbietà ci dimostrano quanto sia importante l'istruzione, la quale non deve essere soltanto affidata alla scuola ma soprattutto alla vita, che deve suscitare la passione per la geografia attraverso i viaggi e l'interesse per la storia attraverso la lettura dei giornali e l'attenzione verso la vita politica del paese.

Il luogo comune da superare ancora una volta rimane l'opinione secondo la quale la vita campestre, i lavori domestici e le feste paesane non sarebbero capaci di insegnare cose molto importanti ai fanciulli, anzi sarebbero contrari o nocivi all'azione scolastica. Eppure ogni insegnamento dovrebbe essere una risposta ai problemi suscitati dalla vita reale.

Quindi,  soltanto  aprendo la scuola alla vita potrà nascere l'interesse verso la vita scolastica

CAPITOLO 1

L'EDUCAZIONE PEMANENTE

E

GLI ANZIANI

Capitolo 1

L'educazione permanente e gli anziani.

"L'educazione emerge come un continuum solidale e privo di frantumazioni ed esige un servizio costante e diacronico, quindi permanente, rivolto ad ogni persona perché possa prendere coscienza delle proprie potenzialità e attitudini, inserendosi operativamente nel processo di sviluppo della civiltà e divenendo agente promotore di cambiamento. Una educazione intesa come preparazione alla vita, la quale deve avere sempre come fine fondamentale la promozione della persona, non più intesa come totalità chiusa e definitiva, ma come movimento di personalizzazione e di valorizzazione di sé e dell'ambiente."(1)

"I giovani e gli anziani possono offrire un esempio di disponibilità gratuita in un mondo che vede tutto in funzi 212j95c one dell'utile immediato e del produttivismo. I giovani  e gli adulti, pertanto, possono costituire, oggi, una controcultura non in termini di contrapposizione rispetto alla cultura corrente e di moda, bensì in termini di alternativa e di speranza per la edificazione di una società migliore."(2)

Gli studiosi considerano uno stato di prematurità quello dei giovani e postmaturità quello degli anziani. In questo caso la maturità viene identificata con la produttività economica e professionale. Entrambi sia i giovani che gli anziani vengono emarginati dalla società, poiché non producono, i giovani sono in attesa del  lavoro, mentre gli anziani sono ormai in pensione.

Gli studi sociologici si limitano a confermare e a rilevare una diffusa mentalità deteriore, mentre noi  denunciamo apertamente questa situazione negativa sperando che cambi. Poiché a nostro avviso, non ha senso qualificare l'età giovanile come stato di prematurità, né quella degli anziani come stato di postmaturità, poiché ogni età esprime in sé la propria maturità, intesa come un valore che ciascuno è impegnato a incrementare permanentemente.(3)

E' molto importante constatare che "il problema della senescenza non si esaurisce nell'ambito delle caratteristiche fisiche di questa età. D'altra parte, la stessa comparazione acritica e superficiale della senescenza e della giovinezza sul piano fisico in rapporto all'efficienza, alla prestanza fisica, in una parola, alla salute, favorisce la diffusione dei pregiudizi, che rafforzano ulteriormente il mito della giovinezza di cui si è appropriato ormai il produttivismo, che ha opportunamente confezionato ed etichettato una moda giovane e una cultura giovane, diventate ormai termini di riferimento prioritari per la valutazione di ogni manifestazione alla page della vita attuale."(4)

"Uno degli aspetti fondamentali dell'educazione permanente è l'educazione alla disponibilità, la quale evita che l'anziano si ripieghi su se stesso in un' età in cui gli altri hanno bisogno di lui come egli stesso ha bisogno di essere gratificato dal prossimo. Nessuno più dell'anziano può comprendere meglio i bisogni dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, poiché è già passato attraverso questi diversi stadi della vita. L'attenzione alle richieste degli altri arricchisce l'anziano e gli permette di mettere a disposizione del prossimo la propria ricca esperienza di vita.

E' la comunicazione intergenerazionale che nella nostra società deve costituire una nuova forma di attività attraverso la quale gli anziani, sentendosi protagonisti ancora una volta, additeranno la direzione del vero progetto e denunceranno falsi obiettivi e le mode ricorrenti."(5)

È stato dimostrato che il declino intellettuale è più un effetto che una causa. La quale è da ritrovarsi soprattutto nella mancanza degli interessi, di occasioni di scelta, di crescita culturale e di arricchimento personale. Questa verità è bene che la tengano presente non solo gli stessi anziani, i quali non devono chiudersi in se stessi, ma soprattutto da tutti coloro che abbiano a cuore la soluzione di questi problemi e avvertano la responsabilità di assicurare alla terza età  serenità e gioia di vivere.(6)

Note

1.       V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - Storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000, pp.199-200

2.       V. Caporale, Adultità e educazione permanente, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 82

3.       Cfr. V. Caporale, Adultità e educazione permanente, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 83

4.       V. Caporale, Adultità e educazione permanente, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 136

5.       V. Caporale, Adultità e educazione permanente, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 149

6.       Cfr. V. Caporale, Adultità e educazione permanente, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 146



CAPITOLO 2

LE SCUOLE NUOVE

E

FREINET

Capitolo  2

Le scuole nuove e Freinet

Il movimento delle scuole nuove è un movimento di reazione contro tutto ciò che sopravvive di medioevale nella scuola tradizionale.

Gli educatori si impegnano, con una mentalità diversa rispetto al passato, nella realizzazione delle nuove istanze: la centralità dell'alunno, che consente di intendere l'educazione come autoeducazione; la flessibilità del programma scolastico inteso come occasione per svolgere le potenzialità dell'alunno;  l'uso di metodi, tecniche e materiali didattici nuovi. (1)

La scuola tradizionale è,  invece, una scuola passiva, una scuola, cioè, che obbliga l'allievo a starsene immobile nel suo banco a subire la lezione cattedratica del maestro che impartisce dall'alto i suoi insegnamenti. Tutto nella scuola è indice di questa passività e la segregazione del bambino è evidente: "Il bambino ama la natura: fu messo in stanze chiuse. Al bambino piace giocare: fu fatto lavorare. Gli piace che la sua attività serva a qualcosa e si fece sì che la sua attività fosse senza scopo. Gli piace muoversi: fu costretto a restare immobile. Gli piace maneggiare degli oggetti: fu messo in contatto con le idee. Gli piace usare le mani: ci si rivolse soltanto al suo cervello. Gli piace parlare: fu costretto al silenzio. Vorrebbe cercare la scienza: gli venne imbandita bell'e fatta. Vorrebbe seguire la sua fantasia: venne piegato sotto il giogo degli adulti. Vorrebbe entusiasmarsi: si inventarono le punizioni. Vorrebbe rendersi  utile liberamente. Gli fu insegnato a ubbidire passivamente." (2)

"Freinet si rende conto che l'insegnamento impartito nella forma tradizionale è un fallimento sia per lo scolaro che si ribella, con l'indisciplina, all'immobilità fisica e mentale, sia per il maestro che soffre di questa situazione". (3)

"Per aprire la scuola alla vita Freinet decide di accompagnare ogni giorno i cari monelli in mezzo alla natura. Il direttore, stupito di queste novità, consiglia prudenza, per timore che le famiglie protestino; ma, in verità, i genitori degli alunni, dapprima un po'  sorpresi, si mostrano molto comprensivi, finche approvano senz'altro gli atti del maestro. Nei giorni di bel tempo, il giovane maestro e gli scolari, invece di intristire in classe, escono per ore intere a esplorare l'aperta campagna e a visitare le botteghe degli artigiani del paese. Il tal modo gli alunni, facendo tesoro di quanto hanno visto dal falegname, dal fabbro, dal fornaio, dal vasaio, dal profumiere, o traendo spunto dall'osservazione della natura, danno vita alle più vivaci lezioni di storia, di geografia, di calcolo, di botanica.." (4)

La tecnica del testo libero è la prima riforma operata dal Freinet.

Con la tecnica del testo libero si dà agli alunni la possibilità di scrivere alla lavagna un breve rendiconto della gita effettuata. Ma ben presto Freinet si accorge che il testo libero rischia di perdere la sua validità educativa, quando lo si cancelli alla lavagna o si cambi il quaderno. Quindi decide di sostituirlo con il "libro della vita" vero specchio degli avvenimenti della classe. (5)

Purtroppo il movimento delle scuole nuove ebbe vita breve infatti, "la presunzione di voler risolvere i problemi scolastici senza provocare una reale partecipazione da parte di tutta la comunità nella quale la scuola è inserita finiscono con l'annullare l'azione di rinnovamento pedagogico e scolastico provocata dall'attivismo." (6)

Note

1.       Cfr. V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - Storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 105

2.       V. Caporale,  Una  proposta  pedagogica  alternativa - Storia  e problemi,  Cacucci Editrice,  Bari,  2000, 

       p. 104

3.       V. Caporale, Freinet, Cacucci Editrice Bari, 2000, p. 22

4.       V. Caporale, Freinet, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 23

5.       Cfr. V. Caporale, Freinet, Cacucci Editrice, Bari, 2000, pp. 23-24

6.       V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - Storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p.107

CAPITOLO 3

IN NOME DELLA VITA:  TOLSTOJ




Capitolo 3   

In nome della vita: Tolstoj

"Tolstoj vede nella scuola una istituzione in cui viene insegnato ciò che nessuno comprende; dove per gran parte del tempo, l'alunno è costretto a parlare non certo nella sua lingua materna , e cioè in dialetto, ma in una lingua straniera; dove l'educatore considera più spesso i suoi allievi come i suoi nemici personali che, per la codardia dei genitori, si rifiutano di apprendere ciò che egli stesso ha imparato; e dove gli allievi considerano il maestro come un avversario il quale, per dare sfogo alla propria cattiveria personale, li costringe ad imparare cose molto difficili."(1)

Tolstoj opera una fondamentale distinzione fra istruzione e educazione; ritenendo che l'istruzione sia legittima e giusta perché libera, ed inoltre essa diviene conoscenza della realtà e dei suoi problemi, mentre l'educazione sia illegittima e iniqua in quanto non ha  alcuna giustificazione razionale né alcuna risonanza formativa nella vita del popolo.(2)

"Tolstoj si oppone al sapere trasmesso con la forza e alla pretesa del maestro di educare secondo certi modelli con l'intenzione illegittima di rendere lo scolaro simile a sé.

Egli è addirittura convinto che se il maestro potesse svelare appieno il senso della passione che egli porta dentro nell'educazione del fanciullo, noi scopriremmo che, al fondo di tale passione, si cela non altro che la sua gelosia per la purezza del fanciullo, e il desiderio di renderlo simile a sé, cioè corrotto."(3)

"La legge che può illuminare l'azione pedagogica ed essere alla base di una scuola popolare rinnovata è, per Tolstoj, la legge della libertà: una libertà fondata sulla vita e sulla molteplicità dei rapporti umani che la vita sollecita. Si comprende allora come i limiti della scuola tradizionale contro i quali Tolstoj vuole combattere, l'autoritarismo e il formalismo, su cui si fondano una disciplina oppressiva e un apprendimento astratto, inadeguati alle esigenze dei figli del popolo, possano essere superati lasciando educare alla vita, con la ricchezze delle esperienze e con le occasioni di istruzione spontanea che essa offre."(4)

Tolstoj sostiene che il senso profondo della storia e della geografia sfugga ai ragazzi, rifiutando di insegnarle. I ragazzi possono accedere solo ad un apprendimento mnemonico delle due materie.

Il maestro liquida il problema affidando alla vita il compito di suscitare gradualmente la passione per la geografia attraverso i viaggi e l'interesse per la storia attraverso la lettura dei giornali e l'attenzione per la vita politica del paese.(5)

"Alla base dell'antiautoritarismo di Tolsoj c'è la comprensione che la cultura è una dimensione reale che si può raggiungere solo per crescita propria , a partire dal contatto quotidiano con la realtà; e che per formarsi essa ha bisogno solo delle condizioni e degli strumenti adeguati : primi fra tutti quelli di un'esistenza sufficientemente umana e insieme ad essi quelli di sviluppo delle conoscenze."

 

Note

1.       V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 68

2.       Cfr. V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 64

3.       V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 65

4.       V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 66

5.       Cfr. V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 75

6.       V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000, p. 69

 

CONCLUSIONE

L'educazione si dimostra di peculiare importanza nella società odierna in cui lo spazio per i valori come la saggezza, l'autonomia personale  e l'esercizio della ragione sono sempre più ridotte a vantaggio del pragmatismo e  del conformismo ai valori edonistici, in cui il fare per il fare e la corsa al divertimento acquistano note di significativa importanza, in cui l'uomo sconvolge la natura nei suoi ritmi naturali.

La storia della pedagogia ci offre la possibilità di scoprire in che modo la scuola possa influire sull'evolversi dell'individuo e di conseguenza della società. Un esempio evidente  è la scuola nuova, e soprattutto negli esponenti che si sono differenziati in un certo qual modo come Freinet e Tolstoy rivelando  la loro partecipazione ai problemi della società.

Freinet "accoglie l'ispirazione dalle correnti dell'educazione  nuova  ma la  trova  troppo teorica e "sterilizzata", troppo legata a un'immagine dell'infanzia che  non  fa  differenza fra il bambino benestante di città e quello povero e  scalzo  di  molti paesini sperduti; per meglio dire, a un immagine  che  non  tiene  conto  del  secondo  e che ritaglia tutto sulla figura del primo.
Occorre perciò una "pedagogia popolare" che  riconosca  validità  culturale  agli interessi infantili  popolari,  senza  pretendere  di esprimerli  e  sostituirli subito  con  gli interessi previsti dalla ricerca teorica e imposti dai programmi ufficiali. Ciò pone a Freinet i primi problemi:   "Come  interessare  Giuseppe   alla lettura  e   alla  scrittura  che   lo  lasciano indifferente, mentre era interessatissimo, secondo le stagioni, alle lumache che custodiva vive nelle  sue scatole mal  chiuse,  ai  suoi  insetti  e  alle sue  cicale  che  cantavano  nel momento meno opportuno?", e così via".(1)

Tolstoy realizza,  invece, un metodo educativo ispirato al rispetto assoluto della libertà del fanciullo combattendo l'autoritarismo e il formalismo della disciplina oppressiva tipica della società russa del tempo.

"Il messaggio che Tolstoj ha voluto lanciare attraverso l'esperienza di Jasnaia Poliana è legato a un progetto di emancipazione dell'uomo da certi stili di vita da cui non era estranea la corruzione morale, che anche nel suo tempo erano largamente diffusi. Egli amava proporre una naturale ricerca della felicità attraverso il corretto uso delle facoltà fisiche e intellettuali, una ricerca dunque attenta all'interiorità, che però si concretava in comportamenti aperti, forti, sani e positivi. Per comunicare questi valori Tolstoj non si limitava a compilare formali manualetti di morale, ma dava vita ad una scuola, e, rinunciando a facili sistemazioni teoretiche, ha operato, muovendo dall'infanzia come condizione, e dalla realtà popolare: parametri in cui egli riconobbe la vera anima dell'uomo".(2)





NOTE

1.       Estratto dal paragrafo: "La pedagogia popolare"in: "Storia sociale dell'educazione" di Antonio Santoni Rugiu, Principato Editore Milano (1979) http: //kidslink.bo.cnr.it/cocomaro/freinet.htm

2.     Storia della Pedagogia e della Scuola nell'opera di Emilia Santamaria, di Carlotta Padroni, dalla rivista La Mediazione Pedagogica,  http://web.tiscalinet.it/mediazionepedagogica/index.htm

Bibliografia

V. Caporale, Una proposta pedagogica alternativa - Storia e problemi, Cacucci Editrice, Bari, 2000

V. Caporale, Adultità e educazione permanente, Cacucci Editrice, Bari, 2000

V. Caporale, Freinet, Cacucci Editrice Bari, 2000

Celestin Freinet (1896-1966) http: //kidslink.bo.cnr.it/cocomaro/freinet.htm

Storia della Pedagogia e della Scuola nell'opera di Emilia Santamaria http://web.tiscalinet.it/mediazionepedagogica/index.htm

Indice - Sommario

Introduzione .     .     .     .     .       .     .      .       .     .    .     .      .     .       pag.    1

Cap.   I - L'educazione permanente e gli anziani..    .    .   .    .      .        .     .      .  pag.    2

Cap.   II - Le scuole nuove e Freinet  .     .      .       .     .     .     .     .    .      pag.   4

           

Cap.   III - In nome della vita: Tolstoj.      .     .     .     .     .     .    .    .     .  pag.   6           

Conclusione  .     .      .     .       .      .     .      .     .      .       .     .      .     .    pag.   8

Notizie bibliografiche  .     .      .          .      .      .     .       .     .    .    .      . pag.   10

 







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