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Psicologia - PERIODO DI LATENZA

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Psicologia - PERIODO DI LATENZA

Psicologia


TERZA INFANZIA 6 - 12 ANNI

PERIODO DI LATENZA:

E' una fase dove non ci sono cambiamenti grossi ma è importante perché pone le basi per arrivare all'adolescenza. Piaget sottolinea l'importanza dei cambiamenti:

1)      Il bambino è capace di elaborare mediante concetti

2)      Il bambino è in grado di contare (addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione)



3)      Il bambino è capace di fare relazioni tra insiemi e sottoinsiemi

PENSIERO CONCRETO:

1)      Il bambino deve essere passato da operazioni esterne ad interne

2)      Il bambino sarà in grado, non solo di toccare l'oggetto ma lo può anche rappresentare mentalmente

3)      Il bambino passa da un pensiero irreversibile ad un pensiero reversibile (sa fare operazioni inverse e prove)

4)      Il bambino perviene alla conservazione della quantità, della lunghezza, del peso e del volume.

LIMITI:

Per pervenire alla permanenza dell'oggetto, il soggetto deve avere l'oggetto in questione davanti a sé. Egli deve partire dall'esperienza concreta (ad esempio prendere 8 matite e aggiungerne 3, ecc..), ed inoltre, grazie allo sviluppo evolutivo e all'esperienza, viene aumentata l'ampiezza della memoria e vengono assunte strategie diversificate.

STRATEGIE:

Se nella scuola materna il più importante modo per imparare era la ripetizione, ora ce ne sono altri, come ad esempio:

La codifica (in campo fonetico, visivo e semantico, ovvero suoni, colori e significato), l'organizzazione e il raggruppamento.

Il bambino, dopo aver scoperto una strategia, la estende ad altre cose in varie situazioni e sviluppa le abilità mnestiche.

SALUTE:

I bambini appartenenti alla terza infanzia possono incorrere nel rischio di influenze, ma molto meno di quando frequentavano la scuola materna.

Vi sono molti incidenti domestici con morti o traumi.

DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE:

Esempio: Obesità, le cui cause possono essere organiche (i soggetti erano già predisposti dalla nascita), una cattiva alimentazione oppure lo scarso movimento.

EFFETTI:

La diminuzione della durata della vita con una propensione all'obesità e problemi a livello cardiaco e circolatorio.

IL QUOZIENTE INTELLETTIVO

I casi di ritardo nell'apprendimento devono essere interpretati da personale specializzato e non dall'insegnante. Un effetto è stato studiato da Rosenthal, è l'"effetto pigmalione".

Rosenthal ha condotto un esperimento: in una scuola primaria sono stati somministrati ai bambini dei test attitudinali per sapere il quoziente intellettivo e gli sperimentatori avevano scambiato i risultati dei test ai professori, facendo in modo di dare i risultati dei bambini bravi a quelli meno bravi e viceversa.

Ritornarono dopo sei mesi e fecero dei nuovi test. Si vide che i bambini poco dotati mostravano un progresso mentre quelli con un precedente livello alto mostravano dei punteggi bassi.

Questo perché gli insegnanti, condizionati dai dati, avevano trattato in modo diverso gli alunni, stimolando quelli meno bravi e viceversa. Nel primo caso, quello dei bambini bravi, i soggetti si convincono che valgono poco. Nel secondo caso, quello dei bambini meno bravi, i soggetti, invogliati, rendono molto di più. Questi test sono utili nel caso di soggetti poco dotati. Sulla base di questo viene elaborata una programmazione individuale. Nella maggior parte dei casi, al soggetto manca la stimolazione dell'ambiente e non è un fattore genetico.

DIFFERENZE:

1)      Velocità nel risolvere i test, legata alla differenza di elaborazione delle informazioni

2)      Più un soggetto ha capacità nell'apprendere una strategia più ha velocità nell'applicarla



3)      I bambini devono avere padronanza del linguaggio

4)      L'ambiente extradomestico incide sul soggetto e sulla sua personalità

SVILUPPO DELLA PERSONALITA'

L'aspetto più importante non riguarda i cambiamenti cognitivi, ma l'ambito relazionale e sociale. In questa fase il sé sociale si afferma e si definisce. Da un'immagine esteriore (io corro, io mangio), si passa ad una esteriore (io sono disponibile, generoso, io sono più intelligente di te ecc..) perviene a delle comparazioni, da qualità concrete (io ho i capelli lunghi, biondi, ecc..) perviene a qualità astratte (io sono altruista, gentile, ecc..).

Il bambino comincia a percepire sé stesso non come sé fisico ma come psichico, inoltre perviene ad una conoscenza più approfondita di sé stesso.

Per arrivare a ciò, un ruolo importante hanno le relazioni che il soggetto instaura con gli altri (adulti, coetanei ecc..), e mediante i giudizi il bambino riesce a ridefinire l'immagine di sé.

Oltre a questo, il soggetto perviene ad una conoscenza degli altri. Da qualità esteriori (aspetto fisico), a qualità interiori (carattere).

AMICIZIA

L'amicizia è sottolineata sulla base dei tratti interiori. Se si chiede ad un bambino "Chi è tuo amico?" lui dirà "Chi mi sa aiutare" e non "Chi ha il giocattolo più bello".

Un'altra caratteristica importante dell'amicizia è il fatto che, se da un lato il sé sociale si matura e si ridefinisce grazie alle relazioni (c'è attaccamento e famiglia solida), dall'altro questo attaccamento è influenzato dai rapporti esterni.

Nella scuola elementare nascono amicizie monosessuali. I maschi preferiscono giochi all'aperto o competitivi, con molte amicizie mentre le femmine amano giocare con bambole e pupazzi in compagnia di poche amiche e prevale la cooperazione. I gruppi che così si vengono a formare, hanno come loro motivazione lo stare bene insieme. Quindi un'altra caratteristica nei bambini dai 2 ai 3 anni è la comparsa di rapporti stabili.

SVILUPPO DELLA CONSERVAZIONE DELLA PERSONALITA'

Il bambino scopre le qualità interiori e capisce che queste non cambiano anche se si cambia fisicamente. Quando il soggetto riesce a capire cosa l'altro pensa di lui (7 anni in poi) riesce anche a pensare dal punto di vista dell'altro (l'altro si è costruito un'immagine di lui ma il soggetto sa che può anche cambiarla questa immagine). Ad esempio, se l'altro pensa che il bambino è maleducato, basta che questi si comporti meglio che l'idea nell'altro cambierà.

A seconda dell'immagine che il soggetto comprende di sé, egli si fa una sorta di autovalutazione, cioè un'autostima. Se questa è scarsa o bassa, il bambino avrà un senso di inferiorità, dubbio, incertezza, isolamento e difficoltà nei rapporti. Se questa invece è alta, il bambino è sicuro, socievole, ecc..

Il soggetto può arrivare ad una valutazione di certi aspetti, ma per arrivare ad una valutazione completa lo può fare solo nella fase del pensiero concreto.

Sulla costruzione del pensiero concreto incidono alcuni fattori, come le esperienze (successi, insuccessi), la valutazione da genitori o coetanei su qualità della sua personalità (nel sentirli esprimere, il bambino darà importanza ad alcuni aspetti rispetto ad altri) o i giudizi e le valutazioni espresse da altri.

La costruzione dell'autostima si definisce concretamente sulle aspettative che il bambino ha e sulla possibilità che ha per realizzarle. Se il pensiero si avvicina al "Mi piacerebbe essere" l'autostima sarà alta. Se il pensiero non si avvicina a questo l'autostima sarà bassa. Un altro aspetto è il consenso esterno. Tanto più ci sentiamo gratificati tanto più si innalzerà l'autostima. Tanto meno ci sentiamo gratificati tanto più si abbasserà l'autostima.

Durante la terza infanzia si pongono le basi per la costanza dell'autostima. La sua costruzione tende ad avere continuità e stabilità ed è importante per la costruzione della personalità futura.

I modelli di riferimento sono i coetanei, i familiari ecc.. Se il modello permette di ridurre la distanza tra lui e il bambino l'autostima si alza mentre se il modello di riferimento non permette di ridurre la distanza l'autostima si abbassa.

Un altro aspetto è la popolarità, a cui è legato il problema dei bambini rifiutati e isolati, quelli che nessuno sceglie. Come conseguenza porta all'isolamento e a disturbi di tipo depressivo e del comportamento. Da adulti questi soggetti saranno maggiormente predisposti per la delinquenza ecc..

Questi soggetti vengono rifiutati perché non sono cooperativi, socievoli, ed hanno reazioni aggressive che mettono in atto sentendosi rifiutati.

RUOLO DELLA CULTURA:




La povertà porta ad una riduzione di stimoli e a diversi stili educativi. Quando la famiglia fa pesare al bambino i suoi problemi (ad esempio povertà, famiglia numerosa ecc..) i bambini presentano trascuratezza e aggressività.

RAPPORTO BAMBINI E TELEVISIONE

Rimanere tante ore davanti alla televisione aumenta l'aggressività del bambino. Come conseguenze porta all'impoverimento del linguaggio e alla diminuzione delle capacità attentive. Come rimedio si può attuare un maggiore rigore e controllo dei bambini al televisore, controllare quante ore sta, il tipo di programmi che guarda e la quantità di violenza presente.

Dato che i bambini non distinguono la finzione dalla realtà, si dovrebbe seguire il programma con il figlio e discutere perché non facendo in questo modo il bambino non capisce che cosa è buono o cattivo e viceversa.

Bandura, un neocomportamentista, pensa che la televisione sia la causa dei comportamenti aggressivi nei bambini nella fascia di età compresa tra i 7 e gli 8 anni.

L'ADOLESCENZA

Nel periodo tra gli 11 e i 12 anni, per la ragazza c'è un'altra tappa importante. Il periodo adolescenziale, che si divide in tre periodi:

1)      Preadolescenziale (11 - 15)

2)      Adolescenziale (15 - 19)

3)      Tarda Adolescenza (20 - 30)

L'aver raggiunto la maggiore età consegue l'indipendenza, il crearsi una famiglia. L'io stabile che si era formato nella terza infanzia si sconvolge e questo anche grazie al fatto che il fisico ha dei cambiamenti, come anche in campo affettivo e psicologico. L'adulto è colui che sa provvedere a sé stesso autonomamente.

PUBERTA':

In questo periodo possiamo ritrovare la crisi della pubertà, dove vi è la maturazione sessuale, lo sviluppo dei caratteri sessuali primari e secondari, lo sviluppo fisico, la crescita e lo sviluppo della muscolatura e l'aumento dello strato lipidinoso.

Questo sviluppo non è uno sviluppo armonico, e il soggetto entra in crisi e mette in discussione il suo aspetto fisico. Tutto ciò accade in quanto prima si sviluppano i piedi e le mani, poi si sviluppano le gambe e le braccia ed infine si sviluppa il tronco (il bambino si sente inadeguato).

I caratteri sessuali primari sono diversificati nei maschi e nelle femmine. Nei maschi vi è lo sviluppo dei testicoli e del pene mentre nelle femmine ritroviamo lo sviluppo delle ovaie e dell'utero. Per quanto riguarda i caratteri sessuali secondari, nei maschi vi è la modificazione della voce e la crescita della barba, nelle femmine vi è la crescita del seno e la comparsa del menarca mentre in entrambe i sessi possiamo trovare lo sviluppo dei peli pubici.

E' molto importante quando avvengono questi cambiamenti, perché se dovesse esserci una pubertà precoce il soggetto è a disagio mentre se dovesse esserci una pubertà ritardata, il soggetto potrebbe presentare ansia e sensi di inferiorità.

Le conseguenze potrebbero esserci per quanto riguarda il fatto che il soggetto non si sente più un bambino, si modifica prima il corpo e poi la componente psicologica, senza contare i conflitti alimentari come bulimia, anoressia o obesità.

Vi è inoltre l'insorgenza di alcuni conflitti che possono essere:

1)      Antichi, come il complesso di Edipo non ancora superato

2)      Nuovi, come il confronto con i pari

3)      Esterni, cioè legati alla propria evoluzione

Il conflitto è importante per la crescita, senza di esso non si riesce a capire cosa si vuole. Se non ci si mette in conflitto non si è mai una persona sicura. I conflitti sono numerosi, ad esempio con i genitori, con il gruppo o nell'ambiente scolastico.







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