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Pedagogie radicali e movimenti studenteschi del '68

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Pedagogie radicali e movimenti studenteschi del '68

Il "sessantotto", inteso come movimento di massa e di protesta, nasce come risultato di un malessere generale che investiva la società. I gruppi coinvolti sono disomogenei: a fianco degli studenti, si ritrovano operai e gruppi etnici minoritari.

Diffuso in buona parte del mondo, dall'occidente all'est comunista, ebbe come nemico comune l'autorità: nelle scuole si contestava l'autorità dei professori, della cultura ufficiale e del sistema scolastico obsoleto. Nelle fabbriche si rifiutava l'autorità del potere economico e dell'organizzazione del lavoro, nella famiglia si contestava l'autorità dei genitori. In entrambi i sistemi venivano messi in discussione il potere politico e le discriminazioni dovute alla razza, alla ricchezza, al sesso, alla religione, all'ideologia.

In Francia la protesta assunse toni molto violenti nel maggio del 1968 (vedi Maggio francese) e parve trasformarsi in rivolta contro lo stato. Essa ebbe origine da un progetto governativo di razionalizzazione delle strutture scolastiche mirante a renderle più rispondenti alle esigenze dell'industria: cosa che significava favorire i se 959f54j ttori tecnologicamente più avanzati, facendo pesare l'incremento della produttività sulla classe operaia. Il piano di riforma scolastica prevedeva, al termine degli studi secondari, una severa selezione da effettuarsi attraverso un esame supplementare che avrebbe ridotto considerevolmente il numero degli studenti universitari e consentito l'accesso agli studenti più dotati. In questo modo l'università avrebbe corrisposto meglio alle esigenze di alta qualificazione e specializzazione tecnica previste per i quadri dirigenziali. L'approvazione di questo piano, chiamato Piano Fouchet, provocò un'immediata risposta da parte delle masse studentesche. Contro lo spirito tecnocratico del Piano Fouchet, gli studenti e i professori progressisti dell'università di Nanterre decisero di scioperare. La protesta si allargò rapidamente e il 22 marzo prese il via il movimento più noto tra quelli sorti nella primavera del 1968.



La presenza di giovani operai a fianco degli studenti fu la caratteristica anche del Sessantotto italiano, il più intenso e ampio tra tutti quelli dell'Europa occidentale. In Italia la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulato negli anni '60, dovuto al fatto che lo sviluppo economico non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello di vita delle classi più disagiate. L'esplosione degli scioperi degli operai in fabbrica si saldò con il movimento degli studenti che contestavano i contenuti arretrati dell'istruzione e rivendicavano l'estensione del diritto allo studio anche ai giovani di condizione economica disagiata. La contestazione fu attuata con forme di protesta fino ad allora sconosciute:vennero occupate scuole e università e vennero organizzate manifestazioni che in molti casi portarono scontri con le forze dell'ordine. Tuttavia in Italia, per quanto riguarda la scuola, già qualcosa si era mosso all'inizio degli anni '60: nel 1962, durante il quarto governo Fanfani, dopo lunghe trattative tra DC e PSI, venne approvata la legge n.1859 del 31/12. Essa prevedeva  la scuola media unica che permetta l'accesso a tutte le scuole superiori. Permane comunque una ambiguità sulla questione "Latino", che diventa materia facoltativa anche se necessaria per l'accesso al liceo. Tali ambiguità sarebbero state superate solo a distanza di quindici anni, con l'abolizione del latino e la totale unificazione della scuola media. Nel 1968 viene istituita la Scuola materna statale e nel 1969 vengono emanati gli Orientamenti per la scuola materna. Nel 1969, anche sotto la spinta di questa rilevante stagione di movimenti studenteschi, vengono approvate norme che liberalizzano l'accesso agli studi universitari e che modificavano, rendendolo meno impegnativo, l'esame di maturità.

In questo clima di cambiamento, in Europa vennero delineandosi, alla luce di questi avvenimenti che acuirono l'urgenza di mutare e sviluppare determinati sistemi ormai obsoleti e non conformi ai nuovi tempi ormai affermatisi, nuovi metodi per affrontare i problemi riguardanti l'educazione, di interpretare la scuola e i rapporti al suo interno. Quest'ultimo problema fu uno dei temi principali che venne affrontato in quel dibattito che cominciò e segui il '68. Da ciò nacquero e si svilupparono diverse ricerche che avevano come obbiettivo l'individuazione dell'ideologia e delle sue modalità di azione all'interno della scuola tramite libri, insegnanti, pratiche didattiche varie, programmi, e come tutto ciò si modificò con il cambiamento delle forze politiche, con l'avvento di regimi totalitaristici quali quello nazista in Germani o quello fascista in Italia, analizzando quali caratteristiche dell'insegnamento venivano tenute maggiormente in considerazione, e quali altre nuove venivano inserite. In questo dibattito, che si inserisce in quel clima di revisione radicale, che caratterizzò il '68, dei processi educativi e del sapere pedagogico, si affermarono idee  e modelli che furono definiti "alternativi", che si ispiravano ad altri ideali che andavano ben al di la dei valori borghesi che mai potevano legare con quei principi che furono propri di questo periodo, principi anticonformistici e progressisti, quelli del 68, che cozzavano fortemente con tutto ciò che si affermava come autoritario. Georges Lapassade, don Lorenzo Milani, Ivan Illich furono tra i fautori di queste idee alternative, che si proponevano di rompere i classici schemi (ognuno in maniera diversa) favorendo processi educativo-formativi più aperti, più capaci di formare la persona in quanto tale, più aperte alla libertà di pensiero, processi in grado di formare persone più indipendenti. E' questa la pedagogia che si va affermando in questo periodo: una pedagogia critica, libera, indipendente dalla forma delle altre scienze, ispirata al valore dell'alterità.

Sia in Francia che in Italia una buona parte di pedagogisti si indirizzo verso questo nuovo modo di pensare la pedagogia, richiamandosi a grandi nomi come Marx o Freud e dando vita a una scienza libera e critica, che dava libertà, capace di formare l'individuo e renderlo emancipato e indipendente.

Per Lapassade l'infanzia deve essere valorizzata e salvaguardata da una "pedagogia istituzionale" che mette in crisi la prassi tradizionale propria della pedagogia nelle scuole e sviluppa, di contro, l'"autogestione pedagogica" che attua il rivolgimento educativo che valorizzi e promuova la natura propriamente genuina dell'infanzia, e venga così a scontrarsi contestando le classiche forme educative, liberando così gli allievi, gli insegnanti e gli stessi pedagogisti, come sostiene lo stesso Lapassade ne "L'autogestione Pedagogica". Tale pensiero troverà vasta applicazione e ampia approvazione sia in Francia stessa che in Italia (presso il gruppo milanese L'erba Voglio).




Con Illich (ma non solo con lui, seguaci di questa idea furono anche Freire, Goodman e Reimer) le idee radicali si indirizzano verso la descolarizzazione: bisogna descolarizzare la società, per evitare che le nuove leve, i giovani, le nuove generazioni cadano nell'apprendimento conformista saturo dell'ideologia del potere e riportare specularmene tale progetto destabilizzante all'interno di tutta la società, portando alla luce una pedagogia alternativa e una cultura altrettanto alternativa a quelle attuate e proposte dalle classiche scuole, quindi proporre un modello educativo che sappia dare ai giovani l'indipendenza intellettuale e di pensiero. Distrutta la scuola quindi, bisogna creare momenti di apprendimento in tutta la vita sociale. Primario scopo non è più la professionalizzazione dell'individuo, ma piuttosto la formazione socio-umana dell'uomo, che lo prepari a vivere pacificamente (in maniera "conviviale") con gli altri uomini. La pedagogia della descolarizzazione e comunque caratterizzata da una forte impronta di scelta politica (soprattutto quella impiantata da Freire): è un radicalismo orientato verso quelle fasce sociali che non sono emancipati, quelle fasce della società emarginate, che le vorrebbe spingere verso una rivalsa. Per ciò risulta essere intriso di una forte matrice utopica e rivoluzionaria, troverà molto sfogo infatti nella pedagogia dell'America Latina.

Particolare interesse suscita l'esperienza portata avanti da don Lorenzo Milani, che presenta in parte alcune caratteristiche proprie della corrente di pensiero appena analizzata, concetto, quello della descolarizzazione, che comunque disconosce. Si preferisce identificare quest'esperienza con il termine "controscuola", esperienza nata sul campo e attuata a Barbina. Ne troviamo testimonianza ne "Lettera a una professoressa", testo uscito dal lavoro della scuola appenninica, che risulta essere una netta condanna della scuola borghese, discriminatoria, fortemente classista, orientata a dividere ancora i figli dell'elite dai figli degli operai. Vengono criticati gli insegnanti, che sono definiti "vestali" di questo "sistema", facendo notare come a Barbiana si lavori tutto il giorno ( è effettivamente uno dei  primi esempi di scuola a tempo pieno), facendo scuola intorno ad una cultura non formale, parlando e scrivendo, emancipando così la proprietà di linguaggio e l'autonomia di pensiero. E comunque un'esperienza scolastica che è legata a particolari condizioni geosociali (Barbiana è un piccolo paesino sperduto appenninico) e alla carismatica personalità di don Dilani, un'esperienza che privilegia quasi esclusivamente l'insegnamento a livello linguistico, ma nonostante ciò risulta essere una delle esperienze di punta del '68, operò sul movimento italiano, fu conosciuta e discussa molto, rivelandosi come uno specchio delle proteste contro studentesche di quel periodo.

L'estremismo, proprio di quel periodo, ha caratterizzato queste esperienze sessantottine, esperienze che nascono da situazioni di malcontento,  mostrando sia i limiti (propri di ogni estremismo) sia i valori e la funzione di cambiamento che esso stesso ha prodotto. Cambiamento deciso, come una svolta, a cui ancora oggi la pedagogia è fortemente legata, cambiamento che ha portato avanti dei temi che ancora oggi risultano essere di attualità per i pedagogisti, sia sul piano puramente teorico, lasciando aperto un dibattito  sulla natura della materia stessa, sia sul piano pratico dove è sempre vivo il dibattito su determinate forme di ritorno a certi tipi di autoritarismo, o nella sempre viva questione sulla giusta  organizzazione scolastica.







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