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GIOVANNI BOSCO - Il sistema educativo

pedagogia


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GIOVANNI BOSCO

Giovanni Bosco nasce il sedici agosto 1815 in Murialdo. All'età di dieci anni si dedica ad aiutare i propri compagni, e a quella di quattordici si accentua in lui l'aspirazione alla vocazione educativa e sacerdotale.

Viene ordinato sacerdote all'età di 26 anni, e dal 1841 al 1844 è ospite del convitto di San Francesco D'Assisi a Torino. Finito il convitto Don Bosco si occupa di una delle opere benefiche della Marchesa di Barolo, dove prende spunto per la sua opera educativa dell'oratorio.

Nel primo oratorio ospita 800 giovani, poi con l'aiuto di don Rua e Cagliero, fonda la Congregazione Salesiana che, in seguito, viene ratificata dal Vaticano. Il termine "Salesiano" deriva dal nome del santo cui Don Bosco era molto devoto: S. France 141d34b sco di Sales. Le caratteristiche principali di questa congregazione erano la "carità"e la "bontà", di cui aveva fatto esempio proprio quel santo durante la sua vita.

Tutti i salesiani, pertanto, hanno la vocazione del donare, del dedicare la propria vita agli altri e, particolarmente alla giovane età, prediletta da Don Bosco.

Più tardi si occupa di attività missionarie ed invia un primo gruppo in Patagonia.



Muore a Torino il 31 gennaio 1888. Viene beatificato nel 1929 e canonizzato nel 1934.

Il pensiero pedagogico di Don Bosco si forma in un periodo d'intensa attività educativa perché nascono e si sviluppano le dottrine e le teorie di Herbart, Pestalozzi ecc.. Egli vive in prima persona il problema dell'educazione del popolo che riguarda i pedagogisti dell'età rinascimentale.

Vari influssi e suggestioni vengono inquadrati da Don Bosco nella tradizione cattolica.

Per il suo bisogno di concretezza può essere avvicinato ai protagonisti del positivismo pedagogico; per il suo desiderio di carità, di aiuto ai fratelli più deboli, per l'adeguazione gioiosa delle esigenze della fede alle necessità di chi soffre e alle condizioni di vita, rientra nell'ambito del Cristianesimo più genuino.

Il sistema educativo

Con le seguenti parole Don Bosco riassume il proprio sistema educativo affermando di lasciare ai giovani la libertà di fare le cose che preferiscono, poiché, ognuno fa con piacere quello che sa fare: "Io mi regolo con questo principio, che i miei allievi lavorino con amore e non con l'attività".

Egli individua due tipi di sistemi educativi, il preventivo e il repressivo. Il secondo consiste nel far conoscere le leggi ai sudditi, sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere il meritato castigo. Mentre il primo consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un istituto e poi sorvegliare in modo che gli allievi abbiano sempre puntato l'occhio vigile del direttore o degli assistenti, come padri amorosi che servono da guida ad ogni evento, diano consigli utili, mettendo gli allievi nella possibilità di non commettere errori.

La voce amica a cui fa riferimento Don Bosco è quella dell'assistente e del direttore che deve essere una presenza viva, attiva e costruttiva. La figura dell'assistente, deve essere quella di una guida che mette gli allievi alla prova, in modo che non si possano scusare dicendo di non sapere ciò che fosse stato loro comandato o proibito: una presenza paterna e fraterna.

L'educazione, secondo Don Bosco, è la grande arte di formare gli uomini affinché diventino utili cittadini e buoni cristiani: "scorrere, beneficare il prossimo specialmente con l'educazione della gioventù, allevandola negli anni più pericolosi, istruendola nelle scienze e nelle arti ed avviandola alla pratica della religione e della virtù".

La sua opera educativa è indirizzata al popolo con lo scopo di formarlo civilmente, fisicamente e moralmente. Don Bosco è concreto e integrale.




Nel suo lavoro i motivi della carità e della beneficenza s'intrecciano con quelli dell'educazione come preparazione alla vita terrena tramite l'apprendimento di un mestiere o di una professione individualmente e socievolmente utile.

Per Don Bosco, il lavoro è mezzo e fine dell'educazione e serve all'elevazione educativa e sociale del popolo.

Il metodo

Il sistema preventivo trova nell'educazione il proprio completamento attraverso i tre momenti della ragione, religione e amorevolezza; infatti, l'amore costituisce il cuore del metodo di Don Bosco: "dolcezza in tutto". Egli predica amorevolezza paterna e affettuosa che deve legare educatori e allievi.

Solo l'amore può aprire il cuore dei giovani che è come "una fortezza sempre chiusa al rigore e all'asprezza: l'amore include la ragione e la religione. Religione e ragione sono le due molle di tutto il mio sistema di educazione".

L'educatore agisce con quella forza di casualità esemplare che è l'unica forma consona alla natura stessa della volontà e della libertà, che muove e stimola senza violentare.

La ragione e il castigo

Il castigo, nel sistema preventivo, viene visto dall'allievo come una necessità e, essendo stato avvisato, non può sentirsi avvilito per le mancanze commesse. Cosi, nel subire la punizione, il giovane conserva intatta la sua dignità e non si sente umiliato perché punito ingiustamente, ma nello stesso tempo, l'educatore non assume il ruolo del vendicatore. Anche quest'aspetto per Don Bosco si conclude con l'amore.

L'educazione cosa di cuore

L'amore o l'amorevolezza serve a far guadagnare il cuore dell'allievo e ognuno deve cercare di farsi amare se vuole farsi stimare.

Don Bosco invita i suoi educatori ad evitare che un castigo prenda l'aspetto di una vendetta verso chi abbia procurato un'offesa in tempi trascorsi, specialmente se la mancanza è stata perdonata; anzi, bisogna dimostrargli più amore di prima e dimenticare tutto.







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