PARTE II
PRINCIPI
di
EDUCAZIONE SANITARIA
TABAGISMO
Il tabagismo
può essere definito tossicodipendenza da
tabacco. L'uso del tabacco induce una tossicomania per la nicotina contenuta.
La combustione delle foglie essiccate della pianta del tabacco avviene con
produzione di fumo contenente circa mille sostanze diverse, in più vi sono i
risultati della bruciatura dell'eventuale carta.
Dal momento in
cui un fumatore entra in azione produce tre diversi tipi di fumo: 1) corrente
primaria, è respirata solo dal fumatore attraverso l'aspirazione della
sigaretta; 2) corrente secondaria, formata dalla parte incandescente della
sigaretta, riguarda sia il fumatore sia le persone che lo circondano: 3)
corrente terziaria espirata dal fumatore e, nel suo diffondersi nell'aria,
nuovamente respirata dal fumatore stesso e dalle persone circostanti. I non
fumatori quindi sono sottoposti sia agli effetti della corrente secondaria che
a quelli della terziaria, ma è la corrente secondaria più tossica del fumo
diretto inalato dal fumatore: contiene una quantità doppia sia di catrame che
di nicotina rispetto alle quantità assunte quando si fuma di persona, prova di
questo è l'altissima percentuale di cancro ai polmoni delle mogli dei fumatori
che sono state fumatrici passive del fumo del marito.
Se dal punto di vista
tossicologico la composizione del fumo di tabacco è complessa, le sostanze più
rilevanti risultano quattro: nicotina, ossido di carbonio, catrame, sostanze
irritantiLa nicotina è una sostanza
eccitante del nostro sistema nervoso, crea dipendenza fisica ma con assistenza
medica e con somministrazione in quantità via via decrescente si riesce a
superare la dipendenza in quanto si dà al cervello la possibilità di riportare
nella norma i mediatori nervosi eccitatori.
La nicotina è
responsabile della tossicomania da tabacco perciò le spetta il primato della
pericolosità. Crea pure danni notevoli al sistema cardiocircolatorio: provoca
il restringimento dei vasi sanguigni periferici con aumento conseguente della
pressione arteriosa, restringe anche le arterie coronarie limitando così
l'afflusso di sangue per il nutrimento dello stesso cuore, queste due azioni
combinate riescono a far crepare il cuore cioè provocano l'infarto. La
nicotina, inoltre, altera la composizione stessa del sangue che forma più
facilmente dei trombi cioè frammenti solidi che si distaccano dalle pareti
incrostate e che verranno trascinati, dal flusso, finché riescono a tappare i
vasi. La nicotina risulta anche un irritante dell'albero respiratorio. Questo è
tappezzato da uno strato di sostanza viscosa "muco" che ha il compito di
trattenere le particelle 313d34d solide proteggendo la parete del canale aereo da
eventuali lesioni. In presenza di nicotina irritante, le cellule del canale
reagiscono, nel vano tentativo di allontanare il tossico, producendo più muco,
si genera così il catarro che i polmoni tentano di rimuovere con la tosse. Ecco
perché l'apparato respiratorio del fumatore risulta sempre intasato e genera
anche tosse. Le corde vocali, che sono pieghe della laringe, per la tosse si
arrossano e danno raucedine unita a laringite e bronchite cronica.
L'ossido di carbonio è presente per un
ventesimo del fumo, riduce la capacità del sangue di trasportare l'ossigeno dal
polmone a tutte le altre cellule. Così queste vengono danneggiate e tendono ad
invecchiare rapidissimanente. Il cervello risulta asfittico con una sonnolenza
crescente ed è questo intorbidimento mentale che fa dire ai fumatori di essere
più calmi e rilassati fumando, in realtà sono più "rintronati". Le cellule
miocardiche vengono ulteriormente danneggiate anche dall'ossido di carbonio,
oltre che dalla nicotina, con maggiore probabilità progressiva di infartuare
(morire).
Il catrame è il maggior responsabile, con
i suoi derivati, del tumore al polmone e all'apparato respiratorio. Va
sottolineata la corresponsabilità, nello scatenare questo evento (tumore),
esistente tra lo stesso catrame e tutte le componenti del fumo. Le mucose, cioè
il tessuto rivestente l'albero respiratorio, sono molto più delicate della
pelle, più irrorate dal sangue e vanno tenute costantemente umidificate: immaginate
che schok provoca già in bocca il
fumo proveniente da una sigaretta accesa, ecco quindi la possibilità di una
"cottura" delle mucose sulle quali si scatenerà facilmente un processo deviato
di una loro ricostruzione che può dare origine al cancro. L'utilizzo di filtri
è risultato poco efficace per la protezione antitumorale: il fumatore continua
comunque ad aspirare anche se in quantità minore, catrame.
Sostanze irritanti
sono di solito quelle che conferiscono odore e sapore al tabacco, sono aggiunte
al tabacco per distinguere una marca da un'altra. Sono irritanti e
infiammatorie del sistema respiratorio. Inibiscono il movimento delle cilia
vibratili, del tessuto tappezzante i bronchi, così esse non bloccano più
l'entrata alle particelle irritanti e solide che entrando creano possibilità di
infezioni anche mortali.
Fumo e prevenzione
Un
azione preventiva del fumo deve passare su più livelli: a livello sociale con
la dimostrazione che questa abitudine non è una mossa vincente, ma addirittura
una dichiarazione di sconfitta personale (chi fuma è uno sconfitto dalla
pubblicità che lo ha ridotto a suo manichino, è uno sconfitto dall'informazione
che non ha saputo cogliere, è uno sconfitto dal cancro che lo aspetta, è
socialmente un debito: per le dieci lire che dà al monopolio del tabacco ne
richiederà diecimila per cure mediche, per assenza dal lavoro per le sue
malattie croniche e infine per la sua invalidità che ne fa un lavoratore finito
dieci anni prima di quel che poteva essere). La responsabilità di ciascun
adulto di non rinforzare un'immagine deviante, che faccia coincidere l'essere
grandi col poter fumare è fondamentale: poter fumare deve essere solo per i
maggiorenni che vogliono dimostrare di essere grandi imbecilli. Il genitore che
fuma dà il messaggio che drogarsi è bene, come può chiedere al figlio di non farlo?
Politicamente uno stato come l'Italia che nella sua Costituzione vuol garantire
la salute al cittadino, come può commercializzare un prodotto che "NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE"? A questo
livello entrano in campo solo le agenzie formative serie come deve essere la
scuola pubblica.
DOPING
Oggi, in qualsiasi sport, ad
ogni livello, chi gareggia vuole vincere, nessuno tollera neppure la più
piccola dose di sofferenza per un traguardo mancato, e la industria chimica
fronteggia la situazione con pillole per tutti e per ogni circostanza: una di
fluoxetina a papà per fargli venire il buon umore, una di metilfenidato al
bambino ipercinetico (leggi "agitato"), e Clomicalm al cane con l'ansia da
separazione.Ciò che conta è il piacere immediato e illimitato. Per ottenerlo si
strumentalizzano circuiti neurochimici, si manipola il corpo come mai prima,
senza regole culturali e/o morali.
Le
sostanze utilizzate sono soggette a mode, i motori del loro cambiamento e/o
sostituzione sono solo le tecniche d'analisi in grado di smascherarne l'uso e
quindi di renderle non più assumibili perché svelabili negli atleti soggetti a
controllo, per gli altri è tutto possibile .
Il
fenomeno doping è incerto , senza confini, come la parola stessa; letteralmente
doping significa drogaggio, ovvero uso o somministrazione illegale di droghe a
soggetti praticanti sport ( atleti, cavalli, cani). Le droghe, in senso
stretto, sono sostanze in grado di interferire col sistema nervoso (eccitanti,
deprimenti, allucinanti), invece al doping sono riconducibili tutte quelle
sostanze illegali (non accettate dai regolamenti), in grado di accrescere le
energie psicofisiche, e quindi assunte e/o somministrate per migliorare in modo
artificioso, il rendimento agonistico in competizioni.
Secondo
la proposta di legge più recente, siamo al 17.03.99, in Italia "costituisce doping la somministrazione
all'atleta (professionista, dilettante, amatoriale) di medicinali appartenenti
alle classi farmacologiche vietate indicate dal CIO, medicinali o pratiche terapeutiche
non giustificate da documentate condizioni patologiche, effettuate con
l'intento di migliorare le prestazioni agonistiche".
SOSTANZE NON CLASSIFICATE dal Comitato
Internazionale Olimpico (C.I.O.)
CARBOIDRATI,
maltodestrine, fruttosio
Questi
zuccheri somministrati in tempi opportuni, possono fornire le giuste riserve di
energia.
AMMINOACIDI (aa)
Sono
i componenti base delle proteine.
Gli
sportivi assumono gli amminoacidi ramificati (valina , leucina, isoleucina)
indispensabili alla vita, non producibili dall'organismo che, quindi, deve
prenderli con il cibo. Aumentano l'anabolismo e la produzione dell'ormone della
crescita. Potenziano la massa muscolare. Ma l'ipotesi che la somministrazione
di amminoacidi ramificati possa avere un ruolo nel potenziamento della
performance fisica, non è dimostrata chiaramente da alcun studio clinico.
Anche
l'ipotesi che la glutamina stimoli il sistema di difesa immunitaria e
diminuisca il rischio di contrarre infezioni dopo estenuanti esercizi fisici
(come la maratona), non è stata scientificamente dimostrata.
In
dosi eccessive possono influire sulle funzioni cerebrali, provocare gotta,
danni epatici e renali.
L'uso
parenterale può dare discrasia (difetto della produzione delle cellule
ematiche), encefalopatia e calcolosi delle vie biliari. Come effetto
collaterale danno aumento di pressione.
INTEGRATORI MINERALI
Sono
preparati utili per restituire i sali persi con la sudorazione, ma vanno
opportunamente somministrati dal medico sportivo, comunque.
SODIO BICARBONATO
Sale
normalmente presente nel sangue, nelle cellule, deputato alla regolazione del
pH dei tessuti.
E'
utilizzato per neutralizzare l'acidità delle urine e del sangue (effetto
tampone), causata ad esempio da problemi renali o da diarree gravi: Diminuisce
anche l'attività degli acidi gastrici (effetto antiacido).
Si
è pensato di usare questo sale per neutralizzare l'acido lattico che si
accumula nei tessuti durante l'esercizio fisico prolungato, e che genera una
sensazione di affaticamento generale. Ma per ottenere questo effetto occorrono
dosi molto alte di bicarbonato che danno diarrea esplosiva, crampi allo stomaco,
flatulenza ( eccesso di gas gastrici ed intestinali).
Proprio
per questi fastidiosi effetti collaterali, che si possono verificare durante
l'attività fisica, l'assunzione di bicarbonato non risulta conveniente prima di
una gara.
CREATINA
Si
forma nel nostro fegato e reni a partire dagli amminoacidi glicina, arginina,
metionina.
Si
distribuisce per il 95% nei muscoli, dove, sotto forma di fosfocreatina funge
da "navetta" per il fosforo che ritrasforma l'ADP in ATP, fornitore d'energia
prontamente utilizzabile per la contrazione muscolare.
Il
fabbisogno quotidiano di creatina è di circa 2 g/die. Un'alimentazione
equilibrata e completa la fornisce, con i cibi proteici, nella quantità
adeguata.
Nella
medicina sportiva la creatina viene somministrata , in aggiunta a quella
fornita dai cibi, per aumentare la capacità del muscolo di generare forza, e
ridurre i tempi di recupero dopo la fatica, fra una gara e l'altra.
Miglioramenti
delle prestazioni fisiche dopo somministrazione di creatina sono stati dimostrati
in alcuni studi su soggetti non allenati, impegnati in esercizi ed in
condizioni "da laboratorio". Ma studi effettuati su atleti, durante vere
competizioni, non hanno confermato questa tesi.
Ulteriori
ed approfonditi studi clinici sono ancora necessari per dimostrare l'efficacia
di questa sostanza nel migliorare il grado di sopportazione dello sforzo.
In
medicina è utilizzata per migliorare il metabolismo cardiaco in caso di
scompenso o di cardiopatia ischemica, in diete dimagranti vegetariane, in anziani
con difficoltà masticatoria e in convalescenti con astenia.
Se
assunta in dosi eccessive può provocare disturbi gastrointestinali e crampi,
"muscoli legnosi", ritenzione idrica per diminuzione della produzione di urina.
Se
le autorità mediche sportive la metteranno al bando il problema sarà quello di
stabilire dei parametri di controllo affidabili: non può essere misurata se non
attraverso il prodotto finale eliminato dai reni, la creatinina. La
concentrazione nelle urine però varia in base all'età, al peso e, soprattutto,
alla massa muscolare. Un pasto ricco di carne, abbondante in amminoacidi
precursori della creatina, può variare la concentrazione di quest'ultima e,
quindi, della creatinina!
CARNITINA
Proteina
che regola il trasporto ed il consumo degli acidi grassi dal sangue ai muscoli,
cioè fa da "carrier" agli acidi grassi. Viene prodotta a partire dagli
amminoacidi lisina e metionina. Una dieta equilibrata , con sufficiente
assunzione di carne e derivati del latte, ne garantisce un adeguato apporto.
In
medicina la si usa per la cura di pazienti che non la sintetizzano a causa di
un difetto metabolico congenito detto "deficienza primaria di carnitina".
Non
è supportata da evidenze scientifiche l'ipotesi che la carnitina abbia un
effetto ergogenico, in altre parole, non esercita alcun comprovato
miglioramento delle prestazioni sportive.
La
somministrazione di carnitina può causare nausea, vomito, crampi addominali .
Dosi superiori a 3 grammi
possono dare diarrea e Fish Odor Syndrome (modificazione dell'odore del corpo).
VITAMINE
Sono
composti dalla formula più varia, indispensabili alla vita; nelle giuste
quantità potenziano e mantengono integre le difese dell'organismo con
formazione degli anticorpi necessari.
La
loro integrazione alimentare in condizioni di buona salute ed alimentazione
equilibrata, è inutile e spesso addirittura dannosa.
La
supplementazione può infatti degenerare in sovradosaggio con disturbi
differenti a seconda della vitamina e del tempo di esposizione. Ad es.: la
vitamina A in eccesso causa: insonnia, disturbi gastrointestinali, gengiviti,
reazioni cutanee, perdita dei capelli. E' controindicata in alte dosi
particolarmente nelle donne in gravidanza.
La
vitamina C, necessaria in piccole dosi è nociva a grandi dosaggi, come altre
vitamine antiossidanti ( come la E
ed il betacarotene) capaci, allora, di favorire attacchi cardiaci, emorragie
cerebrali, disordini immunitari e diverse tipologie di cancro.
La
vitamina C è un agente antiossidante nelle quantità moderate esistenti nel cibo,
ma spesso ossidante , se in elevata quantità, come si trova in molti
integratori. E' particolarmente ossidante se assunta con ferro o quando i
depositi corporei di ferro sono elevati, allora ha capacità mutagena, cioè di
indurre tumori. In iperdosaggio, inoltre, aumenta il rischio di calcoli renali,
dà cefalea, disturbi gastrointestinali.
Vitamina
D in eccesso provoca perdita di calcio dalle ossa, danni renali, ipertensione e
aritmie.
Vitamina
E in eccesso può provocare emorragie, alterazioni del sistema immunitario,
alterazioni delle funzioni sessuali.
Vitamina
K in eccesso altera le funzioni del fegato.
SOSTANZE IMPLICATE NEL DOPING
CAFFEINA
Classe A delle sostanze soggette a determinate
restrizioni del C.I.O.
Sostanza eccitante presente
nel caffè, tè e cacao. Viene iniettata in vena per averne beneficio rapido e
forte.
In medicina è utilizzata per
potenziare l'effetto di farmaci analgesici o anti-emicrania come l'ergotamina.
Gli si attribuisce effetto ergogenico e la capacità di migliorare l'attività
mentale, ma sono effetti indimostrati. Mentre è stato provato un positivo
effetto sull'aumento della resistenza in esercizi prolungati ma ad intensità
moderata. E' tollerabile dal nostro organismo in quantità corrispondente a
quella assumibile con una decina di caffè. All'eventuale esame durante le
manifestazioni agonistiche, la caffeina nelle urine non deve superare i 12 microgrammi/ml,
pari a 6-7 tazzine di caffè. La caffeina, anche ad alte dosi non migliora le
prestazioni sportive. Dopo l'assunzione di caffè si possono avere palpitazioni,
aritmia, tachicardia. L'abuso prolungato aumenta il rischio di patologie
gastrointestinali e cardiovascolari. Irrequietezza, eccitamento psicomotorio,
nervosismo, irritabilità ed insonnia sono effetti relativi alla dose consumata.
Può produrre effetti gravi, dalla tachicardia parossistica al delirio. Il mal
di testa è frequentissimo quando si sospende l'utilizzo e diversi sono i
disturbi gastrointestinali.
GUARANA'
Sostanza non classificata
dal C.I.O., si deve rimandare alla classificazione data per la caffeina (classe
A delle sostanze soggette a determinate restrizioni).
Estratto vegetale dei semi
di Paullinia Cupana, pianta sudamericana. Il suo principio attivo è la
guaranina, simile, per struttura ed azione, alla caffeina. Acquistabile in
erboristeria, il dosaggio spesso è indefinibile per la sua estrazione
artigianale. Nel guaranà puro si ha tra il 3 ed il 5% di guaranina, per cui
ogni grammo di questa sostanza corrisponde a 30-40 mg di caffeina (la stessa quantità
contenuta in una lattina di Coca-Cola).
Per questa indeterminazione,
gli sportivi corrono rischi di sospensione per doping.
Non
esistono a tutt'oggi studi sull'uomo che abbiano valutato l'efficacia
ergogenica nella pratica sportiva della guaranina, non è quindi utile per
migliorare la performance sportiva. E' bene, in ogni caso, evitare il consumo
in associazione con altre bevande eccitanti.
Gli
effetti collaterali sono del tutto simili a quelli della caffeina: irrequietezza,
eccitamento psicomotorio, nervosismo, irritabilità ed insonnia, mal di testa,
disturbi gastrointestinali, palpitazioni, aritmie, tachicardie.
AMFETAMINA o
ANFETAMINA
Classe A delle sostanze proibite dal C.I.O.
Potente stimolatore del sistema nervoso "simpatico", con questa sostanza
non si sente la fatica, la fame, il sonno, ed il morale è alle stelle. Viene
utilizzata da almeno 50 anni anche nell'ambito sportivo, con prevalente
diffusione iniziale in ambito ciclistico. In clinica è utilizzata per trattare
chi ha un irresistibile bisogno di dormire (narcolessia) e come anoressizzanti
per gravi obesi, sempre sotto stretto controllo medico specialistico. In molte
discipline sportive vi si fa ricorso per aumentare l'aggressività, la
competitività, la resistenza fisica. Le performance sono riferibili al
superamento della soglia della fatica e del dolore. Si sono avuti casi di
fratture ossee, durante gare , in cui gli atleti, sotto l'effetto di
amfetamine, non hanno avvertito alcun dolore! Le conseguenze sull'organismo
dell'ipereccitazione stressante da anfetamina sono gravi, talvolta drammatiche
ed irreparabili: si va da un malessere moderato con tremori, irritabilità,
insonnia, aggressività, fino a ipertensione, tachicardia, delirio,
allucinazioni, psicosi, ipertermia (43 °C), coma e collasso cardiocircolatorio. Si
verificano anche vomito, dolori addominali, anoressia (scomparsa della fame).
L'assunzione in dosi eccessive può provocare convulsioni ed emorragia
cerebrale. Le amfetamine inducono dipendenza, la sospensione improvvisa produce
una sindrome d'astinenza con depressione, stanchezza cronica e fame smodata.
Sono fortemente sconsigliabili nella pratica sportiva, ed il loro commercio,
extra prescrizione medico specialistica, è penalmente perseguibile.
Efedrina E DERIVATI
Classe
A delle sostanze proibite dal C.I.O.
Stimolano
la forza di contrazione e la frequenza cardiaca, per cui è stato ipotizzato che
possano migliorare lo sforzo fisico, ma il tutto è indimostrato
scientificamente.
Negli anni '80, quando le
anfetamine diventarono individuabili ai controlli, l'efedrina e derivati
divennero molto richiesti dagli atleti: era possibile acquistarli, senza ricetta
medica, in un antinfluenzale. Sono in commercio da soli o in associazione con
antiallergici e balsamici in prodotti da banco.
Vengono
utilizzati come sintomatici per risolvere la congestione da raffreddore e da
riniti allergiche, sotto forma orale o di spray nasale. Già a bassi dosaggi
danno anoressia, insonnia ed irritabilità. Gli effetti collaterali più gravi
sono: cefalea, capogiri, ipertensione, tachicardia fino allo stato
confusionale, allucinazioni, psicosi, sindromi maniacali, emorragia cerebrale.
Gli
stimolanti come l'efedrina sono altamente proibiti in campo agonistico, perciò
ci si deve astenere dal loro uso come decongestionanti, in caso di raffreddore,
prima di una competizione. Già la quantità di efedrina contenuta nelle
specialità da farmacia, si ritrova nelle urine a livelli superiori ai consentiti
dal C.I.O.
COCAINA
Classe
A delle sostanze proibite dal C.I.O.
Sostanza
stimolante del Sistema Nervoso Centrale.
Da
tempo non è più utilizzata in medicina . Nessun studio clinico ha confermato un
effetto ergogenico, mentre è stato dimostrato un effetto di decadimento delle
prestazioni in seguito ad assunzione di cocaina. Dà dipendenza per cui una
brusca sospensione dà sindrome di astinenza con stanchezza, depressione,
convulsioni, aumento della fame e del sonno. L'intossicazione provoca
convulsioni con gravi aritmie spesso mortali. Comuni effetti collaterali sono:
disturbi del sonno, euforia, paranoia, panico, aggressività, bruschi
cambiamenti d'umore, tendenze omicide e suicide. La sua azione ipertensiva fa
aumentare il rischio di infarto del miocardio ed ictus.
La
cocaina è uno stupefacente, il suo uso è pericoloso per la salute e la vita.
ANESTETICI LOCALI (AL)
Classe
C delle sostanze soggette a determinate restrizioni del C.I.O.
Sono
spesso derivati dalla cocaina, come la buvicaina,lidocaina, procaina,
xilocaina, usati come anestetici prima di effettuare interventi chirurgici
sulla pelle, sulle mucose orale, faringea, nasale e congiuntivale. Sono
sfruttati per i loro effetti analgesici anche nel trattamento di traumi ed
infortuni. Vengono utilizzati a livello topico o intra-articolare per diminuire
il dolore dopo un trauma.
Attenuando
il dolore, favorendo la ripresa dell'attività sportiva, possono essere
responsabili di un peggioramento della lesione traumatica per cui sono stati
usati.
ETANOLO o ALCOOL
ETILICO
Classe
A delle sostanze soggette a determinate restrizioni del C.I.O.
Componente
fondamentale di molte bevande comuni, come birra, vino, liquori, può esservi
presente in percentuale , detta gradazione, variabile dal 4 al 70.
Le
bevande alcooliche hanno un basso valore nutrizionale ma alto contenuto
energetico.
L'alcool
non ha azione ergogenica, anzi è capace di diminuire la capacità di performance
sportiva (effetto ergolitico).
L'etanolo
è un deprimente del sistema nervoso centrale. La sua assunzione può
determinare, a seconda dei casi, loquacità, ebbrezza, sonnolenza, difficoltà di
coordinazione dei movimenti, nausea, vomito, vertigini, sudorazione, stato
confusionale, coma.
L'alcool
dà dipendenza fisica (alcoolismo o etilismo) con conseguenze fisiche gravi
quali la cirrosi epatica che può portare a morte. Ancora più gravi sono le
conseguenze dell'assunzione di alcool con altre sostanze che agiscono sul
sistema nervoso (ansiolitici, antidepressivi, ecc.)
L'alcool
peggiora il rendimento delle prestazione sportive. In ambito agonistico possono
esser effettuati test per la determinazione dell'alcool in circolo.
In
ogni caso l'assunzione di alcool è vietata agli atleti in gara nel pentathlon,
disciplina nella quale l'alcool veniva somministrato per diminuire il tremore
da stress emotivo nelle prove di tiro al bersaglio.
OPPIOIDI
Classe
B delle sostanze proibite dal C.I.O.
Sono
potenti analgesici. La morfina è il narcotico più diffuso, i suoi derivati più
conosciuti sono l'eroina, la codeina, il fentanile.
Sono
usati per eliminare il dolore acuto o cronico non controllabile con altri
farmaci. Il loro effetto sedativo produce una temporanea sensazione di
benessere che ne determina facilmente l'abuso, seguito da rapida dipendenza,
con la conseguente necessità di assumere dosi via via crescenti, pena la caduta
in crisi di astinenza. Questa è caratterizzata da sudorazione, tremore, nausea,
vomito diarrea, dolori muscolari, ipertensione arteriosa e tachicardia.
Effetto
collaterale dell'uso di oppioidi nelle donne può essere anche alterazione del
ciclo mestruale.
L'assunzione
di alte dosi può portare a coma e morte per overdose..
Vengono
utilizzati in ambito sportivo per il dolore conseguente a crampi o a traumi.
Non hanno, contrariamente a quanto si crede, effetto ergogenico, anzi il loro
uso fa diminuire le prestazioni fisiche. Gli oppioidi sono stupefacenti, e come
tali, vietati anche in ambito sportivo.
Sono
permessi invece loro derivati che non hanno proprietà antidolorifiche , ma
antitussive o antidiarroiche, come la codeina, il destromorfano, la
diidrocodeina, il difenossilato.
MARIJUANA e HASHISH
Classe
B delle sostanze soggette a determinate restrizioni del C.I.O.
Si
ottengono dalla Cannabis Sativa o dalla Cannabis Indica, pianta originaria
dell'Asia Centrale.
In
medicina sono usati come antinausea indotta da farmaci antitumorali, e per
curare il glaucoma; ma la loro azione è sempre accompagnata da marcati effetti
psicoattivi: cambiamenti d'umore, marcato senso d'euforia e allegria, cui
seguono rilassamento e torpore, altera anche le capacità percettive degli
organi di senso.
Studi
clinici in atleti fumatori abituali di marijuana hanno evidenziato calo della
forza muscolare (effetto ergolitico, dunque), accentuazione dei riflessi
tendinei e tremori. Il perdurare di alterazioni del coordinamento e
dell'equilibrio, per parecchie ore dopo l'inalazione del fumo, compromette le
prestazioni sportive. Inoltre a carico del sistema cardiovascolare si possono
avere tachicardia, ipertensione arteriosa, aritmie. Altri effetti collaterali
sono le vertigini, perdita del senso del tempo, incapacità a valutare le
distanze, difficoltà di messa a fuoco. A livello ormonale si ha diminuzione del
testosterone con disturbi del comportamento sessuale.
Per
tutto ciò l'uso di questa droga è sconsigliabile non solo in ambito sportivo,
ma in ogni caso, essendo compromettente anche delle capacità scolastiche e
lavorative.
STEROIDI ANABOLIZZANTI
(stanozololo, testosterone)
Classe
C delle sostanze proibite dal C.I.O.
Sono
molecole analoghe ad alcuni ormoni naturali. Agiscono similmente al più
importante ormone maschile, il testosterone, che ha un'azione stimolante,
regolatoria e di mantenimento del normale sviluppo fisico e sessuale.
Vengono
utilizzati in medicina nel trattamento dello sviluppo fisico e sessuale in
maschi con deficienza di testosterone (ipogonadismo) e nei soggetti debilitati
da malattie con eccessiva distruzione di proteine. Gli sportivi lo usano per
aumentare la massa e la potenza dei muscoli: questi ormoni agiscono sul DNA
stimolando la produzione delle proteine delle cellule muscolari aumentando la
potenza (effetto ergogenico) e la massa dei muscoli stessi, possono facilmente
aumentare il peso, senza far aumentare il grasso corporeo.
Alcuni
studi hanno dimostrato che, con l'uso di steroidi, il tessuto muscolare può
presentare anomalie strutturali. Riducono la sensazione della fatica e del
dolore. Effetti collaterali sono: danni epatici, danni cardiovascolari per
ipertensione indotta con infarto del miocardio, trombosi e morte improvvisa per
arresto cardiaco anche in soggetti giovani. Aggravamento di tic nervosi,
psicosi paranoidi, stati maniaco-depressivi, aumento dell'aggressività,
euforia, depressione, alterazione del carattere. Nausea, vomito, ittero. La
sindrome da astinenza dopo interruzione dell'uso cronico ha effetti frequenti
ed evidenti riguardanti la sfera sessuale con alterazione degli organi sessuali
(femminilizzazione per gli uomini come conseguenza dell'atrofia dei testicoli
con loro diminuzione di dimensioni, ginecomastia, diminuzione del numero degli
spermatozoi fino alla scomparsa nel liquido seminale; mascolinizzazione per le
donne con sviluppo di peli e diversa distribuzione del grasso, acne grave,
cisti sebacee, foruncolosi e dermatiti seborroiche, perdita di capelli,
modificazioni del timbro della voce). In adolescenti ancora in fase di crescita
si può avere la fusione prematura delle epifisi delle ossa lunghe, portando a
bassa statura ed arresto della crescita. L'uso di anabolizzanti può portare
alla rottura dei tendini sotto sforzo, attraverso un'azione diretta sulle
fibrille del collagene.
In
ambito sportivo l'uso di steroidi anabolizzanti è assai diffuso tra gli atleti
di potenza come i sollevatori di peso ed i body-building.
BETA
2 AGONISTI
Classe
C delle sostanze proibite dal C.I.O.
Sono
farmaci molto usati per la cura dell'asma, rilassano la muscolatura bronchiale,
favorendo la respirazione (effetto broncodilatatore) perciò gli sportivi li
sfruttano per aumentare la capacità respiratoria, ma anche per la controversa
apparente capacità di aumentare la massa muscolare con un effetto simile a
quello del testosterone. Recenti studi clinici su atleti sani non asmatici
hanno dimostrato che non esiste alcun effetto sull'aumento della potenza e
della massa muscolare. Altri studi hanno evidenziato, invece, riduzione significativa
della resistenza a sforzi agonistici prolungati. Sono usati per curare
ipertensione e palpitazioni, riuscendo così a ridurre i tremori e centrare il
bersaglio nel tiro a piattello.
Rallentano
il ritmo cardiaco e riducono la pressione del sangue. Effetti collaterali sono:
tachicardia, palpitazioni, ipotensione, isolati casi di aritmia, angina
pectoris ed infarto del miocardio. Si possono manifestare anche tremore,
insonnia, stanchezza, vertigini. Inoltre, irritabilità, agitazione, mal di
testa e allucinazioni visive, iperglicemia, eritemi, orticaria, depressione,
bronchiti.
La
letteratura scientifica definisce l'assoluta inefficacia di questi farmaci per
migliorare la performance sportiva in soggetti sani. Quindi l'unica utilità
riconoscibile ai beta agonisti riguarda la loro prescrizione, sotto stretto
controllo medico, a soggetti asmatici che vogliono praticare sport.
BETABLOCCANTI
Classe
E delle sostanze soggette a determinate restrizioni d'uso dal C.I.O.
Hanno
la capacità di diminuire la forza e la frequenza di contrazione del cuore,
quindi la pressione arteriosa.
Sono
farmaci scelti per curare l'ipertensione arteriosa, l'angina pectoris, infarto,
aritmie. Talvolta presentano anche azione ansiogena, antiemicranica,
antiparkinson.
Tra
gli sportivi si è ricorso ai betabloccanti nelle discipline in cui l'atleta
dev'essere abile e preciso, a prescindere dal loro stato emotivo, come il tiro
a segno, ma non ci sono prove della loro efficacia. Quindi il loro impiego
razionale riguarda la terapia di atleti ipertesi.
E' sconsigliabile ridurre il
battito cardiaco in modo innaturale, soprattutto sottosforzo, in quanto il
cuore può andare incontro a fibrillazione degenerabile in arresto cardiaco.
Altri effetti di questi farmaci sono: affaticamento, broncospasmo, nausea,
disturbi gastrointestinali, impotenza.
Assolutamente
sconsigliati ad asmatici e a diabetici.
DIURETICI
Classe
D delle sostanze proibite dal C.I.O.
Sono
farmaci che aumentano la diuresi , favoriscono così l'eliminazione di acqua e
sali dal corpo.
Usatissimi
per la loro capacità di aumentare la produzione urinaria, con la diminuzione
dei liquidi in circolo, diminuiscono la pressione sanguigna. In medicina curano
le malattie ipertensive, lo scompenso cardiaco, l'ascite (versamento di liquidi
nella cavità addominale).
Non
aumentano le performance sportive, vengono utilizzati dagli sportivi per
mascherare le tracce di altre sostanze utilizzate come anabolizzanti. Nel
pugilato vengono sfruttati dagli atleti prima di salire sulla bilancia, per
rispettare il peso forma (naturalmente il calo è dovuto ad una pericolosa
disidratazione). Danno facilmente emicranie, nausea, abbassamento della
pressione, crampi e danni renali. Per il loro effetto collaterale di eliminare
massivamente sali di sodio e potassio possono essere letali per l'ipotensione
severa che porta a collasso, l'eccessiva perdita di potassio (ipocaliemia) può
degenerare infatti in arresto cardiaco, anemia emolitica, pancreatite,
insufficienza renale, alterazione della funzionalità epatica..
Come
fluidificanti e agenti mascheranti, i diuretici favoriscono l'espulsione di
sostanze vietate e ne riducono la presenza nelle urine rivelabili alle analisi.
Il
divieto di uso di diuretici in ambito sportivo è problematico per quegli atleti
che ne avrebbero oggettivo bisogno a scopo terapeutico.
PROBENECID®
Farmaco
utilizzato normalmente per potenziare l'effetto di alcuni antibiotici a causa
della sua capacità di inibirne l'allontanamento, riducendo la filtrazione
renale, quindi l'eliminazione , prolungandone ed aumentandone gli effetti.
Tra
i molti farmaci di cui inibisce la filtrazione renale ci sono gli anabolizzanti
steroidei, da qui l'uso di probenecid per impedire che nelle urine vengano
rilevate tracce di sostanze proibite.
Effetti
collaterali: irritazione gastrointestinale, eruzioni cutanee, disturbi renali,
convulsioni e morte per insufficienza respiratoria.
CORTISONE
e ACTH
Classe
C delle sostanze proibite dal C.I.O.
La
corticotropina (AdrenoCorticoTropicHormon, ACTH) è un ormone secreto
dall'ipofisi. Stimola le ghiandole surrenali a produrre ormoni glucocorticoidi
necessari a mantenere l'equilibrio idrico e metabolico.
E'
utilizzata soprattutto in diagnostica, per controllare la funzionalità del
surrene in patologie come il morbo di Addison, traumi, infezioni, ustioni,
abuso di corticosteroidi.
Stimolano
la crescita della massa muscolare e della struttura ossea.
L'uso
dell'ACTH tra gli sportivi è legato alla convinzione, mai dimostrata
scientificamente, dei suoi effetti anabolizzanti. Ben chiari, invece sono i
suoi effetti collaterali, tra i quali più importante è l'abbassamento delle
capacità di difesa dell'organismo con conseguente facilità ad ammalare di
infezioni broncopolmonari. Inoltre l'ACTH dà ritenzione di liquidi,
iperglicemia, problemi gastrointestinali ed osteoporosi. A seguito della
stimolazione indotta dall'ACTH all'iperproduzione di ormoni androgeni si può
avere irsutismo ed acne.
ERITROPOIETINA o
EPOIETINA (EPO)
Classe
E delle sostanze proibite dal C.I.O.
Ormone
normalmente secreto dai reni, stimola le cellule indifferenziate del midollo
osseo a trasformarsi in globuli rossi maturi aumentandone, quindi, il numero,
e, di conseguenza, la capacità d'ossigenazione dei tessuti, con potenziamento
della resistenza agli sforzi prolungati. E' stata sintetizzata con tecniche di
bioingegneria negli anni '80, ciò ne ha permesso l'utilizzo su larga scala
portando al superamento della pratica di autotrasfusione del sangue. E'
prodotta industrialmente per curare anemie gravi, come quella da AIDS o per
artrite reumatoide, o per anemie in neonati prematuri. E' considerata un
farmaco impegnativo che, per i suoi effetti collaterali, è da usare con estrema
cautela. Inibendo i fattori coagulanti, come la proteina "S", l'epo può formare
trombi intravascolari. Ma i medici conoscono bene anche altri temibili effetti
collaterali dell'uso prolungato di epo, come ipertensione con la conseguente
sclerosi vascolare e l'aumentato rischio di infarto. Sono state descritte pure
sindromi convulsive, encefalopatie ipertensive e modificazioni della sostanza
bianca celebrale.
Per
far aumentare i valori globulari , leggi numero dei globuli rossi, occorre
somministrare contemporaneamente all'epo, anche ferro con rischio di tossicosi
endogene, causa accertata di degenerazioni epatiche come la cirrosi.
Esiste
un altro inquietante pericolo: il meccanismo con cui l'epo naturalmente
seleziona le cellule del midollo osseo (processo detto apoptosi) viene
stravolto dall'epo ricombinante che si inietta come farmaco, perciò vi è
un'eccessiva proliferazione cellulare con aumento di sopravvivenza di cellule
mutate che possono portare alla degenerazione tumorale: l'epo ricombinante
inibisce la selezione facendo diventare globuli rossi anche cellule imperfette
che possono originare appunto un tumore.
FATTORE DI CRESCITA
INSULINO -SIMILE (IGF-1)
Classe
E delle sostanze proibite dal C.I.O.
Il
fattore di crescita insulino -simile ( Insulin Growth type1, IGF-1) viene
naturalmente prodotto dal fegato, è un ormone capace di regolare gli effetti
dell'ormone della crescita o GH .
In
clinica è utilizzato nelle malattie della crescita infantile, quando la
somministrazione del GH non risulta efficace.
Si
crede, erroneamente che l'esercizio fisico continuativo, anche dopo lunghi
periodi, stimoli la produzione di questo ormone. Studi clinici sull'uomo, non
hanno evidenziato alcun suo effetto anabolizzante né la capacità d'aumentare la
potenza muscolare (effetto ergogenico).Condivide con l'ormone della crescita
gli effetti collaterali ed i rischi (vedi sotto)
ORMONE DELLA CRESCITA
(GH)
Classe
E delle sostanze proibite dal C.I.O.
Aumenta
la massa magra a scapito di quella grassa con effetti spettacolari sulla
muscolatura mentre sono effetti grotteschi quelli sulle ossa (il GH fa crescere
particolarmente quelle della mascella, con modifiche dunque della fisionomia
del cranio e del viso, fa ingrandire pure delle mani e dei piedi). Tra gli
effetti collaterali vi è l'accrescimento degli organi interni con diminuzione
del tessuto adiposo che li protegge nella cavità addominale. Pericolose sono
pure le conseguenze sul fegato e sul sistema circolatorio con problemi
vascolari, infarto, ipertensione, impotenza, diabete, accorciamento della
durata della vita, e cancro. Riduce la resistenza ai traumi, da disturbi a
fegato e milza.
Fino
a qualche tempo fa era difficile da individuare, ora si riesce dosando il suo
metabolita IGF-1, fattore di crescita insulino simile.
GONADOTROPINA CORIONICA UMANA (HCG)
Classe
E delle sostanze proibite dal C.I.O.
E'
prodotta dalla placenta, viene estratta dalle urine delle donne gravide.
In
medicina viene somministrata a donne con problemi di fertilità, per favorire
l'ovulazione. Per curare l'infertilità maschile, per stimolare la discesa dei
testicoli in caso di criptorchidismo.
Nello
sport viene utilizzato per nascondere gli effetti collaterali nei soggetti che
fanno uso cronico di steroidi anabolizzanti come la ginecomastia e la atrofia
del volume dei testicoli. Quindi l'uso di questo ormone finisce per essere
un'auto-denuncia dell'assunzione cronica di steroidi anabolizzanti.
Gli
effetti collaterali dell'uso di HCG sono: ginecomastia, induzione della pubertà
precoce nei bambini con conseguente arresto della crescita, aumento e rottura
delle cisti ovariche, aumento del volume dei genitali maschili, disturbi
psichici, trombosi.
INSULINA
Non
ufficialmente classificata, ma come ormone dovrebbe rientrare nella Classe E
delle sostanze proibite dal C.I.O.
E'
un ormone pancreatico, serve per regolare il tasso glicemico ematico ( % di
glucosio presente nel sangue) detto glicemia che , dopo ogni ingestione di
cibo, aumentando, ne stimola la produzione.
L'insulina
trasporta il glucosio dal sangue alle cellule, attraverso le loro pareti.
Si
usa per curare il diabete insulino-dipendente e nelle emergenze con aumento di
corpi chetonici nel sangue (chetoacidosi diabetica).
L'uso
improprio determina ipoglicemia acuta che può essere causa di coma e morte.
Effetti collaterali dell'insulina possono essere: anemia emolitica, per rottura
dei globuli rossi, aritmia per ipoglicemia, cardiomiopatia, edema (ritenzione
di liquidi), tossicità epatica, danni neuronali irreversibili.
Viene
utilizzata nello sport per effetti anabolici e come inibitore del catabolismo
muscolare, epatico, del tessuto adiposo, ma nessun studio scientifico ne ha mai
dimostrato l'efficacia, né suoi effetti ergogenici sulla performance. Quindi
l'uso di questo ormone nella pratica sportiva è insensato, al di fuori delle
sue indicazioni terapeutiche. Il paziente diabetico soprattutto di tipo insulino-dipendente
può affrontare pratiche sportive esclusivamente sotto il controllo medico.
Recenti
ricerche hanno, però, dimostrato un'impropria e pericolosa diffusione dell'uso
di insulina tra gli sportivi.
COME CAPIRE SE TUO FIGLIO E' DOPATO?
Esistono
cinque segnali che devono insospettire
1-
L'aumento improvviso e
spropositato della massa muscolare. Bicipiti e tricipiti non appaiono
magicamente dopo pochi allenamenti ma sono il frutto di anni di attività
sportiva.
2-
I disturbi del sonno come la fatica ad
addormentarsi, ripetuti risvegli durante la notte sono segni di alterato equilibrio
psicofisico.
3-
L'aggressività
inspiegabile dopo una gara o un allenamento che, naturalmente stanca e scarica.
4-
L'aumento vistoso
della peluria.
5-
Le alterazioni, i
ritardi, le interruzioni del ciclo mestruale nelle ragazze.
GLOSSARIO dei termini usati
Anabolismo fase
del metabolismo in cui le sostanze introdotte si trasformano in materiale energetico
o d'accumulo.
Angina pectoris
mal di cuore.
Anoressizzanti
sostanze capaci di sopprimere lo stimolo della fame.
Ansiogeno antiansia.
Astenia diminuita capacità di lavoro muscolare.
Cardiomiopatia
malattia del muscolo cardiaco.
Criptorchidismo
malformazione congenita per cui uno o entrambi i testicoli non sono scesi nello
scroto.
Encefalopatia
malattia dell'encefalo.
Ergogenico
che aumenta la capacità di sviluppare lavoro muscolare.
Ergolitico
che diminuisce la capacità di sviluppare lavoro muscolare.
Ginecomastia
sviluppo esagerato della mammella nel maschio.
Ictus
emorragia cerebrale.
Ipotensione
pressione sanguigna sotto i livelli normali.
Tachicardia
parossistica massima accelerazione dei battiti cardiaci.
Topico
esterno
Uso parenterale
via iniettiva, può essere intramuscolare, endovenosa, sottocutanea.
CEFALEA O MAL DI TESTA
E' un disturbo
molto diffuso, una vera e propria malattia sociale perché costa tantissimo in
termini di assenze dal lavoro e cure farmacologiche. La maggior parte delle
cefalee sono primitive, cioè apparentemente inspiegabili, a meno che non si
accolgano le ultime teorie secondo le quali si possono classificare tre tipi di
cefalee:
1) emicrania
2) cefalea tensiva
3) cefalea a grappolo
L'emicrania è un dolore pulsante,
localizzato a metà testa (destra o sinistra), peggiora con l'attività fisica.
Gli attacchi durano dalle 4 alle 24 ore.
La cefalea tensiva è la più comune , il
suo dolore è gravitativo (appesantimento) e costrittivo, di intensità varia.
Interessa tutto il capo, non peggiora con l'attività fisica, limita ma di
solito non impedisce le attività quotidiane. L'attacco può durare da trenta
minuti a più giorni. Se il dolore è presente per più di quindici giorni al mese
per almeno sei mesi, la cefalea si definisce cronica.
Per l'emicrania
e la cefalea tensiva si è scoperto che vi è una alterazione del sistema
dolorifico, che predispone ad attacchi in concomitanza a stimoli di varia
natura (ambientali, alimentari, emotivi).
La comparsa
dell'emicrania è preceduta dal fenomeno dell'aura, che consiste in disturbi della sensibilità, del linguaggio,
della visione, questi spesso sono "fosfeni" (punti e macchie luminosi, flash, cecità temporanea). Questi
fenomeni sono legati alla diminuzione del magnesio cerebrale. Questa scoperta
ha evidenziato il legame esistente tra un'alimentazione varia e ricca di ogni
oligoelemento e la capacità di star bene. La comparsa dell'emicrania e della
cefalea tensiva è indotta dalla liberazione da parte delle fibre nervose di
sostanze che infiammano i vasi sanguigni vicini, dilatandoli, quindi posso
affermare che queste due cefalee sono accompagnate da vasodilatazione, mentre la cefalea a grappolo è legata ad una vasocostrizione.
La cefalea a grappolo colpisce
maggiormente gli uomini, il suo dolore è lancinante, a un solo lato della testa
di solito attorno agli occhi o dietro le orecchie. Il male può durare con crisi
di 15 - 180 minuti. Possono arrivare ad otto in una sola giornata e continuare
per due o tre giorni. Ci si sente con un cerchio alla testa, arrossamento e
lacrimazione, sensazione di narice ostruita, sudorazione della fronte, gonfiore
delle palpebre.
E' chiaro che
se il mal di testa può essere legata a due situazione opposte dei vasi
cerebrali, andrà assolutamente chiarito a quale dei due tipi appartenga prima
di prendere medicine contro di esso. L'equivoco nasce dal fatto che i prodotti
generici distribuiti liberamente in farmacia sono un cocktail di sostanze aventi capacità vasodilatativa e analgesica
(cioè che elimina la sensazione di dolore) e così, se li assumo senza aver
indagato sull'origine del male, rischio, caso mai la mia cefalea fosse di tipi
dilatatorio, di peggiorare , aggravando lo stato della circolazione cerebrale
(senza rendermi conto del danno immediato) progressivamente, provocandomi col
farmaco ulteriore cefalea addirittura.
PARESI e PARALISI
La paresi è una situazione che deriva da
un danno cerebrale di una porzione del contenuto della scatola cranica
responsabile di una determinata funzione, accompagnata da momentanea incapacità
motoria di una porzione del corpo. Così possiamo ad esempio avere la paresi
della metà destra del corpo, cioè una emiparesi destra.
Con il tempo,
grazie alla capacità del cervello di far vicariare certe funzioni da più centri
suoi, possiamo guarire, cioè superare la situazione di paresi, con un recupero
quasi completo. Questa possibilità è legata alla causa della lesione
provocatrice, esempio interruzione momentanea dell'afflusso di sangue al
cervello per un ictus. Quanto più il
cervello è rimasto senza ossigeno sanguigno, tanto più sarà estesa la zona
asfissiata, solo se si è aperto un circuito alternativo quasi istantaneamente
riusciremo a contenere e/o superare i danni della lesione.
Per paralisi si intende la situazione di
incapacità motoria di una o più parti del corpo, irrecuperabile in quanto
dovuta alla interruzione dei nervi spinali. A seconda dell'altezza alla quale è
la lesione del nervo, la paralisi colpisce gli arti e/o il tronco. Per la
nostra incapacità di riprodurre le cellule nervose, le lesioni generatrici di
paralisi restano definitive. La vita vegetativa, cioè quella indipendente dalla
volontà può continuare grazie al fatto di dipendere dal sistema nervoso
autonomo che viaggio in vie proprie, esterne alla colonna vertebrale.
IL
PERICOLO DA FARMACI
Il farmaco è
generalmente considerato qualcosa che serve a lenire il dolore o a guarire una
malattia: quindi come tale non può far che bene. Pochi si rendono invece conto
che i medicinali sono per lo più "prodotti di sintesi", ossia sostanze non
naturali (non di derivazione vegetale, come una volta), ma artificialmente
sintetizzate in laboratorio, e come tali sono per l'organismo sostanze
"estranee" ancor prima di essere medicamenti.
In condizioni
normali che cosa fa l'organismo nei confronti di ciò che gli è estraneo? Tende
ad eliminarlo. Ad esempio, se entra una spina in un dito, intorno alla spina si
crea una reazione di difesa (infiammazione), nella quale i globuli bianchi si
accumulano (pus) circondando la spina per spezzettarla ed espellerla. Una
sostanza chimica estranea che entra nell'organismo (come ad esempio un farmaco)
va anch'essa eliminata; ma, prima di poterlo essere, deve venire trasformata,
"catabolizzata"; questa trasformazione avviene in quel grande laboratorio
chimico del nostro corpo che è il fegato. Ecco perché è il fegato per primo a
risentire dell'uso inconsulto o dell'abuso di farmaci.
L'automedicazione
è oggi un fenomeno molto frequente. Molte persone ingeriscono farmaci
unicamente basandosi su quanto viene loro suggerito dalla pubblicità dei
rotocalchi oppure da qualche amico o parente. Oggi tutti si sentono un po'
medici, pronti a dare consigli. L'automedicazione riguarda di solito quei
disturbi come il nervosismo, il mal di testa, il mal di stomaco, i quali sono
abitualmente considerati come sintomi a sé stanti, controllabili con una
pillola, ma che non di rado rappresentano manifestazioni di malattie
fondamentali più gravi. In Italia si spendono oltre due miliardi al mese in
psicofarmaci (ossia ansiolitici, tranquillanti, sonniferi, antidepressivi); non
molto inferiori sono le cifre relative agli antidolorifici, inoltre, ci si
rifornisce di tutto quanto "può servire" in un ipotetico futuro: diuretici, cardiotonici,
barbiturici, cortisonici, ormoni. Ed è proprio questa la chiave per andare
incontro alle intossicazioni da farmaci.
Quel che deve preoccupare
non è tento l'assunzione "una tantum"
di un qualsiasi medicamento, quanto il suo uso continuato. Le case degli
italiani sono delle vere e proprie "piccole farmacie". Ci si aspetterebbe che
queste fossero costituite solo da medicine necessarie per i piccoli disturbi,
quelle che possono essere acquistate senza ricetta medica. Una recente indagine
ha invece rivelato che i medicinali più frequenti nelle case, il più delle
volte nemmeno custoditi con cautela, sono i sonniferi, gli antidepressivi, il cortisone,
le gocce per il cuore, gli antibiotici. Tutti medicinali, questi, che vanno
presi soltanto per certe malattie ed in certe determinate dosi, che spesso
anche al medico è all'inizio difficile stabilire con certezza, data la
variabilità degli effetti farmacologici nel singolo soggetto.
Né va
dimenticato che i farmaci, anche se presi in dose adeguate, secondo al
prescrizione del medico, possono per se stessi dar luogo a disturbi collaterali
di vario genere: ad esempio i sulfamidici danno un'incidenza complessiva di
effetti indesiderati del 7-8%. Gli stessi foglietti illustrativi che si trovano
in ogni confezione di medicinali contengono preavvertenze circa l'evenienza e
la gravità di tali eventuali manifestazioni reattive.
Un altro
aspetto da tenere presente, la cui importanza si evidenzia in particolare nel
caso dell'automedicazione, è la incompatibilità di alcuni medicamenti fra di
loro. Ciò può portare o a gravi reazioni nell'organismo, o, nel migliore dei
casi, alla neutralizzazione dell'effetto farmacologico di due farmaci. Un
esempio: l'aspirina e il piramidone sono incompatibili, in quanto si
decompongono a vicenda e risultano pertanto inefficaci. La tetraciclina, un
antibiotico il cui assorbimento attraverso lo stomaco e l'intestino è molto
rapido ed attivo, riduce considerevolmente la sua efficacia se viene
somministrata contemporaneamente ad un antiacido o al latte.
DANNI SULL'ORGANISMO
L'uso o l'abuso
dei farmaci si riflette essenzialmente su due principali organi preposti alla
loro eliminazione; il fegato ed il rene, anche se, altri organi non vanno
esenti da danni.
Che cosa
avviene di un farmaco quando entra nel nostro organismo? Intanto, ricordiamo
che può entrarvi attraverso tre vie principali: orale, parenterale (intramuscolare
e endovenosa), percutanea. Giunto nel sangue, può, essendo una sostanza
chimica, combinarsi alle proteine del sangue, e così essere eliminato
attraverso i reni, la bile o i bronchi; oppure può essere assorbito in vari
tessuti, principalmente nel tessuto adiposo, normale serbatoio dal quale può
essere rimosso gradualmente e lentamente liberato. Ma il fenomeno più
importante è la sosta del farmaco nel fegato. La cellula epatica deve infatti
"smaltire" la molecola chimica che costituisce il farmaco, scindendola in sottoprodotti:
per far questo, viene sottoposta a superlavoro; inoltre, alcuni dei prodotti di
scissione del farmaco, legandosi a particolari costituenti la cellula epatica,
la danneggiano. Il fegato così leso non riuscirà più a svolgere le normali
trasformazioni chimiche delle altre sostanze che gli arrivano tramite gli
alimenti (proteine, carboidrati, lipidi, ecc..): si stabilisce in questo caso
una insufficienza epatica.
Lo stesso può
dirsi del rene: qui si può instaurare un'insufficienza cronica più o meno grave
della funzione renale, la quale è normalmente preposta all'eliminazione (con le
urine) dei prodotti di rifiuto. Particolarmente tossica per il rene è la
fenacetina, una base farmacologica che viene impiegata in moltissimi composti
antidolorifici, frequentemente impiegati nell'automedicazione.
Ma anche lo
stomaco può risentire sfavorevolmente dell'abuso di farmaci: ad esempio,
l'aspirina, anche essa molto usata nell'automedicazione, può nel tempo provocare
emorragie acute o croniche gastrointestinali, oltre che indurre alterazioni a
carico degli elementi cellulari del sangue (globuli rossi, globuli bianchi,
piastrine).
E' chiaro che
ogni farmaco ha una sua tossicologia, gli esempi citati dimostrano come i
farmaci che vengono presi continuamente e con indifferenza perché considerati
innocui alla salute possono in effetti risultare dei veri e propri veleni,
capaci di provocare lesioni anche irreversibili a carico di organi e tessuti.
Va poi tenuta presente un'altra possibilità e precisamente la possibilità dell'insorgenza
di un'allergia per i farmaci che vengono presi di continuo.
Ciò vale in
particolare per certi antibiotici: ad esempio, la penicillina (oggi la si
prende anche per una banale faringite o dopo l'estrazione di un dente) può dar
luogo ad ipersensibilità, le cui reazioni possono essere anche molto gravi (shock).
Né va
dimenticata l'eventualità che le medicine, specie se prese senza il consiglio
del medico, diano origine o dissimulino certi disturbi: ad esempio, un farmaco
preso contro la febbre del fieno può causare sonnolenza, mentre una cura per
dimagramento può essere causa di insonnia. I tranquillanti tendono a potenziare
l'azione di certi farmaci e a contrastare quella di altri; viceversa, la loro
azione può essere potenziata dall'ingestione di alcolici, per cui essi
divengono una specie di allucinogeni.
DANNI ALLA COMUNITA'
Ma il danno da
farmaci non è limitato soltanto alla loro potenziale tossicità
nell'automedicazione. I farmaci possono infatti rappresentare causa di
intossicazione accidentale non solo per chi li usa, ma anche per i familiari.
L'impiego
continuato ed abituale di uno stesso preparato determina infatti con il tempo
un "allentamento" della vigilanza della persona: la scatola o la bottiglietta
del medicinale viene in ultimo "vissuta" come un oggetto familiare, ed è quindi
facilmente lasciata in giro. Se in una casa vi sono dei bambini, questi - non
appena riescono ad impossessarsi del medicinale - lo ingeriscono o per
curiosità, in quanto attratti dai colori spesso invitanti delle pillole o
soluzioni, o anche per imitare il gesto che vedono fare ogni giorno dal padre o
dalla madre. I più esposti a questi incidenti sono i maschietti tra il 1° e il
4° anno di vita. Le ore più pericolose della giornata sono intorno alle 10 del
mattino (la mamma è a fare la spesa) e tra le 19 e le 20 (la mamma è in cucina).
Ma tali dati si riferiscono soltanto ai casi che arrivano al pronto soccorso
non alla reale totalità degli incidenti: difatti, nella maggior parte dei casi
il bambino ingoia il farmaco e non succede nulla (almeno dal punto di vista
sintomatico): così nessuno si accorge che ha ingerito un medicinale.
Tutto ciò
avviene nonostante che l'industria farmaceutica abbia recentemente realizzato
confezioni difficili da aprire, dando alla preparazione farmaceutica colori
meno attraenti: non di rado gli adulti lasciano i farmaci negli eleganti "porta
pillole" oppure aperti nei cassetti, che rappresentano notoriamente oggetto di
viva curiosità da parte del bambino.
Un altro
pericolo è rappresentato dai farmaci "scartati", che vengono gettati via in
quanto ormai vecchi e inutili. Non sempre vengono gettati negli appositi
contenitori, ma spesso messi da parte in qualche sacchetto... Anche in questa
evenienza è facile che una persona ne venga in possesso. Da una curiosa
indagine condotta su quale fine fanno i farmaci non consumati o consumati solo
in parte, risulta che l'11% delle persone li getta negli appositi contenitori,
il 3% li regala (sic!), il 70% li mette in qualche ripostiglio per una futura
utilizzazione. Il 10% degli interrogati.... non ricorda dove gli ha messi.
CHE COSA FARE?
Da quanto detto
appare chiaro che le linee da seguire per evitare che i farmaci - faticosamente
sintetizzati dagli studiosi per guarire - possano essere invece causa di
malattia, possono così sintetizzarsi:
a) non
automedicazione;
b) osservanza
scrupolosa delle prescrizioni mediche;
c) cauta
conservazione dei medicinali in casa.
Alla base della
non automedicazione esiste certamente un fatto culturale. Anche le persone di
cultura non sanno nulla sulla vera natura dei farmaci, su come vengono
scoperti, sintetizzati, sperimentati, e su quali sono le indicazioni e le
contro indicazioni. Purtroppo, il prezzo di questa ignoranza è piuttosto caro,
riflettendosi oltreché sulla salute dell'individuo anche sull'economia della
società. L'abuso nasce chiaramente da carenza culturali e da false credenze, ed
ha forse un riscontro atavico nel fatto che per secoli l'uomo si è quasi sempre
curato da solo, su basi empiriche. Il problema dell'automedicazione si identifica
con quelli del non corretto uso dei farmaci, del loro abuso, e della non
osservanza della prescrizione medica. Non sono pochi coloro che continuano
arbitrariamente ad usare un farmaco prescritto dal medico per un certo
disturbo, anche quando il disturbo ha cessato di esistere, a scopo
"preventivo": costoro non tengono presenti due fenomeni cui i farmaci possono
dar luogo nel nostro organismo: l'accumulo delle dosi e la sommazione degli
effetti. Automedicazione significa pertanto uso di farmaci su basi empiriche,
in assenza di diagnosi e di conoscenze farmacologiche di base. E' quindi
necessario erudire, oltre che gli adulti, anche i bambini ed i ragazzi sulla
pericolosità dei farmaci, anche di quelli che sembrano innocui e invitanti per
il colore ed il sapore. Ciò comporta, oltre che un impegno da parte
dell'insegnante, anche una più intima collaborazione tra medico e paziente, tra
scienza ufficiale e divulgazione, non perché il profano debba conoscere i
segreti della farmacologia, ma semplicemente perché si renda almeno conto della
potenziale pericolosità anche del farmaco apparentemente innocuo. Ottenere
questo significa compiere un fondamentale passo avanti nell'educazione
sanitaria del cittadino.