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PRINCIPI di EDUCAZIONE SANITARIA - TABAGISMO, DOPING, SOSTANZE IMPLICATE NEL DOPING

educazione fisica

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PARTE II

PRINCIPI

di

EDUCAZIONE SANITARIA

TABAGISMO

Il tabagismo può essere definito  tossicodipendenza da tabacco. L'uso del tabacco induce una tossicomania per la nicotina contenuta. La combustione delle foglie essiccate della pianta del tabacco avviene con produzione di fumo contenente circa mille sostanze diverse, in più vi sono i risultati della bruciatura dell'eventuale carta.

Dal momento in cui un fumatore entra in azione produce tre diversi tipi di fumo: 1) corrente primaria, è respirata solo dal fumatore attraverso l'aspirazione della sigaretta; 2) corrente secondaria, formata dalla parte incandescente della sigaretta, riguarda sia il fumatore sia le persone che lo circondano: 3) corrente terziaria espirata dal fumatore e, nel suo diffondersi nell'aria, nuovamente respirata dal fumatore stesso e dalle persone circostanti. I non fumatori quindi sono sottoposti sia agli effetti della corrente secondaria che a quelli della terziaria, ma è la corrente secondaria più tossica del fumo diretto inalato dal fumatore: contiene una quantità doppia sia di catrame che di nicotina rispetto alle quantità assunte quando si fuma di persona, prova di questo è l'altissima percentuale di cancro ai polmoni delle mogli dei fumatori che sono state fumatrici passive del fumo del marito.

Se dal punto di vista tossicologico la composizione del fumo di tabacco è complessa, le sostanze più rilevanti risultano quattro: nicotina, ossido di carbonio, catrame, sostanze irritantiLa nicotina è una sostanza eccitante del nostro sistema nervoso, crea dipendenza fisica ma con assistenza medica e con somministrazione in quantità via via decrescente si riesce a superare la dipendenza in quanto si dà al cervello la possibilità di riportare nella norma i mediatori nervosi eccitatori.

La nicotina è responsabile della tossicomania da tabacco perciò le spetta il primato della pericolosità. Crea pure danni notevoli al sistema cardiocircolatorio: provoca il restringimento dei vasi sanguigni periferici con aumento conseguente della pressione arteriosa, restringe anche le arterie coronarie limitando così l'afflusso di sangue per il nutrimento dello stesso cuore, queste due azioni combinate riescono a far crepare il cuore cioè provocano l'infarto. La nicotina, inoltre, altera la composizione stessa del sangue che forma più facilmente dei trombi cioè frammenti solidi che si distaccano dalle pareti incrostate e che verranno trascinati, dal flusso, finché riescono a tappare i vasi. La nicotina risulta anche un irritante dell'albero respiratorio. Questo è tappezzato da uno strato di sostanza viscosa "muco" che ha il compito di trattenere le particelle 313d34d solide proteggendo la parete del canale aereo da eventuali lesioni. In presenza di nicotina irritante, le cellule del canale reagiscono, nel vano tentativo di allontanare il tossico, producendo più muco, si genera così il catarro che i polmoni tentano di rimuovere con la tosse. Ecco perché l'apparato respiratorio del fumatore risulta sempre intasato e genera anche tosse. Le corde vocali, che sono pieghe della laringe, per la tosse si arrossano e danno raucedine unita a laringite e bronchite cronica.

L'ossido di carbonio è presente per un ventesimo del fumo, riduce la capacità del sangue di trasportare l'ossigeno dal polmone a tutte le altre cellule. Così queste vengono danneggiate e tendono ad invecchiare rapidissimanente. Il cervello risulta asfittico con una sonnolenza crescente ed è questo intorbidimento mentale che fa dire ai fumatori di essere più calmi e rilassati fumando, in realtà sono più "rintronati". Le cellule miocardiche vengono ulteriormente danneggiate anche dall'ossido di carbonio, oltre che dalla nicotina, con maggiore probabilità progressiva di infartuare (morire).

Il catrame è il maggior responsabile, con i suoi derivati, del tumore al polmone e all'apparato respiratorio. Va sottolineata la corresponsabilità, nello scatenare questo evento (tumore), esistente tra lo stesso catrame e tutte le componenti del fumo. Le mucose, cioè il tessuto rivestente l'albero respiratorio, sono molto più delicate della pelle, più irrorate dal sangue e vanno tenute costantemente umidificate: immaginate che schok provoca già in bocca il fumo proveniente da una sigaretta accesa, ecco quindi la possibilità di una "cottura" delle mucose sulle quali si scatenerà facilmente un processo deviato di una loro ricostruzione che può dare origine al cancro. L'utilizzo di filtri è risultato poco efficace per la protezione antitumorale: il fumatore continua comunque ad aspirare anche se in quantità minore, catrame.

Sostanze irritanti sono di solito quelle che conferiscono odore e sapore al tabacco, sono aggiunte al tabacco per distinguere una marca da un'altra. Sono irritanti e infiammatorie del sistema respiratorio. Inibiscono il movimento delle cilia vibratili, del tessuto tappezzante i bronchi, così esse non bloccano più l'entrata alle particelle irritanti e solide che entrando creano possibilità di infezioni anche mortali.

Fumo e prevenzione

Un azione preventiva del fumo deve passare su più livelli: a livello sociale con la dimostrazione che questa abitudine non è una mossa vincente, ma addirittura una dichiarazione di sconfitta personale (chi fuma è uno sconfitto dalla pubblicità che lo ha ridotto a suo manichino, è uno sconfitto dall'informazione che non ha saputo cogliere, è uno sconfitto dal cancro che lo aspetta, è socialmente un debito: per le dieci lire che dà al monopolio del tabacco ne richiederà diecimila per cure mediche, per assenza dal lavoro per le sue malattie croniche e infine per la sua invalidità che ne fa un lavoratore finito dieci anni prima di quel che poteva essere). La responsabilità di ciascun adulto di non rinforzare un'immagine deviante, che faccia coincidere l'essere grandi col poter fumare è fondamentale: poter fumare deve essere solo per i maggiorenni che vogliono dimostrare di essere grandi imbecilli. Il genitore che fuma dà il messaggio che drogarsi è bene, come può chiedere al figlio di non farlo? Politicamente uno stato come l'Italia che nella sua Costituzione vuol garantire la salute al cittadino, come può commercializzare un prodotto che "NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE"? A questo livello entrano in campo solo le agenzie formative serie come deve essere la scuola pubblica.

DOPING

Oggi, in qualsiasi sport, ad ogni livello, chi gareggia vuole vincere, nessuno tollera neppure la più piccola dose di sofferenza per un traguardo mancato, e la industria chimica fronteggia la situazione con pillole per tutti e per ogni circostanza: una di fluoxetina a papà per fargli venire il buon umore, una di metilfenidato al bambino ipercinetico (leggi "agitato"), e Clomicalm al cane con l'ansia da separazione.Ciò che conta è il piacere immediato e illimitato. Per ottenerlo si strumentalizzano circuiti neurochimici, si manipola il corpo come mai prima, senza regole culturali e/o morali.

Le sostanze utilizzate sono soggette a mode, i motori del loro cambiamento e/o sostituzione sono solo le tecniche d'analisi in grado di smascherarne l'uso e quindi di renderle non più assumibili perché svelabili negli atleti soggetti a controllo, per gli altri è tutto possibile .

Il fenomeno doping è incerto , senza confini, come la parola stessa; letteralmente doping significa drogaggio, ovvero uso o somministrazione illegale di droghe a soggetti praticanti sport ( atleti, cavalli, cani). Le droghe, in senso stretto, sono sostanze in grado di interferire col sistema nervoso (eccitanti, deprimenti, allucinanti), invece al doping sono riconducibili tutte quelle sostanze illegali (non accettate dai regolamenti), in grado di accrescere le energie psicofisiche, e quindi assunte e/o somministrate per migliorare in modo artificioso, il rendimento agonistico in competizioni.

Secondo la proposta di legge più recente, siamo al 17.03.99, in Italia "costituisce doping la somministrazione all'atleta (professionista, dilettante, amatoriale) di medicinali appartenenti alle classi farmacologiche vietate indicate dal CIO, medicinali o pratiche terapeutiche non giustificate da documentate condizioni patologiche, effettuate con l'intento di migliorare le prestazioni agonistiche".

SOSTANZE NON CLASSIFICATE dal Comitato Internazionale Olimpico (C.I.O.)

CARBOIDRATI, maltodestrine, fruttosio

Questi zuccheri somministrati in tempi opportuni, possono fornire le giuste riserve di energia.

AMMINOACIDI (aa)

Sono i componenti base delle proteine.

Gli sportivi assumono gli amminoacidi ramificati (valina , leucina, isoleucina) indispensabili alla vita, non producibili dall'organismo che, quindi, deve prenderli con il cibo. Aumentano l'anabolismo e la produzione dell'ormone della crescita. Potenziano la massa muscolare. Ma l'ipotesi che la somministrazione di amminoacidi ramificati possa avere un ruolo nel potenziamento della performance fisica, non è dimostrata chiaramente da alcun studio clinico.

Anche l'ipotesi che la glutamina stimoli il sistema di difesa immunitaria e diminuisca il rischio di contrarre infezioni dopo estenuanti esercizi fisici (come la maratona), non è stata scientificamente dimostrata.

In dosi eccessive possono influire sulle funzioni cerebrali, provocare gotta, danni epatici e renali.

L'uso parenterale può dare discrasia (difetto della produzione delle cellule ematiche), encefalopatia e calcolosi delle vie biliari. Come effetto collaterale danno aumento di pressione.

INTEGRATORI MINERALI

Sono preparati utili per restituire i sali persi con la sudorazione, ma vanno opportunamente somministrati dal medico sportivo, comunque.

SODIO BICARBONATO

Sale normalmente presente nel sangue, nelle cellule, deputato alla regolazione del pH dei tessuti.

E' utilizzato per neutralizzare l'acidità delle urine e del sangue (effetto tampone), causata ad esempio da problemi renali o da diarree gravi: Diminuisce anche l'attività degli acidi gastrici (effetto antiacido).

Si è pensato di usare questo sale per neutralizzare l'acido lattico che si accumula nei tessuti durante l'esercizio fisico prolungato, e che genera una sensazione di affaticamento generale. Ma per ottenere questo effetto occorrono dosi molto alte di bicarbonato che danno diarrea esplosiva, crampi allo stomaco, flatulenza ( eccesso di gas gastrici ed intestinali).

Proprio per questi fastidiosi effetti collaterali, che si possono verificare durante l'attività fisica, l'assunzione di bicarbonato non risulta conveniente prima di una gara.

CREATINA

Si forma nel nostro fegato e reni a partire dagli amminoacidi glicina, arginina, metionina.

Si distribuisce per il 95% nei muscoli, dove, sotto forma di fosfocreatina funge da "navetta" per il fosforo che ritrasforma l'ADP in ATP, fornitore d'energia prontamente utilizzabile per la contrazione muscolare.

Il fabbisogno quotidiano di creatina è di circa 2 g/die. Un'alimentazione equilibrata e completa la fornisce, con i cibi proteici, nella quantità adeguata.

Nella medicina sportiva la creatina viene somministrata , in aggiunta a quella fornita dai cibi, per aumentare la capacità del muscolo di generare forza, e ridurre i tempi di recupero dopo la fatica, fra una gara e l'altra.

Miglioramenti delle prestazioni fisiche dopo somministrazione di creatina sono stati dimostrati in alcuni studi su soggetti non allenati, impegnati in esercizi ed in condizioni "da laboratorio". Ma studi effettuati su atleti, durante vere competizioni, non hanno confermato questa tesi.

Ulteriori ed approfonditi studi clinici sono ancora necessari per dimostrare l'efficacia di questa sostanza nel migliorare il grado di sopportazione dello sforzo.

In medicina è utilizzata per migliorare il metabolismo cardiaco in caso di scompenso o di cardiopatia ischemica, in diete dimagranti vegetariane, in anziani con difficoltà masticatoria e in convalescenti con astenia.

Se assunta in dosi eccessive può provocare disturbi gastrointestinali e crampi, "muscoli legnosi", ritenzione idrica per diminuzione della produzione di urina.

Se le autorità mediche sportive la metteranno al bando il problema sarà quello di stabilire dei parametri di controllo affidabili: non può essere misurata se non attraverso il prodotto finale eliminato dai reni, la creatinina. La concentrazione nelle urine però varia in base all'età, al peso e, soprattutto, alla massa muscolare. Un pasto ricco di carne, abbondante in amminoacidi precursori della creatina, può variare la concentrazione di quest'ultima e, quindi, della creatinina!

CARNITINA

Proteina che regola il trasporto ed il consumo degli acidi grassi dal sangue ai muscoli, cioè fa da "carrier" agli acidi grassi. Viene prodotta a partire dagli amminoacidi lisina e metionina. Una dieta equilibrata , con sufficiente assunzione di carne e derivati del latte, ne garantisce un adeguato apporto.

In medicina la si usa per la cura di pazienti che non la sintetizzano a causa di un difetto metabolico congenito detto "deficienza primaria di carnitina".

Non è supportata da evidenze scientifiche l'ipotesi che la carnitina abbia un effetto ergogenico, in altre parole, non esercita alcun comprovato miglioramento delle prestazioni sportive.

La somministrazione di carnitina può causare nausea, vomito, crampi addominali . Dosi superiori a 3 grammi possono dare diarrea e Fish Odor Syndrome (modificazione dell'odore del corpo).

VITAMINE

Sono composti dalla formula più varia, indispensabili alla vita; nelle giuste quantità potenziano e mantengono integre le difese dell'organismo con formazione degli anticorpi necessari.

La loro integrazione alimentare in condizioni di buona salute ed alimentazione equilibrata, è inutile e spesso addirittura dannosa.

La supplementazione può infatti degenerare in sovradosaggio con disturbi differenti a seconda della vitamina e del tempo di esposizione. Ad es.: la vitamina A in eccesso causa: insonnia, disturbi gastrointestinali, gengiviti, reazioni cutanee, perdita dei capelli. E' controindicata in alte dosi particolarmente nelle donne in gravidanza.

La vitamina C, necessaria in piccole dosi è nociva a grandi dosaggi, come altre vitamine antiossidanti ( come la E ed il betacarotene) capaci, allora, di favorire attacchi cardiaci, emorragie cerebrali, disordini immunitari e diverse tipologie di cancro.

La vitamina C è un agente antiossidante nelle quantità moderate esistenti nel cibo, ma spesso ossidante , se in elevata quantità, come si trova in molti integratori. E' particolarmente ossidante se assunta con ferro o quando i depositi corporei di ferro sono elevati, allora ha capacità mutagena, cioè di indurre tumori. In iperdosaggio, inoltre, aumenta il rischio di calcoli renali, dà cefalea, disturbi gastrointestinali.

Vitamina D in eccesso provoca perdita di calcio dalle ossa, danni renali, ipertensione e aritmie.

Vitamina E in eccesso può provocare emorragie, alterazioni del sistema immunitario, alterazioni delle funzioni sessuali.

Vitamina K in eccesso altera le funzioni del fegato.

 

SOSTANZE IMPLICATE NEL DOPING

CAFFEINA

 Classe A delle sostanze soggette a determinate restrizioni del C.I.O.

Sostanza eccitante presente nel caffè, tè e cacao. Viene iniettata in vena per averne beneficio rapido e forte.

In medicina è utilizzata per potenziare l'effetto di farmaci analgesici o anti-emicrania come l'ergotamina. Gli si attribuisce effetto ergogenico e la capacità di migliorare l'attività mentale, ma sono effetti indimostrati. Mentre è stato provato un positivo effetto sull'aumento della resistenza in esercizi prolungati ma ad intensità moderata. E' tollerabile dal nostro organismo in quantità corrispondente a quella assumibile con una decina di caffè. All'eventuale esame durante le manifestazioni agonistiche, la caffeina nelle urine non deve superare i 12 microgrammi/ml, pari a 6-7 tazzine di caffè. La caffeina, anche ad alte dosi non migliora le prestazioni sportive. Dopo l'assunzione di caffè si possono avere palpitazioni, aritmia, tachicardia. L'abuso prolungato aumenta il rischio di patologie gastrointestinali e cardiovascolari. Irrequietezza, eccitamento psicomotorio, nervosismo, irritabilità ed insonnia sono effetti relativi alla dose consumata. Può produrre effetti gravi, dalla tachicardia parossistica al delirio. Il mal di testa è frequentissimo quando si sospende l'utilizzo e diversi sono i disturbi gastrointestinali.

GUARANA'

Sostanza non classificata dal C.I.O., si deve rimandare alla classificazione data per la caffeina (classe A delle sostanze soggette a determinate restrizioni).

Estratto vegetale dei semi di Paullinia Cupana, pianta sudamericana. Il suo principio attivo è la guaranina, simile, per struttura ed azione, alla caffeina. Acquistabile in erboristeria, il dosaggio spesso è indefinibile per la sua estrazione artigianale. Nel guaranà puro si ha tra il 3 ed il 5% di guaranina, per cui ogni grammo di questa sostanza corrisponde a 30-40 mg di caffeina (la stessa quantità contenuta in una lattina di Coca-Cola).

Per questa indeterminazione, gli sportivi corrono rischi di sospensione per doping.

Non esistono a tutt'oggi studi sull'uomo che abbiano valutato l'efficacia ergogenica nella pratica sportiva della guaranina, non è quindi utile per migliorare la performance sportiva. E' bene, in ogni caso, evitare il consumo in associazione con altre bevande eccitanti.

Gli effetti collaterali sono del tutto simili a quelli della caffeina: irrequietezza, eccitamento psicomotorio, nervosismo, irritabilità ed insonnia, mal di testa, disturbi gastrointestinali, palpitazioni, aritmie, tachicardie.

AMFETAMINA o ANFETAMINA

Classe A delle sostanze proibite dal C.I.O.

Potente stimolatore del sistema nervoso "simpatico", con questa sostanza non si sente la fatica, la fame, il sonno, ed il morale è alle stelle. Viene utilizzata da almeno 50 anni anche nell'ambito sportivo, con prevalente diffusione iniziale in ambito ciclistico. In clinica è utilizzata per trattare chi ha un irresistibile bisogno di dormire (narcolessia) e come anoressizzanti per gravi obesi, sempre sotto stretto controllo medico specialistico. In molte discipline sportive vi si fa ricorso per aumentare l'aggressività, la competitività, la resistenza fisica. Le performance sono riferibili al superamento della soglia della fatica e del dolore. Si sono avuti casi di fratture ossee, durante gare , in cui gli atleti, sotto l'effetto di amfetamine, non hanno avvertito alcun dolore! Le conseguenze sull'organismo dell'ipereccitazione stressante da anfetamina sono gravi, talvolta drammatiche ed irreparabili: si va da un malessere moderato con tremori, irritabilità, insonnia, aggressività, fino a ipertensione, tachicardia, delirio, allucinazioni, psicosi, ipertermia (43 °C), coma e collasso cardiocircolatorio. Si verificano anche vomito, dolori addominali, anoressia (scomparsa della fame). L'assunzione in dosi eccessive può provocare convulsioni ed emorragia cerebrale. Le amfetamine inducono dipendenza, la sospensione improvvisa produce una sindrome d'astinenza con depressione, stanchezza cronica e fame smodata. Sono fortemente sconsigliabili nella pratica sportiva, ed il loro commercio, extra prescrizione medico specialistica, è penalmente perseguibile.

Efedrina E DERIVATI

Classe A delle sostanze proibite dal C.I.O.

Stimolano la forza di contrazione e la frequenza cardiaca, per cui è stato ipotizzato che possano migliorare lo sforzo fisico, ma il tutto è indimostrato scientificamente.

Negli anni '80, quando le anfetamine diventarono individuabili ai controlli, l'efedrina e derivati divennero molto richiesti dagli atleti: era possibile acquistarli, senza ricetta medica, in un antinfluenzale. Sono in commercio da soli o in associazione con antiallergici e balsamici in prodotti da banco.

Vengono utilizzati come sintomatici per risolvere la congestione da raffreddore e da riniti allergiche, sotto forma orale o di spray nasale. Già a bassi dosaggi danno anoressia, insonnia ed irritabilità. Gli effetti collaterali più gravi sono: cefalea, capogiri, ipertensione, tachicardia fino allo stato confusionale, allucinazioni, psicosi, sindromi maniacali, emorragia cerebrale.

Gli stimolanti come l'efedrina sono altamente proibiti in campo agonistico, perciò ci si deve astenere dal loro uso come decongestionanti, in caso di raffreddore, prima di una competizione. Già la quantità di efedrina contenuta nelle specialità da farmacia, si ritrova nelle urine a livelli superiori ai consentiti dal C.I.O.

COCAINA

Classe A delle sostanze proibite dal C.I.O.

Sostanza stimolante del Sistema Nervoso Centrale.

Da tempo non è più utilizzata in medicina . Nessun studio clinico ha confermato un effetto ergogenico, mentre è stato dimostrato un effetto di decadimento delle prestazioni in seguito ad assunzione di cocaina. Dà dipendenza per cui una brusca sospensione dà sindrome di astinenza con stanchezza, depressione, convulsioni, aumento della fame e del sonno. L'intossicazione provoca convulsioni con gravi aritmie spesso mortali. Comuni effetti collaterali sono: disturbi del sonno, euforia, paranoia, panico, aggressività, bruschi cambiamenti d'umore, tendenze omicide e suicide. La sua azione ipertensiva fa aumentare il rischio di infarto del miocardio ed ictus.

La cocaina è uno stupefacente, il suo uso è pericoloso per la salute e la vita.

 

ANESTETICI LOCALI (AL)

Classe C delle sostanze soggette a determinate restrizioni del C.I.O.

Sono spesso derivati dalla cocaina, come la buvicaina,lidocaina, procaina, xilocaina, usati come anestetici prima di effettuare interventi chirurgici sulla pelle, sulle mucose orale, faringea, nasale e congiuntivale. Sono sfruttati per i loro effetti analgesici anche nel trattamento di traumi ed infortuni. Vengono utilizzati a livello topico o intra-articolare per diminuire il dolore dopo un trauma.

Attenuando il dolore, favorendo la ripresa dell'attività sportiva, possono essere responsabili di un peggioramento della lesione traumatica per cui sono stati usati.

ETANOLO o ALCOOL ETILICO

Classe A delle sostanze soggette a determinate restrizioni del C.I.O.

Componente fondamentale di molte bevande comuni, come birra, vino, liquori, può esservi presente in percentuale , detta gradazione, variabile dal 4 al 70.

Le bevande alcooliche hanno un basso valore nutrizionale ma alto contenuto energetico.

L'alcool non ha azione ergogenica, anzi è capace di diminuire la capacità di performance sportiva (effetto ergolitico).

L'etanolo è un deprimente del sistema nervoso centrale. La sua assunzione può determinare, a seconda dei casi, loquacità, ebbrezza, sonnolenza, difficoltà di coordinazione dei movimenti, nausea, vomito, vertigini, sudorazione, stato confusionale, coma.

L'alcool dà dipendenza fisica (alcoolismo o etilismo) con conseguenze fisiche gravi quali la cirrosi epatica che può portare a morte. Ancora più gravi sono le conseguenze dell'assunzione di alcool con altre sostanze che agiscono sul sistema nervoso (ansiolitici, antidepressivi, ecc.)

L'alcool peggiora il rendimento delle prestazione sportive. In ambito agonistico possono esser effettuati test per la determinazione dell'alcool in circolo.

In ogni caso l'assunzione di alcool è vietata agli atleti in gara nel pentathlon, disciplina nella quale l'alcool veniva somministrato per diminuire il tremore da stress emotivo nelle prove di tiro al bersaglio.

OPPIOIDI

Classe B delle sostanze proibite dal C.I.O.

Sono potenti analgesici. La morfina è il narcotico più diffuso, i suoi derivati più conosciuti sono l'eroina, la codeina, il fentanile.

Sono usati per eliminare il dolore acuto o cronico non controllabile con altri farmaci. Il loro effetto sedativo produce una temporanea sensazione di benessere che ne determina facilmente l'abuso, seguito da rapida dipendenza, con la conseguente necessità di assumere dosi via via crescenti, pena la caduta in crisi di astinenza. Questa è caratterizzata da sudorazione, tremore, nausea, vomito diarrea, dolori muscolari, ipertensione arteriosa e tachicardia.

Effetto collaterale dell'uso di oppioidi nelle donne può essere anche alterazione del ciclo mestruale.

L'assunzione di alte dosi può portare a coma e morte per overdose..

Vengono utilizzati in ambito sportivo per il dolore conseguente a crampi o a traumi. Non hanno, contrariamente a quanto si crede, effetto ergogenico, anzi il loro uso fa diminuire le prestazioni fisiche. Gli oppioidi sono stupefacenti, e come tali, vietati anche in ambito sportivo.

Sono permessi invece loro derivati che non hanno proprietà antidolorifiche , ma antitussive o antidiarroiche, come la codeina, il destromorfano, la diidrocodeina, il difenossilato.

MARIJUANA e HASHISH

Classe B delle sostanze soggette a determinate restrizioni del C.I.O.

Si ottengono dalla Cannabis Sativa o dalla Cannabis Indica, pianta originaria dell'Asia Centrale.

In medicina sono usati come antinausea indotta da farmaci antitumorali, e per curare il glaucoma; ma la loro azione è sempre accompagnata da marcati effetti psicoattivi: cambiamenti d'umore, marcato senso d'euforia e allegria, cui seguono rilassamento e torpore, altera anche le capacità percettive degli organi di senso.

Studi clinici in atleti fumatori abituali di marijuana hanno evidenziato calo della forza muscolare (effetto ergolitico, dunque), accentuazione dei riflessi tendinei e tremori. Il perdurare di alterazioni del coordinamento e dell'equilibrio, per parecchie ore dopo l'inalazione del fumo, compromette le prestazioni sportive. Inoltre a carico del sistema cardiovascolare si possono avere tachicardia, ipertensione arteriosa, aritmie. Altri effetti collaterali sono le vertigini, perdita del senso del tempo, incapacità a valutare le distanze, difficoltà di messa a fuoco. A livello ormonale si ha diminuzione del testosterone con disturbi del comportamento sessuale.

Per tutto ciò l'uso di questa droga è sconsigliabile non solo in ambito sportivo, ma in ogni caso, essendo compromettente anche delle capacità scolastiche e lavorative.

STEROIDI ANABOLIZZANTI (stanozololo, testosterone)

Classe C delle sostanze proibite dal C.I.O.

Sono molecole analoghe ad alcuni ormoni naturali. Agiscono similmente al più importante ormone maschile, il testosterone, che ha un'azione stimolante, regolatoria e di mantenimento del normale sviluppo fisico e sessuale.

Vengono utilizzati in medicina nel trattamento dello sviluppo fisico e sessuale in maschi con deficienza di testosterone (ipogonadismo) e nei soggetti debilitati da malattie con eccessiva distruzione di proteine. Gli sportivi lo usano per aumentare la massa e la potenza dei muscoli: questi ormoni agiscono sul DNA stimolando la produzione delle proteine delle cellule muscolari aumentando la potenza (effetto ergogenico) e la massa dei muscoli stessi, possono facilmente aumentare il peso, senza far aumentare il grasso corporeo.

Alcuni studi hanno dimostrato che, con l'uso di steroidi, il tessuto muscolare può presentare anomalie strutturali. Riducono la sensazione della fatica e del dolore. Effetti collaterali sono: danni epatici, danni cardiovascolari per ipertensione indotta con infarto del miocardio, trombosi e morte improvvisa per arresto cardiaco anche in soggetti giovani. Aggravamento di tic nervosi, psicosi paranoidi, stati maniaco-depressivi, aumento dell'aggressività, euforia, depressione, alterazione del carattere. Nausea, vomito, ittero. La sindrome da astinenza dopo interruzione dell'uso cronico ha effetti frequenti ed evidenti riguardanti la sfera sessuale con alterazione degli organi sessuali (femminilizzazione per gli uomini come conseguenza dell'atrofia dei testicoli con loro diminuzione di dimensioni, ginecomastia, diminuzione del numero degli spermatozoi fino alla scomparsa nel liquido seminale; mascolinizzazione per le donne con sviluppo di peli e diversa distribuzione del grasso, acne grave, cisti sebacee, foruncolosi e dermatiti seborroiche, perdita di capelli, modificazioni del timbro della voce). In adolescenti ancora in fase di crescita si può avere la fusione prematura delle epifisi delle ossa lunghe, portando a bassa statura ed arresto della crescita. L'uso di anabolizzanti può portare alla rottura dei tendini sotto sforzo, attraverso un'azione diretta sulle fibrille del collagene.

In ambito sportivo l'uso di steroidi anabolizzanti è assai diffuso tra gli atleti di potenza come i sollevatori di peso ed i body-building.

 

BETA 2 AGONISTI

Classe C delle sostanze proibite dal C.I.O.

Sono farmaci molto usati per la cura dell'asma, rilassano la muscolatura bronchiale, favorendo la respirazione (effetto broncodilatatore) perciò gli sportivi li sfruttano per aumentare la capacità respiratoria, ma anche per la controversa apparente capacità di aumentare la massa muscolare con un effetto simile a quello del testosterone. Recenti studi clinici su atleti sani non asmatici hanno dimostrato che non esiste alcun effetto sull'aumento della potenza e della massa muscolare. Altri studi hanno evidenziato, invece, riduzione significativa della resistenza a sforzi agonistici prolungati. Sono usati per curare ipertensione e palpitazioni, riuscendo così a ridurre i tremori e centrare il bersaglio nel tiro a piattello.

Rallentano il ritmo cardiaco e riducono la pressione del sangue. Effetti collaterali sono: tachicardia, palpitazioni, ipotensione, isolati casi di aritmia, angina pectoris ed infarto del miocardio. Si possono manifestare anche tremore, insonnia, stanchezza, vertigini. Inoltre, irritabilità, agitazione, mal di testa e allucinazioni visive, iperglicemia, eritemi, orticaria, depressione, bronchiti.

La letteratura scientifica definisce l'assoluta inefficacia di questi farmaci per migliorare la performance sportiva in soggetti sani. Quindi l'unica utilità riconoscibile ai beta agonisti riguarda la loro prescrizione, sotto stretto controllo medico, a soggetti asmatici che vogliono praticare sport.

BETABLOCCANTI

Classe E delle sostanze soggette a determinate restrizioni d'uso dal C.I.O.

Hanno la capacità di diminuire la forza e la frequenza di contrazione del cuore, quindi la pressione arteriosa.

Sono farmaci scelti per curare l'ipertensione arteriosa, l'angina pectoris, infarto, aritmie. Talvolta presentano anche azione ansiogena, antiemicranica, antiparkinson.

Tra gli sportivi si è ricorso ai betabloccanti nelle discipline in cui l'atleta dev'essere abile e preciso, a prescindere dal loro stato emotivo, come il tiro a segno, ma non ci sono prove della loro efficacia. Quindi il loro impiego razionale riguarda la terapia di atleti ipertesi.

E' sconsigliabile ridurre il battito cardiaco in modo innaturale, soprattutto sottosforzo, in quanto il cuore può andare incontro a fibrillazione degenerabile in arresto cardiaco. Altri effetti di questi farmaci sono: affaticamento, broncospasmo, nausea, disturbi gastrointestinali, impotenza.

Assolutamente sconsigliati ad asmatici e a diabetici.

DIURETICI

Classe D delle sostanze proibite dal C.I.O.

Sono farmaci che aumentano la diuresi , favoriscono così l'eliminazione di acqua e sali dal corpo.

Usatissimi per la loro capacità di aumentare la produzione urinaria, con la diminuzione dei liquidi in circolo, diminuiscono la pressione sanguigna. In medicina curano le malattie ipertensive, lo scompenso cardiaco, l'ascite (versamento di liquidi nella cavità addominale).

Non aumentano le performance sportive, vengono utilizzati dagli sportivi per mascherare le tracce di altre sostanze utilizzate come anabolizzanti. Nel pugilato vengono sfruttati dagli atleti prima di salire sulla bilancia, per rispettare il peso forma (naturalmente il calo è dovuto ad una pericolosa disidratazione). Danno facilmente emicranie, nausea, abbassamento della pressione, crampi e danni renali. Per il loro effetto collaterale di eliminare massivamente sali di sodio e potassio possono essere letali per l'ipotensione severa che porta a collasso, l'eccessiva perdita di potassio (ipocaliemia) può degenerare infatti in arresto cardiaco, anemia emolitica, pancreatite, insufficienza renale, alterazione della funzionalità epatica..

Come fluidificanti e agenti mascheranti, i diuretici favoriscono l'espulsione di sostanze vietate e ne riducono la presenza nelle urine rivelabili alle analisi.

Il divieto di uso di diuretici in ambito sportivo è problematico per quegli atleti che ne avrebbero oggettivo bisogno a scopo terapeutico.

PROBENECID®

Farmaco utilizzato normalmente per potenziare l'effetto di alcuni antibiotici a causa della sua capacità di inibirne l'allontanamento, riducendo la filtrazione renale, quindi l'eliminazione , prolungandone ed aumentandone gli effetti.

Tra i molti farmaci di cui inibisce la filtrazione renale ci sono gli anabolizzanti steroidei, da qui l'uso di probenecid per impedire che nelle urine vengano rilevate tracce di sostanze proibite.

Effetti collaterali: irritazione gastrointestinale, eruzioni cutanee, disturbi renali, convulsioni e morte per insufficienza respiratoria.

CORTISONE e ACTH

Classe C delle sostanze proibite dal C.I.O.

La corticotropina (AdrenoCorticoTropicHormon, ACTH) è un ormone secreto dall'ipofisi. Stimola le ghiandole surrenali a produrre ormoni glucocorticoidi necessari a mantenere l'equilibrio idrico e metabolico.

E' utilizzata soprattutto in diagnostica, per controllare la funzionalità del surrene in patologie come il morbo di Addison, traumi, infezioni, ustioni, abuso di corticosteroidi.

Stimolano la crescita della massa muscolare e della struttura ossea.

L'uso dell'ACTH tra gli sportivi è legato alla convinzione, mai dimostrata scientificamente, dei suoi effetti anabolizzanti. Ben chiari, invece sono i suoi effetti collaterali, tra i quali più importante è l'abbassamento delle capacità di difesa dell'organismo con conseguente facilità ad ammalare di infezioni broncopolmonari. Inoltre l'ACTH dà ritenzione di liquidi, iperglicemia, problemi gastrointestinali ed osteoporosi. A seguito della stimolazione indotta dall'ACTH all'iperproduzione di ormoni androgeni si può avere irsutismo ed acne.

ERITROPOIETINA o EPOIETINA (EPO)

Classe E delle sostanze proibite dal C.I.O.

Ormone normalmente secreto dai reni, stimola le cellule indifferenziate del midollo osseo a trasformarsi in globuli rossi maturi aumentandone, quindi, il numero, e, di conseguenza, la capacità d'ossigenazione dei tessuti, con potenziamento della resistenza agli sforzi prolungati. E' stata sintetizzata con tecniche di bioingegneria negli anni '80, ciò ne ha permesso l'utilizzo su larga scala portando al superamento della pratica di autotrasfusione del sangue. E' prodotta industrialmente per curare anemie gravi, come quella da AIDS o per artrite reumatoide, o per anemie in neonati prematuri. E' considerata un farmaco impegnativo che, per i suoi effetti collaterali, è da usare con estrema cautela. Inibendo i fattori coagulanti, come la proteina "S", l'epo può formare trombi intravascolari. Ma i medici conoscono bene anche altri temibili effetti collaterali dell'uso prolungato di epo, come ipertensione con la conseguente sclerosi vascolare e l'aumentato rischio di infarto. Sono state descritte pure sindromi convulsive, encefalopatie ipertensive e modificazioni della sostanza bianca celebrale.

Per far aumentare i valori globulari , leggi numero dei globuli rossi, occorre somministrare contemporaneamente all'epo, anche ferro con rischio di tossicosi endogene, causa accertata di degenerazioni epatiche come la cirrosi.

Esiste un altro inquietante pericolo: il meccanismo con cui l'epo naturalmente seleziona le cellule del midollo osseo (processo detto apoptosi) viene stravolto dall'epo ricombinante che si inietta come farmaco, perciò vi è un'eccessiva proliferazione cellulare con aumento di sopravvivenza di cellule mutate che possono portare alla degenerazione tumorale: l'epo ricombinante inibisce la selezione facendo diventare globuli rossi anche cellule imperfette che possono originare appunto un tumore.

FATTORE DI CRESCITA INSULINO -SIMILE (IGF-1)

Classe E delle sostanze proibite dal C.I.O.

Il fattore di crescita insulino -simile ( Insulin Growth type1, IGF-1) viene naturalmente prodotto dal fegato, è un ormone capace di regolare gli effetti dell'ormone della crescita o GH .

In clinica è utilizzato nelle malattie della crescita infantile, quando la somministrazione del GH non risulta efficace.

Si crede, erroneamente che l'esercizio fisico continuativo, anche dopo lunghi periodi, stimoli la produzione di questo ormone. Studi clinici sull'uomo, non hanno evidenziato alcun suo effetto anabolizzante né la capacità d'aumentare la potenza muscolare (effetto ergogenico).Condivide con l'ormone della crescita gli effetti collaterali ed i rischi (vedi sotto)

ORMONE DELLA CRESCITA (GH)

Classe E delle sostanze proibite dal C.I.O.

Aumenta la massa magra a scapito di quella grassa con effetti spettacolari sulla muscolatura mentre sono effetti grotteschi quelli sulle ossa (il GH fa crescere particolarmente quelle della mascella, con modifiche dunque della fisionomia del cranio e del viso, fa ingrandire pure delle mani e dei piedi). Tra gli effetti collaterali vi è l'accrescimento degli organi interni con diminuzione del tessuto adiposo che li protegge nella cavità addominale. Pericolose sono pure le conseguenze sul fegato e sul sistema circolatorio con problemi vascolari, infarto, ipertensione, impotenza, diabete, accorciamento della durata della vita, e cancro. Riduce la resistenza ai traumi, da disturbi a fegato e milza.

Fino a qualche tempo fa era difficile da individuare, ora si riesce dosando il suo metabolita IGF-1, fattore di crescita insulino simile.

 GONADOTROPINA CORIONICA UMANA (HCG)

Classe E delle sostanze proibite dal C.I.O.

E' prodotta dalla placenta, viene estratta dalle urine delle donne gravide.

In medicina viene somministrata a donne con problemi di fertilità, per favorire l'ovulazione. Per curare l'infertilità maschile, per stimolare la discesa dei testicoli in caso di criptorchidismo.

Nello sport viene utilizzato per nascondere gli effetti collaterali nei soggetti che fanno uso cronico di steroidi anabolizzanti come la ginecomastia e la atrofia del volume dei testicoli. Quindi l'uso di questo ormone finisce per essere un'auto-denuncia dell'assunzione cronica di steroidi anabolizzanti.

Gli effetti collaterali dell'uso di HCG sono: ginecomastia, induzione della pubertà precoce nei bambini con conseguente arresto della crescita, aumento e rottura delle cisti ovariche, aumento del volume dei genitali maschili, disturbi psichici, trombosi.

INSULINA

Non ufficialmente classificata, ma come ormone dovrebbe rientrare nella Classe E delle sostanze proibite dal C.I.O.

E' un ormone pancreatico, serve per regolare il tasso glicemico ematico ( % di glucosio presente nel sangue) detto glicemia che , dopo ogni ingestione di cibo, aumentando, ne stimola la produzione.

L'insulina trasporta il glucosio dal sangue alle cellule, attraverso le loro pareti.

Si usa per curare il diabete insulino-dipendente e nelle emergenze con aumento di corpi chetonici nel sangue (chetoacidosi diabetica).

L'uso improprio determina ipoglicemia acuta che può essere causa di coma e morte. Effetti collaterali dell'insulina possono essere: anemia emolitica, per rottura dei globuli rossi, aritmia per ipoglicemia, cardiomiopatia, edema (ritenzione di liquidi), tossicità epatica, danni neuronali irreversibili.

Viene utilizzata nello sport per effetti anabolici e come inibitore del catabolismo muscolare, epatico, del tessuto adiposo, ma nessun studio scientifico ne ha mai dimostrato l'efficacia, né suoi effetti ergogenici sulla performance. Quindi l'uso di questo ormone nella pratica sportiva è insensato, al di fuori delle sue indicazioni terapeutiche. Il paziente diabetico soprattutto di tipo insulino-dipendente può affrontare pratiche sportive esclusivamente sotto il controllo medico.

Recenti ricerche hanno, però, dimostrato un'impropria e pericolosa diffusione dell'uso di insulina tra gli sportivi.

 

COME CAPIRE SE TUO FIGLIO E' DOPATO?

Esistono cinque segnali che devono insospettire

1-   L'aumento improvviso e spropositato della massa muscolare. Bicipiti e tricipiti non appaiono magicamente dopo pochi allenamenti ma sono il frutto di anni di attività sportiva.

2-    I disturbi del sonno come la fatica ad addormentarsi, ripetuti risvegli durante la notte sono segni di alterato equilibrio psicofisico.

3-   L'aggressività inspiegabile dopo una gara o un allenamento che, naturalmente stanca e scarica.

4-   L'aumento vistoso della peluria.

5-   Le alterazioni, i ritardi, le interruzioni del ciclo mestruale nelle ragazze.

GLOSSARIO dei termini usati

Anabolismo fase del metabolismo in cui le sostanze introdotte si trasformano in materiale energetico o d'accumulo.

Angina pectoris mal di cuore.

Anoressizzanti sostanze capaci di sopprimere lo stimolo della fame.

Ansiogeno antiansia.

Astenia diminuita capacità di lavoro muscolare.

Cardiomiopatia malattia del muscolo cardiaco.

Criptorchidismo malformazione congenita per cui uno o entrambi i testicoli non sono scesi nello scroto.

Encefalopatia malattia dell'encefalo.

Ergogenico che aumenta la capacità di sviluppare lavoro muscolare.

Ergolitico che diminuisce la capacità di sviluppare lavoro muscolare.

Ginecomastia sviluppo esagerato della mammella nel maschio.

Ictus emorragia cerebrale.

Ipotensione pressione sanguigna sotto i livelli normali.

Tachicardia parossistica massima accelerazione dei battiti cardiaci.

Topico esterno

Uso parenterale via iniettiva, può essere intramuscolare, endovenosa, sottocutanea.

CEFALEA O MAL DI TESTA

E' un disturbo molto diffuso, una vera e propria malattia sociale perché costa tantissimo in termini di assenze dal lavoro e cure farmacologiche. La maggior parte delle cefalee sono primitive, cioè apparentemente inspiegabili, a meno che non si accolgano le ultime teorie secondo le quali si possono classificare tre tipi di cefalee:

1) emicrania

2) cefalea tensiva

3) cefalea a grappolo

L'emicrania è un dolore pulsante, localizzato a metà testa (destra o sinistra), peggiora con l'attività fisica. Gli attacchi durano dalle 4 alle 24 ore.

La cefalea tensiva è la più comune , il suo dolore è gravitativo (appesantimento) e costrittivo, di intensità varia. Interessa tutto il capo, non peggiora con l'attività fisica, limita ma di solito non impedisce le attività quotidiane. L'attacco può durare da trenta minuti a più giorni. Se il dolore è presente per più di quindici giorni al mese per almeno sei mesi, la cefalea si definisce cronica.

Per l'emicrania e la cefalea tensiva si è scoperto che vi è una alterazione del sistema dolorifico, che predispone ad attacchi in concomitanza a stimoli di varia natura (ambientali, alimentari, emotivi).

La comparsa dell'emicrania è preceduta dal fenomeno dell'aura, che consiste in disturbi della sensibilità, del linguaggio, della visione, questi spesso sono "fosfeni" (punti e macchie luminosi, flash, cecità temporanea). Questi fenomeni sono legati alla diminuzione del magnesio cerebrale. Questa scoperta ha evidenziato il legame esistente tra un'alimentazione varia e ricca di ogni oligoelemento e la capacità di star bene. La comparsa dell'emicrania e della cefalea tensiva è indotta dalla liberazione da parte delle fibre nervose di sostanze che infiammano i vasi sanguigni vicini, dilatandoli, quindi posso affermare che queste due cefalee sono accompagnate da vasodilatazione, mentre la cefalea a grappolo è legata ad una vasocostrizione.

La cefalea a grappolo colpisce maggiormente gli uomini, il suo dolore è lancinante, a un solo lato della testa di solito attorno agli occhi o dietro le orecchie. Il male può durare con crisi di 15 - 180 minuti. Possono arrivare ad otto in una sola giornata e continuare per due o tre giorni. Ci si sente con un cerchio alla testa, arrossamento e lacrimazione, sensazione di narice ostruita, sudorazione della fronte, gonfiore delle palpebre.

E' chiaro che se il mal di testa può essere legata a due situazione opposte dei vasi cerebrali, andrà assolutamente chiarito a quale dei due tipi appartenga prima di prendere medicine contro di esso. L'equivoco nasce dal fatto che i prodotti generici distribuiti liberamente in farmacia sono un cocktail di sostanze aventi capacità vasodilatativa e analgesica (cioè che elimina la sensazione di dolore) e così, se li assumo senza aver indagato sull'origine del male, rischio, caso mai la mia cefalea fosse di tipi dilatatorio, di peggiorare , aggravando lo stato della circolazione cerebrale (senza rendermi conto del danno immediato) progressivamente, provocandomi col farmaco ulteriore cefalea addirittura.

PARESI e PARALISI

La paresi è una situazione che deriva da un danno cerebrale di una porzione del contenuto della scatola cranica responsabile di una determinata funzione, accompagnata da momentanea incapacità motoria di una porzione del corpo. Così possiamo ad esempio avere la paresi della metà destra del corpo, cioè una emiparesi destra.

Con il tempo, grazie alla capacità del cervello di far vicariare certe funzioni da più centri suoi, possiamo guarire, cioè superare la situazione di paresi, con un recupero quasi completo. Questa possibilità è legata alla causa della lesione provocatrice, esempio interruzione momentanea dell'afflusso di sangue al cervello per un ictus. Quanto più il cervello è rimasto senza ossigeno sanguigno, tanto più sarà estesa la zona asfissiata, solo se si è aperto un circuito alternativo quasi istantaneamente riusciremo a contenere e/o superare i danni della lesione.

Per paralisi si intende la situazione di incapacità motoria di una o più parti del corpo, irrecuperabile in quanto dovuta alla interruzione dei nervi spinali. A seconda dell'altezza alla quale è la lesione del nervo, la paralisi colpisce gli arti e/o il tronco. Per la nostra incapacità di riprodurre le cellule nervose, le lesioni generatrici di paralisi restano definitive. La vita vegetativa, cioè quella indipendente dalla volontà può continuare grazie al fatto di dipendere dal sistema nervoso autonomo che viaggio in vie proprie, esterne alla colonna vertebrale.

IL PERICOLO DA FARMACI

Il farmaco è generalmente considerato qualcosa che serve a lenire il dolore o a guarire una malattia: quindi come tale non può far che bene. Pochi si rendono invece conto che i medicinali sono per lo più "prodotti di sintesi", ossia sostanze non naturali (non di derivazione vegetale, come una volta), ma artificialmente sintetizzate in laboratorio, e come tali sono per l'organismo sostanze "estranee" ancor prima di essere medicamenti.

In condizioni normali che cosa fa l'organismo nei confronti di ciò che gli è estraneo? Tende ad eliminarlo. Ad esempio, se entra una spina in un dito, intorno alla spina si crea una reazione di difesa (infiammazione), nella quale i globuli bianchi si accumulano (pus) circondando la spina per spezzettarla ed espellerla. Una sostanza chimica estranea che entra nell'organismo (come ad esempio un farmaco) va anch'essa eliminata; ma, prima di poterlo essere, deve venire trasformata, "catabolizzata"; questa trasformazione avviene in quel grande laboratorio chimico del nostro corpo che è il fegato. Ecco perché è il fegato per primo a risentire dell'uso inconsulto o dell'abuso di farmaci.

L'automedicazione è oggi un fenomeno molto frequente. Molte persone ingeriscono farmaci unicamente basandosi su quanto viene loro suggerito dalla pubblicità dei rotocalchi oppure da qualche amico o parente. Oggi tutti si sentono un po' medici, pronti a dare consigli. L'automedicazione riguarda di solito quei disturbi come il nervosismo, il mal di testa, il mal di stomaco, i quali sono abitualmente considerati come sintomi a sé stanti, controllabili con una pillola, ma che non di rado rappresentano manifestazioni di malattie fondamentali più gravi. In Italia si spendono oltre due miliardi al mese in psicofarmaci (ossia ansiolitici, tranquillanti, sonniferi, antidepressivi); non molto inferiori sono le cifre relative agli antidolorifici, inoltre, ci si rifornisce di tutto quanto "può servire" in un ipotetico futuro: diuretici, cardiotonici, barbiturici, cortisonici, ormoni. Ed è proprio questa la chiave per andare incontro alle intossicazioni da farmaci.

Quel che deve preoccupare non è tento l'assunzione "una tantum" di un qualsiasi medicamento, quanto il suo uso continuato. Le case degli italiani sono delle vere e proprie "piccole farmacie". Ci si aspetterebbe che queste fossero costituite solo da medicine necessarie per i piccoli disturbi, quelle che possono essere acquistate senza ricetta medica. Una recente indagine ha invece rivelato che i medicinali più frequenti nelle case, il più delle volte nemmeno custoditi con cautela, sono i sonniferi, gli antidepressivi, il cortisone, le gocce per il cuore, gli antibiotici. Tutti medicinali, questi, che vanno presi soltanto per certe malattie ed in certe determinate dosi, che spesso anche al medico è all'inizio difficile stabilire con certezza, data la variabilità degli effetti farmacologici nel singolo soggetto.

Né va dimenticato che i farmaci, anche se presi in dose adeguate, secondo al prescrizione del medico, possono per se stessi dar luogo a disturbi collaterali di vario genere: ad esempio i sulfamidici danno un'incidenza complessiva di effetti indesiderati del 7-8%. Gli stessi foglietti illustrativi che si trovano in ogni confezione di medicinali contengono preavvertenze circa l'evenienza e la gravità di tali eventuali manifestazioni reattive.

Un altro aspetto da tenere presente, la cui importanza si evidenzia in particolare nel caso dell'automedicazione, è la incompatibilità di alcuni medicamenti fra di loro. Ciò può portare o a gravi reazioni nell'organismo, o, nel migliore dei casi, alla neutralizzazione dell'effetto farmacologico di due farmaci. Un esempio: l'aspirina e il piramidone sono incompatibili, in quanto si decompongono a vicenda e risultano pertanto inefficaci. La tetraciclina, un antibiotico il cui assorbimento attraverso lo stomaco e l'intestino è molto rapido ed attivo, riduce considerevolmente la sua efficacia se viene somministrata contemporaneamente ad un antiacido o al latte.

DANNI SULL'ORGANISMO

L'uso o l'abuso dei farmaci si riflette essenzialmente su due principali organi preposti alla loro eliminazione; il fegato ed il rene, anche se, altri organi non vanno esenti da danni.

Che cosa avviene di un farmaco quando entra nel nostro organismo? Intanto, ricordiamo che può entrarvi attraverso tre vie principali: orale, parenterale (intramuscolare e endovenosa), percutanea. Giunto nel sangue, può, essendo una sostanza chimica, combinarsi alle proteine del sangue, e così essere eliminato attraverso i reni, la bile o i bronchi; oppure può essere assorbito in vari tessuti, principalmente nel tessuto adiposo, normale serbatoio dal quale può essere rimosso gradualmente e lentamente liberato. Ma il fenomeno più importante è la sosta del farmaco nel fegato. La cellula epatica deve infatti "smaltire" la molecola chimica che costituisce il farmaco, scindendola in sottoprodotti: per far questo, viene sottoposta a superlavoro; inoltre, alcuni dei prodotti di scissione del farmaco, legandosi a particolari costituenti la cellula epatica, la danneggiano. Il fegato così leso non riuscirà più a svolgere le normali trasformazioni chimiche delle altre sostanze che gli arrivano tramite gli alimenti (proteine, carboidrati, lipidi, ecc..): si stabilisce in questo caso una insufficienza epatica.

Lo stesso può dirsi del rene: qui si può instaurare un'insufficienza cronica più o meno grave della funzione renale, la quale è normalmente preposta all'eliminazione (con le urine) dei prodotti di rifiuto. Particolarmente tossica per il rene è la fenacetina, una base farmacologica che viene impiegata in moltissimi composti antidolorifici, frequentemente impiegati nell'automedicazione.

Ma anche lo stomaco può risentire sfavorevolmente dell'abuso di farmaci: ad esempio, l'aspirina, anche essa molto usata nell'automedicazione, può nel tempo provocare emorragie acute o croniche gastrointestinali, oltre che indurre alterazioni a carico degli elementi cellulari del sangue (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine).

E' chiaro che ogni farmaco ha una sua tossicologia, gli esempi citati dimostrano come i farmaci che vengono presi continuamente e con indifferenza perché considerati innocui alla salute possono in effetti risultare dei veri e propri veleni, capaci di provocare lesioni anche irreversibili a carico di organi e tessuti. Va poi tenuta presente un'altra possibilità e precisamente la possibilità dell'insorgenza di un'allergia per i farmaci che vengono presi di continuo.

Ciò vale in particolare per certi antibiotici: ad esempio, la penicillina (oggi la si prende anche per una banale faringite o dopo l'estrazione di un dente) può dar luogo ad ipersensibilità, le cui reazioni possono essere anche molto gravi (shock).

Né va dimenticata l'eventualità che le medicine, specie se prese senza il consiglio del medico, diano origine o dissimulino certi disturbi: ad esempio, un farmaco preso contro la febbre del fieno può causare sonnolenza, mentre una cura per dimagramento può essere causa di insonnia. I tranquillanti tendono a potenziare l'azione di certi farmaci e a contrastare quella di altri; viceversa, la loro azione può essere potenziata dall'ingestione di alcolici, per cui essi divengono una specie di allucinogeni.

DANNI ALLA COMUNITA'

Ma il danno da farmaci non è limitato soltanto alla loro potenziale tossicità nell'automedicazione. I farmaci possono infatti rappresentare causa di intossicazione accidentale non solo per chi li usa, ma anche per i familiari.

L'impiego continuato ed abituale di uno stesso preparato determina infatti con il tempo un "allentamento" della vigilanza della persona: la scatola o la bottiglietta del medicinale viene in ultimo "vissuta" come un oggetto familiare, ed è quindi facilmente lasciata in giro. Se in una casa vi sono dei bambini, questi - non appena riescono ad impossessarsi del medicinale - lo ingeriscono o per curiosità, in quanto attratti dai colori spesso invitanti delle pillole o soluzioni, o anche per imitare il gesto che vedono fare ogni giorno dal padre o dalla madre. I più esposti a questi incidenti sono i maschietti tra il 1° e il 4° anno di vita. Le ore più pericolose della giornata sono intorno alle 10 del mattino (la mamma è a fare la spesa) e tra le 19 e le 20 (la mamma è in cucina). Ma tali dati si riferiscono soltanto ai casi che arrivano al pronto soccorso non alla reale totalità degli incidenti: difatti, nella maggior parte dei casi il bambino ingoia il farmaco e non succede nulla (almeno dal punto di vista sintomatico): così nessuno si accorge che ha ingerito un medicinale.

Tutto ciò avviene nonostante che l'industria farmaceutica abbia recentemente realizzato confezioni difficili da aprire, dando alla preparazione farmaceutica colori meno attraenti: non di rado gli adulti lasciano i farmaci negli eleganti "porta pillole" oppure aperti nei cassetti, che rappresentano notoriamente oggetto di viva curiosità da parte del bambino.

Un altro pericolo è rappresentato dai farmaci "scartati", che vengono gettati via in quanto ormai vecchi e inutili. Non sempre vengono gettati negli appositi contenitori, ma spesso messi da parte in qualche sacchetto... Anche in questa evenienza è facile che una persona ne venga in possesso. Da una curiosa indagine condotta su quale fine fanno i farmaci non consumati o consumati solo in parte, risulta che l'11% delle persone li getta negli appositi contenitori, il 3% li regala (sic!), il 70% li mette in qualche ripostiglio per una futura utilizzazione. Il 10% degli interrogati.... non ricorda dove gli ha messi.

CHE COSA FARE?

Da quanto detto appare chiaro che le linee da seguire per evitare che i farmaci - faticosamente sintetizzati dagli studiosi per guarire - possano essere invece causa di malattia, possono così sintetizzarsi:

a) non automedicazione;

b) osservanza scrupolosa delle prescrizioni mediche;

c) cauta conservazione dei medicinali in casa.

Alla base della non automedicazione esiste certamente un fatto culturale. Anche le persone di cultura non sanno nulla sulla vera natura dei farmaci, su come vengono scoperti, sintetizzati, sperimentati, e su quali sono le indicazioni e le contro indicazioni. Purtroppo, il prezzo di questa ignoranza è piuttosto caro, riflettendosi oltreché sulla salute dell'individuo anche sull'economia della società. L'abuso nasce chiaramente da carenza culturali e da false credenze, ed ha forse un riscontro atavico nel fatto che per secoli l'uomo si è quasi sempre curato da solo, su basi empiriche. Il problema dell'automedicazione si identifica con quelli del non corretto uso dei farmaci, del loro abuso, e della non osservanza della prescrizione medica. Non sono pochi coloro che continuano arbitrariamente ad usare un farmaco prescritto dal medico per un certo disturbo, anche quando il disturbo ha cessato di esistere, a scopo "preventivo": costoro non tengono presenti due fenomeni cui i farmaci possono dar luogo nel nostro organismo: l'accumulo delle dosi e la sommazione degli effetti. Automedicazione significa pertanto uso di farmaci su basi empiriche, in assenza di diagnosi e di conoscenze farmacologiche di base. E' quindi necessario erudire, oltre che gli adulti, anche i bambini ed i ragazzi sulla pericolosità dei farmaci, anche di quelli che sembrano innocui e invitanti per il colore ed il sapore. Ciò comporta, oltre che un impegno da parte dell'insegnante, anche una più intima collaborazione tra medico e paziente, tra scienza ufficiale e divulgazione, non perché il profano debba conoscere i segreti della farmacologia, ma semplicemente perché si renda almeno conto della potenziale pericolosità anche del farmaco apparentemente innocuo. Ottenere questo significa compiere un fondamentale passo avanti nell'educazione sanitaria del cittadino.

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