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ECONOMIA POLITICA - I modelli economici, Mercato, concorrenza perfetta e monopolio

economia politica


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ECONOMIA POLITICA

 

 

 

CAPITOLO 2,

Un economista per spiegare un evento economico può effettuare due tipi di analisi:

Analisi positiva: è un'analisi prescrittiva, e descrive il mondo com'è.

Analisi Normativa: è un'analisi descrittiva che descrive il mondo come dovrebbe essere.

 

I modelli economici:

 

Gli economisti, tramite i modelli economici, spiegano, a grandi linee, com'è organizzato un sistema economico.



 Il diagramma di flusso circolare: Secondo tale modello, nel sistema economico, agiscono due tipi di soggetti: imprese e individui. Le imprese producono beni e servizi utilizzando i fattori produttivi (lavoro, terreni e capitale), mentre gli individui sono i proprietari dei fattori di produzione, e consumatori dei beni e servizi prodotti.

Imprese e individui agiscono in due tipi di mercati. Nei mercati di beni e servizi, gli individui                sono i compratori e le imprese i venditori, mentre nei mercati di fattori produttivi le imprese sono i compratori mentre gli individui sono i venditori.       

Frontiera delle possibilità di produzione: è un grafico nella quale vengono mostrate tutte le                        possibili combinazioni di beni che il sistema può produrre, date le risorse disponibili e la tecnologia utilizzabile.

Una combinazione di produzione, è detta efficace se tutte le risorse vengono utilizzate in maniera efficiente, al contrario si avrà una combinazione inefficiente.

N.B_:  L'economia è suddivisa in due discipline: la microeconomia che studia i rapporti singoli fra imprese e individui. La macroeconomia riguarda i rapporti del sistema economico nel suo complesso.

CAPITOLO 4

 

Mercato, concorrenza perfetta e monopolio

 

Si definisce mercato, l'insieme dei compratori e dei venditori di un determinato bene o servizio, dove l'insieme dei compratori stabilisce la domanda e l'insieme dei venditori stabilisce l'offerta.

Sostanzialmente ci sono diversi tipi di mercato, tra cui alle estremità troviamo:

Mercato concorrenziale: è un mercato in cui il n 353b12d umero dei compratori e venditori è così elevato da rendere nulle le decisioni del singolo attore economico ai fini della determinazione del prezzo di mercato.

Un mercato si chiama concorrenziale se presenta le seguenti caratteristiche:

-         Sistema di proprietà privata (privatizzazione delle imprese)

-         libertà di impresa ( un impresa deve essere in grado di entrare e uscire dal mercato liberamente)

-         Libertà di scelta del consumatore (il consumatore deve essere libero di scegliere da che venditore comprare)

-         Competizione ( Elevato numero di venditori e compratori)

-         Interesse personale ( un interesse dei venditori a raggiungere degli obbiettivi)

-         Economia di mercato ( sistema di prezzo regolato tramite domanda e offerta)

-         Ruolo limitato da parte dello stato

Mercato monopolistico: In questo mercato è presente solo un venditore che di conseguenza può determinare il prezzo del proprio prodotto.

Infine ci sono anche 2 altri tipi di mercati, che sono l'oligopolio determinato da un piccolo numero di imprese e beni omogenei e la concorrenza monopolistica determinata da un numero elevato di imprese ma beni eterogenei (automobili).

I

La domanda

 

La quantità domandata di un dato bene, è la quantità di quel bene che i compratori sono disposti ad acquistare in un dato momento a un dato prezzo.

Ci sono molti elementi che influenzano la quantità domandata di un bene.

Il più importante è il prezzo: Se il prezzo di un dato bene aumenta, la domanda di quel bene diminuirà, al contrario se il prezzo diminuisce, la domanda aumenta, quindi, in questo caso si dice che la domanda è inversamente proporzionata al prezzo. Questa relazione tra domanda e offerta, prende il nome di legge della domanda.

Per rappresentare questa legge di domanda, si deve creare una scheda di domanda, ossia una tabella che illustri i dati del prezzo e della domanda, dopo di che si traccia una curva di domanda, ossia una curva che mostri la relazione tra il prezzo di un bene e la quantità domandata.

Infine per analizzare il funzionamento di un mercato, si dovranno sommare tutte le curve di domanda individuali e creare quindi la curva di domanda collettiva chiamata: domanda di mercato.

Gli altri elementi che influenzano a domanda di un bene sono:

Il reddito

Le preferenze

Le aspettative sul futuro

Il numero dei compratori

N.B CONDIZIONE CETERIS PARIBUS

È importante ricordare che un cambiamento del prezzo provoca un movimento lungo la curva di domanda, mentre un cambiamento di tutte le altre variabili provoca uno spostamento delle curva di domanda.

 

L'offerta

 

La quantità offerta di un bene o servizio, è la quantità di quel bene che i venditori sono disposti a produrre e vendere. Anche in questo caso, la variabile principale è il prezzo.

Se il prezzo di un bene aumenta, i venditori saranno più propensi a produrlo, al contrario se il prezzo si abbassa, i venditori ne produrranno di meno.

Quindi si dice che l'offerta è direttamente proporzionale al prezzo. Tale relazione viene chiamata, legge dell'offerta.

Anche in questo caso, per studiare l'andamento di un mercato si dovranno sommare orizzontalmente tutte le offerte singole, trovando così l'offerta di mercato.

Nel caso dell'offerta, le variabili che permettono uno spostamento della curva di offerta sono:

Il costo dei fattori produttivi

La tecnologia

Le aspettative

Il numero di venditori

 

L'equilibrio

 

Se si disegnano in un grafico contemporaneamente l curve di domanda di mercato e di offerta di mercato, si noterà che le due curve si intersecano in un punto, tale punto viene chiamato punto di equilibrio.

In tal punto, il prezzo prenderà il nome di prezzo di equilibrio, e la quantità, quantità di equilibrio.

L'equilibrio, è una situazione nella quale i venditori riescono a vendere tutti i beni prodotti, e non ci sono compratori insoddisfatti.

Una volta calcolato tale punto, possiamo dire che un prezzo più alto di quello di equilibrio, provocherà un eccedenza di offerta, mentre un prezzo più basso a quello di equilibrio provocherà una eccedenza di domanda.

 

n.b: guardare esempi a pagina 13 dei lucidi

 

 

 

CAPITOLO 5

 

L'elasticità della domanda

 

L'elasticità della domanda al prezzo, misura le variazioni della quantità domandata al variare del prezzo.

La domanda di un bene è elastica se reagisce più che proporzionalmente al variare del prezzo, altrimenti è anelastica.

Si può dire che ci sono alcune regole generali riguardo a ciò che determina l'elasticità della domanda al prezzo:

La disponibilità di beni sostituti: Beni che hanno buoni sostituti tendono ad avere una domanda elastica.

Beni necessari: Ovviamente i beni che sono considerati necessari tendono ad avere una domanda anelastica

Beni di lusso: Sono beni non necessari, quindi hanno una domanda molto elastica.

La definizione del mercato: Un mercato delimitato in maniera precisa avrà una domanda molto più elastica di uno definito in modo vago, perché è più semplice trovarvi validi sostituti.

L'orizzonte temporale: La domanda di un bene tende ad essere più elastica nel lungo periodo che nel breve. (esempio della benzina)

Gli economisti calcolano l'elasticità della domanda con questa formula:

Variazione % della quantità domandata

Variazione % prezzo

 


Elasticità della domanda al prezzo:

 

N.B: ricordarsi sempre i segni (se aumenta + se diminuisce -)

Se si cerca di calcolare l'elasticità della domanda al prezzo dal punto A al punto B di una curva, il risultato sarà diverso da quello che si otterrà calcolando l'elasticità dal punto B al punto A.

Questo perché le variazioni percentuali, sono calcolate da basi diverse.

Per tale motivo, si ricorre al metodo del punto medio.

Per calcolare l'elasticità della domanda al prezzo con il metodo del punto medio tra due punti che chiameremo (Q1, P1) ; (Q2, P2), si userà la seguente formula:

(Q2-Q1)/[(Q2+Q1)/2]

  (P2-P1)/[(P2+P1)/2]

 


Elasticità della domanda al prezzo:  

Tipologie di curva della domanda

Gli economisti classificano le curve di domanda in relazione della loro elasticità.

Si dice che una domanda è elastica se il suo valore è maggiore di 1 e quindi la variazione della quantità è più che proporzionale a quella del prezzo. Una domanda è anelastica, se il suo valore è inferiore a 1, quindi la variazione della quantità è meno che proporzionale al prezzo. Infine la domanda si dice a elasticità unitaria se il suo valore è uguale a 1 e quindi la variazione della quantità reagisce in proporzione al prezzo.

Il ricavo totale

 

Nello studiare cambiamenti della domanda e dell'offerta in un mercato, bisogna tenere conto anche del ricavo totale, che è un fattore determinante.

In qualsiasi mercato il ricavo è uguale a P*Q, ovvero al prodotto del prezzo per la quantità venduta del bene.

Per il calcolo de ricavo ci sono alcune regole che permettono di semplificare il processo.

  • Se la domanda è anelastica, all'aumentare del prezzo si avrà un aumento del ricavo, mentre se il prezzo diminuisce il ricavo diminuisce.
  • Se la domanda è elastica, all'aumentare del prezzo, il ricavo scende, al diminuire del prezzo il ricavo sale.
  • Se la domanda ha elasticità unitaria, qualsiasi cambiamento del prezzo, lascia inalterato il ricavo totale.

(n.b) Non sempre l'elasticità è costante in tutti i punti della curva di domanda.

In una curva di domanda con pendenza costante, anche se appunto la pendenza è costante, l'elasticità non lo è. Questo perché la pendenza è il rapporto fra le variazioni di due variabili, mentre l'elasticità è il rapporto tra le variazioni percentuali delle due variabili.

L'elasticità della domanda rispetto al reddito

 

Esistono altri tipi di elasticità della domanda, tra i quali l'elasticità della domanda rispetto al reddito. Tale elasticità, misura la variazione della quantità domandata di un bene, al variare del reddito del consumatore. Il suo valore viene calcolato con la formula:

Variazione % quantità domandata

Variazione % reddito consumatore

 


Elasticità della domanda rispetto al reddito:

Se la domanda di un bene diminuisce al diminuire del reddito, e aumenta all'aumentare del reddito si dice che il bene è un bene normale. (beni necessari e di lusso)

Se la domanda di un bene, aumenta al diminuire del reddito, e diminuisce all'aumentare del reddito il bene si dice: bene inferiore (cose usate).

Quando la diminuzione del prezzo di un bene induce a una contrazione della domanda di un altro bene, i beni vengono chiamati: sostituti. (yogurt, latte sono simili: o uno o l'altro)

Infine, quando la diminuzione del prezzo di un bene induce all'aumento della domanda di un altro bene, i due beni vengono chiamati complementari. ( se il caffè si abbassa comprerò più zucchero.)

L'elasticità incrociata della domanda al prezzo

 

Gli economisti ricorrono all'elasticità incrociata della domanda al prezzo, per studiare come cambia la variazione della domanda di un bene, al variare del prezzo di un altro bene.

Si calcola con la formula

Variazione % quantità domandata bene 1

            Variazione % prezzo bene 2

 


Elasticità incrociata della domanda al prezzo:  

Il segno del risultato dipende dai due beni, se sono sostituti avranno segno contrario, mentre se sono complementari avranno lo stesso segno.

L'elasticità dell'offerta al prezzo

 

L'elasticità dell'offerta al prezzo, misura la variazione della quantità offerta al cambiare del prezzo.

L'offerta si dice elastica se la quantità offerta varia notevolmente a un cambiamento del prezzo contenuto, mentre si dice anelastica se la quantità offerta varia in modo contenuto anche a un cambiamento del prezzo notevole.

Per calcolare l'elasticità dell'offerta al prezzo viene usata tale formula:

Variazione % quantità offerta



          Variazione % prezzo

 


Elasticità dell'offerta al prezzo:       

CAPITOLO 7

 

Economia del benessere: è lo studio del rapporto tra l'allocazione delle risorse e il benessere economico.

Surplus del consumatore: è la differenza tra il prezzo massimo che un compratore è disposto a pagare, e la somma che realmente paga.

Tale surplus misura il beneficio che i consumatori traggono ad entrare nel mercato.

Graficamente, il surplus del consumatore è l'area compresa tra la curva di domanda e il livello del prezzo.

Surplus del venditore: è la differenza tra il prezzo pagato dal compratore e il costo di produzione del venditore (per costo si intende il costo opportunità, ossia l'insieme dei costi espliciti ( fattori di produzione) e i costi impliciti ( il valore che il venditore da al proprio tempo, esempio della decoratrice di appartamenti).

Il surplus del venditore misura il beneficio che raggiunge il venditore entrando nel mercato.

Graficamente il surplus del venditore è rappresentato dalla curva di offerta e il livello del prezzo.

Surplus totale: è la somma del surplus del consumatore e del surplus del venditore. Graficamente è l'area compresa tra la curva di domanda e la curva di offerta, fino al prezzo di equilibrio.

Efficienza: condizione per il quale il surplus totale di una società sia massimo

Per raggiungere la condizione di efficienza sono necessari tre principi:

1-L'offerta di un dato bene va ai consumatori che hanno una disponibilità a pagare più elevata

2-La domanda di un dato bene va ai venditori che hanno una disponibilità a vendere più bassa

3-Viene scambiata una quantità di beni q che massimizza il surplus del compratore, il surplus del        venditore e quindi il surplus totale.

CAPITOLO 13

 

Ricavo totale: Prezzo X Quantità

Costo totale : somma dei costi-opportunità (espliciti + impliciti)

Profitto : Ricavo totale - Costi totali

Profitto economico: Ricavo totale - Costi-opportunità (espliciti + impliciti)

Profitto contabile : Ricavo totale - Costi totali (solo espliciti).

Funzione di produzione: è la relazione che intercorre tra la quantità di fattori e la quantità prodotta. Fattori vanno sull'asse verticale, quantità prodotta sull'asse orizzontale. (la funzione di produzione diventa sempre più piatta, all'aumentare dei fattori produttivi, a causa del prodotto marginale decrescente).

Prodotto marginale di un fattore di produzione: è l'aumento della quantità prodotta, che si ottiene a seguito di un incremento addizionale di fattori. (esempio: se con un operario produco 50 biscotti,  con 2 operai ne faccio 80, in questo caso, il prodotto marginale è di 30 biscotti, se prendo un altro operario, quindi tre, produrrò 100 biscotti, così il prodotto marginale sarà di 20.)

Il prodotto marginale, viene chiamato prodotto marginale decrescente perché più si aumentano i fattori, più la quantità prodotta diminuirà (ad esempio perché la fabbrica è affollata).

Però il prodotto marginale non è sempre da subito decrescente (esempio se per far funzionare ottimamente un macchinario servono 3 operai il prodotto marginale crescerà fino a 3 fattori, poi decrescerà.

Curva di costo totale: è la curva che mette in relazione la quantità prodotta (asse orizzontale) e i costi totali. (asse verticale).

Funzione di poduzione e curva dei costi totali, sono due facce della stessa medaglia. La funzione di produzione si appiattisce all'aumentare della produzione, la curva dei costi totali diventa sempre più ripida all'aumentare della produzione, questo avviene perché sono strettamente correlate. (esempio del biscottificio).

Costi totali: Costi fissi + Costi Variabili

costo medio fisso

CMF=CF/Q: indica l'incidenza dei costi fissi (impianti, etc.) per ogni unità di prodotto

costo medio variabile

CMV=CV/Q: indica l'incidenza dei costi variabili (lavoro, materie prime, etc.) per ogni unità di prodotto

Costo medio totale :Indica il costo della tipica unità di prodotto, nel caso in cui il costo totale fosse diviso equamente fra tutte le unità prodotte.

Costo medio totale: Costo totale/quantità prodotta

Costo marginale: indica l'aumento del costo totale, che deriva da un incremento addizionale della quantità prodotta.

Costo marginale: Variazione costo totale/ variazione quantità prodotta

Rappresentando graficamente la curva del costo medio totale (CMeT), dei costi medi fissi (CMeF), dei costi medi variabili (CMeV) e la curva del costo marginale, si notano delle importanti informazioni.

Il costo marginale crescente: Il costo marginale, aumenta all'aumentare della quantità prodotta, a causa del prodotto marginale decrescente.

La curva di costo medio totale a U: La curva di costo medio totale spesso ha una forma a U. Questo perché il costo medio fisso diminuisce all'aumentare della produzione, mentre il costo medio variabile aumenta in modo più che proporzionale all'aumentare della quantità prodotta. Quindi, visto che il costo medio totale è la somma dei costi medi fissi + costi medi variabili, esso rifletterà entrambe le caratteristiche: A livelli bassi di produzione il costo medio totale è elevato perché viene ripartito su poche unità di prodotto, poi decresce fino a raggiungere un minimo, e poi risale spinto dalla crescita del costo medio variabile.

La relazione fra costo marginale e costo medio totale: Nel tratto in cui il costo marginale è inferiore al costo medio totale allora la curva del costo medio totale è decrescente, al contrario, nel tratto in cui il costo marginale è più alto la curva del costo medio totale è crescente.

Per trovare la quantità da produrre che minimizzi i costi medi totali (dimensione efficiente),  basterà  trovare il punto di intersezione tra costo marginale e costi medi totali, ossia il punto di minimo della curva dei costi medi totali.

Dal breve al lungo periodo

Se si prende in considerazione un lungo periodo al posto che un breve periodo, anche i costi che prima erano fissi, adesso diventano variabili. (esempio, la fiat nel breve periodo se vuole aumentare la produzione non può aumentare gli impianti, ma nel lungo periodo si, quindi anche gli impianti vanno considerati costi variabili.

Quindi le curve di costo medio totale saranno diverse nel breve periodo e nel lungo periodo.

La curva di costo medio totale di lungo periodo avrà una forma più appiattita di quella di breve periodo, inoltre la curva di costo medio totale di lungo periodo sta sempre al di sotto di quella di breve periodo, questa perché le imprese sono più flessibili nel lungo periodo..

                                                                     

Però se si parla del lungo periodo, non si parla più di quanto produrre, dati gli impianti e i fattori produttivi fissi, ma diventa un problema di "dimensione di scala".

Se i costi decrescono all'aumentare della quantità prodotta, si formano delle economie di scala.

Queste economie di scala spesso si formano perché, se si ampliano gli impianti, gli operai possono sfruttare al massimo le loro capacità, magari su una macchina tutta per loro, al contrario se i costi sono crescenti all'aumentare della quantità prodotta, si formano delle diseconomie di scala.

Spesso queste diseconomie avvengono per cattivo coordinamento dell'impresa ( se si hanno dei grossi impianti, è difficile organizzare il lavoro in maniera ottimale.

Infine se i prezzi restano costanti all'aumentare della quantità prodotta si hanno dei rendimenti di scala costanti.

RIASSUNTO DI ECONOMIA POLITICA (SECONDA PARTE)

 

 

CAPITOLO 14

In un mercato concorrenziale, le imprese subiscono il prezzo, ossia sono agenti price - taker (Prezzo così com'è, nessuno è in grado di modificarlo).

Essendo il prezzo uguale per tutti, è facilmente deducibile che per tutte le imprese il prezzo è uguale al ricavo medio e al ricavo marginale, quindi:

P=RMe=RMg

La curva di offerta in concorrenza perfetta avrà forma orizzontale, in quanto le imprese non sono in grado di modificare il prezzo.

L'obbiettivo delle imprese in concorrenza perfetta è la massimizzazione del profitto.

In concorrenza perfetta, si ottiene il massimo profitto, quando Q= CMg=P=RMg

Quindi fintanto che il costo marginale è inferiore al Ricavo marginale, l'impresa potrà aumentare la sua produzione, al contrario la dovrà abbassare, fino ad arrivare all'uguaglianza tra CMg e RMg.

In sostanza la curva di CMg, determina la quantità offerta dall'impresa a ogni dato prezzo e quindi la sua curva di offerta.

Durante la sua vita, un'impresa può capitare in delle circostanze nelle quali può decidere di non produrre.

Nel breve periodo l'impresa, può decidere di sospendere momentaneamente la produzione, nel lungo di uscire dal mercato.

Nel breve periodo, un'impresa ha molti costi fissi, e sia che la quantità prodotta sia 0 o >0, l'impresa dovrà sempre sopportare tali costi. (costi sommersi, ossia costi che non possono essere recuperati).

Però se non produce, non deve sopportare i costi variabili. In totale si evince che l'impresa tragga guadagno a sospendere la produzione, se e solo se:

P < CMeV

Graficamente, la curva di offerta di breve periodo dell'impresa, è la porzione della sua curva di costo marginale che sta al di sopra della curva dei costi medi variabili.

Al contrario, nel lungo periodo l'impresa può decidere di uscire dal mercato, se il ricavo che trae dalla produzione è inferiore al costo totale, quindi:

esce :P < CMeT                           entra: P > CMeT

Graficamente, la curva di offerta dell'impresa nel lungo periodo, sarà rappresentata dalla porzione della sua curva di costo marginale, che sta al di sopra della curva di CMeT.

Invece, per misurare graficamente il profitto dell'impresa in concorrenza perfetta si procede, sapendo che:

Profitto= RT-CT             che si può scrivere anche così:        RMeT - CmeT

Sapendo che il ricavo medio è uguale al prezzo si ottiene:

(P-CMeT) X Q

 

PROFITTO NEGATIVO

 

PROFITTO POSITIVO

 
 


Il porfitto è rappresentato dal rettangolo, la cui altezza è la differenza fra Prezzo e CMeT e la base dalla quantità prodotta.

Se in un mercato concorrenziale, le imprese che ne fanno parte presentano extra profitti positivi, si attiveranno degli incentivi per far entrare nuove imprese, abbassando il prezzo e spingendo i profitti verso il basso.

Se invece presentano extra profitti negativi, si attiveranno degli incentivi per fare uscire le imprese già presenti, in modo da spingere prezzo e profitti verso l'alto.

Questo processo si fermerà solo quando gli extra profitti saranno = 0 e quindi Il prezzo sarà uguale al costo medio totale, ossia le imprese lavorano in condizione di efficienza..

CAPITOLO 15

 

L'impresa in regime di monopolio non subisce il prezzo, ma lo determina, quindi sarà sempre superiore al costo marginale, anche di molto.

Un'impresa è un monopolio quando è l'unico venditore di un bene per il quale non esistono buoni sostituti. La causa fondamentale del monopolio sono le barriere all'entrata, che possono essere generate da tre motivi:

-         Una risorsa chiave è detenuta da una sola impresa

-         Lo stato concede a un'unica impresa il diritto di produrre quel bene

-         La struttura dei costi di produzione rende la singola impresa più efficiente della molteplicità.

Un settore è monopolio naturale se una singola impresa può fornire il bene o il servizio all'intero mercato a costi inferiori rispetto a quelli sostenuti da una molteplicità di imprese.

Mentre in concorrenza perfetta, la curva di domanda di un impresa è perfettamente elastica, in monopolio, si avrà una curva di domanda con pendenza negativa, nella quale il monopolista si può collocare in ogni punto.

RICAVO DI UN MONOPOLISTA

Il ricavo marginale di una impresa monopolistica è sempre inferiore al prezzo, questo perché il monopolista interagisce con una curva di domanda con pendenza negativa, quindi per vendere una quantità superiore del bene, la deve offrire a un prezzo più basso.

Quando il monopolista aumenta la produzione, è soggetto a due effetti sul ricavo totale:

1: effetto produzione: aumenta la quantità venduta, Q maggiore.

2: effetto prezzo. Il prezzo diminuisce, P minore.

Graficamente per disegnare domanda (che è il ricavo medio) e ricavo marginale si usa

D à P = a-bq                                                                        RMg à P = a-2bq




 

Questo perché le due rette partono dallo stesso punto, ma la pendenza del ricavo marginale è sempre doppia.

Il ricavo marginale può anche avere valori negativi, questo succede quando l'effetto prezzo è maggiore all'effetto produzione.

MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO

La quantità di prodotto che massimizza il profitto di un impresa monopolistica, è data dall'intersezione fra il costo marginale e il ricavo marginale, come in concorrenza perfetta.

La differenza sta nel fatto che in monopolio il ricavo medio non è uguale al ricavo marginale ma è più alto, di conseguenza il prezzo sarà più alto del ricavo marginale.

PROFITTO DEL MONOPOLISTA

Il profitto si calcola con la differenza fra ricavo totale e costi totali, che si può anche ugualiare a :

Profitto = RT/Q - CT/Q

Quindi essendo il ricavo medio uguale al prezzo, si ottiene:

Profitto: (P - CmeT) X Q

Graficamente i profitti sono rappresentati da un rettangolo la cui altezza è data dalla differenza fra prezzo e costi medi totali e la base è data dalla quantità venduta. L'area di tale triangolo rappresenta il profitto.

Come detto prima, la quantità che massimizza i profitti è nel punto di intersezione fra ricavo marginale e costo marginale, ma la quantità socialmente efficiente, si troverebbe nel punto di intersezione fra costo marginale e domanda. Per cui si deduce che i monopolisti producono meno della quantità socialmente efficiente, provocando una perdita secca, che è il triangolo che si forma tra la curva di costo marginale, la domanda e la quantità che massimizza il profitto.

Il legislatore può rispondere al problema in 4 modi:

1: cercando di stimolare la concorrenza nei settori monopolistici: attraverso la normativa antitrust che conferisce allo stato diversi strumenti tra cui: impedire fusioni, impedire frazionamenti o l'impedimento di coordinare le proprie attività in modo di diminuire la concorrenza.

2: Regolamentando il comportamento delle imprese monopolistiche: in questo caso l'impresa non può determinare autonomamente il prezzo ma esso viene imposto dallo stato.

3: La proprietà pubblica: ossia, invece di regolamentare il comportamento dei privati, lo stato gestisce direttamente il monopolio.

4: Non agire: Visto che tutti questi 3 metodi hanno molti problemi, alcuni economisti sostengono che per lo stato spesso sia meglio non cercare di porre rimedio alle inefficiente generate dal prezzo del monopolista.

LA DISCRIMAZIONE DI PREZZO

Il molti casi le imprese tentano di vendere lo stesso prodotto a prezzi diversi a diversi consumatori.

In questo modo il monopolista può aumentare i propri profitti e ridurre l'inefficenza fino ad azzerare la perdita secca (in particolare se P= Disponibilità a pagare di ogni consumatore, Profitti= massimi).

Ovviamente una discriminazione perfetta non è possibile perché troppo difficile e costosa, quindi spesso vengono applicate discriminazioni parziali tipo: biglietti del cinema, aerei, buoni sconto, ecc.

 

CAPITOLO 18

 

I fattori di produzione sono i beni e servizi che vengono usati per produrre altri beni e servizi.

I mercati dei fattori produttivi, sono simili a quelli di beni e servizi a parte che per una differenza: quelli di fattori produttivi hanno una domanda derivata.

Costruendo la funzione di produzione (relazione tra fattore di produzione e quantità prodotta) si può calcolare poi il prodotto marginale del lavoro (var. Q /var. Lav), che è l'aumento di prodotto generato da un aumento unitario della quantità di lavoro.

Il profitto generato da un lavoratore aggiuntivo, è pari alla differenza tra il contributo che da al ricavo e il salario che percepisce.

Per stabilire quale sia questo contributo che da il lavoratore, bisogna convertire il prodotto marginale del lavoro, in un valore monetario.

Il valore del prodotto marginale di un fattore è pari al prodotto marginale del fattore moltiplicato per il valore di mercato del prodotto.

A questo punto, si può dire che un impresa che vuole massimizzare il profitto assume un numero di lavoratori tale che il valore del prodotto marginale sia uguale al salario del lavoratore.

Perciò, la curva del valore del prodotto marginale rappresenta la curva di domanda di lavoro dell'impresa concorrenziale.

GLI SPOSTAMENTI DELLA CURVA DI DOMANDA

Gli eventi che possono provocare uno spostamento della curva di domanda di lavoro sono:

Il prezzo del prodotto: (perché il valore del prodotto marginale è pari al prodotto mar. X prezzo)

Il progresso tecnologico: perché fa aumentare il prodotto marginale del lavoro

L'offerta di altri fattori: scarsa disponibilità dei fattori necessari = meno prodotto marginale (esempio scale)

GLI SPOSTAMENTI DELLA CURVA DI OFFERTA

Il fondamento della curva di offerta è il trade-off tra lavoro e tempo libero, ossia più ore si trascorrono a lavorare meno se ne hanno disponibili per il tempo libero.

Quindi la curva di offerta di lavoro riflette le decisioni dei singoli lavoratori.

Ad esempio una curva di offerta di lavoro con pendenza positiva, vuol dire che all'aumentare del salario i lavoratori sono disposti a lavorare di più.

Gli eventi che possono provocare uno spostamento della curva di offerta sono:

I cambiamenti delle preferenze: ad esempio l'atteggiamento delle donne al lavoro

I cambiamenti delle opportunità alternative: l'offerta in qualunque mercato del lavoro dipende dall'offerta negli altri mercati. ( vai dove vieni pagato di più).

L'immigrazione: i movimenti di persone da una regione all'altra fanno aumentare l'offerta in una e la diminuiscono nell'altra.

L'EQUILIBRIO NEL MERCATO DEL LAVORO

A questo punto si può dire che i due fatti fondamentali sulla determinazione dei salari sono:

-         Il salario varia in modo da eguagliare domanda e offerta di lavoro.

-         Il salario è uguale al valore del prodotto marginale del lavoro.

La conclusione è quindi: qualsiasi evento che modifichi domanda o offerta di lavoro deve far variare in ugual misura anche il salario di equilibrio e il valore del prodotto marginale, perché queste due variabili devono sempre essere uguali. (si ha l'ugualianza quando l'impresa massimizza il profitto).

GLI ALTRI FATTORI DI PRODUZIONE (TERRA E CAPITALE)

N.b (per capitale si intende l'insieme di attrezzature e di strutture utilizzate per la produzione.)

Per determinare la remunerazione dei proprietari della terra e del capitale si deve effettuare una distinzione fra prezzo di acquisto ( ciò che un individuo paga per garantirsi definitivamente un fattore produttivo), e il prezzo di locazione (il prezzo che un individuo paga per l'utilizzo di un fattore per un tempo limitato.

Prendendo in considerazione il prezzo di locazione, il discorso è lo stesso di quello del lavoro, l'impresa utilizza una quantità di terra e capitale, tale per cui il valore del prodotto marginale di quei fattori sia uguale al prezzo. Quindi la curva di domanda di ciascun fattore, rifletta la produttività marginale del fattore stesso.

Concludendo, quindi sia lavoro che terra che capitale, vengono remunerati nella misura del valore del rispettivo contributo marginale al processo di produzione.

N.b: Un qualsasi evento che faccia variare l'offerta di un fattore può far variare la remunerazione degli altri fattori.

CAPITOLO 23

 

Per stabilire se un sistema economico stia andando bene o no, bisogna prendere in considerazione la sommatoria dei redditi guadagnati da tutti i componenti della società, cioè il prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL misura due cose contemporaneamente: il reddito totale dei componenti della società e la spesa totale per l'acquisto di ciò che nella società stessa viene prodotto e venduto.

I due risultati, sono praticamente uguali in quanto il reddito totale e la spesa pubblica sono uguali.

Quindi, il PIL è il valore di mercato di tutti i beni e i servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo.

N.b= se come variabile si sceglie la spesa totale e poi il reddito i due risultati sono leggermente diversi per via di una discrepanza statistica.

Per una maggiore semplificazione, il PIL viene ripartito tra diverse voci di spesa.

Y= C+I+G+NX

Ossia: PIL = consumo + Investimenti + spesa pubblica + esportazioni nette ( espo - impo)

Il consumo è la spesa degli individui per l'acquisto di beni e servizi.

L'investimento è la spesa per l'acquisto di beni e servizi che saranno utilizzati in un futuro per produrre altri beni e servizi.

La spesa pubblica comprende gli acquisti di beni e servizi da parte delle amministrazioni statali e locali.

Le esportazioni nette sono la differenza fra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni.

PIL REALE E PIL NOMINALE

Per analizzare l'andamento dell'economia nel tempo, è necessario depurare i dati dagli effetti dell'aumento del prezzo. Per farlo si usa una misura denominata PIL reale. Il PIL reale risponde a una domanda ipotetica: quale sarebbe il valore dei beni e servizi prodotti quest'anno se li valutassimo con i prezzi di un anno passato?

Per calcolare il PIL reale bisogna innanzitutto scegliere un anno base, e utilizzare i prezzi di quell'anno per tutti gli altri anni.

Il PIL nominale invece utilizza il valore corrente per attribuire un valore ai beni e servizi prodotti dell'economia.

L'obbiettivo del calcolo del PIL è valutare le prestazioni dell'economia nel suo complesso. Poiche il PIL reale misura la produzione di beni e servizi senza tenere conto dei cambiamenti di prezzo, si ritiene migliore del PIL nominale.

IL DEFLATORE DEL PIL

C'è infine un terzo indice, il deflatore del PIL, che riflette i prezzi dei beni e servizi ma non le quantità prodotte, e si calcola così:

deflatore PIL =   (PIL nominale / PIL reale )X 100

Il deflatore del PIL serve a misurare il livello attuale dei prezzi in relazione quelli dell'anno base.

P.S. PIL pro capite = PIL diviso numero abitanti, e indica il pil medio di ciascun abitante.

CAPITOLO 24

L'indice dei prezzi al consumo (IPC) è una misura del costo complessivo dei beni e dei servizi acquistati dal consumatore tipo.

Per calcolare l'indice dei prezzi al consumo, bisogna attraversare 5 fasi:

1-     Determinazione del paniere: Stabilire quali sono i pezzi importanti per il consumatore tipo.

2-     Rilevazione del prezzo: Rilevare il prezzo al quale ogni bene o servizio del paniere viene venduto in diversi momenti.

3-     Calcolo del costo del paniere: Utilizzare i dati rilevanti per calcolare il costo del paniere in tutti gli anni presi in considerazione.

4-     Individuazione dell' anno base e calcolo dell'indice: Designare un anno base rispetto al quale eseguire i confronti con gli altri anni.

Una volta scelto l'anno base, l'indice si calcola così:

Indice dei prezzi al consumo =( Prezzo del paniere di beni e servizi / prezzo del paniere nell'anno base ) X 100

 

5-     Calcolo del tasso di inflazione: calcolare il tasso di inflazione, ossia la variazione percentuale dei prezzi tra una rilevazione e l'altra. La formula è:

Tasso d'inflazione anno 2 = (IPC nell'anno 2 - IPC nell'anno 1 / IPC nell'anno 1) X 100

((altri indici))

 l'indice dei prezzi all'ingrosso: che tiene conto delle imprese.

L'indice del costo della vita: IPC per famiglie di operai e impiegati

Indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali: venditore è un produttore di beni industriali.

L'indice dei prezzi al consumo non è una misura perfetta del costo della vita perché si scontra con 3 problemi:

-         Distorsione da sostituzione: i prezzi non variano proporzionalmente da un anno all'altro ma aumentano in maniera non proporzionale, così cambiano le aspettative e le preferenze dei consumatori, e cambia il peso che i consumatori danno a un determinato pezzo, ma visto che l'IPC si basa su un paniere costante, questi cambiamenti non vengono rilevati.

-         Introduzione di nuovi beni: Se il consumatore ha più scelta, con meno moneta riesce a mantenere il proprio benessere, ma il paniere è costante e quindi non tiene conto di questi cambiamenti di potere d'acquisto della moneta.

-         Impossibilità di misurare le variazioni qualitative, in quanto la qualità è difficile da misurare.

IL DEFLATORE PIL E L'INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO

Per valutare il tasso al quale aumentano i prezzi, si usa sia il deflatore pil che l'indice dei prezzi al consumo. Questi due, hanno due differenze:

-         La prima è dovuta al fatto che il deflatore PIL riflette i prezzi di tutti i beni prodotti in un determinato periodo, IPC solo quelli acquistati dai consumatori ( comprese le importazioni).

-         La seconda riguarda il peso che viene attribuito a ciascun pezzo. IPC si basa su un paniere costante e quindi i pesi non cambiano, mentre nel deflatore Pil vengono messi a confronto il prezzo dei beni prodotti quest'anno con quelli che gli stessi beni avrebbero avuto nell'anno base, quindi il paniere cambia automaticamente.

 DEPURARE I VALORI DELLE VARIABILI DAGLI EFFETTI DELL'INFLAZIONE

Il livello generale dei prezzi viene misurato per mettere a confronto i dati monetari rilevati in diversi anni. Questi dati però, per essere confrontati, devono essere prima depurati dagli effetti dell'inflazione.

La formula che si utilizza per trasformare i valori monetari dell'anno t in valori monetari correnti è:

Valore monetario corrente = Valore monetario anno T X (livello dei prezzi correnti / Livello dei prezzi nell'anno T)

Questo tipo di correzioni sono necessarie in molte occasioni: quando un valore monetario viene automaticamente corretto per l'inflazione si dice : indicizzato.

(esempio: molti contratti a lungo termine tra imprese e sindacati includono una indicizzazione totale o parziale del salario l''indice dei prezzi al consumo. Questo espediente è chiamato scala mobile e fa variare automaticamente le retribuzioni in funzione del costo della vita.

N:B : inflazione: aumento prezzi, Deflazione: diminuzione prezzi

Per capire quanto un individuo guadagni da un deposito a risparmio dobbiamo prendere in considerazione sia il tasso di interesse sia la variazione del livello generale dei prezzi.

 Il tasso di interesse REALE si trova depurando il tasso di interesse nominale dall'effetto dell'inflazione.

CAPITOLO 25

 

Produttività: è la quantità di beni e servizi prodotti con una unità di lavoro



Si sa che una nazione riesce a mantenere un alto tenore di vita solo se ha una alta produttività.

Quindi, perché alcune economie sono più capaci di altre nella produzione di beni e servizi?

 

Alcune economie sono più capaci di altre per il semplice motivo che hanno a loro disposizione più fattori che determinano la produttività.

Questi fattori sono:

Capitale Fisico per occupato: (attrezzature,strutture per la produzione di beni e servizi). I lavoratori sono più produttivi se dispongono di tali attrezzature.

Capitale umano per occupato: le conoscenze e le capacità accumulate dai lavoratori attraverso l'istruzione, la formazione e l'esperienza.

Le risorse naturali per occupato: ovvero i fattori di produzione forniti dalla natura: la terra i fiumi ecc.

Le conoscenze tecnologiche: cioè, la conoscenza dei modi più efficaci per la produzione di beni e servizi.

LA FUNZIONE DI PRODUZIONE

Supponendo che Y sia la quantità prodotta, L la quantità di lavoro, K la quantità di capitale fisico, H quella di capitale umano, N di risorse naturali. Si potrà allora scrivere:

                                                                       Y= A F (L,K,H,N)

Dove F() è una funzione che illustra come i fattori sono combinati per realizzare il prodotto e A è una variabile che riflette la tecnologia disponibile, quindi un aumento di A porta a un aumento della produzione. Molte funzioni di produzione godono di rendimenti di scala costanti, quindi se si raddoppia la quantità di tutti i fattori, raddoppia anche la produzione. Intermini matematici si ha:

                                                                       xY= A F (xL, xK, xH, xN)

La funzione di produzione con rendimenti di scala costanti ha una interessante implicazione: se x = 1/L allora si ha:

                                                                       Y/L = A F ( 1, K/L, H/L, N/L)

Y/L è la quantità prodotta per occupato, che varia in funzione del capitale umano e fisico per occupato e delle risorse naturali per occupato, oltre che dalla tecnologia disponibile espressa da A.

Che cosa può fare un governo per aumentare la produttività e quindi il tenore di vita di una nazione?

 

Risparmio e investimento: un modo per aumentare la produttività futura, è investire una quota maggiore delle risorse attuali nella produzione di capitale. Per investire una quota maggiore, bisogna consumare di meno e quindi risparmiare di più.

Rendimenti decrescenti ed effetto catch-up

Nel processo di produzione, il capitale è soggetto a rendimenti decrescenti : all'aumentare dello stock di capitale la quantità aggiuntiva che si può produrre grazie all'apporto unitario ulteriore di capitale diminuisce.

Quindi  causa dei rendimenti decrescenti, un aumento della propensione al risparmio fa aumentare la crescita solo per un periodo limitato.

Si può dire quindi che nel lungo periodo un aumento della propensione al risparmio fa aumentare la produzione e il reddito ma non da una crescita più sostenuta.

I rendimenti marginali decrescenti, hanno un'altra importante caratteristica: per un paese povero è molto più facile avere tassi di crescita molto più elevati, perché tali paesi mancano anche del capitale fisico fondamentale, quindi anche per un piccolo investimento il tasso di crescita cresce di molto.

Investimento estero

Un altro metoo per l'accumulazione di capitale è l'investimento estero. Se un impresa italiana apre uno stabilimento in brasile, un investimento posseduto e gestito da un soggetto straniero è detto investimento diretto estero.

Un cittadino italiano che acquista azioni di una società brasiliana  (investimento finanziato con denaro estero ma gestito da residenti) viene chiamato investimento estero di portafoglio.

In questo modo, il PIL brasiliano aumenta, e una parte di questo reddito aggiuntivo finisce in italia, sotto forma di profitti.

L'investimento estero condiziona quindi sia PIL (reddito realizzato nell'ambito geografico da residenti e non) e PNL ( reddito realizzato solo dai residenti di un paese anche al di fuori dei confini nazionali)

L'istruzione

Per un successo economico di una nazione nel lungo periodo, un investimento in capitale umano è importante come uno in capitale fisico.

C'è però da tenere conto che sia il capitale fisico che il capitale umano, hanno un costo-opportunità: frequentando la scuola, gli studenti rinunciano a lavorare, e quindi a guadagnare.

Uno dei problemi che i paesi poveri devono affrontare è la cosiddetta fuga dei cervelli: ovvero l'immigrazione dei lavoratori più istruiti verso paesi più ricchi.

Salute e alimentazione

Il termine capitale umano è possibile utilizzarlo anche in riferimento a un altro tipo di investimento: le risorse impiegate a far si che gli individui siano più sani, perché un lavoratore più sano è anche più produttivo. Quindi fare i giusti investimenti in salute e alimentazione porta a una maggiore produttività e quindi a un più alto tenore di vita.

Diritti di proprietà e stabilità politica

Un altro strumento per favorire la crescita economica è garantire i diritti di proprietà e la stabilità politica.

I diritti di proprietà si riferiscono al poter esercitare la potestà sulle risorse che ci appartengono.

Stabilità politica, ossia che lo stato deve saper proteggere tali diritti.

Libero scambio

Alcuni dei paesi più poveri del mondo hanno tentato di ottenere una crescita economica più rapida perseguendo politiche isolazioniste, ma non ne hanno tratto vantaggi, perché il modo migliore per aumentare la produttività è il libero scambio.

Ricerca e sviluppo

Lo stato deve assumersi la funzione di incentivare e stimolare la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie.

La crescita della popolazione

Un maggior numero di lavoratori dediti alla produzione.

CAPITOLO 26

 

Il sistema finanziario è composto dalle istituzioni che operano nell'economia al fine di far corrispondere al risparmio dell'uno, l'investimento dell'altro.

Le principali istituzioni sono: i mercati finanziari e i mercati obbligazionari.

Per quanto riguarda i mercati obbligazionari, un'obbligazione è un certificato di debito che specifica gli obblighi del debitore verso il creditore, ossia un titolo di credito che stabilisce il momento nella quale sarà rimborsato (data di maturazione), e il tasso di interesse che verrà periodicamente corrisposto prima della data di scadenza.

Sebbene i titoli obbligazionari siano diversi gli uni dagli altri, presentano 3 caratteristiche uguali:

1-     La durata: il periodo di tempo che intercorre tra l'emissione e la scadenza del titolo. Il tasso di interesse corrisposto da un'obbligazione corrisponde in parte dalla durata, un obbligazione di lunga durata è più rischiosa e quindi ha tasso di interesse più alto.

2-     Rischio di credito: la probabilità che il debitore non paghi. L'insolvenza è detta default: i prenditori possono andare in default dichiarando il fallimento.

3-     Trattamento fiscale: ovvero il modo in cui la normativa fiscale considera il reddito da interessi generato dal possesso di obbligazioni. L'interesse maturato sulle obbligazioni emesse da privati è considerato reddito imponibile, ossia una parte va al fisco.

Per quanto riguarda invece il mercato azionario, un azione rappresenta un titolo di proprietà dell'impresa e perciò costituisce un diritto sui profitti che questa realizza.

La vendita di azioni per raccogliere fondi viene denominata finanziamento con capitale di rischio, mentre l'emmissione di obbligazioni viene denominata finanziamento con emissione di debito.

I prezzi ai quale le azioni vengono scambiate sul mercato, sono determinati dall'intersezione fra domanda e offerta.

Per tenere sotto controllo l'andamento dei mercati azionari, i risparmiatori hanno a disposizione diversi indici azionari. Un indice azionario viene calcolato come valore medio delle quotazioni di un gruppo di titoli.

GLI INTERMEDIARI FINANZIARI

           

Gli intermediari finanziari sono istituzioni finanziarie attraverso la quale i risparmiatori possono fornire indirettamente fondi ai prenditori. I principali sono le banche e i fondi comuni di investimento.

Le banche: Una delle funzioni principali delle banche è raccogliere il risparmio di chi spende meno di quanto guadagna e attribuirlo a chi a bisogno di indebitarsi. Le banche corrispondono ai risparmiatori un interesse e ne fanno pagare uno più alto ai debitori. La differenza fra i due interessi, copre i costi della banca e garantisce un profitto ai proprietari.

Le banche hanno anche la funzione di facilitare lo scambio di beni e servizi, permettendo agli individui di emettere assegni a fronte dei propri depositi., quindi contribuisce alla creazione di strumenti che possono essere utilizzati come mezzi di pagamento per qualsiasi transazione.

I fondi comuni di investimento: Un fondo comune di investimento è un'istituzione che vende proprie quote di partecipazione al pubblico e con il ricavato acquista una selezione (detta portafoglio) di titoli azionari, obbligazioni o entrambi. Il sottoscrittore della quota di fondo comune di investimento implicitamente il rischio e il rendimento associati al portafoglio scelto.

Un secondo vantaggio dei fondi comuni di investimento è legato alla competenza professionale di chi ne gestisce gli investimenti.

RISPARMIO E INVESTIMENTO NELLA CONTABILITA AGGREGATA

Assumendo per semplicità un economia chiusa (NX=0)

                                   Y=C+I+G

Sottraendo da tutti e due i membri C e G si ottiene

                                   Y-C-G=I

                                   S=I

S = Risparmio aggregato (ciò che resta dal reddito detratti i consumi privati e la spesa pubblica)

Indicando con T le entrate nette (imposte - trasferimenti), si può indicare il risparmio aggregato come segue.

                                   S=Y-C-G

                                   S= (Y-T-C)+(T-G)

(Y-T-C)= risparmio privato = ciò che resta alle famiglie detratti i consumi e le imposte nette

(T-G)= risparmio pubblico = differenza tra le entrate e le uscite pubbliche

Quindi:  Se T > G = avanzo di bilancio

              Se T < G = Disavanzo di bilancio

Poiché per l'economia S=I se c'è disavanzo di bilancio parte del risparmio privato deve finanziare l'indebitamento pubblico (oltre che gli investimenti privati) e quindi si crea l'effetto di spiazzamento: Gli interessi di alzano e quindi meno persone e imprese si indebitano.

FUNZIONAMENTO DEI MERCATI FINANZIARI

Ipotizzando che esista un solo mercato finanziario L'offerta sarà formata da tutti i risparmiatori che concedono i loro risparmi al mercato finanziari in cambio di un interesse.

La domanda sarà formata da tutti quelli che hanno la necessità di indebitarsi, alla quale gli verrà attribuito il tasso di interesse.

Il prezzo equivale appunto al tasso di interesse e l'equilibrio è dato come al solito dalla intersezione fra domanda e offerta.

POSSIBILI EFFETTI DI ALCUNI PROVVEDIMENTI DI POLITICA ECONOMICA

1-Imposte e risparmio

Incentivi al risparmio: Se lo stato predispone degli incentivi per chi risparmia, questo provoca un aumento dell'offerta che quindi si sposta verso destra. A causa di questo aumento dell'offerta il tasso di interesse si abbassa e di conseguenza gli individui sono più propensi a indebitarsi.

Molti economisti espongono una critica: è un provvedimento che favorisce i più ricchi.

2-Imposte e investimento

Credito d'imposta per gli investitori: Se ad esempio lo stato da crediti d'imposta a tutte le imprese che costruiscono un nuovo impianto, la domanda di investimento aumenta, spostandosi verso destra. Questo spostamento provoca un aumento del tasso di interesse e un conseguente aumento del risparmio e dell'investimento.

3-Avanzi e disavanzi del bilancio dello stato

N.b Disavanzo di bilancio (spesa pubblica > entrate tributarie) e debito pubblico (somma di tutti i disavanzi).

Se avviene un disavanzo di bilancio, il risparmio pubblico è negativo e quindi lo stato deve attingere al risparmio nazionale. Se attinge al risparmio nazionale, la quantità di fondi disponibili all'investimento diminuisce e quindi il tasso di interesse cresce.

Di conseguenza si avrà effetto di spiazzamento.

CAPITOLO 28

 

Disoccupazione: Individui che vorrebbero lavorare ma non riescono a trovare un lavoro e quindi partecipare alla produzione di beni e servizi del sistema economico.

Occupati: chi ha un'occupazione

Disoccupato: chi non ha un'occupazione ed è disponibile a lavorare

Non appartenente alla forza lavoro: gli individui che ad esempio studiano a tempo pieno

Forza lavoro: occupati + persone in cerca di lavoro

Popolazione: forza lavoro (persone attive) + non appartenenti alla forza lavoro (persone non attive)

Si chiama tasso di disoccupazione la quota di disoccupati nella forza lavoro:

tasso di disoccupazione:  (Numero disoccupati / forza lavoro) X 100

Si chiama tasso di partecipazione alla forza lavoro la percentuale della popolazione adulta che fa parte della forza lavoro

Tasso di partecipazione alla forza lavoro: (forza lavoro / popolazione adulta) X 100

Il tasso medio di disoccupazione intorno al quale oscillano le osservazioni annuali è detto tasso naturale di disoccupazione, mentre il cambiamento della disoccupazione rilevata annualmente dal livello naturale è detta disoccupazione ciclica.

PERCHE C'E SEMPRE QUALCHE DISOCCUPATO?

Esistono quattro risposte a questa domanda.

La prima è che i lavoratori impiegano tempo per trovare un lavoro adeguato alle proprie aspettative. La disoccupazione che risulta dal processo di collocamento al lavoro viene detta disoccupazione frazionale e spiega la disoccupazione di breve periodo. Tale disoccupazione è inevitabile perché l'economia è in continua evoluzione, quindi i mercati continuano a cambiare.

Un provvedimento diffuso che contribuisce anche se involontariamente ad aumentare la disoccupazione frizionale è il sussidio di disoccupazione:

Il sussidio viene corrisposto solo a coloro che sono stati licenziati perché le loro competenze non erano più necessarie. Questi individui, avendo un sussidio che può continuare per oltre un anno e che può corrispondere alla metà dello stipendio che percepivano, sono meno propensi a cercarsi un lavoro aumentando così la disoccupazione frizionale.

 Le altre tre risposte riguardano un altro tipo di disoccupazione: la disoccupazione strutturale.

In questo caso il numero di posti disponibili in alcuni mercati è insufficiente per dare un'occupazione a chiunque la desideri. Questo può avvenire per tre motivi:

1: La legge sul salario minimo: Una legge che impone un livello minimo dei salari più elevato di quello di equilibrio del mercato fa aumentare la quantità di lavoro offerta e diminuire la quantità domandata rispetto al valore di equilibrio creando una eccedenza di lavoro. Poiché ci sono più lavoratori che posti di lavoro, alcuni lavoratori restano disoccupati.

Quindi se il salario viene mantenuto al di sopra del livello di equilibrio, per qualsiasi ragione, il risultato è la disoccupazione.

2: Teoria economica del sindacato: Un sindacato è un'associazione di lavoratori che contratta con i datori di lavoro salari e condizioni lavorative. Il processo attraverso il quale sindacati e imprese raggiungono un accordo sulle condizioni di occupazione, viene detto contrattazione collettiva.

Se l'azione del sindacato fa salire le retribuzioni al di sopra del livello di equilibrio, la quantità di lavoro offerta aumenta e quella domandata diminuisce, producendo disoccupazione: i lavoratori che riescono a mantenere l'impiego ne traggono beneficio, mentre quelli che lo perdono ne vengono danneggiati.

3: Teoria del salario di efficienza: Secondo tale teoria, le imprese operano con maggiore efficienza se le retribuzioni sono superiori al livello di equilibrio. Questo perché retribuzioni più alte possono aumentare la produttività per vari motivi:

La salute del lavoratore, il turnover dei lavoratori (cambiare lavoro), la qualità dei lavoratori e infine il loro impegno.







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