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Distribuzione del reddito e benessere sociale

economia politica


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Distribuzione del reddito e benessere sociale (cap. XII°)

Esistono diverse prospettive sotto le quali valutare la distribuzione del reddito:

a)    Distribuzione personale del reddito, ossia il modo in cui il reddito si distribuisce fra i soggetti che compongono la comunità;

b)   Distribuzione funzionale del reddito, che si concentra su come il reddito si distribuisce fra i fattori produttivi che hanno concorso a produrlo, in particolare: il capitale ed il lavoro;

c)    Distribuzione sociale del reddito, si concentra sul modo nel quale il reddito si ripartisce fra le classi sociali (ad esempio: fra capitalisti e lavoratori);



d)   Distribuzione spaziale del reddito, che si concentra sul modo nel quale il reddito si ripartisce fra le aree geografiche che costituiscono un'economia;

e)    Distribuzione settoriale del reddito, ossia da come il reddito si ripartisce fra i settori che compongono un'economia.

In questo capitolo ci concentreremo sulla distribuzione perso 343b11d nale del reddito e faremo cenno alla distribuzione sociale/funzionale del reddito (cap.14 → distribuzione settoriale, cap.15 → distribuzione geografica del reddito).

La distribuzione personale del reddito: misure della equità distributiva.

Il primo problema da affrontare riguarda: -"quale variabile" considerare (noi utilizzeremo il reddito); -"quale unità" considerare (noi utilizzeremo la famiglia, ma nel calcolo e nella comparazione dei redditi familiari va adottata una correzione per rendere confrontabili situazioni di famiglie con struttura diversa. A questo fine si utilizzano "scale di equivalenza").

Il reddito è un carattere misurabile che si ripartisce in modo non uniforme tra i componenti di un gruppo. Le scienze statistiche hanno elaborato numerosi indicatori allo scopo di valutare la variabilità e la concentrazione nella distribuzione di caratteri.

Gli indicatori utilizzati sono:

-       Gli indicatori di dispersione, o variazione, che esprimono quanto una distribuzione sia dispersa intorno alla sua media. Vengono utilizzati: la varianza [∑(yi-y)2/N], lo scarto quadratico medio (radice quadrata della varianza), lo scostamento medio assoluto dalla media (∑|yi-y|/N) ed il "rapporto percentilico" (bisogna ordinare i soggetti in modo crescente rispetto al reddito posseduto, si divide il gruppo ordinato in dieci sottogruppi. Il rapporto fra il reddito medio del 10° decile ed il reddito medio del 1° decile fornisce un'indicazione della diseguaglianza distributiva);

-       Gli indicatori di concentrazione, che forniscono una misura di quanta parte di un carattere misurabile sia posseduta da una data frazione della popolazione. Vengono utilizzati: la curva di Lorenz (si considera il gruppo di soggetti da esaminare, ordinati in modo crescente rispetto al reddito personale, calcolare le distribuzioni cumulate del reddito ottenendo così una curva che, in caso di distribuzione egualitaria, coincide con la bisettrice che taglia in due parti uguali il I° quadrante e avente angolo di 45°. Ovviamente , quanto più la curva di Lorenz si allontana dalla bisettrice, tanto meno equamente il reddito è distribuito); l'indice di Gini (che è data dal rapporto tra l'area H, area compresa tra la curva e la bisettrice, e l'area del triangolo rettangolo, ma poiché l'area del triangolo è: base per altezza diviso due, si può anche dire che l'indice di Gini è pari al doppio dell'area H. Questo indice può assumere valore compreso tra 0 (distribuzione perfettamente equa) e 1 (massima concentrazione nella distribuzione del reddito); quanto più lontana è la curva di Lorenz dalla bisettrice, tanto più l'indice di Gini si avvicinerà a 1).

Figura 12.1 La curva di Lorenz.

 

Concetti e indicatori di povertà.

La povertà è una condizione di una fascia di popolazione che vive in condizioni particolarmente disagiate.

Esistono due differenti concetti di povertà:

-       Povero in senso assoluto: colui il quale può contare su un reddito giornaliero non superiore a 1 dollaro (o 2 dollari) e/o che gode di un reddito annuo inferiore a 390 dollari;



-       Povertà relativa: la condizione di povero dipenda non soltanto dal reddito individuale, ma dal contesto nel quale il reddito è percepito. Infatti si definisce povero in senso relativo colui il cui reddito equivalente è inferiore rispetto al 50% del reddito individuale medio della comunità di riferimento (la metà di questo reddito rappresenta il reddito che individua la linea della povertà relativa).

Questi dati vanno interpretati con molta attenzione: condizioni di recessione generalizzata, implicano l'uscita di persone dalla fascia della povertà relativa, non perché si sia innalzato il loro reddito individuale, ma perché si è abbassato il livello della linea di soglia della povertà.

Il legame teorico fra distribuzione del reddito e benessere sociale.

Andiamo ora ad esaminare come, a parità di reddito medio, varia il benessere sociale al variare del modo in cui il reddito è distribuito tra i diversi individui.

Teorema di Atkinson: se ogni individuo ha funzione di utilità crescente e concava nel livello del proprio reddito e se l'ammontare di reddito complessivamente disponibile in una comunità non dipende dal modo in cui è distribuito, allora una distribuzione più equa del reddito è associata a un più elevato livello di benessere sociale.

o      La prima ipotesi (se ogni individuo ha funzione di utilità crescente e concava nel livello del proprio reddito) equivale a dire che l'utilità di ogni individuo dipende dal reddito, ciò vuol dire che dosi aggiuntive del reddito individuale incrementano l'utilità individuale, ma in misura via via decrescente. Pertanto, quando si sottrae una unità a chi ha un reddito elevato, per trasferirla a chi ha un reddito basso, il decremento di utilità arrecato al più ricco sarà minore dell'incremento di utilità che l'unità aggiuntiva determina per chi, più povero, la riceve. In questo caso, il trasferimento di reddito aumenterà l'utilità della società, in quanto il beneficio per il povero eccede il danno arrecato al ricco.

o      La seconda ipotesi (l'ammontare complessivo di reddito non dipende dal modo in cui esso è distribuito) richiede che la redistribuzione del reddito non sia costosa.

La logica del Teorema non viene messa in discussione, ma bensì vengono messe in discussione le ipotesi su cui esso si basa:

a)    La redistribuzione è costosa perché, nel momento in cui si opera un trasferimento di reddito, non è detto che tutto il reddito sottratto a chi è più ricco effettivamente giunga a chi è più povero;

b)   Le politiche di redistribuzione vanno a colpire chi ha maggiore reddito e pertanto disincentivano la produzione del reddito proprio da parte di chi ha maggiore capacità nel generare reddito.

Okun ha proposto di ragionare sulle curve di benessere sociale e di calcolare quale perdita di reddito complessivo una società sia disposta ad accettare pur di ottenere una distribuzione di reddito più equa e rimanere sulla stessa curva di benessere sociale.

In questo senso esisterebbe una sorta di saggio marginale di sostituzione fra equità ed efficienza.

La distribuzione funzionale del reddito.

La distribuzione funzionale del reddito, si concentra su come il reddito si distribuisce fra i fattori produttivi che hanno concorso a produrlo (capitale, lavoro).

La quota distributiva che spetta al fattore lavoro è ottenibile semplicemente rapportando il monte di remunerazioni che va al lavoro rispetto al reddito complessivo: αL = WN / Py  [dove WN è il salario medio delle unità di lavoro per il numero complessivo di unità di lavoro (monte delle remunerazioni del fattore lavoro in termini nominali), Py indica il PIL (il prodotto fra il livello generale dei prezzi, P, e la produzione reale, y)]. Però l'uso concreto di questa regola comporta svariati problemi:

a)    È abbastanza semplice reperire i dati sui salari distribuiti ai lavoratori assunti, ma è diffide capire il reddito percepito da chi svolge attività autonome;




b)   Si pone il problema di quale indicatore di salario sia da considerare, perché i contributi sociali vanno si a beneficio del fattore lavoro, ma non rientrano nel reddito disponibile dei lavoratori;

c)    Nella misura delle quote distributive vi sono imprecisioni legati alla presenza di attività irregolari (ad esempio: il lavoro nero).

Le conseguenze economiche della distribuzione del reddito.

L'andamento della distribuzione perso 343b11d nale dei redditi è legata all'andamento della distribuzione funzionale del reddito. Infatti dato che il ventaglio delle retribuzioni del lavoro è più ristretto del ventaglio delle remunerazioni del capitale, nei periodi in cui il lavoro acquisisce quote distributive maggiori, la distribuzione perso 343b11d nale del reddito diventa più equa, mentre nei periodi in cui aumenta la quota distributiva del capitale e si restringe quella del lavoro, aumenta la iniquità nella distribuzione perso 343b11d nale dei redditi.

Conoscere gli andamenti degli indicatori di distribuzione del reddito è importante, perché questi indicatori sono legati alle performance economiche complessive.

Kuznets raccolse i dati relativi all'indice di Gini e del livello del reddito pro-capite in un insieme di Paesi ottenendo una curva a forma di U rovesciata. Interpretazione: l'aumento dei livelli del reddito (cioè la crescita economica) dapprima comporta un aumento della diseguaglianza ma, oltre un certo livello di reddito, comporta una riduzione delle diseguaglianze.

Il nesso inverso, l'effetto della diseguaglianza sulla performance di crescita, è stato indagato da Robert Barro: a parità di altre condizioni si trova una correlazione negativa e significativa tra la diseguaglianza e la successiva performance di crescita, cioè la diseguaglianza nella distribuzione perso 343b11d nale del reddito danneggia la performance di crescita.

Le politiche economiche di redistribuzione.

L'obiettivo della politica economica è la riduzione della diseguaglianza distributiva. Le politiche di redistribuzione del reddito sono praticate:

a)    in modo diretto, cioè procedendo a trasferimenti di reddito fra individui diversi (rientra qui la politica fiscale che si occupa di stabilire l'ammontare di imposte e trasferimenti in capo ai diversi individui);

b)   in modo indiretto, cioè fornendo beni e servizi a individui diversi che pagheranno prezzi diversi per il consumo di questi beni (qui rientra la produzione e l'attribuzione di beni e sevizi pubblici agli individui che saranno chiamati a pagare ammontari differenti, per il medesimo bene pubblico, a seconda delle loro condizioni di reddito).

Il principale strumento di politica economica per ottenere una redistribuzione del reddito è rappresentato da disegni dell'imposizione fiscale, tra i quali:

-       imposizione fiscale progressiva, se l'aliquota media di imposizione è crescente con l'aumento del reddito (=> ti = Ti / yi = f(yi) , fI>0);

-       imposizione fiscale proporzionale, l'aliquota di imposizione è la stessa per tutti gli individui e non dipende dal livello del reddito individuale (=> ti =Ti);

-       imposizione fiscale regressiva, l'aliquota di imposta decresce all'aumentare del reddito. Tipico esempio è l'imposta a somma fissa (lump-sum tax) nell'ambito del quale tutti gli individui, a prescindere dal loro reddito, devono pagare il medesimo ammontare (=> ti = Ti / yi = f(yi) , fI<0).







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