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SITUAZIONE ECONOMICA EUROPEA DAL XIX SECOLO: ANALIZZAZIONE DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE EUROPEA

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SITUAZIONE ECONOMICA EUROPEA DAL XIX SECOLO:

ANALIZZAZIONE DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE EUROPEA

La prima rivoluzione industriale riverificò in Gran Bretagna tra il 1750 ed il 1850 (l’Inghilterra fu il primo paese in cui si sperimentò una rivoluzione).

RIVOLUZIONE è un termine improprio per i paesi dell’Europa Continentale in quanto la rivoluzione ci fu solo nell’Inghilterra e gli altri paesi si limitarono solo ad apprendere delle nuove tecniche industriali sviluppate in Inghilterra. La rivoluzione fu un fenomeno regionale cioè interessò solo alcune località della Gran Bretagna. Gli elementi fondamentali sono:

·        RISORSE NATURALI: carbone, rame, stagno, ferro e in alcune zone anche sale e argilla;

·        ACQUA: veniva usata come elemento di energia;



·        PRODUZIONE AGRICOLA: alcune produzioni agricole fecero da base allo sviluppo di alcune industrie, per esempio quella tessile per il lino, la lana e il cotone.)

Idealmente distinguiamo la fase dell’industrializzazione inglese in 3 periodi:

1.     1760 – 1800: fase in cui si sviluppano particolari settori industriali: industria cotoniera, industria del ferro e industria del carbone (definiti settori trainanti). Questi settori riescono a svilupparsi grazie a delle innovazioni, scoperte e invenzioni. Le scoperte erano:

·        Macchine per la filatura: filatoio meccanico di HARGREAVE (1764) conosciuto come Jenny; telaio ad acqua di ARKWRIGHT (1769); filatoio intermittente di CROMPTON (1779); macchinari per la cardatura, torcitura, il rullo per le stampe ecc. Si sviluppa prima l’industria cotoniera di quella laniera perché il cotone era un tessuto leggero utilizzabile in qualsiasi stagione, era un tessuto più resistente e poteva essere colorato ma la caratteristica più importante era data dal fatto che il cotone garantiva più igiene perché s poteva lavare più volte. L’industria laniera si svilupperà più tardi poiché gli inventori dovevano avere più tempo per adattare i macchine ad un tessuto più delicato.

·        Industria del ferro: fusione tra il carbone ed il ferro (per la prima volta nel 1709) ma inserito nell’industria nel 1750 da ABRAM DARBY; processo di puntellaggio (1783) e processo di laminaggio (1784) da HANRY CORT (questi due processi garantivano la produzione di ferro in lamine: nel 1800 vennero prodotte 200.000 tonnellate di ghisa annue; nel 1870 vennero prodotte 6.000.000 di ghisa annue).

·        Industria del carbone: caldaia a vapore di JAMES WATT. Tra il 1680 ed il 1870 la produzione del carbone aumentò del 300%.

Grazie allo spirito imprenditoriale inglese e allo sviluppo di questi settori si costituirono canali, estensioni dei traffici marittimi, applicazione di innovazioni nel sistema creditizio e investimenti nell’agricoltura. Questo era un meccanismo a catena, lo sviluppo di un settore portava allo sviluppo di altri settori.

2.     1790 – 1820: fase in ci si perfezionarono tutte le innovazioni che caratterizzano la prima fase. Si svilupparono alcune industrie secondarie: industria di ceramica, industria di seta e industria di birra (quest’ultima fu la prima industria di massa).

3.     1820 – 1850: fase caratterizzata dall’avvento della ferrovia. Nel 1825 venne inaugurata la prima rete ferroviaria: STOCKTON – DARLINGTON. 5 anni dopo fu costruita la linea: LIVERPOOL – MANCHESTER. Vennero realizzati inoltre degli alti forni per la produzione di ghisa e l’introduzione di telai meccanici. La ferrovia ha consentito i traffici e lo spostamento della popolazione.

La rivoluzione industriale si sviluppò in Gran Bretagna perché aveva delle caratteristiche che altri paesi non avevano:

~       Posizione geografica favorevole (la Gran Bretagna era circondata da acqua);

~       Condizioni politiche e legislative favorevoli (la Gran Bretagna non era coinvolta in guerre);

~       Tanti possedimenti coloniali (la Gran Bretagna acquisiva le risorse dai suoi possedimenti coloniali e aveva degli sbocchi per i suoi prodotti in altri mercati);

~       Ricco sottosuolo (la Gran Bretagna possedeva i minerali nei primi strati del suolo che non richiedevano particolari meccanismi sofisticati per l’estrazione);

~       Viveva un periodo di pace;

~       Tanti capitali da investire;

~       Densità di popolazione più alta in Europa (la Gran Bretagna aveva quindi tante persone per sfruttare il loro ingegno);

~       Spirito imprenditoriale attivo.

Pescara 23\02\2007

L’800 quindi era un secolo di crescita economica.

Alcuni studiosi hanno cercato di capire a cosa era dovuta questa crescita economica.

A proposito della crescita economica MADDISON distinse i paesi in 2 categorie:

1.     quelli che rientrano nelle AREE GUIDA;

2.     quelli che rientrano nelle AREE INSEGUITRICI.

Nei paesi rientranti nelle aree guida lo sviluppo tecnologico si è verificato in modo intenso e continuo sfruttando le conoscenze tecniche (innovazione) per aumentare la produttività di terra, capitale e lavoro.

Nei paesi rientranti nelle aree inseguitrici si imitava ciò che si faceva nell’area guida. Maddison andò ad analizzare l’economia mondiale dal Medioevo sino ad oggi ed in questo arco di tempo egli distinse 4 diverse economie:

1)     1100 – 1500;

2)     1600 – 1750:

3)     1750 – 1890;

4)     1890 – oggi.

Nell’ambito di queste diverse economie Maddison individuò anche i paesi guida (paesi che rispondevano alle aree guida). Quindi:

1)     1100 – 1500: Italia centro settentrionale (poteva imprimere una economia guida);

2)     1600 – 1750: Paesi Bassi settentrionali;

3)     1750 – 1890: Inghilterra (periodo della rivoluzione industriale);

4)     1890 – oggi: USA

Maddison andò ad analizzare l’economia mondiale.

Nel XIX secolo si ha una crescita economica le cui caratteristiche sono:

- Diminuzione degli addetti all’agricoltura (diminuzione dell’occupazione nel settore primario);

- Industria è diventata la prima fonte di ricchezza (acquisisce un ruolo primario all’interno del sistema economico);

- Passaggio da fonti animate (ad esempio l’uomo) a fonti inanimate (ad esempio l’acqua) che costituisce un passaggio fondamentale.

La crescita economica è continua e costante. Per capire se un paese vive una situazione di benessere (crescita economica) Maddison andò ad analizzare il PIL che misura il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese sia dai cittadini che dagli stranieri a prezzi costanti.

IPOTESI: nel 1800 il Pil è di 100; nel 1900 il Pil è di 500; nel 1914 il Pil sarà cresciuto a 600.

Il Prodotto Nazionale Lordo esprime la stesso valore del PIL senza tenere conto, però, degli stranieri. Il PIL però non esprime il valore di una particolare area, località ma è un valore riferito a tutto il paese. Il PIL a livello generale indica lo sviluppo economico ma non a livello regionale. Questa è stata l’unica critica mossa a Maddison in quanto ha calcolato la crescita economica su un parametro generale. Infatti il triangolo italiano (Piemonte, Lombardia e Liguria) ha una maggiore crescita economica rispetta alla media del resto del paese e perfino della Francia e della Germania.

Nel corso dell’800 si verificano altri cambiamenti:

- Aumento del numero degli addetti nel settore terziario (banche, uffici commerciali: tutto ciò che regge lo sviluppo economico);

- Aumento del reddito pro-capite;

- Diminuzione del tasso di fertilità (ovvero diminuzione del numero dei figli per donna dovuto al fatto che le donne hanno iniziato a lavorare oltre al fatto che le famiglie sono più legate al reddito di conseguenza avere molti figli provoca la diminuzione del reddito)

- Diminuzione del tasso di mortalità;

- Aumento del tasso di urbanizzazione;

- Aumento di alfabetismo – scolarizzazione;

- Aumento del risparmio quindi si effettuano più investimenti;

- Aumento dei flussi commerciali.

Le altre tesi sullo sviluppo economico sono state formulate da:

1)     ROSTOW : “teoria degli stadi”: la sua teoria si basava su 5 stadi di sviluppo:

FASE 1) Società tradizionale: secondo Rostow un paese prima di iniziare la sua fase di sviluppo partiva da una società tradizionale o fase di pre – industrializzazione (bassa produttività del lavoro umano, settore primario (agricoltura) di enorme importanza, stretto legame tra popolazione e risorse: prima del 1750 (alto tasso di fertilità) la popolazione doveva sfruttare le risorse disponibili, non tutti però di potevano soddisfare con queste risorse e quindi iniziavano le epidemie e le carestie che andavano a provocare una serie di morti facendo in modo che la popolazione tornasse quella di prima e presenza di epidemia e carestie: reddito pro capite che non riesce ad aumentare).

FASE 2) Stadio delle transizioni (stadio delle pre - condizioni al decollo): in questa fase si inizia ad ipotizzare un cambiamento (imprenditorialità e accumulo di capitali). Le caratteristiche sono:

° Aumento della produzione e dell’agricoltura (fornirà i capitali necessari per il settore secondario);

° Accantonamento dei capitali;

° Sviluppo di industrie di servizi (sistema bancario);

° Uso efficiente di materie prime ed esportazioni dei prodotti finiti.

FASE 3) Stadio del decollo: anche detto come STADIO DEL TAKE – OFF. In questa fase si verifica un’accelerazione spontanea o indotta che nell’arco di 20 o 30 anni trasformerà l’economia di un paese. Dopo questa fase non è più possibile tornare indietro. Essa è caratterizzata da:

° Aumenti dei tassi di investimento;

° Situazione istituzionale, sociale e politica volta a sfruttare lo sviluppo economico in corso;

° Sviluppo settori guida e industrie sussidiarie;

° Il settore secondario subentra all’agricoltura come ruolo principale del sistema economico.

FASE 4) Stadio della maturità: il processo industriale si estende e le innovazioni e le tecnologie si diffondono ad ampio raggio ed investono sempre più settori.

FASE 5) Stadio dei consumi di massa: le imprese cercheranno di standardizzare la produzione per renderla più accessibile alla massa (si produce a costi più bassi);

Questa terra è stata criticata. Le maggiori critiche sono emerse per il fatto che Rostow non spiegò il passaggio da una fase ad un’altra, poi perché Rostow attribuisce maggiore importanza ai settori trainanti (industria). La 3° critica è data dal fatto che Rostow non considera il mercato quindi gli scambi internazionali, nazionali e regionali. Rostow ci dice come deve evolversi lo sviluppo di un paese ma non necessariamente si devono seguire i 5 stadi si possono anche saltare o compiere processi di sviluppo diversi.

Pescara 26\02\2007

2)    GERSHENKRON: teoria dell’ARRETRATEZZA. Questa teoria si basa su 2 fasi di Rostow: la seconda e la terza (transizione e decollo). Il percorso che porta alla formulazione di questa teoria è al rovescio in quanto si considera la situazione economica di un paese ai margini ovvero per Gershenkron un paese tanto più era in una grave disagio economico (arretratezza) più esistevano possibilità di svilupparsi. Gershenkron va ad analizzare tutti i meccanismi che i paesi ritardatari (paesi ritardatari rispetto alla Gran Bretagna) mettono in atto per attuare lo sviluppo. La teoria di Gershenkron prende in considerazione come modello unico lo sviluppo economico dell’Inghilterra ed effettua delle distinzioni sulle pre – condizioni (GRADUATORIA DELL’ARRETRATEZZA) che rappresentava la minore o maggiore vicinanza allo sviluppo economico inglese. Gershenkron attribuiva molta importanza alla posizione geografica, ovvero alla distanza dall’Inghilterra: era importante essere attratti ma soprattutto essere vicini all’area inglese. Gershenkron definisce anche i vantaggi dell’arretratezza:

·        Più arretratezza significava attuare uno sviluppo industriale in tempi molto rapidi quindi più arretratezza era uguale a un maggiore sviluppo dell’industria pesante;

·        Maggiore sviluppo di beni strumentali rispetto ai beni di consumo;

·        Per un paese fortemente arretrato era più facile importare la conoscenza tecnologica in modo completo;

·        Un paese fortemente arretrato riceveva maggiori capitali stranieri;

·        Minore sviluppo del settore agricolo (rappresenta l’unica nota stonata in questo quadro di vantaggi).

Il vantaggio materiale veniva rappresentato dal fatto che il paese arretrato acquisisce la conoscenza tecnologica senza avere delle spese.

In definitiva chi partiva per primo allo sviluppo poteva essere superato, chi, invece, si trovava più vicino a livello geografico poteva addirittura subentrargli (il caso dell’Olanda e del Belgio); chi era un paese decaduto, arretrato, poteva sperare di recuperare posizioni (il caso dell’Italia 1898 – 1914). Anche a Gershenkron sono state mosse delle critiche: prendendo come modello la Gran Bretagna, gli storici non pensavano che questo paese potesse essere preso come esempio.

3)    POLLARD: teoria delle REGIONI ECONOMICHE: Pollard considerava lo sviluppo industriale di un paese come fe 929c27j nomeno regionale in quanto una nazione presa nel suo complesso non poteva svilupparsi in maniera uguale, ovvero alcune zone non potevano svilupparsi in modo uguale ad altre. Pollard ha spiegato questo concetto con il DIFFERENZIALE DELLA CONTEMPORANEITA’ che è dato dal manifestarsi più o meno contemporaneamente di un fenomeno che può essere di origine storica, economica o sociale in paesi che trovano stadi di sviluppo diversi, producendo conseguenze diverse. Quindi un unico fenomeno può causare diverse ripercussioni. Pollard fa riferimento a:

·        EVENTO ECONOMICO: ingresso della ferrovia (entra su un economia già avviata facilitando i trasporti). La ferrovia entra anche in paesi Europei che si dovevano ancora sviluppare facendo avere un effetto molto importante sul sistema economico del Paese. Ovviamente la ferrovia non avrà degli effetti uguali: in INGHILTERRA entrando in una economia già sviluppata non ha provocato nulla di eclatante ma ha solo facilitato i trasporti; nei paesi Europei la ferrovia ha provocato lo sviluppo di industrie quindi lo sviluppo economico; in paesi come l’Italia e la Russia, che erano paesi periferici, ovvero paesi che si sono sviluppati alla fine, la ferrovia ha rappresentato un fardello economico molto elevato (ovvero altri costi da sostenere per l’economia degli Stati).

·        EVENTO SOCIALE: Marxismo (1848 – 1850): in Gran Bretagna già si era sviluppata la classe operaia quindi l’avvento delle idee socialiste non provocarono quasi nulla; in Germania e in Francia, siccome si stavano avviando all’industrializzazione, l’avvento delle idee socialiste provocarono la nascita di partiti e sindacati; in Russia (paese periferico) l’avvento delle idee socialiste fu considerato come n evento al limite poiché queste idee non vennero usate a favore ma contro il proletariato provocando l’avvento della dittatura.

L’800 è un secolo di crescita economica anche demografica e sostanzialmente ci si apprestava ad una transizione (passaggio) demografica da un modello demografico di antico regime ad un nuovo modello demografico.

Il modello demografico di antico regime (modello di MANTUS) era caratterizzato da una combinazione di elevata natalità ed elevata mortalità che produceva meccanismi di auto equilibrio tra popolazione e risorse. A partire dall’800 la situazione cambiò in quanto l’incidenza della popolazione non porta più ad una situazione di equilibrio (non più rigido).

Il nuovo modello demografico si sviluppa nell’800. Non è più legato alle risorse disponibili ma l’aumento della popolazione non è vista come un evento grave ma come un evento per lo sviluppo economico. Tra l’800 ed il 900 la popolazione mondiale aumentò del 70%. La popolazione aumenta ma non in eguale misura: in Italia la popolazione cresce in modo diversificato:

NORD: basso tasso di mortalità ma anche basso di natalità;

SUD: alto tasso di mortalità ma anche alto tasso di natalità e forte tasso di immigrazione verso il nord e paesi extra – europei.

L’immigrazione è un fenomeno che caratterizzerà tutto l’800 fino alla 1° Guerra Mondiale.

Pescara 28\02\2007

Il nuovo modello demografico rappresenta una rottura con i secolo precedenti (tradizionalmente parlando). È caratterizzato da:

·                   DIMINUZIONE DEL TASSO DELLA MORTALITA’: è dovuta alla diminuzione, scomparsa delle epidemie dei secoli precedenti, alla diminuzione delle carestie che andavano a coinvolgere l’agricoltura, all’aumento delle difese immunitarie dell’organismo (l’organismo degli uomini si era rafforzato per effetto di alcuni effetti positivi: migliori condizioni igieniche, ovvero le persone abitavano in condizioni migliori e miglioramento dell’alimentazione). Non si parla di miglioramento di condizioni sanitarie in quanto è vero che c’erano state delle innovazioni (1796: Jenner = vaccinazione antivaiolo e Pasteur = rivoluzione microbica) ma queste in campo pratico vennero messe in atto solo nell’800 inoltrato. Il settore primario (l’agricoltura) verrà ad essere oggetto di molte innovazioni, ovvero garantivano una maggiore produttività che serviva alla popolazione. Quindi l’innovazione dell’agricoltura va di pari passo con l’aumento della popolazione. Queste innovazioni consistevano nell’impiego di nuovi concimi (per dare più fertilità ai terreni), nell’introduzione di primitive macchine per l’agricoltura e nell’introduzione della tecnica della rotazione delle colture. Il dato sorprendente è dato dal fatto che queste innovazioni portarono una minore rigidità dell’agricoltura. Non esiste più il collegamento per il quale l’aumento della popolazione porta ad una scarsità delle risorse. Tutto ciò porta ad una estensione della vita: prima dell’800 la vita media durava fino ai 30 anni, durante il corso dell’800 la vita media si era estesa fino ai 40 anni e all’inizio del 900 la vita media era arrivata a 50 anni (però fino al 1914). Però c’erano delle eccezioni: la popolazione continuava a diminuire in quelle zone non toccate dal progresso. In Gran Bretagna tra il 1780 ed il 1820 il tasso di mortalità diminuì dal 16% al 12%. In Francia tra il 1780 ed il 1820 passò dal 187al 126. In Russia sempre nello stesso periodo il tasso di mortalità rimase costante al 250 in quanto nel periodo considerato l’innovazione tecnologica ancora non arrivava in Russia.

·                   DIMINUZIONE DEL TASSO DI NATALITA’: è dovuta al fatto che le famiglie inizieranno a controllare le nascite perché temevano di disperdere il Reddito (non vogliono perdere la posizione sociale acquisita in quanto avere un figlio provocava un abbassamento del reddito. MINOR FIGLI = MAGGIORE RICCHEZZA).

Il nuovo modello demografico la popolazione si lega allo sviluppo economico a differenza del vecchio dove la popolazione era legata alle risorse.

Nel corso dell’800 sii dà vita ad un nuovo fenomeno: il processo di urbanizzazione. Infatti industrializzazione e urbanizzazione procedono di pari passo.

L’urbanizzazione è il popolamento dei centri urbani ovvero la popolazione, attirata dalle nuove forme industriale, si spostò dalle campagne alle città facendo diminuire gli addetti all’agricoltura in maniera molto veloce. Lo spostamento dalle campagne alle città provocò una quasi esplosione delle città in particolare in Gran Bretagna tra il 1851 ed il 1914 la popolazione era passata dal 48% al 73%; la città di Liverpool era arrivata a quadruplicare la sua popolazione e la città di Manchester a quintuplicare. In Francia la popolazione delle città era passata dal 25% al 44%; in Russia (paese periferico) si era passati dal 7% al 19%.

Siccome la città non erano pronte ad accogliere il processo di urbanizzazione questo ha portato alla creazione di due scuole di pensiero:

1) Una contraria all’urbanizzazione: SCUOLA MARXISTA;

2) Una a favore dell’urbanizzazione: SCUOLA NEOLIBERISTA.

1) La scuola Marxista venne fondata da ERIC HOSBAWN: essa considerava l’urbanizzazione come un fenomeno negativo perché gli individui erano costretti a vivere in quartieri dormitori, in condizioni precarie, senza luce e a svolgere tantissime ore di lavoro sia per gli uomini che per le donne e i bambini.

2) La scuola Neoliberista venne fondata da MAX HARTWELL: questa scuola vedeva positivamente il progresso poiché portava migliori condizioni di vita, perché progresso significava innovazione quindi allontanamento dalle carestie e ciò provocava un miglioramento sociale e culturale per l’individuo.

In Gran Bretagna l’urbanizzazione si sviluppò nella prima metà dell’800 e negli altri Stati a partire dal 1850 in poi. Nell’800 l’agricoltura rappresentava il settore principale. In agricoltura a partire dal 1850 gli addetti erano attirati da luoghi e terre lontane provocando una forte emigrazione con la caratteristica di essere permanente (gli individui non tornano più).

Emigrazione extra – europea: si parla di questo tipo di emigrazione perché i paesi extra – continentali offrivano attrazione e più prospettive anche in senso di fare fortuna, diventare ricchi per migliorare la propria posizione. Le classi sociali che si spostarono erano quella popolare e quella borghese perché volevano sempre più aumentare la propria ricchezza non accontentandosi della loro di partenza.

Tra il 1821 ed il 1914 l’Europa ha una popolazione uscente tra i 46 ed i 52 milioni di persone che andavano verso:

- USA

- AUSTRALIA

- CANADA

- BRASILE

- ARGENTINA

- NUOVA ZELANDA

Si migra nell’800 e non in secoli passati perché le persone non se lo potevano permettere e perché prima non c’erano le evoluzioni marittime che ci furono nell’800 e grazie anche ai costi che erano notevolmente diminuiti grazie anche all’organizzazione di viaggi della speranza (viaggi collettivi).

I paesi di origine dalla quale le popolazioni partivano rimanevano sprovvisti di uomini quindi di manovalanza (rimanevano a casa i vecchi, i bambini e le donne che prendevano il posto degli uomini nei lavori più pesanti).

Nei paesi destinatari (di accoglienza) si trovavano con un maggiore popolazione maschile la quale aiutò lo sviluppo economico e aumentò il tasso di natalità abbassando l’età media dei matrimoni in quanto partivano uomini e non vecchi.

Pescara 02\03\2007

Le innovazioni nel campo dell’agricoltura portarono:

·                   Cambiamento nei consumi alimentari: si passa da una dieta basata su cereali a carni e prodotti zootecnici;

·                   Estendere la superficie coltivabile: soprattutto in quei terreni trascurati ovvero all’interno dei paesi d’accoglienza;

·                   Aumentare la redditività della terra attraverso tanti meccanismi: ad esempio la rotazione delle colture che garantiva la ripresa che consisteva nell’eliminazione del maggese (pianta) dal terreno e lo sostituisce con la coltivazione di leguminose (tratteneva l’azoto dell’atmosfera e la sua coltivazione rendeva fertile il terreno; essa era utilizzata come base forogera per il bestiame)

Quindi più fagese portava ad una maggiore alimentazione per il bestiame quindi più concimi.

La rotazione della coltura permise l’aumento di 1/3 della superficie coltivata.

Per aumentare la redditività:

ü                Vennero introdotte nuove razze di animali da allevare e nuove piante da coltivare facendo attenzione sia alle diverse condizioni climatiche che ai diversi tipi di terreno;

ü                Furono introdotti nuovi fertilizzanti sia animali che artificiali.

Le innovazioni andarono ad incidere sugli attrezzi ed in particolare:

- attrezzi di ferro;

- falci;

- aratri;

- nuove macchine agricole (es. la mietitrice, la trebbiatrice) che agevolavano il lavoro umano.

Questi nuovi macchinari furono accolti rapidamente dove la manodopera era scarsa e i costi erano molto alti. Dove c’era una manodopera elevata a costi minimi non era conveniente introdurre macchinari e sostenere ulteriori costi. Un ostacolo era dato dalla mentalità dei proprietari terrieri i quali erano contrari nell’aprire il settore primario alle innovazioni (il progresso agricolo risultava molto lento). Dove i proprietari terrieri avevano una mentalità aperta, l’innovazione veniva recepita in modo automatico.

Nacquero alcune istituzioni volte a promuovere lo sviluppo in agricoltura:

1.                 comizi agrari;

2.                 cattedre ambulanti di agricoltura;

3.                 giornali agronomici (ad esempio il Giornale Agrario Toscano il 1° a nascere e ad essere diretto dal marchese Cosimo Ridolfi, il quale era collegato all’accademia dei giorgafoli).

I comizi agrari cercavano di diffondere una cultura agronomica innovativa; nelle cattedre ambulanti di agricoltura avvenivano vere e proprie discussioni sull’introduzione di nuove piante.

Nacquero delle vere e proprie scuole di agronomie in cui gli studenti venivano preparati all’innovazione. Per estendere le superfici coltivabili (ad esempio in Italia) occorreva attuare delle tecniche di bonifica particolarmente impegnative, disboscamenti ecc.

EFFETTI A LIVELLO ECONOMICO:

Variazione nei prezzi agricoli:

- 1815 – 1845 i prezzi diminuirono;

- 1870 i prezzi aumentarono;

- 1880 crisi del grano che portarono i paesi europei (Germania, Francia, Italia, Austria, Spagna e Ungheria) ad adottare una politica protezionistica (ovvero di chiusura del mercato).

La Gran Bretagna rimase libera scambista.

In Italia la politica protezionistica ebbe inizio già a partire dal 1970 vennero inseriti infatti dei dazi doganali sui prodotti agricoli ma non ebbero gli effetti sperati. Solo successivamente, nel 1884 ci fu l’applicazione di una tariffa generale che diede una reale protezione del mercato interno.

INDUSTRIALIZZAZIONE EUROPEA

Settore tessile: (700 – primi anni dell’800)

1)                RULLI: LEWIS PAUL andavano a sostituire le dita nella produzione tessile;

2)                FILATOIO MECCANICO: RICHARD ARKWRIGHT mise in applicazione i rulli inventati da Paul;

3)                SPOLETTA VOLANTE (1764): SAMES HEARGRAVES conosciuta con il nome di Jenny;

4)                FILATOIO DI CROMPTON (1779) che venne a rielaborare tutte le invenzioni precedenti;

5)                TELAIO DI CARTWRIGHT (1787).

Si trattavano di invenzioni che l’imprenditore non poteva permettersi perché troppo costose. Soltanto nel 1815 la filatura divenne meccanizzata.

Settore estrattivo:

1)                MACCHINA A VAPORE DI WATT (prima metà dell’800): veniva utilizzata per l’estrazione del carbone che venne affiancata da una ulteriore macchina: la cosiddetta:

2)                MACCHINA PERFORATRICE DI WILKINSON: non era molto affidabile perché lamentava problemi di sicurezza, per cui fu messa a punto da RICHARD TREVITICK.

Queste innovazioni ebbero il merito di portare grandi stimoli sia alle fonti di energia primaria e sia al settore produttivo

1800 – 1850 la scienza affermò la nascita della termodinamica e venne decisiva l’elaborazione del concetto di energia. Il primo paese che ha goduto di queste innovazioni fu la Gran Bretagna il quale ha basato il suo sviluppo sulla forza idraulica e fonti di energia. Gli altri paesi ritardatari andavano a sfruttare i vantaggi dell’arretratezza. I paesi dell’Europa continentale acquisiscono queste innovazioni come punto di partenza (100 anni di scoperte altrui). Il primo paese fu il Belgio il quale sviluppo fu una fotocopia di quello inglese. Anche in Belgio le produzioni tessili furono alimentati da energia idraulica mentre per l’estrazione del carbone e del ferro venne abolito il vapore. Queste innovazioni vennero utilizzate anche in Belgio, Germania (che possedeva grandi giacimenti di carbone: la Rhure), Svizzera, Francia e Italia settentrionale. Il binomio carbone – industria fu molto importante tanto da trasformare la vallata agricola della Rhure in una delle più grandi regioni industriali del mondo. Tra il 1850 ed il 1870 Inghilterra, Francia, Germania, Belgio triplicarono e in alcuni casi sestuplicarono le loro produzioni di carbone.

Pescara 05\03\2007

I macchinari utensili erano macchinari utilizzati nella produzione; grazie alle innovazioni in questo campo le produzioni avvenivano più velocemente. Queste innovazioni portarono:

·                   Standardizzazione delle filettature ad opera di WHITWORTH;

·                   Perfezionamento della macchina a vapore ad opera di JAMES NASMYTH;

·                   Invenzione della perforatrice multipla ad opera di ROBERTS



Di tutto ciò si verrà a servire i paesi dell’Europa Continentale.

L’America però, 1951, si sviluppò nel campo delle innovazioni e si venne a creare un sistema (l’American System of Manifacturing i cui inventori erano: ELI WHITNEY, JOHN HALL, SIMON NORT e THOMAS BLANCHARD) per la produzione a catena. Questo sistema serviva per la standardizzazione del prodotto basato sull’intercambiabilità delle parti o componenti: le componenti di questo meccanismo venivano più facilmente sostituite facendo in modo che la catena di monitoraggio per la produzione avveniva più velocemente. Questo sistema venne a far parte del sistema americano e venne esportato in Europa la quale fu restia ad applicare questo sistema. In America questo sistema veniva usato per la produzione di armi, macchine agricole, macchine da cucire, pentole e serrature. La standardizzazione portò gli operai ad allontanarsi dal processo produttivo. In Europa la sostituzione degli operai specializzati venne incontro a degli ostacoli: la propensione alla qualità, la sofisticazione dei consumi e la resistenza operaia. La produzione standardizzata subentrò in Europa alcuni anni prima dello scoppio della 1° Guerra Mondiale (rispetto all’America ci furono 60 anni di differenza). Grazie alla collaborazione tra inglesi e francesi si diede vita a quella che fu l’invenzione socialmente utile: l’illuminazione a gas che permise alle fabbriche la produzione anche di notte.

La base di partenza fu dell’industrializzazione europea è dato da uno stretto legame tra scienza e chimica cioè le invenzioni nella 1° rivoluzione industriale (caso inglese) avvennero per opera di operai e specialisti mentre nella 2° rivoluzione industriale (caso europeo) le invenzioni furono il frutto di studi scientifici e chimici. Quindi:

PRIMA DEL 1850: le scoperte avvennero grazie alla lungimiranza di operati e tecnici senza alcuna cultura scientifica approfondita;

DOPO IL 1850: le invenzioni erano il frutto di ricerche e scoperte di laboratorio.

La 2° rivoluzione industriale è anche definita come :

1.                 ETÁ DELL’ACCIAIO (lega di ferro e ghisa quindi la sua scoperta è stata molto importante)

2.                 ETÁ DELLA CHIMICA

3.                 ETÁ DELL’ELETTRICITÁ

1.                 L’acciaio sommava i vantaggi del ferro e della ghisa. Questi vantaggi erano rappresentati da una forte plasticità, elasticità e durezza. L’acciaio venne utilizzato per la produzione di beni strumentali e beni di consumo anche se la scoperta di questa lega si ebbe nel 1850 ma il suo utilizzo avvenne a partire dal 1880 in poi poiché il suo costo era troppo elevato.

2.                 La chimica rappresenta il 2° settore. Il collegamento tra chimica e scienza era dato dal fatto che queste due categorie procedono di pari passo quindi le invenzioni furono il frutto di ricerche di laboratorio applicata prima alla chimica di base e poi alla chimica organica. In questo settore ci fu un paese che primeggiò rispetto agli altri: la Germania. La Germania divenne il centro propulsore della chimica questo perché l’istruzione era indirizzata sia a quella di base che a quella tecnica. In Germania avvennero anche le invenzioni più importanti: nel 1880 ADOLF VON BAYER analizzò la sintesi dell’indaco (l’indaco è una sostanza colorante avente costi elevati fino a quando venne scoperto il solfato di mercurio che era il catalizzatore per la produzione dell’indaco). La Germania, in campo chimico, era superiore perfino all’Inghilterra nelle produzioni sintetiche che erano rappresentate da: ammoniaca (FRANZ HABER) nel 1904; nitrati (CARL BOSH) nel 1913, che erano utilizzati in ogni settore come la produzione di fertilizzanti ed esplosivi.

3.                 L’elettricità divenne fondamentale nella produzione industriale. I primi esperimenti risalgono già ai primi dell’800: nel 1808 venne inventata l’illuminazione di HUMPHERY DAVY e nel 1821 vennero inventati il motore elettrico e la dinamo di MICHAEL FARADAY il quale scoprì l’azione meccanica esercitata da un magnete su un filo percorso da elettricità. Nel 1831 lo stesso FARADAY scoprì il fenomeno dell’induzione magnetica ed enunciò la legge dell’elettrolisi. Lo sviluppo dell’energia incontrò degli ostacoli dovuti alla produzione di energia, alla trasmissione a distanza e all’utilizzo per la produzione di luce o energia motrice. Nel 1870 ANTONIO PACINOTTI (fisico) e TEOFILO GRAMME (inventore) realizzarono la 1° dinamo basato sull’architettura ad anello avvero un prototipo generatore a corrente continua. Nel 1880 THOMAS EDISON e JOSEPH SWAN realizzarono le 1° lampadine moderne la quale permisero la diffusione della luce nelle case; EDISON inventore anche del telefono (1776) e del fonografo (1777). Tutte queste invenzioni incentivarono la produzione di energia.

Le innovazioni in campo dell’elettricità si riflettono alle tecniche di preparazione e conservazione dei cibi che fu reso possibile anche grazie a PASTEUR. Si inventò anche la centrifuga facendo in modo che si separa dal siero del latte dando luogo allo sviluppo dell’industria caseificia soprattutto in Danimarca ed in Irlanda. A partire dal 1880 fu possibile inoltre trasportare le carni congelate dagli Stati Uniti.

A fine 800 risale anche l’invenzione della macchina da scrivere che rivoluzionò il mondo dell’informazione.

Pescara 14\03\2007

I PROTAGONISTI DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE

I protagonisti dell’industrializzazione furono:

1.     IMPRENDITORI E IMPRESE

2.     BANCHE

3.     ISTITUZIONI PUBBLICHE E STATO

1)     Dalla 1° alla 2° rivoluzione industriale la figura dell’imprenditore si modificò e con essa anche l’impresa. L’imprenditore tra l’800 e il 900 rappresenta il vero motore del sistema capitalistico. L’imprenditore ere quel soggetto che era in possesso di mezzi di produzione (macchine e fabbricati), materie prime, stock e capitale circolante. Esso organizza la produzione, prende la decisione di investire per innovare la tecnologia o per innovare un prodotto o un’attività organizzata di produzione; tutto ciò comporta il rischio d’impresa che nasce dall’impossibilità di controllare il mercato. Nella 1° rivoluzione industriale l’imprenditore faceva ricorso all’autofinanziamento che caratterizzò molto la rivoluzione industriale inglese. In questa fase l’imprenditore tendeva a realizzare il massimo rendimento del capitale investito (capitale proprio) e perciò l’obiettivo di questi imprenditori non era quello di massimizzare la produzione ma di avere il massimo rendimento del capitale investito.

Gli imprenditori erano commercianti e mercanti i quali erano divenuti imprenditori grazie all’evoluzione del sistema a domicilio e al sistema organizzato (produzione in fabbrica). Gli imprenditori erano anche gli artigiani che avevano investito selle loro attività di bottega. I primi imprenditori riuscirono a mettere su delle imprese di tipo familiare che si mantenne per quasi tutto l’800. La situazione venne a mutare nel tempo, cioè la figura dell’imprenditore si mutò nel tempo dalla 1° alla 2° rivoluzione industriale.

L’industrializzazione era connessa alla scienza (2° rivoluzione industriale) che richiedeva grandi capitali che non potevano più essere coperti con l’autofinanziamento, quindi a rivolgersi al di fuori delle sue proprietà e quella della famiglia. Da questa situazione si passa alla creazione di società anonime per azioni (ovvero società di capitali) che si diffonderanno a partire dal 1870. Il rischio nella società di capitali continua ad esserci ma con una differenza fondamentale data dal fatto che gli imprenditori si accordano tra loro (ovvero si organizzano). Nascono quindi concentrazioni industriali sia verticali che orizzontali perché avevano bisogno della garanzia sui profitti. Le concentrazioni combattono la concentrazione anarchica. Nasceranno quindi diversi tipi di concentrazioni: pools e cartelli (in Francia e Germania) e il trust (in America).

Nel 1880 in america una compagnia petrolifera, la STANDARD OIL di WILLIAM ROCKFELLER e HENRY FLAGER, riuscì a controllare più del 90% della capacità di raffinazione americana quindi controllavano il mercato petrolifero. Tra il 1898 ed il 1906 si ebbero in America molte concentrazioni industriali tanto da indurre il governo ad emanare legislazioni antitrust (tra le più importanti ricordiamo la legge SCHERMAN del 1890).

2)    Le Banche si modificarono tra la 1° e la 2° rivoluzione industriale. Il ruolo delle banche nella 1° rivoluzione industriale u un ruolo debole, non primario. Il sistema bancario era fondato su 2 tipologie di banca: le banche centrali e le banche private. Anche per quanto riguarda il sistema bancario, le banche vennero ad adeguarsi alle esigenze. Le banche centrali erano le Banche dello Stato (ad esempio la Banca di Francia o la Banca d’Inghilterra); erano controllate da pochi azionisti, erano le cosiddette “banche delle banche” che eseguivano poche operazioni che in genere erano i Risconti o l’erogazione di Anticipi allo Stato. Le banche private effettuavano operazioni per i commercianti e i piccoli industriali; ce n’erano poche e non concedevano grandi finanziamenti (erano limitati nelle operazioni). Con il passaggio alla rivoluzione europea la situazione cambiò: nacquero nuove banche le quali iniziavano a rastrellare i capitali dei piccoli risparmiatori attraverso i depositi a vista, depositi a scadenza, apertura di conti correnti bancari ed iniziarono così a prestare questi capitali ovviamente ad un tasso di interesse maggiore ai commercianti ed agli imprenditori rispetto al tasso del deposito previsti per i risparmiatori.

Per quanto riguarda l’Inghilterra le banche private assorbivano le banche per azioni e in alcuni casi si fusero. Nel 1914 a Londra si avevano 5 banche di Londra (che erano banche provinciali) che controllavano la maggior parte dei sistemi finanziari.

In Francia la specializzazione bancaria fu più lenta. I fratelli PEREIRE erano i fondatori del credito mobiliare che costituirono una società in accomandita dell’industria che controllava tutti i capitali investiti nei settori: ferrovie, compagnie marittime, miniere, industrie pesanti, ecc. (l’intero settore secondario).

L’esito finale di questa forma di finanziamento fu fallimentare in quanto attraverso il credito mobiliare (che in realtà si comportava e aveva le stesse funzioni di una banca) i fratelli PEREIRE si trovarono a controllare l’intero settore secondario.

In Germania il legame tra banca e industria fu molto stretto. In Germania si diffusero le banche miste che sostenevano la formazione di società industriale e in occasione degli aumenti di capitale collocavano le loro azioni o obbligazioni presso il pubblico. Le banche miste si resero protagoniste di molti salvataggi e in molti casi queste avevano la maggioranza delle imprese e quindi le controllavano (controllando così l’intero settore secondario)

3)    Il ruolo dello Stato fu più o meno fondamentale a seconda dei paesi. In quei paesi con maggiori autonomie locali il ruolo dello Stato è stato secondario. Questi paesi erano Gran Bretagna e Stati Uniti d’America (dove i privati gestivano l’industrializzazione). In paesi come Francia e Russia in cui si aveva un’organizzazione statale ben organizzato il ruolo dello Stato fu importante anche a livello economico. In paesi in cui lo sviluppo economico arrivò in ritardo (come Giappone e Russia) lo Stato si sostituì alla classe imprenditoriale perché si aveva una debolezza di base della classe imprenditoriale. Lo stato agisce materialmente, ovvero riesce a gestire l’industrializzazione attraverso:

- la legislazione: lo Stato viene a promuovere la libera impresa eliminando le corporazioni, eliminando i pedaggi e attraverso il controllo delle frodi, regolamentando l’attività bancaria e regolamentando i trasporti (ferrovie) ecc. In alcuni casi (l’Italia) lo Stato divenne Stato imprenditore nel periodo fascista.

- l’istruzione: perché l’industrializzazione europea è uno stretto legame tra industria e scienza quindi lo stato favorirà l’istruzione. Infatti il processo di industrializzazione doveva accompagnarsi sia alla creazione di un sistema scolastico di base sia alla costituzione di scuole di formazione. La situazione dei sistemi di istruzione venne a mutare nel tempo (l’Inghilterra venne superata dai paesi europei in quanto aveva un sistema di istruzione deficitario). In America le istituzioni di formazione venne a crearsi molto rapidamente. In Francia lo Stato provvide alla creazione di scuole tecniche e di ingegneria (istruzione secondaria e deficitaria). In Germania l’istruzione venne di pari passo con l’industrializzazione. Molto fitta era la rete di scuole secondarie e tecniche. In Inghilterra la scuola divenne gratuita a fine 800 e precisamente nel 1891. Infatti l’istruzione rappresentò la pecca di questo paese il quale non riuscì a strutturare un sistema scolastico efficiente in grado di sostenere lo sviluppo economico; fu questo il motivo che portò l’Inghilterra a perdere posizioni economiche acquisite.

Pescara 09\03\2007

PERCORSI NAZIONALI: L’INDUSTRIALIZZAZIONE NEI VARI PAESI EUROPEI RESI SINGOLARMENTE

Il ruolo della Gran Bretagna nel corso dell’800 viene a mutare infatti, da paese più industrializzato, viene superata prima dagli USA e successivamente dai paesi dell’Europa continentale. Sino al 1880 la Gran Bretagna riuscì a mantenere la sua supremazia. Il 1° paese che riuscì a superarla nel primato di industrializzazione furono gli Stati Uniti d’America perché: erano in possesso di terreni ricchi di risorse naturali le quali erano ben localizzate e facilmente estraibili; adottarono una politica di protezione doganale; possedevano un mercato interno molto dinamico; è stato un paese caratterizzato da un forte aumento demografico anche dovuto al fatto che molti europei erano emigrati in terre americane; era un paese ricco ovvero possedeva molti capitali quindi poteva incentivare le industrie; il governo si prodigava per l’incentivazione dell’innovazione tecnologica.

La Gran Bretagna venne superata poiché sfruttò eccessivamente il suo terreno e quindi le risorse naturali in suo possesso andando sempre più diminuendo. La Gran Bretagna arrivò troppo presto alla fase della maturità economica che portò allo sviluppo delle economie di massa. La Gran Bretagna di basava su una tecnologia statica mentre i miglioramenti in questo campo avvenivano in altri paesi lasciandola ferma quindi l’industria inglese non si innovò e continuarono ad utilizzare le tecnologie vecchie ormai superate da quelle degli altri paesi. In Inghilterra le innovazioni erano frutto dell’ingegno degli operai non formando così una cultura di formazione e istruzione per gli operai specializzati accontentandosi di una manodopera non qualificata. L’industrializzazione inglese si era sviluppata sulla presenza di imprese familiari che non si convertirono in società per azioni causando così un limite allo sviluppo del paese poiché il mercante voleva avere un ritorno finanziario immediato e non investendo capitali a lungo termine. Tutto ciò comportò la decaduta della Gran Bretagna.

BELGIO

Il 1° paese ad industrializzarsi in Europa fu il Belgio che prese come modello l’industrializzazione inglese perché il Belgio aveva una posizione vicina geografica alla Gran Bretagna, possedeva le stesse risorse naturali e aveva una lunga ed affermata tradizione marittima, commerciale e manifatturiera. Durante il periodo di Napoleone il Belgio fu favorito dal mercato francese; dopo la restaurazione il Belgio venne annesso ai Paesi Bassi e nel 2850 diventò indipendente; i settori trainanti dell’industria belga dove ebbe successo l’industrializzazione erano: industria mineraria, industria metallurgica, industria della lana (molto famosa era la lana di VERVIERS), industria del lino, industria del cotone (soprattutto nella regione del Gand), industria meccanica, industria siderurgica. Successivamente si svilupparono: zuccherifici, vetrerie, cantieri navali, fabbriche di materiale navale, industria chimica dove proprio in questo campo si ebbe la scoperta del carbonato sodico di SOLVAY nel 1862.

Inizialmente l’industria belga era la fotocopia di quella inglese. In realtà la differenza era data dal fatto che il Belgio introdusse un sostegno finanziarie alle attività di impresa. Questo sostegno fu reso possibile grazie alla creazione della SOCIETE GENERALE DE BELGIQUE che era una banca di investimenti che deteneva pacchetti azionari delle imprese così facendo questa curava gli interessi delle imprese. Nel 1835 nacque la BANQUE DE BELGIQUE la quale in un periodo inferiore a 4 anni rilevò 24 imprese industriali. Anche lo Stato ebbe un ruolo fondamentale realizzando le ferrovie e ciò ere importante perché rese più facile i rapporti commerciali all’interno del paese.

Nel 1840 il Belgio era il paese più industrializzato dell’Europa e questo primato (in termini relativi) gli rimase fino allo scoppio della 1° Guerra Mondiale.

FRANCIA

Il percorso di sviluppo della Francia fu diverso da quello del Belgio. La Francia era svantaggiata rispetto alla Gran Bretagna perché: le istituzioni francesi non erano adatte allo sviluppo industriale; non c’era la mentalità per uno sviluppo industriale (vigeva una mentalità ancora ancorata all’agricoltura); sino al 1850 il settore principale era quello primario (dell’agricoltura) senza dare minimo peso all’industria; la Francia possedeva un terreno con scarse risorse (in particolare di carbone). L’industria francese si diresse verso lo sviluppo dell’industria del cotone, dell’industria siderurgica, dell’industria meccanica, di zuccherifici, della lavorazione della carta e della gomma.

La Francia eccelleva in un settore particolare: era una grande esportatrice di beni di lusso (3/4 della produzione industriale francese consisteva nella creazione di beni di lusso includendo anche il settore della moda) il cui risultato era che la Francia era la 2° potenza commerciale del modo.

Anche in Francia il ruolo dello Stato fu determinante in quanto esso realizzò le ferrovie e la rete telegrafica. È da dire che lo sviluppo industriale francese fu segnato da situazioni negative:

- la sconfitta nella guerra franco – prussiana dove perse l’Alsazia e la Lorena;

- subì gli effetti della recessione degli anni 80;

- scoppiarono epidemie che colpirono il settore della seta e quello vitivinicolo;

- lo scoppio della guerra commerciale con l’Italia in quanto quest’ultima nel 1844 applicò delle tariffe doganali facendo in modo che la Francia non poteva più esportare Italia;

- subì un rallentamento del mercato interno dove la domanda e l’offerta erano ferme in quanto la situazione demografica era statica.

Ne derivò che il settore industriale francese era caratterizzato da: aziende di piccola dimensione (in agricoltura e nel settore manifatturiero), produzioni di nicchia (dualismo dell’industria francese: prodotti di lusso e alcuni poli dell’industria moderna situati in centri urbani).

Il settore industriale dipendeva fortemente dall’energia idraulica però a partire dal 1900 in Francia si ebbe lo sviluppo dell’industria automobilistica grazie all’energia elettrica che aveva portato il paese ad assumere la tecnica del sistema di montaggio.

IMPERO AUSTRO – UNGARICO

Sino alla 2° metà dell’800 l’Impero Austro – Ungarico risultava poco sviluppato ed era dotato di industrie leggere, alimentari, tessili, di vetro e di carta. L’Impero aveva al suo intero una situazione molto variegata in termini economici, culturali e di infrastrutture (alcune aree erano dotate di infrastrutture, altre ne erano prive). Queste aree sviluppate erano 3:

1.                 Austria, Boemia e regioni italiane (era l’area più avanzata economicamente);

2.                 Slovacchia,  Ungheria e Slovenia (era un’area non molto progredita ma aveva una base di apertura economica);

3.                 Resto dell’Impero (era un’area collocata tra le più arretrate d’Europa).

Pescara 12\03\2007

GERMANIA

Tra il 1834 e il 1871 la Germania diede vita ad un’unione doganale (ZOLVEREIN) tra stati appartenenti ad essa. Questa confederazione aveva come obiettivi:

- la libertà di commercio tra gli stati membri con l’abolizione di ogni forma di dazio o pedaggio;

- una politica di protezionismo nei confronti degli stati non aderenti alla confederazione.

Lo sviluppo economico tedesco fu caratterizzato da: una forte partecipazione dello Stato, uno stretto legame tra banca ed impresa ed un ruolo predominante avuto dalle banche miste. Questa industrializzazione si è basata su determinati settori quali l’industria mineraria, l’industria siderurgica, l’industria meccanica, l’industria chimica ed elettrochimica dalla quale si sviluppò l’industria carbonica da cui derivano i coloranti e i prodotti farmaceutici della quale si ricorda che nel 1899 furono inventati l’aspirina e gli esplosivi.

Il modello di industrializzazione tedesco è un modello irripetibile perché a partire dal 1870 in Germania si sviluppò una sorta di Capitalismo (ovvero il capitale ha un ruolo fondamentale) Manageriale (tratta l’imprenditorialità) Cooperativo (ovvero nascono le cooperazioni che dirigeranno le industrie – in Gran Bretagna c’erano le famiglie).

Le caratteristiche dell’industrializzazione tedesca erano.

- rafforzamento della grande impresa;

- cooperazione tra imprese appartenenti ad uno stesso settore attraverso accordi di cartelli;

- stretto legame tra scienza ed industria;

- grande produzione di beni strumentali rispetto alla produzione di beni di consumo.

La differenza con il modello americano era data dal fatto che mentre gli accordi di cartello in Germania erano tutelati, in America invece erano combattuti. In Germania infatti i cartelli vennero riconosciuti legittimi e protetti dallo Stato. Questo è il motivo per cui la Germania diede vita ad un modello irripetibile. Il ruolo dei cartelli erano di limitare la concorrenza, di stabilizzare i prezzi, di stabilizzare i profitti e di affermare il controllo monopolistico di mercato. Tutti ciò era riconosciuto dallo Stato. Una ulteriore differenza rispetto agli altri stati era data dal fatto che la Germania fu il 1° paese in Europa ad introdurre un sistema di previdenza sociale gestito dallo stato ed esteso a tutti i lavoratori (nel 1880) perciò i lavoratori erano tutelati. Quindi i tedeschi vengono a dare importanza a elementi che negli altri paesi non erano considerati.

RUSSIA

La Russia era un paese che viveva nella totalità dell’arretratezza. Un inizio di industrializzazione si ebbe alla fine dell’800 e l’inizio del 900. Alla vigilia della 1° Guerra Mondiale la Russia possedeva il maggior metraggio di ferrovia europea, una produzione di acciaio ed elettricità che eguagliava quella della Francia ed un reddito pro – capite pari ad 1/3 rispetto alla Gran Bretagna. Prima della guerra inoltre il 75% della popolazione era agricola e solo il 15% abitava in aree urbane. Lo sviluppo economico della Russia è strettamente legato alle vicende politiche del paese. Nel 1861 in Russia venne abolita la servitù ad opera dello Zar Alessandro 2°. Materialmente però tale abolizione avvenne nel 1907 ad opera del ministero Stolipin. La classe imprenditoriale quindi non aveva potere in nulla perciò l’industrializzazione russa si ebbe ad opera dello Stato il quale: introdusse il Gold Standard per attirare i capitali esteri, attirò le industrie strategiche quali l’industria bellica, l’industria pesante ecc., ordinò gli armamenti e concesse particolari sussidi agli imprenditori ma soprattutto a quelli stranieri. Per finanziare tali iniziative lo Stato aumentò le tasse sulla popolazione (in particolare sui poveri) in modo da abbassare il deficit del bilancio pubblico. La conseguenza che ci fu era che la domanda di beni di consumo diminuì e questo portò alla crisi delle industrie di tali beni (beni di sussistenza, industrie tessili ed alimentari). D’altra parte però aumentò la domanda dei beni prodotti dall’industria pesante il quale aumento portò al decollo industriale da parte delle imprese di carbone, ferro, acciaio e armamenti.

Le aree più industrializzate in Russia erano: Mosca, San Pietroburgo, gli Urali, l’Ucraina e la Polonia.

SPAGNA

La Spagna è stato uno degli ultimi paesi europei ad industrializzarsi. Il Paese viveva in una situazione in cui:

- l’agricoltura era arretrata;

- il livello di istruzione era carente;

- le ferrovie non ebbero particolare sviluppo (le uniche erano quelle utilizzate per scopi militari: le linee erano quelle che collegavano Madrid con le estremità della penisola e qualche collegamento tra le città più importanti).

Tra le regioni più fiorenti ricordiamo la Catalogna, dove le industrie più sviluppate erano le industrie meccaniche, industrie dei mezzi di trasporto, industrie di elettricità e industrie che riguardavano i servizi pubblici. Un’altra regione fiorente era i Paesi Baschi dove si sviluppò l’industria siderurgica.

EVOLUZIONE DEL RUOLO DEI TRASPORTI

STRADE

·        Le strade in Gran Bretagna erano ben diffuse (quasi tutti i villaggi erano collegati); alcune strade erano a pagamento e il sistema dei pedaggi era gestito dai consorzi;

·        In Francia c’era la migliore rete stradale d’Europa. Le strade francesi furono potenziato sia per uno scopo politico (ovvero facilitare l’unificazione del regno) che per uno scopo economico (ovvero le strade in particolare quelle di est - ovest della Francia erano utilizzate per scopi mercantili).

·        Anche il Belgio aveva un sistema stradale molto sviluppato dove vigeva il sistema del pedaggio stradale.

·        In Prussica le strade migliori erano quelle utilizzate nelle aree industriali,

·        In Polonia ed in Russia il tentativo di realizzare una rete stradale fu abbandonato a causa delle lunghe distanze e dei forti cambiamenti climatici.

·        In Italia per avere strade percorribili bisognerà aspettare la nascita delle automobili.

FIUMI E CORSI D’ACQUA

Fiumi e corsi d’acqua erano le vie di comunicazione più comode e a buon mercato perché i trasporti su strada erano troppo costosi. L’aumento della popolazione causò l’aumento della domanda di beni di consumo. Questi beni venivano trasportati via acqua. Il 1° battello a vapore si ebbe nel 1812. nel 1830 in Gran Bretagna si avevano circa 315 battelli a vapore in funzione. In Francia erano utilizzati per collegare le regioni carbonifere alle città, cioè ai mercati urbani. In Germania lo sviluppo dei canali si ebbe in concomitanza con quello della ferrovia (tra il 1873 e la 1° Guerra Mondiale).

Il potenziamento delle strade e dei canali si ebbe maggiormente in quei paesi in cui c’erano dei corsi d’acqua e in cui la ferrovia arrivò più tardi.

Pescara 14\05\2007

FERROVIE

L’aumento dello sviluppo della ferrovia avviene grazie alla combinazione di elementi già esistenti quali i binari, i carrelli, il vapore.

I binari erano già utilizzati in precedenza per il trasporto nelle vicinanze dei bacini carboniferi. I binari esistevano anche nei posti per l’imbarco delle merci.

I carrelli erano dei contenitori che esistevano già ed erano utilizzati per le merci.

La ferrovia fece il suo 1° ingresso in Gran Bretagna. Nel 1825 GEORGE STEPHENSON inventò la 1° locomotiva la quale fu introdotta dopo l’invenzione della caldaia tubolare e fece il suo primo viaggio nella linea che univa Liverpool a Manchester. Le ferrovie erano realizzate con ferro, ma successivamente, con l’avvento dell’acciaio, le ferrovie vennero realizzate con questa lega; ciò perché l’acciaio aveva una maggiore resistenza alle rotaie e una maggiore capacità per quanto riguarda i vagoni. Le successive modifiche alla ferrovia ebbero come scopo il miglioramento delle economie di combustibile (ovvero una diminuzione del costo del combustibile) e l’aumento della sicurezza (questo era un obiettivo fondamentale perché le ferrovie erano utilizzate anche per il trasporto delle persone). A livello mondiale l’estensione del chilometraggio era:

nel 1840 si aveva una estensione di 7.200 Km;

nel 1906 si aveva una estensione di 925.000 Km.

Le ferrovie vennero finanziate attraverso 3 modalità: finanziamento totalmente pubblico (quindi da parte dello Stato), finanziamento totalmente privato e finanziamento misto (con una collaborazione tra Stato e privati); l’applicazione di una di queste modalità dipendeva esclusivamente dalle situazioni interne ai paesi.

In linea generale i tracciati erano stati realizzati dallo Stato mentre i tracciati secondari venivano realizzati dai privati. Con l’avvento dei tracciati secondari, investire in ferrovie divenne poco conveniente perciò il posto veniva preso dallo Stato (questo è il caso italiano).

GRAN BRETAGNA

In Gran Bretagna la ferrovia apparve per la 1° volta nell’ultima fase dell’industrializzazione quindi la ferrovia incentivò il commercio e i trasporti ma non fu di spinta all’industria poiché questa era già avviata. Quindi in Gran Bretagna le ferrovie furono uno strumento che andò a sostenere l’industria e non a costruirla quindi la ferrovia fu una conseguenza dello sviluppo. La ferrovia della Gran Bretagna fu finanziata esclusivamente dai privati infatti all’inizio queste erano localizzate solo nei centri industrializzati poiché erano importanti per il trasporto delle merci. Nel 1842 si rese necessaria la costruzione di un organismo per il coordinamento del traffico poiché le reti ferroviarie realizzate dai privati erano tante e non esisteva nessun coordinamento stradale.

BELGIO

La ferrovia in Belgio fu realizzata dallo Stato e fu la prima rete ferroviaria realizzata in Europa continentale. Lo Stato ha realizzato le reti ferroviarie principali e successivamente i privati realizzarono le linee secondarie. L’avvento della ferrovia in Belgio diede la spinta allo sviluppo dell’industria siderurgica e meccanica. Lo sviluppo di tali industrie fu talmente importante che il Belgio divenne in grado di produrre autonomamente il materiale per la produzione di ferrovie (perciò non ci furono più le importazioni dalla Gran Bretagna). La conseguenza fu che il costo del materiale ferroviario divenne la metà di quello pagato alla Gran Bretagna. Nel 1870 lo Stato riscattò totalmente le linee ferroviarie realizzate dai privati; possiamo dire che nel 1914 le linee ferroviarie del Belgio erano di proprietà dello Stato per circa il 94%. L’effetto di tale acquisizione fu la riduzione delle tariffe e la creazione di abbonamenti per gli operai.

GERMANIA

Il modello ferroviario tedesco fu simile a quello del Belgio. La ferrovia arrivò in Germania un po’ in ritardo perché la navigazione fluviale sul Reno e sull’Elba risultava ancora comoda. Le ferrovie in Germania furono realizzate con finanziamenti misti. Inizialmente il materiale ferroviario e le locomotive venivano importate sia da USA che dalla Gran Bretagna però a partire dal 1850 in poi il paese iniziò a produrre materiale ferroviario per cui evitò le importazioni e riuscì a coprire più della metà della domanda.

FRANCIA

In Francia l’investimento nel settore ferroviario fu molto ridotto e il finanziamento avvenne con alcune concessioni temporanee dell’industria privata sotto il controllo statale, quindi la partecipazione dello Stato nella costruzione delle ferrovie era attiva. Nel 1842 lo Stato decise la struttura della rete ferroviaria nazionale; quindi lo Stato acquistò i terreni e realizzò infrastrutture, costruì le stazioni ferroviarie. Gli imprenditori privati invece acquistarono il materiale ratabile, pagavano il personale e organizzarono il sistema ferroviario. C’era quindi una piena partecipazione tra Stato e privati e questo a differenza degli altri paesi era una collaborazione organizzata. Nel 1848 la Francia possedeva un chilometraggio pari a 1.800 Km; nel 1850 il chilometraggio aumentò fino a raggiungere i 15.000 Km.

In Francia era possibile investire in ferrovie però gli interessi sulle obbligazioni delle ferrovie erano garantite dallo Stato. Inoltre proprio in questo paese si ricorda l’invenzione della prima locomotiva a risparmio energetico dovuta al fatto che ad un certo punto il carbone iniziò a scarseggiare.

L’avvento della ferrovia in Francia le consentì di diventare un paese all’avanguardia proprio in questo settore.

ITALIA

In Italia la ferrovia si sviluppò a partire dal 1870; il finanziamento da parte dello Stato fu in parte dovuto all’intervento di capitali esteri. Anche il materiale ferroviario proveniva dall’estero perché l’Italia non aveva forti industrie. Inoltre il bilancio dello Stato, al momento dell’unificazione, era in negativo perciò la ferrovia in Italia rappresentò solo un’opera in più che andò ad aumentare il deficit dello Stato. Solo nel 1905 lo Stato italiano acquisì la proprietà delle ferrovie.

SPAGNA E RUSSIA

Per Spagna e Russia le ferrovie furono realizzate grazie ai finanziamenti stranieri. Anche Spagna e Russia le ferrovie rappresentano un fardello finanziario. Inoltre questi 2 paesi non utilizzarono le ferrovie per scopi economici.

Quindi per Germania, Francia, USA e Belgio le ferrovie:

- ebbero un forte ruolo di modernizzazione;

- svilupparono l’industria metal - meccanica;

- portarono ad un sistema di finanziamento moderno oltre che ad un sistema di gestione su larga scala.

Il risultato, in generale, dell’avvento delle ferrovie fu che:

1) il trasporto su strada effettuato con i cavalli fu progressivamente eliminato soprattutto sulle lunghe distanze, rimasero solo sui tratti di breve percorso poiché rimaneva più comodo.

2) si ebbe una distinzione nel trasporto, cioè le vie d’acqua vennero utilizzate solo per le merci voluminose (le merci non voluminose e i passeggeri utilizzavano la ferrovia). Anche la posta iniziò ad essere trasportata per ferrovie e non più per vie d’acqua.

TRASPORTO MARITTIMO (A VAPORE)

L’evoluzione del trasporto marittimo fu più lenta soprattutto rispetto al trasferimento ferroviario a causa di una lenta evoluzione tecnologica e la marineria a vela era molto competitiva (quindi il trasferimento a vapore faticava ad affermarsi).

Tuttavia dall’evoluzione delle golette nacque il dipper a 4 alberi che rappresentava la massima espressione della tecnologia a vela perché il dipper a 4 alberi garantiva una minore capacità di tonnellaggio rispetto ad altri velieri ed era più veloce. Questo tipo di imbarcazione tra il 1849 ed il 1875 fu impiegato nella rete verso l’India, il Pacifico e l’Australia. Questa imbarcazione infatti non temeva la concorrenza delle navi a vapore e con l’apertura del canale di Suez (1869) il dipper riuscì ad abbreviare i percorsi per l’India e l’Oceania. In linea generale possiamo dire che proprio per questi motivi il trasporto a vapore era più utilizzato per la navigazione fluviale. Anche nell’ambito della nave l’acciaio venne a sostituire il ferro e anche alcune componenti in legno. Ad un certo punto però ci fu il superamento dell’imbarcazione a vapore su quella a vela (proprio perché aveva l’handicap del tonnellaggio). Tra il 1860 ed il 1865 i piroscafi acquisiscono il monopolio del traffico dei passeggeri ed il monopolio di merci pregiate.

L’industria navale venne ad evolversi nel corso dell’800 e in questo settore fu innegabile la predominanza inglese, infatti, la Gran Bretagna rimase leader nella costruzione di navi fino al 1914. All’inizio del 1800 la Gran Bretagna possedeva l’1/4 del patrimonio navale europeo. All’inizio del 1900, invece, il patrimonio navale inglese era diventato la metà di quello europeo (quindi era cresciuto).

L’evoluzione dei trasporti, in generale, ebbe conseguenze economiche:

- diminuzione dei prezzi noli marittimi (prezzo di trasporto);

- diminuzione delle tariffe ferroviarie;

- tali diminuzioni favorirono la possibilità di movimento delle persone e degli scambi commerciali;

- l’agricoltura potette rivolgersi a mercati più ampi ed in questo modo potè anche specializzarsi;

- la manifattura potè approvvigionarsi in modo regolare (cioè poteva avere la materia prima in modo regolare);

- le città potevano rifornirsi più facilmente di derrate alimentari, energia e beni di consumo.

Lo svantaggio della rivoluzione dei trasporti fu che con i trasporti più facili i mercati erano più competitivi e questo fece sì che nel 1875 il flusso di grano americano sconvolse letteralmente l’economia cerealifera europea.

GLOBALIZZAZIONE DELL’INFORMAZIONE




L’800 fu un secolo di innovazioni non solo a livello industriale e nei trasporti ma le scoperte riguardarono anche il mondo delle comunicazioni. In particolare venne migliorato il mondo delle trasmissioni e delle telecomunicazioni. Le invenzioni furono:

·        Telegrafo ottico: è un sistema di trasmissione di segnali tra prestazioni in contatto visivo. Era utilizzato per scopi militari e di polizia, ma a partire dal 1830 iniziò ad essere utilizzato anche per scopi commerciali;

·        Apparecchio telegrafico: venne inventato da Morse nel 1835. Tale apparecchio subì delle evoluzioni e dal 1843 fu utilizzato per mettere in comunicazione quasi in tempo reale città diverse e successivamente anche continenti diversi.

Nel settore delle comunicazioni gli inglesi svolsero un ruolo importantissimo, infatti nel 1851 posero il 1° cavo sotto la Manica. Nel 1866 posero i cavi sotto l’Atlantico del Nord. Nel 1872 raggiunsero (sempre con i cavi) l’Oriente; nel 1874 raggiunsero l’America Latina; nel 1902 congiunsero le 2 coste del Pacifico e venne realizzata completamente la rete circumterrestre.

·        Telefono: fu inventato da Antonio Meucci; materialmente questa invenzione venne acquisita nel 1877 da Bell. Dopo estenuanti battaglie legali Meucci riuscì ad ottenere il riconoscimento dell’invenzione e Bell il riconoscimento della diffusione. L’utilizzo del telefono nelle comunicazioni private avvenne solo a partire dal 1900 in poi.

Pescara 16\03\2007

L’800 è stato un secolo di crescita economica, di industrializzazione dei paesi, di aumento demografico, di scoperte e innovazioni. Tutto ciò ha contribuito allo sviluppo economico internazionale. Nel corso dell’800 anche il commercio si è sviluppato grazie al rapido spostamento delle merci; infatti, all’inizio del 900 (1913) il valore del movimento internazionale delle merci era aumentato di 25 volte rispetto al 1820. Il commercio è stato agevolato dalla rivoluzione nei trasporti e dalla crescita economica.

Un ruolo primario fu riservato alla Gran Bretagna in campo internazionale. I rapporti nell’arco di 100 anni (1815 – 1914) fu caratterizzato da alcuni fattori:

- dal progresso o sviluppo tecnologico;

- da un forte aumento delle risorse impiegate nei processi di trasformazione (grazie all’importazione e all’esportazione in altri continenti);

- dalla rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni;

- da una forte crescita demografica;

- dall’accumulo di capitali.

Nell’ambito di un commercio internazionale la tendenza della politica economica – commerciale variava di paese in paese in quanto non tutti accettavano il libero scambio.

La 1° che accettò il libero scambio fu Gran Bretagna (fine del 700). Il libero scambio comportava l’eliminazione delle tariffe doganali. La Gran Bretagna accettò il libero scambio perché questo consentiva una specializzazione nel lavoro e in termini pratici la specializzazione permetteva: la produttività globale e l’uso efficiente delle risorse.

Non tutti però erano liberi scambisti. Coloro che furono immediatamente favorevoli erano paesi piccoli quali l’Olanda e la Danimarca ovvero i paesi che potevano trarre dei vantaggi dal libero scambio.

I paesi che non accettarono il libero scambio erano paesi grandi che adottavano una politica protezionistica. Questi paesi erano: la Germania, l’URSS e gli USA; quest’ultimi avevano un’economia affermata.

Gli USA adottarono una politica di protezione sino al 1913, infatti le loro industrie erano le più protette.

In Germania, invece, si attuò la protezione al libero scambio solo nei confronti degli stati che non rientravano nella confederazione mentre per quelli rientranti il libero scambio era permesso.

Quindi i paesi potevano attuare o una politica di libero scambio o una politica di protezionismo. Però potevano attuare delle deroghe a queste 2 ipotesi ovvero attraverso dei trattati i paesi potevano mettersi d’accordo. L’esempio più grande di questa deroga è dato dal trattato commerciale di COBDEN – CHEVALIER (1860) firmato da Francia e Gran Bretagna. Questo trattato prevedeva da parte della Gran Bretagna la rimozione delle tariffe doganali sull’importazioni di merci francesi facendole entrare liberamente; la Gran Bretagna pretendeva la stessa cosa dalla Francia però quest’ultima ha posto un limite massimo del dazio che ammontava al 30% (quindi l’ingresso era semilibero). La cosa particolare era che la Francia estese questo trattato ad altri paesi: Belgio e Germania nel 1862, Italia nel 1864, Spagna, Olanda e Paesi Scandinavi nel 1865 e Austria nel 1866 (comunque tutti paesi dell’Europa continentale). La Gran Bretagna beneficiò dell’estensione del trattato, infatti anch’essa poteva far entrare i prodotti degli altri paesi senza dazi doganali e allo stesso modo poteva esportarli nei paesi aderenti al trattato.

Tra l’800 e il 900 l’Europa si fa protagonista di una 2° (la 1° si ebbe nel 400) espansione coloniale (che poi sfociò in imperialismo) che ebbe come protagonisti i paesi dell’Europa industrializzata.

Tra il 1870 ed il 1914 i paesi andarono a conquistare tutte le terre emerse ovvero le terre che non erano ancora state conquistate sfruttando il loro terreno per l’acquisizione di risorse naturali. In questa 2° colonizzazione si ebbe l’ascesa di Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio, Russia, Italia, Giappone ed USA a differenza della 1° i cui protagonisti erano stati il Portogallo, la Spagna ed i Paesi Bassi.

La Russia si diresse verso l’Asia e l’estremo Oriente; la Francia verso il Congo e la Tunisia; la Germania verso il Togo ed il Camerun; l’Italia verso l’Eritrea e la Somalia; la Gran Bretagna verso l’Egitto; il Belgio verso il Congo. Alla fine queste conquiste si concluderanno con lo scoppio della 1° Guerra Mondiale.

Diversi stati attuarono una politica di protezionismo che caratterizzò la politica economica commerciale a partire dal 1870. I paesi, infatti, volevano: proteggere le industrie dalla concorrenza estera, nel 1873 si ebbe una crisi economica che coinvolse tutta l’Europa facendo aumentare sempre più il protezionismo e ci fu l’avvento del Nazionalismo e dell’Imperialismo. Tutto ciò per mantenere le barriere doganali.

Per quanto riguarda l’economia internazionale si avvertì la necessità di investire anche all’estero. Tutto il mercato finanziario mondiale cominciò a girare intorno a Londra facendola diventare una metropoli. Londra perché? Perchè possedeva una moneta (la sterlina) affidabile, sicura quindi gli investimenti erano sicuri se fatti con la moneta inglese. Prima della 1° Guerra Mondiale la Gran Bretagna deteneva il 43% dell’investimento mondiale, la Francia il 20%, la Germania il 13%, Belgio, Olanda e Svizzera (insieme) il 12%, gli USA 7%. Questi capitali erano utilizzati nell’investimento in paesi che si dovevano ancora industrializzare. Questi paesi erano: Paesi Balcanici, Russia e Turchia. I paesi che maggiormente investivano erano: Francia, Germania, Gran Bretagna e Olanda. Gli stati extra – europei che ricevevano i maggiori finanziamenti erano Canada, Australia e Nuova Zelanda (perché erano visti come centri di produzione e consumo di merci europee).

IL GOLD STANDARD

Il Gold Standard era un sistema monetario internazionale adottato in regime monometallico (moneta unica) a partire dal 1870 fino al 1914. Questo sistema prevedeva uno stretto legame tra la quantità di moneta in circolazione e le riserve auree detenute dalla Banca Centrale. In questo sistema ogni moneta aveva una parità metallica fissa. Il valore della moneta corrispondeva ad una determinata quantità di oro stabilita dalle autorità monetarie, la nuova moneta cartacea in circolazione era convertibile in qualsiasi momento in oro per cui si rendeva necessaria la corrispondenza tra la quantità di biglietti in banca in circolazione e le riserve di oro possedute dalla Banca Centrale.

Pescara 19\03\2007

Pescara 21\03\2007

IL RUOLO DELLA GRANDE IMPRESA

Per quanto riguarda lo sviluppo industriale del 900 in Europa è stato caratterizzato dalla presenza della Grande Impresa. Le grandi imprese erano imprese di grandi dimensioni che si distinguevano in settori.

·        In Gran Bretagna nel corso del 900 le grandi imprese si sono sviluppate: 2 nel settore tessile, 2 nel settore del tabacco, 1 nel settore della birra (la Guinness), 1 nel settore alimentare, 2 nel settore delle miniere, 3 nell’industria pesante, 1 nell’industria chimica e 1 nell’industria petrolifera.

·        In Germania le grandi imprese si svilupparono soprattutto: 7 nelle industrie pesanti e siderurgiche, 3 nell’industria chimica, 2 nell’industria del carbone e 2 nella produzione del materiale elettrico (Siemens).

·        In Francia la presenza delle grandi imprese si svilupparono soprattutto nel settore minerario (4). Sempre nel 900 si ricorda la nascita di una multinazionale petrolifera: la ROYAL DUTCH & SCHELL che nacque dall’unione di 2 grandi compagnie anglo – olandesi.

La caratteristica delle grandi imprese era quella di inserirsi nei settori che furono i settori trainanti della Rivoluzione Industriale (settori tessile ed estrattivo) anche se il periodo di riferimento vede lo sviluppo di acciaio, chimica ed elettricità. A partire dal 1937 le grandi imprese europee si svilupperanno in questi ultimi settori (acciaio, chimica ed elettricità). I paesi svantaggiati saranno quei paesi che ricchi di risorse naturali avevano puntato tutto nel settore estrattivo. Quindi da una parte ci saranno imprese che avevano puntato più sulla tecnologia (paesi vantaggiati) e paesi che hanno puntato più sul settore estrattivo. I paesi che avevano puntato sulla tecnologia saranno quei paesi che riescono ad adeguarsi alle condizioni di mercato.

Sempre nel 900 nel settore dei servizi si verificò una certa diversificazione. Nella prima metà del 900 si ebbe lo sviluppo dei servizi moderni (trasporti, comunicazioni, servizi finanziari e servizi assicurativi). Tra il 1950 ed il 1960 si compie un ulteriore passo con lo sviluppo di servizi amministrativi, servizi a sostegno del lavoro per le donne, servizi sanitari e scolastici. Un ultima fase si ebbe a partire dagli anni 80 in poi ovvero da quando si ebbe la rivoluzione informatica e delle telecomunicazioni.

PERCORSI NAZIONALI DELL’EUROPA CONTINENTALE

GRAN BRETAGNA

L’economia inglese nel corso del 900 è venuta a perdere la sua predominanza. L’economia inglese ha reagito bene ai conflitti mondiali, quello che il governo ha gestito male è stato il ritorno alla pace, infatti il dopoguerra ha dato vita alla stagnazione economica poiché la Gran Bretagna aveva altri problemi da risolvere: problemi culturali, sociali e culturali.

Anche la crisi del ’29 venne attenuata dalla Gran Bretagna mentre la crisi del 1979 la mise in crisi poiché essa continuava a sostenere il libero scambio. Dal ’45 iniziò ad essere superata da altri paesi, addirittura nel 1980 venne superata anche dall’Italia.

BELGIO

Il Belgio ebbe un andamento economico migliore aspetto a quello della Gran Bretagna poiché il Belgio reagì meglio rispetto ai conflitti mondiali, infatti il Belgio effettuò una rapida ricostruzione poiché le attrezzature produttive non andarono completamente distrutte. Gli effetti della crisi del ’29 sul Belgio furono pesanti in quanto portarono il paese ad una stagnazione economica. A partire dal 1950 il paese si rese conto di possedere un sistema industriale ormai arretrato. Quindi il governo fu costretto a rimodernare l’intero settore industriale e a tal proposito le attività nell’area Vallona a quello Fiamminga con l’ausilio di capitali stranieri.

OLANDA

L’Olanda fu neutrale nella 1° Guerra Mondiale approfittando per crescere economicamente. La sua crescita fu del 77%. Lo sviluppo olandese fu favorito dalla vicinanza al mercato tedesco in quanto riuscì a controllare tutto il comparto petrolifero tedesco (ROYAL DUTCH che successivamente si riunì alla SHELL inglese). Ricordiamo la presenza di un’altra grande marca: la PHILIPS che successivamente trionfò a livello commerciale.

SVIZZERA

La Svizzera è un paese privo di risorse naturali ma è riuscito ugualmente ad arricchirsi. Essa approfittò della rovina della Germania ed in particolare, alla fine della 2° Guerra Mondiale, i nazisti andarono a depositare i loro averi (oro e valute) nelle banche svizzere che andarono ad aumentare il livello di vita del paese.

LA 1° GUERRA MONDALE DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO

La 1° Guerra Mondiale ha sconvolto i modelli che reggevano la vita economica e sociale dei paesi. Le conseguenze economiche si manifestarono per tutto il 900. La guerra ha scatenato una rivoluzione civile in Russia che portò alla nascita del modello Sovietico che si contrappose al Capitalismo. La guerra ha avuto come effetto la rottura radicale con il passato, ha trasformato il funzionamento delle economie nazionali e allo stesso tempo anche di quella internazionale. Con l’inizio della guerra i mercati finanziari sono precipitati, i vari governi dei paesi hanno assunto il controllo delle transazioni estere e interne i governi hanno sospeso la conversazione delle loro monete. Ques’ultimo ha avuto come effetti:

- lo smantellamento del sistema monetario internazionale del Gold Standard;

- fine del libero movimento di capitali;

- fine del commercio estero;

- fine della libera circolazione delle persone.

La guerra è rivoluzione economica: i governi assunsero il controllo dell’economia ed organizzano economie di guerra. Materialmente i governi: dirigono la produzione, dirigono la distribuzione, controllarono i redditi e i prezzi e con tutto ciò si ebbe la fine del libero mercato che aveva caratterizzato il capitalismo nel 900.

Alla fine del conflitto il PIL di ogni paese ha verificato numerosi scossoni, ovvero una caduta ad eccezione dell’Italia e della Gran Bretagna.

L’Italia è entrata in guerra nel ’15 ed ha mantenuto le operazioni militari fuori dalle sue frontiere ma soprattutto ha tutelato i grandi centri industriali.

Per quanto riguarda la Gran Bretagna il conflitto non ha toccato le sue terre e aveva mobilitato tutte le risorse.

I paesi neutrali non risentirono degli effetti per cui il PIL rimase in condizioni ottimali.

L’Italia e la Gran Bretagna dopo il conflitto sono entrate in crisi perché non avevano saputo compiere un processo di ricostruzione (crisi post – bellica) perché non sono stati in grado di riconvertire la produzione militare e la produzione civile.

Dopo il conflitto la prima cosa che i governi fecero fu di emettere moneta facendo salire l’inflazione. I governi durante il periodo economico avevano accettato il controllo infatti l’ingerenza statale nell’attività economica che era troppo grande.

Keynes affermò che le conseguenze economiche avvenivano proprio dai processi di pace (trattato di Parigi 1919) in seguito a questo trattato di pace si venne a ricomporre la mappa politica dell’Europa centrale ed orientale, gli alleati pretendevano dalla Germania e dagli altri paesi nemici il pagamento di somme astronomiche per i danni di guerra. Proprio in relazione ai pagamenti dei danni di guerra ritardarono la ricostruzione dei paesi europei ma soprattutto si rovinò in modo irreparabile la cooperazione tra i paesi. Il risultato fu che dopo la 1° Guerra Mondiale aumentò in modo esponenziale i volumi di debiti. I paesi dell’Europa occidentale si indebitarono nei confronti degli USA e dei paesi europei rimasti neutrali. Gli USA dopo la 1° Guerra Mondiale divennero i maggiori creditori europei.

Pescara 23\03\2007

Gli anni ’20 sono definiti come anni di prosperità economica, però sono anni che sono stati caratterizzati da una forte inflazione. Durante il periodo bellico i governi presero in mano l’economia dei paesi quindi riorganizzare lo stato e ricostruire i paesi non era facile.

Il 1919 risultò l’anno più difficile dopo il periodo bellico; dal ’20 in poi (più precisamente il 1922) l’Europa visse un periodo di prosperità economica (1922 – fine 1928 – inizio 1929). Gli anni ’20 quindi erano definiti come “anni facili” di ritorno alla prosperità economica.

Inflazione: aumento generale dell’aumento dei prezzi.

L’impatto dell’inflazione sul sistema economico determinò:

- la diminuzione del potere d’acquisto;

- i debitori sono avvantaggiati sui creditori;

- i lavoratori a reddito fisso vengono ad essere penalizzati da una diminuzione del salario reale.

L’inflazione viene generata da:

1.     aumento dei salari;

2.     squilibrio della bilancia dei pagamenti;

3.     deficit del bilancio dello stato.

1) L’aumento dei salari reali genera inflazione quando il sistema economico non è in grado di assorbire gli aumenti salariali, quindi i produttori riversarono questi aumenti salariali direttamente sui prodotti (costo più elevato dei prodotti), poiché u produttori tendono ad avere profitto. Si mette in moto una spirale inflazionistica.

2) Lo squilibrio della bilancia dei pagamenti si verificava quando ad un certo livello di importazioni non corrisponde lo stesso livello di esportazioni, quindi il valore della moneta interna diminuisce nei confronti delle altre monete quindi il governo è costretto all’indebitamento. Quindi se i salari aumentano, le importazioni sono maggiori delle esportazioni e il valore della moneta diminuisce si crea così inflazione.

3) Il deficit del bilancio dello stato può essere determinato dall’emissione di carta moneta, infatti, un aumento della moneta in circolazione non collegato ad un aumento delle risorse porta ad un minor valore della moneta e lo stato cerca di porvi rimedio con l’emissione di carta moneta creando così inflazione.

Proprio il deficit ha caratterizzato la situazione dei paesi dopo la 1° Guerra Mondiale. Ciò ha causato inflazione e per alcuni paesi iperinflazione.

GRAN BRETAGNA

La Gran Bretagna, durante il conflitto, riuscì a mantenere un certo livello economico; la causa che la portò alla crisi fu il periodo post – bellico. Il 1919 secondo LEWIS f un periodo di forte prosperità per la Gran Bretagna. Durante il periodo bellico i prezzi rimasero costanti; dopo la guerra i prezzi aumentarono e il governo attuò una politica deflazionistica che ebbe come effetto un blocco del boom economico.

La deflazione fu necessaria per riportate la sterlina alla parità periodo pre – bellica con il dollaro e ciò segnò in modo irrimediabile l’economia della Gran Bretagna, poiché questa non riuscì più a crescere economicamente (la componente edilizia rimase stabile nel periodo post – bellico in quanto la ricostruzione era difficile e ciò portò ad un blocco di tutta l’economia).

FRANCIA

L’esperienza inflazionistica francese fu caratterizzata dalla necessità di ricostruire. La Francia pretese i danni di guerra dalla Germania (in base al trattato di Versailles), però quest’ultima non poteva risarcire completamente tutte le somme chieste; quindi la Francia dovette affrontare direttamente la ricostruzione e ciò causò una crisi finanziaria.

Una volta capito che la Germania non poteva risarcirla, la Francia occupò militarmente i bacini carboniferi della Rhure e questa mossa non venne accettata dagli altri stati generando così la caduta del franco e l’aumento dei prezzi all’interno del paese. Nel 1924 alla crisi finanziaria subentra anche la crisi politica determinando una crisi nei cambi esteri portando il Paese a non essere più credibile dal 1924 in poi. Si vennero a creare numerosi governi che non riuscirono a riportare il franco ai livelli normali così il Paese non riuscì ad attirare a se i capitali per la ricostruzione e anche i finanziatori francesi spostavano i capitali all’estero (fuga di capitali).

La situazione andò migliorando quando, nel 1906, il franco riacquista la fiducia a livello internazionale, il bilancio venne riportato a pareggio, i capitali rientrarono in patria ed il cambio con il dollaro era migliore.

BELGIO

Anche il Belgio rimane ancorato alla speranza di ricostruzione con capitali tedeschi, ma dato che la Germania non poteva risarcire tutti i danni di guerra, il Belgio (come la Francia) dovette provvedere direttamente alla ricostruzione; ma finanziando direttamente la ricostruzione si genera inflazione e quindi crisi che durerà fino all’ottobre del 1926.

AUSTRIA

Dal 1919 l’Austria dovette affrontare il grave problema della disoccupazione e della ricostruzione. incapace di portare il bilancio ad un pareggio, l’Austria contrasse dei prestiti e venne ad emettere carta moneta, facendo aumentare così i prezzi e ciò generò inflazione tanto che alla fine del 1922 il valore della Corona (moneta austriaca) precipitò. Intervenne direttamente la Società delle Nazioni che concesse, nel 1922, un prestito internazionale a patto che la Società delle Nazioni veniva a controllare le finanze interne austriache. Da questo momento in poi il pareggio del bilancio fu ottenuto attraverso un taglio alla spesa pubblica ed un aumento della tassazione. Fu un processo doloroso che venne ad aggravare ancora di più la disoccupazione. Però dall’altro lato i prezzi ed il cambio vennero stabilizzati e venne introdotto una nuova moneta “lo Scellino”. Il 1926 in poi fu l’anno di stabilizzazione per l’Austria ed il controllo della Società delle Nazioni diminuì.

UNGHERIA

Ciò che accade in Ungheria fu molto simile all’Austria. Entrò anch’essa nella spirale dell’inflazione e a suo aiuto ricorse la Società delle Nazioni che pose le finanze ungheresi al controllo internazionale dal 1924 al 1926. Dal ’26 in poi si raggiunse il pareggio ed il controllo pian piano diminuì.

GERMANIA

Il caso della Germania fu un caso “esemplare” poiché le 3 cause dell’inflazione si verificarono contemporaneamente e diedero vita alla più grande inflazione galoppante della storia.

Subito dopo al 1° Guerra Mondiale la situazione della Germania non era diversa da quella dei paesi alleati però la Germania portava il peso di essere debitrice dei paesi vincitori. La fine della guerra portò un aumento dei prezzi e il governo per evitare l’impopolarità venne ad emettere carta moneta. Nel 1923 la situazione divenne insostenibile proprio quando la Francia occupò la Rhure costringendo il governo tedesco ad emettere altra carta moneta. I prezzi alla fine del 1923 erano saliti in misura spropositata (un giornale alla fine del ’23 costava 200 miliardi di marchi). Il governo allora pensò di creare una nuova moneta il Rentenmarc il quale iniziò a circolare nel paese e ben presto acquistò la fiducia; il governo successivamente ridusse la spesa pubblica ed aumentò la tassazione portando al successo la nuova moneta.

Dal 1924 in Germania iniziarono ad affluire capitali, la Germania stessa fu beneficiaria di un prestito internazionale ma anche di prestiti ai singoli stati (arrivarono capitali nel paese).

Tra il 1925 ed il 1926 la situazione viene messa sotto controllo anche se la stabilizzazione dei prezzi arrivò a metà del 1026.

RUSSIA

Quanto accadde in Russia fu ancora di più di quanto accadde in Germania poiché ci fu l’aggiunta della crisi del sistema produttivo.

In Russia la guerra portò una grave inflazione e il governo emesse nuova moneta ma contemporaneamente il governo si trovò ad assistere ad una diminuzione delle attività produttive. In tale ambito si pensò di nazionalizzare (ovvero rendere tutto di proprietà dello Stato) le fabbriche, le banche, il commercio interno e il commercio estero.

Nel 1920 la produzione del paese era interrotta (la produzione era pari a 0) tanto da portare la popolazione a non potersi più alimentare (non c’era più una base alimentare). Nel 1921 Lenin salì al governo ed inaugurò la nuova politica economica (la NEP) che aveva il compito di ripristinare il commercio privato però manteneva la produzione più importante (quella dei settori strategici) nelle mani dello Stato. Con la NEP si pone fine alle requisizioni di grano ai contadini e si stabilì che le imposte vengano pagate in moneta e non più in natura (grano). Dal 1922 per frenare l’inflazione venne introdotta una nuova moneta il “Cervonez” che per i primi 2 anni circolerà assieme all’altra moneta. Nel 1924 si raggiunse il pareggio del bilancio e la stabilità dei prezzi in modo tale che la produzione tornò ad aumentare.

Gli effetti della crisi monetaria e produttiva furono devastanti in quanto la Russia uscì dalla scena economica internazionale: secondo alcuni storici il motivo dell’uscita della Russia dal panorama internazionale economico fu che la Russia ritirò dal mercato mondiale il grano nel momento in cui tutti i paesi ne avevano più bisogno; secondo altri storici l’uscita della Russia dalla scena economica mondiale era dovuta al fatto che la Russia non riusciva più ad attirare i capitali esteri infatti nessun prestito gli venne concesso a livello internazionale.

Pescara 26\03\2007

Dal 1922 in poi gli anni ‘20 sono considerati anni di felicità. Alla fine degli anni ’20 la situazione venne a mutarsi con la crisi del ’29 che scoppiò in America ma si estese anche in tutta l’Europa.

La crisi del ’29 venne aggravata da:

- caduta dei prezzi dei beni agricoli;

- fallimenti bancari;

- astensione nel mondo degli investimenti.

Tutto ciò si ripercuose in tutta Europa poiché l’America aveva concesso dei finanziamenti all’Europa. L’America, inoltre, produceva il 45% della produzione industriale e consumava il 39% della produzione mondiale (quindi era una grande produttrice e consumatrice mondiale).

Il 1° settore che venne ad essere influenzata fu il settore del credito perché l’America aveva investito capitali in Europa. I primi sintomi potevano essere avvertiti già alla fine del 1928 cercando di ritirare i finanziamenti fatti in Europa e reinvestirli all’interno del paese. La crisi del ’29 determinò: una contrazione dell’attività di prestito, la caduta dei prezzi, una contrazione del commercio (non ci si orientava più al libero scambio) e una crisi monetaria.

I paesi che hanno maggiormente sofferto di questa crisi erano i paesi alla quale l’America prestò capitali. Questi paesi debitori attuarono delle politiche di tutela ed in particolare essi ridussero le importazioni e tentarono di aumentare le esportazioni. La crisi americana portò inevitabilmente, a livello mondiale, ad una diminuzione della domanda relativa ai prodotti primari, ma anche ad una diminuzione dei prestiti esteri e generò delle difficoltà finanziarie per i produttori di beni primari. Tutto ciò a livello mondiale contribuì al rallentamento del commercio mondiale.

Le politiche mondiali non furono delle politiche di mera accettazione ma tentarono di proteggersi e questo tentativo di protezione portò solo ad un peggioramento della situazione. In particolare questi paesi cercarono di limitare gli effetti della crisi attraverso:

- introduzione di tariffe doganali;

- controllo sui cambi e attuazione di politiche restrittive.

Queste iniziative però andarono ad aggravare il commercio tanto da indurre i diplomatici dei vari paesi europei ed extra europei ad indire delle conferenze internazionali i cui obiettivi erano proprio quelli delle tregue tariffarie. Queste conferenze iniziarono a partire dagli anni ’30 cercando di aprire un dialogo tra i vari paesi per evitare le tariffe doganali.

A livello geografico possiamo distinguere in due grandi aree gli effetti della crisi:

1.     USA e Canada;

2.     Paesi Europei (il 1° paese fu la Germania, poi a seguire Austria, Polonia, Cecoslovacchia, Italia, Gran Bretagna, Francia e Belgio, tutti coloro che avevano rapporti con gli USA, l’unica che non risentì degli effetti della crisi del ’29 fu la Russia).

GERMANIA

La Germania dopo il ’29 entrò in una crisi finanziaria perché le autorità tedesche non attuarono delle politiche adatte a limitare gli effetti della crisi.

Le autorità tedesche nel timore di altri effetti negativi della crisi attuarono una diminuzione delle importazione che provocarono una deflazione e nello stesso tempo i francesi ritirarono i capitali e quindi la Germania entra in una crisi ancora più profonda. Questa crisi portò all’elezione di Hitler nel 1933. La sua elezione porterà delle ripercussioni a livello internazionale. La politica tedesca fu disapprovata dai paesi industrializzati (quasi tutta l’Europa e non solo).

ITALIA

La crisi arrivò anche in Italia alla fine del 1930 e l’inizio del 1931. In quel periodo al governo era salito Mussolini (regime fascista). Il 1° settore che manifestò segni di insofferenza fu il settore agricolo il quale era già stato provato dal crollo dei prezzi dei beni agricoli. Infatti i maggiori decrementi si registrarono soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro.

Però gli effetti della crisi sul settore agricolo furono effetti attenuati poiché Mussolini proprio in quel periodo aveva attuato la cosiddetta battaglia del grano (aumento della produzione del grano per evitare le importazioni estere). Quindi l’agricoltura era sottoposta ad una grande pressione e soggetto a molti investimenti. Questa politica però aveva come scopo la limitazione dell’ingresso dei contadini nell’industria (lasciare i contadini nelle campagne). Per quanto riguarda il settore industriale italiano avvertì gli effetti della crisi con un certo ritardo a causa dell’arretratezza di fondo della struttura economica italiana.

Tuttavia le prime industrie che soffrirono la crisi furono le industrie tessili le quali avvertirono il progressivo ribasso dei prezzi e avvertivano la diminuzione delle capacità di assorbimento del mercato interno.

Inoltre in questo periodo l’Italia aveva altri problemi ovvero viveva la crisi delle banche miste e la crisi del settore finanziario la quale crisi era stata causata da una sopravvalutazione della Lira (la cosiddetta Quota 90). Questa Quota 90, che rappresentò uno sforzo per l’Italia, portò ad un appesantimento delle banche le quali prestavano capitali agli industriali.

Questo riassetto rese necessaria un riassetto del commercio internazionale che avrebbe colpito le importazioni a vantaggio delle esportazioni. La prima speranza di ripresa fu costituita dall’IMI (istituto mobiliare italiano) che era stato costituito per fronteggiare la crisi delle banche.

Nel 1933 ci fu la costituzione dell’IRI (istituto per la ricostruzione industriale) e la politica adottata in campo economico ebbe i suoi effetti.

Con l’IRI l’Italia divenne uno stato imprenditore nonché stato banchiere.

GRAN BRETAGNA

La crisi del ’29 ebbe effetti anche in Gran Bretagna in quanto si manifestò una contrazione del reddito derivante dall’esportazione. La Gran Bretagna in seguito alla crisi del ’29 perse il suo primato in merito al commercio mondiale.

Per quanto riguarda i paesi che vennero colpiti lievemente ricordiamo i paesi scandinavi e la Svizzera. I paesi scandinavi erano grandi esportatori di alcune materie prime la cui domanda non diminuì in seguito alla crisi del commercio mondiale. Essi adottarono delle misure socio economiche volte a ridurre gli effetti della depressione.

Per quanto riguarda la Svizzera il governo non attuò nessuna politica e nel decennio 29 – 39 si registrò una marcata caduta del Prodotto Nazionale Lordo.

FRANCIA

Gli effetti della crisi in Francia furono limitati malgrado la diminuzione delle importazioni e l’aumento delle esportazioni. Nonostante ciò la produzione francese non diminuì pesantemente.

EX URSS

Nel ’17 l’URSS uscì dal panorama economico mondiale (scoppiò una guerra civile), sale al potere Lenin che costituì la Nep. Quindi non ricevette capitali esteri che la coinvolsero nella crisi.

GIAPPONE

Il 1° paese extra europeo che fu colpito dalla crisi fu il Giappone che attuando una politica inflazionistica questa non ridusse la produzione industriale ma registrò un calo del reddito interno causato dal collasso della domanda di seta e dalla riduzione del suo prezzo.

Pescara 28\03\2007

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Esistono delle analogie tra la prima e la seconda Guerra Mondiale. Entrambe ebbero un effetto totale ma la seconda guerra mondiale ebbe degli effetti ancora più totali.

La 1° Guerra Mondiale fu una guerra di combattimento sui fronti mentre la 2° coinvolse anche i civili. La 1° Guerra Mondiale fu una guerra di posizione nella quale i contendenti si fronteggiano dalle rispettive trincee mentre la seconda fu una guerra di movimento fatta di avanzate e ritirate.

Se si va a vedere la 2° Guerra Mondiale in numeri essa ha provocato: 55 milioni di vittime (di ci tra i 20 e i 30 milioni erano civili e 40 milioni erano europei), 35 milioni di feriti e 3 milioni di dispersi.

La 2° Guerra Mondiale fu una guerra fatta di campi di concentramento, lavoro forzato e sterminio; fu una guerra ideologica in quanto avevamo da una parte le potenze fasciste (Italia, Germania e Giappone) e dall’altra le potenze democratiche (Gran Bretagna, Unione Sovietica e USA).

La 2° Guerra Mondiale può essere divisa in due periodi:

1) 1939 – 1942 (Germania e Giappone furono i paesi che attaccarono);

2) 1942 – fine guerra (i paesi alleati andarono all’attacco).

Nel 1939 la Germania invase e conquistò la Polonia; nel ’40 Hitler invase Francia, Belgio e Olanda tentando anche l’invasione della Gran Bretagna ma fallì nel suo intento.

L’Italia non entrò in eventi bellici solo nel ’40 aggredì la Francia. Per quanto riguarda l’Italia ci furono una serie di sconfitte militari a cominciare con la Grecia la quale vinse il conflitto grazie all’aiuto bellico fornito dalla Germania.

I nodi della 2° Guerra Mondiale furono:

1° BATTAGLIA: Battaglia di Stalingrado vinta dalla Russia;

2° BATTAGLIA: Battaglia di El Alamein vinta dalla Gran Bretagna nell’Africa settentrionale;

3° BATTAGLIA: Battaglia di Guadalcanal vinta dagli americani nelle acque del Pacifico.

Il 30 aprile 1945 Hitler si suicidò e l’8 maggio 1945 la guerra in Europa finì.

I paesi che non parteciparono alla guerra erano:

FINLANDIA: perché era coinvolta da una guerra lampo con l’Unione Sovietica che vide la concessione di alcune terre all’Unione Sovietica in cambio dell’indipendenza;

SPAGNA: perché era appena uscita da una guerra civile quindi non aveva le forze economiche per affrontare un’altra guerra;

SVEZIA, SVIZZERA E PORTOGALLO: che ne approfittarono per crescere economicamente.

La guerra rappresentò un fatto economico in quanto i paesi coinvolti indirizzarono le loro risorse per il conflitto. Il risultato fu che si ebbe un grosso sforzo sia militare che economico dato dal fatto che si ebbe una maggiore capacità produttiva e l’eliminazione della disoccupazione.

Durante il conflitto la tecnologia e la scienza medica fecero dei grossi balzi in avanti. Durante il conflitto i  paesi cercarono di far crescere il Pil:

- la Germania non riuscì in questo intento;



- il Giappone ebbe dei risultati ancora più deludenti della Germania;

- l’Italia era un paese sostanzialmente occupato.

Quindi i paesi dell’Asse mantennero un Pil ad un livello corrispondente a quello del periodo pre – bellico. L’Austria, addirittura, riuscì a raggiungere un Pil che era pari al periodo precedente al conflitto proprio nel periodo del conflitto.

Durante la fase bellica si attuò un processo di concentrazione industriale che coinvolse Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone.

Gli Stati Uniti mantennero la loro struttura industriale immutata in quanto gli USA non furono toccati dal conflitto e proprio per questo motivo gli USA furono i 1° esportatori industriali.

Per quanto riguarda la produzione industriale dei paesi del 3° mondo, durante il conflitto, si raggiunse il minimo storico.

La produzione agricola durante il conflitto fu nulla perché vi era:

- mancanza di manodopera;

- mancanza di animali da traino,

- mancanza di fertilizzanti;

- mancanza di macchine;

- devastazioni;

- contrazione delle coltivazioni.

In realtà la produzione agricola aumentò in: USA, Australia, Argentina e Irlanda. In particolare il Nord America esportava i prodotti agricoli verso l’Asia, l’Europa e l’Unione Sovietica.

La guerra stimolò il comparto tecnologico (invenzioni e innovazioni); in particolare si ricorda:

° la nascita dei motori a reazione;

° la nascita dei radar;

° la nascita dei missili;

° il silicone;

° la penicillina;

° alcuni surrogati di materie prime (gomma e petrolio).

Per quanto riguarda l’offerta di lavoro la guerra generò una forte domanda di manodopera rivolta sia nelle forze armate e sia nella produzione industriale. Il risultato è stato che la disoccupazione diminuì e eliminata in quei paesi coinvolti nel conflitto.

Il conflitto generò lo sfruttamento del lavoro delle donne, dei vecchi e dei giovani e in alcune zone si generò lo sfruttamento del lavoro straniero (quello degli ebrei).

RICOSTRUZIONE

La necessità di ricostruire la situazione dei vari paesi venne avvertita da 2 grandi potenze: gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.

A partire dal 1941 gli americani e gli inglesi iniziavano a lavorare su un modello economico post guerra che doveva avere come scopo:

- il commercio libero;

- l’attuazione di un sistema internazionale stabile in grado di assorbire eventuali squilibri esterni dei paesi.

Alla luce di questo progetto la sua concretizzazione si ebbe nel 1944 quando fu indetta una conferenza economica internazionale a BRETTONWOODES dove negli accordi stipulata fu contemplata la nascita dell’organizzazione per il commercio internazionale e la nascita di una banca mondiale ed il fondo monetario internazionale.

·        L’organizzazione per il commercio internazionale fu sostenuto da un successivo accordo: l’accordo generale sulle tariffe e sul commercio (GATT) e favorì la liberalizzazione del commercio mondiale;

·        La banca mondiale aveva come obiettivo il finanziamento di investimenti a lungo periodo volti allo sviluppo economico;

·        Il fondo monetario internazionale si occupò della difesa di una sistema cambiario a tassi fissi e forniva assistenza finanziaria ai paesi con deficit nei conti esteri.

Dal 1947 i paesi coinvolti nel conflitto cominciarono ad importare capitali dagli USA. Tra il 1947 ed il 1948 gli USA fornirono 13 milioni di dollari all’Europa (secondo il Piano Marshall che aveva come durata 4 anni e finanziava le importazioni di derrate alimentari e materie prime e il pagamento là dove i paesi non potevano). Gli USA chiedevano la garanzia di un libero commercio per i propri prodotti. Nel Piano Marshall non rientrò l’Unione Sovietica e quest’ultima impedì ai paesi dell’unione di accettare gli aiuti americani.

Il prestigio europeo dopo il conflitto fu totalmente annientato dovuto soprattutto al grave evento della deportazione degli ebrei.

Dopo la 2° Guerra Mondiale si sono venute a creare 2 grandi potenze:

1.     gli STATI UNITI;

2.     l’UNIONE SOVIETICA.

che si contrapposero a vicenda dando vita alla Guerra Fredda.

1.     In America si dà vita al patto atlantico alla quale appartenevano: America, Canada, Gran Bretagna, Francia, Italia, Norvegia, Danimarca, Irlanda, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Portogallo; successivamente entrarono Turchia, Grecia e Germania Federale che diedero vita alla NATO. Australia, Nuova Zelanda ed USA formarono una nuova alleanza: ANZUS nel 1951. La SEATO venne formata con i paesi del Sud – Est Asiatico nel 1954.

2.     L’Unione Sovietica diede vita al Patto di Varsavia stipulato con i paesi satelliti.

Nel secondo dopoguerra si ha: la fine del protezionismo, l’unità politica su basi federali, nel 1951 si diede vita alla CECA (comunità economica del carbone e dell’acciaio) alla quale parteciparono la Germania Federale, l’Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, l’Italia e la Francia, nel 1957 si diede vita alla CEE (comunità economica europea) alla quale aderirono inizialmente Germania Federale, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Italia e Francia, nel 1971 si aggiunsero Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, nel 1981 entrò la Grecia e nel 1985 Spagna e Portogallo.

La CEE promosse anche il mercato comune europeo. Nel 1978 venne creato lo SME (sistema monetario europeo) che aveva lo scopo di coordinare le singole monete. Inoltre nel 1979 venne eletto anche il primo parlamento europeo.

LEWIS

Pescara 13\04\2007

Il testo Lewis parla in generale dell’economia e la divide in 3 grandi aree temporali:

1.     1918 – 1925: periodo del primo dopoguerra;

2.     1925 – 1929: gli anni di prosperità;

3.     1929 – 1939: periodo della crisi dell’economia.

1918 – 1925:dopo la 1° Guerra Mondiale il problema era quello della ricostruzione che rappresentava l’obiettivo principale delle varie nazioni.

Nel 1919 gli Stati Uniti crearono l’AMERICAN RELIFE ADMINISTRATION (ARA) che aveva il compito di finanziare la ricostruzione. i finanziamenti dell’ARA erano erogati:

- 29% in contanti;

- 63% sottoforma di credito;

- 8% a fondo perduto (ovvero regalato).

L’Europa nel dopoguerra necessitava di materie prime, di una riconversione delle industrie belliche in industrie per la produzione.

Si pensava che la ricostruzione fosse un procedimento lungo ed invece fu un procedimento abbastanza veloce. Dopo la guerra ci fu una fase di adeguamento di industrie belliche in industrie per la produzione e si ebbe un boom economico in grado di assorbire la manodopera in eccedenza. Alla base di questo boom avevamo la necessità di ripristinare le scorte di materie prime, articoli e prodotti.

Il boom economico cessò quando:

- le industrie riuscirono a soddisfare la propria domanda;

- le autorità finanziarie ridussero i crediti nel tentativo di diminuire l’inflazione;

- le navi furono in grado di nuovo di trasportare le merci che si erano accumulate in America.

Dopo la 1° Guerra Mondiale l’Impero Austro – Ungarico cadde e si formarono nuovi stati: Austria, Ungheria e Cecoslovacchia. In questa prima fase ogni stato cercò di organizzare una propria struttura economica indipendente dai paesi vicini e creare dei sistemi di trasporti indipendenti ovvero si evitava che i trasporti varcassero il confine.

1925 – 1929: (sono anni di prosperità). L’esempio per eccellenza di prosperità economica ci viene dagli Stati Uniti dove si verificarono una serie di innovazioni nell’industria che portarono all’aumento degli investimenti e all’aumento dei capitali. Gli USA erogarono capitali all’Europa per un importo pari a 2.912 milioni di dollari. Tranne piccole pause di crescita (nel 1924 e nel 1927) l’economia americana era in continua crescita. Il boom economico americano aveva come cause:

1.     l’espansione edilizia residenziale che fu resa possibile grazie ad una diminuzione del costo della realizzazione o l’acquisto di una casa rispetto all’affitto;

2.     l’espansione dell’edilizia industriale perché ci furono delle innovazioni in questo campo;

3.     l’introduzione di nuove innovazioni sul mercato, in particolare nuovi prodotti tra cui le automobili (l’industria automobilistica si estese per il 33% in più; l’industria automobilistica portò allo sviluppo di alcune industrie sussidiarie: benzina, acciaio, costruzione stradale e trasporti in generale). Si sviluppò anche l’elettricità che veniva usata per usi domestici ed industriali;

4.     delle modifiche ai vecchi prodotti ormai consolidati sul mercato.

L’America attuava una politica protezionistica e nonostante ciò la sua crescita economica fu continua e coinvolse l’intero pianeta poiché gli USA aumentarono le importazioni e perché gli americani vennero a prestare numerosi finanziamenti internazionali (il paese per eccellenza che beneficiò di questi finanziamenti fu la Germania).

GERMANIA

Tra il 25 ed il 29 la ricostruzione tedesca fu una ricostruzione razionalizzata ovvero la Germania non lasciò nulla al caso effettuando una ricostruzione pensata cioè costituì una struttura industriale aggiornatissima per favorire le economie di scala e la Germania cercò di eliminare la concorrenza attraverso la divisione del mercato.

La Germania riceveva prestiti a breve per poi reinvestire a lungo termine quindi sia il settore bancario e sia il settore industriale risultavano condizionati da questi prestiti. Un ritiro improvviso di questi capitali avrebbe avuto delle ripercussioni su questi due settori.

Ciò accadde nel 1928 quando gli USA ritirarono i capitali causando :

- la contrazione della domanda del credito interno;

- una diminuzione dell’occupazione.

GRAN BRETAGNA

La Gran Bretagna tra il 25 ed il 29 non potè godere di questo intermezzo di prosperità; infatti il tasso di disoccupazione si aggirava tra il 10 e l’11% ed inoltre con il ritiro al Gold Standard (parità pre – bellica) la sterlina venne sopravvalutata del 10% generando una crisi nel settore dell’industria:

- le esportazioni iniziarono a diminuire (i prezzi non erano più competitivi);

- la Gran Bretagna venne ad erogare dei prestiti che andarono a superare il saldo corrente disponibile.

Se il livello dei prezzi fosse stato più basso la Gran Bretagna avrebbe potuto erogare finanziamenti con facilità ma dato che l livello dei prezzi era alto la Gran Bretagna prestò più di quanto le fosse possibile.

Il governo ovviamente diminuì i prezzi attraverso una diminuzione dei salari monetari provocando il malcontento della popolazione.

Pescara 16\04\2007

1929 – 1939: è un ciclo caratterizzato da una crisi economica causata dalla crisi del ’29 della borsa di Wall Street.

Perché ha condizionato tutto il mondo questa crisi? Perché gli USA avevano finanziato le ricostruzioni dei paesi europei ed extra – europei.

Dopo il 1926 gli USA furono preda di effetti speculativi che erano caratterizzati da un aumento dei livelli dei prezzi maggiori e rivenderli a prezzi ancora più alti. Ad esempio: un titolo vale 100, viene acquistato a 500 e rivenduto a 700 ma il valore effettivo del titolo è sempre 100.

Questa situazione si ebbe per circa 3 anni. Infatti, nell’ottobre del 1929 i valori della borsa precipitarono. In realtà agli inizi degli anni ’30 si ebbe una ripresa lieve che fece ben sperare ma successivamente si ebbe una recessione che fu la più lunga e la più disastrosa recessione della storia finanziaria. Nel ’32 si ebbe il picco della recessione tanto che:

- il reddito nazionale diminuì del 38%;

- i disoccupati salirono a 15 milioni.

Le cause che sono state ipotizzate per la crisi del ’29 erano:

° la mancanza di oro in America (ma in realtà non era vero);

° la rigidità del sistema economico americano (perché i sindacati e i monopoli non lasciavano piena libertà al movimento del mercato) anche questa tesi non fu esaustiva;

° inflazione creditizia;

° sottoconsumo (fu l’ipotesi accettata da tutti gli economisti), cioè l’incapacità del consumo di crescere in maniera tale da rendere conveniente l’alto livello degli investimenti che si era manifestato per tanti anni (KEYNES);

° caduta degli investimenti con la caduta della borsa che procurò l’astensione degli investitori aumentò ancora di più la crisi.

Questa crisi finanziaria fu accompagnata anche da una crisi bancaria; infatti molti istituti di credito fallirono in seguito alla crisi perché ci fu:

- una diminuzione del prezzo dei prodotti agricoli;

- la bancarotta degli agricoltori;

- una diminuzione del prezzo dei terreni;

- una diminuzione dei salari sebbene inizialmente il governo tentò il risanamento di ciò con degli aiuti.

La crisi del ’29 coinvolse tutto il mondo e provocò una contrazione dell’attività di prestito a livello internazionale, la caduta dei prezzi, la contrazione del commercio e la crisi monetaria.

Il paese europeo che maggiormente risentì degli effetti della crisi fu la Germania ma anche altri paesi subirono gli effetti della crisi del 1929 e questi erano tutti coloro che avevano dei rapporti con gli USA.

Gli USA importavano prodotti primari, quindi ciò portò alla diminuzione della domanda di prodotti primari e i paesi fornitori entrarono in crisi quindi diminuiscono i prestiti esteri.

Gli effetti della crisi furono nulli nell’Unione Sovietica poiché questa uscì dal panorama economico.

Il Giappone risentì della crisi e tentò di porre rimedio attraverso politiche inflazionistiche.

La Gran Bretagna abbandonò il Gold Standard successivamente alla crisi.

Stati Uniti, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Italia e Polonia rimasero nel Gold Standard e cercarono di adottare delle politiche che mantenessero un equilibrio tra importazioni ed esportazioni.

Ad un certo punto, vedendo che la crisi non si riduceva, i vari paesi diedero vita a delle conferenze che avevano come punti su cui dibattere:

1) la possibilità di una tregua tariffaria;

2) le problematiche relative all’Europa Orientale;

3) i debiti che gravavano sull’economia mondiale relativi ai danni di guerra provocati dalla 1° Guerra Mondiale;

4) il collasso del Gold Standard.

Nel 1933 si ebbe l’ultima conferenza mondiale su questi punti e l’ultima prima dell’avvento della 2° Guerra Mondiale. Nello stesso anno (1933) il presidente americano Roosvelt dichiarò l’uscita degli Stati Uniti dal Gold Standard. Il 1933 segnò l’ultimo anno in cui si cerca di risolvere i problemi economici mondiali.

Dal ’33 in poi i paesi si preparano alla guerra quindi non ci sarà più cooperazione economica e aumenterà la tensione politica.

Nel 1932 ci fu una piccola ripresa in quanto produzione e commercio aumentarono e la disoccupazione diminuì. Fu una ripresa lieve perché la produzione aumentò ma investimenti e consumo non crescevano.

POLITICHE NAZIONALI  (politica economica dal 1929 – 1939)

Il Regno Unito

In realtà le difficoltà iniziarono già a partire dal 1880 la cui causa era da attribuire ad un calo delle esportazioni; infatti il tasso di incremento delle esportazione erano scese al -1%.

Le cause di ciò erano:

- le politiche tariffarie adottate dai paesi industrializzati;

- l’industrializzazione dei nuovi paesi (si crea concorrenza).

Quindi la Gran Bretagna non è più la “fabbrica del mondo”. Con la diminuzione delle esportazioni di prodotti, il governo riuscì lo stesso a mantenere un equilibrio grazie al fatto che gli inglesi esportavano i servizi non facendo mutare la bilancia dei pagamenti. Ciò fino al 1929 poiché alle esportazioni si somma un calo nelle importazioni e una presa di coscienza del livello economico del paese verrà presa solo a partire dal 1946 (sono passati 60 anni).

Gli effetti della crisi economica del ’29 si ebbero:

·        sul saldo passivo della bilancia dei pagamenti;

·        sulla diminuzione delle esportazioni delle industrie.

A questo punto la sterlina viene svalutata soprattutto perché la sterlina non è più una moneta forte, non è più la moneta della 1° Guerra Mondiale quindi gli investitori ritirano i finanziamenti dal paese quindi la Banca d’Inghilterra (Banca Centrale) deve sostenere le fuoriuscite di oro.

La svalutazione della sterlina ebbe molti effetti:

Ø     diminuzione delle importazioni anche se il governo cercherà di sostenere le esportazioni; infatti tra il 1931 ed il 1932 i prezzi delle esportazioni diminuirono più rapidamente rispetto a quelli delle importazioni. In termini di oro i prezzi delle esportazioni degli altri paesi. Ciò portò al fatto che il volume delle esportazioni degli inglesi rimase immutato;

Ø     cercare di migliorare la posizione commerciale inglese all’interno del contesto mondiale attraverso degli accordi bilaterali con altri paesi che non andarono ad avvantaggiarla in quei paesi che non aderirono a questi accordi.

La politica economica inglese fu una politica unilaterale. La Gran Bretagna fu la 1° ad attuare questo tipo di politica e i suoi effetti si ebbero a livello internazionale. Gli effetti furono:

- la svalutazione della sterlina distrusse il sistema monetario internazionale poiché esercitò un eccessiva pressione sui paesi che erano rimasti legati all’oro ed incoraggiò altri paesi a seguire il suo esempio;

- il bilateralismo inglese ebbe effetti deflazionistici sul commercio internazionale.

La politica interna fu caratterizzata da:

° una diminuzione dei tassi d’interesse attuata attraverso l’aumento delle riserve di cassa delle banche con operazioni a mercato aperto con lo scopo di aumentare gli investimenti privati;

° il governo cercò di sostenere un tasso di profitto elevato in alcune industrie attraverso degli accordi monopolistici (industrie di carbone, tessile, di ferro, di acciaio, ferrovie, cantieri navali e agricoltura);

° la politica di protezione tariffaria sia per l’industria che per l’agricoltura.

Tuttavia ancora nel 1939 il livello di disoccupazione era ancora molto alto all’interno del paese e non si ebbe una politica vera e propria mirata alla diminuzione della disoccupazione.

Pescara 18\04\2007

STATI UNITI: capitalismo

La politica industriale: è stata caratterizzata dal tenere sotto controllo il mercato dei monopoli attraverso la legislazione antitrust.

Roosvelt, salito alla presidenza, poteva scegliere tra 2 opzioni:

1) agevolare la politica economica;

2) continuare ad attuare la legislazione antitrust.

Data la situazione del paese, Roosvelt scelse la ripresa economica del paese. Nel 1933 fu approvato il NIRA (national industrial recovey act), un organismo che erogava finanziamenti pubblici allo scopo di ridurre la disoccupazione ma cercava anche di stabilire un codice di comportamento tra gli industriali e questo codice cercava di garantire una corretta competizione.

Questo codice in realtà era poco concreto perché andava a nascondere gli espedienti monopolistici (che erano ancora vietati).

Il NIRA aveva molteplici obiettivi da raggiungere:

- aumentare i prezzi per sfiduciare gli uomini d’affari;

- incoraggiare gli investimenti;

- aumentare i salari in modo da accrescere il potere d’acquisto all’interno del paese.

Con l’aumento dei salari e l’aumento dei prezzi il consumo non aumenta (sono 2 forze che si annullano). Nel 1936 questo organismo viene dichiarato incostituzionale e quindi la politica industriale degli USA ripiegherà totalmente su una politica antitrust.

La politica agraria: il settore agricolo fu il settore più colpito dalla crisi del ’29 quindi il governo fu costretto a prendere dei provvedimenti a sostegno della classe agricola.

I primi provvedimenti vennero presi con il presidente Hoover con la creazione della Federal Farm Rilief Board con lo scopo di sostenere i prezzi dei prodotti agricoli comprando degli stock di prodotti e tenendo questi stock fuori dal mercato.

Successivamente il presidente Roosvelt, oltre ad acquistare gli stock dei prodotti agricoli e tenerli fuori dal mercato, venne ad imporre delle restrizioni sul mercato ovvero corrispondere delle somme di denaro agli agricoltori per lasciare i campi incolti (gli agricoltori erano pagati per non produrre).

Nel 1936 questo intervento (riguardante le somme erogate agli agricoltori) nel settore agricolo vennero dichiarati incostituzionali dalla Corte Suprema. A questo punto si pensò di aggirare questo ostacolo attraverso dei premi e non più somme di denaro. Altri provvedimenti vennero presi sempre per compiere operazioni sui prodotti agricoli:

- aumentare il livello dei prezzi agricoli al di sopra dei prezzi mondiali;

- le esportazioni furono scoraggiate in generale ma dal 1938 in poi il governo degli USA iniziò a dirottare le eccedenze verso alcuni paesi senza ricevere contropartita.

Lo scopo di questo era quello di risollevare l’agricoltura aumentando il livello dei redditi degli agricoltori. Tale politica (New Deal) e aveva come limite il fatto che l’agricoltura aveva troppo addetti. La problematica principale a seguito della crisi del ’29 era quella della disoccupazione e dopo l’esperienza del NIRA si cercò di diminuire la disoccupazione tramite una politica di deficit spending. Deficit spending: messa in circolazione di denaro non tassato allo scopo di aumentare il consumo e gli investimenti.

Questa politica fu organizzata da appositi organismi. Bisogna ricordare che gli investimenti non riuscirono a decollare per 3 motivi:

1. esisteva troppo antagonismo tra l’alta finanza e l’azione del governo perché la prima cercava di investire e il governo le scoraggiava per timore;

2. ciò vale anche per il deficit nazionale;

3. bassi profitti.

UNIONE SOVIETICA: socialismo

La politica industriale: dopo la guerra civile Lenin adottò la NEP la quale ebbe effetti positivi sulla situazione economica del paese, dopo la 1° Guerra Mondiale l’Unione Sovietica si industrializzò continuamente infatti si stipularono piani di sviluppo quinquennali ma dopo 2 anni di programmazione (1930) di raggiunse la piena occupazione.

Successivamente i prezzi iniziarono ad aumentare e questo causò un grave problema al paese.

In questo contesto il bilancio dello Stato era sempre in pareggio anche se il sistema bancario sovietico era stato utilizzato per finanziare investimenti non proprio sicuri facendo aumentare sempre più la pressione sui prezzi.

Questi finanziamenti di investimenti non coperti costrinsero il governo al razionameto.

Il risultato che si ebbe fu l’incoraggiamento al mercato nero che iniziò ad essere abbandonato solo a partire dal 1935 in poi.

La politica agricola: fu particolare in quanto il governo fin dall’inizio il governo era contro gli agricoltori e l’opposizione fu ferma e diretta; già nel 1929 il governo decise la collettivizzazione delle terre il cui effetto fu quello di eliminare totalmente l’eccedenza commerciabile dei prodotti agricoli e finalmente si integrò l’agricoltura nel sistema di produzione generale. Inoltre si cercò di incrementare la produzione agricola (inserita nella programmazione quinquennale) attraverso l’introduzione di macchine agricole (meccanizzazione) e l’introduzione di metodi scientifici (utilizzo di concimi chimici, sistema di rotazione delle colture)

Industria: molti sforzi vennero fatti anche per la produttività industriale:

- vennero ristrutturati i sindacati;

- furono mobilitati i mezzi di propaganda;

- fu ripristinato l’incentivo economico;

- la disciplina di fabbrica divenne rigorosa;

- furono introdotti dei tecnici stranieri per preparare gli studenti russi.

L’abolizione della proprietà pubblica dei mezzi di produzione portò a dei vantaggi:

- redistribuzione dei redditi a favore dei lavoratori;

- aumento del tasso di sviluppo della produzione stessa.

L’economia non è più nelle mani dello Stato ma ora tutto viene gestito dal mercato (privati).

Pescara 20\04\2007

ITALIA

Lo storico Gershenkron ha considerato lo sviluppo economico italiano avvenuto nell’arco di tempo tra il 1898 ed il 1914.

Già dopo l’unità d’Italia, nel paese si aveva la presenza di alcune grandi imprese.

L’industrializzazione italiana rientra nella fase dell’industrializzazione europea (1850 in poi). I settori trainanti erano: elettricità, chimica, siderurgia e meccanica dove si vennero a creare delle economie di scala e di diversificazione che consentirono di produrre con uno stesso impianto, beni diversi.

La natura industriale italiana è caratterizzata dalla presenza di oligopoli (presenza della grande impresa appartenete a questi 4 settori). L’Italia viene a ricreare una situazione industriale uguale a quella della Gran Bretagna e della Germania. L’unica differenza è data dal fatto che il mercato italiano era ridotto rispetto a quello americano.

La 1° grande impresa a livello oligopolistico nasce dall’impresa ferroviaria Strade Ferrate Meridionali che vennero chiamate Bastogi (dal suo fondatore Pietro Bastogi che era il ministro delle Finanze nel 1° ministero Cavour).

La Bastogi realizzò nel 1867 la 1° linea ferroviaria Ancona – Brindisi e successivamente la linea Napoli – Foggia. Nel 1905 le ferrovie furono nazionalizzate quindi Bastogi spostò i capitali dalla ferroviaal settore elettrico rimanendo un personaggio importante per la storia economica italiana.

Nel 1962 lo Stato nazionalizzò anche l’industria elettrica e Bastogi spostò a sua volta i capitali nell’industria chimica non avendo lo stesso successo del 1° trasferimento di capitali.

Nel 1884 in Italia nasce la Edison che era la più grande industria elettrica italiana, successivamente si ha la nascita della Sip, Sade e Sme. Nel 1888 nasce la Montecatini che insieme alla Sna saranno le più grandi industrie chimiche del paese. Nel 1872 nasce la Pirelli e nel 1899 fu costituita la Fiat.

 Per quanto riguarda le imprese che hanno caratterizzato l’industria siderurgica ricordiamo la nascita delle società Terni, Elba, Ilva, Piombino, Falck (a cavallo con il 20° secolo).

Per quanto riguarda la meccanica si avevano l’Ansaldo e Breda.

Oltre a questi settori si è avuto lo sviluppo di altri settori con le grandi imprese Olivetti, Italcemeti.

Per il settore commerciale nel 1917 nasce la Rinascente (nasce sulle ceneri di un’altra grande impresa: la Bocconi). Dalla Rinascente si ha uno scorporamento che porta alla nascita della Standa (1931).

Tutte queste imprese ad eccezione dell’Eni e Finivest hanno caratterizzato il panorama economico italiano fino agli anni ’90.

Secondo Gershenkron l’industrializzazione italiana rientrava nella sua teoria dell’arretratezza in quanto l’Italia si è industrializzata dopo e quindi ha potuto sfruttare la sua arretratezza.

In Italia si aveva la presenza di grandi imprese ma una sola impresa non fa decollare lo sviluppo economico di una nazione.

Secondo Gershenkron i paesi arretrati potevano essere supportati dalla banca (se il ritardo dell’industrializzazione era di qualche anno) oppure dallo Stato (se l’industrializzazione ritardava di decenni – caso italiano).

Sebbene alcune banche (Comit e Credito Italiano) vennero a finanziare alcuni settori, in realtà il ruolo principale nell’industrializzazione del paese fu svolto dallo Stato; infatti in Italia si è parlato di precoce capitalismo di Stato perché lo Stato ha notevolmente influenzato l’attività economica italiana; attraverso:

- il finanziamento di infrastrutture;

- il finanziamento di ferrovie;

- il finanziamento dell’apparato amministrativo;

- il finanziamento delle forze armate;

- il finanziamento delle opere pubbliche.

Tutto ciò è avvenuto attraverso il ricorso al debito pubblico, alla pressione fiscale, alla privatizzazione nazionale (vendita di beni ecclesiastici e demaniali).

Lo Stato non è rimasto a guardare lo sviluppo industriale del paese ma è stato il vero e proprio protagonista dell’industrializzazione ed in alcuni casi esso ha sollevato dalla bancarotta alcune imprese: nel 1884 in Italia è nata la Terni; lo Stato alla Terni non ha concesso solo finanziamenti e sussidi ma dopo 3 anni (1887), quando la Terni ha rischiato di fallire, lo Stato emise tramite la Banca Nazionale (successivamente Banca d’Italia) moneta a favore della Terni.

Questa operazione è stata compiuta 4 volte:

- 2 volte con la Terni: nel 1887 e nel 1911 quando lo Stato salvò l’intero comparto siderurgico;

- nel 1922 salvò delle attività industriali legate a 2 banche: la banca italiana di sconto e il banco di Roma;

- il più grande salvataggio si è verificato nel 1933 con la costituzione dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale). Con l’Iri lo Stato italiano diventa stato imprenditore e dopo l’Urss sarà lo Stato italiano a detenere i maggiori pacchetti azionari industriali.

Alcuni imprenditori hanno concluso operazioni azzardate: agli inizi del ‘900 gli imprenditori siderurgici si sono buttati nell’acquisto di nuovi impianti che in quel momento non servivano sapendo di essere sostenuti dallo Stato.

L’Ansaldo attuò un progetto di integrazione verticale durante la 1° Guerra Mondiale; cioè l’Ansaldo è passata da una produzione mineraria ad una di prodotti metalmeccanici sapendo di avere l’appoggio dello Stato.

Se in America si è avuto un capitalismo di tipo manageriale, in Gran Bretagna uno di tipo familiare, in Germania di tipo cooperativo, in Italia si è avuto un capitalismo di tipo politico.

Non in tutti i casi l’agire imprenditoriale è stato influenzato dallo Stato; infatti la Pirelli seguì la legge del mercato senza aiuti dallo Stato. La Pirelli costruì degli stabilimenti in Spagna, Sud America e Gran Bretagna senza alcun sostegno dallo Stato perché la Pirelli prese in appalto i cavi telefonici e telegrafici.

La Fiat di Gianni Agnelli rese accessibile la macchina a tutti (l’automobile era diventato un bene di massa).

Anche altri imprenditori non furono influenzati dallo Stato; tra cui: Oscar Sinigagia per la siderurgia ed Enrico Mattei per l’Eni.

La Grande impresa italiana entrò in crisi a partire dal 1970. La crisi fu determinata da:

- degenerazione dello Stato imprenditore;

- mancato raggiungimento della frontiera tecnologica;

- crisi delle grandi famiglie poiché la grande impresa era gestita da grandi nuclei familiari che non ebbero eredi;

- il terrorismo.







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