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GLI STATI UNITI ALLA CONQUISTA DELL'ECONOMIA MONDIALE

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GLI STATI UNITI ALLA CONQUISTA DELL'ECONOMIA MONDIALE

La colonizzazione inglese iniziò ai primi del 1600, e si era sviluppata lungo la costa atlantica e aveva proceduto con lentezza tutto il secolo. Nel 1700 la popolazione cresceva un po' più velocemente grazie ad un flusso emigratorio e ad un più intensa importazione di schiavi neri destinati a popolare le colonie del Sud e a lavorare nelle grandi proprietà.

L'America che si poteva considerare inglese era divisa in dodici colonie legate tra loro da stretti vincoli, come la discendenza degli abitanti, la lingua inglese e la religione protestante.

Le colonie meridionali, godevano di un clima molto temperato e favoriva il settore agricolo, organizzate in grandi piantagioni quasi esclusivamente coltivazione di un solo prodotto che veniva poi in gran parte esportato. Questa particolare organizzazione aveva favorito la formazione di una vera società di grani proprietà terrieri che li facevano coltivare da manodopera di colore, importate dalle regioni africane che viveva in stato di completa schiavitù e quindi a costo zero per i grandi proprietari.

Le colonie centrali si presentavano con proprietà di espansione ridotta e le coltivazioni principali erano quelle dei cereali, mais, orzo, avena, segale e frumento che servivano al consumo locale e solo in parte per l'esportazione. Insieme all'attività agricola prosperavano anche le attività commerciali, l'industria dell'armamento e della navigazione.

Anche le colonie settentrionali avevano una prevalenza di piccoli proprietà agricoli e di mercanti.



Le colonie godevano di una grande autonomia rispetto alla madrepatria, mentre in campo economico era influenzata dalle teorie e pratiche mercantilistiche. 

Nella metà del secolo non si poteva più tollerare la dipendenza economica, perché la madrepatria imponeva troppi vincoli che ostacolavano il trasporto e la libera circolazione delle 919h78j merci coloniali.

La legge sullo zucchero e sul bollo spinsero le colonie a ribellarsi, ma non tanto per le leggi di per se ma per il modo in cui erano imposte. La vivace opposizione dei coloni riuscì ad abolire una delle leggi ma non riuscì ad evitare che ne venisse introdotta una nuova che imponeva dazi su prodotti vari. Le proteste si trasformarono in tumulti e a Boston gli scontri convinsero che l'unico modo per risolvere il problema era la dichiarazione di indipendenza.

Nel 1774 i rappresentati delle 13 colonie si riunirono a Filadelfia per costituire un'Associazione costituzionale e stilare una dichiarazione che era un chiaro atto di accusa contro Giorgio III. Due anni dopo Jefferson con la Dichiarazione di indipendenza sanciva la nascita degli Stati Uniti dalle 13 colonie. Però l'indipendenza era solo sulla carta mentre con la successiva guerra la si rese effettiva nel 1783.

Nel 1787 si stilò la nuova Costituzione che prevedeva un Congresso con due Camere: quella dei rappresentanti, eletta dl popolo di tutta l'Unione in proporzione agli abitanti degli stati; ed il Senato che era composto da due senatori per ogni Stato a prescindere dal numero di abitanti di quello stato. Così la prima era destinata a rappresentare l'unità nazionale degli Stati Uniti e il secondo consentiva di rispettare la posizione paritaria degli stati.

La situazione delle comunicazioni erano scarse e lente e le navi a vela poco sicura. Un ulteriore problema era la scarsa popolazione per una regione molto ricca ed estesa. Negli anni comunque questa situazione migliorò e l popolazione ebbe un altissimo incremento sia per via della crescita naturale che per l'immigrazione. Gli immigrati riuscirono ad adeguarsi con facilità alla cultura del nuovo mondo. Nel 1846 si unirono gli ultimi stati anche quelli colonizzati dalla Francia e dalla Spagna.

Tutti gli immigrati erano attirati dalla possibilità di diventare proprietari delle terre colonizzate. Così in questo modo si avevano molte terre a coltura, con varie importanti coltivazioni come la canna da zucchero, il tabacco e il riso. Un'altra coltura molto importante era i cotone che soprattutto coltivavano gli schiavi che venivano portati sempre più numerosi in america.

Nella metà del 1800 la schiavitù fu abolita negli stati del Nord mentre non accennava a essere abolita anche negli stati del sud.

Anche l'industria cominciava a muovere i suoi primi passi, non per quanto riguarda molti campi ma principalmente quello navale che era un settore molto importante sin dalle colonie. Tutte l modeste risorse erano state orientate su questo campo in modo che in poco tempo si accumularono enormi ricchezze.  La difficoltà dell'insediamento delle industrie era anche il fatto che non c'erano popolazioni molto numero da far si che ci sia un buon sviluppo così prevalentemente c'erano manifatture a domicilio e produttori locali che destinavano il tutto a piccoli mercati locali autosufficienti.

In seguito Jefferson, nei primi del 1800,  per paura di essere coinvolto nella guerra europea innescò una crisi dell'industria con il conseguente aumento del prezzo delle merci importate. Questo avviò un grande processo di industrializzazione perché gli alti prezzi spinse la produzione locale a divenire competitiva.  Così si raggiunsero grandi livelli di specializzazione ed efficienza. Tutto ciò anche incentivato dall'introduzione della macchina e della tecnologia. Il ruolo dell'imprenditore era quindi quello di utilizzare le invenzioni, promuoverle e trasformarle in innovazioni tecnologiche. Nel 1860 gli Stati Uniti divennero il secondo paese industrializzato al mondo dopo l'Inghilterra. Il mercato più importante era quello del cotone e per incentivare il suo processo si iniziarono a produrre macchinari che servissero alla produzione. Questo dei macchinari in poco tempo divenne un mercato a se che si specializzarono nei vari settori.

C'e anche da rilevare l'importante ruolo del mercato interno che risultò molto in crescita e consentì la specializzazione delle funzioni e l'ampliamento delle aziende. Alla crescita del mercato interno contribuì la politica commerciale, che mirò a garantire alle giovani industrie un'adeguata protezione e quindi era vietata l'esportazione.  Ma a partire dalla metà del secolo si cambiò la direzione e ci si rivolse verso il libero scambio.



Fattori molto importanti che permisero il veloce sviluppo del paese furono la disponibilità delle risorse finanziarie e un efficiente mercato del lavoro.

Il processo di industrializzazione innescarono anche un bisogno di migliorare le vie di comunicazione terrestri. In effetti i trasporti erano molto difficili, lenti e pericolosi. Così alcuni privati costituirono alcune società con lo scopo di costruire strade. Successivamente però i privati si ritirarono perché non videro più conveniente continuare così subentrò il governo federale.  Nel frattempo si potenziò oltre che al trasporto terreste anche quello della navigazione fluviale e  vapore che non conobbe sosta.

Anche i trasporti marittimi ebbero una enorme importanza, il governo cercò di tutelarla con una legislazione che si basava sul principio della reciprocità e stipulando trattati con Gran Bretagna, Francia e Prussia e con la maggior parte degli stati europei ed extra-europei. Gli accordi garantirono alla marina un enorme sviluppo, e i cantieri oltre che produrre per il proprio paese riusciva ad esportare molte navi.

Negli anni 30 ci fu una grave crisi perché il mercato americano non fu pronto a far fronte tempestivamente alla sostituzione del legno con il ferro e la sostituzione delle vele con il vapore.

La guerra di secessione contribuì ad aumentare la crisi marittima ma diede un forte stimolo allo sviluppo delle ferrovie.  Così si costruì molto velocemente un ampio sistema ferroviario.

Ma il repentino sviluppo delle vie di comunicazioni moderne non poterono poggiare su un sistema finanziario adeguato, così si decise di costituire una banca centrale sulla base della Banca D'Inghilterra. La Banca centrale appena entrò in funzione pose in circolazione una nuova moneta, il dollaro. Però negli anni successivi sostenevano che non aveva saputo svolgere la sua funzione primaria ma si era limitata ad operare come una semplice banca commerciale anche se in una posizione privilegiata, così non gli fu più rinnovata la funzione di emissione di moneta ma fu delegato alle State Banks.

Negli anni '60 Nord e Sud erano diventati due mondi molto diversi sia dal punto di vista economico, politico e sociale.  Il Sud era in gran parte agricolo, e avevano pochissime industrie, inoltre i trasporti erano molto scarsi. Il Nord invece era molto urbanizzato e New York si avviava a diventare una grande metropoli, inoltre il nord poteva vantare molte imprese in continuo progresso e un gran numero di costruzioni ferroviarie.  Il Nord poi reclamava una efficiente organizzazione bancaria nazionale alla quale si opponeva il sud, dove i capitali erano ancora molto scarsi. Un'ulteriore differenza si può notare nel fatto che il Nord era democratico, nonostante lo squilibrio tra ricchezza e povertà, del Sud dove il potere si trovava concentrato nelle mani di un'oligarchia schiavista.  Fu quindi inevitabile un conflitto soprattutto perché il sud non voleva rinunciare alla schiavitù. Nella guerra però il Nord poteva contare su un esercito molto più numeroso e con un apparato industriale molto più consolidato. Così la guerra di secessione si concluse nel 1865, e apportò una significativa svolta nella società e nell'economia americana, sia nel Nord che nel Sud. Ci furono danni catastrofici che colpirono principalmente il Sud, che fu colpito nel cuore della sue economia, l'agricoltura.  Dopo le spese affrontate per la guerra ora era ancora più duro ricostruire tutto. Per i grandi proprietari terrieri la perdita maggiore riguardava la perdita degli schiavi. Allora l'unico modo per pagare i debiti era quello di frazionare le proprietà e venderle all'asta, così avviarono la più grande rivoluzione della proprietà terriera nella storia americana.  Alla fine del conflitto si abolì la schiavitù ma il problema restava la manodopera ora che non si poteva più ricorrere agli schiavi. Siccome i proprietà non si potevano permettere di pagare il salario chiesero ai vecchi schiavi di tornare a lavorare per loro e dividevano il raccolto. Si formarono con tutto questo processo anche degli ex-schiavi che formarono un ceto medio con appezzamenti di terreno.

Nel Nord l'agricoltura non subì un grande calo visto le sovvenzioni e gli incoraggiamenti governativi e la forte domanda proveniente dagli eserciti e dall'urbanizzazione. Più attivamente si progredì nella ricostruzione e nello sviluppo dell'industria. L'attività manifatturiera subì una grandissima intensificazione che non si era mai ricordata nella storia americana.

Dopo la guerra ci fu un incremento della popolazione sempre maggiore dovuto sia alle nascite che all'immigrazione sempre maggiore soprattutto dai paesi Europei. Così gli stati passarono da 36 a 48 nel 1912. Con questo aumento della popolazione si ebbe un incremento dell'attività agricola, soprattutto nella zona Ovest del paese. Ma lo spostamento di molte di queste colture creò molti problemi visto che fece regredire l'agricoltura degli stati dell'Est e del Sud. Ma questi stati in crisi non intaccarono l'aumento agricolo degli altri che grazie alla meccanizzazione aveva semplificato il modo di lavorare e diminuito i braccianti.  A fine secolo però il bilancio complessivo fu di un rallentamento dell'economia agricola per via dell'inasprimento del suolo, siccità e insetti.  La situazione dell'agricoltura culminò con la riduzione drastica dei prezzi e l'aumento della tassazione, a questo punto l'unico rimedio sarebbe stato un intervento legislativo ma in quel momento i legislatori si stava concentrando solo sull'industria, la banca e le ferrovie. La situazione si riprese successivamente con l'incremento della domanda e quindi dei prezzi per via della maggiore industrializzazione.




Nel periodo compreso fra la guerra di indipendenza e la vigilia del I conflitto mondiale gli Stati Uniti si trasformarono in una nazione con il più alto reddito pro-capite del mondo e con una produzione agricola cono temeva confronto.

Nel settore industriale la siderurgia divenne molto importante così da introdurre molte innovazioni, così in poco tempo l'accia sostituì il ferro. Nel 900 così, gli Stati Uniti potevano produrre più acciaio di Inghilterra e Germania messe insieme. In questo processo di industrializzazione fù il ruolo del petrolio e dell'elettricità.  In questi anni si vide la catena di montaggio, che segnò il definitivo passaggio alla produzione di massa.

Alcuni uomini d'affari si erano resi conto che se riuscivano a far entrare le ditte concorrenti in un'unica organizzazione, avrebbero potuto ridurre i costi di produzione così si attuò il trust, ovvero un insieme di società anonime, al quale gli azionisti conferivano le proprie azioni e delegavano la gestione dei propri affari. In questo modo si creò una situazione di monopolio e allora fù necessario correre ai ripari. Tra il 1880 e il 1890 molti stati approvarono severe leggi antitrust, ad esempio lo sherman Antitrust Act, ed alcune di esse prevedevano la liquidazione di quelle concentrazioni che si erano ingrossate in modo eccessivo. Però sciolto in uno stato il trust si formava in un atro doce c'erano leggi più permissive.

Agli inizi del 1900 la politica economica governativa si orientò verso un maggiore intervento trovando nel nuovo presidente T. Roosevelt un grande sostenitore, anche se le leggi antitrust non ebbero una effettiva applicazione.

Solo alla fine dell'180 gli Stati Uniti si fecero conoscere a scala mondiale. Un anno critico su io 1893  quando ci furono molti scioperi e nel mondo politico si diffuse un grande malcontento.

Negli anni 90 si assisteva ad una grande svolta nei rapporti commerciali con l'estero, grazie anche alla ripresa dell'economia europea, che era uscita dalla depressione degli anni precedenti.

Rispetto alle esportazioni il valore delle importazioni era molto inferiore e quindi a bilancia commerciale era in costante avanzo che però non riuscì a pareggiare il deficit della bilancia dei pagamenti, poiché incidevano molto le partite invisibili.

Solo a partire dal 1912  la politica commerciale si avviò a diventare meno protezionistica, attivando un crescente processo di apertura alle merci estere, che poi avrebbero trovato il loro culmine in una legge che riduceva i dazi sul cotone e sugli oggetti di acciaio e sugli alimenti. L'anno dopo si ebbe una riorganizzazione del sistema creditizio. Con il federal riserve act si divise il territorio in dodici distretti, ognuno delle quali aveva una federal riserve bank coadiuvata dalle banche nazionali.

Allo scoppio della prima guerra mondiale gli Stati Uniti erano orientato verso una neutralità vista la politica di Wilson, che venne eletto presidente nel 1913 e introdusse varie riforme in armonia con la sua politica. Introdusse una tariffa doganale, un'imposta federale progressiva sul reddito per un maggior introito fiscale e ingaggio anche una contro lo strapotere dei monopoli. Anche se Wilson si era detto di voler rimanere neutrale, sentendo il timore della predominanza tedesca entra in guerra.

Alla fine della guerra gli Stati Uniti si trovarono in una posizione economica particolarmente florida visto che possedevano molto oro ed erano creditori nei confronti dei paesi belligeranti. Infatti proprio gli Stati Uniti erano i veri vincitori, visto che la Gran Bretagna era economicamente stremata e la Germania sconfitta. Subito dopo la prima guerra mondiale ci fu una grande lievitazione dei prezzi soprattutto per la voglia di ricostituire le scorte e di qui si crea una grave crisi di sovrapproduzione che finì per colpire lo sviluppo industriale di maggiore sviluppo industriale.



In questi anni post-bellici, mentre l'Europa era impegnata in una lenta ricostruzione gli Stati Uniti riscopriva i principi del laissez faire cioè una libertà individuale da ogni controllo governativo e sostenuti da sovvenzioni. In questo modo crebbe sia la produzione industriale che la meccanizzazione che permise l'aumento della produttività del lavoro. Tutto ciò fece scendere i costi di produzione e quindi di aumentare i profitto e permise l'aumento dei salari. Ma anche dopo tutti questi progressi il problema della disoccupazione era ancora alto. Inoltre c'era anche una crisi che colpì il settore agricolo e costrinse molti agricoltori a emigrare verso le fabbriche del nord.

In questo ambiente, tra il 1923 e il 1930 il governo si diede ad un enorme spreco di risorse finanziarie, con le città che si erano ingrandite e edifici sempre più alti. La gente poi aveva una diffusa sensazione di soddisfazione, sicurezza e fiducia.  Tutto ciò si arrestò con il crollo della borsa di Wall Street nel 1929 proprio nel momento in cui la borsa accumulava primati su primati. A causarla furono molte cause tra cui la facilità con cui venivano concessi crediti finanziari dal sistema di riserva federale che si combinò con l'inflazione monetaria.  Questa recessione portò ad una diminuzione degli investimenti e dei consumi con effetti negativi sull'attività della banca. La crisi colpì soprattutto i ceti benestanti che per diversi anni avevano rappresentato una notevole fonte di risparmio e di alti consumi. La caduta dei prezzi agricoli e delle materie prime frenava la fiducia dei cittadini.

Il programma di rilancio fu impostato sulla riduzione delle imposte per stimolare investimenti e domanda, sulla concessione di prestiti a favore degli agricoltori e attraverso l'adozione di misure protezionistiche a tutela dei prezzi. Tutto ciò però fu seguito, l'anno dopo da una forte svalutazione della sterlina. E ciò attutì la fase depressiva .

Nel 1933 salì al potere Roosevelt che si inseriva proprio in un momento critico per la nazione. La sua politica di riforme, più comunemente chiamata New Deal recepì per lo più molte idee di Keynes e tracciò una sorta di pianificazione economica. Per Keynes lo stato era programmatore in funzione degli interessi generali del sistema ma garante degli interessi individuali.

Inoltre attuò una serie di interventi a favore del settore industriale e agricolo con l'idea di agire sui prezzi e sui salari. Tutto ciò però aveva reso più alto il costo della vita. Si cercò così di ridurre la produzione e si fece dando un indennizzo agli agricoltori per restringere le superfici coltivate, ma tre anni dopo la corte suprema dichiara incostituzionale il provvedimento e introducendo premi per gli agricoltori che avesse ridotto la coltura agricola o adottato la coltura leguminose. Tutto ciò fu accompagnata anche da una nuova legge bancaria che riordinò tutto il sistema bancario.

Con il new deal gli americani scoprirono una vita più tollerabile , un maggior legame con lo Stato , un'idea di governo federale forte e una concezione più moderna della democrazia.

La seconda guerra mondiale rappresentò per gli Stati Uniti una preziosa occasione economica per uscire definitivamente dalla depressione. Gli Stati Uniti nei 5 anni furono in grado di contenere il processo inflazionistico anche se il conflitto ebbe anche per loro un costo notevole. L'industria si trovò a sfruttare nel corso di questi anni il massimo della sua capacità produttiva, battendo tutti i primati di produzione. La piena occupazione e i generosi compensi per il lavoro straordinario garantirono buoni salari e risultati positivi anche per gli agricoltori. Con la conclusione della guerra Roosevelt promuove, nel 1944 una conferenza internazionale alla quale parteciparono vari paesi con l'obiettivo di ristabilire un certo ordine nel sistema monetario internazionale. Si torna così al gold exchange standard, cioè ad un sistema ove la convertibilità dei biglietti non avvenisse in oro ma con metalli preziosi come il dollaro. Il dollaro così assunse un grande ruolo internazionale.








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