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ESTERNALITA'

economia

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ESTERNALITA'

 

 

 

Occupiamoci ora di uno dei problemi legati al fallimento del mercato: l'esternalità.

Prendiamo il caso di un albergo, situato in un posticino tranquillo, frequentato da gente di una certa importanza (e di una certa età); un giorno, nelle immediate vicinanze viene co 414d33e struita una discoteca che tiene la musica molto alta.

I clienti del tranquillo albergo diminuiscono, senza che il proprietario possa farci nulla.

Questa situazione prende il nome di esternalità negativa; più in generale si definisce esternalità un effetto (negativo o positivo), dovuto all'attività svolta da un individuo, che si riflette direttamente sul benessere di un altro, senza passare attraverso il meccanismo dei prezzi.

Analizziamo bene la definizione:

Innanzitutto l'effetto non necessariamente deve essere negativo affinché ci sia esternalità, infatti, prendiamo l'esempio di prima, immaginiamo che al posto della discoteca venga costruita una apprezzatissima balera: i clienti dell'albergo aumenterebbero.

Affinché ci sia esternalità non è sufficiente l'effetto negativo o positivo, ma è necessario che non si passi attraverso il meccanismo dei prezzi; il perché di ciò lo vedremo tra poco.

 

Torniamo all'esempio iniziale e introduciamo un'ipotesi abbastanza plausibile: il costo marginale dovuto alla discoteca, è crescente al crescere della quantità prodotta dalla stessa (ore di musica), cioè per ogni ora aggiuntiva gli effetti negativi sulla clientela dell'albergo aumentano sempre di più.

La discoteca a sua volta ha un beneficio marginale implicito: se ci fosse una multa per ogni ora di musica essa dovrebbe pagare una certo "prezzo", ma non essendoci ha un beneficio marginale pari alla multa per ogni ora aggiuntiva.

Ipotizziamo che il beneficio marginale sia decrescente al decrescere della quantità prodotta e rappresentiamo graficamente i due risultati:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


                                                                                    

 

 

 

 

Cosa notiamo da questo grafico? E' evidente che se ci fosse un mercato per il "silenzio" la quantità di musica efficiente per il benessere collettivo sarebbe H*, ma è altrettanto chiaro che in assenza di mercato la discoteca avrebbe convenienza a produrre fintanto che il suo beneficio marginale è nullo, cioè fino a H.

Adesso risulta più chiara l'affermazione fatta all'inizio: l'esternalità è una delle cause di fallimento del mercato, o meglio di assenza di mercato.

Se l'effetto negativo passasse attraverso il meccanismo dei prezzi, cioè attraverso il mercato, il teorema del benessere ci assicurerebbe una efficiente allocazione delle risorse, indipendentemente da chi possiede il bene in questione (teorema di Coase).

Se il bene "silenzio" fosse di proprietà dell'albergo, la discoteca pagherebbe per ogni ora aggiuntiva e non produrrebbe più della quantità di equilibrio, se fosse della discoteca, l'albergo comprerebbe fino al raggiungimento comunque dell'equilibrio (lascio a voi l'ovvio ragionamento in termini di MC e MB).

 

Possiamo quantificare il danno prodotto dall'esternalità al benessere sociale, per far ciò dobbiamo concentrarci sul mercato che genera l'esternalità, quello della discoteca, non più su quello dove c'è assenza di mercato:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La discoteca avrà una curva di offerta che massimizza la sua utilità privata (cioè la curva S), ma che non massimizza l'utilità sociale in quanto non tiene conto del danno marginale (curva MD); la discoteca produrrà H al prezzo P1.

La curva di offerta che massimizza l'utilità sociale è la curva S' che è la somma verticale di S e MD.

Si può subito notare che in caso di esternalità negativa è confermato l'eccesso di produzione da parte di chi la genera (lascio a voi il facile compito di dimostrare che nel caso di esternalità positiva vale l'inverso).

Se si diminuisse la quantità prodotta fino all'equilibrio la società avrebbe un aumento di benessere pari alla superficie A

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Adesso che abbiamo visto cosa sono le esternalità e che pericoli comportano in termini di benessere sociale, vediamo quali strumenti ci sono per combatterli.

Il settore privato ha principalmente tre "armi" a sua disposizione:

  1. Fusioni: fondendo le due imprese sicuramente non ci sarebbe più la convenienza a produrre la quantità in eccesso (o in difetto) in quanto non si massimizzerebbe più il benessere privato, poiché in esso adesso è compreso anche il danno marginale.
  2. Contrattazione privata: le parti possono accordarsi per limitare l'esternalità
  3. Correttezza nei rapporti civili e regole morali: anch'esse potrebbero influire notevolmente sull'eliminazione dell'esternalità.

Queste misure correttive non sono prive da difetti che potrebbero addirittura renderle inutili; in particolare nel caso delle trattative private possono esserci problemi legati all'eccessiva onerosità delle stesse, di individuazione inesatta della causa che genera il danno e anche di informazione asimmetrica che potrebbe nascere quando non si è in grado di valutare bene danno o beneficio.

Il settore pubblico a sua volta ha a disposizione tre strumenti principali:

  1. Regole volte ad eliminare le esternalità (nel caso in esame, per esempio, una legge che impone a tutte le discoteche di mettere delle imbottiture alle pareti per eliminare il rumore)
  2. Tasse a carico dell'impresa che genera l'esternalità, di importo pari al beneficio margine che da essa ottiene (questo genere di tassa si chiama pigouviana dall'economista che le ha per primo ipotizzate).
  3. Creazione di un mercato per l'esternalità.

Anche queste misure presentano enormi problemi, in particolare per la tassa pigouviana tra i notevoli ostacoli spunta quello di individuazione e quantificazione del danno e dell'importo relativo.

 

 

In questa sede non mi occupo della derivazione analitica dei risultati ottenuti, per essa rimando alla sezione speciale per universitari fra non molto on-line.

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