BILANCIA
DEI PAGAMENTI
In economia aperta vengono considerati anche lo scambio di beni e servizi con
l’estero. Ossia i flussi in entrata ed uscita costituiti da importazioni ed
esportazioni.
Dagli anni ’50 è iniziato un processo di
liberalizzazione attraverso l’abbattimento delle barriere al commercio.
L’accordo GATT sulle tariffe commerciali, infatti, aveva questo obiettivo.
Importazioni ed esportazioni corrispondono a
flussi di capitale sotto forma di pagamenti rispettivamente in uscita ed in
entrata.
La BILANCIA DEI PAGAMENTI è un conto
utilizzato per registrare i pagamenti in entrata ed in uscita verso l’estero.
E’, a sua volta, composto da due conti:
1)
CONTO CORRENTE
Costituito dalla BILANCIA COMMERCIALE che registra i
pagamenti in E per le esportazioni commerciali ed U per le importazioni
commerciali. Il saldo della bilancia commerciale può essere positivo o
negativo.
Nell’interpretazione
del saldo bisogna tener conto del fatto che le importazioni dipendono dal
livello di reddito Y interno, mentre le esportazioni dipendono dal livello di
reddito Y* estero.
+ ESPORTAZIONI
COMMERCIALI
- IMPORTAZIONI
COMMERCIALI
= saldo della bilancia commerciale
saldo > 0 à avanzo commerciale
saldo < 0 à disavanzo commerciale
Il conto corrente include i REDDITI DA INVESTIMENTO che generano
flussi in entrata (investitori italiani che possiedono imprese all’estero e che
percepiscono reddito attraverso i dividendi) e flussi in uscita (imprenditori
esteri che posseggono imprese in Italia).
Include, inoltre, i TRASFERIMENTI costituiti da aiuti dati e ricevuti
+ ESPORTAZIONI
COMMERCIALI
- IMPORTAZIONI
COMMERCIALI
= saldo della bilancia commerciale
+
REDDITI NETTI DA INVESTIMENTI
+
TRASFERIMENTI NETTI
= saldo di conto corrente
2) Un forte disavanzo commerciale implica la
necessità di reperire fondi (prendere a prestito) per i pagamenti. I valori di
riferimento sono registrati nel CONTO
CAPITALE.
Il conto capitale registra i movimenti in
entrata ed uscita di capitale. Flussi in entrata, ad esempio, sono i pagamenti
che le imprese estere effettuano per l’acquisto di aziende in Italia.
Costituiscono flussi in entrata anche i prestiti ricevuti dall’estero. Lo
stesso vale per i flussi in uscita (acquisto di imprese estere, prestiti
c 343c25d oncessi).
Quando il saldo di conto corrente è negativo,
teoricamente, dovrebbe essere bilanciato da un saldo in conto capitale
positivo.
Se le importazioni sono maggiori delle
esportazioni, il paese chiede un prestito all’estero per effettuarne i
pagamenti. Ciò dovrebbe portare ad un saldo della bilancia dei pagamenti pari a
zero.
Il saldo, in realtà, non è pari a zero per una
serie di motivi:
-
Si hanno errori statistici dovuto
alle differenti contabilizzazioni.
-
Esiste una difficoltà oggettiva a
reperire fondi esteri. Di fatto si verifica una crisi della bilancia dei pagamenti quando ci si trova
nell’impossibilità di effettuare i pagamenti. In una tale situazione dovrebbe
intervenire la Banca Centrale al fine di fornire alle imprese i mezzi di
pagamento necessari attraverso le così dette riserve valutarie.
Negli ultimi 25 anni, con la globalizzazione finanziaria, si è assistito ad un processo
di integrazione sempre più spinto dei mercati finanziari. I flussi di capitale
hanno guadagnato autonomia rispetto ai flussi di beni e servizi. Questo rafforza
la possibilità di avere una crisi della Bilancia dei Pagamenti in quanto i
mercati rispondono a logiche diverse (ad esempio rispetto alle operazioni di
arbitraggio effettuate sul mercato dei capitali).
COMPORTAMENTO DEL TASSO DI CAMBIO
Il tasso di cambio esprime il prezzo di una
moneta in termini di un’altra moneta, ad esempio il prezzo dell’Euro rispetto
al Dollaro.
E€ \ $
= € \ $
che esprime il valore dell’euro espresso in
dollari (1 euro vale 1,29 dollari)
Un aumento del tasso di cambio (in questo
caso) sta ad indicare un APPREZZAMENTO dell’euro sul dollaro. Viceversa una
diminuzione del tasso di cambio indica un DEPREZZAMENTO dell’euro rispetto al
dollaro.
N.B. il tasso di cambio può anche essere
espresso diversamente: ossia quanti euro ci vogliono per avere 1 dollaro.
E
€ \ $ = $\ € à che corrisponde all’inverso del precedente tasso di cambio 1\ (E€
\ $)
Ciò significa che se aumenta si ha un
deprezzamento dell’euro (ci vogliono più euro per avere 1 dollaro), se
diminuisce l’euro si apprezza sul dollaro.
Il tasso di cambio esprime il potere di
acquisto di una moneta : all’aumentare del tasso di cambio E € \ $
= € \ $
il potere di acquisto dell’euro aumenta.
Si parla di RIVALUTAZIONE o di
SVALUTAZIONE quando, in un regime di
cambi fissi, il rapporto di cambio viene modificato (rispettivamente viene
aumentato o diminuito).
I tassi di cambio possono essere fissi, quando
le autorità monetarie dei paesi coinvolti stabiliscono il rapporto di cambio, o
flessibili, liberi cioè di oscillare.
Le variazioni del cambio rispondono alle
logiche della domanda ed offerta di moneta. Investitori che lasciano il paese
chiedono dollari in cambio di euro. La riduzione della domanda di euro ne
provoca il deprezzamento (il tasso di cambio diminuisce).
In caso di cambi fissi le autorità centrali
possono decidere di modificare il tasso di cambio al fine di influenzare i
flussi di capitale.
TASSO DI CAMBIO REALE
ε
è il tasso di cambio reale ossia il prezzo relativo dei beni nazionali in
termini di beni esteri.
ε = EP\ P*
ossia il tasso di cambio nominale E (prezzo
relativo della valuta nazionale in termini di valuta estera) per P (deflatore
del PIL) indice dei prezzi interni, diviso P* indice dei prezzi esteri
(deflatore del PIL estero).
Moltiplicando EP si ottiene l’indice dei
prezzi nazionale espresso in dollari, dividendo per P* si ottiene il prezzo dei
beni nazionali in termini di beni esteri.
Il tasso di cambio reale è un numero indice ed
assume valenza informativa la sua variazione.
Un aumento del tasso di cambio reale, ossia un
aumento del prezzo relativo dei beni nazionali in termini di beni esteri,
corrisponde ad un apprezzamento reale, una diminuzione del tasso di cambio
reale corrisponde ad un deprezzamento reale.
Posto che:
-
(1+it) il tasso di
rendimento offerto dai titoli nazionali in valuta nazionale
-
Et(1+i*t) il tasso di interesse offerto dai titoli esteri in
valuta nazionale al tempo t
-
Eet+1 il tasso di cambio atteso per il periodo t+1.
Gli investitori spostano i loro capitali verso
quei titoli da cui possono ottenere il rendimento più elevato a parità delle
altre condizioni. Investendo oggi in titoli esteri gli investitori si
aspetteranno un rendimento al tempo t pari a:
Et(1+i*t)\Eet+1 conversione del rendimento in
moneta nazionale oggi Et(1+i*t)
conversione in moneta al tasso di cambio del periodo t+1 dell’inv. 1\Eet+1
affinchè si abbia parità tra tassi di interesse, ossia in una situazione di
equilibrio a cui si perviene attraverso operazioni di arbitraggio, si deve
verificare l’eguaglianza :
(1+it) = Et(1+i*t)\Eet+1
detta parità scoperta dei tassi di interesse.
partendo da una situazione di equilibrio:
-
ipotizzando un aumento del tasso i*, i titoli esteri offrono cioè un rendimento
maggiore.
-
La domanda di titoli esteri
aumenta
-
Per acquistare titoli esteri
aumenterà la domanda di dollari in cambio di euro
-
L’aumento della domanda fa
apprezzare il dollaro. La variazione del tasso di cambio compensa il rendimento
maggiore offerto.
L’acquisto \ vendita dei titoli vengono dette
operazioni di arbitraggio.
È possibile riscrivere l’equazione come :
(1+it) = (1+i*t)\
[1 + (Et - Eet+1) \Et] à condizione di
arbitraggio, condizione di equilibrio in cui gli investitori detengono indifferentemente
sia titoli nazionali che esteri in quanto hanno lo stesso rendimento atteso.
dove (Et
- Eet+1) \Et è il tasso di apprezzamento atteso
della moneta nazionale
se tasso di interesse e tasso di apprezzamento
atteso non sono elevati (inferiori al 20%) è possibile esprimere la precedente
come:
it
≈ i*t - (Et
- Eet+1) \Et
In situazione di equilibrio, il tasso di
interesse estero meno il tasso di deprezzamento atteso della moneta estera deve
essere pari al tasso di interesse nazionale.
E’ possibile esprimere la precedente in
funzione del tasso di cambio:
E = Ee \
(1+ i – i*)
Un aumento del tasso di interesse interno
porta ad un apprezzamento, mentre una riduzione porta ad un deprezzamento.
IL MERCATO DEI BENI IN ECONOMIA APERTA
In economia aperta la domanda di beni
nazionali è data
Z ≡ C + I + G - IM\ε +
X
è la DOMANDA NAZIONALE
DI BENI
Per sottrarre le importazioni è necessario
esprimerle in termini di beni nazionali.
1\ ε
= P*\EP
ossia il prezzo relativo dei beni esteri in
termini di beni nazionali.
Le oscillazioni del tasso di cambio reale
modificano la composizione della spesa per consumi tra beni nazionali e beni
esteri, ma non il livello. Lo stesso vale per gli investimenti.
C + I + G = C(Yd) + I(Y ; i ) +
G (la spesa G viene assunta come
variabile esogena)
DETERMINANTI
DELLE IMPORTAZIONI
Dipendono dalla domanda aggregata nazionale Y
secondo una relazione diretta (all’aumentare di Y le importazioni aumentano e
viceversa)
Dipendono dal tasso di cambio reale ε
secondo una relazione diretta; all’aumentare del tasso di cambio reale
(apprezzamento della moneta nazionale +∆E, aumento del livello dei prezzi
nazionali +∆P, riduzione del livello dei prezzi esteri -∆P*) la
moneta nazionale si apprezza rendendo i beni esteri relativamente meno costosi.
DETERMINANTI
DELLE ESPORTAZIONI
Dipendono dal reddito estero, in quanto sono
la parte della domanda estera rivolta ai beni nazionali.
Dipendono dal tasso di cambio reale secondo
una relazione inversa; quanto maggiore è il prezzo dei beni nazionali rispetto
ai beni esteri, (apprezzamento della moneta nazionale +∆E, aumento del
livello dei prezzi nazionali +∆P, riduzione del livello dei prezzi esteri
-∆P*) tanto minore sarà la domanda estera di beni nazionali.
Graficamente:
IMPORTAZIONI
La quantità di importazioni
aumenta con il reddito Y. (parte della domanda sarà rivolta ai beni esteri
piuttosto che ai beni nazionali)
La distanza tra le due curve aumenta
all’aumentare del reddito.
La curva è
inclinata positivamente fino a quando all’aumentare del reddito parte di
questo aumenta la domanda di beni nazionali.
ESPORTAZIONI
Poiché le
esportazioni non dipendono dalla produzione interna la distanza tra AA e ZZ
è costante ed è pari al valore delle esportazioni.
Le rette sono
parallele.
All’aumentare delle
esportazioni la curva si sposta verso l’alto.
BILANCIA
COMMERCIALE
o esportazioni
nette
X – IM\ε
La retta NX
esprime la relazione tra esportazioni nette e reddito Y.
Le esportazioni
nette sono funzioni decrescenti della produzione:
-
all’aumentare
di Y le esportazioni X rimangono invariate, mentre le importazioni IM
aumentano; le esportazioni nette diminuiscono.
YTB è
il livello di reddito per il quale
X – IM\ε = 0
Per livelli di
produzione maggiori di YTB si ha un disavanzo commerciale, per
valori inferiori un avanzo commerciale.
Rappresenta un valore positivo
delle esportazioni nette.
(La distanza di AA
da ZZ è il valore delle esportazioni, mentre la distanza di AA da DD sono
le importazioni)
|
|

POLITICA FISCALE ESPANSIVA
Ipotizzando una
situazione di equilibrio corrispondente ad un bilancia commerciale in
pareggio.
Un aumento della
spesa pubblica sposta la curva di domanda di beni verso l’alto (aumenta la
produzione Y).
L’incremento della
produzione è maggiore di ∆G per effetto del moltiplicatore.
ma moltiplicatore
in economia aperta è più piccolo rispetto a quello in economia chiusa,
infatti la curva è meno inclinata per effetto delle importazioni.
Con un aumento
della spesa pubblica, parte dell’aumento del reddito Y fa aumentare le
importazioni, mentre le esportazioni rimangono invariate.
Come effetto si ha
un disavanzo commerciale.
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AUMENTO DEL REDDITO ESTERO
Ipotizzando una
situazione di equilibrio corrispondente ad un bilancia commerciale in
pareggio.
Un aumento della produzione
estera ∆Y*
Porta ad un
incremento ∆X delle esportazioni.
La curva ZZ si
sposta verso l’alto di una misura pari a ∆X.
La retta NX si
sposta anch’essa verso l’alto di una misura pari a ∆X.
Il nuovo punto di
equilibrio vede un livello di produzione Y1 più elevato.
L’incremento del
prodotto estero porta ad un aumento del prodotto nazionale.
Un aumento della
produzione estera aumenta la produzione e migliora la bilancia commerciale.
Al nuovo livello
di equilibrio, infatti, la domanda di beni nazionali (DD) è aumentata. Le
esportazioni eccedono le importazioni.
Le importazioni aumentano ma non in misura
tale da compensare l’incremento delle esportazioni.
(la DD si trova al
di sotto della ZZ, ossia IM < X)
Non è possibile
che l’icremento della produzione generi un
aumento delle importazioni tale da superare le esportazioni. La domanda di
beni nazionali ZZ1 è, per costruzione, al di sopra della domanda
interna di beni DD. La distanza tra ZZ1 e DD rappresenta le
esportazioni nette (ossia un saldo positivo della bilancia commerciale).
Ciò implica che NX > IM\ε.
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Una aumento del tasso di cambio reale:
-
aumenta le esportazioni, il
deprezzamento rende i beni nazionali relativamente meno costosi all’estero,
provoca un aumento della domanda di beni nazionali all’estero.
-
Le importazioni diminuiscono, il
deprezzamento rende i beni esteri relativamente più costosi, la domanda di beni
interna aumenta.
-
Il prezzo relativo dei beni esteri
in termini di beni nazionali aumenta. Questo tende ad aumentare il valore delle
importazioni in quanto più costose.
Affinchè la bilancia commerciale migliori a seguito di un deprezzamento le
esportazioni devono aumentare in misura sufficiente e le importazioni devono
diminuire abbastanza da compensare l’aumento dei prezzi dei beni importati.
LA CONDIZIONE PER CUI UN DEPREZZAMENTO REALE
PORTA AD UN AUMENTO DELLE ESPORTAZIONI NETTE VIENE DETTA CONDIZIONE DI MARSHALL
– LERNER.
DEPREZZAMENTO REALE
Ipotizzando una
situazione di equilibrio corrispondente ad un bilancia commerciale in
pareggio.
Un deprezzamento
reale:
-
aumenta
le esportazioni (i beni nazionali sono relativamente meno costosi
all’estero).
-
Le
esportazioni spingono la produzione
-
NX e
ZZ si spostano verso l’alto
-
Il
deprezzamento provoca una variazione della domanda sia esterna che interna
a favore dei beni nazionali (le importazioni si riducono perché più
costose).
-
Questo
genera, a sua volta, un aumento della produzione interna ed un
miglioramento della bilancia commerciale.
Graficamente, il
verificarsi della condizione di Marshall – Lerner porta ad uno spostamento verso l’alto sia di ZZ
che di NX ed un miglioramento della bilancia commerciale.
N.B. il
deprezzamento porta ad una perdita di potere di acquisto rispetto ai beni
esteri dato il maggior prezzo delle
importazioni. Ciò non accade nel caso di un aumento del reddito estero che
ha come solo effetto un’aumentata produzione ed un miglioramento della
bilancia commerciale.
|
|

TEORIE
DELLA CRESCITA
La crescita è l’aumento costante della
produzione aggregata nel tempo.
(Yt – Yt-1)\
Yt-1 = gt
tassi di crescita gt
differenti dipendono dal livello di industrializzazione (una maggiore
industrializzazione implica una maggiore produttività del capitale).
La crescita ha impatto sulla ricchezza
collettiva: ciò ha spinto lo studio dei fattori che determinano la crescita.
Partendo dal modello di SOLOW (’40-’50 neoclassico) possiamo pensare alla produzione
aggregata Y come risultato di due forze produttive, il capitale ed il lavoro.
Y = F(K; N)
Conoscendo le quantità di K ed N sarà
possibile calcolare il livello di produzione aggregata Y.
Il legame espresso dalla funzione F(…)
rappresenta il livello della tecnologia che viene considerato come fattore
esogeno. (a partire dagli anni ’80 si tenderà a considerarlo come endogeno).
All’aumento di K ed N il livello di Y aumenta.
La determinazione della misura della
variazione poggia su due ipotesi:
1)
K ed N aumentano della stessa
misura
Se K = 2K ed N = 2N
Y = 2Y
Si ipotizza, cioè,
che si abbiano rendimenti di scala costanti. Quando K ed N aumentano di una
proporzione λ (lambda),
Y aumenta di λ
λ Y = F( λK ; λN)
2)
Quando un solo fattore produttivo
viene aumentato la sua produttività sarà decrescente. Si assume, cioè, che
abbia rendimenti marginali decrescenti.
Dividendo tutto per
N:
Y\N = F( K\N ; 1)
Questa operazione
esprime la relazione tra prodotto per occupato e capitale per occupato (o per
addetto), possibile in funzione dei rendimenti di scala costanti e rendimenti
marginali decrescenti, e permette di capire i riflessi su Y all’aumentare di un
solo fattore produttivo.
La relazione esprime
la quantità di prodotto per occupato che dipende dalla quantità di capitale per
occupato.
Graficamente:
-
All’aumentare
del capitale per addetto il prodotto per addetto si riduce (rendimenti
marginali del capitale K decrescenti). Per avere, cioè, la stessa variazione
di Y\N saranno necessarie quantità sempre
maggiori di capitale.
|
|

Le fonti della crescita (ossia
quei fattori che la determinano) possono essere, quindi, individuate:
-
nella quantità di capitale
impiegato, ossia dall’accumulazione di
capitale.
-
Nei miglioramenti del progresso tecnologico che sposta la
funzione verso l’alto (permette, cioè, di aumentare a parità di capitale
impiegato, la produttività per addetto).
Ma l’accumulazione non può sostenere ritmi di
crescita costanti nel tempo in ragione del fatto che ciò richiederebbe quantità
sempre maggiori di accumulazione di capitale (rendimenti decrescenti).
Dato che il risparmio determina
l’accumulazione e che la crescita richiede un aumento costante del tasso di
risparmio, si evidenzia che il tasso di
risparmio non può sostenere in modo permanente un maggior tasso di crescita
della produzione, esso può solo sostenere un maggior livello della produzione.
(il tasso di risparmio ha effetto solo sul livello di produzione ma non sulla
crescita di lungo periodo).
Per analizzare gli effetti dell’accumulazione
del capitale sull’aumento della produttività è necessario definire le relazioni
esistenti tra:
1)
variazioni del capitale K e
variazioni della produzione
2)
variazioni della produzione e
variazioni del tasso di risparmio
3)
variazioni del tasso di risparmio
e variazioni del capitale
1)
Utilizzando l’ipotesi di
rendimenti di scala decrescenti è possibile esprimere la produttività marginale
del capitale K come la derivata prima di:
Y\N = F( K\N ; 1)
Y\N = f( K\N )
Ipotizzando che N
sia costante (ossia che la dimensione della popolazione, tasso di
partecipazione e tasso di disoccupazione siano costanti) e che il livello di
tecnologia sia anch’esso costante, è possibile affermare che l’unica variabile
che influenza Y è K.
2)
Il risparmio può essere espresso
come funzione della produzione:
S = s Y dove 0<s<1
Ossia la quota parte
del reddito che non viene consumata (S = 1-c).
Il risparmio è
direttamente proporzionale al livello di produzione (o reddito).
Maggiore è la
capacità di un paese a produrre reddito, maggiore sarà il risparmio S.
Ipotizzando che ci
si trovi in economia chiusa:
I = S e sostituendo
I = sY
L’investimento è
proporzionale alla produzione. Quanto maggiore è la produzione, tanto maggiore
è l’investimento.
3)
Risparmio ed Investimento sono dei
flussi (somma che l’economia produce ogni anno), mentre K è una variabile
stock. La relazione tra le due grandezze può essere espressa come:
Kt+1 = (1- δ) Kt + I
Lo stock di
capitale dell’anno t per il
deprezzamento subito nel periodo, pari a (1- δ), sommato agli Investimenti del periodo danno
il valore dello stock di capitale del periodo t+1.
Espresso in funzione del risparmio:
Kt+1 = (1- δ) Kt + sYt
Dividendo per N (esprimendo le quantità per
addetto)
Kt+1\N
= (1- δ) Kt\N + sYt\N
Kt+1\N
= Kt\N - δ Kt\N + sYt\N
Kt+1\N - Kt\N = sYt\N - δ Kt\N
Kt+1\N - Kt\N à esprime
l’accumulazione di capitale.
Essa dipende dalla propensione marginale al
risparmio e dal livello di produzione al netto del deprezzamento del capitale.
Ci sarà accumulazione solo se gli investimenti
saranno superiori al deprezzamento del capitale, ovvero l’accumulazione sarà
negativa se il deprezzamento sarà superiore al risparmio.
Sapendo che
Y\N = f(K\N)
Kt+1\N - Kt\N
= s f(Kt\N) - δ Kt\N
-
lo stock di capitale dell’anno
corrente determina la produzione dell’anno corrente
-
dato il tasso di risparmio s, tale
produzione (Yt) determina l’ammontare di St ossia di It.
-
lo stock di capitale determina
anche il deprezzamento - δ Kt\N
L’investimento eccedente o meno sul
deprezzamento influisce sull’ammontare del capitale all’anno t+1.
sF( K\N)
riflette i
rendimenti decrescenti del capitalein funzione
della produzione.
δ K\N
per qualsiasi
quantità di K il deprezzamento rimane costante. Ciò giustifica la
rappresentazione della curva come una retta.
Prendendo la
quantità di capitale K0\N
AC = I = S
AD = Y
La variazione del
capitale per addetto è positiva in quanto AC è maggiore del deprezzamento AB.
Ciò è vero fino al
punto E dove il deprezzamento è pari all’investimento ed al risparmio.
Oltre il punto E
l’accumulazione di capitale è negativa.
Il deprezzamento
supera il livello dell’investimento. Il capitale per addetto diminuisce.
|
|
Graficamente:

-
Il modello esprime come il livello
iniziale del capitale possa influenzare i ritmi di accumulazione e crescita.
-
Nel lungo periodo, secondo questo
modello, l’economia tende verso uno stato
stazionario, un punto di equilibrio (E). La quantità di capitale investita
tende ad aumentare fin tanto che non si raggiunga il punto E. Si arresta in E
in considerazione del processo di riduzione del capitale per effetto del
deprezzamento (per valori di capitale che superino la posizione in E).
-
Il tasso di risparmio s non ha
nessun effetto sulla crescita di lungo periodo.
Per assicurare una crescita costante il
capitale per addetto dovrebbe crescere più velocemente del risparmio per
addetto. Ciò implica livelli di risparmio che annullano il consumo.
Nel lungo periodo s determina i livelli di
produzione. Graficamente:
s1 > s
0< s < 1 s=1 retta a
45°
La s F( K\N) sarà meno inclinata della s1 F( K\N)
Un aumento di s
può influenzare la crescita solo per un certo periodo di tempo che
corrisponde al passaggio dallo stato stazionario in E a quello
corrispondente ad E1
L’effetto della
crescita è temporaneo.
|
|


Esprimendo la crescita in funzione del tempo:
Con livello di tecnologia costante si avrà:
Una variazione del tasso di risparmio
determina una variazione del livello di produzione, ossia il passaggio da
uno stato stazionario ad un altro. La crescita è temporanea
|
|

SOLOW collega la crescita economica
all’accumulazione di capitale:
1)
in primo luogo, analizza
l’andamento della produzione in funzione dei fattori produttivi. Individua il
legame tra K ed Y secondo una relazione f() che rappresenta il processo
tecnologico.
2)
Lo studio di I ed S risulta
funzionale all’individuazione del punto di equilibrio Y* detto stato
stazionario.
Kt+1\N - Kt\N
= s f(Kt\N) - δ Kt\N
Dove l’investimento
eguaglia il deprezzamento. Dato il processo tecnologico, c’è accumulazione di
capitale quando l’investimento è maggiore del deprezzamento del capitale.
L’aumento di
capitale porta anche ad un aumento del deprezzamento.
Un forte investimento
ha efficacia temporanea sulla crescita di Y che si riduce subito dopo per
effetto del deprezzamento.
Al di là del punto
di equilibrio, ogni tentativo di crescita non ha effetto. Il concetto di stato
stazionario non spiega, quindi, la crescita in ragione del fatto che il modello
di Solow si basa su un’ipotesi restrittiva: lo stato
della tecnologia è dato.
Supponendo che il livello tecnologico
progredisca, la curva si inclina positivamente. Gli effetti del cambiamento
del tasso di risparmio non mutano.
|
|
In presenza di progresso tecnologico, infatti,
l’economia cresce:
REGOLA
AUREA
Esiste una regola per individuare il tasso di
risparmio s che possa massimizzare il consumo in stato stazionario nel lungo
periodo. (Fino al livello individuato è possibile aumentare il tasso di
risparmio ottenendo un aumento di consumi nel lungo periodo)
1)
con un tasso di risparmio s = 0
l’economia consuma tutto ciò che produce, gli investimenti sono nulli, il tasso
di crescita dell’economia è nullo (non c’è capitale).
2)
Con un tasso di risparmio s = 1 si
investe tutto ciò che si produce, ed il consumo è nullo. Il tasso di crescita è
massimo ma non sostenibile nel lungo periodo per effetto del deprezzamento.
Infatti, la curva del risparmio e della produzione coincidono ed il
deprezzamento è pari all’investimento.
Graficamente:


Al tasso di interesse s* corrisponderà
il livello massimo di consumo, detto livello di regola aurea.
In realtà il livello di capitale si assesta al
di sotto dal livello corrispondente a quello di regola aurea.
L’aumento del tasso di risparmio al fine di
garantire il massimo livello di consumi nel lungo periodo deprime i consumi nel
breve periodo: esiste, quindi, un trade off tra il
sacrificio che si deve sostenere nel breve periodo ed il vantaggio che se ne
ottiene nel lungo periodo.
IL CAPITALE UMANO
Il capitale umano è la somma delle conoscenze teorico\pratiche possedute da ogni individuo.
Questo concetto è funzionale alla comprensione
della crescita che poggia sulle conoscenze dei lavoratori in relazione al
livello produttivo ottenibile.
Il capitale umano viene, cioè, considerato
come fattore produttivo autonomo.
Y\N = f(K\N)
Diventa
Y\N = f( K\N ;
H\N )
L’accumulazione di capitale non è più l’unica
determinante del modello che spiega la crescita. Si và oltre rispetto al
modello di Solow.
TEORIE
DELLA CRESCITA ENDOGENA
A partire dagli anni ’80 si sono sviluppate
altre teorie che tendono a considerare il fattore tecnologia come endogeno.
Uno degli indicatori più usato per misurare
gli investimenti in progresso tecnologico è l’entità della spesa in Ricerca e
Sviluppo sia pubblica che privata.
Le imprese si aspettano dalle innovazioni un
aumento del loro profitto, mentre obiettivo della ricerca pubblica è il
miglioramento del benessere sociale.
Le innovazioni diventano progresso quando si
ha:
1)
Fertilità della ricerca, ossia il
raggiungimento di un obiettivo.
2)
Appropriabilità dei risultati della ricerca
Considerando il livello di tecnologia, dove il
concetto di tecnologia è inteso in senso lato (comprende, ad esempio, anche
tecnologie organizzative):
Y = F(K ;
NA)
Come per la versione
originaria del modella si assume che vi siano rendimenti di scala costanti e
rendimenti marginali decrescenti del capitale.
Ciò permette di esprimere la funzione in
termini di produttività per addetto (divido per NA) e derivando diventa :
Y \NA = F(K \
NA)
A rappresenta lo stato della tecnologia legato
secondo una relazione moltiplicativa ad N.
A* N rappresenta il lavoro effettivo, ossia il
prodotto reale del lavoro a quello stato della tecnologia.
Y dipende in modo positivo da K, N ed A.
Kt+1\NA - Kt\NA
= s f(Kt\NA) - δK\NA + (gn +gA) Kt\NA
dove s f(Kt\NA)
= I\NA
Per mantenere un ammontare di capitale
costante la variazione Kt+1 -
Kt
deve bilanciare l’aumento del numero di unità di lavoro effettivo NA (il
rapporto K\NA deve rimanere costante) ed il
deprezzamento del capitale.
- la variazione delle unità di lavoro
effettivo è data da
∆NA = ∆Y = gy
= gn + ga
dove il rapporto gy \(gn
+ ga) prende il nome di crescita bilanciata.
Mentre il deprezzamento del capitale è dato da
δK
Lo stato stazionario non assume lo stesso
significato del modello di Solow in quanto N ed A
crescono. Infatti la condizione diventa:
I = δK+ (gn +gA) K =
(δ+gn +gA)
K dividendo per NA
I\NA = (δ+gn
+gA) K\NA
Ipotesi
1) N non è costante ma varia per effetto della
crescita demografica rappresentato da gn (tasso
di crescita della popolazione)
2) C’è progresso tecnologico. La misura è data
dal tasso di crescita della tecnologia ga
gn
+ gA = tasso di crescita del lavoro
effettivo
L’investimento è
ora determinato in funzione di un K costante rispetto al lavoro effettivo
NA.
La condizione per
cui K è costante (corrispondente allo stato stazionario di Solow) è:
I\NA = (δ+gn +gA)
K\NA
|
|

Lo stato stazionario non assume lo stesso
significato del modello di Solow in quanto N ed A
crescono.
Anche in questo modello il tasso di risparmio:
1)
non ha effetti sulla crescita nel
lungo periodo
2)
ha effetto sul livello di Y
3)
può accelerare la crescita in modo
temporaneo
Questo modello spiega la forte crescita dei
paesi industrializzati avutasi tra gli anni ’50 e gli inizi degli anni ’70 non
spiegabile con la semplice accumulazione di capitale.
Il successivo rallentamento della crescita
viene attribuito:
-
al calo della spesa in R&S legato all’ascesa del settore dei servizi.
-
Alla stagnazione dell’economia
-
Al cambio delle modalità di
formazione delle aspettative
Relativamente ai paesi in via di sviluppo, si
assiste ad una crescita molto rapida dovuta al salto tecnologica ed
all’accumulazione di capitale anche in funzione all’ampio margine esistente
rispetto al deprezzamento.
Nelle teorie della crescita viene
sottovalutato il ruolo dello Stato e delle Istituzioni:
-
esse finanziano e sostengono una
parte importante della R&S
-
garantiscono l’esistenza di
infrastrutture che favoriscono lo sviluppo del progresso tecnologico
-
garantiscono un clima di stabilità
sociale favorevole allo sviluppo ed alla crescita.