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LE TENDENZE EVOLUTIVE DELLA SOCIETÀ INTERNAZIONALE CONTEMPORANEA

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le tendenze evolutive della società internazionale contemporanea

Elementi che rendono difficile il porsi di obiettivi determinati  e la elaborazione di strategie per la loro realizzazione sono lo stesso carattere paritetico  della società internazionale e i meccanismi spontanei di formazione delle norme.

E' peraltro innegabile che orientamenti generali esistono :

il divieto dell'uso della forza

In tutto il secolo ventesimo, ma soprattutto a partire dalla fine della seconda guerra, si è sentita l'esigenza di assicurare il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, anche con la predisposiizone di un apparato istituzionale in grado di promuovere la soluzione della controversie internazionali con mezzi pacifici, di vegliare sul matenimento della pace e di intrvenire in caso di situazioni critiche.

Già dopo la prima guerra mondiale il patto delle società delle nazioni di Versailles del 28 aprile 1919, impegnava i membri a rispettare e a conservare contro qualsiasi aggressione l'integrità territoriale e l'indipendenza politica attuale di tutti i membri della società. In caso di aggressione , di minaccia o di pericolo i 858d37i l Consiglio, organo di tale società, individuava i mezzi per risolvere pacificamente l'adempimento. L'impegno di non ricorrere alla guerra non era espresso però in termini assoluti. I membri si obbligavano a sottoporre a procedura di arbitrato o di regolamento giudiziario o all'esame del consiglio le controversie suscettibili di provocare una rottura e convenivano che in nessun caso avrebbero fatto ricorso alla guerra prima che fosse trascorso un periodo  di tre mesi a partire dalla decisione arbitrale o giudiziale o dal rapporto del consiglio. Peraltro non vi fu una universale partecipazione alla società delle nazioni e il risultato fu, come si sa, fallimentare.



Ulteriore impegno vi fu in tale senso con il patto generale di rinuncia alla guerra, detto di Briand-Kellog, stretto a Parigi il 28 agosto del '29, e ancora con la carta delle Nazioni Unite di San Francisco il 26 giugno '45 dove si fissano i fini delle Nazioni Unite stesse, tutti subordinati all'obiettivo della pace e della risoluzione pacifica delle controversie internazionali.

Degno di nota che nella carta non solo si bandisce l'uso della forza, ma anche della minaccia attuata con la forza. Non solo la guerra dunque. Salvo il caso del ricorso al diritto di autotutela.

Non solo: viene condannata anche l'organizzazione di forze irregolari, di bande armate o di mercenari in vista di incursioni sul territorio di un altro stato, o atti di guerra civile sul territorio di altri stati, di terrorismo, e in ogni caso le acquisizioni territoriali ottenute con la minaccia o l'uso della forza in generale.

Le risoluzioni delle Nazioni unite definiscono nei particolari cosa si debba intendere per aggressione (invasione od occupazione anche temporanea, bombardamento con qualsiasi arma, blocco dei porti o delle coste, l'utilizzo indiretto di forze armate stanziate in altri paesi, l'invio di bande di mercenari, terroristi etc.)

A tale proposito può ricordarsi la condanna degli Stati Uniti d'America nella sentenza del 1986 della corte internazionale di giustizia sulla controversia sulle attività militari e paramilitari in Nicaragua e contro il Nicaragua.

il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale secondo la Carta delle Nazioni Unite

Il sisema della Carta delle Nazioni Unite affida al Consiglio di sicurezza la responsabilità principale del mantenimento della pace  e della sicurezza internazionale, ai sensi dello art. 24.

Il Consiglio :

- ha funzioni conciliative

- di accertamento dell'esistenza di minacce alla pace

- potere di effettuare raccomandazioni e di decisioni sulle misure da prendere per mantenere o ristabilire la pace. Per es. interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree e postali etc. oltre alla rottura delle relazioni diplomatiche.

- può invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare tali misure (art. 41). Se queste di mostrano insufficienti il Consiglio può intraprendere con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o stabilire la pace e la sicurezza internazionale (art. 42).

                La complessa struttura organizzativa prevista dalla carta per intraprendere le azioni militari necessarie per mantenere o ripristinare la pace e la sicurezza internazionale ex art. 42 non ha visto la luce. In particolare non è stato attuato il Comitato di Stato Maggiore previsto all'art. 47.

In taluni casi eccezionali il Consiglio di sicurezza e l'Assemblea Generale hanno deciso l'invio di peace keeping forces - i caschi blu - con compiti di supervisione al cessate il fuoco, di assistenza e di verifica di ritiri di truppe e di cuscinetto fra forze armate contrapposte. Benchè effettuati tali interventi tramite truppe militari essi non comportano l'uso della forza se non per legittima difesa e richiedono il consenso delle parti in conflitto.

Anche i recenti avvenimenti della guerra del golfo difficlmente si inquadrano nelle previsione degli art. suddetti.

la cooperazione per sviluppo economico

Nella Carta delle Nazioni unite  si pone anche il fine di conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale e umanitario. In particolare allo art. 55 si pongono obiettivi come un più elevato tenore di vita, il pieno impiego della manodopera, e condizioni di progresso  e di sviluppo economico e sociale. Anche il mantenimaento della pace può essere assicurato attraverso una azione di natura economica. Sarebbe assai difficile mantenere la pace in una società internazionale dove esistano marcati squilibri di condizioni economiche.

                E' il caso si approfondire una tendenza che sottolinea come per garantire la uguaglianza sostanziale fra tutti i membri della comunità internazionale sia necessaria una correttiva diseguaglianza formale. Ossia promuovere un sistema di norme apertamente diseguale proprio perchè diretto a compensare mediante opportune misure la situazione dei paesi meno progrediti. Si parla a proposito di ineguaglianza compensatrice.

Su questo principio si fonda la critica a quella regola internazionale che subordina la nazionalizzazione dei beni e delle attività di imprese straniere al versamento di un indenizzo pronto. adeguato ed effettivo. Tale obbligo di indenizzo penalizzerebbe gli stati più deboli in via di sviluppo che mirano a riacquistare il controllo delle loro risorse naturali ma che non hanno le possibilità finanziarie per la nazionalizzazione. Per ciò si sono proposte regole diverse per l'indenizzo. Al proposito la Carta dei diritti e doveri economici degli stati prevede che ogni stato ha diritto di nazionalizzare, espropriare o di trasferire la proprietà dei beni stranieri contro un adeguato indenizzo, tenuto conto delle sue leggi e regolamenti e di tutte le circostanze che esso giudica pertinenti. In tutti i casi in cui la questione dell'indenizzo sia controversa questa sarà regolata conformemente alla legislazione interna dello stato che nazionalizza e dei tribunali di tale stato, a meno che le parti di aomune accordo non convengano di rimettere la decisione a terzi. Estensione del concetto di sovranità al potere di disporre autonomamente e liberamente delle proprie risorse naturali.




Nonostante le numerose dichiarazione della Assemblea generale delle nazioni unite anche in applicazione della citata carta, la sua applicazione si scontra non solo con il suo valore non giuridicamente vincolante ma anche sul mancato accoglimento unanime. La Carta dei diritti e dei doveri economici degli stati è stata approvata con 120 voti favorevoli, ma fra i 6 contrari troviamo USA, Germania federale, Regno unito, e fra i 10 astenuti l'Austria, Canada, Francia, Irlanda, Israele, Italia, Giappone.

la protezione dei diritti dell'uomo

Interessante notare che l'attenzione agli inviolabili diritti dell'uomo è partita dalle Carte Costituzionali dei singoli paesi, soprattutto finita in Europa l'ideologia idealistica spiritualistica di destra e quella marxista leninista. I nuovi ordinamenti hanno affermato la centralità della persona umana che non può essere considerata mezzo per ulteriori fini statali.

Ma questo periodo segna un'altra tendenza: quella del superamento della concezione secondo la quale il diritto internazionale consente ad uno stato di intervenire presso un altro solo nel caso in cui quest'ultimo abbia violato le norme sul trattamento dei cittadini del primo[1].

Ma soltanto con la fine della II guerra e per impulso dei principi sanciti nella carta delle nazioni unite si ebbe una chiara affermazione dei diritti dell'uomo anche sul piano internazionale. La carta annovera fra i fini delle Nazioni Unite anche quello di conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale, umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione (art. 1).

Seguirono una serie nutrita di atti internazionali:

- Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adotta nel 48 dall'Assemblea Generale

- Trattati internazionali di New York del 48, 65, 84, 89 anche sui diritti della donna e dei bambini

- La convenzione detta Europea (Roma 1950) , quella detta Americana (San Josè de Costa Rica del 69) e la carta Africana di Naiorobi del 1981.

la protezione dell'ambiente

Particolare rilievo hanno quelle norme internazionali applicabili per far fronte ai fenomeni di inquinamento o di rischio di inquinamento detto transfrontaliero, che hanno origine in uno stato determinato e che colpiscono un altro stato o uno spazio non sottoposto a sovranità internazionale.

La norma  sancente il divieto di inquinamento transfrontaliero ha trovato la sua prima applicazione nella sentenza del tribunale arbitrale per la controversia fra Canada e USA sulla fonderia di Trail del 1941. Qui si dispone che nessun stato ha il diritto di usare il proprio territorio o di permetterne l'uso in modo da causare danno al territorio di un altro stato, quando le conseguenze siano gravi e il danno sia dimostrato da prova chiara e convincente.

Successivamente la norma si è estesa nella pratica anche pattizia alle attività svolte anche su mezzi mobili, oggetti spaziali, territori non sottoposti a sovranità.

Ma anche la questione generale ambientale sta assumendo una importanza particolare (si pensi al risultato del rapporto sul futuro comune o rapporto Brundtland redatto nel 1987 su incarico della Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dalla Commissione mondiale su ambiente e sviluppo).

Sono stati conclusi alcuni trattati multilaterali che riguardano rischi ambientali globali:

- inquinamento (Ginevra 79)

- piogge acide e fascia di ozono per il quale si ricorda il protocollo sulle sostanze  che esauricono la fascia di ozono (Montreal e Londra 1990) - CFC clorofluorocarburi -

Non esiste invece finora alcun trattato per il problema del riscaldamento atmosferico (detto effetto serra).



[1]Si ricorda una lettera del 1864 del ministro degli esteri Lamarmora al console generale d'Italia a Tunisi (pag. 68)







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