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TEORIA GENERALE DELL'URBANIZZAZIONE - L'urbanizzazione primitiva

architettura


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Ildefonso Cerdà

TEORIA GENERALE DELL'URBANIZZAZIONE

Jaca Book, Milano, 1985

  Tutta la teoria che Cerdà sviluppa ha le sue basi nel presupposto che ogni urbe costituisce un'entità collettiva con un'esistenza sua propria, indipendente ed autonoma, collegata però alla grande vita dell'umanità attraverso il sistema viario. Ogni urbe, anche se può apparire identica alle altre per i suoi caratteri generali, costituisce in realtà un'entità originale e pa 434j97e rticolare.



  La grande innovazione della città di Cerdà si basa sul fatto che egli vede la vita urbana composta di due funzioni essenziali: il movimento e la stasi, e nella conseguente concezione delle vie e degli isolati. L'isolato è il luogo della residenza individuale e familiare; la via è il luogo della comunicazione con il mondo esterno, con la natura e con la società. Inoltre la via delimita l'isolato dandogli una forma quadrata con quattro smussature che trasformano gli incroci delle vie in piazze ottagonali, che rendono più facile "strada corridoio" la circolazione.

  L'origine dell'urbanizzazione va cercata nella storia dell'umanità, o meglio nella storia dell'uomo che sin dall'origine della sua esistenza ha avuto la necessità di possedere un riparo.

Con un linguaggio scientifico, per definire l'urbanizzazione, Cerdà dice che i suoi elementi costitutivi sono i ripari, il suo scopo la reciprocità delle prestazioni fra gli abitanti, i suoi mezzi le vie di uso comune.

  L'urbanizzazione primitiva ha conosciuto tre età e ogni età ha visto delle epoche distinte. Si può riassumere la sua evoluzione attraverso tre fasi diverse: il trogloditismo, che vede lo sviluppo di abitazioni naturali ed artificiali, il ciclopismo, con le abitazioni sotterranee e le abitazioni in superficie, e il tugurismo, con lo sviluppo del capanno del cacciatore, del capanno del pastore e della fattoria del coltivatore.

  Dopo l'età primitiva avvengono grossi cambiamenti, dovuti ai nuovi bisogni che il popolo avverte e alle nuove attività che pratica, quali l'allevamento, l'agricoltura, l'industria, che rendono la prima urbanizzazione semplice via via più complessa. Studiando le combinazioni urbane costituitesi Cerdà differenzia tra quelle tipiche delle tribù di pastori, delle tribù agricole, delle tribù di mercanti e industriali, e delle tribù di cacciatori e di guerrieri.

Il pastore ha bisogno di vasti pascoli per il suo bestiame. Un raggruppamento di pastori richiede quindi un esteso territorio. L'urbanizzazione corrispondente sarà ruralizzata e sparsa, non avrà mure di cinta, né vie di comunicazione molto curate.

L'insediamento agricolo tipicamente individualista necessita di un vasto territorio in cui le costruzioni sono isolate e non comporta un centro per le funzioni collettive.

Le fondazioni commerciali e industriali sorgono in luoghi favorevoli alla comunicazione, dunque vicino al mare o ai fiumi che costituiscono le principali vie di trasporto. Le vie cittadine sono numerose e larghe. Le maglie di questa rete viaria sono strette e regolari e, in generale, seguono un sistema ortogonale.

Le tribù di cacciatori e di guerrieri sviluppano un nuovo tipo di urbanizzazione, cioè quella militare, di cui conosciamo il castrum, "accampamento" o "borgo", il cui elemento caratteristico è il muro di cinta.

 

  L'abitazione secondo Cerdà è come la conchiglia o la seconda veste dell'uomo e, per così dire, il completamento del suo essere. Essa deve di conseguenza adattarsi alle condizioni individuali e, con la sua posizione e la sua forma, esprimere i bisogni e le aspirazioni dell'uomo.

Inizialmente l'uomo isolò la sua casa per conservare la propria libertà e l'indipendenza personali che a cui era abituato da quando viveva sulle montagne o nei campi privi di limiti o recinzioni. Ma presto sentì bisogni di altro genere che lo strapparono dall'isolamento nel quale si era rinchiuso e lo portarono a mettere in comunicazione la sua abitazione con quelle di altre famiglie, grazie ai sentieri che si formarono naturalmente a causa dei frequenti passaggi. I numerosi sentieri che rapidamente si vennero a creare mettevano in comunicazione le abitazioni fra di loro e con le abitazioni delle altre tribù. Ma presto si riconobbe la necessità di regolarizzare le comunicazioni per evitare che i frequenti passaggi rovinassero i campi. Per questo si decise di lasciare intorno ad ogni proprietà un sentiero di uso comune. Così allo stesso tempo si migliorarono notevolmente le comunicazioni e si garantì l'indipendenza e il rispetto dei singoli campi.



Quando la popolazione all'interno dell'urbe fu abbastanza numerosa il capo dell'urbe con le famiglie che non potevano più trovare sostentamento nell'urbe, con i guerrieri e con molti schiavi, fondò in una regione vicina una nuova urbe. Le due urbes stabilirono relazioni molto simili a quelle che esistevano tra le diverse tribù della prima. Ma, poste in paesi diversi, con produzioni diverse, il loro principale obiettivo divenne lo scambio dei prodotti. Le vie interne si prolungarono allora attraverso la campagna per permettere le comunicazioni fra le due urbes. Presto le diverse urbes si accrebbero, si moltiplicarono e si propagarono acquisirono caratteri propri e distintivi.

  Dopo aver tracciato a grandi linee la storia dell'urbanizzazione, Cerdà continua con l'analisi di tutte le parti integranti dell'urbe. Comincia col definire quello che si deve intendere per urbe e col distinguere le sue diverse classi, in seguito esamina le sue parti integranti giungendo ad un'analisi curata nei minimi dettagli.

L'urbe, secondo Cerdà, è un'insieme di abitazioni in cui vivono diverse famiglie, il cui numero egli ritiene poco importante, che sono riunite da un sentimento di aiuto reciproco.

Dapprima opera una divisione tra urbes acquatiche e urbes poste sulla terraferma, poi procede con ulteriori suddivisioni all'interno di questi due grossi gruppi.

Le urbes acquatiche sono tutte quelle le cui abitazioni e vie di comunicazione sono sull'acqua. Questa classe presenta tre ulteriori suddivisioni. Quella in cui sia le abitazioni che le vie di circolazione sono sull'acqua, quella in cui solo le abitazioni sono sull'acqua e le vie sulla terraferma, e quella in cui, al contrario, le vie di comunicazione sono sull'acqua e le abitazioni sulla terraferma.

Le urbes terrestri sono classificabili in città, borghi, villaggi, ecc., secondo il numero di abitanti. Meglio ancora, per un trattato di urbanizzazione, si dividono in urbes le cui abitazioni sono sottoterra, altre nelle quali poggiano su pali o pilastrie sono sollevate da terra, altre infine, quelle più numerose, le cui abitazioni sono a livello del suolo.

Ogni urbe presenta tre grandi parti distinte che insieme la costituiscono: la regione, il suburbio e il nucleo urbano.

  La grande varietà di regioni urbane e di localizzazioni delle urbes è il risultato della volontà dell'uomo.

La scelta dell'uomo di stabilire la propria dimora in un sito prominente si spiega con la necessità di difendersi in condizioni di guerra. In genere simili insediamenti hanno preso importanza man mano che la cultura e la civiltà dei popoli progredivano.

La posizione di un'urbe in regioni situate su un altopiano vede la sua origine nella fertilità che esso offre. La prosperità di tali urbes dipendeva dunque dalla fertilità della regione. Quando il suolo non produceva più a abbastanza per soddisfare i bisogni della popolazione, era necessario trovare un'altra regione in cui spostarsi. Ne consegue che le urbes fondate in queste condizioni dovettero essere abbandonate e l'urbanizzazione si spostò via via verso la pianura.

Le regioni situate sul fondo di una valle possono essere occupate da un corso d'acqua, da un fiume navigabile o dal mare. La presenza in una valle di un fiume, specie se con portata regolare, favorisce l'agricoltura, la pesca e l'industria. I lavori di regolarizzazione dei corsi d'acqua costituiscono gli indizi più caratteristici dell'attività degli abitanti. I canali indicano la prevalòenza dell'attività agricola, le dighe di quella industriale. La presenza nella valle di un fiume di grande portata, e quindi navigabile, favorisce sia l'agricoltura che il commercio che l'industria.

Grazie alla loro duplice caratteristica, terrestre e marittima, le regioni urbane che affacciano sul mare sono state le più ricche e molto spesso hanno asservito le regioni terrestri che le circondavano. In queste regioni marittime la vita urbana si distingue per le sue caratteristiche mercantili, alle quali sono subordinate la produzione agricola e industriale.




  In un gran numero di casi, le urbes del passato sono scomparse, il motivo della loro scomparsa dipende dalla regione in cui erano state fondate. Così le urbes situate su alture sono scomparse per mancanza di risorse, quelle situate su dei versanti a causa delle piene dei torrenti provenienti da quote superiori e degli smottamenti del terreno, quelle situate sul fondo delle valli a causa delle grandi piene.

  Prima di giungere al centro di un'urbe troviamo sempre dei gruppi di costruzioni, chiamati suburbi. Essi sono, secondo Cerdà, un elemento indispensabile, un'appendice inevitabile dell'urbe. I suburbi, la cui esistenza è caratteristica di ogni urbe di una certa importanza, rappresentano delle formazioni indipendenti o delle appendici dell'urbe, finché un'annessione o una fusione li convertono in altrettanti quartieri urbani. In generale i suburbi sono irregolari, non obbediscono ad alcuna legge.

Le strade di circonvallazione esterne regolano i rapporti dei suburbi fra di loro e fra questi e la metropoli. Ogni suburbio ha un'origine diversa e delle caratteristiche particolari.

Il numero di strade di una regione urbana dipende dall'importanza dell'urbe. Tra queste strade alcune si snodano in mezzo alla proprietà, altre sono più ampie e si prolungano al di là della regione e lungo esse sorgono degli edifici. Questo fatto è spiegato in modo semplice da Cerdà: lo straniero che si reca in un'urbe ha bisogno di luoghi dove sostare e dove fare preparativi sia per l'arrivo che per la partenza. Perciò a lato di queste vie importanti si trovano sempre degli alberghi, dei magazzini, dei luoghi di ristoro e delle costruzioni analoghe.

  Lo studio della forma dei nuclei urbani, ovvero, come lo definisce Cerdà, del raggruppamento di costruzioni delimitato da opere d'arte, utile per studiare l'origine di un'urbe. Se il disegno della cinta è regolare si può dire che l'urbe è circondata da mura. In genere poi si può dire che le cinte quadrate rivelano un'origine orientale. Anche i Romani, che urbanizzavano a scopi militari, davano ai loro accampamenti una forma quadrata, talvolta sostituita da quella rettangolare, col lato più corto sul fronte strategicamente più importante. Gli urbanizzatori feudali hanno conservato la forma quadrata ma, seguendo l'individualismo della loro epoca, hanno ridotto il campo alla roccaforte destinata al capo, alla sua famiglia e ai suoi soldati. Quando intorno a tale roccaforte era riunita una popolazione abbastanza numerosa, delle mura di difesa delimitavano un vero accampamento. Ma, poiché il rilievo su cui si elevava il castello aveva in genere una forma circolare, le mura ripetevano questa stessa forma. Ecco che cominciano così a scomparire le forme rettangolarie e a comparire quelle poligonali e quelle più o meno circolari.

Per quanto riguarda le urbes che hanno potuto espandersi liberamente, non ostacolate dalla tirannia della cinta muraria, la loro forma obbedisce a principi di utilità e di convenienza. Da questo punto di vista le urbes che presentano una forma allungata devono la loro origine alla presenza di un fiume navigabile. Le forme più vicine ad un quadrato indicano la presenza di forze centripete, in cui il centro di attrazione può essere un porto o un mercato, le forme più vicine ad un quadrato indicano la presenza di forze centrifughe risultanti dalla convergenza e dall'incrocio di strade diverse.

  L'urbe, dice Cerdà, considerata come un'appendice del grande sistema stradale, non è niente di più che una specie di luogo di sosta più o meno esteso, più o meno complesso, più o meno importante. Così ogni urbe possiede sempre una o più strade che la collegano alla grande rete stradale che attraversa il globo. Da queste strade, che lui chiama trascendentali, partono altre strade che danno conducono all'urbe. Queste strade, che facilitano la circolazione urbana da un quartiere all'altro e accorciano le distanze che separano le vie trascendentali, sono le strade urbane propriamente dette, chiamate anche diagonali proprio perché attraversano l'urbe in diagonale da una parte all'altra della sua circonvallazione interna. Le distanze tra le vie urbane sono minori di quelle tra le vie trascendentali, ne segue che le zone delimitate dalle loro intersezioni sono molto più piccole e costituiscono i quartieri. Da esse si staccano poi le strade che comunicano con le abitazioni private, che collegano in modo continuo gli edifici che le fiancheggiano.

  Proprio l'intuizione della grande importanza del sistema viario all'interno dell'urbe e l'enorme attenzione che Cerdà pone nella sua analisi e nella sua minuziosa descrizione, sono la prova della forza della sua teoria basata sulla nuova concezione che propone di città, formata dall'unione e dall'interazione al contempo di movimento e di stasi.







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