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Pierfranco Galliani - Intervento introduttivo, Antonio Piva - Musei

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Pierfranco Galliani - Intervento introduttivo, Antonio Piva - Musei

Pierfranco Galliani   Intervento introduttivo

Secondo un antropologo francese "un luogo diventa spazio nel momento in cui esso viene praticato".Tra il luogo e lo spazio (che diviene tale in relazione alla mobilità che lo interessa) esistono dei riferimenti, questi sono:

Ø      Percezione

Ø      Parola

Ø      Racconto

- La percezione distingue lo spazio geometrico da quello antropologico; attraverso tale facoltà l'uomo si relaziona con l'ambiente.



- la parola consiste nel modo convenzionale di esprimersi, si verifica quando un luogo o uno spazio si esplicano, vengono pronunciati secondo la tradizione.

- il racconto deriva dalla parola e privilegia il lavoro incessante che trasforma i luoghi in spazi, ma anche l'operazione opposta, secondo un processo di reversione.

Per questi termini esistono altrettanti corrispettivi, ovvero:

Ø      Forma             ó        Percezione

Ø      Uso                 ó        Parola

Ø      Significato        ó        Racconto        

- La forma restituisce una sintesi del tutto, ne riassume le valenze quantitative.

- L'uso rappresenta una simulazione, un'impostazione della funzionalità. In tale ambito ricadono anche le scelte di rappresentazione, è dunque presente una componente personale, anche se si preferisce rifarsi alla tradizione e alle sue evoluzioni.

- Il significato è dato dalle possibilità di fruizione concrete ed è il frutto del lavoro intellettuale. Rappresenta il superamento della distanza tra il linguaggio scritto e quello parlato. Il luogo raccontato si trasformerà in spazio socialmente vissuto.

L'azione del progetto non è autonoma, ma ete 747j94h ronoma, concorrono infatti nella sua determinazione il contesto, la cultura, la società. Quest' ultima in particolare è in continuo mutamento, così come la sua componente antropica.

Particolare attenzione va posta nel definire l'ambiente, che consiste nello scenario che viviamo. Esso è il prodotto risultante dagli interventi operati su un luogo, e viene a costituire l'insieme delle caratteristiche che rendono tale luogo fisicamente vivibile.

Un'altra considerazione riguarda l'importante coincidenza nel progetto tra realtà e contemporaneità. Oggi bisogna considerare che la città possiede caratteristiche proprie di questa epoca: è diffusa, interessata da un'infinità di reti, ecc... La città stessa si divide in tanti frammenti quante sono le reti che la attraversano. Queste ultime, che possono essere materiali, immateriali o ideali, inoltre, allentano il rapporto tra soggetto ed oggetto. È dunque necessario conoscere anche le realtà di queste relazioni che sfuggono al nostro occhio, come, ad esempio, le reti telematiche.

L'antropologo Mark Oje sostiene l'esistenza dei "non luoghi": spazi anomali destinati ad una frequentazione elevata me frettolosa. Sono matasse complesse che mobilitano lo spazio. Questi possono essere vie ferroviarie, alberghi, strutture per il tempo libero, centri commerciali, reti con e senza fili, ecc... un elenco di occasioni ambientali. Tali "non luoghi" possiedono una certa crudezza. Implicano inoltre una contrattualità solitaria perché l'utente una volta nella rete si muove dove vuole secondo il proprio singolare gusto, ma in altre situazioni possono venire a sussistere motivi di socializzazione.

Vanno dunque individuate due tipologie di questi luoghi:

Ø      Luoghi aperti

Ø      Luoghi chiusi

- Un esempio di luogo aperto può essere costituito da un binario o il convoglio di un treno, in cui si esplica un'utenza passiva, secondo cui si affronta il viaggio stando seduti senza un interazione profonda con il contesto circostante.

- Nei luoghi chiusi invece esiste un legame profondo con l'utenza. Questi stanno progressivamente sostituendo i vecchi luoghi per lo scambio di relazioni sociali. Tale fenomeno può dipendere in parte dall'affollamento stradale da parte di un sempre maggiore numero di veicoli e dal crescente diffondersi del consumismo.

Questi nuovi luoghi tendono sempre più ad offrire sia la possibilità di socializzare al loro interno che di percorrere tali luoghi individualmente e ciò e reso possibile dalla riunione in essi di più attività, ad esempio dalla consequenzialità degli spazi espositivi. È giusto infatti che la socializzazione non si renda obbligatoria, ma comunque possibile.

Nell'elenco di questi luoghi possiamo dunque inserire:

Ø      Musei

Ø      Stazioni

Ø      Centri commerciali

Ø      Moschee

- Le stazioni presentano solitamente una notevole vastità. Questi luoghi chiusi sono compenetrati da un "non luogo" aperto per eccellenza: il binario ferroviario. Hanno in genere percorsi interni caratterizzati da un inizio e una fine definiti, ma il loro intento è la circolarità. Presentano quasi sempre una pluralità di vie o, nel peggiore dei casi, almeno una dualità. In questi ambiti si confrontano i differenti comportamenti dei vari utenti. Sarà dunque opera del progettista tenere conto di tale varietà.



- All'interno dei centri commerciali si vedono convivere un'infinità di prodotti diversi, che danno a loro volta luogo alla coesistenza di un simile numero di sponsor pubblicitari.

- Le moschee rappresentano i luoghi chiusi dello stare uniti. Sono un campo di verifica per la democrazia culturale.

      Tre sono i punti su cui vertono:

1)      Hanno rilevanza architettonica e per questo hanno anche la necessità di mostrarsi.

2)      Verificano la capacità di coesistenza e di non ghettizzazione.

3)      Non sono mai punti isolati nella tradizione, ma inseriti in un contesto continuo costruito.

Tutti questi luoghi devono essere affiancati da servizi; bisogna ricreare nelle immediate vicinanze il frammento di città. Sono, assieme agli altri luoghi pubblici non trattati, icone della contemporaneità. Le loro infrastrutture, ad esempio i parcheggi, interferiscono in modo piuttosto profondo con il progetto urbano, è dunque necessario un oculato studio sulla possibilità di compenetrazione dei due progetti.

Antonio Piva   Musei

Sono stati qui presi in considerazione gli spazi per la cultura. Ma lo spazio è già di per sé cultura, così come tutto ciò che ci porta ad occuparlo e a viverlo.

Cultura deriva infatti da colere a coltivare la terra.

Questo significato è stato esteso a tutto ciò che consente di coltivare l'intelletto, la moralità dell'uomo e di essere sempre più consapevoli del nostro ruolo nella vita.

I progettisti sono i costruttori dei paesaggi: organizzano, ordinano lo spazio per un fine preciso, ovvero quello di migliorare la condizione umana, sia materiale che spirituale. Questi professionisti possono trovarsi di fronte a situazioni molto eterogenee diverse nel luogo, ma anche nel tempo riferite allo stesso luogo. La città infatti può cambiare ruolo in seguito a interventi operati per riattivarla e per soddisfare i bisogni di chi vive al suo interno.

Chi progetta spazi e ambienti determina anche i comportamenti di coloro che vengono a contatto con tali spazi e li percepiscono. È però solo attraverso la contemplazione di qualcosa si può giungere alla sua conoscenza, solo in questo modo si può far propria un' esperienza, così con un luogo.

Sono state dunque proiettate una serie di diapositive:

v     San Vittore:

Mostrate piante e fronte. Questa idea di spazi viene dall'America in cui mancava una tradizione degli spazi per socializzare, ma è comunque riuscita ad inserirsi nel nostro continente dove c'erano forti preesistenze.

v     Stazione della metropolitana a Madrid:

Mostrata la piazza ricca di negozi.

v     Ingresso del Louvre:

Per la prima volta si manifesta un'inversione di tendenza nella concezione di un ingresso. Quest' ultimo è segnalato mediante piramidi di cristallo che inoltre proiettano luce all'ipogeo sottostante e ospitano piacevoli spazi confortevoli con parte dei servizi. Questi spazi offrono informazione a 360° su Parigi. Rappresentano inoltre un punto di facile riconoscibilità  che riassume tutte le potenzialità della Francia. Gli ipogei non vengono percepiti come tali ma sembrano piuttosto delle piazze coperte. All'interno del museo è invece presente una piramide rovesciata che indica l'uscita. Oltre a ciò questa diffonde una luce particolare e ha anche funzione d'incontro.

v     Museo di Catalogna a Barcellona:

Questo edificio rappresenta un'alternativa inquietante con prospettive diverse da tutto ciò che è stato affrontato sinora. L'interno si ricopre in modo anonimo, viene tolta ogni peculiarità spaziale e architettonica, attraverso uno stile internazionale che vuole annullare il legame con la storia, le proprie radici, per portare tutto alla contemporaneità. Si può notare l'assenza di pubblico. Purtroppo questo museo non ha avuto riscontro nella presenza, è venuto a mancare qualcosa che c'era nelle aspettative di una città vivace. Inoltre tutti gli elementi hanno la stessa valenza: vengono proposti al pubblico in un modo che si addice più a dei prodotti commerciali che ad oggetti che dovrebbero comunicare una propria storia.

v     Progetto annesso al Prado esposto in concorso:

Il progetto ha avuto inizio partendo dai volumi. Già nella parte aperta non a pagamento che prevede grandi porticati e terrazze nella parte superiore sono state inserite delle attività commerciali per alleggerire da tale funzione l'interno e per creare un percorso di avvicinamento. La connessione al Prado è stata realizzata tramite due ponti. Si è cercato di mettere in risalto la storia del luogo, evidenziando la chiesa e i chiostri, senza però stravolgere l'ambiente e la sua nuova funzione.

v     Museo di Atene:




Costituisce uno spazio di socializzazione e di grande storia, purtroppo non sfruttato nella maniera più idonea, poiché le grandi sculture sono esposte in modo casuale, ostacolo piuttosto rilevante che relega le opere ad una assoluta condizione di incomunicabilità. Isolate vetrine espongono preziosi corredi funerari. Foreste di piedistalli con teste mozze sulla sommità si innalzano qua e là. Esistono però anche tentativi di sottolineare alcuni capolavori, ad esempio colpendoli con luci zenitali.

v     Museo a Francoforte:

Qui sono sorti problemi conseguenti alla non contestualizzazione, sia di carattere espositivo internamente che per le facciate esterne che sono necessariamente state modificate. Il pubblico naturalmente è il primo a rimanere imbarazzato di fronte a tali inadeguatezze.

v     Tait Gallery:

Un felice riscontro della validità dello spazio nella sua vivace frequentazione. Il grande afflusso è il positivo risultato di questa sperimentazione, di questo museo che ogni anno viene modificato internamente per meglio adattarsi all'esposizione delle opere che si susseguono.

v     Museo archeologico di Aquileia:

Situazione simile a quella del museo di Atene. Ha però come fiore all'occhiello il modo in cui si è deciso di affrontare la scelta sull'esposizione di monete. La stanza adibita a ciò doveva fornire senso di preziosità ma sdrammatizzarlo, fornendo una storia sui pezzi della collezione. L'impressione è quella di accedere al cavot di una banca. Questa area più luminosa è di esposizione temporanea a differenza del resto del museo che ha una sistemazione fissa ed è meno luminoso. Dunque in questo caso un piccolo spazio diventa promotore di promozione culturale, anche perché vi è stato applicato l'importante concetto che il museo non deve rimanere invariato, ma deve progredire con la ricerca, perché è strumento di ricerca.

v     Museo di Cremona:

Simile al museo di Aquileia, a cui si ispira nella sua conformazione flessibile adottata per meglio adattarsi alle varie situazioni espositive.

v     Museo diocesano di Milano:

Al suo interno i percorsi sono molto chiari. Vi si sono tenute quattro mostre. La linea guida seguita nella sua gestione è la valorizzazione delle preesistenze architettoniche con elementi effimeri e tutta una serie di accorgimenti per far sì che il pubblico eserciti i propri sensi, la percezione. La costruzione dello spazio ha infatti un forte valore evocativo. In questo caso non è interessato un taglio con le radici, ma la contestualizzazione, la ricerca di un rapporto stretto con la storia.

Bisogna ricordare che la creatività nasce sempre dalla trasgressione, dalla follia quando questa è però mossa, mediata dalla ragione. Trasgressione e follia sono tutto ciò che esce dalla regola.

Massimo Caputi   Stazioni

Per le ferrovia la funzione trasportistica è primaria, ma non possiede solo quella. Spesso si paragonano le ferrovie agli aeroporti, ma c'è una differenza sostanziale: le prime si trovano in centro alla città, i secondi in periferia. Dalla fine dgli anni 60 le ferrovie vennero concepite sempre più come luogo di degrado, fortunatamente oggi questo modo di pensre ha avuto un'inversione di tendenza e si sta iniziando a vederele come spazio di sviluppo. Oggi inoltre non si pensa più all'utenza dei soli viaggiatori, ma al cliente-cittadino. È stato dunque necessario redigere un nuovo elenco dei fabbisogni da soddisfare per tutte persone che vivono le stazioni. Ovviamente la prima funzione di cui garantire l'assoluta efficienza è quella del trasporto. Si è dunque pensato attentamente alla scala dei bisogni dei pendolari. Allargando però lo sguardo e l'interesse alle altre categorie di fruitori di questo luogo si è giunti a interessanti realizzazioni come nel caso di Roma Termini in cui sono stati introdotti un ambulatorio e diversi terminali per il rilascio di certificati; aree della stazione che sono diventati nuovi e importanti poli. Può sembrare irrilevante, ma ha un certo peso anche il problema della gente che si reca in questo luogo per accogliere e prendere qualcuno e deve vagare, aspettare quarantacinque minuti senza sapere che fare. Proprio per questo c'è nei piani di Roma Termini quello di aprire un'area mussale e piùin generale di creare una fascia di intrattenimento, ad esempio l'installazione di computers per la connessione ad Internet a disposizione non solo dei viaggiatori ma di tutti i cittadini. Sempre a Roma sono stati portati avanti anche degli esperimenti sul target che frequenta tali luoghi, attraverso la vendita di gadgets, occhiali da sole, profumi, scoprendo anche la condizione economica dei fruitori di tali servizi. Sono inoltre state posizionate opere d'arte per rendere più piacevole, istruttivo e funzionale il percorso che da queste viene indicato. L'arricchimento che si ottiene da queste installazioni non va solamente a vantaggio della piccola area, ma dell'intero complesso.

Anche se le ferrovie dello stato sono una Società Per Azioni si sono comunque indirizzate sui molti problemi sociali che in esse si possono riscontrare, sono stati dunque effettuati investimenti per garantire la legalità all'interno delle stazioni e cercare in qualche modo di sopperire ai problemi della gente emarginata che non trova riparo migliore che in questi ambienti.

Tutte queste nuove tendenze hanno dato luogo alla necessità di modificare molte stazioni, che devono essere riprogettate mantenendo l'involucro esterno. È dunque ben accetto il ricorso a dei modelli, ma un'identica esportazione dei progetti è sconsigliata e inattuabile, sia per la diversità dei vari contesti che per l'impoverimento a cui andrebbe incontro la varietà di soluzioni.

Stefano Allievi   Moschee

È necessario fare una premessa sul significato dell'Islam:

Islam    =           DIN         +        DUNYA        +        DAWLA



        È        È         È

                    (religione)         (basso, popolo)         (politica, stato)

Il concetto cardine per la comunità islamica è umma a com-unità a unità con qualcuno. La religione nelle aree in cui l'islam è nato non è separata dai fenomeni urbani.

Maometto diventò inizialmente capo religioso, poi capo politico ed anche militare. Così la moschea racchiude in sé il luogo destinato ad ospitare una pluralità di funzioni: da quelle private a quelle pubbliche, da quelle sociali a quelle politiche, ecc... A titolo di esempio si può portare il fatto che nella rituale preghiera del venerdì la comunità parla degli affari economici. Sempre nei paesi d'origine, secondo l'Islam culto = cultura, spazio familiare. Per cui non è difficile trovare in una moschea gente che dorme, allatta, gioca a scacchi, ecc... La mosche è un luogo che marca la presenza dell'Islam, e non rappresenta un modo per ghettizzarsi, isolarsi, ma anzi il contrario.

In Europa invece essa ha un altro significato: è il luogo centrale dell'Islam praticato, sacro, dove i musulmani si ritrovano, si riconoscono come tali e si fanno riconoscere. È un segno della loro indivisibilità. L'Islam è la seconda religione in Europa, e Bruxelles ne è la capitale. La costruzione di una moschea in un quartiere genera però ancora spesso conflitti.

In Italia fino agli anni '70 esisteva solo una moschea, oggi se ne contano 120, anche se solo 3 sono moschee vere e proprie: a Catania, Milano e Roma. A Lione era stato addirittura imposto che l'altezza del minareto non superasse un certo limite in modo che non fosse più alto del campanile.

La moschea conta tre elementi principali:

*  Minareto, quasi assente in Europa

      *  Cortile, con funzione di agorà, luogo di ritrovo per scopi civili

      *  Sala preghiera, che a volte in Europa costituisce l'intera moschea.

Stefano Boeri   Commercio

Pristina: è una città che esce da poco dalla guerra. È stata soggetta per dieci anni alla presenza aggressiva dello Stato Serbo. Oggi è una città disaggregata, inquinata sia nell'aria che nel suolo e nell'acqua, sporca, in cui è diventato estremamente difficile vivere.

Esistono però al suo interno due grandi contenitori edilizi:

Ø      Biblioteca, realizzata all'inizio degli anni '80 dalla comunità  albanese, oggi è spazio degradato

Ø      Chiesa ortodossa, innalzata per volontà di Milosewich e militarizzata, oggi in stato di abbandono.

Per quanto riguarda le chiese ortodosse oggi si può osservare che il Kosovo ne è costellato. A quel tempo si decise di installare l'uno accanto all'altro il simbolo sacro e quello laico di una comunità.

Sì è dunque riscontrata anche in queste aree difficili la possibilità di creare una catena di contenitori edilizi definiti anche onnivori perché tendono ad inglobare tutto ciò che li circonda, sia spazialmente che temporalmente. Sì è verificata però in tutte le soluzioni la necessità di ospitare una componente commerciale. Questi corpi edilizi rappresentano luoghi in cui si ricostituisce il nucleo familiare, ed anche in cui ci si accede in gruppo e ci si identifica e pulsano di una presenza altissima.

Le caratteristiche che rendono onnivori questi contenitori sono:

Ø      Dal punto di vista zenitale, la disposizione nello spazio.

Tali centri vengono infatti intercalati all'interno di una moltitudine di abitazioni vicine ma isolate che costituiscono il "codice genetico" della città. Si originano così tessuti compressi e diversi l'uno dall'altro, in cui i centri commerciali costituiscono gli elementi in grado di fornirci certezza.

Ø      Dal punto di vista del disegno, le grandi arre di parcheggio.

Esse compenetrano nel complesso con una sovrapposizione di spazi senza alcuna mediazione, senza distacco tra interno ed esterno.

Ø      Come già detto queste opere convogliano e ospitano numerose e diverse attività, ricoprendo anche alcuni ruoli, funzioni sociali, e per tanto possono essere associate a macchne dal contenuto ibrido.







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