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L'Architettura Ottoniana - Michele a Hildesheim, Essen, Maria in Campidoglio a Colonia

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L'Architettura Ottoniana

L'eterogeneità economico-sociale ed etnica dei domini di Carlo Magno ed il processo di feudalizzazione sviluppatosi ininterrotta­mente nella società franca determinarono il rapido crollo dell'Impe­ro, solo apparentemente unitario; con la sua suddivisione in tre parti inizia per le nazioni il lungo processo verso il raggiungimento di una propria identità politica.

Verso la fine del IX secolo il territorio dell'Impero di Carlo Magno risulta diviso in: Regno dei Franchi Occide 727f55h ntale, Bassa Borgogna, Alta Borgogna, Regno dei Franchi Orientale e Regno d'Italia. La dinastia carolingia continuò fino alla fine del X secolo nel Regno dei Franchi Occidentale e fino al 911. Alla fine del IX secolo al disordine e all'anarchia politica si aggiunge il sempre più forte disagio economico provocato dal blocco del Mediterraneo. Bisogna arrivare alla metà del X secolo per trovare un periodo di stabilità.



Con l'incoronazione di Ottone I del 962, a sacro romano Imperatore, sembrano rinnovarsi gli intenti dell'Impero di Carlo Magno.

La formazione di nuove istituzioni porta anche una ripresa dell'attività architettonica.

La ripresa dell'architettura è anche testimoniata dalla cronaca di Raul Glaber, monaco di St. Benigne a Digione, che con termini entusiastici parla del risveglio del mondo dopo il millennio e della fioritura di numerosissime nuove chiese.

Con il termine architettura ottoniana si indicano le costruzioni presenti nel territorio compreso tra la Mosa e l'Elba, il Mare del Nord e le Alpi, nel periodo che comprende il regno degli Ottomani e poi quello dei primi Salici, durante il quale appaiono dei primi Salici.

S. Michele a Hildesheim: Il capolavoro dell'architettura sassone è la chiesa di S. Michele ad Hildesheim, dove l'organizzazione geometrica interna diventa anco­ra più precisa. Ideatore della costruzione, iniziata intorno al 1000, fu San Bernardo, vescovo di cui è ricordata l'esperienza in campo architettonico e la conoscenza del repertorio classico, acquisita in un viaggio a Roma insieme al giovane Ottone III. L'impianto della chiesa presentava una navata maggiore fiancheggiata da due navate minori, doppio transetto, doppio coro e due absidi: un organismo estremamente ricco e ritmicamente articolato. La navata centrale, coperta da una soffittatura piana, divisibile approssimativamente in tre quadrati, è separata dalle navate laterali con arcate e sostegni alternati (pilastri sull'angolo di ogni quadrato intervallati da due colonne). Il ritmo, di tipo dattilico, a-b-b-a, (a=pilastro e b=colon­na) permetteva di scandire la parete individuando nelle unità spazia­li ripetute quasi un'unità di misura dell'organismo architettonico. Questo tipo di alternanza, pilastro-colonna, è una caratteristica che si ritroverà in moltissimi esempi di età romanica nel territorio della Bassa Sassonia.

Essen: La torre ottagona della chiesa abbaziale della Trinità di Essen ricostruita nel secondo quarto dell'XI secolo, mostra un'eccezionale perizia costruttiva, che prelude ormai al mondo romanico, ed insie­me un effetto quasi illusionistico: all'interno questa struttura si trasforma sorprendentemente in un vano semi-esagonale che, visto dalla navata, rappresenta una copia, per così dire tagliata in due, della Cappella di Aquisgrana, imitata fin nei dettagli dei capitelli.




S. Maria in Campidoglio a Colonia: L'influenza di questo coro ha operato anche sulla definizione delle absidi della chiesa di S. Maria in Campidoglio a Colonia (consacrata nel 1065 c.), il cui impianto complessivo è stato riferito a modelli tardoantichi (S. Lorenzo di Milano, V secolo). Si tratta di un corpo orientale triabsidato che si innesta su una navata coperta a tetto, ma fiancheggiata da navate laterali coperte a crociera, le quali richiamano i sistemi costruttivi adottati contemporaneamente nella cattedrale di Spira. La terminazione orientale della chiesa, su sche­ma a trifoglio (triconco) è organizzata intorno al quadrato generato dall'incrocio del transetto con la navata (con torre lanterna, rimaneg­giato nel XII secolo) ed impiega coperture a volte su tutti gli ambienti (botti nelle campate intermedie e crociere nei deambulato­ri che circondano le absidi); questo schema, replicato più volte nell'architettura di Colonia fino al XIII secolo (ma esistono paralleli anche nella regione del Basso Reno e della Mosa), rivela un'ecce­zionale maturità nell'articolazione planimetrica degli spazi.

Cattedrale di Spira (1030): la cattedrale di Spira (1030), impostata secondo una pianta analoga, ma più grandiosa, con coro allungato serrato da due torri e un westwerk trasversale con altre due torri. La navata originaria larga 15 m. era coperta a tetto e risultava scandita da imponenti arcate che abbracciavano anche le finestre superiori: è il motivo già apparso a Limburg, che qui diviene principio generatore di tutta la spazialità interna. Le altissime arcate possono essere messe in relazione con esempi tardoantichi (basilica di Treviri), ma l'articolazione delle navate late­rali (coperte a crociera) con contrarchi (archi ciechi che ribattono le arcate divisorie), e l'impiego di semicolonne associate ai pilastri, sono elementi che preludono al Romanico occidentale. Lo stesso vale anche per la cripta, sottostante il coro e l'intero transetto, con volte a crociera impostate su pesanti capitelli «cubici», tipicamente tedeschi.







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