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ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA CAMPANA

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ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA CAMPANA

S. FELICE A CIMITILE

Nelle basiliche campane si afferma uno spirito diverso da quello semplice e solenne delle chiese romane : il gusto scenografico locale, deriv 818b16i ato dall'architettura pompeiana, dura anche nelle nuove costruzioni cristiane, e si esprime per mezzo di arcate e movimenti nella struttura, che consentono pittoreschi colpi d'occhio e giochi di luce. La basilica di S. Felice, di recente ripristinata, fu costruita in periodo pre-paoliniano, e completata fra il 394 e il 402 da Paolino, il santo bordolese animatore dell'edilizia di Cimitile, che la magnificò nei suoi carmi.

EVOLUZIONE DEI CAPITELLI

Le tappe che dai valori plastici conducono alla scultura cromatico-luministica, del più elegante e fantasioso effetto decorativo, si possono cogliere sul vivo soprattutto nei capitelli. Qui ne vediamo nell'ordine, da sinistra a destra e dall'alto in basso, alcuni esemplari tipici. Il primo, un capitello teodoriciano (sec. V fine), reimpiegato nella Loggia di Piazza a Ravenna, con foglie appuntite e staccate dal fondo, ma già carnose e gonfie, segna l'ultima tappa dei capitelli teodosiani ad acanto spinoso. Il secondo, della porta di S. Marco a Venezia, con foglie accartocciate e agitate come da un colpo di vento, dove ormai il trapano gioca da maestro, mostra il nuovo gusto bizantino per gli elementi staccati dal fondo. Il terzo, nella basilica di S. Apollinare in Classe, appartiene alla serie dei grandi capitelli composti, in marmo del Proconneso, a foglie e protomi di animali, tanto diffusi in tutto il Mediterraneo fino ai primi del sec. VI . Il quarto, il quinto (museo del Cairo) e il sesto (Louvre) sono capitelli copti, nei quali cogliamo il graduale trasformarsi dell'ornamento vegetale in griglia staccata dal fondo, organizzata geometricamente a intrecci di vimini (capitello a paniere), o filari simmetrici di foglie puntute. Il settimo e l'ottavo, rispettivamente in S. Vitale e nel Museo di Ravenna, appartengono alla stupenda serie lavorata a Bisanzio sotto Giustiniano, dove gli elementi vegetali, i caulicoli dell'acanto, le palmette, più che geometrizzati, sono elegantemente stilizzati e composti in vista d'un effetto decorativo. Il nono, infine, è un capitello copto con pampini e teste di leoni, del Museo di Berlino, che sembra riprendere con modi nuovi il raffinato naturalissimo alessandrino ellenistico : esemplare unico, ignoto alle chiese giustiniane, che si ritiene lavorato in Egitto alla fine del sec. VI .







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